{"id":61271,"date":"2025-01-23T00:01:00","date_gmt":"2025-01-22T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=61271"},"modified":"2025-01-23T18:49:31","modified_gmt":"2025-01-23T17:49:31","slug":"la-visione-dellabbandono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/01\/23\/la-visione-dellabbandono\/","title":{"rendered":"La visione dell\u2019abbandono","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Il nuovo spettacolo di Romeo Castellucci, <\/em>B\u00e9r\u00e9nice<em> da Jean Racine, presentato in anteprima mondiale il 23 febbraio 2024 al Domaine d\u2019O di Montpellier, e andato in scena alla Triennale di Milano dal 4 all\u20198 aprile e a La Com\u00e9die di Clermont-Ferrand dal 9 all\u201911 gennaio di quest\u2019anno, far\u00e0 tappa al <\/em><a href=\"https:\/\/www.teatrodinapoli.it\/evento\/berenice\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Teatro Mercadante di Napoli<\/em><\/a><em> dal 24 al 26 gennaio, per proseguire al Th\u00e9\u00e2tre Auditorium di Poitiers il 9 e il 10 marzo (poi ad Atene, Vilnius, Rennes, Amsterdam e Parigi: al Th\u00e9\u00e2tre de la Ville dal 20 al 22 e dal 24 al 29 giugno, e dal 1 al 6 luglio). In occasione delle prove napoletane, Monica Biancardi ha incontrato Romeo Castellucci.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MONICA BIANCARDI: <em>Non hai pregiudizi e ti fa piacere incontrare la casualit\u00e0. A differenza dell\u2019analogico, il digitale ci ha educati a un maggiore controllo e paradossalmente con l\u2019intelligenza artificiale riappare il caso: cosa ne pensi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ROMEO CASTELLUCCI: Il caso ricostruito dall\u2019intelligenza artificiale, se rapportato a oggetti cosiddetti artistici, \u00e8 quanto di pi\u00f9 bolso ci possa essere, \u00e8 gi\u00e0 roba vecchia. Ma i decoratori e gli illustratori fanno bene a temerla. Il caso invece \u00e8 una potenza sacra che non si pu\u00f2 generare o inventare. Il caso concerne solo gli esseri umani, sorpresi dalla vita che succede.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB: <em>Ora, escludendo l\u2019intelligenza artificiale, a differenza delle altre arti dov\u2019\u00e8 sufficiente l\u2019immaginazione per costruire l\u2019opera, la fotografia necessita del reale, come il teatro necessita della presenza. Citi spesso il principio di movimento teorizzato da Aristotele, che \u00e8 stato fra l\u2019altro uno dei primi a concepire il principio della camera oscura, osservando i movimenti della luce, quando si allineano Sole, Luna e Terra. Il parallelismo tra fotografia e teatro mette in relazione due elementi: come la fotografia necessita imprescindibilmente dell\u2019altro, cos\u00ec l\u2019ingresso del soggetto sulla scena provoca in chi guarda una scelta. Tu reputi che da un imprevisto incontro dello spettatore con il teatro scaturisca l\u2019ispezione o l\u2019abbandono?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC: Il secondo. Come nella fotografia anche su un palco ci\u00f2 che appare si d\u00e0 allo sguardo di un osservatore, il quale rimane \u201cimpressionato\u201d dalla luce di una immagine che si imprime nella pellicola nera della mente. Giustamente hai usato la parola \u201cimprevisto\u201d. Le immagini pi\u00f9 efficaci infatti si manifestano solo quando l\u2019incontro \u00e8 inatteso e lo spettatore, in uno stato di abbandono, viene sorpreso. Seduto nel fondo di una platea lo spettatore incontra la visione di s\u00e9 stesso. La sua solitudine, in mezzo ad altre solitudini, forma una comunit\u00e0 istantanea. Questa \u00e8 la potenza del teatro e questa, etimologicamente parlando, \u00e8 la sua religione. Tutto ci\u00f2 corrisponde a un bisogno, che avviene, mi sembra, soprattutto in teatro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> &nbsp;<\/strong><em>Neanche il cinema \u00e8 in grado di prop<\/em>o<em>rlo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC: Lo fa ma in modo diverso. Il teatro \u00e8 fondato sulla reciprocit\u00e0 della presenza di corpi reali, dall\u2019essere presenti a s\u00e9 stessi. Vedersi vedere. Essere presenti con il proprio corpo, esposti alla luce radioattiva dell\u2019immagine, che dovrebbe poter essere nuovamente pericolosa. Un pericolo che vale anche per l\u2019attore, che \u00e8 vulnerabile nella sua nuda ostensione al palco. Chiunque potrebbe interrompere uno spettacolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cinema invece non presenta questo tipo di pericolo; \u00e8 un\u2019arte suprema, armata, paragonabile all\u2019arte egizia della mummificazione, in cui i corpi venivano confezionati, riempiti di resine per essere consegnati a una eternit\u00e0. Il teatro \u00e8 fuoco, il cui combustibile \u00e8 la sua stessa essenza che si esaurisce nel momento in cui si manifesta, senza residui, nemmeno cenere. Nessun oggetto. Nulla.