{"id":57124,"date":"2024-09-11T00:01:00","date_gmt":"2024-09-10T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=57124"},"modified":"2024-09-09T16:30:06","modified_gmt":"2024-09-09T14:30:06","slug":"straziante-meravigliosa-bellezza-del-creato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/09\/11\/straziante-meravigliosa-bellezza-del-creato\/","title":{"rendered":"Straziante, meravigliosa bellezza del creato!","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>\u00c8 stata pubblicata la playlist <\/em><a href=\"https:\/\/media.ed.ac.uk\/playlist\/details\/1_6gv867ho\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Pasolini and the classics<\/a>, <em>una serie di videolezioni a cura di Emanuela Patti col supporto dell\u2019Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo e la Society for Italian Studies,<\/em> <em>che presenta alcuni degli interventi tenutisi tra marzo e novembre 2022 in formato ibrido all\u2019Universit\u00e0 di Edimburgo in occasione della rassegna <\/em>Pasolini 100<em>. Interventi di studiosi e studiose internazionali hanno<\/em> <em>esplorato influenze, appropriazioni e contaminazioni, prestiti, riferimenti testuali e intermediali tra Pasolini e i grandi autori della letteratura mondiale, cos\u00ec come le icone del cinema, delle arti visive e performative: <\/em><a href=\"https:\/\/media.ed.ac.uk\/media\/Pasolini%252520and%252520Warhol%252520%25257C%252520A%252520lecture%252520by%252520Professor%252520Ara%252520H.%252520Merjian\/1_hzomgqc8\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Pasolini e Warhol<\/em><\/a><em> (Ara Merjian, New York University), <\/em><a href=\"https:\/\/media.ed.ac.uk\/media\/Pasolini%252520and%252520Pound%252520%25257C%252520A%252520lecture%252520by%252520Dr%252520Sean%252520Mark\/1_soculw8h\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Pasolini e Pound<\/em><\/a><em> (Sean Mark, Universit\u00e9 Catholique de Lille), <\/em><a href=\"https:\/\/media.ed.ac.uk\/media\/Pasolini%252520and%252520Shakespeare%252520%25257C%252520A%252520lecture%252520by%252520Dr%252520Inma%252520S%2525C3%2525A1nchez-Garc%2525C3%2525ADa\/1_stqzoj9h\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Pasolini e Shakespeare<\/em><\/a><em> (Inma S\u00e1nchez-Garcia, University of Edinburgh), <\/em><a href=\"https:\/\/media.ed.ac.uk\/media\/Pasolini%252520and%252520Mizoguchi%252520%25257C%252520A%252520lecture%252520by%252520Professor%252520Hideyuki%252520Doi\/1_kaz3xr7p\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Pasolini e Mizoguchi<\/em><\/a><em> (Hideyuki Doi, University of Tokyo), <\/em><a href=\"https:\/\/media.ed.ac.uk\/media\/Pasolini%252520and%252520D'Annunzio%252520%25257C%252520A%252520lecture%252520by%252520Professor%252520Gian%252520Maria%252520Annovi\/1_e0d0py50\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Pasolini e D\u2019Annunzio<\/em><\/a><em> (Gian Maria Annovi, University of Southern California), <\/em><a href=\"https:\/\/media.ed.ac.uk\/media\/Pasolini,%252520Chaucer,%252520and%252520Boccaccio%252520%25257C%252520A%252520lecture%252520by%252520Professor%252520Agnes%252520Blandeau\/1_tk36vsl3\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Pasolini, Boccaccio e Chaucer<\/em><\/a><em> (Agn\u00e8s Blandeau, Universit\u00e9 de Nantes). Per la cortesia della curatrice e della rivista, si propone ai lettori di \u00abAntinomie\u00bb una versione abbreviata, e senza note, dell\u2019articolo di Patti dal titolo <\/em>Che cosa sono le nuvole? Intermedialit\u00e0 riflessiva e strategie di decolonizzazione tra cinema e teatro<em> pubblicato integralmente su un numero speciale di \u00abStudi Pasoliniani\u00bb (16, 2022) dedicato al centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Nel 1967 Pasolini, insieme ad altri registi di fama nazionale e internazionale, contribu\u00ec con <em>Che cosa sono le nuvole?<\/em> alla realizzazione di un film a episodi dal titolo <em>Capriccio all\u2019italiana,<\/em> sul genere della commedia italiana. Si trattava di prodotti dal tono leggero e brillante, in cui la brevit\u00e0 del racconto era funzionale all\u2019incisivit\u00e0 di un ritratto, di una critica di costume o di un\u2019idea drammatica. Pasolini non era alla prima esperienza di film a episodi di questo tipo e avrebbe contribuito al genere anche negli anni successivi: si pensi a <em>La ricotta<\/em> in <em>Ro.go.pa.g<\/em> (1963), <em>La terra vista dalla luna<\/em> nelle<em> Streghe<\/em> (1967), <em>La sequenza del fiore di carta<\/em> in <em>Amore e rabbia<\/em> (1969), ma anche al formato a episodi di un suo film tutt\u2019altro che collettivo, <em>Uccellacci e uccellini<\/em> (1966). In questi episodi Pasolini conserva il tono leggero e brillante del genere, ma lo trasforma in modo originale facendolo stridere con la tragicit\u00e0 insita nella vita dei protagonisti o la drammaticit\u00e0 dei temi. <em>Che cosa sono le nuvole?