{"id":55764,"date":"2024-06-26T00:01:00","date_gmt":"2024-06-25T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=55764"},"modified":"2024-06-23T16:50:45","modified_gmt":"2024-06-23T14:50:45","slug":"caccia-nellabisso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/06\/26\/caccia-nellabisso\/","title":{"rendered":"Caccia nell\u2019abisso","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>I<\/strong><strong><\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Chasse \u00e0 l\u2019ab\u00eeme<\/em>. L\u2019espressione francese, a me sconosciuta, s\u2019imprime nella memoria e risuona come un refrain. Sono le prime parole, e a lungo le uniche, che riesco ad associare a un\u2019immagine che, realizzo presto, illustra un romanzo sulla preistoria del XIX secolo. L\u2019autore \u00e8 Adrien Cranile, il titolo <em>Solutr\u00e9 ou les chasseurs de rennes de la France centrale. <\/em><em>Histoire pr\u00e9historique<\/em>, pubblicato nel 1870 in sei puntate su \u201cLa Revue du Lyonnais\u201d raccolte nel 1872 da Louis Hachette. L\u2019artista \u00e8 Emile Bayard, che realizza la stampa a partire da un disegno di Adrien Arcelin.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa la vicenda: il 27 settembre 1866 l\u2019allora ventottenne Adrien Arcelin (1838-1904), diplomato all\u2019\u00c9cole des Chartes con una tesi sulle istituzioni militari di Carlo Magno e appassionato di geologia, trova sul suo sito vinicolo una punta di giavellotto in selce consunta dal tempo e ossa di animali. Siamo a Solutr\u00e9, un minuscolo comune francese in Borgogna. Arcelin e Henri Testot-Ferry, geologo e collezionista di fossili, autore di <em>Le M\u00e2connais pr\u00e9historique <\/em>(uscito postumo nel 1870), cominciano a scavare esumando strumenti in selce e di pietra intagliata, lance, punte di frecce, foglie di alloro affilate, sculture scolpite nell\u2019osso o nell\u2019avorio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I blocchi di ossa erano gi\u00e0 noti ai viticoltori locali che le frantumavano per concimare i loro terreni o venderle come concime fosfatico. Ma Arcelin e Testot-Ferry realizzano presto di essersi imbattuti in reperti risalenti al Paleolitico superiore, non diversamente da Les Eyzies nella valle della V\u00e9z\u00e8re dove, nel 1868, sar\u00e0 trovato l\u2019uomo di Cro-Magnon. Ferry e Arcelin sono stupefatti davanti alla scoperta della \u201cla vie des gens dont nous venions de remuer la poussi\u00e8re\u201d (<em>Le M\u00e2connais pr\u00e9historique<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La preistoria come scienza \u00e8 ai suoi albori, rispetto all\u2019archeologia praticata \u201cda dilettanti, medici, sacerdoti, insegnanti\u201d<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>; \u201calla fine del XIX secolo, lo scopo principale degli scavi preistorici consisteva ancora nella raccolta di oggetti belli e nella costituzione di collezioni, quanto spinge a ricercare gli strati e i siti pi\u00f9 ricchi\u201d<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. L\u2019anno successivo al ritrovamento delle prime ossa a Solutr\u00e9 inaugura il Mus\u00e9e des Antiquit\u00e9s Nationales, in concomitanza con l\u2019Exposition Universelle di Parigi, dove vengono esposti per la prima volta reperti preistorici nel Pavillon sur l\u2019Histoire du Travail.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esistenza dell\u2019uomo antidiluviano o uomo fossile, postulata a partire dalla fine degli anni 1850 sulla scia degli studi di Jacques Boucher de Perthes, \u00e8 confermata nel 1864 grazie alla scoperta del sito preistorico della Madeleine \u201cdove un\u2019incisione raffigurante un mammut su un pezzo d\u2019avorio [fossile] di mammut forniva la prova definitiva che l\u2019Uomo era contemporaneo ai grandi Mammiferi quaternari estinti, cosa che Cuvier aveva sempre negato\u201d<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>. Un\u2019incisione presente anch\u2019essa all\u2019Esposizione universale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studiare la stratigrafia e quindi datare i reperti di Solutr\u00e9 si rivela difficile, a causa delle frane che perturbano la disposizione degli strati archeologici e dell\u2019instabilit\u00e0 delle sezioni