{"id":58850,"date":"2024-11-04T00:01:00","date_gmt":"2024-11-03T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=58850"},"modified":"2024-11-02T14:32:10","modified_gmt":"2024-11-02T13:32:10","slug":"ode-a-monica-vitti-documentare-antonioni-in-anne-carson-e-viceversa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/11\/04\/ode-a-monica-vitti-documentare-antonioni-in-anne-carson-e-viceversa\/","title":{"rendered":"Ode a Monica Vitti: documentare Antonioni in Anne Carson e viceversa","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Questa \u00e8 una versione ridotta e semplificata dell\u2019articolo originale apparso sulla rivista \u00ab<\/em><a href=\"https:\/\/www.rivisteweb.it\/doi\/10.17397\/109019\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>L\u2019avventura-International Journal of Italian Film and Media Landscapes<\/em><\/a><em>\u00bb, 2\/2023, pp. 167-184, cui si rimanda per la lettura integrale. Si ringraziano la rivista e l\u2019editore il Mulino per la gentile concessione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\"><em>Decreation <\/em>di Anne Carson (2005) \u00e8 un\u2019opera ibrida (contiene saggi, poesie liriche, poemetti, dialoghi, operette teatrali ecc.), iscrivibile nella cornice del saggio lirico. Recentemente resa disponibile per il pubblico italiano nella traduzione di Patrizio Ceccagnoli (Utopia 2023), la raccolta contiene anche alcuni testi che ruotano attorno a una riflessione sul concetto di sublime, in cui i film di Michelangelo Antonioni figurano come intertesto principale insieme al saggio attribuito a lungo a Longino, risalente al I secolo, <em>Sul sublime<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima parte della sezione \u00abFoam. (Essay with Rapsody) On the Sublime in Longinus and Antonioni\u00bb si intitola significativamente \u00abSpill\u00bb (\u00abRovesciamento\u00bb), e prende la forma di un saggio in cui Carson propone una lettura \u00abdocumentaristica\u00bb del sublime, interrogandosi in particolare sul rapporto fra la disposizione emotiva che contraddistingue questa specifica categoria estetica (anche alla luce della teoria kantiana) e la documentalit\u00e0, intesa anche e soprattutto nei termini della citazione. Per Carson, infatti, la citazione produce una momentanea uscita dai limiti del s\u00e9, dai confini di chi dice \u00abio\u00bb, attraverso l\u2019appropriazione di qualcosa che pertiene al dominio dell\u2019Altro, un\u2019eccedenza di vita che viene letteralmente prelevata dal contesto originario e rimontata all\u2019interno di una nuova forma, una struttura che ha in s\u00e9 la forza della creazione artistica. Partecipare dell\u2019esperienza del sublime significa esperire, per interposta voce nel caso della citazione, l\u2019energia creatrice che percorre le opere d\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, l\u2019esibizione del documento, e dunque l\u2019innesco dell\u2019esperienza del \u00absublime\u00bb, comporta un pericolo costante, che si situa tanto sulla sponda dell\u2019\u00abio\u00bb quanto su quella dell\u2019\u00abAltro\u00bb: sul primo versante, l\u2019immersione nell\u2019alterit\u00e0 e il superamento della percezione soggettiva pu\u00f2 provocare una perdita di s\u00e9, una disintegrazione della propria identit\u00e0 che pu\u00f2 sfociare, nel suo risvolto negativo, anche nell\u2019alienazione, in un\u2019incapacit\u00e0 di rientrare nei confini dell\u2019\u00abio\u00bb; nel secondo caso, l\u2019appropriazione implicita nello stesso atto documentale \u2013 quel senso di \u00abbanditismo\u00bb di cui parla Carson \u2013 contiene in s\u00e9 il rischio potenziale dell\u2019annullamento dell\u2019alterit\u00e0, nascosta sotto le mentite spoglie del nuovo contesto che l\u2019accoglie, privata della sua stessa integrit\u00e0 originaria. \u00c8 una reciproca frammentazione, quella che si dispone fra \u00abio\u00bb e \u00abnon io\u00bb, trascinati nella tempesta della relazione sublime.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carson mette a frutto tutto questo in una serie di componimenti che appartengono a una sezione successiva, significativamente intitolata \u00abSublimes\u00bb, e che ruota variamente intorno alla figura attoriale di Monica Vitti e alle sue interpretazioni all\u2019interno di tre film di Michelangelo Antonioni: <em>L\u2019avventura <\/em>(1960),<em> L\u2019eclisse <\/em>(1962),<em> Il deserto rosso <\/em>(1964). Al centro si situa il corpo femminile dell\u2019attrice, nella sua ambigua intersezione fra regimi ontologici differenti, nel suo abitare, contemporaneamente, il mondo e la pellicola, nel suo farsi sito di emergenza prediletta per l\u2019esperienza del sublime.