<\/em> si distingue dagli altri suoi corto- e mediometraggi perch\u00e9 Pasolini vi articola un\u2019importante riflessione sui rapporti tra cinema e teatro: sui diversi livelli di meta-rappresentazione si intersecano l\u2019<em>Otello<\/em> di Shakespeare, <em>La vida es sue\u00f1o<\/em> di Calder\u00f3n de la Barca, <em>Las Meninas<\/em> di Vel\u00e1zquez e <em>Les mots et les choses<\/em> di Michel Foucault. Il filmcoincide col periodo del maggiore interesse di Pasolini per il teatro: nel 1966 aveva iniziato a lavorare a ben sei drammi \u2013 <em>Affabulazione, Pilade, Bestia da stile, Orgia, Porcile, Cald\u00e9ron<\/em> \u2013 mentre nel 1968 pubblicher\u00e0 il suo <em>Manifesto per un nuovo teatro<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se nel 1967 Pasolini era gi\u00e0 un abile e sofisticato maestro nella contaminazione tra le arti, <em>Che cosa sono le nuvole?<\/em> pu\u00f2 essere considerato, tuttavia, un punto di svolta tra una prima fase intermediale del cinema pasoliniano, quella del cinema \u201cnazional-popolare\u201d, e un\u2019altra in cui Pasolini sperimenta l\u2019intermedialit\u00e0, nei suoi lungometraggi, nella forma di adattamenti di opere letterarie classiche. Come trasposizione dell\u2019<em>Otello<\/em> di Shakespeare, <em>Che cosa sono le nuvole?<\/em> inaugura infatti un ciclo di adattamenti cinematografici di classici (<em>Edipo Re, Medea, Il Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle mille e una notte<\/em>), molti dei quali appunto ispirati dalle opere dei grandi drammaturghi greci (Euripide, Eschilo, Sofocle). <em>Che cosa sono le nuvole?<\/em>, insieme a <em>Uccellacci e uccellini<\/em> e <em>La terra vista dalla luna<\/em>, fa parte di quella che \u00e8 stata brillantemente definita da Guido Santato \u201ctrilogia comico-fiabesca\u201d, sia per la presenza di Tot\u00f2 che per diversi elementi comico-surreali che attraversano i tre film. Com\u2019era emerso gi\u00e0 nella celebre intervista a Pasolini di Gian Piero Brunetta del 1969, dopo <em>Uccellacci e uccellini<\/em> e la simbolica \u201cfine del corvo\u201d, simbolo dell\u2019intellettuale marxista, che dice \u201cIl tempo di Brecht e di Rossellini \u00e8 finito!\u201d, Pasolini si era allontanato dal genere realista epico-lirico, sotto il segno di Gramsci, avvicinandosi al genere allegorico delle favole.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1965_Shakespeare_\u2013_Othello_1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-57141 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"603\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1965_Shakespeare_%E2%80%93_Othello_1.jpeg?resize=600%2C603&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-57141\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1965_Shakespeare_%E2%80%93_Othello_1.jpeg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1965_Shakespeare_%E2%80%93_Othello_1.jpeg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1965_Shakespeare_%E2%80%93_Othello_1.jpeg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Dimitri Tavadze, <em>Shakespeare-Othello<\/em>, 1965<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Che cosa sono le nuvole? <\/em>\u00e8 una meta-rappresentazione, ovvero una trasposizione cinematografica dell\u2019<em>Otello<\/em> di Shakespeare rappresentato nella forma di uno spettacolo di marionette, messo in scena in un piccolo teatro popolare frequentato dalla classe operaia. Le marionette non sono per\u00f2 fantocci, bens\u00ec attori in carne ed ossa, tra i quali troviamo una bizzarra combinazione di volti assai noti del panorama cinematografico e musicale italiano di quegli anni: oltre all\u2019icona dell\u2019avanspettacolo Tot\u00f2, Ninetto Davoli, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Laura Betti, Adriana Asti, Francesco Leonetti, Domenico Modugno e Carlo Pisacane. Il film si apre con l\u2019adattamento e la trasposizione musicale di alcuni versi dell\u2019<em>Otello<\/em>, cantati dal grande Domenico Modugno, qui nei panni di uno spazzino \u201cche viene e che va\u201d, che