{"id":6190,"date":"2020-04-29T00:01:57","date_gmt":"2020-04-28T22:01:57","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=6190"},"modified":"2024-06-06T12:05:52","modified_gmt":"2024-06-06T10:05:52","slug":"liveness","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/04\/29\/liveness\/","title":{"rendered":"Liveness","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Chiusi in casa ma bombardati da comunicazione, immagini e video: film, serie tv, streaming sui social, a tutte le ore del giorno e della notte. Da quando? Ormai abbiamo perso il conto. In questo flusso, per sopperire alla chiusura anticipata della stagione e per ricordare il proprio ruolo sociale, teatri e teatranti propongono senza sosta performance, letture, live, commenti&#8230; Molti intellettuali festeggiano questa diffusione comodamente sdraiati sul proprio divano, ringraziando la democrazia del web. Ma c&#8217;\u00e8 anche chi storce il naso alla gratuit\u00e0 della cultura, con l&#8217;ansia che il popolo si abitui a non pagare per la fruizione di contenuti culturali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel grande calderone del web, dove ogni momento viene vissuto come affermazione dell&#8217;io, questo bisogno di condivisione culturale fa sorgere qualche dubbio sulla reale funzione della cultura dal vivo e cosa rester\u00e0 di questo momento di anormalit\u00e0 quando dovremo reinventarci una nuova normalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il senso della liveness<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con l&#8217;avvento dei nuovi mezzi di comunicazione, prima radio e tv, oggi il computer e la rete, si sono moltiplicate le modalit\u00e0 di fruizione degli eventi dal vivo, sempre pi\u00f9 spesso riprodotti e mediati da uno schermo. Il senso della <em>liveness<\/em>, sperimentato da teatro e arti performative in molteplici forme, acquisisce oggi nuove accezioni: da un lato c&#8217;\u00e8 la garanzia dello spettacolo dal vivo, fondata sulla compresenza nello stesso spazio-tempo di attore e spettatore; dall&#8217;altro la <em>liveness <\/em>diventa possibilit\u00e0 di trasmissione di suoni e immagini in diretta, offrendo allo spettatore un\u2019esperienza che si avvicina a quella della compresenza fisica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi decenni il teatro si \u00e8 trovato a dover mettere in discussione la rigida separazione tra scena e platea, cercando di superare la tradizione del teatro all&#8217;italiana, sedimentato a partire dal Seicento, in cui lo spettatore \u00e8 seduto passivamente in platea. Questa \u201cmediazione live\u201d mette in discussione il \u201cqui e ora\u201d a partire dal concetto stesso di presenza, che si trasforma in fenomeno mentale. Una performance teatrale, seppur permeata dall&#8217;aurea dell&#8217;istante, si trova immersa in un complesso sistema informativo e performativo. E al tempo della quarantena tutto pu\u00f2 trasformarsi in performance da condividere: la didattica online dove studenti e docenti commentano online quanto sia entusiasmante questo approccio scolastico, cerimonie religiose in cui i preti attivano i filtri di Instagram, palestre virtuali per tenersi in forma tra le mura di casa, showcooking in un tempo in cui tutti si riscoprono Masterchef. Come spiega il filosofo francese Michel Serres,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Le reti sostituiscono la concentrazione con la distribuzione. Da quando disponiamo, su una postazione portatile o sul telefonino, di tutti i possibili accessi ai beni o alle persone, abbiamo meno bisogno di costellazioni espresse. Perch\u00e9 anfiteatri, classi, riunioni e colloqui in un dato luogo, e perch\u00e9 una sede sociale, dal momento le lezioni e colloqui possono tenersi a distanza? Gli esempi culminano in quello dell\u2019indirizzo. In tutto il corso della storia \u00e8 stato riferito a un luogo, di abitazione o di lavoro, mentre oggi l\u2019indirizzo di posta elettronica o il numero di telefono di un cellulare non indicano pi\u00f9 un determinato luogo: un codice o una cifra, pura e semplice, basta. Quando tutti i punti del mondo godono di una sorta di equivalenza, la coppia qui e ora entra in crisi. Heidegger, filosofo oggi assai letto nel mondo, nel chiamare esserci l\u2019esistenza umana, designa un modo di abitare o di pensare in via di estinzione. Il concetto di ubiquit\u00e0 \u2013 la capacit\u00e0 divina di essere ovunque \u2013 descrive meglio le nostre possibilit\u00e0 rispetto al funebre qui giace (Michel Serres, \u201cLe banche dati che ci obbligano a essere intelligenti\u201d, in <em>la Repubblica<\/em>, 17 gennaio 2014).