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSublimes\u00bb si apre con un\u2019immagine che assomiglia a un fotogramma dal <em>Deserto rosso<\/em>, ma in realt\u00e0 si tratta di una foto di scena: al suo interno possiamo vedere Ugo e Corrado di spalle, mentre si rivolgono a una Giuliana colta nella sua interezza e che si staglia contro le pareti, imbrattate di getti di pittura, del locale che vorrebbe trasformare nel suo negozio. Sotto all\u2019immagine troviamo una frase, mai pronunciata all\u2019interno del film: \u00abEverything might spill\u00bb, \u00abTutto pu\u00f2 rovesciarsi\u00bb. La didascalia crea un collegamento immediato fra la sezione intitolata \u00abSpill\u00bb e ci\u00f2 che sembra essere raccontato nell\u2019immagine: anche senza aver visto il film, la prossemica dei personaggi indica che la responsabile del rovesciamento sulle pareti sia la donna interpretata da Monica Vitti, l\u2019unica della quale possiamo cogliere il volto, assorto in un\u2019espressione perplessa, inquieta. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-58864 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"700\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.-1.jpg?resize=900%2C700&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-58864\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.-1.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.-1.jpg?resize=300%2C233&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.-1.jpg?resize=768%2C597&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.-1.jpg?resize=60%2C47&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">D:a Anne Carson, <em>Decreazione<\/em>, trad. it. di P. Ceccagnoli, Utopia Editore 2023, pp. 66-67.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella sezione, in cui sono contenute diverse tipologie testuali riconducibili principalmente a forme poetiche o di prosa poetica, tre componimenti contengono esplicitamente nel titolo la parola Monica Vitti\u00bb, mentre un quarto \u00e8 incentrato sul ruolo di Giuliana nel<em> Deserto rosso<\/em>; in tutti e quattro il corpo dell\u2019attrice si fa luogo, fisico e metaforico, di instabilit\u00e0 documentale, in una continua sovraimpressione di citazioni e nell\u2019attuarsi dello sconfinamento tra il \u00abcorpo-realema\u00bb di Monica Vitti e le traiettorie destabilizzanti delle sue personagge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo componimento manifesta la complessit\u00e0 della tramatura ecfrastica gi\u00e0 a partire dal titolo:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>L\u2019<\/em><br>(Ode to Monica Vitti)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>l\u2019<\/em> (never<br>anywhere<br>simply absent<br>or\u2014how<br>plunged does the mind have to be)<br><em>Avventura<\/em>: caught<br>in the time of the island, scraping themselves back and forth over<br>the rocks, men slant against the wind and her golden<br>hair going horizontal in whips on the ecstatic sea, boats roar<br>up, roar off, men stand<br>gazing\u2014<br>and as<br>for the scandal of our abandonment<br>in a universe of \u201csudden trembling love,\u201d blondes<br>being<br>always<br>fatally<br>reinscribed<br>on an old cloth<br>faintly,<br>interminably<br>undone, why<br>does Plato<br>call Necessity<br>a \u201cwandering cause\u201d isn\u2019t it because<br>you can<br>\u2018t<br>tell<br>where<br>she got in?\u2014men steady on the rock<br>now they have put that gilded night<br>down<br>a little rip in their minds.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019articolo determinativo \u00ab<em>l\u2019<\/em>\u00bb, presente in italiano e dunque immediatamente riconducibile al titolo del film \u2013 con cui condivide anche l\u2019uso grafico del corsivo \u2013 \u00e8 separato da \u00ab<em>Avventura<\/em>\u00bb da una parentetica: la sfera semantica dell\u2019assenza, che l\u2019apostrofo interpreta in senso letterale essendo un segno grafico al posto di una lettera omessa, viene tematizzata attraverso un affastellarsi di avverbi e aggettivi. La negazione di una specificit\u00e0 temporale (\u00abnever\u00bb) e spaziale (\u00abanywhere\u00bb) si esplicitata ulteriormente nella presentificazione paradossale dell\u2019assenza (\u00absimply