prende i \u201crifiuti\u201d del teatro e li trasporta alla discarica. Si tratta dei versi che, nel testo originario, il Doge di Venezia rivolge a Brabanzio, padre di Desdemona, e che Pasolini riprende, con qualche piccola modifica, conservando la sostanza di un messaggio di resistenza, poi ripreso nell\u2019ultima scena di contemplazione delle nuvole. Come ha giustamente osservato Roberto Calabretto, \u201cla canzone [\u2026] idealmente inquadra la vicenda sottolineando l\u2019andamento circolare della storia\u201d. Il film risulta infatti incorniciato dalla \u201ccanzone dell\u2019immondezzaro\u201d che canta all\u2019inizio e alla fine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso della canzone le marionette vengono collocate sul palcoscenico e agganciate ai fili che saranno mossi dal burattinaio (Francesco Leonetti), mentre la macchina da presa inquadra prima i poster dei film proiettati il giorno prima (<em>La terra vista dalla luna<\/em>), il giorno dopo (<em>Le avventure del re magio randagio e il suo schiatto Schiaffo<\/em>) e prossimamente (<em>Mandolini<\/em>), e poi porta rapidamente in primo piano quello di <em>Che cosa sono le nuvole?<\/em> in programmazione lo stesso giorno (oggi). Sullo sfondo di questo poster troviamo <em>Las Meninas<\/em> di Diego Vel\u00e1zquez, che si riveler\u00e0 una delle chiavi di interpretazione del film. Segue una conversazione tra Jago e Roderigo, in cui entrambi confessano il loro odio nei confronti di Otello: Jago \u00e8 risentito dal fatto che Otello abbia preferito promuovere Cassio come luogotenente al suo posto, mentre Roderigo desidera Desdemona e aspira a conquistarla. Insieme cospirano dunque vendetta e decidono di seminare zizzania tra Otello e Desdemona. Intanto arriva la notizia che i turchi stanno per attaccare Cipro, dunque partono tutti verso l\u2019isola ma a breve scoprono che la flotta turca \u00e8 affondata durante una tempesta. Sollevati dalla prospettiva di una guerra, si danno ai festeggiamenti ma la minaccia dello straniero e viene solo trasferita da un agente esterno (i Turchi) a uno interno (Otello, il moro). La distruzione che sembrava associata all\u2019arrivo dei turchi si trasforma in dramma esistenziale e crisi identitaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 a questo punto che il piano di Jago viene messo in atto: Jago fa ubriacare Cassio e inscena una rissa tra lui e Roderigo, in seguito alla quale Cassio viene degradato; poi lo convince a chiedere a Desdemona di intercedere presso Otello per fargli riavere il grado che gli spetta; contemporaneamente, lascia intendere a Otello che ci sia una relazione tra lui e Desdemona. Pasolini si sofferma in particolare sulle riflessioni dietro le quinte di Otello, che aveva dapprima scoperto il piano di Jago e Roderigo restando profondamente confuso e turbato dal tradimento del primo. Eppure si era rifiutato di credere a un inganno di Jago, preferendo credere nella sua lealt\u00e0 e dubitando invece di quella di Desdemona. Cos\u00ec, quando lei supplica il marito di reintegrare Cassio, Otello vi legge una prova di quanto insinuato da Jago. \u00c8 un fazzoletto di Desdemona, di cui Jago s\u2019\u00e8 impossessato e che fa trovare nella stanza di Cassio, a mettere Otello di fronte a una \u201cmessa in scena\u201d incontrovertibile. Pur andando contro il suo istinto, Otello si trova intrappolato nei panni dell\u2019assassino e costretto ad assumerne un ruolo che non sente suo, per farsi giustizia contro Desdemona. Quando l\u2019azione raggiunge il punto culminante della vendetta di Otello, gli spettatori del teatrino cercano di ribellarsi e restaurare la verit\u00e0 sulla scena, esprimendo disappunto dalla platea: quando Otello cerca di uccidere Desdemona, assaltano la scena per salvarla e uccidono lui e Jago. I loro corpi esanimi vengono raccolti dallo spazzino, portati fuori dal teatro e gettati in una discarica. In questo spazio, allo stesso tempo marginale e paradossalmente puro, in quanto lontano dalla rappresentazione del teatro, Jago ed Otello si godono un\u2019ultima contemplazione del cielo e Otello scopre il nome di quella massa di vapore acquoso condensato che fluttua nell\u2019atmosfera: le nuvole appunto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra i vari temi del testo di Shakespeare, la gelosia e il tormento psicologico che accompagna la crisi d\u2019identit\u00e0 del protagonista, ma anche la questione razziale, Pasolini era interessato soprattutto al