<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Partecipare in rete<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma se i media non annullano l\u2019<em>effetto di presenza,<\/em> e anzi ne amplificano le possibilit\u00e0 grazie alle opportunit\u00e0 offerte da disintermediazione, multimedialit\u00e0 e interazione, la presenza fisica nella relazione tra lo spettatore e l\u2019evento \u00e8 davvero indispensabile? Gi\u00e0 in questi giorni di quarantena obbligata, nonostante la volont\u00e0 di tornare a essere vicini sia per alcuni tratti impellente, ci si domanda quanto sia effettivo il bisogno del contatto con l&#8217;altro in una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 digitalizzata e interconnessa. Infatti si cerca il contatto digitale attraverso un&#8217;interazione che rompe la cornice, abbatte la quarta parete: lo spettatore \u00e8 spinto al coinvolgimento avvicinandosi sempre pi\u00f9 a essere uno spett-attore. Diverse le iniziative che invitano alla partecipazione, dai flashmob sui balconi per cantare, brindare, applaudire insieme, alle letture di poesie per riempire i social di bellezza come le iniziative #antibioticopoetico o il #belcontagio. Da notare come anche le istituzioni si siano avvicinate ai propri utenti, aprendo gli archivi di cinema, teatri e musei e mobilitando personaggi famosi per la diffusione di cultura sui social. Ma non solo le istituzioni: la compagnia romana Frosini\/Timpano ha lanciato il progetto #indifferita che ogni giorno tra le 20 e le 24 rende disponibile su Youtube o Vimeo spettacoli di teatro contemporaneo italiano, il festival Kilowatt ha dato il via al reading espanso di &#8220;C&#8217;era una volta il Barone Lamberto&#8221;, con 50 lettori della scena contemporanea, tutte le sere alle 19 sulla loro pagina Instagram. Uno degli obiettivi \u00e8 far capire l&#8217;utilit\u00e0 della cultura nella quotidianit\u00e0, anche in tempo di crisi. Si abbattono le barriere di pubblico-privato e nascono nuove forme di partecipazione e di produzione multimediale, con il rischio che questa auto-rappresentazione offra una immagine finta che conduce a un appiattimento culturale: non \u00e8 raro assistere a conferenze dal tinello, letture dal letto, call in pigiama, svelando stralci di una ormai abbandonata intimit\u00e0 domestica che si spaccia per cultura. Le immagini fluiscono dallo schermo con un atteggiamento solipsistico e unidirezionale senza che ci si debba alzare dal proprio divano. Per Umberto Galimberti, \u201cla prima figura antropologica compromessa dai media \u00e8 la <em>partecipazione<\/em>, ossia quell\u2019<em>esperienza in comune <\/em>che troviamo come motivo fondante l\u2019origine di tutte le culture [&#8230;]. Il monologo collettivo dei media, invece, istituendoci come spettatori non come partecipi di un\u2019esperienza o attori di un evento, ci consegna quei messaggi che [&#8230;] veicolano eventi che hanno in comune il fatto che noi <em>non vi prendiamo parte<\/em>, ma ne consumiamo soltanto le immagini. (Umberto Galimberti, \u201cLa trasformazione antropologica indotta dai mass media\u201d, in <em>L\u2019arte dello spettatore<\/em>, FrancoAngeli, 2009, pp.93-98).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo ormai partecipi solo degli avvenimenti mediati da uno schermo. La rete, con i suoi meccanismi di interazione, consente a tutti di esibirsi su questo palcoscenico fantasma, dove crediamo di agire in prima persona, anche se a salire sulla scena sono solo le nostre maschere digitali. Come quella dei giochi di ruolo, dei videogiochi, dei reality e dei talent show, anche quella dei social network \u00e8 una drammaturgia precisa, che dobbiamo comprendere e decostruire. \u00c8 una drammaturgia studiata che se ci appare cos\u00ec semplice e naturale \u00e8 anche perch\u00e9 abbiamo una familiarit\u00e0 con un contesto teatrale che \u00e8 inscritto nella profondit\u00e0 delle nostre culture. Il teatro infatti ci viene in aiuto in questa decostruzione: la miniatura diventa la nostra maschera con cui saliamo sul grande palcoscenico che \u00e8 il social network.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Alla ricerca di una nuova identit\u00e0<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">\u00c8 importante notare che i dispositivi, cos\u00ec concepiti, hanno una relazione (e un forte impatto) nella costruzione della nostra identit\u00e0; e che sono soggetti a un\u2019evoluzione, determinata oggi anche dall\u2019emergere di nuove tecnologie, che ha l\u2019effetto di plasmare la nostra socialit\u00e0, perch\u00e9 determinano ci\u00f2 che possiamo dire e vedere, e ci\u00f2 che non possiamo dire e vedere. Noi apparteniamo a dei dispositivi e agiamo in essi. La novit\u00e0 di un dispositivo rispetto a quelli precedenti, la chiamiamo la sua attualit\u00e0, la nostra attualit\u00e0. Il nuovo \u00e8 l\u2019attuale. L\u2019attuale non \u00e8 ci\u00f2 che siamo, ma piuttosto ci\u00f2 che diventiamo, ci\u00f2 che stiamo divenendo, cio\u00e8 l\u2019Altro, il nostro divenir-altro. In ogni dispositivo, bisogna distinguere ci\u00f2 che siamo (ci\u00f2 che non siamo gi\u00e0 pi\u00f9) e ci\u00f2 che stiamo divenendo: ci\u00f2 che appartiene alla storia e ci\u00f2 che appartiene all\u2019attuale (Gilles Deleuze, <em>Che cos\u2019\u00e8 un dispositivo?