{"id":60057,"date":"2024-12-10T00:01:00","date_gmt":"2024-12-09T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=60057"},"modified":"2024-12-09T15:31:37","modified_gmt":"2024-12-09T14:31:37","slug":"sconfinare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/12\/10\/sconfinare\/","title":{"rendered":"Sconfinare","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Con testi di William Guerrieri, Nicoletta Leonardi, Guido Guidi<\/em> e <em>Urs Stahel<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>A seguito del deposito della collezione di \u201cLinea di Confine per la Fotografia Contemporanea\u201d nella Fototeca della Biblioteca Panizzi, i Musei Civici di Reggio Emilia, con la Biblioteca Panizzi e l\u2019associazione Linea di Confine, inaugurano un\u2019ampia esposizione con oltre 260 opere (fra le quali quattro video) di 36 autori, provenienti dalla collezione e prodotte nell\u2019ambito delle oltre trenta indagini susseguitesi dal 1990 al 2022 sul territorio regionale e nazionale. <\/em><a href=\"https:\/\/www.musei.re.it\/appuntamenti\/mostra-on-borders-sui-confini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">On borders &#8211; Sui confini<\/a> <em>ha titolo bilingue perch\u00e9, accanto a maestri della fotografia italiana come Guido Guidi, Franco Vaccari, Olivo Barbieri, Marina Ballo Charmet, Paola De Pietri e Vittore Fossati, all\u2019esperienza hanno partecipato negli anni autori internazionali come i \u201cNuovi Topografi\u201d Lewis Baltz, Frank Gohlke e Stephen Shore, e ancora personaggi come Michael Schmidt, Axel H\u00fctte,<\/em> <em>Walter Niedermayr, John Gossage e Tim Davis. Rispetto al \u201cbig bang\u201d rappresentato quarant\u2019anni fa da <\/em>Viaggio in Italia<em>, libro ora finalmente <a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/libro\/9788822922816\">ristampato da Quodlibet<\/a> (ci torneremo), \u201cLinea di Confine\u201d \u00e8 stata infatti da un lato un\u2019esperienza pilota, di collaborazione organica fra artisti e istituzioni, e dall\u2019altro la possibilit\u00e0 di proiettare una nuova sensibilit\u00e0 per l\u2019immagine, quella appunto maturata in ambito nazionale (se non regionale) negli anni Settanta e Ottanta, in un contesto internazionale. Dal Viaggio in Italia al Viaggio dell\u2019Italia, insomma. Un viaggio che oggi continua. Fra le pi\u00f9 giovani autrici in mostra, Sabina Ragucci ha voluto riflettere sulla portata di questa esperienza, per s\u00e9 e in generale, dialogando con l\u2019autore-curatore William Guerrieri, con la storica della fotografia Nicoletta Leonardi, con un direttore di museo come Urs Staehl \u2013 nonch\u00e9 col proprio mentore, Guido Guidi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">A.C.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">L\u2019esperienza&nbsp;<em>Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea<\/em>, come sostiene Urs Stahel \u2013 nell\u2019estratto dell\u2019intervista che troverete qui sotto \u2013 \u00e8 qualcosa da accorpare allo stile anni Novanta.&nbsp;<em>Linea di Confine<\/em>, in qualche modo, si proponeva di indagare, tramite l\u2019arte, la trasformazione di un luogo, ma soprattutto si inseriva nella prosecuzione della tradizione tra i due secoli, quella di Eug\u00e8ne Atget e Timothy O\u2019Sullivan, di Berenice Abbott e Walker Evans, in seguito accolta, problematizzata e ravviata da Lewis Baltz e John Gossage, Bernd e Hilla Becher tra i moltissimi altri. In fondo, come diceva Baltz, la fotografia \u00e8 paradossale proprio nell\u2019interazione con il concetto di realt\u00e0: le fotografie, malgrado la loro verosimiglianza, sono astrazioni, la loro informazione \u00e8 selettiva e incompleta. Insomma: viste con gli occhi degli artisti, le committenze pubbliche di Linea di Confine sembravano un pretesto per dire di pi\u00f9 che il Fiume Secchia, dire di pi\u00f9 che la trasformazione del territorio o della costruzione Linea Veloce-Tav; e tuttavia quelle fotografie erano, al contempo, il&nbsp;<em>qui e ora<\/em>&nbsp;di un preciso periodo storico italiano, perfino al di l\u00e0 della volont\u00e0 dei fotografi. Si costruivano sequenze fotografiche come se si fosse atterrati su una pista all\u2019inseguimento di una tradizione, nell\u2019incognita del rimescolio costante. William Jenkins, nel saggio del \u201975&nbsp;<em>Nuovi Topografi. Fotografie di un paesaggio alterato