e degli scavi. Se ne interessa anche Henri Breuil, il \u201cPapa della preistoria\u201d, che proprio a Solutr\u00e9 comprende l\u2019importanza dell\u2019Aurignaziano come divisione del Paleolitico superiore e la sua anteriorit\u00e0 rispetto al Solutreano. Ma il sito \u00e8 frequentato nel corso dei secoli come terreno di caccia, grazie alla presenza di truppe di erbivori; nel VI-VII secolo (Alto Medioevo) diventa persino una necropoli, come testimoniano le sepolture erroneamente fatte risalire alla preistoria. Alla sommit\u00e0 viene infine costruita una fortezza per sorvegliare la Porta sud di Borgogna. Distrutta senza lasciar tracce, il sito \u00e8 riconquistato dalla vegetazione e dalle vigne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire dalla sua scoperta, questi 13000 m2 circa diventano oggetto di almeno tre campagne archeologiche: 1866-1896, 1907-1928 e, dopo alcuni scavi clandestini, 1968-1998, dove diversi approcci (archeologia, geologia, sedimentologia, micromorfologia, archeozoologia, analisi del polline, resti dei roditori, datazioni 14C di alcune ossa) permettono di datare il sito tra il Musteriano (Paleolitico medio) e il Magdaleniano (Paleolitico superiore), sebbene alcune ossa risalgono all\u2019Alto Medioevo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3.-Solutre-La-chasse-a-labime.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-55824 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"670\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3.-Solutre-La-chasse-a-labime.jpg?resize=900%2C670&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-55824\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3.-Solutre-La-chasse-a-labime.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3.-Solutre-La-chasse-a-labime.jpg?resize=300%2C223&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3.-Solutre-La-chasse-a-labime.jpg?resize=768%2C572&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3.-Solutre-La-chasse-a-labime.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">II<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arcelin-Cranile consacrer\u00e0 a Solutr\u00e9 gli ultimi venticinque anni della sua vita, numerose pubblicazioni scientifiche nonch\u00e9 un romanzo cautamente pubblicato sotto lo pseudonimo-anagramma di Adrien Cranile. Qui immagina di catapultarsi nell\u2019Et\u00e0 della Renna grazie a una macchina del tempo che non ha niente di tecnologico, trattandosi di una pietra! La storica delle scienze Claudine Cohen lo considera l\u2019antesignano di un nuovo genere letterario: \u201cQuesto romanzo conosce una distribuzione limitata, ma segna l\u2019inizio di una forma inedita e originale di letteratura dell\u2019immaginazione, una nuova forma di <em>science-fiction<\/em> \u2013 in cui la scienza ci permette di proiettarci non nel futuro, ma nel passato\u201d<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi si narra la vita quotidiana dei nostri antenati, dalle occupazioni domestiche ai funerali passando naturalmente per la caccia. Arcelin non \u00e8 Jules Verne: la trama del romanzo \u00e8 approssimativa, i dialoghi barbosi, e l\u2019intento pedagogico maldestro, volto a conquistare il pubblico alla causa preistorica. Senza contare la presenza dei pregiudizi dell\u2019epoca, dall\u2019eurocentrismo alla suddivisione gerarchica delle razze umane. Resta nondimeno il primo romanzo completamente ambientato nella preistoria, precedente il pi\u00f9 celebre <em>La Guerre du feu<\/em> (1909) di J.-H. Rosny a\u00een\u00e9, da cui il regista Jean-Jacques Annaud ha tratto un altrettanto celebre film, <em>La Guerre du feu<\/em> (1981), collaborando con l\u2019etologo Desmond Morris e lo scrittore Anthony Burgess.