{"id":5415,"date":"2020-04-06T00:07:00","date_gmt":"2020-04-05T22:07:00","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=5415"},"modified":"2024-06-06T15:56:18","modified_gmt":"2024-06-06T13:56:18","slug":"ordinaria-perturbazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/04\/06\/ordinaria-perturbazione\/","title":{"rendered":"Ordinaria perturbazione","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Io non so quale sia il meccanismo mentale che ci fa dimenticare cos\u00ec facilmente le cose importanti che leggiamo. In realt\u00e0 non le dimentichiamo: pi\u00f9 sono importanti, pi\u00f9 risuonano dentro di noi, pi\u00f9 facilmente ce ne riappropriamo in modo cos\u00ec intimo da dimenticarne la fonte. Riflessioni lette altrove vengono assorbite come una spugna e rimpastate col liquido viscoso dei nostri pensieri \u2013 un plagio inconscio. O forse non si tratta di plagio, perch\u00e9 cos\u00ec procede il pensiero, composto da tanti anelli, nessuno fabbricato in casa, tutti ibridi, molti di provenienza sconosciuta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una sorta di allucinazione in cui voci altrui sorgono dentro di noi e parlano con la nostra voce. Un\u2019esperienza simile alla visione di un film al cinema in uno stato di vigilanza ridotta, quando siamo ovvero mezzi addormentati e le immagini che passano sul grande schermo sembrano prodotte dalla nostra immaginazione. Schermo di proiezione e schermo mentale, stato filmico e stato onirico si sovrappongono e finiscono per confondersi. Un\u2019allucinazione paradossale nel senso che, come precisava il semiologo Christian Metz, lo spettatore \u201cha allucinato ci\u00f2 che era veramente di fronte a lui, ci\u00f2 che nello stesso momento egli percepiva effettivamente: le immagini e i suoni del film\u201d. Paradossale \u201cperch\u00e9 gli manca quel carattere tipico dell\u2019allucinazione vera e propria, di produzione psichica interamente endogena\u201d (<em>Le signifiant imaginaire. Psychanalyse et cin\u00e9ma<\/em>, 1993, tr. it. <em>Cinema e psicoanalisi<\/em>, Marsilio 1980, 2002, p. 110).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa divagazione (ma <em>Refugia<\/em>, lo avevo anticipato, \u00e8 anche questo) riguarda l\u2019articolo inaugurale in cui tessevo l\u2019elogio del libro pi\u00f9 influente di Anna Tsing, <em>The Mushroom at the End of the World. On the Possibility of Life in Capitalist Ruins<\/em>. Quando lo sfoglio di nuovo, mi sorprendo di trovarci un intero capitolo dedicato alla<em> resurgence<\/em>. Non resta che armarmi di carta, penna e calamaio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui Tsing \u00e8 molto pi\u00f9 esplicita, o forse cos\u00ec mi appare dopo aver acquisito maggiore familiarit\u00e0 con la sua nozione di <em>refugia<\/em>. Fedeli all\u2019idea di un ecosistema segnato dalla stabilit\u00e0, dall\u2019equilibrio o dall\u2019omeostasi, associamo spontaneamente le perturbazioni a danni irreparabili. Eppure, come precisato sulla scia di Seth R. Reice (<em>The Silver Lining. The Benefits of Natural Disasters, <\/em>Princeton UP 2001), le perturbazioni possono distruggere quanto rinnovare gli ecosistemi e la biodiversit\u00e0. Che siano moderati come la caduta di un albero o calamitosi come le inondazioni, gli incendi, le eruzioni vulcaniche, i terremoti o gli uragani, i disastri naturali non designano una natura disastrosa. \u201cLa perturbazione va sempre situata nel mezzo delle cose: il termine non si riferisce a uno stato iniziale armonioso. Le perturbazioni si succedono. Tutti i paesaggi sono cos\u00ec perturbati; ne consegue che la perturbazione pu\u00f2 essere considerata come uno stato ordinario\u201d (p. 242) \u2013 e che pu\u00f2 persino favorire la vita. \u00c8 quanto c\u2019insegnano le <em>disturbance ecologies<\/em>, di cui dovr\u00f2 tenere conto nell\u2019esplorazione dei <em>refugia<\/em> che l\u2019arte, questa l\u2019ipotesi, garantisce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In particolare, secondo Tsing l\u2019Olocene \u2013 inteso, ricordiamo, come rinascenza (<em>resurgence<\/em>) e protezione della vivibilit\u00e0 multispecie \u2013 non si contrappone alla proliferazione dell\u2019Antropocene, non offre il modello di una natura vergine, che cresce rigogliosa e indisturbata. Non coincide in alcun modo con quella <em>wilderness<\/em> su cui non ha smesso di fantasticare tanto pensiero ecologico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al contrario, l\u2019Olocene \u00e8 segnato da un\u2019alternanza tra distruzione e rinascita. L\u2019interazione, anche violenta, dell\u2019essere umano con la natura, lo scambio reciproco tra due entit\u00e0 in cui una ha bisogno dell\u2019altra \u00e8 una costante. L\u2019essere umano ha sempre modificato il suo habitat, allo stesso modo di alcuni animali come il castoro, che devia i corsi d\u2019acqua e costruisce dighe naturali di legno e fango. Solo che, da un certo punto in poi (quando \u00e8 aperto al dibattito), l\u2019agire umano non \u00e8 pi\u00f9 in grado di ristabilire le condizioni necessarie a una relazione duratura, minacciando cos\u00ec la vita multispecie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tal senso, a meravigliare Tsing non sono le foreste incontaminate, ma la capacit\u00e0 delle foreste nei pressi di paesaggi antropogenici di ricrescere dopo essere state distrutte, una \u201cforma di resilienza o di guarigione ecologica\u201d, un auto-reinselvatichimento (<em>auto-rewilding<\/em>) o, per sciogliere questo brutto composto, la capacit\u00e0 di ritornare a uno stato selvatico. \u201cLa rinascenza \u00e8 una forza vitale propria alla foresta, una capacit\u00e0 di disperdere i suoi semi