dall\u2019uomo<\/em>, citava Borges in esergo: \u201c\u2026 Io potrei provare a dire, in modo semplice, storie semplici, cos\u00ec da provare a fuggire dai labirinti, dai pugnali, dalle tigri, perch\u00e9 tutte queste cose mi sono diventate un po\u2019 noiose. Cos\u00ec cercher\u00f2 di scrivere un libro, un libro cos\u00ec bello che nessuno creder\u00e0 che l\u2019abbia scritto io. Vorrei scrivere un libro \u2013 non dir\u00f2 nello stile di qualcun altro \u2013 ma nello stile di chiunque altro\u201d. Ecco un labirinto che non sarebbe finito se non con la forma, che di certo non stava all\u2019opposto del contenuto, ma era come materia sottile e intellettiva. La forma che si trovava cos\u00ec all\u2019improvviso tra le acque di un fiume, desiderosa di riemergere dal difficile equilibrio tra la superficie di un\u2019immagine e la sua profondit\u00e0 inaspettata. Spesso, in quanto immagini anni Novanta, quelle dei partecipanti ai laboratori di <em>Linea di Confine<\/em> erano gi\u00e0 esasperate e impazienti di auto-risolversi tra l\u2019azzurrino del cielo e il colore dell\u2019agricoltura intensiva, difficile con una pellicola 120 Ilford Hp5, 400 Asa; quindi, per evitare il contrasto di quella luce accecante nei dintorni di Rubiera, si optava per la Kodak 160 Asa, e questo non soltanto per l\u2019orientamento implicito dettato da Guido Guidi. In generale, la ripetizione ossessiva da parte di questi artisti di soggetti pressoch\u00e9 identici era presentata in un\u2019esposizione vincolata, in modo consapevole, a un\u2019estetica minimalista: i minimalisti, considerati fratelli maggiori. Quindi, oltre al&nbsp;<em>qui e ora<\/em>, questa fotografia continuava a convogliare alti valori artistici; l\u2019ordinario era trasformato e trasceso tramite la sua incorporazione; e le differenze di stili, esistenti, erano assimilabili all\u2019epoca che si attraversava, cos\u00ec come il dispendio fisico ed economico inconcepibile di migliaia di tentativi, tra il costo della pellicola e il peso del banco ottico, tentativi comunque necessari per cercare un\u2019esperienza del reale, oltre alla forma come ci\u00f2 che rimane. In fondo, le alluvioni non erano ancora apparse, di sicuro i boschi erano spariti, e l\u2019epoca dei capannoni era iniziata da pochi decenni. Ora, corrobora l\u2019apertura di ci\u00f2 che \u00e8 stato, diventato archivio, nelle stanze dei Musei Civici di Reggio Emilia: l\u2019intero patrimonio di Linea di Confine in prestito per vent\u2019anni, forme e contenuti permeabili alle prossime vestigia del mondo digitale. Del resto \u2013 si sa <a>\u2013 <\/a><em>ars longa vita brevis<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di seguito, alcuni estratti dai materiali presenti nella mostra dedicata all\u2019esperienza d\u2019indagine di <em>Linea di Confine<\/em>, adattati alla parola scritta, tratti dalle interviste ad alcuni protagonisti di quell\u2019esperienza che \u00e8 stata attraversata<em> per <\/em>vivere<em> una fotografia contemporanea<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Sabrina Ragucci<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Vittore-Fossati_-Vittore-Fossati_-In-riva-ai-fiumi-vicino-ai-ponti-2006-03.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-60084 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"720\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Vittore-Fossati_-Vittore-Fossati_-In-riva-ai-fiumi-vicino-ai-ponti-2006-03.jpg?resize=900%2C720&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-60084\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Vittore-Fossati_-Vittore-Fossati_-In-riva-ai-fiumi-vicino-ai-ponti-2006-03.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Vittore-Fossati_-Vittore-Fossati_-In-riva-ai-fiumi-vicino-ai-ponti-2006-03.jpg?resize=300%2C240&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Vittore-Fossati_-Vittore-Fossati_-In-riva-ai-fiumi-vicino-ai-ponti-2006-03.jpg?resize=768%2C614&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Vittore-Fossati_-Vittore-Fossati_-In-riva-ai-fiumi-vicino-ai-ponti-2006-03.jpg?resize=60%2C48&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Vittore-Fossati_-Vittore-Fossati_-In-riva-ai-fiumi-vicino-ai-ponti-2006-03.jpg?resize=480%2C384&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Vittore Fossati,<em> In riva ai fiumi, vicino ai ponti, 2006<\/em>, # 