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Genesi-foto-di-Monica-Biancardi-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61313 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"590\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Genesi-foto-di-Monica-Biancardi-2.jpg?resize=900%2C590&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-61313\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Genesi-foto-di-Monica-Biancardi-2.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Genesi-foto-di-Monica-Biancardi-2.jpg?resize=300%2C197&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Genesi-foto-di-Monica-Biancardi-2.jpg?resize=768%2C503&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Genesi-foto-di-Monica-Biancardi-2.jpg?resize=60%2C39&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Genesi<\/em> \u00a9 Monica Biancardi<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>Per\u00f2 sostieni che non vi \u00e8 troppa distanza tra teatro e performance.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>Ci sono solo alcuni punti di contatto ma le due pratiche sono antitetiche. Io, come si pu\u00f2 capire, sostengo la potenza del teatro. La grande performance storica degli anni Sessanta e Settanta (il comportamentismo, l\u2019azionismo, eccetera) era centrata sul corpo sociale e politico dell\u2019artista, sul <em>qui e ora, <\/em>sulla verit\u00e0 del fatto,sull\u2019ontologia del sangue e del dolore del performer.Nella galleria gli astanti e l\u2019artista condividevano lo stesso spazio-tempo e lo stesso mondo.L\u2019azione del teatro invece travolge le architetture del tempo e la sostanza biografica \u2013 cos\u00ec fondamentale nelle Arti Performative \u2013 perch\u00e9 la sua \u00e8 una forza antibiotica, perennemente in polemica con il verbo <em>essere<\/em>. La finzione contro la vita \u2013 questa almeno \u00e8 l\u2019eredit\u00e0 della matrice greca. Quando siamo in un teatro non siamo n\u00e9 <em>qui<\/em> n\u00e9 <em>ora,<\/em> ma <em>altrove<\/em> e in un altro tempo che \u00e8 un <em>mai<\/em> o un <em>non ancora<\/em>. Un\u2019altra differenza rispetto alle Arti Performative sta nel fatto che il teatro fa propria la falsit\u00e0 e l\u2019impurit\u00e0, opposte all\u2019ontologia e alla verit\u00e0 del performer. Il teatro, per come mi appare, \u00e8 una antica via di prostituzione e la sua liturgia \u00e8 la finzione. Non ci sono pi\u00f9 altari per i sacrifici e per la manifestazione del sangue ontologico. Forse \u00e8 per questa ragione che vedere del sangue vero su un palco appare cos\u00ec ingenuo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<em><strong> <\/strong>Insegnando fotografia mi accorgo che i ragazzi hanno difficolt\u00e0 con la messa a fuoco, perch\u00e9 da quando sono nati vedono attraverso dispositivi la cui restituzione visiva \u00e8 sempre nitida. Cosa ne pensi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>Se sono nati cos\u00ec \u00e8 cos\u00ec che doveva essere\u2026 tuttavia reputo la miopia un fattore centrale. Come certi pittori che per comprendere ci\u00f2 che hanno dipinto si allontanano dalla tela e stringono le palpebre allo scopo di vedere peggio per vedere meglio. Sono abbastanza convinto che occorra interrompere l\u2019informazione e il suo messaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>Affermi che il nostro sguardo \u00e8 diseducato, disfunzionale, distratto. \u00c8 dovere dell\u2019artista sollecitare il godimento, l\u2019intelligenza e la maturit\u00e0 negli occhi di chi guarda?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC: L\u2019arte \u00e8 indispensabile perch\u00e9 \u00e8 inutile. Non \u00e8 \u201cmigliore\u201d e non ha <em>discorso<\/em>. L\u2019artista non ha nessun compito se non quello di fare ci\u00f2 che fa. Non \u00e8 un terapeuta o uno che la sa lunga. Rispetto molto di pi\u00f9 l\u2019arte che tace, che abbandona il visitatore perch\u00e9 \u00e8 questa la sua onest\u00e0. L\u2019arte che rispetto assume il male di questo mondo perch\u00e9 ne fa parte e non si proclama dalla parte dei giusti, non distribuisce bocconi zuccherosi come ricompense o volont\u00e0 di educare. Considerarsi dalla parte del giusto \u00e8, oltre che dolorosamente ovvio, retorico e condiscendente. Come spettatore io desidero che un quadro o un\u2019opera d\u2019arte mi volti le spalle. Desidero essere messo alle strette. Desidero pensare, avere responsabilit\u00e0 di fronte alla scelta morale del vedere. Quando capisco un\u2019opera d\u2019arte sono sempre deluso, mi sento stupido e il peso del suo significato, che \u00e8 pietra tombale, mi soffoca.