absent\u00bb). Sembra che lo spazio testuale fra l\u2019articolo determinativo e l\u2019elemento cui si riferisce lasci presagire una dimensione sospensiva, quasi che l\u2019apostrofo indeterminasse laddove invece dovrebbe determinare: ecco una prima manifestazione dell\u2019esperienza del sublime, che annulla il confine spaziale e temporale, annulla il <em>dasein<\/em>, l\u2019esserci, quell\u2019\u00abio\/I\u00bb che sembra nascondersi nella grafia italiana della \u00abl\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma di chi \u00e8 la soggettivit\u00e0 che pare de-realizzarsi, de-crearsi nello spazio di un inciso? Un primo indizio proviene dal participio passato del verbo \u00abplunge\u00bb: \u00e8 la mente ad essere \u00abimmersa\u00bb, come l\u2019anima che si caccia nella totalit\u00e0, nell\u2019incommensurabile dell\u2019esperienza sublime, perch\u00e9 \u00abto plunge\u00bb non equivale, semplicemente, all\u2019\u00abessere immersi\u00bb, bens\u00ec a un\u2019azione energica, intensiva, all\u2019atto di \u00abtuffarsi\u00bb, di \u00abimmergersi\u00bb con forza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire dal settimo verso cominciano a delinearsi pronomi e nomi dei soggetti che si muovono sulla scena secondo una triangolazione di forze \u2013 Carson \u00e8 incline a usare figure triangolari, in particolar modo in <em>Decreation<\/em> \u2013 che d\u00e0 conto della sequenza filmica di cui l\u2019intero componimento pare essere una sorta di eccentrica ecfrasi. Si tratta, in particolare, della seconda fase della ricerca di Anna quando, il mattino seguente, Claudia, Sandro e il vecchio pescatore vengono raggiunti dalle imbarcazioni degli amici e del padre della giovane donna scomparsa, scortati dalla Guardia di Finanza. A consentirci di indentificare in maniera precisa il segmento filmico \u00e8 un dettaglio che caratterizza il personaggio interpretato da Monica Vitti visibile in tutta la sequenza, e cui pure il componimento di Carson attribuisce una nuova capacit\u00e0 significante, stimolandoci a indugiarvi con lo sguardo. Il verso \u00abher golden \/ hair going horizontal in whips on the ecstatic sea\u00bb richiama il movimento della chioma di Claudia quando, svegliatasi all\u2019alba, si reca sulla sommit\u00e0 dell\u2019isola, esplorando il paesaggio sferzato da un vento potente che ne costituisce anche il principale <em>soundscape<\/em>.<strong> <\/strong>Alla sua mobilit\u00e0 si contrappone la staticit\u00e0 di Sandro, che raggiunge Claudia e la osserva sempre pi\u00f9 insistentemente. E infatti, i verbi riferiti a lui e agli uomini che nuovamente vanno alla ricerca di Anna indicano una stasi che insiste in una scopia sempre pi\u00f9 ambigua. \u00abMen stand \/ gazing\u00bb: \u00e8 l\u2019occhio dei finanzieri che sondano gli anfratti tra le rocce, ma \u00e8 soprattutto quello di Sandro che inizia a guardare Claudia con inaspettato desiderio, e saranno cos\u00ec gli occhi degli uomini di Noto, che accerchiano da tutte le prospettive il corpo eccentrico di Claudia, scambiata per una turista straniera.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.-2-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-58872 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"476\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.-2-1.jpg?resize=900%2C476&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-58872\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.-2-1.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.-2-1.jpg?resize=300%2C159&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.-2-1.jpg?resize=768%2C406&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.-2-1.jpg?resize=60%2C32&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Screenshot da <em>L\u2019avventura<\/em>, regia di Michelangelo Antonioni (1960)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dettaglio in movimento del corpo femminile si staglia contro \u00abthe ecstatic sea\u00bb: il primo indizio del sublime in atto \u00e8 la caratterizzazione del paesaggio, di cui rocce e vento scandiscono una separazione non solo in senso spaziale, ma soprattutto temporale (\u00abthe time of the island\u00bb). Sublime dinamico e sublime matematico, per dirla con Kant, si intersecano proprio come accade nelle inquadrature di Antonioni che, con lenti movimenti di macchina da destra a sinistra e poi da sinistra a destra, abbracciano l\u2019immensit\u00e0 delle Eolie nei campi lunghissimi che si fanno