03<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>WILLIAM GUERRIERI<br>(direttore di \u201cLinea di Confine\u201d, fotografo)<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come nasce Linea di Confine? Bisogna ricordare diverse ragioni. La prima senz\u2019altro deriva dal fatto che la fotografia italiana negli anni Ottanta ha avuto un periodo straordinario. La ricerca sul paesaggio ha prodotto esiti di grande interesse, no? Alcuni di questi fotografi, in particolare, penso a Ghirri, Guidi, Basilico, hanno avuto anche una visibilit\u00e0 in Europa, ma nel complesso il movimento dei fotografi italiani di quegli anni rimaneva sconosciuto. In quegli anni ancora molti critici, storici europei non avevano un riferimento istituzionale con cui rapportarsi per capire cos\u2019era la fotografia italiana. Quindi a fronte di grandi risultati che la fotografia italiana aveva ottenuto si viveva una sorta di isolamento, in Europa. La fotografia italiana non era abbastanza riconosciuta mancavano dei riferimenti per conoscerla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una seconda ragione importante \u00e8 il fatto che in quegli anni mancavano dei percorsi formativi per i fotografi, non c\u2019erano scuole, non c\u2019erano percorsi istituzionali per la formazione dei fotografi interessati alla ricerca che in quegli anni era manifestata dagli autori che abbiamo prima ricordato e quindi venne l\u2019idea di proporre dei workshop in una forma pi\u00f9 allargata, in una forma diversa dai soliti workshop che duravano pochi giorni. Venne l\u2019idea di creare quelle che poi si chiameranno Laboratori di fotografia, che erano delle vere e proprie esperienze formative, una vera e propria ricerca sul campo. Il Laboratorio di fotografia diventava uno strumento di produzione, e l\u2019autore che conduceva il laboratorio oltre al suo lavoro si ritrovava ad affiancare i pi\u00f9 giovani in questo lavoro di ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spesso si fa una storia dei maestri della fotografia italiana, ma non si comprende bene come questi fotografi, per almeno un decennio, si siano occupati di paesaggio, quando negli altri paesi europei, ad esempio, cos\u00ec non \u00e8 stato. Evidentemente la committenza pubblica in Italia, anche se non coordinata dagli organi centrali dello Stato, come \u00e8 avvenuto in Francia con la DATAR ma attraverso l\u2019iniziativa di piccoli enti, citt\u00e0, province e soggetti pubblici e privati, ha avuto un ruolo importante. La fotografia italiana di quel decennio deve molto alla committenza pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qual \u00e8 l\u2019eredit\u00e0 che ha lasciato Linea di Confine? Sinceramente non saprei rispondere a questa domanda. Perch\u00e9 da un lato non c\u2019\u00e8 dubbio che la fotografia sia molto cambiata. Ma non \u00e8 anche abbastanza chiaro, a mio parere, quale sia diventato il rapporto che la fotografia pu\u00f2 oggi intrattenere con il reale. Su questo ci sono posizioni diverse, a mio parere, alcune sono anche abbastanza confuse, ma questo sicuramente ci ha allontanato dall\u2019esperienza di Linea di Confine, la quale invece credeva in un rapporto di conoscenza del reale nella sua dimensione storica, culturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi auguro che con questa mostra si crei la possibilit\u00e0 per tanti giovani di conoscere e di vedere opere, lavori di autori che magari non hanno avuto modo di conoscere e che quindi questa mostra possa in qualche modo aiutare a pensare, a immaginare un\u2019eredit\u00e0 di Linea di Confine.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Olivo-Barbieri-_da-Via-Emilia.-Fotografie-luoghi-e-non-luoghi-2000-02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-60076 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"702\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Olivo-Barbieri-_da-Via-Emilia.-Fotografie-luoghi-e-non-luoghi-2000-02.jpg?resize=900%2C702&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-60076\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Olivo-Barbieri-_da-Via-Emilia.-Fotografie-luoghi-e-non-luoghi-2000-02.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Olivo-Barbieri-_da-Via-Emilia.-Fotografie-luoghi-e-non-luoghi-2000-02.jpg?resize=300%2C234&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Olivo-Barbieri-_da-Via-Emilia.