{"id":59234,"date":"2024-11-14T00:01:00","date_gmt":"2024-11-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=59234"},"modified":"2024-11-10T21:36:21","modified_gmt":"2024-11-10T20:36:21","slug":"celan-dilazionato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/11\/14\/celan-dilazionato\/","title":{"rendered":"Celan dilazionato","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Paul Celan arriva in Italia insieme molto presto, e catastroficamente tardi. Non si parla ovviamente delle visite dell\u2019uomo in una terra da lui spesso immaginata (e in una lingua volentieri tradotta), come quella ad Assisi nel novembre del 1953, testimoniata dalla poesia omonima raccolta due anni dopo in <em>Von Schwelle zu Schwelle<\/em> (\u00abDi soglia in soglia\u00bb); bens\u00ec della nostra accoglienza alla sua poesia. La storia l\u2019ha raccontata Dario Borso in un libro straordinariamente documentato: <em><a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/12\/05\/pietre-e-fiori-scelti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Celan in Italia. Storia e critica di una ricezione<\/a><\/em> (Prospero 2020). Chi pi\u00f9 si spende \u00e8 Ingeborg Bachmann, reduce da una travagliata relazione con lui, a Vienna cinque anni prima. In quel \u201953 lui ha trentatr\u00e9 anni, lei ventisei. Ma \u00e8 gi\u00e0 molto ascoltata: quell\u2019anno ha avuto il premio del Gruppo 47 (nel quale tenter\u00e0 pure di far entrare l\u2019amico Paul, ovviamente invano) per <em>Il tempo dilazionato<\/em>, e sulle prime tenta la via della musica, carissima a entrambi. Luigi Nono, che le ha chiesto un testo sul quale lavorare, si vede consegnare <em>Todesfuge<\/em> (\u00abFuga di morte\u00bb) e dopo poco si arrende. Un altro che nota subito Celan \u00e8 il giovane (e allora brillantissimo) Pietro Citati, che propone al poeta di portare le sue poesie a \u00abBotteghe oscure\u00bb e a \u00abOfficina\u00bb; sulla prima in effetti ne esce una nel \u201956; mentre nulla appare sulla rivista diretta da Pasolini (chiss\u00e0 se gli arrivarono in lettura; il suo nome, in ogni caso, non cadr\u00e0 mai sotto la sua penna). Quell\u2019anno per la prima volta una poesia di Celan viene tradotta nella nostra lingua: lo fa una giovane germanista romagnola, Gilda Musa (figura interessante di poetessa in proprio, allora, e pi\u00f9 avanti pioniera della narrativa di fantascienza), sulla rivista \u00abPoesia Nuova\u00bb (la scelta cade di nuovo su <em>Todesfuge<\/em>, stavolta resa come \u00abFuga sul tema morte\u00bb); due anni dopo Musa cura un\u2019antologia della <em>Poesia tedesca del dopoguerra<\/em>, includendovi cinque poesie di Celan.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un episodio chiave \u00e8 quello del \u201957, quando un\u2019<em>Antologia di poeti tedeschi<\/em> appare su una testata ben pi\u00f9 tenuta d\u2019occhio dove conta, \u00abil verri\u00bb fondato l\u2019anno prima da Luciano Anceschi. Il suo redattore <em>factotum<\/em> \u00e8 un suo allievo milanese, il ventiduenne Nanni Balestrini, per met\u00e0 tedesco e molto amico di Bachmann. E fu lei (come mi conferm\u00f2 Nanni tanto tempo dopo) a passargli parte di quei materiali, fra i quali le tre poesie di Celan da lui tradotte nell\u2019occasione (definendo <em>Todesfuge<\/em> \u00abla pi\u00f9 bella poesia scritta in tedesco in questi ultimi anni\u00bb). \u00c8 questa la volta che del poeta (che a cavallo del Sessanta vince i maggiori premi di Germania) si comincia a parlare, in Mondadori, per una sua possibile raccolta in italiano. A Milano Celan sbarca nell\u2019aprile del \u201964: la sera \u00e8 in programma una sua lettura al Goethe Institut e il direttore, Johannes H\u00f6sle, prima lo va a incontrare in un caff\u00e8, stupendosi per l\u2019affabilit\u00e0 di un uomo preceduto da una fama a dir poco intimidatoria. Di l\u00ec a poco, invece, si produce il solito disastro. Prima Celan legge in modo talmente inespressivo da intimidire un pubblico gi\u00e0 messo a malpartito dall\u2019oggettiva difficolt\u00e0 dei testi; poi resta seduto, muto e catatonico, e nessuno osa avvicinarglisi. La mattina dopo, nella sede d\u2019allora in Via Bianca di Savoia, va all\u2019appuntamento in Mondadori. Pure stavolta il contatto pare promettente: Vittorio Sereni riferisce a Ferruccio Masini, traduttore designato, che \u00absembra molto meno scorbutico di quanto la leggenda non dica\u00bb; certo ora