{"id":5346,"date":"2020-04-04T08:01:37","date_gmt":"2020-04-04T06:01:37","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=5346"},"modified":"2024-08-08T10:38:46","modified_gmt":"2024-08-08T08:38:46","slug":"agamben-per-figure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/04\/04\/agamben-per-figure\/","title":{"rendered":"Agamben per figure","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Non s\u2019intitola Autobiografia, bens\u00ec <em>Autoritratto<\/em>, quello <em>nello studio<\/em> pubblicato tre anni fa da Giorgio Agamben presso nottetempo: dove il racconto della vita \u00e8 scandito da \u00abimmagini dialettiche\u00bb del cui commento, di volta in volta, si sostanzia la narrazione. Una forma di scrittura che Agamben sperimenta almeno dalla \u00abnuova edizione illuminata e accresciuta\u00bb, uscita nel 2002 da Quodlibet, di <em>Idea della prosa<\/em>: il libro, fra i suoi, che pi\u00f9 tenda verso la <em>prosa<\/em> di quanto non lo faccia verso l\u2019<em>idea<\/em>. E dice appunto, il filosofo nell\u2019<em>Autoritratto<\/em>, di come l\u2019amore per la pittura sia \u00abstato ed \u00e8 sempre pi\u00f9 parte essenziale della <em>sua<\/em> vita\u00bb (\u00e8 un fatto che <a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/riviste\/testata\/80\"><em>De Pictura<\/em>, rivista online a periodicit\u00e0 irregolare curata da Monica Ferrando<\/a>, sia la testata cui pi\u00f9 spesso, oggi, collabora; un paio di frammenti ne pervengono in <em><a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/04\/04\/philosophia-picta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Studiolo<\/a><\/em>). Fra i pi\u00f9 o meno diretti maestri dei quali Agamben ha raccolto l\u2019eredit\u00e0, forse il meno commentato \u2013 dall\u2019officina critica internazionale che sempre pi\u00f9 s\u2019industria sui suoi scritti \u2013 \u00e8 Aby Warburg, al quale ha dedicato un saggio nel \u201975 (ora raccolto nella <em>Potenza del pensiero<\/em>, Neri Pozza 2005) e poi, nel 2007, la bellissima conferenza <em>Ninfe<\/em> (edita come volumetto a s\u00e9 da Bollati Boringhieri): nella quale delle <em>Pathosformeln<\/em>, \u00able immagini di cui \u00e8 fatta la nostra memoria\u00bb, si dice che tendono, \u00abnel corso della loro trasmissione storica\u00bb, \u00aba irrigidirsi in spettri e si tratta di restituirle alla vita\u00bb. Questo, per Agamben indifferentemente, \u00e8 il compito dell\u2019arte come del pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che l\u2019uomo occidentale continui a pensare per immagini, cio\u00e8 a commerciare coi <em>phantasmata<\/em> \u2013 che \u00e8 il tema di <em>Intelletto d\u2019amore<\/em> \u2013, lo dice gi\u00e0, appunto, il finale di <em>Ninfe<\/em>. Quegli \u00abspettri\u00bb tornano in vita \u2013 sono alla lettera dei <em>rev\u00eanants<\/em> \u2013 appunto nella \u00abvita postuma\u00bb delle immagini; ma, scorrendo in <em>Studiolo<\/em> l\u2019indice delle attuali predilezioni artistiche di Agamben (come quella per i cosiddetti \u00abRealisti di Madrid\u00bb), si capisce come acquistino per lui valore specifico le immagini che rispondano a modalit\u00e0 a loro volta <em>postume<\/em>: cio\u00e8 \u201csopravvissute\u201d a cesure della modernit\u00e0, da lui, non del tutto accettate. La frase drastica con la quale commenta Teofane il Greco, pittore di icone del XV secolo, secondo la quale l\u2019arte \u00abnon deve rendere visibile l\u2019invisibile, ma solo e unicamente il visibile\u00bb, nel tacitamente contestare il celebre <em>bon mot<\/em> di Paul Klee, esclude dalla propria attenzione ogni forma di \u201castrazione\u201d (non solo quella dell\u2019astrattismo storico, cio\u00e8) \u2013 per non parlare di quanto sia seguito, nella modernit\u00e0 e dopo, alla rivoluzione duchampiana. E si capisce, di contro, il sempre maggior rilievo assunto, nel suo pensiero, dalla riflessione sulla fotografia (si vedano diversi splendidi capitoli di <em>Profanazioni<\/em>, nottetempo 2005). Altro passaggio chiave di <em>Studiolo<\/em> (ma che vale, <em>en ab\u00eeme<\/em>, per tutto Agamben) \u00e8 nella bellissima lettura dei <em>Coniugi Arnolfini<\/em> di Van Eyck: il paio di zoccoli del capofamiglia, in basso a sinistra nell\u2019immagine (calzature tirate in ballo anche dall\u2019altro maestro Heidegger, nel saggio vexatissimo sull\u2019<em>Origine dell\u2019opera d\u2019arte<\/em> che prende le mosse da un altro