-Fotografie-luoghi-e-non-luoghi-2000-02.jpg?resize=768%2C599&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Olivo-Barbieri-_da-Via-Emilia.-Fotografie-luoghi-e-non-luoghi-2000-02.jpg?resize=60%2C47&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Olivo Barbieri, da <em>Via Emilia. Fotografie, luoghi e non luoghi,<\/em> 2000 #02<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>NICOLETTA LEONARDI<br>(professoressa di Storia della fotografia, Accademia di Belle Arti di Brera)<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella prospettiva della storia della fotografia italiana, ma anche internazionale, Linea di Confine occupa un ruolo di cruciale importanza come vero e proprio centro di ricerca. Ovvero, per me, Linea di Confine non \u00e8 stata soltanto un luogo di committenza di campagne fotografiche, ma \u00e8 stata, e spero possa continuare ad essere in futuro, un centro di ricerca che si caratterizza per la capacit\u00e0 di connotarsi come uno strumento indirizzato fortemente all\u2019arte pubblica, alla partecipazione non soltanto a livello dei cittadini ma anche a livello degli enti territoriali. Linea di Confine nasce come un\u2019associazione di enti territoriali, di comuni che si consociano fra loro e dunque ha questo carattere fortemente connotato sul territorio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Linea di Confine \u00e8 stata inoltre caratterizzata dalla multidisciplinariet\u00e0, dalla trasversalit\u00e0 e quindi il fatto di non essere un luogo dedicato solo alla fotografia ma anche alla ricerca intesa come dialogo fra ricerca artistica e ricerca scientifica, soprattutto negli ambiti dell\u2019architettura, dell\u2019urbanistica, delle scienze sociali ma non solo. Questo \u00e8 un aspetto che connota fortemente Linea di Confine e che ne fa un luogo di grandissimo profilo scientifico e artistico. Un luogo che \u00e8 stato quindi un centro di ricerca e ha avuto una sua identit\u00e0, una sua presenza fisica che attraverso questo territorio ha poi proiettato il suo operato a livello internazionale, instaurando dialoghi sia locali che internazionali invitando artisti da tutto il mondo e dunque creando reti di conoscenze, reti di saperi, reti di pratiche che sono stati e sono tuttora molto importanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Linea di Confine \u00e8 stata inoltre, nel mio percorso professionale, l\u2019occasione di due importantissimi lavori che sono stati realizzati nel 2003 (<em>Work in Progress<\/em>) e nel 2005 (<em>Luoghi della cura<\/em>). Per il primo, si trattava di una campagna commissionata al fine di produrre delle immagini del lavoro da mettere in mostra all\u2019interno di uno spazio istituzionale. L\u2019aspetto pi\u00f9 interessante di questa indagine portata avanti da Olivo Barberi e William Guerrieri \u00e8 stato che da una parte Olivo ha orientato il suo sguardo verso le nuove frontiere del lavoro tecnologico e quindi ha operato all\u2019interno della fabbrica degli stabilimenti Ferrari (\u2026) mentre Guerrieri ha fatto un affondo molto interessante sulla storia e sugli archivi, in particolare gli archivi fotografici della CGIL della citt\u00e0. E dunque l\u2019aspetto diciamo fondamentale di questa ricerca \u00e8 stato quello di guardare al presente ma recuperare anche aspetti del passato, aspetti identitari che hanno costituito la storia, spesso ahim\u00e8 oggi dimenticata, che \u00e8 la storia del lavoro nel nostro paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Linea di Confine ha questa connotazione che \u00e8 al tempo stesso locale, nazionale e internazionale; e quindi a partire da identit\u00e0 locali partono delle traiettorie che poi arrivano alla scena internazionale attraverso il coinvolgimento di personalit\u00e0 e di ricercatori \u2013 perch\u00e9 sono veri e propri ricercatori \u2013, autori e autrici che hanno lavorato nella prospettiva della fotografia intesa come ricerca artistica. Quella che ha lasciato Linea di Confine \u00e8 un\u2019eredit\u00e0 oggi di grandissima importanza.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/media-risl.-01-Guido-Guidi_PK-TAV-500-2005-8.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-60079 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"718\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/media-risl.