scenografia dell\u2019imprevista attrazione fra Claudia e Sandro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il sublime si cela anche nella storia nascosta che quel dettaglio \u2013 la capigliatura agitata da un vento che minaccia e libera al tempo stesso \u2013 pu\u00f2 schiudere a partire dal sommarsi di una serie di \u201ccitazioni\u201d depositate sul corpo dell\u2019attrice Vitti. Per un verso, i capelli d\u2019oro mossi dal vento richiamano alla memoria le spire entro cui sono avvolte le Veneri e le ninfe rinascimentali al centro della riflessione di Aby Warburg, rintracciate, a partire anche dalle letture posteriori date da Didi-Huberman, proprio a partire dall\u2019eccedenza di un movimento che spesso riguarda crini e vesti e che, soprattutto, si manifesta come esito di un evento atmosferico tanto misterioso quanto necessario, doppio visibile dell\u2019invisibile moto interiore.L\u2019ispirazione warburghiana non \u00e8 qui da intendersi alla lettera, ma funge piuttosto da suggestione sia per iscrivere la scena filmica all\u2019interno di una stratigrafia iconografica, sia per sottolineare la sovraimpressione temporale di effetti \u201cdocumentali\u201d \u2013 e dunque \u201csublimi\u201d secondo la lettura carsoniana. La capigliatura bionda di Claudia viene da Carson riletta alla luce dello stereotipo, quello del \u00absudden trembling love\u00bb, un amore subitaneo che contrasta con il senso di eternit\u00e0 (\u00abnever\u00bb, \u00abanywhere\u00bb) dello spazio metafisico del sublime invocato nei primi versi. Alla consuetudine del \u00abvecchio canovaccio\u00bb si oppone \u00ablo scandalo del nostro abbandono\u00bb: ma chi dice \u00abnoi\u00bb? \u00c8 forse il punto di vista di Anna che parla, dal momento che \u00e8 il suo personaggio a svanire nel nulla per un bisogno di solitudine e di distacco dalle figure maschili \u2013 Sandro, il padre \u2013 verso i quali confluiva un primo nucleo dell\u2019incomunicabilit\u00e0 tematizzata nel film? Eppure l\u2019ode \u00e8 a Monica Vitti, non ad Anna, e nemmeno, in realt\u00e0, al personaggio di Claudia. Forse una risposta pu\u00f2 provenire proprio dai \u00abdocumenti\u00bb, dalle citazioni che nel corso del tempo si sono assommate sull\u2019origine stessa del film.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un primo racconto del rapporto fra il soggetto dell\u2019<em>Avventura<\/em> e il documento \u00e8 contenuto nella Prefazione a <em>Sei film<\/em> (1964), ovvero la pubblicazione delle sceneggiature di alcuni film di Antonioni \u2013 <em>Le amiche<\/em>,<em> Il grido<\/em>, <em>L\u2019avventura<\/em>,<em> La notte<\/em>, <em>L\u2019eclisse<\/em>,<em> Il deserto rosso<\/em> \u2013 nella prestigiosa collana \u00abSaggi\u00bb di Einaudi. Nel tentativo di illuminare il proprio processo creativo, ma anche di prendere distanza dalle parole scritte che immancabilmente tradiscono la \u00abverit\u00e0\u00bb delle immagini in movimento, il regista spiega come l\u2019idea del film sia nata mentre si trovava su uno yatch di amici diretto a Ponza. Qui si ritrova a pensare a \u00abuna ragazza che anni prima era scomparsa e della quale non si era saputo pi\u00f9 nulla\u00bb. Il ricordo di un episodio passato, che la prossimit\u00e0 a un\u2019isola scatena con un surplus di finzione, rappresenta quell\u2019\u00abelemento esterno concreto\u00bb inseparabile dalla \u00abfantasia\u00bb, dalla facolt\u00e0 immaginativa dell\u2019artista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, un elemento ancor pi\u00f9 concreto e rivelatorio del \u00abbanditismo\u00bb documentale di Antonioni ci viene rivelato proprio da Monica Vitti in un aneddoto che la vede protagonista. Il racconto si trova all\u2019interno di <em>Sette sottane<\/em> (1993), la prima delle due autobiografie scritte dall\u2019attrice. \u00c8 Vitti stessa a incarnare e prefigurare le sorti di Anna, perdendosi tra le rocce di una Ventotene magica e surreale, anticipandone dunque l\u2019essenza fantasmatica e fornendo ad Antonioni lo spunto per l\u2019ideazione del film.