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa dice il libro riguardo alla <em>chasse \u00e0 l\u2019ab\u00eeme <\/em>che mi turba cos\u00ec tanto? Mi procuro la nuova edizione a cura di Jean Combier pubblicata nel 1977, intitolata <em>Chasseurs de rennes \u00e0 Solutr\u00e9<\/em> (che segue l\u2019edizione aumentata con nuove illustrazioni di Eric Le Brun del 1922). Eloquente il sottotitolo, passato da \u201chistoire pr\u00e9historique\u201d a \u201croman pr\u00e9historique\u201d. L\u2019immagine in questione illustra un\u2019ipotesi sulla caccia preistorica, assente dagli articoli scientifici di Arcelin. Digiuni di agricoltura, gli uomini attendevano il tramonto per cacciare 500-600 cavalli, riuscendo con l\u2019inganno \u2013 ovvero urlando, appiccando fuochi e brandendo pelli di lupo \u2013 a farli salire in cima alla roccia; in preda alla fuga, spinti dalla calca, non riuscivano a fermarsi sul bordo del precipizio e, privi delle qualit\u00e0 di Pegaso, precipitavano e rovinavano a terra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo mostra l\u2019immagine, di cui scruto ogni angolo per ricostruire l\u2019azione: vedo due cavalli neri volare nel vuoto; in seguito due cavalli bianchi precipitare, uno quasi avvinghiato a quello nero, il secondo pi\u00f9 indietro, isolato dagli altri. A terra giacciono i cadaveri di alcuni cavalli ma anche uno agonizzante che alza il muso verso l\u2019alto, le zampe anteriori stese. Pi\u00f9 in basso un cavallo si tiene ancora dritto sulle sue gambe, sopravvissuto al salto nel vuoto ma finito da due uomini per alleviarne ogni sofferenza. Altri due uomini attendono sotto il precipizio, pronti a recuperare il bottino e, probabilmente, a uccidere i superstiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cerco d\u2019immaginarmi la conformazione della Roche de Solutr\u00e9: \u201cun\u2019alta roccia che, terminando bruscamente a ovest con una punta stretta e affilata, ripidamente scoscesa su tre lati, degradava dolcemente e in una cresta arrotondata verso est\u201d scrive Arcelin<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>. Bayard tratteggia due terrazze degradanti visibili sulla destra, coi profili di tre uomini, uno con le braccia alzate e armato di un bastone o di una fiaccola mentre, immagino, terrorizza la mandria di cavalli per incanalarli verso la sommit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alto 493 metri, lo sperone offre un punto di vista panoramico; quando il cielo \u00e8 terso s\u2019intravede persino il massivo del Monte Bianco, a 150 km di distanza. Ma per i cavalli non \u00e8 altro che un trampolino mortale \u2013 vera e propria <em>Highway to Hell<\/em>: \u201cDal basso si vedevano queste cinque o seicento bestie in preda al panico arrampicarsi sulla cresta nuda della montagna in una nuvola di polvere, con un rumore simile a un tuono lontano. [&#8230;] I primi cavalli che raggiunsero il bordo della scarpata si aggrapparono ai garretti, subodorando il vuoto. [&#8230;] Tuttavia, il diluvio si addensava verso la punta della roccia e ogni resistenza divenne impotente contro la massa e il numero\u201d<a id=\"_ftnref6\" href=\"#_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>. Le nuvole di fumo, la foschia del tramonto e gli ultimi raggi di sole costituiscono lo sfondo atmosferico di questo massacro equino.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/5.-Arcelin-crippedjpg.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-55830 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"493\" height=\"639\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/5.-Arcelin-crippedjpg.jpg?resize=493%2C639&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-55830\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/5.-Arcelin-crippedjpg.jpg?w=493&amp;ssl=1 493w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/5.-Arcelin-crippedjpg.jpg?resize=231%2C300&amp;ssl=1 231w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/5.-Arcelin-crippedjpg.jpg?resize=60%2C78&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 493px) 100vw, 493px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Adrien Arcelin<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">III<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricostruito il contesto storico, chiudo il libro e torno all\u2019immagine: la sua crudelt\u00e0 resta intatta, non scalfita dall\u2019erudizione archeologica. Continuo a immaginarmi l\u2019impatto al suolo e soprattutto il rumore spaventoso prodotto da una mandria di cavalli che precipita da 500 metri di altezza, uno dopo l\u2019altro, uno che rimbalza sull\u2019altro, con la struttura ossea che si fracassa all\u2019impatto col suolo roccioso. Penso alla fragilit\u00e0 dei cavalli, come quelli da corsa abbattuti per una