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Genesi-foto-di-Monica-Biancardi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61315 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"662\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Genesi-foto-di-Monica-Biancardi.jpg?resize=900%2C662&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-61315\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Genesi-foto-di-Monica-Biancardi.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Genesi-foto-di-Monica-Biancardi.jpg?resize=300%2C221&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Genesi-foto-di-Monica-Biancardi.jpg?resize=768%2C565&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Genesi-foto-di-Monica-Biancardi.jpg?resize=60%2C44&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Genesi<\/em> \u00a9 Monica Biancardi<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>Dichiari che non c\u2019\u00e8 una gerarchia di elementi del linguaggio scenico, e questo con l\u2019intenzione di offrire a ciascuno spettatore di poter operare il proprio montaggio, che un lavoro di sottrazione renderebbe possibile. La mutilazione, la mancanza, creano quindi in chi assiste uno stimolo o un rigetto?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC: Ammetto che per lo spettatore potrebbe non essere confortevole completare la parte mancante, ma \u00e8 la <em>sua<\/em> parte, ed \u00e8 l\u2019unica che conta. Spesso gli spettatori lasciano la sala e i giornalisti usano linguaggi irridenti e offensivi nelle loro recensioni. \u00c8 giusto cos\u00ec. Le persone sono chiamate a una decisione. Durante la fase di preparazione mi accorgo di dover sottrarre informazioni per ellissi, per sfondamenti nel tessuto della rappresentazione. Sono soglie, forme di appello allo spettatore. Cosa ci sia dall\u2019altra parte, solo lui pu\u00f2 sapere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB: <em>Dunque il compito dell\u2019artista non \u00e8 quello di descrivere o illustrare ma di fare problema, aumentando le domande senza risolverle con formule moralistiche. Molti studenti dichiarano di non andare a teatro perch\u00e9 lo reputano noioso. I giovani sono molto intelligenti e dotati di una spiccata sensibilit\u00e0, e non sono attratti dalla televisione e dal cinema ma da quelle che tu definisci essere le \u201ccattive sorelle\u201d. In questo caso, quali armi si dovrebbero utilizzare e tu quali adotti?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC: Io affilo le armi che ho, che sono quelle della Rappresentazione Classica e devono essere levigate per essere sempre <em>nuove<\/em>, al fine di penetrare pi\u00f9 profondamente nel corpo dello spettatore. Non c\u2019\u00e8 pace in questo. Come dare torto a coloro che non amano il teatro perch\u00e9 lo trovano noioso? I giovani non sono attratti dal teatro perch\u00e9 sono intelligenti e sensibili, come dici tu. Il problema non \u00e8 certo il loro, ammesso che sia un problema. Occorrerebbe davvero alzare il tiro e rendere il teatro nuovamente pericoloso e folle, qualcosa che sia in grado di dare un colpo al petto. Evito qui di approfondire il pensiero del Santo Artaud (per me era un Santo cristiano) ma, come lui, credo che occorra \u201cforsennare il supporto\u201d, utilizzando le tecniche sottili, quelle che non si danno a vedere, perch\u00e9 solo loro a vedere te.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Isabelle-Huppert-in-Berenice-courtesy-Alex-Majoli.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61310 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Isabelle-Huppert-in-Berenice-courtesy-Alex-Majoli.jpg?resize=800%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-61310\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Isabelle-Huppert-in-Berenice-courtesy-Alex-Majoli.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Isabelle-Huppert-in-Berenice-courtesy-Alex-Majoli.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Isabelle-Huppert-in-Berenice-courtesy-Alex-Majoli.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Isabelle-Huppert-in-Berenice-courtesy-Alex-Majoli.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Isabelle Huppert in <em>B\u00e9r\u00e9nice<\/em> \u00a9 Alex Majoli<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>Ciascuna immagine ha il compito di nascere con una propria forza. Accostata ad un\u2019altra pu\u00f2 generare un dittico, un trittico o polittico, ma in partenza dev\u2019essere autonoma con una propria potenza ed efficacia. Nel momento in cui operi la scelta di sottrarre due protagonisti al fianco di Berenice, evidenziando la sua sola immagine, \u00e8 perch\u00e9 vuoi concentrare l\u2019attenzione sulla questione femminile, sulla xenofobia, su entrambe, o perch\u00e9 affascinato semplicemente dal testo di Racine?