{"id":5837,"date":"2020-04-20T00:01:59","date_gmt":"2020-04-19T22:01:59","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=5837"},"modified":"2024-06-06T12:07:47","modified_gmt":"2024-06-06T10:07:47","slug":"ritratto-di-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/04\/20\/ritratto-di-tutti\/","title":{"rendered":"Ritratto di tutti","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Non c\u2019\u00e8 discorso su ritratto e autoritratto che non evochi, pi\u00f9 o meno d\u00e9tournandolo, il motto epocale di Rimbaud, <em>Je est un autre<\/em>. Il pi\u00f9 sofisticato di questi cortocircuiti \u00e8 quello operato da Jean-Luc Nancy, che nel 2013 intitol\u00f2 <em>L\u2019altro ritratto<\/em> una bellissima mostra al MART e, l\u2019anno seguente con lo stesso titolo, un\u2019acuminata riflessione pubblicata, da noi, da Castelvecchi. Proseguendo il discorso di un suo precedente saggio, <em>Il ritratto e il suo sguardo<\/em>, a interessare il filosofo \u2013 in una prospettiva che da Cartesio conduce a L\u00e9vinas \u2013 \u00e8 lo sguardo di rimando che il volto indirizza a chi lo guarda: \u00abnel ritratto si ritraccia [\u2026] la possibilit\u00e0 per noi di essere presenti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa prospettiva \u00e8 sempre implicita nell\u2019indagine di Marco Delogu sul genere-ritratto in fotografia, da sempre <em>core business<\/em> del suo lavoro d\u2019artista ma che, in qualit\u00e0 di curatore, data almeno dal 2014 della mostra <em>Portrait<\/em>, al Macro di Roma. Ed \u00e8 infatti ben rappresentata, tanto nella prima \u201cforma\u201d di <em><a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/04\/20\/facing-the-camera\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Facing the Camera<\/a><\/em><strong> <\/strong>pubblicata nel 2018, che in questa nuova che avete fra le mani: tappa ulteriore di un percorso, evidentemente, interminabile (all\u2019ultima pagina della prima edizione figuravano il disegno di una spirale e la scritta \u00abto be continued\u2026\u06da). Lo si vede bene, intanto, nelle scelte del Delogu \u201ccuratore\u201d, che tendenzioso esplora il panorama della fotografia italiana di oggi, e della sua tradizione recente.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-Mamma-con-Donatella-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?fit=631%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5842 lazyload\" width=\"470\" height=\"762\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-Mamma-con-Donatella-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?fit=631%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5842\" width=\"470\" height=\"762\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-Mamma-con-Donatella-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?w=1248&amp;ssl=1 1248w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-Mamma-con-Donatella-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?resize=185%2C300&amp;ssl=1 185w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-Mamma-con-Donatella-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?resize=631%2C1024&amp;ssl=1 631w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-Mamma-con-Donatella-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?resize=768%2C1246&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-Mamma-con-Donatella-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?resize=947%2C1536&amp;ssl=1 947w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-Mamma-con-Donatella-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?resize=60%2C97&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-Mamma-con-Donatella-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?resize=480%2C778&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 470px) 100vw, 470px\" \/><\/noscript><figcaption>Moira Ricci, <em>20.12.53-10.08.04 (Mamma con Donatella)<\/em>, <br>Fonteblanda (Grosseto), 2004<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019\u201caltro\u201d \u00e8 tale in senso psicoanalitico, per esempio, nel lavoro a sua volta <em>in progress <\/em>di Moira Ricci, <em>20.12.53-10.08.04<\/em>. (Mi piace cominciare da lei, perch\u00e9 \u00e8 stato proprio grazie a Delogu \u2013 in occasione d\u2019una sua piccola personale ospitata dall\u2019Istituto italiano di cultura di Londra, da lui allora diretto \u2013 che ho potuto fare la conoscenza con questo che \u00e8 fra i