rapporto paradossale fra realt\u00e0 e apparenza o, detto altrimenti, fra verit\u00e0 e finzione: la frase \u201cnoi siamo un sogno dentro un sogno\u201d, pronunciata da Jago nell\u2019unico momento di sincerit\u00e0 con Otello, \u00e8 un ovvio riferimento a <em>La vida es sue\u00f1o<\/em> di Calder\u00f3n de la Barca. Non a caso, mentre realizzava il film, Pasolini si stava misurando anche col testo del grande drammaturgo del Siglo de Oro spagnolo scrivendo il suo dramma <em>Calder\u00f3n<\/em>, pubblicato poi da Garzanti nel 1973. Lo avrebbe voluto mettere in scena gi\u00e0 a diciotto anni, quando lo lesse per la prima volta, come rivela all\u2019amico Franco Farolfi in una lettera del 1940, ma il momento propizio sarebbe arrivato solo nel 1967. Ad affascinare Pasolini nel dramma di Sigismondo, figlio del re polacco Basilio rinchiuso dentro una torre e assopito con l\u2019oppio per assecondare l\u2019astrologia che profetizzava il suo regno tirannico e sanguinario, era sicuramente l\u2019interrogativo esistenziale di tutta l\u2019opera, rimasto senza risposta \u2013 quello che viviamo \u00e8 realt\u00e0 o sogno? La domanda, che ebbe indubbiamente grande fortuna in tutto il Novecento, aveva trovato nella figura della supermarionetta il luogo ideale in cui teatro e psicologia si incontrano per esplorare i rapporti tra maschera e autenticit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il Pasolini degli anni Sessanta, la domanda viene inevitabilmente contestualizzata in un sistema di Potere politico e mediatico che detta comportamenti, estrania l\u2019individuo dai suoi istinti naturali e impone convenzioni sociali. Noi siamo intrappolati dentro il nostro apparato simbolico (la nostra cultura, la nostra classe di appartenenza, i rapporti fra struttura e sovrastruttura), schiavi di un desiderio mimetico, un \u201csogno\u201d appunto, da cui deriva anche che i nostri sogni non sono i nostri \u2013 ecco l\u2019idea del \u201csogno dentro un sogno\u201d. Non esiste di fatto libert\u00e0 di essere, se non quella che il Potere stesso ci offre secondo i suoi parametri, come avrebbe a pi\u00f9 riprese ribadito l\u2019ultimo Pasolini, quello di <em>Petrolio, Sal\u00f2<\/em> e degli <em>Scritti corsari<\/em>. \u00c8 la tesi di <em>Calder\u00f3n<\/em>, appunto, ma anche quella di <em>Che cosa sono le nuvole?<\/em>, che a differenza del dramma teatrale si concentra in modo pi\u00f9 auto-riflessivo sulle dinamiche della rappresentazione come finzione mediatica e sulla necessit\u00e0 di intervenire per restaurare un senso di verit\u00e0. Che cosa vuol dire in fondo Jago se non che \u201cnoi siamo una rappresentazione dentro una rappresentazione\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo senso, le \u201cnuvole\u201d del titolo altro non sono che una metonimia che solleva domande epistemologiche: \u201cche cos\u2019\u00e8 la verit\u00e0?\u201d \u201cChe cos\u2019\u00e8 la rappresentazione (<em>mimesis<\/em>)?\u201d, e dunque \u201cche cos\u2019\u00e8 il teatro?\u201d e \u201cche cos\u2019\u00e8 il cinema?\u201d. Nel testo shakespeariano, il rapporto tra verit\u00e0 e finzione \u00e8 posto nei termini di due narrazioni contrastanti: quella di Jago, che con macchinazioni e menzogne riesce a imporre una diversa versione dei fatti che riguardano Otello, e quella di Otello, che, pur partendo da un\u2019iniziale posizione di potere, si trova intrappolato nella narrazione di Jago mirata a togliergli \u201cla fiducia e la tranquillit\u00e0 fino a renderlo pazzo\u201d ed \u00e8 costretto all\u2019autodistruzione. L\u2019ansia della narrazione, della credibilit\u00e0 e della fiducia riposta in un pubblico che si spera possa andare oltre le apparenze messe in scena sul palcoscenico \u00e8 sicuramente presente anche in <em>Che cosa sono le nuvole?<\/em>, ma Pasolini aggiunge altri livelli semantici attraverso una rete di sofisticati rimandi intermediali.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Las-meninas.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-57133 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"685\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Las-meninas.jpg?resize=600%2C685&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-57133\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Las-meninas.