{"id":5462,"date":"2020-04-20T00:03:47","date_gmt":"2020-04-19T22:03:47","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=5462"},"modified":"2024-06-06T12:07:36","modified_gmt":"2024-06-06T10:07:36","slug":"facing-the-camera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/04\/20\/facing-the-camera\/","title":{"rendered":"Nuove note su ritratto e appartenenza","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dalla nuova edizione di <\/em>Facing the Camera<em> di Marco Delogu, uscito una prima volta presso Quodlibet nel 2018 e di prossima pubblicazione, si propongono qui la premessa dell&#8217;autore, una sua scelta di immagini, e il <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/04\/20\/ritratto-di-tutti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">testo di <strong>Andrea Cortellessa<\/strong>.<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Ho iniziato con i ritratti delle statue romane, nel 1988 all\u2019alba nei musei capitolini, prima dell\u2019entrata del pubblico, dove illuminavo quei volti e mettevo dietro di loro un fondo nero per decontestualizzarli, e li fotografavo con la polaroid 20 x 25cm, confrontando subito dopo l\u2019uscita della stampa istantanea che non ci fosse differenza tra la dimensione dell\u2019originale e quella della sua riproduzione. Andavo a scuola l\u00ec vicino, erano musei che avevo visto spesso, giocavo sull\u2019autobus che mi riportava a casa, a capire quale passeggero, ma anche bigliettaio o autista, assomigliasse a Salonina, Cicerone, Traiano Decio, Alessandro Severo o Caracalla. Molti anni dopo ebbi la fortuna di poter stare da solo per lunghe ore davanti ad Antonello da Messina. Osservando le sculture attraverso il vetro smerigliato del banco ottico vedevo quei ritratti capovolti e con destra e sinistra invertite, sotto il panno nero della mia macchina, cercavo la forza dei loro sguardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine degli anni Novanta, al ritorno dalla residenza all\u2019IRCAM per fotografare oltre 50 compositori, da Boulez e Xenakis, iniziai tre lavori contemporaneamente: fantini del Palio, cardinali e carcerati.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ritratto mi faceva entrare in contatto con pi\u00f9 parti di me. Ho iniziato da presto a teorizzare che la posa era il superamento di una naturalezza \u201cintrusiva\u201d che non mi aveva mai affascinato \u2013 l\u2019idea di tormentare una persona fotografandola per ore in cerca dell\u2019estrema naturalezza mi annoiava e mi dava la netta sensazione di disturbare anche la persona pi\u00f9 narcisista del mondo. Iniziai presto a capire che volevo osservare la persona ritratta e poi, attraverso la posa, riportarla a un\u2019immagine che avevo archiviato nella mia mente, e fotografarla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Legno e Massimino li ho spesso esposti insieme, mi piacciono cos\u00ec dritti, puro sguardo. Legno perse un palio in pratica gi\u00e0 vinto, sbattendo contro un\u2019asta di un microfono che un operatore giapponese mise in pista e, a pochi secondi dal traguardo, si spezz\u00f2 un braccio, cadde e il suo cavallo venne sorpassato dall\u2019eterna rivale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cardinal Dezza lo fotografai nel letto dell\u2019ospedale dell\u2019ordine dei Gesuiti al Vaticano. Mi raccont\u00f2 la storia di padre Gumpel, figlio di un aristocratico attentatore di Hitler, rifugiatosi nella nunziatura a Berlino, che raggiunse Roma con il futuro papa PioXII di cui ora \u00e8 postulatore per la causa di beatificazione. Il cardinal Dezza dopo la fotografia mi chiese se avessi impegni per la prossima settimana e io accennai a una mia disponibilit\u00e0 di tempo, cos\u00ec venni personalmente invitato al suo funerale, che effettivamente si tenne dopo meno di due settimane a San Pietro, celebrato da Wojtyla, studente di metafisica di Dezza alla Gregoriana. Da Wojtyla, Paolo Dezza venne nominato cardinale a novant\u2019anni, non pot\u00e9 mai esercitare il diritto di voto nel conclave. Corradino Bafile all\u2019epoca del mio lavoro era il cardinal decano, cio\u00e8 il pi\u00f9 anziano tra i principi della chiesa. Era malato, e mi chiese nel 1998 di dirgli chi era succeduto a Wojtyla. Io risposi che Giovanni Paolo II era ancora in carica, seppur malato, ma lui pens\u00f2 che gli stessi negando qualcosa e insistette nella domanda. Il tutto avvenne in un appartamento all\u2019angolo tra piazza San Pietro e via della Conciliazione, dove Bafile viveva e da dal cui terrazzo poteva assistere alle messe celebrate dal pontefice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nazzareno Zambotti era un recidivo che somm\u00f2 quasi trent\u2019anni di galera per accumulo di piccoli reati. Mitomane, probabilmente avrebbe voluto essere un grande della malavita. Mi diede un manoscritto che feci pervenire a Severino Cesari che lo pubblic\u00f2 in \u00abStile libero\u00bb (<em>Perch\u00e9 non sono diventato un serial killer. Autobiografia di un uomo solo<\/em>, Einaudi 2003). Anni dopo lo incontrai in un treno locale e lo salutai, ma lui mi rispose: stai alla larga so carico de robba e se arriva la polizia ce carica a tutti e due!