paio di scarpe, quelle di Van Gogh), \u00e8 un esempio di come la grande pittura tenda sempre, per Agamben, a collocare i propri oggetti \u2013 e in modo tanto pi\u00f9 commovente quanto pi\u00f9, come in questo caso, siano i pi\u00f9 quotidiani e feriali fra quelli di una scena, almeno in apparenza, cos\u00ec \u201cprofana\u201d \u2013 <em>sub specie \u00e6ternitatis<\/em>. Ma vale pure la reciproca (dal momento che l\u2019\u00abavvicinamento\u00bb spasmodico al dettaglio vi si dice come sia proprio, pure, della \u00abpornografia\u00bb). \u00c8 vero: la grande arte \u00e8 capace di vedere Dio nelle \u00abmacchie scure sulla superficie del legno\u00bb e nella \u00abpiccola fibbia del legaccio di cuoio\u00bb, poich\u00e9 suo magistero \u00e8 quello di eternare il transeunte. Ma \u00e8 la stessa arte che riesce a far accedere il quotidiano e il feriale anche nella pi\u00f9 sublime e inaccostabile, sempre in apparenza, delle scene \u201ctrascendenti\u201d. Cos\u00ec <em>profanandola<\/em>: cio\u00e8 restituendola alla sua dimensione umana. Come diceva il Baudelaire del <em>Pittore della vita moderna<\/em>: \u00abil bello \u00e8 fatto di un elemento eterno, invariabile [\u2026], e di un elemento relativo, legato alle circostanze\u00bb (cito dalla traduzione inedita di Stefano Chiodi, che ringrazio). Senza l\u2019uno non risalta \u2013 ma artisticamente, in verit\u00e0, proprio <em>non c\u2019\u00e8<\/em> \u2013 l\u2019altro. Persino il \u00abtrasumanar\u00bb del <em>Paradiso<\/em> di Dante sarebbe invisibile \u2013 <em>non esisterebbe<\/em>, cio\u00e8 \u2013, senza \u00abl\u2019essemplo\u00bb di quello che T.S. Eliot chiamava <em>sensuous thought<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_Polittico-aperto-sezione-centrale-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5350 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"565\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_Polittico-aperto-sezione-centrale-1.jpg?resize=1000%2C565&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5350\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_Polittico-aperto-sezione-centrale-1.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_Polittico-aperto-sezione-centrale-1.jpg?resize=300%2C170&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_Polittico-aperto-sezione-centrale-1.jpg?resize=768%2C434&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_Polittico-aperto-sezione-centrale-1.jpg?resize=60%2C34&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_Polittico-aperto-sezione-centrale-1.jpg?resize=480%2C271&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/noscript><figcaption>Jan Van Eyck, <em>Adorazione dell&#8217;Agnello Mistico<\/em>, Polittico di Gand (aperto, pannello centrale)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per un caso felice ho cominciato a leggere <em>Studiolo<\/em> a Gand, dove (appena in tempo, lo scorso gennaio) sono riuscito a vedere la grande mostra di Van Eyck, <em>An Optical Revolution<\/em>. Come dice Agamben commentando <em>Il dettaglio<\/em> di Daniel Arasse, di rado ci si ricorda di come un certo tipo di rapporto colle immagini della tradizione si sia reso possibile, in tempi relativamente recenti, solo grazie alla fotografia (e non \u00e8 questo il solo caso, postillo, in cui la loro \u00abriproducibilit\u00e0 tecnica\u00bb \u2013 in barba alla celebre tesi di Benjamin \u2013 ha <em>aumentato<\/em> l\u2019\u00abaura\u00bb delle opere, anzich\u00e9 metterla in fuga): in virt\u00f9 cio\u00e8 dell\u2019ingrandimento spasmodico (pornografico?) che essa consente. Ma anche una mostra come quella del Museum voor Schone Kunsten Gent consente una prossimit\u00e0 del visitatore, alle immagini pi\u00f9 \u201csacre\u201d (in tutti i sensi) della pittura fiamminga, in misura che mai prima era stata possibile (e che mai pi\u00f9, forse, si ripeter\u00e0). Cos\u00ec ho potuto notare per la prima volta che nell\u2019Annunciazione al pannello centrale del registro superiore della copertura del <em>Polittico dell\u2019Agnello Mistico<\/em> di San Bavone (oggetto da secoli adorato ma in restauro da anni, le cui parti gi\u00e0 ultimate sono appunto esposte al MSK), se a sinistra c\u2019\u00e8 un paesaggio di citt\u00e0 contemporanea (nella quale \u00e8 stato riconosciuto uno scorcio della Gand dell\u2019epoca, appunto), a destra c\u2019\u00e8 un interno domestico che potrebbe ben trovarsi a Bruges, invece: a