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Las-meninas.jpg?resize=263%2C300&amp;ssl=1 263w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Las-meninas.jpg?resize=60%2C69&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Diego Vel\u00e1zquez, <em>Las meninas<\/em>, 1656 \u00a9Museo Nacional del Prado, Madrid<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo \u00e8 il dipinto di Vel\u00e1zquez, <em>Las Meninas<\/em>, che appare nel poster del film inquadrato nello stesso film. Il dipinto si distingue innanzitutto per il capovolgimento del punto di vista, messo in atto attraverso il gioco di \u201ccontrocampo\u201d per cui lo spettatore si trova collocato nello stesso luogo dove stanno i sovrani ed \u00e8 come proiettato all\u2019interno del quadro e coinvolto nella rappresentazione. Non sorprende che il dipinto di Vel\u00e1zquez abbia ispirato imitazioni di altri pittori (Picasso, Dal\u00ec, Sargent), cos\u00ec come riflessioni di intellettuali e critici. Il capolavoro di Vel\u00e1zquez si presta infatti a diverse letture ma ce n\u2019\u00e8 una, in particolare, che deve aver colpito l\u2019attenzione di Pasolini: quella di Michel Foucault nella sua introduzione di <em>Les mots e les choses<\/em>, tradotto e pubblicato in italiano proprio nel 1967. Nell\u2019introduzione Foucault si serve del quadro per discutere il concetto di \u201cepisteme\u201d, ovvero l\u2019elemento base del sapere e della conoscenza incontrovertibili. Come argomenta Foucault, ogni periodo della storia si basa su certi parametri di verit\u00e0 che vengono accettati come tali e rappresentano quello che viene comunemente riconosciuto come \u201cdiscorso\u201d. Il rapporto tra parole e cose, ci dice Foucault, \u00e8 tuttavia aperto ed interpretabile. Se vogliamo lasciarlo tale, allora dobbiamo fingere di non sapere chi si rifletter\u00e0 sul fondo dello specchio, come nel quadro di Vel\u00e1zquez \u2013 \u201cIl faut donc feindre de ne pas savoir qui se refl\u00e9tera au fond de la glace, et interroger ce reflet au ras de son existence\u201d \u2013 ovvero dimenticarci di chi ha commissionato una certa rappresentazione\u201d (l\u2019\u201c\u00e9pist\u00e9m\u00e8 qui l\u2019autorise\u201d) che stabilisce il rapporto tra le parole, le cose ed il loro ordine, appunto il \u201cdiscorso\u201d. Tutto questo a Pasolini doveva suonare molto familiare e, allo stesso tempo, degno di ulteriori riflessioni. A solo un paio di anni prima risalgono infatti i saggi sulla lingua e sul cinema poi raccolti in <em>Empirismo eretico<\/em>, nei quali aveva scritto estesamente del rapporto arbitrario tra linguaggio e realt\u00e0 e di come la codifica linguistica del reale fosse un\u2019operazione egemonica borghese. L\u2019esempio di Vel\u00e1zquez usato da Foucault doveva averlo intrigato al punto da ispirarlo a estendere il discorso, appunto, del rapporto tra parole e cose dalla lingua al teatro e al cinema.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Life_is_a_Dream_39604399245.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-57148 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"500\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Life_is_a_Dream_39604399245.jpeg?resize=750%2C500&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-57148\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Life_is_a_Dream_39604399245.jpeg?w=750&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Life_is_a_Dream_39604399245.jpeg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Life_is_a_Dream_39604399245.jpeg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Life_is_a_Dream_39604399245.jpeg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Uark Theatre, <em>Life is a dream<\/em>, University Theatre, 2018<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In <em>Che cosa sono le nuvole?<\/em> la riflessione sul Teatro e sulla questione della verit\u00e0 viene articolata tanto sul piano contenutistico che su quello formale attraverso la strategia della meta-rappresentazione. Il dipinto de <em>Las Meninas<\/em> diventa un pre-testo, letteralmente, cos\u00ec come lo \u00e8 \u00e8 la tragedia shakespeariana, per creare un gioco intermediale di \u201cscatole cinesi\u201d implementato a tre livelli e che scardina totalmente la legge dei generi coinvolti: 1) <em>Otello<\/em>, una tragedia basata su un testo letterario, viene trasformata in uno spettacolo comico del teatro di figura, con marionette che ricordano i pupi siciliani; 2) lo spettacolo di marionette viene rappresentato in un film che \u00e8 parte di una commedia collettiva; 3) noi, spettatori, guardiamo un film tragi-comico su uno spettacolo di marionette che mette in