frattura. Penso che, diamine, questo <em>motore animale<\/em> \u00e8 stato decisivo per lo sviluppo della civilt\u00e0 umana, come ricostruito recentemente da Fran\u00e7ois Jarrige in <em>La ronde des b\u00eates. Le moteur animal et la fabrique de la modernit\u00e9 <\/em>(2023). Ma qui finiscono vittime di una trappola mortale per sfamare le necessit\u00e0 ippofagiche dei nostri antenati. Gli uomini usano l\u2019inganno per catturare animali che non sanno cacciare; una strategia asimmetrica che nega il rapporto uomo-animale alla base della caccia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Provo ad associare questa scena al cavallo che, ergendosi su due gambe, \u00e8 immagine della verticalit\u00e0. A suggerirlo \u00e8 Fran\u00e7ois Poplin, secondo cui&nbsp; persino la roccia di Solutr\u00e9 \u201cha l\u2019aspetto di un grande animale che giace all\u2019orizzonte, alzando un po\u2019 la testa, in attesa del suo volto umano\u201d<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>. Una conciliazione possibile tra il geologico e il vivente, in cui il primo mima le fattezze del secondo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ossessione per\u00f2 resta. Che la <em>Chasse \u00e0 l\u2019ab\u00eeme<\/em> agisca su di me come la foto del suppliziato cinese su Georges Bataille?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1925 Adrien Borel \u2013 freudiano ortodosso, membro fondatore della Soci\u00e9t\u00e9 psychanalytique de Paris, psicanalista di alcuni surrealisti tra cui Andr\u00e9 Breton \u2013 regala a Bataille una foto datata 10 aprile 1905. Mostra l\u2019esecuzione di un prigioniero cinese, Fou Tchou Li, assassino del principe Ao Han Ouan. \u201cLa clemenza dell\u2019imperatore (!) fece s\u00ec che non fosse bruciato come previsto, ma tagliato a pezzi, in cento pezzi: tagliato vivo\u201d<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> \u2013 \u00e8 il cosiddetto \u201csupplice des <em>cent morceaux<\/em>\u201d (<em>lingchi<\/em>). Uno spettacolo pubblico che mi ricorda quelli descritti da Christoph Ransmayr in <em>Cox o Il corso del tempo<\/em> (2016). All\u2019esecuzione assistono forse Georges Dumas, responsabile della clinica delle malattie mentali alla Facolt\u00e0 di medicina di Parigi, e di sicuro Louis Carpeaux, che scatta delle foto. Una di quelle che Borel mostra a Bataille viene pubblicata da Dumas nel suo <em>Nouveau trait\u00e9 de psychologie <\/em>(1934) dove intravede, al di l\u00e0 del dolore, un\u2019estasi forse indotta dall\u2019assunzione di oppio. Ossessionato da queste foto, Bataille le pubblica nel suo <em>Les larmes d\u2019\u00c9ros<\/em>, uscito nel 1961, un anno prima della sua scomparsa, proiettandovi il legame tra morte ed erotismo, tra orrore sadico ed estasi divina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che ci sia veramente bisogno di ricorrere a Bataille? L\u2019associazione \u00e8 banale, ma tardivamente mi accorgo che la caduta nell\u2019abisso, lo schiantarsi nel vuoto dei cavalli mi riporta anzitutto alle fotografie dell\u201911 settembre\u2026<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/6.-Cranile-Solutre.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-55834 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"739\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/6.-Cranile-Solutre.jpg?resize=900%2C739&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-55834\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/6.-Cranile-Solutre.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/6.-Cranile-Solutre.jpg?resize=300%2C246&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/6.-Cranile-Solutre.jpg?resize=768%2C631&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/6.-Cranile-Solutre.jpg?resize=60%2C49&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">IV<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Torniamo a Solutr\u00e9. Difficile giustificare scientificamente questo \u201cmagma di cavallo\u201d, ovvero il letto roccioso composto da ossa equine al Cros du Charnier, spesso da 50 cm a pi\u00f9 di un metro ed esteso per oltre un ettaro. Che si tratti di cavalli morti in combattimenti di cavalleria per impossessarsi del castello di cui il duca di Borgogna Philippe le Bon ordina lo smantellamento nel 1434?