{"id":53128,"date":"2024-05-10T00:01:00","date_gmt":"2024-05-09T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=53128"},"modified":"2024-05-11T11:22:21","modified_gmt":"2024-05-11T09:22:21","slug":"immagine-e-oggetto-una-dialettica-del-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/05\/10\/immagine-e-oggetto-una-dialettica-del-tempo\/","title":{"rendered":"Immagine e oggetto: una dialettica del tempo","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Anni Settanta del Quattrocento: in Germania meridionale e nel Centro-Italia due artisti si confrontano, in maniera autonoma, con l\u2019immagine della Vergine. Il primo, rimasto anonimo, la raffigura in una xilografia nella foggia cosiddetta \u00abcon veste a spighe di grano\u00bb; il secondo, Melozzo da Forl\u00ec, ripropone invece su tela il motivo della <em>Madonna con bambino<\/em>. Entrambi stanno riprendendo, in maniera pi\u00f9 o meno diretta, una precedente opera, giacch\u00e9 l\u2019autore settentrionale ripropone un \u00abtipo iconografico popolare\u00bb basato su un prototipo (oggi perduto) che si trovava nel Duomo di Milano, mentre Melozzo riproduce la copia che Antoniazzo Romano aveva fatto dell\u2019icona presente nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma. Entrambe le immagini sono arricchite da un\u2019iscrizione che sottolinea la loro natura derivata. La xilografia spiega infatti che \u00abDas bild ist unser lieben frauen bild als sie in dem tempel war [\u2026] und also ist sie gemelt in dem tum su maylandt\u00bb (\u201cl\u2019immagine [che vedi] \u00e8 l\u2019immagine della nostra amata signora come apparve nel tempio [\u2026] e cos\u00ec com\u2019\u00e8 rappresentata nel Duomo di Milano\u201d), mentre dal canto suo la tela recita che \u00abA Maria del Popolo. \/ San Luca dal vivo volto della Vergine, l\u2019aveva \/ dipinta; questa \u00e8 la vera immagine della Vergine. \/ Alessandro la commission\u00f2, Melozzo la rifece [con tanta fedelt\u00e0] che Luca la direbbe propria\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/immagine-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-53131 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"815\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/immagine-2.jpg?resize=600%2C815&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-53131\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/immagine-2.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/immagine-2.jpg?resize=221%2C300&amp;ssl=1 221w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/immagine-2.jpg?resize=60%2C82&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lasciando per ora da parte la questione del \u201cprimo\u201d autore (san Luca o l\u2019artista del Duomo di Milano), \u00e8 interessante che nello stesso periodo, e in riferimento al medesimo soggetto iconografico, due opere diverse dichiarino di essere un\u2019immagine di immagine: la ripresa, o riproduzione, o sostituto di qualcosa che viene prima e che pure vale in quanto presenza attuale di <em>ci\u00f2 che fu visibile in passato<\/em>. Certo, a differenza del suo anonimo collega settentrionale, Melozzo sembra insistere sulla propria bravura nell\u2019aver \u201crifatto\u201d l\u2019originario dipinto di san Luca (che un\u2019antica leggenda orientale voleva fosse stato un pittore). Ma quel che conta in entrambe le dichiarazioni \u00e8 che lo spettatore si trova <em>adesso<\/em> innanzi a un\u2019immagine che \u00e8 al tempo stesso la \u00abvera immagine\u00bb della Vergine e la riproduzione di una precedente immagine. \u00c8 quanto dichiara in maniera particolarmente precisa il testo tedesco nella sua potenza deittica: <em>das Bild<\/em>, \u201cl\u2019immagine\u201d che hai davanti agli occhi \u00e8 l\u2019\u00abimmagine della nostra amata Signora\u00bb (\u00abunser lieben frauen bild\u00bb) quando si trovava al Tempio (\u00abals sie in dem tempel war\u00bb) e in questo modo (\u00abalso\u00bb) \u00e8 stata rappresentata nel Duomo di Milano.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/immagine-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-53132 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"813\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/immagine-3.jpg?resize=600%2C813&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-53132\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/immagine-3.