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando entrai a Rebibbia per il mio lavoro, non avevo nessuna intenzione di incontrare Brigida, Concutelli e Fioravanti. I due neofascisti non riuscii a evitarli. Un giorno Pannizzari, prima linea di Torino, mi port\u00f2 da Concutelli e gli disse: Delogu sta con me a pranzo; Piggi cucina spaghetti per tre! Concutelli ubbid\u00ec e cos\u00ec mangiammo insieme. Era un vecchio patto stipulato all\u2019Asinara nel \u201979 quando Tuti e Concutelli vennero salvati dalla lapidazione, altrimenti si sarebbe parlato pi\u00f9 della loro morte che della rivolta e delle condizioni carcerarie; in cambio promisero di cucinare per sempre per rivoltosi e amici. Con Concutelli venni anche chiuso nell\u2019aula computer del reparto G8 durante una mini rivolta. Aveva una voce bassa, io claustrofobico dovetti respirare a lungo per evitare il panico di una stanza chiusa e per di pi\u00f9 da dividere con un pluriomicida delle carceri. Mi chiese di Eugenio Occorsio e mi supplic\u00f2 di chiedergli di ritirare la denuncia per evitare un cumulo di pene, teorizzando che lui aveva ucciso Vittorio Occorsio come alto membro dello Stato ma non come uomo. Risposi, non so chi mi diede la forza, che non avrei mai parlato a Eugenio di ci\u00f2 e che ero completamente dalla parte della famiglia Occorsio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Domenico Melis lo vidi da lontano in Maremma. Campo grande, molte pecore, tre cani. Tornava verso l\u2019ovile per la mungitura del tramonto. Montai la mia macchina, feci un\u2019inqudratura di \u201cprevisione\u201d e quando arriv\u00f2 nei paraggi mi concesse dieci secondi per una sola fotografia, doveva seguire il gregge, contarlo e mungerlo. Caterina Scaggion arriv\u00f2 in Pianura pontina da bambina. Mi raccont\u00f2 che nella famosa campagna del grano venne presa in braccio dal duce. Era molto bella anche quando feci la fotografia. Dietro di lei c\u2019\u00e8 una pertica, attrezzo con cui si dividevano le propriet\u00e0 mettendo le staccionate. Lei era alta, gentilissima e fiera, aveva passato tutta la sua vita in quel podere ma aveva moltissime cose da raccontare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senada la conobbi perch\u00e9 era la moglie di Davide, che fotografai per il mio libro <em>Fuori Tutti<\/em>, primo volume di \u00abStile libero\u00bb dedicato a una generazione in camera loro, e lo zingaro, in roulotte, non poteva mancare. Andai a ritrovare Davide, giornata di sole forte, mi venne a prendere fuori dal campo. Io camminavo da solo con la grande macchina con cavalletto in spalla e il secchio per il fissaggio nell\u2019altra mano. A cento metri c\u2019era la baracca di Davide, controluce non vedevo molto, ma arrivato a pochi metri dal buio apparve Senada che allattava Jonata. Vera apparizione!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto \u00e8 nato a Londra nel 2018, dove ho pensato che una riflessione sul ritratto fotografico in Italia dovesse essere fatta. Ho visto molti lavori di ritratti, scartavo quasi immediatamente quelli che riguardavano persone famose, spesso filtrati dal controllo della loro immagine. Anche i lavori \u201cconfezionati e commissionati\u201d mi interessavano poco. Cercavo serie di ritratti che partissero da esperienze personali, dove la storia del fotografo, la sua identit\u00e0 e appartenenza si sentissero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ripercorrendo le serie di questo progetto si vede come siano realizzate in territori <em>motherland <\/em>dei fotografi&nbsp; (la Sicilia di Giaccone, La Spezia per Benassi, la Romagna di Guidi, Nostri e Neri)e comel\u2019appartenenza sia una caratteristica fondamentale di queste serie, l\u2019appartenenza a un gruppo, a un luogo, a un periodo storico, a narrazioni molto vicine; gli \u201cautoritratti\u201d di Antonia Mulas sono esattamente questo, cos\u00ec come quando suo marito Ugo fotografa