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>La seconda. Sono, da sempre, attratto dalla scrittura di Racine per la magnifica e trionfale contraddizione che porta: la Tragedia Cristiana. Nella sua scrittura vi \u00e8 un controllo midollare della forma ma, al fondo, non vi \u00e8 comunicazione alcuna (penso in particolare nella <em>B\u00e9r\u00e9nice<\/em>). Il linguaggio non serve pi\u00f9 alla comunicazione. C\u2019\u00e8 gi\u00e0 tutto Beckett qui, la parola circolare. I personaggi, mentre parlano, producono silenzio. Dicono la potenza del non-dire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>Le tue parole mi riportano continuamente alla luce e ai suoi fenomeni, alla luminanza, ovvero l\u2019intensit\u00e0 della luce che attraversa l\u2019obiettivo; la \u201cparola che rimbalza\u201d riporta alla luce riflessa del soggetto inquadrato, a differenza di quella che \u201cnon penetra\u201d, che rimanda alla luce incidente che colpisce il soggetto senza risentire della sua riflettenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>Mi pare una giusta similitudine. I tre protagonisti appaiono come le rocce isolate all\u2019interno di quei giardini zen di ghiaia bianca. Isole. Roland Barthes, a proposito di questo testo, ha scritto le parole pi\u00f9 belle, riferendosi in particolare al linguaggio di Berenice inteso come nebbia, gas, fumo d\u2019oppio, nelle cui spire i personaggi si narcotizzano al punto di non poter pi\u00f9 ritrovarsi. In questo allestimento in particolare vi \u00e8 la visione dell\u2019unico personaggio femminile del dramma, persa, isolata in un mondo politico estraneo, fatto di militari e politici. Tuttavia il vero antagonista nel dramma, che non vi vede mai, \u00e8 il Senato di Roma, lo Stato, il Leviatano. L\u00e0 dove c\u2019\u00e8 Stato non c\u2019\u00e8 amore. Berenice, alla fine del dramma, non permette di farsi allontanare. Anticipando tutti decide di abbandonare Roma e l\u2019amore della sua vita, Tito. \u00c8 il momento del suo trionfo, della sua affermazione. Uscire. Il movimento di uscire. Esce dal palazzo, da Roma, dal teatro, dal personaggio e dal linguaggio, che l\u2019ha da sempre tradita. A Ostia, sulla nave che la riporta in Oriente, prende il largo per il \u201cmare del nulla\u201d, come suggerisce ancora una volta Barthes.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Berenice-courtesy-Alex-Majoli.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61308 lazyload\" style=\"width:800px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Berenice-courtesy-Alex-Majoli.jpg?resize=800%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-61308\" style=\"width:800px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Berenice-courtesy-Alex-Majoli.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Berenice-courtesy-Alex-Majoli.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Berenice-courtesy-Alex-Majoli.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Berenice-courtesy-Alex-Majoli.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>B\u00e9r\u00e9nice<\/em> \u00a9 Alex Majoli<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<em> Nelle immagini dello spettacolo ritrovo la nebulosa dichiarata da Barthes; sono le sue parole ad aver ispirato l\u2019apparato scenico?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>Direi di s\u00ec. Roland Barthes \u00e8 stato importante non solo per il taglio drammaturgico ma anche per alcune scelte specifiche, come l\u2019uso della nebbia. Un autore cruciale anche per chi, come te, scatta fotografie. Giusto?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB: <em>Assolutamente. Ancora adesso trovo <\/em>La camera chiara <em>un testo fondamentale da far leggere. Per quel che riguarda lo sforzo della visione che sottoponi allo spettatore, gi\u00e0 in passato hai messo a punto interazioni verso visioni appannate, che ho avuto modo di riprendere, gi\u00e0 in Genesi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>\u00c8 vero, a partire dalla lontanissima <em>Orestea, <\/em>successivamente in <em>Genesi<\/em>, e poi in altri lavori. Il tulle, frapposto tra la sala e il palco, congela non le immagini, come fa il cinema, quanto lo sguardo stesso. Non \u00e8 uno schermo, \u00e8 un diaframma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB: <em>Riflettendo sul passato, penso che in arte il termine \u201canacronistico\u201d non debba essere rivolto solo a qualcosa che riferisce alla tradizione. Che ne pensi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>Essere contemporanei significa essere anacronistici, come hanno suggerito alcuni filosofi, antichi e contemporanei. Racine \u00e8, in questo senso, un autore che faccio contemporaneo (nessuna lettura \u201ccritica\u201d o storiografica). Lo assumo come mio contemporaneo, letteralmente. \u00c8 una scelta arbitraria ma foriera di promesse. La sua poesia cesella versi alessandrini come strumento di penetrazione della mia epoca. Queste parole di antico cristallo rivelano a noi gli abissi esistenziali sui quali oggi camminiamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>Come le regole per guardare in fotografia. Quando ci si focalizza su un soggetto prossimo, gli angoli di campo si restringono, perch\u00e9 pi\u00f9 si \u00e8 a ridosso e meno lo si vede. Al contrario, allontanandosi dal soggetto, lo si vede totalmente, oltre ad acquistare la profondit\u00e0 di campo. Il passo indietro consente una percezione pi\u00f9 esaustiva. &nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>Rendersi <em>alieni<\/em> al mondo, vedere le proprie spalle, inseriti in un quadro umano. Essere anacronistici forse significa vedere il mondo dalla frattura che l\u2019arte provoca, il cui punto di vista, come in una parallasse, restituisce una nuova capacit\u00e0 di vedere le cose. In altre parole: curvare lo sguardo, cambiare il punto di vista sulle cose, non le cose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>Sei legato al teatro antico ma soprattutto a Eschilo, in cui il pensiero greco \u00e8 tossico, e dove la fiducia e l\u2019attesa sono il peggiore dei mali, senza nulla di salvifico. Quindi la riproduzione umana non \u00e8 che un atto puramente egoico, senza intenzione di portare alcun beneficio al mondo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>(<em>ride<\/em>\u2026) \u2026 non tossico, ma velenoso in senso farmacologico direi! Eschilo, che si esprime per rette inflessibili, appare duro e implacabile perch\u00e9 il suo teatro \u00e8 quello pi\u00f9 vicino al rituale che ha appena abbandonato. Non so cosa ne pensasse della riproduzione umana ma \u00e8 stato il suo grande successore a scrivere che la migliore condizione per l\u2019uomo sarebbe stata quella di non essere mai nati. \u00c8 filosofia. Uno schiaffo in faccia. Una sveglia.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Isabelle-Huppert-e-Romeo-Castellucci-courtesy-Alex-Majoli.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61317 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Isabelle-Huppert-e-Romeo-Castellucci-courtesy-Alex-Majoli.jpg?resize=800%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-61317\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Isabelle-Huppert-e-Romeo-Castellucci-courtesy-Alex-Majoli.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Isabelle-Huppert-e-Romeo-Castellucci-courtesy-Alex-Majoli.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Isabelle-Huppert-e-Romeo-Castellucci-courtesy-Alex-Majoli.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Isabelle-Huppert-e-Romeo-Castellucci-courtesy-Alex-Majoli.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Isabelle Huppert e Romeo Castellucci \u00a9 Alex Majoli<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>Perch\u00e9 ricorrere a una diva del calibro di Isabelle Huppert nel tuo teatro?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>Ho una grande stima di Isabelle Huppert come attrice di cinema. La trovo radicale, viscerale, e in grado di rappresentare il fuoco stesso del teatro; ogni volta che la vedo recitare, a prescindere da ci\u00f2 che fa sul palco, io vedo \u201cil teatro\u201d. Non sono interessato alla sua notoriet\u00e0. Ho cercato di trascinarla nel mio modo di operare e l\u2019ho trovata totalmente aperta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>E si \u00e8 fatta trascinare?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC: Per un personaggio come Berenice bisognava essere il vertice dell\u2019arte della recitazione. Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 altro che la parola, qui. Il teatro di Racine \u00e8 un Teatro della Crudelt\u00e0 in cui si \u00e8 crocifissi alla parola. La parola per la parola. Ora, con Isabelle \u2013 che \u00e8 sineddoche del teatro \u2013 siamo oltre il significato e ci troviamo in mezzo al fuoco tautologico del teatro, come dicevo. In mezzo all\u2019<em>io-sono<\/em> del palco, qui senza predicato.