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/immagine-3.jpg?resize=221%2C300&amp;ssl=1 221w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/immagine-3.jpg?resize=60%2C81&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi, tra i tantissimi, sono due esempi su cui Alexander Nagel e Christopher S. Wood hanno costruito nel 2010 il loro <em>Anachronic Renaissance<\/em>, oggi tradotto in Italia da Quodlibet per le cure di Stefano Chiodi, che firma anche un intelligente e utile saggio collocato a mo\u2019 di post-fazione. L\u2019ipotesi dei due studiosi, discussa lungo pi\u00f9 di 500 pagine, \u00e8 che nel corso del Quattrocento e fino ai primissimi decenni del secolo successivo si sia assistito in Europa al confronto di due grandi modelli della temporalit\u00e0 dell\u2019oggetto artistico: il primo ispirato al modello della sostituzione, per cui l\u2019immagine attuale sarebbe l\u2019ultimo derivato legittimo di una serie che risale all\u2019originale o prototipo; l\u2019altro che invece marca il carattere performativo dell\u2019immagine artistica, il suo essere un prodotto fortemente situato nel tempo e nello spazio che va riferito alla produzione di un singolo artista. Nella loro ricca e spesso affascinante ricostruzione, Nagel e Wood mostrano la dialettica tra una concezione antica, in cui l\u2019accento \u00e8 posto sulla tradizione e dove dunque vige un\u2019autorit\u00e0 senza autore (p. 60), e una concezione nuova che afferma progressivamente, per quanto non senza contraddizioni e compromessi, un\u2019autorit\u00e0 che diremmo invece pienamente \u201cautoriale\u201d, cio\u00e8 riferibile a un soggetto creatore, dotato di uno stile individuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come spiega Stefano Chiodi, i due studiosi partono dalla distinzione seminale di Hans Belting tra <em>Bild<\/em> e <em>Kunst<\/em>, cio\u00e8 tra le icone come oggetti dotati di \u00abpoteri carismatici\u00bb e le opere artistiche \u00abfondate sull\u2019esistenza di un artefice individuale\u00bb (p. 547), ma arricchita da una profonda riflessione sul lavoro di Aby Warburg e sugli sviluppi contemporanei che ne ha tratto Georges Didi-Huberman (alcuni dei cui lavori, peraltro, sono disponibili in italiano proprio grazie allo stesso Chiodi). Su questa base, Nagel e Wood studiano lo statuto dell\u2019immagine nel Rinascimento italiano e il modo in cui gli oggetti d\u2019arte avrebbero istituito una dialettica temporale complessa \u2013&nbsp;i due studiosi usano l\u2019espressione \u00abanacronizzare\u00bb (p. 20) \u2013, basata da una parte sul rapporto tra l\u2019immagine e ci\u00f2 che essa raffigura e dall\u2019altra tra l\u2019immagine attuale e l\u2019immagine originaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su questa base teorica s\u2019innesta inoltre quella che forse \u00e8 l\u2019idea pi\u00f9 promettente del libro, e cio\u00e8 la forte centralit\u00e0 che i due autori danno alla <em>medialit\u00e0<\/em> dell\u2019immagine, sia nel senso che essa realizza una mediazione (\u00e8 uno degli anelli della tradizione che risale a un\u2019origine prototipica) sia nel senso che essa \u00e8 materialmente vincolata dal supporto, o <em>medium<\/em>, che la veicola. Una tale duplice funzione mediatrice \u00e8 espressa con chiarezza dalle due iscrizioni che abbiamo appena letto. Ed \u00e8 riscontrabile nei diversi, numerosi casi discussi in <em>Rinascimento anacronico<\/em>, come per esempio il <em>Sant\u2019Agostino nello studio<\/em> di Vittore Carpaccio (ca. 1503, Venezia, Scuola di San Giorgio degli Schiavoni), la cui perfetta costruzione pittorica riattualizza l\u2019evento del&nbsp; V secolo (quando si svolge storicamente la vita del santo) ambientandola negli spazi e nelle fogge che potevano essere quelli di un umanista italiano alla fine del Quattrocento.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/4.1-Carpaccio-Vision-of-Aug.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-53142 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"592\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/4.1-Carpaccio-Vision-of-Aug.jpg?resize=900%2C592&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-53142\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/4.1-Carpaccio-Vision-of-Aug.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/4.1-Carpaccio-Vision-of-Aug.jpg?resize=300%2C197&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/4.1-Carpaccio-Vision-of-Aug.jpg?resize=768%2C505&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/4.1-Carpaccio-Vision-of-Aug.jpg?resize=60%2C39&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dentro questo calibrato anacronismo (cio\u00e8 frutto di una deliberata modernizzazione di qualcosa accaduto nel passato), osservano Nagel e Wood, la cappella sullo sfondo sviluppa un imprevisto potenziale anacronico. Ci\u00f2 si deve alla raffigurazione di una statua in bronzo del Cristo risorto la quale, per quanto esemplata su modelli contemporanei al pittore, rimanda alle immagini scolpite del Redentore che si sapevano risalire almeno alla remota epoca in cui aveva vissuto l\u2019imperatore Costantino; e si deve anche al mosaico raffigurato nell\u2019abside della cappella, ispirato alle analoghe opere musive che Carpaccio poteva vedere coi suoi occhi a San Marco e che egli, come del resto tutti i suoi contemporanei, credeva fossero sostituti di antichit\u00e0 