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo film interpretato da Monica Vitti \u00e8 dunque inestricabilmente legato a una sovraimpressione tra una personale esperienza sensoriale prossima all\u2019estasi e alla de-creazione di s\u00e9 (nel racconto di Vitti risultano centrali un senso di euforia, lo svanimento del senso di paura legata all\u2019autopercezione soggettiva e la fusione panica con la natura), e l\u2019atto citazionistico, documentale, in ultima istanza sublime, di Antonioni. Che Anne Carson abbia potuto leggere direttamente il racconto di Vitti \u00e8 improbabile (ma non impossibile), dal momento che non ci risulta che <em>Sette sottane<\/em> sia mai stato tradotto in inglese, mentre sappiamo per certo che ha avuto accesso alle dichiarazioni di Antonioni contenute all\u2019interno della raccolta <em>The Architecture of Vision <\/em>(1996). Eppure, \u00e8 innegabile che in quell\u2019\u00abour abandonment\u00bb, unica prima persona plurale in tutto il componimento, si assommino una serie di proiezioni che fanno della citazione della vita altrui la cifra dello specifico sublime di Antonioni e Vitti. Anna, che potremmo immaginare essere uno tra i possibili punti di vista che si nasconde dietro quell\u2019\u00abour\u00bb, si raddoppia con Claudia, che non a caso ne ha appena indossato la camicia quando si reca sulle rocce all\u2019alba, e che non a caso suscita l\u2019interesse di Sandro forse, anche, per questa perturbante coincidenza. Ma ad Anna e Claudia si uniscono la fuga subitanea di Vitti durante una gita in barca che precede le riprese del film, e quella invece tutta sospesa nell\u2019indeterminatezza di identit\u00e0 e luogo della ragazza evocata nelle parole di Antonioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scomparsa, la de-creazione di s\u00e9 di cui Anna si fa portatrice all\u2019interno del film semplicemente svanendo, pu\u00f2 allora essere interpretata anche come l\u2019immagine speculare e demistificante di quella causalit\u00e0 necessaria nella quale viene avvinta Claudia in quanto donna-bionda, oggetto del desiderio per antonomasia, ma trattata come anche \u00abdocumento\u00bb, in senso \u00aboggettivo\u00bb. La \u00abwandering cause\u00bb citata nel componimento, cui sintomaticamente ci si riferisce come \u00abshe\u00bb e non \u00abit\u00bb e dunque immediatamente connotata come soggetto femminile, \u00e8 il vento che scuote la passione necessaria, ai fini dell\u2019<em>emplotment<\/em>, tra Claudia e Sandro, ma pu\u00f2 essere anche intesa come il suo contrario, come quella capacit\u00e0, tipica dei personaggi interpretati da Monica Vitti, di proclamarsi moderna ninfa warburghiana che scompiglia le temporalit\u00e0 delle nostre visioni e delle nostre letture, marcata proprio dalle acconciature mosse dall\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al componimento dedicato a Monica Vitti seguono due testi che mescolano versificazione e andamento narrativo, e che sono ispirati al <em>Deserto rosso<\/em>. <em>Ode to the Sublime by Monica Vitti <\/em>e <em>Mia moglie (Loginus\u2019 Red Desert) <\/em>sembrano riportare, nella loro lettura consequenziale, alla riflessione sul complesso rapporto fra soggetto e oggetto all\u2019interno della relazione \u00absublime\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ode to the Sublime by Monica Vitti<\/em>, come si evince dal titolo, sposta infatti il ruolo di Monica Vitti da dedicataria ad autrice (fittizia) del testo, salvo che, nuovamente, a parlare, piuttosto, sembrerebbe il personaggio di Giuliana. L\u2019uso della prima persona singolare, coerente per tutta la durata, si sostituisce a quel \u00abnoi\u00bb adombrato in <em>L\u2019 (Ode to Monica Vitti)<\/em>: se nell\u2019<em>Avventura<\/em> il soggetto femminile eccentrico era sdoppiato nella coppia dicotomica Anna-Claudia, nel <em>Deserto rosso<\/em> \u00e8 Giuliana a ricomprendere dentro di s\u00e9 le polarit\u00e0 tensive. Questa volta non c\u2019\u00e8 un riferimento a una precisa scena del film, di cui vengono invece evocati, in ordine sparso, alcuni dettagli: l\u2019uovo di quaglia mangiato nel casotto in mezzo alla nebbia, la nebbia che si fa cassa di risonanza della sirena (\u00abA foghorn sounding through fog makes the fog seem to be everything\u00bb), le paludi intorno alla fabbrica paragonate ai dipinti di Brueghel, le pareti vuote del negozio. Nella seconda parte del componimento prevalgono invece alcuni dialoghi \u2013 riportati in maniera ora diretta ora indiretta \u2013 con Corrado, tra cui soprattutto la controversa scena dell\u2019amplesso fra Giuliana e Corrado, in bilico fra estasi e violenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019intero testo \u00e8 attraversato dalla ripetizione anaforica, quasi martellante, di una parola intrinsecamente legata al sublime, ma che pure schiude, nuovamente, una riflessione sul