e di diffondere le sue radici o germogli per rioccupare le aree disboscate. Ghiacciai, vulcani e incendi costituiscono alcune sfide a cui le foreste hanno risposto con la rinascenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Persino davanti alle azioni pi\u00f9 devastanti compiute dall\u2019essere umano, la rinascenza ha avuto la meglio; \u201cPer diversi millenni, la deforestazione umana e la rinascenza delle foreste si sono corrisposte l\u2019una all\u2019altra. Oggi il nostro mondo contemporaneo ha imparato a bloccare la rinascenza\u201d (p. 265, traduco dall\u2019edizione francese che ho sottomano). Rischiamo insomma di perdere la capacit\u00e0 di tenere in vita quella pulsazione propria all\u2019Olocene, che fa della distruzione e della rinascenza la sua sistole e diastole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In chiusura, Tsing annota: \u201cgrandi perturbazioni storiche si trasformano in occasioni che si offrono ad ecosistemi relativamente stabili quali le foreste rurali, sempre giovani e sgombre. Che degli episodi di deforestazione siano stati all\u2019origine delle foreste diventate l\u2019immagine stessa della stabilit\u00e0 e della sostenibilit\u00e0, in gran parte del pensiero giapponese contemporaneo, non \u00e8 privo d\u2019ironia\u201d (p. 277). Il riferimento va a quei nostalgici che, in Giappone, si sforzano di ristabilire un equilibrio senza perturbazioni, di riportare le lancette indietro al 1955, quando la foresta rurale era ancora florida, se si pensa alla moltiplicazione esponenziale dei pini akamatsu. Solo a quel punto comincia una fase di deterioramento, con la sostituzione del fertilizzante verde (o sovescio) con quello chimico, e della legna da ardere e del carbone con i combustibili fossili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La foresta rurale \u00e8 oggi minacciata ovunque dal Codice forestale, dalle leggi di pianificazione del territorio rurale, dalla scomparsa del sistema comunale, dalle limitazioni all\u2019uso del suolo (pascolo, coltivazione e cos\u00ec via), dalla scomparsa dell\u2019agricoltura di sussistenza, dalla specializzazione dei terreni, da una politica agricola per il sostegno alla produzione centralizzata e cos\u00ec via. Una minaccia in corso, non un atto compiuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del resto Anna Tsing fa parte di quegli studiosi secondo i quali non viviamo <em>nell<\/em>\u2019Antropocene, quanto in una transizione dall\u2019Olocene all\u2019Antropocene. Per orientarci in questa situazione inedita dobbiamo concentrarci su quei paesaggi multispecie che contengono elementi dell\u2019uno quanto dell\u2019altro. Perch\u00e9 nel Piantagionocene \u2013 termine che Tsing preferisce a quello di Antropocene \u2013, sopravvivono ancora dei \u201cframmenti di Olocene\u201d (Zachary Caple, allievo di Tsing), ovvero delle sacche o degli appezzamenti (<em>patch<\/em>) di complessit\u00e0, dei paesaggi segnati dall\u2019industrializzazione ma non pienamente ascrivibili alla nuova era geologica. Paesaggi cos\u00ec singolari da richiedere l\u2019apporto di una nuova disciplina che Caple denomina \u201ccritical landscape ecology\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per rivenire alle nostre preoccupazioni sulle arti visive come rifugio, pensare con la rinascenza vuol dire pensare (con) la perturbazione, lasciarla risuonare assieme a due nozioni affini evocate da Tsing quali <em>remediation<\/em> e <em>resilience<\/em>. Nella nostra esplorazione ancora teorica dei<em> refugia<\/em> (necessaria per capire di cosa stiamo parlando), dovremo rivenire presto sulla resilienza, nozione oggi sempre pi\u00f9 cruciale; non prima, tuttavia, di aver affrontato un esempio concreto che qui s\u2019impone. Penso a uno dei rifugi pi\u00f9 paradossali che si possano immaginare, un <em>topos<\/em> del paesaggio perturbato che ha a che vedere colla rinascenza e la resilienza: la zona d\u2019esclusione di Chernobyl.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-rounded\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/refugia3-2.jpg?fit=1024%2C768&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5646 lazyload\" width=\"512\" height=\"384\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/refugia3-2.jpg?fit=1024%2C768&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5646\" width=\"512\" height=\"384\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/refugia3-2.jpg?w=1258&amp;ssl=1 1258w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/refugia3-2.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/refugia3-2.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/refugia3-2.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/refugia3-2.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/refugia3-2.jpg?resize=480%2C360&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p style=\"color:#676d82;font-size:15px\" class=\"has-text-color wp-block-paragraph\"><em>In copertina: una scena dal film <\/em>Stalker<em>, di Andrej Tarkovsky, 1979<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Fedeli all\u2019idea di un ecosistema segnato dalla stabilit\u00e0, dall\u2019equilibrio o dall\u2019omeostasi, associamo spontaneamente le perturbazioni a danni irreparabili.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":21,"featured_media":5641,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[372],"tags":[317,319,383,119],"coauthors":[2026],"class_list":["post-5415","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-refugia","tag-anna-tsing","tag-antropocene","tag-refugia","tag-riccardo-venturi","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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