{"id":56125,"date":"2024-07-08T00:01:00","date_gmt":"2024-07-07T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=56125"},"modified":"2024-07-04T15:16:16","modified_gmt":"2024-07-04T13:16:16","slug":"quel-senso-siete-voi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/07\/08\/quel-senso-siete-voi\/","title":{"rendered":"Quel senso siete voi","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>\u00c8 uscito da Sellerio <\/em><a href=\"https:\/\/sellerio.it\/it\/catalogo\/Senso-Natura-Sette-Sentieri-Terra\/Pecere\/15465\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Il senso della natura. Sette sentieri per la Terra<\/a><em> (534 pp., \u20ac 19) del filosofo Paolo Pecere. Definito \u00abfilosofo\u00bb dalla disciplina che insegna (e che tratta, beninteso, in libri inappuntabili come <\/em>La natura della mente<em> e <\/em>Dalla parte di Alice<em>), che questo libro tuttavia (come del resto gli assai diversi suoi precedenti<\/em> La vita lontana<em>, <\/em>Risorgere<em> e <\/em>Il dio che danza<em>) tranquillamente eccede. Cosa sono, allora, questi <\/em>r\u00e9cits de voyage<em>? Volendo a tutti i costi ascriverli a una disciplina, li si direbbe resoconti etnografici dal mondo \u00abdopo la fine dei viaggi\u00bb: cio\u00e8 frammenti di un\u2019osservazione, paradossale, dopo l\u2019estinzione del suo oggetto. Cos\u00ec andrebbero considerati a dar retta, a quasi settant\u2019anni dalla loro pubblicazione, ai <\/em>Tristi tropici<em> di Claude L\u00e9vi-Strauss: che all\u2019insegna della \u00abfine dei viaggi\u00bb, come si ricorder\u00e0, s\u2019iscrivevano. Ma gi\u00e0 quel libro-talismano, in fondo, contraddiceva il suo assunto (sia pure con l\u2019astuzia dialettica di riportare, nelle pagine a seguire, \u00abviaggi\u00bb fatti dall\u2019autore vent\u2019anni prima): indicando una strada che non pochi, in effetti, hanno intrapreso successivamente. La rivoluzione copernicana che negli studi antropologici \u00e8 seguita, e che si pu\u00f2 riassumere nel nome di Clifford Geertz, ha mostrato come l\u2019\u00abosservazione partecipante\u00bb si possa spingere sino a considerare, piuttosto che le modifiche nel comportamento dell\u2019Altro, quelle del comportamento di chi lo osserva. Motivo per cui l\u2019antropologia, a voler essere rigorosa fino in fondo, non pu\u00f2 che tradirsi in autobiografia. Ma del resto gi\u00e0 quarant\u2019anni prima questo aveva mostrato un capolavoro \u201cmostruoso\u201d (e infatti del tutto ereticale, per l\u2019etnografia degli anni Trenta) come <\/em><a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/24\/lafrique-fantome-encore\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">L\u2019Afrique fant\u00f4me<em> di Michel Leiris<\/em><\/a><em>.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Pecere, che \u201csul posto\u201d arriva ulteriormente \u201cdopo\u201d, non pu\u00f2 che moltiplicare per s\u00e9 stessa, si capisce, la malinconia pungente di L\u00e9vi-Strauss: al punto, quasi, da capovolgerla nel suo contrario (e ci dice infatti, nelle dense pagine introduttive intitolate <\/em>Andare via<em>, che \u00abla conoscenza\u00bb del mondo \u00abforse non pu\u00f2 <\/em>togliere di mezzo<em> il s\u00e9, ma certamente pu\u00f2 aiutare a conoscerci meglio, e pu\u00f2 <\/em>trasformarci<em>\u00bb). Anche le foto d\u2019autore che punteggiano i <\/em>r\u00e9cits <em>contribuiscono (come nella scrittura, da questa diversissima, di <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/06\/17\/esporsi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Felice Cimatti<\/a>) all\u2019<\/em>effetto di presenza<em> di chi scrive. Cos\u00ec come la scelta fatta dall\u2019autore, di selezionare per \u00abAntinomie\u00bb i piccoli pezzi \u201cda concerto\u201d che si leggono qui di seguito (per la cortesia sua e del suo editore), seguendo la falsariga dei suoi <\/em>reading<em>: scelta minimalista, si direbbe, in apparente contraddizione con l\u2019impaginazione del libro dal quale i frammenti sono estratti. Pu\u00f2 apparire infatti paradossale (e senza dubbio azzardata, in termini strettamente editoriali), la scelta di Pecere di raccogliere sette piccoli e godibilissimi libri potenziali in una specie di atlante (pochissimo portatile, in effetti) che contravviene sfrontato alla moda, e alla prossemica, delle chicche da avancassa in libreria. Ma forse anche questo ci dice della chiarezza di s\u00e9 che, per prima cosa e al di l\u00e0 delle intenzioni dichiarate, questa scrittura persegue. <\/em>No hay caminos, hai que caminar<em>, sempre: perch\u00e9 \u00abfinite\u00bb sono le mete, non i viaggi. &nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Andrea Cortellessa<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yje5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-56140 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"458\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yje5.jpg?resize=800%2C458&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-56140\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yje5.