-01-Guido-Guidi_PK-TAV-500-2005-8.jpg?resize=900%2C718&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-60079\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/media-risl.-01-Guido-Guidi_PK-TAV-500-2005-8.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/media-risl.-01-Guido-Guidi_PK-TAV-500-2005-8.jpg?resize=300%2C239&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/media-risl.-01-Guido-Guidi_PK-TAV-500-2005-8.jpg?resize=768%2C613&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/media-risl.-01-Guido-Guidi_PK-TAV-500-2005-8.jpg?resize=60%2C48&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/media-risl.-01-Guido-Guidi_PK-TAV-500-2005-8.jpg?resize=480%2C384&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Guido Guidi, <em>PK TAV + 500<\/em>, 2005 # 8<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>GUIDO GUIDI<br>(fotografo)<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qual \u00e8 stata l\u2019idea portante dei Laboratori di fotografia? L\u2019idea di base del Laboratorio di fotografia nasceva anche dal fatto che in Italia non si insegnava la fotografia. All\u2019epoca non c\u2019era universit\u00e0 americana che non avesse un corso di fotografia. Un giorno William Guerrieri \u00e8 venuto a casa mia portandosi dietro un gruppo di persone, per propormi di fare un laboratorio a Rubiera. Francamente mi sentivo ancora impreparato per affrontare un laboratorio. Avevo fatto s\u00ec, pochi mesi prima, un laboratorio qui in citt\u00e0, ma restavo un po\u2019 incerto. Poi per\u00f2, dietro l\u2019insistenza del visitatore, ho accettato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 abbiamo invitato fin da quasi subito gli americani? Perch\u00e9 per noi era un po\u2019 la nuova frontiera della fotografia. Non la fotografia <em>subjective<\/em> tedesca, non la fotografia russa, non la fotografia italiana soprattutto, che era impaludata nella tradizione provinciale del fotoamatorismo. E quindi il modello era l\u2019attenzione per <em>le cose<\/em> e non per <em>i monumenti<\/em>: per <em>le cose da poco<\/em>, come diceva Zavattini. Lewis Baltz diceva dell\u2019attenzione al rumore che fa il pantalone camminando sfiorandosi tra gamba sinistra e gamba destra. Insomma gli interstizi erano il nostro interesse, il che non apparteneva alla fotografia tedesca e non era neanche tipico della fotografia francese. E invece derivava dalla fotografia antica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019eredit\u00e0 di Linea di Confine? Bella domanda. Chi \u00e8 stato, chi \u00e8 passato attraverso Linea di Confine ha subito un imprinting indelebile. Lo si vede anche da varie istituzioni che in qualche modo cercano di continuare questa esperienza, non sempre ricordandola. Mentre \u00e8 stata Linea di Confine a tracciare un solco davvero importante. Un solco che, se vuoi, non \u00e8 molto di moda; per\u00f2 credo che torner\u00e0 presto in auge.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Stephen-Shore_Luzzara-1993.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-60082 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"718\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Stephen-Shore_Luzzara-1993.jpg?resize=900%2C718&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-60082\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Stephen-Shore_Luzzara-1993.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Stephen-Shore_Luzzara-1993.jpg?resize=300%2C239&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Stephen-Shore_Luzzara-1993.jpg?resize=768%2C613&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Stephen-Shore_Luzzara-1993.jpg?resize=60%2C48&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-Stephen-Shore_Luzzara-1993.jpg?resize=480%2C384&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Stephen Shore, <em>Luzzara<\/em>, 1993<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>URS STAHEL<br>(fondatore del Museo della fotografia di Winterthur, che ha fondato insieme all\u2019editore Walter Keller e al collezionista e mecenate George Reinhart: uno dei luoghi pi\u00f9 significativi per la fotografia a livello internazionale che Stahel ha diretto con successo per ben vent\u2019anni. Dal 2013, dopo essersi dimesso dall\u2019incarico, \u00e8 responsabile delle attivit\u00e0 espositive della Fondazione MAST di Bologna, oltre che autore, consulente e docente presso l\u2019Accademia di Belle arti e l\u2019universit\u00e0 di Zurigo; dal prossimo