vertici assoluti, mi sento di dire, dell\u2019arte italiana del nostro tempo.) Tanto tecnicamente semplici, realizzate come sono con Photoshop, quanto emotivamente sono non meno che lancinanti le foto di famiglia che Ricci ha ritoccato, inserendo la propria stessa figura al fianco della madre scomparsa (le date del titolo sono l\u2019alfa e l\u2019omega: quelle della sua nascita e della sua morte). Quello che pu\u00f2 apparire un <em>effetto Forrest Gump<\/em> non ha proprio nulla di ludico, invece: se \u00e8 forse inevitabile, da parte nostra, proiettare una certa ironia nei confronti dell\u2019abuso patetizzante che troppo spesso delle foto di famiglia fanno gli artisti d\u2019oggi, lo struggimento che si produce guardando le immagini di Moira Ricci mantiene sempre, viceversa, una sua evidente, tanto bizzarra quanto innegabile <em>autenticit\u00e0<\/em>: proprio in virt\u00f9, paradossalmente, della <em>falsificazione<\/em> operata dall\u2019autrice (non diverso il cortocircuito di suoi lavori pi\u00f9 recenti che esplorano, o piuttosto \u201cinventano\u201d, le mitologie dell\u2019<em>heimat<\/em> maremmana d\u2019origine: come <em>Da buio a buio<\/em>, visto alla Quadriennale di Roma del 2016,o <em>Dove il cielo \u00e8 pi\u00f9 vicino<\/em>, presentato al Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia nel 2017). Ed \u00e8 ineffabile il cortocircuito appunto psicoanalitico che produce in queste pagine Delogu, quando accosta il lavoro di Ricci a quello, di quarant\u2019anni precedente, di Luigi Di Sarro: che fotografava il riflesso nello specchio appunto di sua madre, cos\u00ec includendo anche se stesso nella sua immagine. Non c\u2019\u00e8 trucco e non c\u2019\u00e8 inganno, stavolta: ma identico, e non meno perturbante, risulta l\u2019effetto di <em>sovrimpressione psichica<\/em> cos\u00ec prodotto. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Luigi-Di-Sarro-Autoscatto-nel-ritratto-della-madre-allo-specchio-1969-COURTESY-CENTRO-LUIGI-DI-SARRO-.jpg?fit=749%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5844 lazyload\" width=\"428\" height=\"584\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Luigi-Di-Sarro-Autoscatto-nel-ritratto-della-madre-allo-specchio-1969-COURTESY-CENTRO-LUIGI-DI-SARRO-.jpg?fit=749%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5844\" width=\"428\" height=\"584\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Luigi-Di-Sarro-Autoscatto-nel-ritratto-della-madre-allo-specchio-1969-COURTESY-CENTRO-LUIGI-DI-SARRO-.jpg?w=989&amp;ssl=1 989w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Luigi-Di-Sarro-Autoscatto-nel-ritratto-della-madre-allo-specchio-1969-COURTESY-CENTRO-LUIGI-DI-SARRO-.jpg?resize=219%2C300&amp;ssl=1 219w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Luigi-Di-Sarro-Autoscatto-nel-ritratto-della-madre-allo-specchio-1969-COURTESY-CENTRO-LUIGI-DI-SARRO-.jpg?resize=749%2C1024&amp;ssl=1 749w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Luigi-Di-Sarro-Autoscatto-nel-ritratto-della-madre-allo-specchio-1969-COURTESY-CENTRO-LUIGI-DI-SARRO-.jpg?resize=768%2C1050&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Luigi-Di-Sarro-Autoscatto-nel-ritratto-della-madre-allo-specchio-1969-COURTESY-CENTRO-LUIGI-DI-SARRO-.jpg?resize=60%2C82&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Luigi-Di-Sarro-Autoscatto-nel-ritratto-della-madre-allo-specchio-1969-COURTESY-CENTRO-LUIGI-DI-SARRO-.jpg?resize=480%2C656&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 428px) 100vw, 428px\" \/><\/noscript><figcaption>Luigi Di Sarro, <em>Autoscatto nel ritratto della madre allo specchio<\/em>, 1969 (Courtesy Centro Luigi Di Sarro)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 spesso l\u2019\u201caltro\u201d che si affaccia da queste immagini \u00e8 politico-sociale, cio\u00e8 storico. Se Moira Ricci ha dichiarato che con <em>20.12.53-10.08.04<\/em> ha voluto realizzare \u00abuna sorta di collisione temporale tra presente e passato\u00bb \u2013 <em>collisione<\/em>, nel suo caso, privata per non dire solipsistica \u2013 ci espone a uno choc diverso ma non certo minore il rivedere, in questo contesto, i <em>Nudi Pacifisti<\/em> di Gianni Berengo Gardin (questa sorta di equivalente italico degli <em>Uomini del Ventesimo Secolo<\/em> di sanderiana memoria: dove per\u00f2, spogliati degli indumenti-divisa che ciascuno di quei \u201ctedeschi rappresentativi\u201d subito identificava appunto socialmente, gli Italiani del Sessantotto si manifestano colle insegne e gli emblemi del loro vissuto \u201cin comune\u201d) o i ragazzi tecnicamente dolci di Tano D\u2019Amico, nelle loro pose fiere e nei loro occhi sperduti, all\u2019interno delle case occupate del Settantasette; o ancora, sebbene solo virtualmente, il ritratto di Gastone Novelli realizzato da Ugo Mulas a Venezia, di nuovo nel \u201968 (dove, come sappiamo, tutt\u2019intorno sta andando in scena la sovversione: materialmente agita, proprio da Novelli, girando le sue tele contro i muri della Biennale).