scena l\u2019<em>Otello<\/em> di Shakespeare. Il rapporto epistemologico che lega generi e rappresentazioni \u00e8 completamente messo in discussione in quello che Gian Maria Annovi ha definito l\u2019\u201ceffetto Vel\u00e1zquez\u201d, ovvero una strategia di rappresentazione che segnala la natura auto-riflessiva dell\u2019opera. Allo stesso modo, come vedremo, completamente scardinato \u00e8 il patto narrativo tra attori e spettatori, questi ultimi invitati a entrare nella scena, proprio come i reali di Spagna nel quadro de <em>Las Meninas<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La messa in scena dell\u2019<em>Otello<\/em> di Shakespeare come spettacolo di marionette dentro una commedia all\u2019italiana intende creare un cortocircuito sulla funzione di intrattenimento del teatro. Teatro di Shakespeare e commedia all\u2019italiana vengono messi sullo stesso piano in <em>Che cosa sono le nuvole?<\/em>: il primo, da opera tragica, \u00e8 trasposto in una commedia dove emergono soprattutto trivialit\u00e0, sorriso ironico e leggerezza, soprattutto nelle parti narrative che vengono ridicolizzate nell\u2019interpretazione forzata dei personaggi. Non si percepisce il senso tragico dell\u2019originario testo shakespeariano, ma le vicende vengono appunto presentate con lo stile di una commedia all\u2019italiana: intrecci tipici del genere, satira di costumi, espressionismi accentuati nei gesti e nei dialoghi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ritroviamo inoltre alcune delle icone della commedia italiana tra le quali Tot\u00f2, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che aggiungono inequivocabilmente connotazione di genere. Tot\u00f2, gi\u00e0 trasformato l\u2019anno prima dall\u2019esperienza di <em>Uccellacci e uccellini<\/em>, sembra creare una frizione tra generi: non \u00e8 il mattatore comico ma un attore che si colloca a met\u00e0 fra commedia e tragedia. Alcune sue battute di Tot\u00f2 filosofiche ed esistenziali ci distanziano dal facile intrattenimento di risolini e battutacce e ci portano gi\u00e0 verso il nuovo teatro che Pasolini aveva in mente. L\u2019attore del nuovo \u201cteatro di parola\u201d doveva infatti comprendere il testo e portare la sua coscienza critica nel ruolo che interpretava, come accade in quei pochi momenti intensamente lirici in cui Otello si pone domande esistenziali sul rapporto tra verit\u00e0 e finzione e sulla sua identit\u00e0, vivendole in modo necessariamente tragico; e a quelle domande Jago risponde sinceramente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pasolini riesce a inserire questa dimensione auto-riflessiva dei protagonisti introducendo la figura del burattinaio e del teatro di marionette, un\u2019originale soluzione di \u201cteatro nel cinema\u201d che consente di mostrare ci\u00f2 che succede dietro le quinte, e allo stesso tempo di rappresentare la mancanza di libert\u00e0 espressiva degli individui nelle mani del Potere (il burattinaio), che si tratti di cittadini di una societ\u00e0, o di attori di un teatro. In quest\u2019ultimo caso, l\u2019<em>Otello<\/em> di Shakespeare si presta a una sorta di parodia del teatro borghese attraverso l\u2019esibizione comica di attori-marionette. Che cos\u2019\u00e8 un attore del teatro borghese se non una marionetta che recita una parte in cui deve fingere di credere? Non ci sarebbe nulla di strano in questo, se non fosse che il teatro a cui aspirava Pasolini nel suo <em>Manifesto per un nuovo teatro<\/em> era diverso da quello che \u00e8 stato il teatro moderno, dal Rinascimento in poi. Il \u201cteatro di parola\u201d \u2013 cos\u00ec Pasolini lo chiama per distinguerlo dal \u201cteatro della chiacchiera\u201d e dal \u201cteatro del gesto\u201d \u2013 non doveva avere lo scopo di intrattenere come il primo, o scioccare come il secondo. Doveva far riflettere, a partire dalla riflessione critica sul testo degli stessi attori. \u00c8 proprio in questa \u201crecita\u201d che entra in crisi Otello, non riconoscendosi nella parte che deve recitare. Nella versione di Pasolini Otello, recitato da Ninetto Davoli, \u00e8 la personificazione dell\u2019ingenuit\u00e0 e dell\u2019incoscienza \u2013 significativa \u00e8 la scena iniziale in cui ci si sofferma sull\u2019avvitamento di una testa. A differenza che nel testo shakespeariano Otello si sofferma su riflessioni meta-narrative, per esempio quando chiede a Jago se la verit\u00e0 \u00e8 quello che lui pensa di se stesso, quello che gli