rapporto fra soggetto e movimento nelle inquadrature del film: \u00abeverything\u00bb, parola altamente de-significante e che \u00e8 stata tradotta in italiano con \u00abtutto\u00bb, si ripete per ben 19 volte, come un <em>Leitmotiv<\/em> (motivo che diventa movimento continuo) che percorre il corpo della Giuliana di Carson. Ma anche la Giuliana di Antonioni \u00e8 attraversata da continui scarti improvvisi, da gesti apparentemente incoerenti e subitanei, nel cui fremito corporale si cela, nuovamente, l\u2019esperienza di vita di Monica Vitti \u2013 dal cui periodo depressivo prende direttamente spunto il film, come ha sottolineato la stessa attrice \u2013 e che trova affioramento verbale proprio nella ripetizione della parola \u00abtutto\u00bb all\u2019interno della pellicola. Confrontando le battute del film con quanto riportato nella sceneggiatura (a firma di Antonioni e Tonino Guerra), si ha la conferma di quanto la parola \u00abtutto\u00bb sia centrale nei modi espressivi di Giuliana e compaia sempre nei momenti in cui l\u2019instabilit\u00e0 del soggetto emerge con pi\u00f9 forza, prendendo la forma di una fusione panica, \u00absublime\u00bb, con ci\u00f2 che la circonda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esibizione iperbolica di \u00abeverything\u00bb nel componimento carsoniano non solo ci induce a riconsiderare le modalit\u00e0 espressive del personaggio di Giuliana nel film, ma la sua dislocazione serpentina e onnipresente sulla pagina si accompagna alla descrizione dei movimenti improvvisi del corpo, come se l\u2019integrit\u00e0 del soggetto fosse scossa da un vento potente, questa volta quasi tutto interiore. Se il ruolo del dettaglio in movimento nel film potrebbe apparire secondario (solo nella sequenza della piattaforma i capelli di Giuliana-Monica appaiono mossi da un vento modesto), \u00e8 perch\u00e9 l\u2019intero corpo della personaggia-attrice si fa metronomo di un movimento oscillatorio, presentificato dal verso che riprende la didascalia dell\u2019immagine&nbsp; \u2013 \u00abEverything might spill\u00bb \u2013 che ha aperto la sezione \u00abSublimes\u00bb e che abbiamo visto essere una falsa battuta riferita a un\u2019immagine di scena assente nell\u2019originale filmico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei racconto versificato della scena intima con Corrado, notiamo alcuni dettagli che riverberano sulla Giuliana di celluloide: il movimento del collo che fa attrito al corpo (\u00abI never relax my neck even when kissing Corrado\u00bb), la mescolanza di piacere e dolore (\u00aba motion of pleasure and \/ pain that throws itself back and forth in me\u00bb), il confine perturbante tra violenza e godimento, l\u2019alternanza fra stasi e movimento, la ricorrenza della parola \u00abeverything\u00bb (\u00abEverything requires attention\u00bb, \u00ab\u2018Everything,\u2019 Kant says, exists only in our mind\u00bb, \u00abfighting with everything with Corrado\u00bb, \u00abI had to fight everything \/ through Corrado\u00bb): riguardando Giuliana alla luce delle parole di Carson, ne vediamo depositato l\u2019engramma di una ninfa e menade al tempo stesso, eternamente percorsa e percossa da moti interiori che si manifestano esteriormente in una frenesia corporea, controbilanciata dall\u2019inespressivit\u00e0 dello sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il procedimento documentale e documentario, recuperato in <em>Ode to the Sublime by Monica Vitti<\/em> attraverso la citazione reiterata della parola \u00abtutto\u00bb e delle scoperte allusioni a specifiche battute del film appena variate, risulta centrale soprattutto nella struttura del componimento successivo: <em>Mia moglie (Longinus\u2019 Red Desert) <\/em>altro non \u00e8 che un montaggio, sperimentale anche nella veste grafica, di tre tipologie testuali differenti. Una voce narrante parla di Giuliana, osservando, sin dal primo verso, le convenzioni di <em>emplotment<\/em> entro le quali si trova avvinta la sua personaggia (\u00abA caught woman is something the movies want to believe in\u00bb), quasi a voler sottolineare di nuovo il persistere dei canovacci che vogliono la donna o innamorata (Claudia) o isterica (Giuliana). La voce narrante descrive alcune scene che vedono al centro la protagonista: una donna che ha sempre freddo o caldo al punto di piantarsi un termometro sotto l\u2019ascella, o che \u00abin sex she clusters herself on the man\u2019s body as if hit by a wind\u00bb. \u00c8 come se si trattasse di un commento contemporaneamente al film e al componimento precedente, tanto da spiegare, saggisticamente ed esplicitamente, che \u00abshe has somehow got the Sublime inside her\u00bb. Nel commentare Giuliana, la voce narrante cita alla lettera alcune battute, riportate in corsivo, e che corrispondono perlopi\u00f9 a espressioni usate dalla personaggia: \u00ab<em>time in the clinic<\/em>\u00bb, \u00ab<em>accident<\/em>\u00bb, \u00ab<em>she wanted everything<\/em>\u00bb, \u00ab<em>Now she is well<\/em>\u00bb, \u00ab<em>What is that antenna for?