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-fratelli-ed-un-cugino-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?fit=682%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5847 lazyload\" width=\"426\" height=\"639\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-fratelli-ed-un-cugino-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?fit=682%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5847\" width=\"426\" height=\"639\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-fratelli-ed-un-cugino-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?w=1348&amp;ssl=1 1348w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-fratelli-ed-un-cugino-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-fratelli-ed-un-cugino-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?resize=682%2C1024&amp;ssl=1 682w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-fratelli-ed-un-cugino-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?resize=768%2C1153&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-fratelli-ed-un-cugino-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?resize=1023%2C1536&amp;ssl=1 1023w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-fratelli-ed-un-cugino-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?resize=60%2C90&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Moira-Ricci-20.12.53-10.08.04-fratelli-ed-un-cugino-Fonteblanda-Grosseto-2004.jpg?resize=480%2C721&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 426px) 100vw, 426px\" \/><\/noscript><figcaption>Moira Ricci, <em>20.12.53-10.08.04 (fratelli ed un cugino)<\/em>, <br>Fonteblanda (Grosseto), 2004<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In casi come questi non pare contare il volto in primo piano, quanto l\u2019\u00abItalia dell\u2019ultimo mezzo secolo\u00bb che gli sta attorno, e che tutto \u00e8 meno che il suo semplice \u201csfondo\u201d: come scrive Giorgio Falco, queste immagini davvero \u00abprelevano qualcosa dal flusso del tempo in cui ci \u00e8 dato vivere, per proiettarci altrove, nel tempo parallelo dentro il quale, molto spesso, riconosciamo ancora qualcosa di noi\u00bb. Una <em>collisione temporale<\/em> \u00e8 anche il contrasto che si viene in tal modo a creare fra una storia, com\u2019\u00e8 andata effettivamente, e quella che, date altre circostanze, si sarebbe potuta produrre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma nel libro, fra le altre, ci sono anche le foto dello stesso Delogu. Il quale non manca di confrontarsi \u2013 com\u2019\u00e8 impossibile non fare \u2013 con la tradizione pittorica, del ritratto (ivi compresa quella meta-tale di Paolini o di Ontani): dove, dopo l\u2019emancipazione cinque-seicentesca del paesaggio \u2013 che in precedenza, di norma, faceva tutt\u2019uno con le figure umane \u2013, la specificit\u00e0 del genere consiste nel suo trattare appunto da \u201csfondo\u201d, e cos\u00ec da \u201ccontrasto\u201d, tutto quanto esuli dalla persona che \u00e8 al centro \u2013 psichico, se non geometrico \u2013 dell\u2019immagine. Nelle immagini realizzate da Delogu in prima persona, o in quelle ai suoi modi pi\u00f9 prossime, <em>sfondo<\/em> e <em>figura<\/em> dicono invece, in fondo, esattamente la stessa cosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei <em>Travestiti<\/em> di Lisetta Carmi, per esempio, l\u2019apparizione dell\u2019\u201caltro\u201d \u2013 in questo caso, s\u2019intende, quella pi\u00f9 o meno spettrale dell\u2019altro genere sessuale \u2013 vede trascolorare l\u2019una ricerca nell\u2019altra: la transizione psichica (psico-somatica) vi appare segno e funzione, altres\u00ec, di una transizione sociale e di costume; di una dimensione, cio\u00e8, di nuovo, storica. Ma alla medesima congiunzione si assiste pure nella serie dedicata da Delogu ai suoi <em>Cardinali<\/em>: se \u00e8 impossibile non associarli, d\u2019acchito, alla filiera pittorica vel\u00e1zquez-baconiana (il lampeggiare di sottecchi di Bafile se ne mostra degno erede), a ben vedere l\u2019arcano che lasciano trasparire (e che Delogu non manca di evocare, allusivo, nel suo testo di oggi) \u00e8 quello classicamente illustrato da Ernst Kantorowicz nei <em>Due corpi del re<\/em>: con la \u00abpersona\u00bb pubblica suddivisa fra un corpo mortale, biologico e anagrafico, e uno \u201cpolitico\u201d invece incorruttibile e, virtualmente, immortale. Sono uomini anziani: principi morituri che si vedono sfuggire tra le mani l\u2019autorit\u00e0 spirituale, e forse soprattutto quella terrena, sino a quel momento compiaciutamente esercitata; eppure qualcosa, nei loro occhi, confida in un\u2019ulteriorit\u00e0 che non \u00e8 solo la trascendenza religiosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oppure si guardino i carcerati di <em>Cattivit\u00e0<\/em>: come il <em>cattivissimo<\/em> ritratto dell\u2019irriducibile fascio Concutelli, che in camicia nera emerge dall\u2019ombra pi\u00f9 bituminosa, la pi\u00f9 caravaggesca possibile. Anche in questo caso \u00e8 difficile sottrarsi, appunto, all\u2019eco della tradizione pittorica (alla quale si potr\u00e0 magari aggiungere la sintonia, cos\u00ec congeniale, col \u00abvecchio malvissuto\u00bb dei <em>Promessi Sposi<\/em>); eppure, se \u00e8 vero che Delogu \u2013 come scrive \u2013 in queste immagini, sue e altrui, ricerca l\u2019\u00abappartenenza\u00bb (\u00aba un gruppo, a un luogo, a un periodo storico, a narrazioni molto vicine\u00bb), c\u2019\u00e8 da chiedersi come mai la condizione di questi reclusi ci appaia, come appare, cos\u00ec vicina alla nostra: per non dire fraterna (anche intollerabilmente tale, nel caso di ceffi come Concutelli). Facile evocare la metafora, topicamente esistenzialista, dell\u2019esistenza come \u201cprigione\u201d; ma qui si tocca, mi pare, qualcosa di pi\u00f9 profondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi lo spiega nel modo pi\u00f9 evocativo \u00e8 Emanuele Trevi, in un estratto dal suo <em>Sogni e favole<\/em> (che all\u2019epoca della prima edizione del libro di Delogu era un\u2019anticipazione dal bellissimo \u00abqualcosa di scritto\u00bb poi pubblicato, nel \u201919, da Ponte alle Grazie). Qui il personaggio-chiave \u00e8 appunto un fotografo, Arturo Patten: il quale \u2013 americano per nascita, ma italiano e siciliano per scelta \u2013 si suicid\u00f2 ad Agrigento, sessantenne, nel 1999. La \u00abforma particolare di saggezza\u00bb del ritratto, dice Trevi, \u00e8 \u00abla stessa che aveva ispirato a Tolstoj la pagina in cui Ivan Il\u2019ic ragiona sull\u2019abissale differenza tra imparare a scuola che tutti gli uomini sono mortali e capire che, in quel dato momento, a tirare le cuoia \u00e8 proprio lui, e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente come \u201ctutti gli uomini\u201d che lo possa riparare o consolare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ritratto fotografa dunque, \u00e8 il caso di dire, un arcano che una volta, in uno dei frammenti di <em>Profanazioni<\/em>, ha sondato Giorgio Agamben analizzando la parola-concetto \u00abspeciale\u00bb: \u00abessere speciale non significa l\u2019individuo, identificato da questa o quella qualit\u00e0 che gli appartengono in modo esclusivo. Significa, al contrario, essere qualunque, cio\u00e8 un essere tale che \u00e8 indifferentemente e genericamente ciascuna delle sue qualit\u00e0, aderisce ad esse senza lasciare che nessuna lo identifichi\u00bb. \u00c8 <em>speciale<\/em>, insomma, ci\u00f2 che riconduce ciascuno di noi alla <em>specie<\/em> cui appartiene: dove l\u2019ontogenesi, davvero, ricapitola la filogenesi. \u00abSpeciale \u00e8, infatti, un essere \u2013 che, non somigliando ad <em>alcuno<\/em>, somiglia a <em>tutti<\/em> gli altri\u00bb (ancora Agamben). Qualcosa del genere diceva pure Leonardo Sciascia commentando i volti di Antonello da Messina (riferimento-chiave, questo, tanto per Nancy che per Patten): \u00ab\u201csomigliano\u201d; sono l\u2019idea stessa, l\u2019arch\u00e8, della somiglianza\u00bb, proprio perch\u00e9 pirandellianamente rinviano a \u00abuno, nessuno e centomila volti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pensiamo a un\u2019altra etimologia come quella di <em>specioso<\/em>: la parola latina vale semplicemente \u201cbello\u201d (anche