il libro che hanno in mente per lui nello \u00abSpecchio\u00bb proceder\u00e0 senza intralci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non era quello il primo tentativo di Sereni. Due anni prima (dopo che una prima mossa l\u2019ha azzardata il Saggiatore di Giacomo Debenedetti, con Marianello Marianelli), consapevole che Celan vuole non un traduttore qualsiasi ma un \u201cvero\u201d poeta italiano (come ha fatto lui, per esempio nel \u201959 con Osip Mandel\u2019\u0161tam: capitale versione-innesto resa nella nostra lingua l\u2019anno scorso dallo stesso Borso per Crocetti), Sereni tenta il tutto per tutto con un amico vero che \u00e8 anche, lui lo sa bene, il maggior poeta della sua generazione. Oltretutto Andrea Zanzotto (il carteggio fra i due \u00e8 stato pubblicato da Silvia Volpato in una tesi di dottorato del 2021) conosce gi\u00e0 quella poesia da un pezzo, perch\u00e9 gliel\u2019ha fatta leggere nei primi anni Cinquanta uno dei suoi pi\u00f9 cari amici, il germanista Giuseppe Bevilacqua. Ed \u00e8 appunto lui che manda avanti uno Zanzotto atterrito pi\u00f9 di sempre dalle ombre proprie, e tutt\u2019altro che allietato alla prospettiva di inoltrarsi in quelle ancor pi\u00f9 fitte del quasi coetaneo di Parigi. A Sereni manda otto <em>specimina<\/em> di Bevilacqua (che infine, nel \u201998, sar\u00e0 il curatore del \u00abMeridiano\u00bb di Celan), nelle quali per\u00f2 mette le mani pure lui: secondo Borso in tre di esse, in una sola secondo Giovanna Cordibella (curatrice, nel 2013 per L\u2019Obliquo, del carteggio fra Celan e Sereni; e tornata sull\u2019argomento sul numero dedicato a Zanzotto dal \u00abverri\u00bb, nel \u201921; fatto sta che questi frammenti non sono stati ammessi, lo stesso anno, nel quaderno di traduzioni zanzottiano curato per \u00abLo Specchio\u00bb da Giuseppe Sandrini).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Celan boccer\u00e0 una dopo l\u2019altra le successive proposte di Sereni (sonoro il respingimento, per esempio, di Maria Luisa Spaziani), mentre fa sapere che l\u2019abbozzo cui ha messo mano Zanzotto gli pare promettente (a proposito di Masini dice per esempio che preferirebbe \u00abche le traduzioni suonino forse un po\u2019 strane all\u2019orecchio italiano piuttosto che non diventino poesie italiane bellissime\u00bb). Zanzotto forse gli suona sufficientemente <em>strano<\/em>, ma malgrado le insistenze di Sereni l\u2019autore di <em>IX Ecloghe<\/em> (allora perso nei labirinti di quella che sar\u00e0 <em>La Belt\u00e0<\/em>) non si rende disponibile. Al di l\u00e0 delle scuse di prammatica, il motivo reale del gran rifiuto si legge in una nota redatta in casa editrice da Marco Forti: \u00aba Celan sarebbe piaciuto molto Zanzotto, ma [\u2026] Zanzotto sta facendo del lavoro suo e non vorrebbe che il suo tradurre Celan influenzasse in qualche modo quello che sta facendo\u00bb. L\u2019<em>innesto<\/em> di Celan (come lo chiamer\u00e0 Primo Levi nella <em>Ricerca delle radici<\/em>) era insomma di quelli troppo profondi, e troppo problematici (<em>Traduzioni trapianti imitazioni<\/em> s\u2019intitoler\u00e0, postumo, il suo succitato \u201cquaderno\u201d; nel \u201969 Zanzotto attender\u00e0 Celan a Firenze per finalmente conoscersi di persona, a un premio al quale concorrono entrambi e al quale la spunter\u00e0 invece Ted Hughes, ma Celan non si presenta all\u2019appuntamento; l\u2019anno dopo si getter\u00e0 dal Pont Mirbeau).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E cos\u00ec bisogner\u00e0 attendere il 1976, sei anni dopo la morte di Celan, per il suo primo libro in italiano. Quello ora riproposto dall\u2019Orma, con sottili varianti e cospicue aggiunte (nonch\u00e9 l\u2019accattivante <em>bonus<\/em> del <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/05\/21\/con-paul-celan-nel-bagaglio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">saggio autobiografico di Helena Janeczek<\/a>), \u00e8 appunto il volume infine uscito nello \u00abSpecchio\u00bb a cura di Moshe Kahn e dell\u2019archeologa sua amica Marcella Bagnasco (in questa nuova edizione le \u00e8 subentrato il poeta e filosofo Vittorio Tamaro). Come ricorda Kahn \u2013 figura singolarissima di <em>pontifex<\/em> in due sensi: a lui si deve, fra le molte altre dall\u2019italiano, la non meno che eroica versione tedesca di <em>Horcynus Orca<\/em> di Stefano D\u2019Arrigo, uscita nel 2014 \u2013 l\u2019incarico