casa degli Arnolfini. E qui spiccano, nella solita resa iperrealistica (altri ha detto: fotografica) di Van Eyck, due oggetti, un acquamanile e un asciugamano, a loro volta perfettamente terreni: legati come sono, quali appunto quei famigerati zoccoli \u201cfilosofici\u201d, al tessuto pi\u00f9 quotidiano e umile delle nostre esistenze. Un effetto speciale della mostra, che fa fare oooh ai visitatori delle sue prime sale, \u00e8 quello che espone oggetti \u201cveri\u201d, in uso nelle Fiandre nel XV secolo, che ritroviamo identici nella rappresentazione virtuosistica del pittore; ma al di l\u00e0 di tale <em>frisson<\/em> colpisce come questo <em>frame<\/em> \u201cdi casa\u201d (riprodotto in formato pi\u00f9 che reale alla p. 394 del monumentale \u2013 kg 2,8 x 70 \u20ac, ma ne vale la pena \u2013 catalogo) lampeggi proprio all\u2019intercapedine strutturale che \u2013 come proprio Arasse ci ha insegnato a vedere, seppur limitando la sua <em>recensio<\/em> al repertorio nostrano (<em>L\u2019Annunciazione italiana<\/em>, 1999; La casa Usher 2009) \u2013 ha la funzione, in ogni Annunziazione, di separare e insieme congiungere la sfera del Trascendente (l\u2019Angelo, in genere raffigurato a sinistra dell\u2019immagine) e quella del Contingente (la Donna, ancora solo di carne, in genere a destra). &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Annunciazione-nel-Polittico-di-San-Bavone-chiuso-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5361 lazyload\" width=\"582\" height=\"300\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Annunciazione-nel-Polittico-di-San-Bavone-chiuso-1.jpg?resize=582%2C300&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5361\" width=\"582\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Annunciazione-nel-Polittico-di-San-Bavone-chiuso-1.jpg?w=776&amp;ssl=1 776w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Annunciazione-nel-Polittico-di-San-Bavone-chiuso-1.jpg?resize=300%2C155&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Annunciazione-nel-Polittico-di-San-Bavone-chiuso-1.jpg?resize=768%2C396&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Annunciazione-nel-Polittico-di-San-Bavone-chiuso-1.jpg?resize=60%2C31&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Annunciazione-nel-Polittico-di-San-Bavone-chiuso-1.jpg?resize=480%2C247&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 582px) 100vw, 582px\" \/><\/noscript><figcaption>Jan Van Eyck, <em>Annunciazione<\/em> del Polittico di Gand (chiuso)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Annunciazione \u00e8 in tal senso il \u201cgenere\u201d per eccellenza dell\u2019arte: Agamben direbbe la sua <em>specie<\/em> (si veda quel frammento straordinario, in <em>Profanazioni<\/em>, che \u00e8 <em>L\u2019essere speciale<\/em>). Perch\u00e9 ricordando quel passo impressionante di Bernardino da Siena (dal sermone <em>De triplici Christi nativitate<\/em>, proprio degli stessi anni dell\u2019<em>Agnello mistico<\/em>), che Arasse amava citare quasi in ogni suo libro, \u00e8 qui che si vede come \u00abl\u2019eternit\u00e0 viene nel tempo, l\u2019immensit\u00e0 nella misura, il Creatore nella creatura, Dio nell\u2019uomo, la vita nella morte, [\u2026] l\u2019incorruttibile nel corruttibile, l\u2019irraffigurabile nella figura, l\u2019inenarrabile nella narrazione, l\u2019inesplicabile nella parola, l\u2019inindividuabile nel luogo, l\u2019invisibile nella visione, l\u2019inudibile nel suono, [\u2026] l\u2019impalpabile nel tangibile, il Signore nella servit\u00f9, [\u2026] la sorgente nella sete, ci\u00f2 che contiene nel contenuto. L\u2019artigiano entra nella sua opera, la lunghezza nella brevit\u00e0, la larghezza nell\u2019angustia, l\u2019altezza nella bassezza, la nobilt\u00e0 nell\u2019ignominia, la gloria nella confusione\u00bb. Dove appunto \u00e8 vera \u2013 lemma dopo lemma e con la massima esattezza \u2013 altres\u00ec la reciproca. Scriveva Agamben nel \u201975 come Warburg avesse insegnato che \u00aboccorre sempre di nuovo salvare la ragione dai razionalisti\u00bb: ragione e irragione, visibile e invisibile, relativo ed eterno si pongono in un \u00abconflitto\u00bb che va \u00abinterpretato [\u2026] in termini di polarit\u00e0 e non di dicotomia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-1.jpg\" alt=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/af\/82\/dd\/af82dd833053e2bb17399c11056691c7.jpg\" class=\"wp-image-5355 lazyload\" width=\"640\" height=\"480\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-1.jpg?resize=640%2C480&#038;ssl=1\" alt=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/af\/82\/dd\/af82dd833053e2bb17399c11056691c7.jpg\" class=\"wp-image-5355\" width=\"640\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-1.