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yje5.jpg?resize=300%2C172&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yje5.jpg?resize=768%2C440&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yje5.jpg?resize=60%2C34&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Manhattan (da <em>La via delle citt\u00e0<\/em>)<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui sotto c\u2019era una foresta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo pensiero, qui tra solide pareti d\u2019acciaio e di vetro, tra luci calde e profumi, \u00e8 insieme monito e nostalgia. I nativi chiamavano l\u2019isola Mannahatta, un luogo dove far legna. \u00abState eretti, alberi delle navi di Mannahatta!\u00bb, cantava il poeta Walt Whitman. Nelle gloriose sensazioni del percorso verso casa \u2013 il tramonto sull\u2019acqua del canale, i voli circolari dei gabbiani \u2013 si proclamava unito ai cittadini del futuro. \u00abSono con voi, uomini e donne d\u2019una o pi\u00f9 generazioni a venire, \/ Ci\u00f2 che provate guardando il fiume e il cielo, io l\u2019ho provato\u00bb. Ma cosa provo, adesso? Sento motori, trivelle, tremore della metro e rumori bianchi. Sono in un \u00abformicaio\u00bb ipercinetico che impegna i sensi. Qui scorre densa l\u2019energia, tuona e lampeggia: una promessa di benessere e progetti che attira le persone, e le separa. Dallo Starbucks all\u2019angolo di West 4<sup>th<\/sup> Street esce una studentessa in maglietta aderente, diretta ai suoi impegni con la musica in cuffia, mentre sul marciapiede un povero sta incerto e guarda il vuoto. Comincio a camminare lentamente. Qui sono a casa, mi abbraccia il mio mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma ho il senso di un dissesto. Non \u00e8 una consapevolezza razionale. Proviene dall\u2019infanzia, in fondo. La prima rappresentazione del mondo nei disegni: intorno al gruppo familiare, quando stavi bene, c\u2019era la natura, spazi aperti, monti e fiumi, cieli azzurri. Passavi un tempo smisurato a colorare corpi, tronchi e arcobaleni, e spesso sullo sfondo alberi e animali. A volte quello sfondo veniva in primo piano, e disegnavi foglie, cavalli, mostri senza nome. Nel terzo millennio la maggioranza di chi nasce \u00e8 in citt\u00e0: qualcuno ha un animale domestico, il resto dei viventi \u00e8 confinato in vasi e orti botanici, passa volando nei riquadri di cielo tra i palazzi, plana su pozze e spazzatura, si aggira in gabbie. La natura su cui poggia la citt\u00e0 \u00e8 coperta, riappare da lontano, fuori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Manhattan non \u00e8 un mondo, \u00e8 una scenografia. T\u2019insegnano a tracciare sopra un foglio monti innevati, boschi e balene, icone di un mondo che si allontana nello spazio, nel tempo, insieme ai suoi abitanti che si estinguono. Di loro vedrai solo figure senza corpo e senza odore, nature morte. Cos\u00ec, mentre cresceva la metropoli, nella sua palla di vetro si rimaneva sordi agli allarmi di una scienza magnifica che \u00e8 diventata triste: l\u2019ecologia.\u00a0<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yiy2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-56145 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"405\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yiy2.jpg?resize=900%2C405&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-56145\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yiy2.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yiy2.jpg?resize=300%2C135&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yiy2.jpg?resize=768%2C346&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yiy2.jpg?resize=60%2C27&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Amazzonia (da <em>La via dell\u2019equilibrio<\/em>)<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suono \u00e8 una cascata di onde, un universo liquido di ritmi e accenti che si fondono in un flusso cristallino, in cui lentamente imparo a distinguere le voci. Dalla corrente massiccia di canti d\u2019insetti si levano i richiami di rane, tucani, scimmie. Spiccano scambi accelerati, zampilli di voci, rintocchi di gocce d\u2019acqua. Crolli fruscianti di rami spezzati. Scrosci di pioggia fanno solide le forme invisibili. All\u2019alba la luce diluisce il muro di suono. Rispuntano i versi animali. Mi sveglio con la testa pesante. Il corpo deve abituarsi ai segnali nuovi, \u00e8 percorso da nuove connessioni. I pensieri ricorrenti della vita quotidiana cedono alla percezione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel paesaggio della foresta primaria, la vista \u00e8 ovunque ostacolata dai tessuti verdi, ed \u00e8 sovente ingannata dal mimetismo e da codici cromatici ignoti. Gli