autunno curer\u00e0 inoltre il festival della fotografia di Mannheim-Ludwigshafen-Heidelberg)<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Linea di Confine \u00e8 stata fondata nel 1989, il Museo di Winterthur ha aperto al pubblico nel 1993, quattro anni dopo. (\u2026) Per rispondere alla domanda su quale sia stato l\u2019impatto di Linea di Confine negli anni Novanta, credo che quell\u2019esperienza corrisponda alla mia storia e crescita presso il Fotomuseum di Winterthur. Gli anni Novanta sono stati un periodo molto speciale; anzi forse gli anni Novanta, per la fotografia, sono stati il periodo migliore in assoluto. La fotografia ha iniziato allora a recepire l\u2019idea di parlare del nostro mondo, del paesaggio, del territorio, degli impatti sociali, delle situazioni sociali. Cos\u00ec \u00e8 diventata, per un decennio o due, il documento visivo pi\u00f9 importante per il mondo. In questo movimento Linea di Confine, dal mio punto di vista, ha avuto un ruolo fondamentale. Ha invitato fotografi internazionali, alcuni dei quali americani come Lewis Baltz e Stephen Shore, o dalla Germania come Michael Smith. (\u2026) Allo stesso tempo, Linea di Confine ha fatto scuola, tramite laboratori di ricerca, ospitando un\u2019intera nuova generazione di fotografi italiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la conoscenza di questi fotografi internazionali si \u00e8 trasformata tramite il panorama italiano (\u2026). Insomma<em> a posteriori<\/em> potremmo dire che Luigi Ghirri negli anni Ottanta e Novanta e Linea di Confine di Guido Guidi negli anni Novanta e anni Zero, hanno realizzato un ritratto del Nord Italia, e quella fotografia ha fatto proselitismo diventando un linguaggio importante per parlare del territorio, per parlare degli impatti sociali, delle relazioni sociali. Per me \u00e8 stata una delle iniziative pi\u00f9 intense e complesse che abbiamo avuto in Europa. Infatti negli anni Novanta, al Fotomuseum di Winterthur, abbiamo esposto molte opere dell\u2019Archivio di Linea di Confine. (\u2026). Quindi abbiamo realizzato la mostra <em>Trans Emilia nel 2003<\/em>, con molti lavori provenienti dalla collezione di Linea di Confine. (\u2026) Ed \u00e8 stata un\u2019esperienza fantastica per diffondere questa iniziativa, per mostrare la qualit\u00e0 delle opere di alcuni fotografi, artisti come Lewis Baltz e molti altri. Altrettanto straordinario il lavoro di John Gossage, per esempio, oggi un po\u2019 dimenticato. Ma il lavoro che Gossage ha fatto per Linea di Confine \u00e8 fantastico. Per noi il suo \u00e8 stato un progetto molto importante, che si adattava perfettamente al nostro modo di pensare e di affrontare la fotografia. In quel momento ci \u00e8 sembrato giusto invitare al Fotomuseum di Winterthur fratelli e sorelle del Nord Italia, perch\u00e9 siamo fratelli e sorelle nel pensare la fotografia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019eredit\u00e0 di Linea di Confine \u00e8 stata grande. Per la qualit\u00e0 del lavoro, la qualit\u00e0 dei progetti, l\u2019incontro di molte persone, l\u2019insegnamento della fotografia ai giovani. (\u2026) Un progetto come Linea di Confine non si potr\u00e0 pi\u00f9 realizzare n\u00e9 ora n\u00e9 in futuro. Il mondo della fotografia e il mondo dei <em>media<\/em> in generale sono cambiati, e si sono trasformati cos\u00ec velocemente e cos\u00ec drammaticamente che non sono sicuro che si potr\u00e0 mai pi\u00f9 rifare una Linea di Confine con la stessa cura, la stessa pazienza di iniziare qualcosa senza sapere dove si andr\u00e0 a finire, ma desiderare lo stesso andare avanti. (\u2026) Nel nostro presente un milione di immagini all\u2019ora vengono caricate su Internet. E allo stesso tempo la nostra attenzione per queste immagini \u00e8 diminuita drasticamente, proprio a causa dell\u2019incredibile quantit\u00e0 di immagini che ci circonda. La realt\u00e0 della fotografia sta cambiando molto. (\u2026) Linea di Confine \u00e8 la memoria, la storia di una fotografia che forse non esister\u00e0 pi\u00f9 in futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><a href=\"https:\/\/www.musei.re.it\/appuntamenti\/mostra-on-borders-sui-confini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">On Borders &#8211; Sui confini. L\u2019esperienza d\u2019indagine di &#8220;Linea di Confine per la Fotografia contemporanea&#8221;<\/a><\/em><br>a cura di Ilaria Campioli, William Guerrieri e Monica Leoni<br>Reggio Emilia, Palazzo dei Musei<br><em>8 dicembre 2024 &#8211; 23 marzo 2025<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Walter Niedermayr, <\/em>TAV<em>, 2006<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019esperienza\u00a0&#8220;Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea&#8221;, come sostiene Urs Stahel \u2013 nell\u2019estratto dell\u2019intervista che troverete qui sotto \u2013 \u00e8 qualcosa da accorpare allo stile anni Novanta.