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Romeo-Castellucci-e-Isabelle-Huppert-foto-di-Jean-Michel-Blasco.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61319 lazyload\" style=\"width:800px\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Romeo-Castellucci-e-Isabelle-Huppert-foto-di-Jean-Michel-Blasco.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-61319\" style=\"width:800px\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Romeo-Castellucci-e-Isabelle-Huppert-foto-di-Jean-Michel-Blasco.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Romeo-Castellucci-e-Isabelle-Huppert-foto-di-Jean-Michel-Blasco.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Romeo-Castellucci-e-Isabelle-Huppert-foto-di-Jean-Michel-Blasco.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Romeo-Castellucci-e-Isabelle-Huppert-foto-di-Jean-Michel-Blasco.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Romeo-Castellucci-e-Isabelle-Huppert-foto-di-Jean-Michel-Blasco.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Romeo Castellucci e Isabelle Huppert \u00a9 Jean Michel Blasco<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>Ricordo con gioia il rapporto di lunga collaborazione con Scott Gibbons, quasi commovente. Che mi dici al riguardo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>Io stesso sono stupito da questo rapporto senza confini, grazie al quale lavoriamo spalla a spalla da molti anni, senza il bisogno di parlare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong>S<em>ei tu a mostrargli per iscritto o in altro modo le tue idee, e lui ti segue silenziosamente mettendole in musica, o \u00e8 lui a proporti idee?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>Succede che sia io a proporgli idee, in base alle quali lui reagisce. Ma spesso succede che, in rapporto specchiato, siano i suoni a generare corpi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>Come fosse un\u2019onda continua\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC \u2026 che <em>produce<\/em> immagini. Spesso attendo i materiali sonori di Scott per scoprire un\u2019immagine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>Mi ricordi perch\u00e9 con Chiara Guidi e Claudia Castellucci, tua sorella, sceglieste di chiamare la vostra compagnia Raffaello Sanzio?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>Uh! \u00c8 un vero tuffo nel passato dell\u2019adolescenza. Eravamo interessanti a ci\u00f2 che accadeva nelle gallerie d\u2019arte, alla pittura, alla scultura, eccetera, ma non al teatro, considerato un ramo secondario della letteratura. La scelta di quel nome era forse dovuta all\u2019apice raggiunto nella pittura rinascimentale dall\u2019artista urbinate, oltre la quale non si poteva andare; ma in lui gi\u00e0 si avvertiva un principio di malattia che presagiva l\u2019onda del Manierismo, corruttore di quella stessa bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<em> Allora ci rivediamo a Napoli, la mia bella citt\u00e0 che mai avrei pensato si massificasse\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>Sei troppo severa, mi sembra. Ho un\u2019adorazione per Napoli, la citt\u00e0 bella\/brutta, come Atene. Adoro Napoli che, nonostante tutto \u00e8 rimasta una antica citt\u00e0, civile e umana. Nonostante tutto. Ho amicizie artistiche qui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MB:<strong> <\/strong><em>\u00c8 vero che in ambito artistico, ma soprattutto teatrale, Napoli ha sempre vantato una sua autonomia, in virt\u00f9 della quale, pur senza soldi, si realizzano opere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RC:<strong> <\/strong>Certo, \u00e8 una citt\u00e0 che, al di l\u00e0 delle apparenze, possiede un\u2019estetica aristocratica, se cos\u00ec posso esprimermi. Una citt\u00e0 che si distingue per l\u2019arte della vita e della morte, per l\u2019antica religione, e la sua testa alta. Nonostante tutto.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Romeo Castellucci e Isabelle Huppert \u00a9 Alex Majoli<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sono interessato alla notoriet\u00e0 di Isabelle Huppert, ma per un personaggio come Berenice bisognava essere il vertice dell\u2019arte della recitazione. Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 altro che la parola, qui. Il teatro di Racine \u00e8 un Teatro della Crudelt\u00e0 in cui si \u00e8 crocifissi alla parola. La parola per la parola. Ora, con Isabelle \u2013 che \u00e8 sineddoche del teatro \u2013 siamo oltre il significato e ci troviamo in mezzo al fuoco tautologico del teatro, come dicevo. 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