animali vivono nascosti. Per orientarsi serve l\u2019udito. Con i suoni i viventi comunicano e si localizzano tra loro. La nostra lingua \u00e8 uno strumento inadeguato per decifrare questo concerto, e il nostro udito \u00e8 disabituato a questo ambiente sonoro, soprattutto per chi vive in citt\u00e0, dove di fondo non c\u2019\u00e8 che un rumore insensato. In questo paesaggio sonoro irrompe l\u2019industria umana: come l\u2019orizzonte notturno \u00e8 a volte schiarito dalle luci elettriche dei vicini impianti petroliferi, cos\u00ec il loro suono occupa intere bande del paesaggio sonoro. Le onde emesse dalle macchine si sovrappongono a quelle delle voci dei viventi. Molti animali finiscono cos\u00ec assordati e ammutoliti. Isolati, rinunciano a esprimersi. Chiudendo gli occhi, qui, si pu\u00f2 sentire la ferita della foresta. Va in onda il tema musicale della vita estinta: il silenzio.\u00a0<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yj23.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-56142 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"567\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yj23.jpg?resize=800%2C567&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-56142\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yj23.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yj23.jpg?resize=300%2C213&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yj23.jpg?resize=768%2C544&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/ii_lxaj9yj23.jpg?resize=60%2C43&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Papua (Da <em>La via dell\u2019acqua<\/em>)<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante un\u2019immersione notturna, appare una creatura gialla. Si allontana camminando sui tentacoli. Mentre la seguo diventa nera, si schiaccia sul fondo di una roccia. Che cosa senta il polpo \u00e8 difficile immaginarlo. Un animale con tre cuori, otto tentacoli e un corpo quasi fluido, proteiforme, la cui pelle cambia colore e struttura in un attimo. Che forse vede con la pelle, poich\u00e9 questa \u00e8 coperta di cellule sensibili alla luce. Il polpo tasta l\u2019ambiente, questo \u00e8 il suo modo di pensare.&nbsp; I suoi tentacoli sono irradiati di neuroni e sembrano esplorare ciascuno indipendentemente lo spazio circostante. Questo spinge a fare una congettura sorprendente: il polpo potrebbe avere fino a nove menti separate, una corrispondente al cervello e le altre ai tentacoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre vado alla deriva nel giardino subacqueo, sto ricercando in me la memoria biologica di altri tempi e altri modi di vivere. Le parole sono mezzi inadeguati a descrivere l\u2019esperienza che si prova sott\u2019acqua, quando si lascia per un breve tempo il nostro assetto fisico normale. Senza un appoggio sotto i piedi, inalando una miscela di gas che a volte pu\u00f2 far male, che porta alcuni a impazzire cercando di scendere ancora pi\u00f9 in profondit\u00e0, si compie un viaggio mentale in un luogo che condividiamo con esseri diversi, e dove il nostro io si smarrisce e si contrae fin quasi a sparire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricordo bene il primo pesce pappagallo che ho osservato, a Berlino: era adagiato sul ghiaccio, al banco delle delicatezze culinarie dei Grandi Magazzini dell\u2019Occidente. Quando avvicino i pesci pappagallo che sgranocchiano tra i coralli, provo momenti di gioia per il loro esistere, assaporo l\u2019enigma dei loro pensieri, sento il bisogno di fare qualcosa che esprima tutto questo; dopodich\u00e9 capisco qual \u00e8 il gesto migliore: andare via e lasciarli vivere, proteggere le acque in cui gettiamo i nostri scarti.\u00a0<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gorilla.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-56147 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"585\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gorilla.jpeg?resize=800%2C585&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-56147\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gorilla.jpeg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gorilla.jpeg?resize=300%2C219&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gorilla.jpeg?resize=768%2C562&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gorilla.jpeg?resize=60%2C44&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Ruanda (da <em>La via degli animali<\/em>)<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Faccio tre salti avanti ed ecco l\u2019animale nero. \u00c8 a pochi passi da me, mi viene incontro. Mi dicono di non toccarlo e stare fermo. Sto immobile mentre mi passa accanto strofinando il pelo lucido sul mio fianco. Sento il suo odore forte, inconfondibile. Postura e posizione fanno parte del modo in cui comunichiamo. Mi accorgo di altri quattro maschi, siamo circondati. \u00c8 come stare tra uomini