\u00a0Linea di Confine, in qualche modo, si proponeva di indagare, tramite l\u2019arte, la trasformazione di un luogo, ma soprattutto si inseriva nella prosecuzione della tradizione tra i due secoli, quella di Eug\u00e8ne Atget e Timothy O\u2019Sullivan, di Berenice Abbott e Walker Evans, in seguito accolta, problematizzata e ravviata da Lewis Baltz e John Gossage, Bernd e Hilla Becher tra i moltissimi altri. In fondo, come diceva Baltz, la fotografia \u00e8 paradossale proprio nell\u2019interazione con il concetto di realt\u00e0: le fotografie, malgrado la loro verosimiglianza, sono astrazioni, la loro informazione \u00e8 selettiva e incompleta.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":178,"featured_media":60074,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[108],"tags":[51,1272,3070,663,740,3071,1366,3069],"coauthors":[1932],"class_list":["post-60057","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-mostre","tag-fotografia","tag-guido-guidi","tag-nicoletta-leonardi","tag-olivo-barbieri","tag-sabrina-ragucci","tag-urs-stahel","tag-walter-niedermayr","tag-william-guerrieri","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Sconfinare - Sabrina Ragucci<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"L\u2019esperienza\u00a0&quot;Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea&quot;, come sostiene Urs Stahel \u2013 nell\u2019estratto dell\u2019intervista che troverete qui sotto \u2013 \u00e8 qualcosa da accorpare allo stile anni Novanta.\u00a0Linea di Confine, in qualche modo, si proponeva di indagare, tramite l\u2019arte, la trasformazione di un luogo, ma soprattutto si inseriva nella prosecuzione della tradizione tra i due secoli, quella di Eug\u00e8ne Atget e Timothy O\u2019Sullivan, di Berenice Abbott e Walker Evans, in seguito accolta, problematizzata e ravviata da Lewis Baltz e John Gossage, Bernd e Hilla Becher tra i moltissimi altri. 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Ha esposto il suo lavoro in numerose mostre monografiche e collettive, in Italia e all\u2019estero. Nel 2011 \u00e8 tra gli artisti del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia con \u201cItalian East Co(a)st\u201d (divenuto, in via definitiva, \u201cCondominio Oltremare\u201d). Nel 2012, con Giorgio Falco, ha pubblicato \u201cThe Collared Dove Sound\u201d, nel 2014 \u201cCondominio Oltremare\u201d (L\u2019orma) e nel 2020 \u201cFlashover\u201d (Einaudi) . Ha collaborato con diverse riviste on line; scrive di fotografia e arte su \u201cil manifesto\u201d. Ha insegnato Storia dell\u2019arte e della fotografia. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo \u201cIl medesimo mondo\u201d (Bollati Boringhieri). 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In fondo, come diceva Baltz, la fotografia \u00e8 paradossale proprio nell\u2019interazione con il concetto di realt\u00e0: le fotografie, malgrado la loro verosimiglianza, sono astrazioni, la loro informazione \u00e8 selettiva e incompleta.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/12\/10\/sconfinare\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Sconfinare - Sabrina Ragucci","og_description":"L\u2019esperienza\u00a0\"Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea\", come sostiene Urs Stahel \u2013 nell\u2019estratto dell\u2019intervista che troverete qui sotto \u2013 \u00e8 qualcosa da accorpare allo stile anni Novanta.\u00a0Linea di Confine, in qualche modo, si proponeva di indagare, tramite l\u2019arte, la trasformazione di un luogo, ma soprattutto si inseriva nella prosecuzione della tradizione tra i due secoli, quella di Eug\u00e8ne Atget e Timothy O\u2019Sullivan, di Berenice Abbott e Walker Evans, in seguito accolta, problematizzata e ravviata da Lewis Baltz e John Gossage, Bernd e Hilla Becher tra i moltissimi altri. 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