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, basta approfondire un po\u2019 la questione per rendersi conto che la <em>chasse \u00e0 l\u2019ab\u00eeme <\/em>raccontata da Arcelin \u00e8 un mito, influenzato probabilmente dai romanzi d\u2019avventura di James Fenimore Cooper (<em>L\u2019ultimo dei Mohicani<\/em>, 1826) o dai dipinti di George Catlin inaugurati al Louvre nel 1845<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>. Infatti le numerose ossa di cavallo \u2013 per la precisione l\u2019<em>Equus caballus belgius<\/em> \u2013 vengono trovate a un centinaio di metri dai piedi della roccia. Resta il fatto che l\u2019ipoteca sulla veridicit\u00e0 della <em>chasse \u00e0 l\u2019ab\u00eeme <\/em>non inficia il suo successo, garantito da <em>L\u2019Homme primitif <\/em>(1870) di Louis Figuier, pubblicato dalla stessa casa editrice di Arcelin ed esaurito in sei settimane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 lo stesso Arcelin a inviare l\u2019immagine a Figuier che la pubblica nella seconda edizione del suo libro e cos\u00ec la descrive: \u201cNon era difficile, inseguendo i cavalli liberi nella pianura, o nelle vicinanze di questa lunga e brusca altura, spingerli sull\u2019orlo di questo abisso naturale, e costringerli a precipitare da soli, per effetto della paura, ai piedi della roccia, dove altri cacciatori appostati ricevevano o infliggevano il colpo di grazia agli infelici erbivori dopo la loro terribile caduta\u201d<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per smentire il cruento rituale cinegetico, la corsa della morte o la caccia con precipizio bisogna per\u00f2 attendere il 1956, quando lo studioso della preistoria Jean Combier comprende che Solutr\u00e9 era un terreno di caccia (<em>kill-site<\/em>) dove i cacciatori tornavano regolarmente per tendere un\u2019imboscata ai cavalli durante la transumanza tra i pascoli invernali ed estivi della valle. Sono privilegiati rispetto a bisonti e renne forse perch\u00e9 il loro passaggio, in estate e in autunno, \u00e8 pi\u00f9 regolare e prevedibile. Ne accerchiavano al massimo una dozzina (e non i 600 immaginati da Arcelin!), spingendoli ai piedi (e non in cima) della roccia dove erano cacciati, uccisi e smembrati in situ. Si trattava di una vera e propria ecatombe: i cacciatori utilizzavano una piccola parte delle carcasse, abbandonando sul posto quarti interi. \u201c\u00c8 difficile sapere quali circostanze possano aver indotto gruppi di cacciatori ad abbandonare preziose risorse alimentari\u201d<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>: il caldo che contamina la carne, gli attacchi dei carnivori, il tempo limitato\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che la faccenda finisca qui? Non proprio, perch\u00e9 per gli studiosi non \u00e8 ancora chiaro per quali ragioni cos\u00ec tante carcasse di animali giacciono nei pressi della Roccia di Solutr\u00e9. Lo si evince leggendo un libro erudito che fa il punto sugli scavi archeologici e cos\u00ec conclude: \u201cLa natura esatta dei bottini cinegetici che si svolgevano in questo sito dedicato essenzialmente alla caccia, rimane, va riconosciuto, altamente problematica. L\u2019esame di migliaia di ossa raccolte metodicamente, in buono stato di conservazione o ricostituite dopo lo scavo, non ha mai rivelato segni attribuibili all\u2019impatto di un\u2019arma da lancio. L\u2019ipotesi di trappole o altri dispositivi non pu\u00f2 essere n\u00e9 verificata n\u00e9 esclusa\u201d<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>. Altri dispositivi\u2026 un eufemismo per la <em>chasse \u00e0 l\u2019ab\u00eeme<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad ogni modo, che la scena sia o meno plausibile, la logica dell\u2019immagine resta indifferente a qualsiasi documento storico, al punto che nella mia mente continua ad arricchirsi di riferimenti visivi, dalle ossa di cavallo utilizzate da Toni Grand per le sue sculture a <em>Il cavallo di Torino<\/em> (2011) di Bela Tarr. Cos\u00ec, come in un crudele gioco a molla, quei cavalli continuano a essere spinti in cima alla roccia e a cadere nell\u2019abisso.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/cropped-roccia-e-cavalli.