{"id":57481,"date":"2024-09-20T00:01:00","date_gmt":"2024-09-19T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=57481"},"modified":"2024-09-20T08:34:33","modified_gmt":"2024-09-20T06:34:33","slug":"il-buono-il-brutto-il-cattivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/09\/20\/il-buono-il-brutto-il-cattivo\/","title":{"rendered":"Il buono, il brutto, il cattivo","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Il discorso sull\u2019arte si \u00e8 imbevuto nuovamente, come gi\u00e0 negli anni \u201830 e 40\u2019 e poi \u201860 e \u201870 del Novecento, di politica e morale. Nel tempo alcuni termini cambiano &#8211; \u201cattivismo\u201d invece che \u201cimpegno\u201d &#8211; laddove la sostanza sembra mantenersi costante; costante, nella maggioranza degli articoli sulle riviste d\u2019arte la presenza di pressupposti filosofici, psicologici, antropologici di una banalit\u00e0 sconcertante. Anche gli artisti contribuiscono a questo discorso, rubricato spesso come <em>politically correctness<\/em> che, come \u00e8 noto, indica un atteggiamento ultra rispettoso: virtuoso nella vita di tutti i giorni, ma potenzialmente nefasto in ambito artistico o letterario<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Sia come sia, da artista ho verificato che dimensione etica e dimensione estetica &#8211; prima ancora che dimensione politica e artistica &#8211; possono bens\u00ec essere pensate separatamente, ma condividono un terreno profondo, ben pi\u00f9 profondo di quello a cui in genere si fa riferimento parlando di valori e compiti dell&#8217;arte. Il filosofo Ludwig Wittgenstein pensava che qualunque definizione si possa dare del Bene assoluto, \u00e8 comunque un equivoco supporre che in tali definizioni si esprima ci\u00f2 che si intende effettivamente. \u00c8 come se le parole andassero a infrangersi contro un muro. Ma \u00e8 proprio quest\u2019urto, secondo il filosofo austriaco, l\u2019elemento cruciale: &#8220;Pensiamo ad esempio alla meraviglia per l&#8217;esistenza di qualcosa. La meraviglia non pu\u00f2 essere espressa sotto forma di domanda, e non c&#8217;\u00e8 nemmeno una risposta. Tuttavia, ci avventuriamo contro i limiti del linguaggio. Questo avventurarsi contro i limiti del linguaggio \u00e8 l&#8217;etica&#8221;<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E se la dimensione estetica dell&#8217;arte riguardasse il modo peculiare, diverso in ogni opera e per ogni artista, di quell&#8217; \u201cavventurarsi contro i limiti del linguaggio\u201d? Da anni mi pongo simili domande. Qualche tempo fa, stimolato da un bel testo di Barry Schwabsky dedicato a Philip Guston, sono tornato su un mio vecchio cruccio, che aveva preso forma proprio a partire dal disagio provato davanti ad alcune opere tarde del grande pittore americano. Ho scritto a Schwabsky e ne \u00e8 nato un dialogo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LUCA BERTOLO: Conclusione \u00e8 un concetto fondamentale per un artista. Quando \u00e8 conclusa un&#8217;opera? Si dice: \u201cOra il quadro \u00e8 finito\u201d, ma quel \u201cfinito\u201d pu\u00f2 assumere improvvisamente una valenza molto scura, come nella frase &#8220;la moglie fin\u00ec l&#8217;uomo con un colpo alla testa&#8221;. Del resto \u00e8 proprio attraverso tali ambiguit\u00e0 e paradossi che l\u2019arte riecheggia la nostra esistenza. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Se \u00e8 vero che la nostra vita diventa interamente comprensibile solo agli altri e solo alla fine del suo imprevedibile sviluppo, cio\u00e8 dopo la nostra morte, mi pare del tutto legittimo voler rimandare il momento della verit\u00e0, scegliendo di continuare a vivere, continuare a sbagliare&#8230; Ed eccomi a Guston. C\u2019\u00e8 un pensiero che mi cruccia: molte delle sue ultime opere &#8211; diciamo dal 1975 al 1980 &#8211; mi sembrano opere fallite. Queste opere &#8220;sbagliate&#8221; mi hanno sempre fatto sentire molto a disagio, molto triste. Non ho mai incontrato qualcuno che esprimesse esplicitamente un giudizio simile, non \u00e8 facile criticare un grande artista, ammesso che qualcuno condivida, anche parzialmente, il mio giudizio. Pi\u00f9 di una volta ho pensato di scrivere qualcosa al riguardo, per provare a tranquillizzarmi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">BARRY SCHWABSKY: \u00c8 interessante, sei la seconda persona che di recente mi ha detto che la qualit\u00e0 di Guston \u00e8 diminuita nelle sue ultime opere. A me non pare. Non amo tutti i suoi lavori, ma molti sono fantastici. Dopo aver letto la tua e-mail sono andato sul web per ricordarmi la cronologia. Un dipinto come questo mi sembra incredibile:<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/entrance-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-57572 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"683\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/entrance-1.jpg?resize=800%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-57572\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/entrance-1.