Gastone Novelli poco prima della protesta contro la Biennale fascista, Luigi Di Sarro fotografa sua madre nello specchio e indaga su se stesso tramite l\u2019autoritratto, o Moira Ricci nelle sue incursioni nelle fotografie di sua madre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora dopo quattro edizioni di <em>Facing the Camera<\/em> \u2013 New York, Londra, Toronto e Parigi \u2013 tutte leggermente diverse tra loro, proviamo a rifare il punto sulla tradizione del ritratto fotografico in Italia, e in questo caso della tradizione di un forte \u201cfaccia a faccia\u201d, in continuit\u00e0 con il ritratto classico. Citando il testo di Francesco Zanot possiamo affermare che: \u00abla fotografia innesca un\u2019esperienza di confronto. Un faccia a faccia. Siamo costantemente ingaggiati in un rapporto di dialogo e partecipazione. Un ritratto ci cambia tanto quanto noi possiamo cambiare lui, modificando nel tempo dell\u2019osservazione la percezione che abbiamo del soggetto. Quella che vediamo non \u00e8 una storia. Non \u00e8 la storia. \u00c8 la nostra storia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella sua <em>lecture<\/em> al <em>The Photo Solstice<\/em> 2019 Giorgio Agamben parl\u00f2 della \u00abspeciale relazione col gesto\u00bb, che \u00abdistingue la fotografia dalla pittura. La pittura, ad esempio un ritratto, rappresenta un uomo <em>sub specie \u00e6ternitatis<\/em>. La fotografia invece rappresenta l\u2019uomo <em>sub specie caducitatis<\/em>. Anche Fayyum: questo sono io, in eterno. La foto: cos\u00ec sono, cos\u00ec passo in un lampo (sono passato) e trascorro nell\u2019esistenza. Si pu\u00f2 dire che la pittura rappresenta un\u2019essenza, la foto un gesto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con questa nuova edizione ampiamente rivista del libro, e a partire da una serie di contributi (Agamben, Cortellessa, Trevi e Zanot) vorremmo che la ricerca sul ritratto in Italia assuma carattere continuativo. Sicuramente una serie di lavori, avendo una piattaforma fluida dove arrivare, usciranno fuori, molte volte riusciranno fuori. Li aspettiamo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5468 lazyload\" width=\"445\" height=\"283\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/2.jpg?resize=445%2C283&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5468\" width=\"445\" height=\"283\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/2.jpg?w=890&amp;ssl=1 890w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/2.jpg?resize=300%2C190&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/2.jpg?resize=768%2C488&amp;ssl=1 768w, 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imperatori, Musei capitolini, Roma, 1989<br>polaroid, 20x25cm <br><em>e<\/em><br><em>Annunciata<\/em>, Studio su Antonello da Messina, Scuderie del Quirinale,<br>Roma, 2006<br>polaroid 55, stampa ai sali d&#8217;argento, 40x50cm<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>A seguire:<\/em><br><em>Sebastiano Deledda detto Legno<\/em>, Siena, 1998<br>polaroid 55, stampa ai sali d&#8217;argento 40x50cm<br><em>e<\/em><br><em>Massimo Coghe detto Massimino<\/em>, Siena, 1998<br>polaroid 55, stampa ai sali d&#8217;argento, 40x50cm<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>Cardinale Corrado Bafile<\/em>, Roma, 1999<br>polaroid 55, stampa ai sali d&#8217;argento 40x50cm<br><em>e<\/em><br><em>Cardinale Paolo Dezza<\/em>, Roma 1999<br>polaroid 55, stampa ai sali d&#8217;argento, 40x50cm<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>Nazzareno Zambotti<\/em>, carcere di Rebibbia, Roma, 1997<br>polaroid 55, stampa ai sali d&#8217;argento, 22x28cm<br><em>e<\/em><br><em>Pierluigi Concutelli<\/em>, carcere di Rebibbia, Roma, 1997<br>polaroid 55, stampa ai sali d&#8217;argento 22x28cm<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>Domenico Melis<\/em>, pastore sardo, Manciano, 2007<br>polaroid 55, stampa ai sali d&#8217;argento 40x50cm<br><em>e<\/em><br><em>Caterina Scaggion<\/em>, contadina veneta nella pianura pontina, 2007<br>polaroid 55, stampa ai sali d&#8217;argento, 40x50cm<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>Senada e Jonata<\/em>, campo rom di Santa Maria della Pieta&#8217;, Roma, 2000<br>polaroid 55, stampa ai sali d&#8217;argento, 78x100cm<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho iniziato con i ritratti delle statue romane, nel 1988 all\u2019alba nei musei capitolini, prima dell\u2019entrata del pubblico, dove illuminavo quei volti e mettevo dietro di loro un fondo 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