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-55837 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"535\" height=\"809\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/cropped-roccia-e-cavalli.jpg?resize=535%2C809&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-55837\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/cropped-roccia-e-cavalli.jpg?w=535&amp;ssl=1 535w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/cropped-roccia-e-cavalli.jpg?resize=198%2C300&amp;ssl=1 198w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/cropped-roccia-e-cavalli.jpg?resize=60%2C91&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 535px) 100vw, 535px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Emile Antoine Bayard,&nbsp;Henri Th\u00e9ophile Hildibrand, <em>La poursuite des chevaux sur le roc de Solutr\u00e9<\/em>, 1882, photo \u00a9 RMN-Grand Palais (Mus\u00e9e de la Pr\u00e9histoire des Eyzies) \/ Franck Raux<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Jean Combier, \u201cSolutr\u00e9, site t\u00e9moin des origines de l\u2019arch\u00e9ologie pr\u00e9historique\u201d, in Jean Combier, Anta Montet-White (a cura di), <em>Solutr\u00e9 1968-1998<\/em>, Paris, Soci\u00e9t\u00e9 pr\u00e9historique fran\u00e7aise, 2002, pp. 17-26, cit. p. 20.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> \u00c9milie Reix, <em>Solutr\u00e9. Au c\u0153ur des controverses chronologiques et anthropologiques de la fin du XIXe si\u00e8cle \u00e0 nos jours<\/em>, in Sophie A. De Beaune (a cura di),<em> \u00c9crire le pass\u00e9. La fabrique de la pr\u00e9histoire et de l\u2019histoire \u00e0 travers les si\u00e8cles<\/em>, Paris, CNRS \u00c9ditions, 2010, pp. 323-333, cit. p. 325.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Jean-Louis Heim, \u201cSolutr\u00e9 : une certaine id\u00e9e de l\u2019Homme fossile\u201d, in <em>1866. L\u2019invention de Solutr\u00e9. Adrien Arcelin, Henry de Ferry<\/em>, catalogo della mostra, Mus\u00e9e d\u00e9partemental de Pr\u00e9histoire de Solutr\u00e9, 19 giugno-17 settembre 1989, pp. 55-61, cit. p. 57.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> Claudine Cohen,<em> L\u2019homme des origines. Savoirs et fictions en pr\u00e9histoire<\/em>, Paris, Seuil, 1999, p. 205.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> Adrien Arcelin,<em> Chasseurs de rennes \u00e0 Solutr\u00e9. Roman pr\u00e9historique<\/em>, Macon, \u00c9ditions&nbsp; Bourgogne Rh\u00f4ne Alpes, 1977, pp. 60-61.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> Id, p. 61.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> Fran\u00e7ois Poplin, <em>Le Grand saut des chevaux de Solutr\u00e9<\/em>, in \u201cL\u2019Homme\u201d, XXX, 116, ottobre-dicembre 1990, pp. 137-142, cit. p. 140.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> Michel Surya,<em> Georges Bataille, la mort \u00e0 l\u2019\u0153uvre<\/em>, Paris, Gallimard, 1992, pp. 120-121.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> Cfr. Pierre-Guillaume Denis, <em>Solutr\u00e9 : un site, un roman et une l\u00e9gende arch\u00e9ologique, t\u00e9moins de l\u2019histoire de la pr\u00e9histoire<\/em>, in Adrien Cranile, <em>Solutr\u00e9 ou les chasseurs de rennes de la France centrale<\/em>, Mirebeau-sur-B\u00e8ze, Tautem,2022, pp. 132-145.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> Louis Figuier, <em>L\u2019homme primitif : tableau de la nature<\/em>, Paris, Hachette, 1870, seconda edizione, p. 135.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> Jean Combier, Anta Montet-White, in Id. (a cura di), <em>Solutr\u00e9 1968-1998<\/em>, p. 272.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn12\" href=\"#_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a> Ibid.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Emile Antoine Bayard,\u00a0Henri Th\u00e9ophile Hildibrand, <\/em>La poursuite des chevaux sur le roc de Solutr\u00e9<em>, 1882, photo \u00a9 RMN-Grand Palais (Mus\u00e9e de la Pr\u00e9histoire des Eyzies) \/ Franck <\/em>Raux (particolare)<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Chasse \u00e0 l\u2019ab\u00eeme. L\u2019espressione francese, a me sconosciuta, s\u2019imprime nella memoria e risuona come un refrain. 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