altri pensano di lui, o quello che quell\u2019uomo lass\u00f9, ovvero il burattinaio, che lo manipola muovendo i fili delle sue azioni, pensa di lui. Come con altri personaggi dei suoi film di questi anni, Pasolini associa la coscienza problematica con la sincerit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema di una finzione insostenibile non riguarda solo Otello come personaggio, alle prese con la \u201cmessa in scena\u201d del perfido Jago che manipola i fatti per far credere qualcosa di diverso da quello che \u00e8, ma riguarda anche Otello come attore. Nei momenti auto-riflessivi sui cui Pasolini sembra insistere, Otello entra in crisi sia come attore che essere umano. \u201cPerch\u00e9 dobbiamo essere diversi da quello che siamo?\u201d, si chiede. Otello si barcamena in una parte che gli hanno detto di recitare, e in cui non riesce a credere fino in fondo, e alla fine, nella discarica, rappresenta la condizione ideale dell\u2019umanit\u00e0 per Pasolini: quella di chi scopre, come se fosse la prima volta, la bellezza del creato e la (ri-)nomina, invece che imporre su esso delle parole e concetti creati a priori da chi ha il potere di farlo. In uno dei momenti di pi\u00f9 alta intensit\u00e0 lirica e di rara sincerit\u00e0 da parte di Jago, non a caso \u201cfuori\u201d dal copione teatrale e \u201cfuori di scena\u201d, la risposta \u00e8 che la verit\u00e0 \u00e8 quello che sentiamo dentro di noi, ma non dobbiamo nominarla, perch\u00e9 nel momento in cui lo facciamo \u2013 utilizzando un altro strumento del Potere, l\u2019ordine simbolico del linguaggio \u2013 questa viene persa e tradita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La verit\u00e0 si trova dunque fuori dalla rappresentazione, sembra suggerire Pasolini con la svolta anti-nominalistica dell\u2019ultima scena di contemplazione delle nuvole ritagliata nello spazio \u201caltro\u201d e residuale della discarica. \u00c8 l\u00ec che avviene \u201clo strappo nel cielo di carta\u201d, per citare Pirandello, ovvero la visione ed esperienza dell\u2019autenticit\u00e0: la vita altra. Come suggerisce la canzone cantata da Modugno, che apre e chiude il mediometraggio, Pasolini propone di rispondere ai mali della vita, ai burattinai che dissimulano la realt\u00e0 e cercano di manipolarci con la leggerezza di un sorriso, con la capacit\u00e0 di affascinarci e commuoverci davanti alla bellezza del creato. La scena finale ricorda, non a caso, la pirandelliana figura di Ciaula che, nell\u2019omonima novella, scopre, con fanciullesca ingenuit\u00e0, la luna, proprio nel momento in cui la sopraffazione del padrone raggiunge il punto culminante. Eppure, a differenza delle marionette pasoliniane, per Ciaula come per gli altri personaggi pirandelliani la verit\u00e0 appare solo per un breve momento e poi si torna a essere uno, nessuno e centomila.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pasolini non sembra voler accettare questo stato delle cose. Oltre a dare \u201cnuova vita\u201d a Otello, attore che muore sul palcoscenico e risuscita in una discarica, Pasolini sembra infatti sperare in una rinascita anche per gli spettatori. Se torniamo alla struttura di \u201cscatole cinesi\u201d proposta sopra ci accorgiamo che sono presenti tre pubblici diversi. Il primo \u00e8 il pubblico popolare del teatro di figura che, posto di fronte alla dinamica degli eventi e all\u2019ingiustizia inscenata scena, non esita a intervenire. In questo contesto, il teatro ha funzione pedagogica e la verit\u00e0 appare immediata, al punto che gli spettatori sono catapultanti in una dimensione immersiva, dimenticano di essere a teatro e confondono quello che vedono per la realt\u00e0. Gli spettatori del teatro di figura iniziano a irritarsi quando l\u2019inganno di Jago raggiunge il suo apice, ovvero quando Otello inizia a credere che Desdemona lo tradisce ma continua a fidarsi ciecamente di Jago come suo unico fedele servitore. \u201cDisgraziato\u201d, urla qualcuno dal pubblico quando Jago continua con la sua serie di menzogne in dialogo prima con Otello, poi con Cassio. Il secondo \u00e8 il pubblico cinematografico del film a episodi, un pubblico che coincide con la societ\u00e0 di massa degli anni Sessanta che apprezza le commedie all\u2019italiana; \u00e8 a loro che si rivolge il messaggio del film. Per questo pubblico, Pasolini sembra mettere in scena una farsa in cui il pubblico cinematografico di <em>Capriccio all\u2019italiana<\/em> pu\u00f2 specchiarsi: che cosa rappresentano gli spettatori di questo teatrino di provincia se non la massa acritica di <em>audience<\/em> televisive e cinematografiche incapaci di discernere tra verit\u00e0 e finzione, facili prede degli spot pubblicitari e marionette a loro volta del potere mediatico?