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-1.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-1.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-1.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-1.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-1.jpg?resize=480%2C360&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/noscript><figcaption>Jan Van Eyck,<em> l&#8217;Agnello<\/em> (Polittico di Gand, pannello centrale, dettaglio)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al culmine del <em>Paradiso<\/em>, cio\u00e8 del poema cui han \u00abposto mano e cielo e terra\u00bb, al cospetto della \u00abluce etterna\u00bb al centro dei \u00abtre giri \/ di tre colori e d\u2019una contenenza\u00bb e subito prima che la sua \u00abmente\u00bb venga \u00abpercossa\u00bb dal \u00abfulgore\u00bb che lo accecher\u00e0, il Pellegrino vede un\u2019ultima immagine \u2013 non pi\u00f9 astratta, non pi\u00f9 geometrica, non pi\u00f9 assoluta \u2013 in cui si riassume tutto \u00abci\u00f2 che per l\u2019universo si squaderna\u00bb: \u00e8 l\u2019incarnazione del Figlio, cio\u00e8 \u00abla nostra effige\u00bb, l\u2019ultima immagine che ci \u00e8 dato vedere. Dio non \u00e8 che il nostro Specchio. Allo stesso modo nel <em>Polittico dell\u2019Agnello Mistico<\/em>, al centro dell\u2019Universo che in quell\u2019immagine radiante precipitando converge, il restauro odierno sta riportando in luce \u2013 nel volto dell\u2019animale-dio \u2013 lo sguardo dell\u2019Uomo.Come dice Agamben, alla fine della sua bellissima lettura delle <em>Hilanderas <\/em>di Vel\u00e1zquez: \u00abil divino \u00e8 il quotidiano e il quotidiano \u00e8 il divino\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-rounded\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-2.jpg?fit=1024%2C640&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5365 lazyload\" width=\"406\" height=\"253\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-2.jpg?fit=1024%2C640&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-5365\" width=\"406\" height=\"253\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-2.jpg?w=1043&amp;ssl=1 1043w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-2.jpg?resize=300%2C188&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-2.jpg?resize=1024%2C640&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-2.jpg?resize=768%2C480&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-2.jpg?resize=60%2C38&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Van-Eyck_LAgnello-2.jpg?resize=480%2C300&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 406px) 100vw, 406px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p style=\"color:#676d82\" class=\"has-text-color wp-block-paragraph\"><em>In copertina: Jan Van Eyck, <\/em>Polittico dell&#8217;Agnello Mistico<em> (o <\/em>Polittico di Gand<em>), 1426-1432 (aperto)<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>La grande arte \u00e8 capace di vedere Dio nelle \u00abmacchie scure sulla superficie del legno\u00bb e nella \u00abpiccola fibbia del legaccio di cuoio\u00bb, poich\u00e9 suo magistero \u00e8 quello di eternare il transeunte. 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Insegna Letteratura italiana contemporanea all\u2019Universit\u00e0 di Roma Tre. Ha curato mostre e testi (tra gli altri di de Chirico, Manganelli, Pagliarani, Raboni, Rosselli, Zanzotto, Di Ruscio, Paolini, Parmiggiani e Serafini), realizzato trasmissioni radiofoniche e televisive, spettacoli teatrali e musicali. Fra i suoi ultimi libri \u201cLe notti chiare erano tutte un\u2019alba. Antologia di poeti italiani nella Prima guerra mondiale\u201d (Bompiani 2018), \u201cAndrea Zanzotto. Il canto nella terra\u201d (Laterza 2021), \u201cFilologia fantastica. Ipotizzare, Manganelli\u201d (Argolibri 2022), \u201cAmelia Rosselli. Con l\u2019ascia dietro le nostre spalle\u201d (Electa 2024), \u201cForse che s\u00ec. Joyce fra Pascoli e Gadda\u201d; (Quodlibet 2025) e \u201cUna ragione di pi\u00f9 per andare all\u2019inferno. 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