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/entrance-1.jpg?resize=300%2C256&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/entrance-1.jpg?resize=768%2C656&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/entrance-1.jpg?resize=60%2C51&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Philip Guston, <em>Entrance<\/em>, 1979 \u00a9 The Estate of Philip Guston<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad ogni modo, a maggior ragione mi piacerebbe leggere ci\u00f2 che avresti da dire su questo argomento, abbiamo bisogno di questo tipo di conversazioni accanto a quelle &#8220;ideologiche&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LB: Il dipinto che hai allegato \u00e8 molto bello, senza dubbio. Ma tra i suoi ultimi lavori ce ne sono molti &#8211; diciamo in una percentuale molto pi\u00f9 alta che tra le opere precedenti &#8211; che mi appaiono chiaramente di qualit\u00e0 inferiore. E sono sicuro che Guston ne fosse consapevole. Ora, essendo lui un artista particolarmente esigente con s\u00e9 stesso, la domanda che mi pongo \u00e8 questa: se li considerava poco riusciti, perch\u00e9 li ha conservati?&nbsp; Forse, mi sono risposto, li ha conservati perch\u00e9 gli sembravano esprimere pi\u00f9 onestamente il suo disagio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che voglio dire \u00e8 questo: possiamo supporre che in certi frangenti ci\u00f2 che chiamiamo qualit\u00e0 artistica diventi piuttosto un limite, un vestito che ci sta troppo stretto? Possiamo immaginare la qualit\u00e0 come un confine che in certi casi si debba oltrepassare per raggiungere una verit\u00e0 di altro tipo? La posta in gioco per l\u2019artista (il regista, lo scrittore) diventa ancora pi\u00f9 evidente se riformuliamo la domanda rovesciandone i termini: fino a che punto \u00e8 lecito rendere esteticamente accettabile la bruttezza umana, la tragicit\u00e0 della vita? Eccoci calati nelle profondit\u00e0 dove etica ed estetica s\u2019attorcigliano, ben lontani dalla superficiale illustrazione dei buoni propositi o condanna delle cattive azioni.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Cherries-III-1976-Honolulu-Museum-of-Art.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-57491 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"452\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Cherries-III-1976-Honolulu-Museum-of-Art.jpeg?resize=800%2C452&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-57491\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Cherries-III-1976-Honolulu-Museum-of-Art.jpeg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Cherries-III-1976-Honolulu-Museum-of-Art.jpeg?resize=300%2C170&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Cherries-III-1976-Honolulu-Museum-of-Art.jpeg?resize=768%2C434&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Cherries-III-1976-Honolulu-Museum-of-Art.jpeg?resize=60%2C34&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Philip Guston,<em> Cherries III<\/em>, 1976 \u00a9 Honolulu Museum of Art<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">BS: Beh, mi piacerebbe vedere dal vivo quel mazzo di ciliegie! Ma ok, ammettiamo per amor di discussione che questi quadri non siano buoni. Il mio impulso \u00e8 quello di dire che se sono pi\u00f9 &#8220;veritieri&#8221;, allora significa che probabilmente sono &#8220;buoni&#8221; in un modo che non abbiamo ancora compreso; che superando i limiti di ci\u00f2 che avevamo precedentemente inteso come qualit\u00e0, hanno iniziato a smantellare i criteri precedenti e a crearne di nuovi che non ci sono ancora evidenti. Clement Greenberg ne aveva un&#8217;acuta percezione nel recensire le prime mostre di Pollock: &#8220;non ha paura di apparire brutto &#8211; tutta l&#8217;arte profondamente originale appare brutta all&#8217;inizio&#8221; (1945); &#8220;il cattivo gusto di Pollock \u00e8 in realt\u00e0 semplicemente la sua volont\u00e0 di essere brutto in termini di gusto contemporaneo. Nel corso del tempo questa bruttezza diventer\u00e0 un nuovo standard di bellezza&#8221; (1946). Ora, dove Greenberg dice &#8220;bruttezza&#8221; si potrebbe sostituire qualsiasi altra valutazione negativa. Cosa ne pensi? Si potrebbero anche consultare Adorno e Said sullo &#8220;stile tardo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LB: \u00c8 verissimo, spesso il nuovo sembra brutto all\u2019inizio. Ma concentriamoci su casi specifici. Pollock (i cui celeberrimi capolavori di dripping non mi hanno peraltro mai entusiasmato) stava effettivamente facendo qualcosa di radicalmente nuovo. Come si racconta, alla fine della sua giornata lavorativa tornava a casa esausto e confessava a Lee Krasner di avere dei dubbi sul fatto che ci\u00f2 che stava facendo potesse ancora essere chiamato pittura. Al contrario, non mi pare che i \u201cpeggiori\u201d tra gli ultimi quadri di Guston siano quelli che posseggano una maggior carica di novit\u00e0. Quei quadri infelici mi sembrano semplicemente peggiori di altri dipinti coevi: pi\u00f9 retorici, pi\u00f9 illustrativi, pi\u00f9 semplici in termini di sfumature di colore, pi\u00f9 deboli da ogni punto di vista formale. Ora, \u00e8 naturale che la produzione di qualsiasi artista (poeta, compositore) raggiunga