se in seguito ha preso in italiano una sfumatura peggiorativa, di \u201cbello solo in apparenza\u201d, connessa appunto all\u2019etimo da <em>species<\/em>: \u201cvista\u201d, \u201capparenza\u201d); e nell\u2019accezione originaria risuona nel <em>Salmo 45<\/em> (\u00abSpeciosus forma es pr\u00e6 filiis hominum\u00bb), riferita infatti a Cristo. Tanto \u00e8 vero che, nella sua icona archetipica d\u2019Occidente \u2013 quella di Jan Van Eyck detta <em>Vera Icon<\/em>, con ogni probabilit\u00e0 dipinta in due versioni (entrambe perdute, e a noi note solo da copie coeve conservate a Monaco di Baviera, Berlino, Newcastle upon Tyne e nella madrepatria Bruges) dall\u2019archimandrita della pittura fiamminga, e di l\u00ec diffusa in tutta l\u2019episteme rinascimentale \u2013, sulla cornice della versione di Bruges, si legge appunto il passo dei <em>Salmi<\/em> specios[vs] forma p[r\u00e6] filiis ho[m]i[nv]m. Quella di Cristo \u00e8 <em>icona<\/em> <em>vera <\/em>in quanto non solo rappresenta un modello di \u201cbellezza\u201d (umana e artistica insieme: distinguere fra le due dimensioni, in questo caso, \u00e8 davvero impossibile) ma soprattutto perch\u00e9 \u201crappresenta\u201d, nel suo complesso, il genere umano: <em>ci rappresenta<\/em>. (Per questo, aggiungo, ci guarda direttamente negli occhi: con frontalit\u00e0 che si faticherebbe a trovare, altrove, nella ritrattistica del periodo; il Cristo del <em>Vangelo<\/em> pasoliniano mutuer\u00e0 la medesima frontalit\u00e0.) Non diversamente, al culmine del <em>Paradiso<\/em> dantesco, al cospetto della \u00abluce etterna\u00bb al centro dei \u00abtre giri \/ di tre colori e d\u2019una contenenza\u00bb, e subito prima che la sua \u00abmente\u00bb venga \u00abpercossa\u00bb dal \u00abfulgore\u00bb che lo accecher\u00e0, il Pellegrino contempla un\u2019ultima immagine \u2013 non pi\u00f9 astratta, non pi\u00f9 geometrica, non pi\u00f9 assoluta \u2013 in cui si riassume tutto \u00abci\u00f2 che per l\u2019universo si squaderna\u00bb. E questa <em>vera icona<\/em> \u00e8 l\u2019incarnazione del Figlio, cio\u00e8 \u00abla nostra effige\u00bb. Questa \u00e8 l\u2019ultima immagine che ci \u00e8 dato vedere: Dio non \u00e8 che il nostro Specchio. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se ritraggo qualcuno, in fondo, \u00e8 sempre perch\u00e9 mi pare un <em>essere speciale<\/em>. Non in quanto personaggio famoso o rappresentativo, cio\u00e8 un\u2019icona nel senso principesco-cardinalizio del termine (come nella declinazione seriale del Warhol tardo che, del genere-ritratto, rappresenta insieme il culmine e la negazione). Ma perch\u00e9 io, qui e ora, lo prescelgo, lo incornicio, in qualche modo (anche nei modi che pi\u00f9 si vogliano denotativi e antiretorici, come quelli di Guido Guidi o Sabrina Ragucci) lo monumentalizzo. Quell\u2019<em>essere speciale<\/em> che \u00e8 irriducibilmente individuo, contingente e inconfondibile, \u00e8 allo stesso tempo anche, e misteriosamente, un perfetto rappresentante dell\u2019umanit\u00e0. \u00c8 sempre \u00abun altro\u00bb ma anche, allo stesso tempo, \u00abio\u00bb. Davvero, come scrive Falco (chiss\u00e0 se parafrasando il Demonio \u2013 l\u2019Anticristo \u2013 dei <em>Vangeli<\/em>: \u00abMi chiamo Legione, perch\u00e9 siamo in molti\u00bb: <em>Mc 5, 1-20<\/em>), \u00abIo sono una moltitudine\u00bb: perch\u00e9 ciascuno di noi si sente speciale, crede di possedere qualit\u00e0 uniche e incomparabili. Ma proprio questo nostro senso di unicit\u00e0, a ben vedere, \u00e8 il primo, il pi\u00f9 sottile e il pi\u00f9 indissolubile legame che ci unisca <em>a tutti gli altri<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>In copertina: Tano D\u2019Amico, <\/em>Ragazza del movimento<em>, Montalto di Castro, 1977<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 discorso su ritratto e autoritratto che non evochi, pi\u00f9 o meno d\u00e9tournandolo, il motto epocale di Rimbaud, &#8220;Je est un autre&#8221;.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":11,"featured_media":5839,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[309],"tags":[82,51,322,422],"coauthors":[1718],"class_list":["post-5837","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-nulla-die-sine-imago","tag-andrea-cortellessa","tag-fotografia","tag-libri","tag-marco-delogu","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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