<\/em>, Cronopio, Napoli, 2007, pp. 27).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il teatro, risucchiato nel dominio del virtuale, si astrae dalla sua dimensione civile, con forti impatti sull&#8217;identit\u00e0 collettiva. La conseguenza della drammaturgia articolata dei social e la loro capacit\u00e0 di creare interazioni, \u00e8 che la rete non emula azioni, non le rappresenta, ma le genera. Ai materiali&nbsp; diffusi da chi effettivamente produce cultura o materiali informativi, si affiancano quelli del pubblico, lo <em>user-generated-content. <\/em>Azzerando la rappresentazione, l\u2019interattivit\u00e0 tende a mettere in crisi, sul piano politico, anche i sistemi di rappresentazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La quarantena ha acuito il bisogno di architettura della partecipazione digitale: la rete si riempie di contenuti ed esperienze che vogliono ricostruire comunit\u00e0, un senso di appartenenza, anche digitale. E cos\u00ec si partecipa ad aperitivi digitali, costanti dirette Instagram e Facebook per ascoltare i commenti e le opinioni di qualche intellettuale con la pretesa di trovare premonizioni sul futuro di questa quarantena o spunti per riflettere sulle direzioni del post trauma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">\u201cNon si tratta qui di riprendere visioni cyberottimiste ma di constatare come ricorrere alla rete sia oggi un\u2019esperienza di massa dettata dalla necessit\u00e0 di ricostruire dinamiche di socialit\u00e0 a partire dall\u2019impossibilit\u00e0 di fare incontrare i corpi. Si tratta di un rovesciamento di senso imposto per Decreto che richiede di guardare con nuove lenti il rapporto tra reale e virtuale perch\u00e9, per parafrasare un noto lavoro di Sherry Turkle, passeremo settimane in cui non saremo insieme (nel virtuale) ma soli (nella realt\u00e0) ma piuttosto soli (nelle nostre case) ma insieme (attraverso le esperienze che faremo in rete).\u201d&nbsp; (Giovanni Boccia Artieri, <em>Doppiozero.com<\/em>, 16 marzo 2020)<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Come leggere la liveness<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;intellettuale, che si muove tra comunicazione crossmediale e narrazioni transmediali, deve ripensare al proprio ruolo, rendendo conto del significato complessivo dell\u2019operazione e del percorso che lo ha generato. Il teatro, e la cultura in generale, sono sempre pi\u00f9 condensati di esperienze che non si riducono alla produzione e al consumo di prodotti culturali e il processo creativo, in tutte le sue fasi progettuali, assume un ruolo sempre pi\u00f9 centrale nella pratica culturale. La funzione di chi si accinge dunque a osservare, mappare, analizzare il quotidiano pu\u00f2 avere un ruolo determinante nel catalizzare le forme di nuova socializzazione e nel riconnettere problematicamente il virtuale con il reale, per tracciare nuove strade per la costruzione di una ritrovata comunit\u00e0 che usa la cultura come suo cardine. Come ci ricorda il drammaturgo e regista Chris Goode, il critico \u201cdeve avere la memoria di un elefante e ricollegare quella memoria a quello che accade oggi e a quello che accadr\u00e0 domani. Non \u00e8 solo due occhi e due orecchie, ma \u00e8 anche la voce della coscienza, un brontolone. \u00c8 un cuore\u201d, (Chris Goode, citato in <em>Theatre Criticism<\/em>, Changing Landscapes, Bloomsbury, Londra, 2016, p. 201).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>Immagine di copertina: Michael Massaia, <\/em>Empty Stage<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel grande calderone del web, dove ogni momento viene vissuto come affermazione dell&#8217;io, questo bisogno di condivisione culturale fa sorgere qualche dubbio sulla reale funzione della cultura dal vivo e cosa rester\u00e0 di questo momento di anormalit\u00e0 quando dovremo reinventarci una nuova normalit\u00e0.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":50,"featured_media":6409,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[79],"tags":[367,366],"coauthors":[1912],"class_list":["post-6190","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cosmopolis","tag-giulia-alonzo","tag-teatro","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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