delle vette, possieda una qualit\u00e0 media &#8211; che pu\u00f2 essere molto alta, come nel caso di Guston &#8211; e tocchi dei punti bassi. La mia ipotesi, forse ingenua, \u00e8 che le opere tarde che a me sembrano meno riuscite siano state prodotte in momenti in cui il malessere esistenziale di Guston \u00e8 stato particolarmente acuto, momenti in cui qualsiasi \u201cabbellimento\u201d di un quadro (leggi: sforzo per farlo funzionare formalmente) gli sarebbe apparso una sorta di tradimento. Io stesso ho vissuto un simile conflitto pi\u00f9 di una volta. Credo non ci siano dubbi sul fatto che circostanze particolarmente avverse possono ostacolare la creazione artistica. Il punto per\u00f2 \u00e8 un altro: fino a che punto un&#8217;opera d&#8217;arte \u00e8 in grado di tenere traccia di tali circostanze difficili pur rimanendo un&#8217;opera d&#8217;arte e non una semplice registrazione diaristica? Ho il sospetto che nei suoi ultimi \u201cbrutti&#8221; quadri Guston gridasse un dolore pi\u00f9 forte che in quelli &#8220;buoni&#8221;. Forse negli ultimi anni della sua vita non gli importava pi\u00f9 molto di quanto un quadro apparisse brutto, purch\u00e9 gridasse.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Fort-1979.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-57495 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"642\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Fort-1979.jpg?resize=800%2C642&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-57495\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Fort-1979.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Fort-1979.jpg?resize=300%2C241&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Fort-1979.jpg?resize=768%2C616&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Fort-1979.jpg?resize=60%2C48&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Fort-1979.jpg?resize=480%2C384&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Philip Guston<em>, Fort<\/em>, 1979 \u00a9 The Estate of Philip Guston<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">BS: Capisco che non si tratta di un&#8217;innovazione formale. Ma potrebbe essere questione di quali siano i criteri artistici (se mai ce ne possono essere) da adottare per giudicare certe opere. Forse se il &#8220;brutto&#8221; quadro &#8220;grida pi\u00f9 forte&#8221; di quello &#8220;buono&#8221;, significa che il \u201cgridare pi\u00f9 forte\u201d \u00e8 diventato il marcatore di un valore artistico nuovo, o rivisto rispetto a come lo si intenedeva in precedenza. D&#8217;altro canto, forse dobbiamo o possiamo comprendere meglio il valore delle cose brutte che rendono possibili quelle belle?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LB: Quello che sto cautamente suggerendo \u00e8 che in circostanze estreme (guerra, malattia, angoscia, depressione) potremmo non avere abbastanza energia e concentrazione per produrre una buona opera d&#8217;arte, incapaci come siamo di prendere le distanze dalla nostra contingenza. Quello che otteniamo \u00e8 simile a un&#8217;annotazione su un diario, <em>qualcosa di cui abbiamo bisogno, indipendentemente dal suo valore artistico<\/em>. \u00c8 vero quello che dici: nel giudicare dobbiamo essere disposti a mettere in discussione il nostro approccio, e magari a cercare altri criteri. Penso per esempio al cosiddetto &#8220;periode vache&#8221; di Magritte, tra 1947 e il 1948, in cui dipinse deliberatamente in uno stile grossolano, fumettistico, fauve-grottesco. Molti di quei quadri, che sembrano proporsi come brutti, li trovo molto belli. Emanano un&#8217;energia che manca alla maggior parte dei Margritte canonici, pur eccezionali. Come nei dipinti di Guston che ho arrogantemente definito \u201cbrutti\u201d, la bruttezza gioca un ruolo fondamentale. Hai perfettamente ragione a ricordare che senza qualcosa di brutto\/cattivo nulla potrebbe essere percepito come bello\/buono. E l\u2019oscillare tra due poli, come ogni movimento, \u00e8 un segno di vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Mi permetto di rimandare al <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/editoria\/libri\/2021\/10\/libri-walter-siti-carole-talon-hugon-censura-arte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">mio articolo<\/a>, in cui recensisco <em>L\u2019arte sotto controllo<\/em>, di Carole Talon-Hugon (Johan and Levi, 2020) e l\u2019eccezionale libro Walter Siti <em>Contro l\u2019impegno. Riflessioni sul Bene in letteratura<\/em> (Rizzoli, 2021).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Cos\u00ec avrebbe affermato Ludwig Wittgenstein il 30.12.1929, a casa di Moritz Schlick, secondo la testimonianza di Friedrich Waismann.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Philip Guston,<\/em> Both<em>, 1976<\/em> \u00a9 The Estate of Philip Guston<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>E se la dimensione estetica dell&#8217;arte riguardasse il modo peculiare, diverso in ogni opera e per ogni artista, di quell&#8217; \u201cavventurarsi contro i limiti del linguaggio\u201d? Da anni mi pongo simili domande. 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