<\/em> she asks a man. <em>To listen to the noise of stars<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa prima forma documentale \u00e8 resa ancor pi\u00f9 complessa dall\u2019intrecciarsi di altri due livelli di citazione. Da un lato, vengono riportati i commenti di Longino al frammento 31 di Saffo, forse il componimento pi\u00f9 noto della poeta greca e su cui Carson ha riflettuto a lungo, sia in altre sezioni di <em>Decreation <\/em>sia nel suo celebre <em>Eros il dolceamaro<\/em>. Dall\u2019altro, a spezzare l\u2019andamento dei due livelli precedenti, irrompono alcune parole, nuovamente in corsivo, dello stesso testo di Saffo, disposte in una diagonale verticale, quasi a disegnare una forma scossa dal vento. Infatti le parole riportate sono quelle successive al verso \u00abun tremito mi possiede\u00bb: \u00abgreener \/ than \/ grass \/ and \/ dead \/ almost \/ I \/ seem\u00bb, frantumati da Carson in singoli sintagmi, si abbattono come fruste sulla complessa relazione documentale e sublime che assume la forma di un triangolo, con Longino, Saffo e Giuliana\/Vitti a occuparne i vertici. La sovraimpressione fra la Saffo citata da Longino e la Giuliana immagine in movimento (che \u00e8 a sua volta citazione dell\u2019esperienza corporeale dell\u2019attrice Vitti), citata nelle parole della voce narrante di Carson, conflagra nel dettaglio che pi\u00f9 di tutti marca la superficie del corpo di Giuliana: il verde del suo cappotto, con cui appare all\u2019inizio del film, \u00e8 sintomo di quel \u00abpi\u00f9 verde dell\u2019erba\u00bb che prelude, nella lirica di Saffo, a una de-creazione di s\u00e9 al di l\u00e0 dei limiti dell\u2019attrazione erotica o dell\u2019apparente gelosia. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-58879 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"489\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.3.jpg?resize=900%2C489&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-58879\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.3.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.3.jpg?resize=300%2C163&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.3.jpg?resize=768%2C417&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.3.jpg?resize=60%2C33&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Screenshot da <em>Il deserto rosso<\/em>, regia di Michelangelo Antonioni (1964)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSaffo va in estasi. \u00abPi\u00f9 verde dell\u2019erba io sono\u00bb, dice, predicando del proprio Essere un attributo che si pu\u00f2 osservare solo dall\u2019esterno del corpo\u00bb. L\u2019uscita di s\u00e9 non \u00e8 forse ci\u00f2 che sperimenta Giuliana? E il suo cappotto verde non pu\u00f2 essere allora interpretato come un tentativo, tutto fallimentare, di ricollegarsi a un paesaggio ormai devastato e alienato, come i laghi neri \u00e0 la Brueghel circondati da una vegetazione che ha ormai perduto inesorabilmente il suo colore originario? <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-58882 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"647\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.4.jpg?resize=900%2C647&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-58882\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.4.