perdute e che dunque, di fatto, considerava come immagini antiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una tela di primo Cinquecento, fortemente segnata dallo stile di un pittore moderno, mette dunque in scena un evento di pi\u00f9 di mille anni prima secondo coordinate che rinviano al gusto e alla cultura contemporanei al pittore, ma \u201cdialettizzate\u201d non solo e non tanto da ulteriori immagini rappresentate (o \u201cimmagini di immagini\u201d\u2026), quanto piuttosto dalla rappresentazione di supporti (la statuaria in bronzo e il mosaico) che in quel momento venivano interpretati come \u201cantichi\u201d, cio\u00e8 contemporanei non all\u2019atto rappresentazionale del pittore ma alla scena da lui rappresentata (cfr. nel libro l\u2019analisi a pp. 47-62).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/4.2-carpaccio-Vision-of-Augustine-detail-of-altar.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-53134 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"996\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/4.2-carpaccio-Vision-of-Augustine-detail-of-altar.jpg?resize=600%2C996&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-53134\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/4.2-carpaccio-Vision-of-Augustine-detail-of-altar.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/4.2-carpaccio-Vision-of-Augustine-detail-of-altar.jpg?resize=181%2C300&amp;ssl=1 181w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/4.2-carpaccio-Vision-of-Augustine-detail-of-altar.jpg?resize=60%2C100&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mano a mano che si precisa nella coscienza contemporanea l\u2019idea di uno stile \u201cmoderno\u201d e, con quella, l\u2019idea della diversit\u00e0 degli stili nel tempo (si veda per es. p. 132), cresce anche negli artisti rinascimentali e nel loro pubblico la consapevolezza del vincolo temporale che tecniche e modalit\u00e0 di realizzazione delle opere d\u2019arte recano con s\u00e9, secondo un processo che mi pare senz\u2019altro assimilabile al progressivo riconoscimento della variazione linguistica nel tempo e nello spazio in cui consiste una delle massimi acquisizioni concettuali dell\u2019Umanesimo italiano. Parallelamente, cresce l\u2019attenzione per lo stile del singolo artista, e con questo viene affermandosi il principio performativo dell\u2019opera d\u2019arte, secondo cui questa \u00e8 collegata a un progetto creativo individuale; esattamente come accade \u2013 e proprio tra Quattro e Cinquecento, tra la Firenze di Poliziano e la Venezia di Bembo \u2013 col dibattito intorno al problema dell\u2019<em>imitatio<\/em> letteraria e del rapporto di riattualizzazione o di falsificazione posticcia dello stile degli Antichi da parte dei Moderni, che da quel momento si considereranno, per riprendere il gergo degli umanisti, o scimmie o api, o passivi imitatori oppure assimilatori creativi (su falsificazione e contraffazione nell\u2019ottica anacronica, si vedano i capp. 20, 22 e 23 del libro).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rispetto a questo dibattito, ci\u00f2 che Nagel e Wood hanno provato a ricostruire impone per\u00f2 qualche riflessione in pi\u00f9, che riguarda innanzitutto il rapporto tra immagine in quanto sintesi mentale e immagine in quanto oggetto. Se infatti il loro imponente studio rilancia le classiche riflessioni di Ernst Bloch sulla \u00abcontemporaneit\u00e0 del non-contemporaneo\u00bb o, in campo artistico, il discorso di Henri Focillon sulla storia come \u00abconflitto di precocit\u00e0, d\u2019attualit\u00e0 e di ritardi\u00bb (e del resto gi\u00e0 Friedrich Schlegel nel 1795 aveva osservato che \u00abil vero problema della Storia \u00e8 la disuguaglianza dei progressi che hanno luogo nei diversi elementi dell\u2019intera cultura umana\u00bb), la ricca serie di casi da loro discussi suggerisce di tener conto anche della potenza del supporto in quanto realt\u00e0 mediale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando infatti l\u2019anonimo tedesco spiegava che l\u2019immagine xilografica da lui realizzata era al tempo stesso l\u2019immagine di Maria al Tempio (\u00abbild als sie in dem tempel war\u00bb) e l\u2019immagine (cio\u00e8 la riproduzione) di una rappresentazione concreta di quella immagine originaria (\u00abund also ist sie gemelt in dem tum su maylandt\u00bb), egli invitava a distinguere tra la sintesi mentale di un momento storico carico di significato religioso (ci\u00f2 che perteneva all\u2019evento dell\u2019Annunciazione) e un concreto, singolo oggetto venerabile, semmai dotato di un particolare <em>mana<\/em>, pari a quello di una reliquia. Le due situazioni dell\u2019immagine sono sintetizzate, secondo l\u2019artigiano tedesco e secondo lo spettatore (almeno per come viene istradato dall\u2019epigrafe), dal nuovo prodotto artistico, che in quanto oggetto offre nella