stranieri, le cui intenzioni sono imprevedibili, e di cui ignoro il linguaggio. Condividiamo lo stesso spazio, ma a tratti sembra che siamo in luoghi diversi e non comunicanti. Un giovane si sdraia sull\u2019erba, piedi all\u2019aria, e si riposa al sole. Altri due stanno accucciati tra le piante, bloccandoci la via del ritorno [\u2026] Quasi sempre ho sperimentato che gli animali selvaggi fuggono o restano nascosti e immobili al mio passaggio. Se questi non lo fanno non \u00e8 perch\u00e9 due guardaparco portano fucili, ma perch\u00e9 sanno che non ne faranno uso a meno di aggressioni: c\u2019\u00e8 stato un armistizio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comincia a piovere. Presto ci riavviamo a valle, cercando di non scivolare troppo su radici esposte e fango sciolto. Mi concentro su piedi e mani, dimentico il resto, fino al margine della foresta. Salto gi\u00f9 da una radice sull\u2019erba di un campo, e solo allora inizio a sentire le gambe indolenzite e ritrovo i pensieri quotidiani, i messaggi sul telefono di persone lontane, l\u2019incertezza delle parole, le preoccupazioni per il passato, l\u2019inutile, l\u2019irreale: non sono pi\u00f9 leggero. Capisco meglio quel che \u00e8 accaduto l\u00e0 sopra. Con i gorilla non avevamo solo da guardarci o annusarci, soprattutto siamo stati insieme, a goderci la bella giornata, in un\u2019esperienza di ricongiunzione tra viventi sempre pi\u00f9 rara, come una festa silenziosa. Tornato qui alle monocolture umane, alle strisce d\u2019asfalto, ai rantoli delle marmitte, alle insegne dei negozi fulminate, al piacere globale del cappuccino, sono in un mondo pi\u00f9 povero.\u00a0<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/monte-alegre-copia.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-56150 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/monte-alegre-copia.jpeg?resize=800%2C450&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-56150\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/monte-alegre-copia.jpeg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/monte-alegre-copia.jpeg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/monte-alegre-copia.jpeg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/monte-alegre-copia.jpeg?resize=60%2C34&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Monte Alegre (da <em>La via del ritorno<\/em>)<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo sotto la Serra da Lua. Ilivaldo, mentre saliamo una parete ripidissima, quasi una via ferrata tra rocce lisce e liane pendenti, annuncia che stiamo arrivando ai piedi di un capolavoro. Ci fermiamo su una cengia e alziamo lo sguardo. Sopra di noi, sulla parte dipinta a pigmenti gialli e rossi, si sviluppa una scena: una figura antropomorfa sta rovesciata, con le gambe rivolte verso il cielo e in basso una testa sferica con un punto al centro, circondata da linee che s\u2019irradiano: un occhio con le ciglia, o il sole con i suoi raggi. Subito sotto ci sono un altro corpo in piedi con un capo sferico, e un\u2019altra sfera pi\u00f9 grossolana colorata di rosso. Ilivaldo dice che le due figure potrebbero essere il sole e la luna, questa forse sdoppiata nelle sue fasi; oppure potrebbero essere persone umane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricorda la struttura della Creazione di Adamo di Michelangelo. Il sole e l\u2019uomo si toccano, e si somigliano perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che \u00e8 \u00e8 vivente. Diversamente dalla Creazione non c\u2019\u00e8 segno di dipendenza gerarchica, c\u2019\u00e8 piuttosto interdipendenza. Con altri mezzi, migliaia di anni dopo, sarebbe giunto a un\u2019idea analoga un membro della stessa specie capace di cogliere somiglianze formali, Charles Darwin: tutta la vita \u00e8 una rete di relazioni, la forma umana non \u00e8 un archetipo, ma una variante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scendo dal monte commosso, sopraffatto dalla rivelazione che mi \u00e8 stata offerta. Dal basso, quel dipinto scintillante sembra rivolgersi alla pianura verde, al fiume sterminato, alla foresta pi\u00f9 grande del pianeta, a tutti gli esseri senzienti che la abitano. Qui la natura ha trovato, in una delle sue forme, la capacit\u00e0 di sentirsi connessa, il senso di se stessa, e la pittura sembra dire a chi pu\u00f2 percepirla: \u00abQuel senso siete voi\u00bb.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>Tutte le immagini che accompagnano il testo sono dell&#8217;autore<\/em>.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 uscito da Sellerio \u201cIl senso della natura. Sette sentieri per la Terra\u201d del filosofo Paolo Pecere. Definito \u00abfilosofo\u00bb dalla disciplina che insegna, che questo libro tuttavia tranquillamente eccede. Cosa sono, allora, questi \u2018r\u00e9cits de voyage\u2019? 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