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.4.jpg?resize=300%2C216&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.4.jpg?resize=768%2C552&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.4.jpg?resize=60%2C43&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Pieter Bruegel il Vecchio, <em>De sombere dag (Giornata buia)<\/em>, 1565, Kunsthistorisches Museum, Vienna<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ultimo componimento di Carson dedicato a Monica Vitti si intitola <em>Kant\u2019s Question about Monica Vitti<\/em>. \u00c8 <em>L\u2019eclisse<\/em>, questa volta, a essere al centro di un procedimento pi\u00f9 scopertamente ecfrastico e che, quasi chiudendo una sorta di ciclo dedicato all\u2019attrice italiana nei film di Antonioni, insiste su una scena specifica del film. Si tratta della prima sequenza, che si svolge all\u2019interno di un appartamento e che vede due personaggi fronteggiarsi in una rottura quasi priva di parole. Come ormai Carson ci ha abituato, anche qui vediamo il montaggio alternato di due punti di vista: il primo \u00e8 quello di Kant, che forse sta guardando \u2013 ma non \u00e8 dato saperlo \u2013 il film; il secondo \u00e8 rappresentato da una voce narrante che descrive, nei termini di una <em>kinekphrasis<\/em>, le scene che si svolgono nel salotto dell\u2019ormai ex compagno di Vittoria. I primi versi forniscono immediatamente la chiave di lettura del componimento: \u00abIt was hidden in her and it gave Kant pleasure. \/ L\u2019Eclisse <em>begins with a wind blowing Monica Vitti\u2019s hair. She is inside a room.<\/em> Il \u00abdettaglio in movimento\u00bb \u00e8 proprio quello dei capelli di Vitti-Vittoria, un movimento che appare tanto pi\u00f9 incongruo quanto pi\u00f9 viene ritardata l\u2019identificazione dell\u2019origine dello spostamento d\u2019aria.<strong> <\/strong>Il ventilatore, che si trova su un tavolino vicino alla poltrona dalla quale Riccardo osserva Vittoria muoversi inquieta nella stanza, non \u00e8 pi\u00f9 rappresentativo delle forze naturali che nell\u2019<em>Avventura<\/em> hanno inglobato Anna-Claudia-Vitti: la separazione tra soggetto e paesaggio circostante \u00e8 marcato anche dalle tende tirate, nonostante ormai sia sopraggiunta l\u2019alba.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.5-.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-58885 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"477\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.5-.jpg?resize=900%2C477&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-58885\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.5-.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.5-.jpg?resize=300%2C159&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.5-.jpg?resize=768%2C407&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Fig.5-.jpg?resize=60%2C32&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Screenshot da <em>L\u2019eclisse<\/em>, regia di Michelangelo Antonioni (1962)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, \u00e8 proprio il movimento in quanto tale, un moto interiore che appare sulla superficie del corpo di Vittoria-Vitti, a provocare un senso di piacere nel Kant-personaggio, che arriva a identificare la giovane donna quale espressione della Cosa in s\u00e9. La Cosa in s\u00e9 \u00e8, al tempo stesso, il fatto, l\u2019attestazione di qualcosa, e l\u2019impossibilit\u00e0 stessa di poterlo rappresentare. Come le cause dell\u2019inquietudine di Vittoria rimangono inspiegate e inspiegabili, le citazioni e i procedimenti documentali possono condurre all\u2019esperienza sublime solo attraverso lo scacco e l\u2019impossibilit\u00e0 della mimesi del reale. Il Sublime, l\u2019\u00abio\u00bb che diventa \u00abnon io\u00bb, nei due poli opposti dell\u2019estasi o dell\u2019alienazione, pu\u00f2 essere avvicinato solo attraverso un atto in controtempo. E se alla fine, ci dice Carson, Vittoria-Vitti pu\u00f2 finalmente lasciare la stanza, abbandonare il fremito artificiale del ventilatore per camminare \u00abcontenta\u00bb nel paesaggio metafisico dell\u2019Eur, forse possiamo vedere l\u2019immagine speculare di quel ventilatore nello stormire delle foglie della sequenza finale dell\u2019<em>Eclisse<\/em>: senza quasi pi\u00f9 esseri umani, il movimento di ci\u00f2 che resta al di fuori del soggetto (l\u2019acqua delle fontane, dei rigagnoli, degli annaffiatoi, il vento, l\u2019accendersi automatico dei lampioni) diventa allora la realizzazione di quello che si augurava Simone Weil, citata da Carson: \u00abIf only I could see a landscape as it is when I am not there\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: screenshot da <\/em>L\u2019avventura<em>, regia di Michelangelo Antonioni (1960)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Decreation&#8221; di Anne Carson (2005) \u00e8 un\u2019opera ibrida (contiene saggi, poesie liriche, poemetti, dialoghi, operette teatrali ecc.), iscrivibile nella cornice del saggio lirico. 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