di tradurlo in italiano gli venne dallo stesso Celan all\u2019inizio del 1970. Kahn, giovane poeta di fresca nomina alla direzione del Goethe-Institut di Firenze, non aveva ventott\u2019anni. In una rubrica televisiva condotta da Enzo Siciliano lo salutarono proprio Sereni e Zanzotto, senza far menzione del loro sentiero interrotto di quattordici anni prima. Le parole di Zanzotto (da lui riprese solo in parte nell\u2019intervento noto di altri quattordici anni dopo), pubblicate da Borso, le ha riviste e corrette Cordibella sul \u00abverri\u00bb. Il rischio di \u00abcrollare nella mutezza\u00bb psicotica (\u00abqualcosa di diverso\u00bb, perch\u00e9 coatto, dal \u00absilenzio\u00bb), e insieme \u00abessere ebbri di nuove scoperte\u00bb: un doppio legame, questo da lui indicato in Celan, che Zanzotto per primo ben conosceva, sulla propria pelle mentale. I percorsi di Celan solo \u00ablabirinti\u00bb che portano non alla \u00abcasa natale\u00bb, bens\u00ec in \u00abuna terra di nessuno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A mezzo secolo di distanza, Kahn ha ripreso in mano quel libro mitico e introvabile, presto divenuto una chicca per bibliofili. E ne ha fatto un libro nuovo. Come dice lui, se nel 1976 Celan era fra le emozioni pi\u00f9 <em>hip<\/em> del pubblico della poesia, nel 2024 \u00e8 semplicemente un classico: gli studi di questi decenni ne hanno \u00abillumina<em>to<\/em> aspetti un tempo considerati ermetici o semplicemente incomprensibili\u00bb e cos\u00ec si sono potuti correggere \u00abimprecisioni o malintesi\u00bb della versione di allora. Succede insomma con Celan la stessa cosa che sta succedendo col poeta che lui pi\u00f9 sentiva fratello, Mandel\u2019\u0161tam: i cui <em><a href=\"https:\/\/giometti-antonello.it\/scheda_osip.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Quaderni di Vorone\u017e<\/a><\/em> Maurizia Calusio ha ritradotto (nel 2018, per gli sfortunatissimi tipi di Giometti &amp; Antonello), dopo averne offerta una prima versione nello \u00abSpecchio\u00bb nel \u201995, sulla base della messe di documenti nel frattempo emersi dal disgelo degli archivi sovietici. Il risultato, per l\u2019uno come per l\u2019altro, \u00e8 un ibrido singolarissimo: tra il libro tradotto in un\u2019oscurit\u00e0 quasi completa, e il libro tradotto alla \u00abluce coatta\u00bb di tanta conoscenza intercorsa, sussiste un\u2019identit\u00e0 enantiomorfa: sono del tutto diversi eppure, misteriosamente e perfettamente, sono anche <em>lo stesso libro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del resto capita sempre cos\u00ec, leggendo una stessa poesia di Celan in due diverse traduzioni italiane: nessuno quanto lui (forse l\u2019unico altro che si pu\u00f2 citare in tal senso \u2013 e non sar\u00e0 un caso \u2013 \u00e8 proprio Mandel\u2019\u0161tam) diventa <em>due poeti diversi<\/em>, eppure restando <em>lo stesso poeta<\/em>. \u00c8 un mistero che non riguarda solo gli arcani della traduzione, tanto studiati dai filosofi, bens\u00ec pi\u00f9 alla radice il rapporto fra tempo e memoria, fra immaginazione e desiderio, fra coazione a comprendere ed estasi di non poterlo fare del tutto. Fra la \u00abvita\u00bb, insomma (qualsiasi cosa voglia dire questa parola), e quella che <a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/libro\/9788874620654\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Camilla Miglio<\/a> ha definito \u00abvita a fronte\u00bb: cio\u00e8 la poesia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paul Celan<br><em><a href=\"https:\/\/www.lormaeditore.it\/libro\/9791254760833\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Poesie<\/a><\/em><br>traduzione di Moshe Kahn in collaborazione con Marcella Bagnasco e Vittorio Tamaro<br>con un testo di Helena Janeczek<br>L\u2019orma, 2024<br>382 pp., \u20ac 30<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Una versione pi\u00f9 breve di questo articolo \u00e8 uscita sulla \u00abDomenica\u00bb del \u00abSole 24 ore\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Odilon Redon, <\/em>L&#8217;eclosion<em>, 1910-14, acquarello e gouache su carta, Petit Palais, Mus\u00e9e des Beaux-arts de la Ville de Paris<\/em> <em>(fonte: Wikimedia Commons)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Paul Celan arriva in Italia insieme molto presto, e catastroficamente tardi. 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