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il terzo pubblico, solo alluso, \u00e8 quello delle <em>\u00e9lites<\/em> del suo \u201cnuovo teatro\u201d; \u00e8 il pubblico di cui facciamo parte anche noi, critici e accademici che analizziamo quest\u2019opera o ne leggiamo un\u2019interpretazione, ovvero un pubblico sofisticato e intellettuale, un pubblico capace di cogliere la complessit\u00e0 delle domande di Pasolini e pronto a mettersi in discussione per dargli una risposta. L\u2019obiettivo del teatro come quello del cinema, Pasolini sembra suggerirci, \u00e8 far comprendere le strutture di potere della rappresentazione mediatica, la normativit\u00e0 del linguaggio e delle forme socio-culturali e mettere in discussione il punto di vista dominante, l\u2019episteme egemonica, perch\u00e9 gli esseri umani smettano di essere marionette e tornino ad appropriarsi di una coscienza critica. Nel suo <em>Manifesto per un nuovo teatro<\/em> Pasolini afferma chiaramente, sin dalla prima pagina, che \u201cin tutto il presente manifesto, Brecht non verr\u00e0 mai nominato\u201d, perch\u00e9 il teatro tradizionale non esiste pi\u00f9 e \u201ci tempi di Brecht sono finiti per sempre\u201d. Tuttavia, nella struttura di questo film che \u00e8 inevitabilmente un\u2019\u201copera aperta\u201d, Pasolini forse auspica, almeno in un future utopico, che si possa tornare a recuperare una coscienza critica degli spettatori, pari a quella del teatro pedagogico di Brecht.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con questa insolita combinazione di attori-marionette e spett-attori, Pasolini sovverte l\u2019illusione della rappresentazione e le sue strutture di potere. Gli attori, che tradizionalmente recitano una parte, in questo film \u201cvengono recitati\u201d da un burattinaio che letteralmente e metaforicamente li manipola. D\u2019altra parte gli spettatori, per tradizione fisicamente passivi (ma, suggerisce Pasolini, anche mentalmente: alludendo al pubblico del teatro borghese acritico e imbalsamato) intervengono e cambiano il corso degli eventi, assumendosi una partecipazione critica attiva. Gli attori dimostrano di essere parte di una rappresentazione finzionale che non gli \u00e8 propria, mentre gli spettatori cercano, pi\u00f9 o meno goffamente, di riappropriarsi di un\u2019<em>agency <\/em>che gli \u00e8 stata tolta. L\u2019irruzione degli spettatori sul palco richiama sicuramente l\u2019\u201ceffetto Vel\u00e1zquez\u201d, ossia l\u2019inserimento di un nuovo punto di vista nella rappresentazione. Non si tratta in questo caso del committente, ovvero colui che ha originariamente organizzato i rapporti tra parole e le cose (qui l\u2019autore), ma della <em>communitas<\/em>. Ed \u00e8 da questo nuovo sistema di soggetti performativi che a noi (il terzo pubblico) Pasolini sembra suggerire una funzione critica del nuovo teatro, volta a riflettere sulle strutture di potere e sul ruolo del pensiero occidentale e razionalista, nonch\u00e9 uno spostamento verso forme di indipendenza politica, culturale e psichica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Diego Vel\u00e1zquez, <\/em>Las meninas<em>, 1656 (particolare) \u00a9Museo Nacional del Prado, Madrid<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ansia della narrazione, della credibilit\u00e0 e della fiducia riposta in un pubblico che si spera possa andare oltre le apparenze messe in scena sul palcoscenico \u00e8 sicuramente presente nel film &#8220;Che cosa sono le nuvole?&#8221;, ma Pasolini aggiunge altri livelli semantici attraverso una rete di sofisticati rimandi intermediali.\u00a0Il primo \u00e8 il dipinto di Vel\u00e1zquez, &#8220;Las Meninas&#8221;, che appare nel poster del film inquadrato nello stesso film.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":407,"featured_media":57153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[1617],"tags":[2287,460],"coauthors":[2286],"class_list":["post-57124","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pasolini","tag-emanuela-patti","tag-pier-paolo-pasolini","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Straziante, meravigliosa bellezza del creato! 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