concretezza della relazione sensoriale (tanto stereometrica quanto tattile) un\u2019attualizzazione dell\u2019evento che la perduta immagine intermedia del Duomo di Milano rendeva attuale nella visione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nagel e Wood non sviluppano questa riflessione, che forse avrebbe potuto spingerli a incrociare la classica riflessione rinascimentale sull\u2019immaginazione con una teoria generale della magia applicata all\u2019oggetto d\u2019arte. Se infatti l\u2019immagine artistica \u00abanacronizza\u00bb, ci\u00f2 accade in virt\u00f9 di un movimento tra esemplare ed esemplato che mette in gioco sia la funzione fantastica della mente, ossia la sua capacit\u00e0 di trattenere o realizzare immagini (agendo come un volano \u2013 almeno secondo la spiegazione di Aristotele lungamente accettata nel mondo occidentale \u2013 tra percezione e memoria), sia la dinamica materia\/forma, cio\u00e8 la causalit\u00e0 che vuole che ciascuna immagine sia un\u2019immagine-in-quel-modo-l\u00e0 (nel tedesco dell\u2019anonimo: <em>also<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo tipo di riflessioni avrebbero forse aggiunto qualche pimento teorico a un libro spesso avvincente per le ricostruzioni ma a volte un po\u2019 avventuroso dal punto di vista concettuale, semmai proprio riprendendo le analisi di Didi-Huberman sulla dimensione antropologica dell\u2019oggetto artistico a partire dalla rilevanza della sua materialit\u00e0 (si veda la raccolta di suoi studi, vecchi e nuovi, in <em>L\u2019humanisme alt\u00e9r\u00e9<\/em>, Gallimard 2023). In questo modo si sarebbe forse arricchita la riflessione sulla differenza tra somiglianza e contatto nei numerosi casi in cui Nagel e Wood discutono del mandilio e in generale delle immagini acherotipe (che appunto pongono la questione del contatto, e dunque introducono alla questione della potenza dell\u2019immagine, al suo essere dotata di un mana perch\u00e9 \u201ccontagiata\u201d dal numinoso).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 per\u00f2 un bellissimo esempio discusso dai due autori che mi sembra aprire su questa prospettiva. Si tratta del <em>Monumento a Giotto<\/em> realizzato da Benedetto da Maiano e collocato a Santa Maria in Fiore (cfr. il cap. 12 del libro) per omaggiare un artista grazie alla cui creativit\u00e0, come recita l\u2019epigrafe dettata da Poliziano, la pittura sarebbe finalmente rinata (\u00abpictura extincta revixit\u00bb). L\u2019idea stessa di omaggiare Giotto con un monumento e con gli esametri del maggior umanista vivente \u00e8 pienamente iscrivibile nel nuovo mito, \u201crinascimentale\u201d quant\u2019altri mai, dell\u2019artista come ingegnoso eroe dell\u2019intelletto, creatore capace di agguagliare la natura, se non addirittura di superarne i limiti. Insomma, il <em>Monumento <\/em>di Benedetto da Maiano sembrerebbe sancire il nuovo modello, performativo e dunque individuale, dell\u2019arte.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/12.2-giotto-monument.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-53137 lazyload\" style=\"width:676px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"824\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/12.2-giotto-monument.jpg?resize=750%2C824&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-53137\" style=\"width:676px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/12.2-giotto-monument.jpg?w=750&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/12.2-giotto-monument.jpg?resize=273%2C300&amp;ssl=1 273w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/12.2-giotto-monument.jpg?resize=60%2C66&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se non che, osservano i due studiosi, Giotto viene raffigurato mentre sta aggiungendo una tessera a un mosaico, cio\u00e8 mentre \u00e8 impegnato in una forma d\u2019arte all\u2019epoca considerata antica che, rispetto alla pittura (esposta al mutare del tempo e al deteriorarsi della materia), aveva il vantaggio di potersi mantenere inalterata grazie appunto alla sostituzione dei singoli elementi eventualmente rovinati. Cos\u00ec il campione dell\u2019arte fiorentina \u2013 colui al quale, secondo Vasari, si deve la rinascita dell\u2019arte e l\u2019avvio del percorso che porter\u00e0 alla maniera moderna \u2013 \u00abnon impugna n\u00e9 il pennello n\u00e9 lo stilo, estensioni sintomatiche della mano dell\u2019artista, bens\u00ec la tessera, la particola di colore\u00bb (p. 202). L\u2019artista destinato a diventare per eccellenza \u201cmoderno\u201d \u00e8 qui associato al mosaico, cio\u00e8 al \u00ab<em>medium<\/em> antico <em>par excellence<\/em>\u00bb (p. 489), e per di pi\u00f9 \u00ab<em>medium <\/em>digitale, e dunque eminentemente sostituibile\u00bb (p. 490). La dialettica figurale tra il <em>medium<\/em> anticheggiante del marmo (segno moderno dell\u2019eccellenza <em>attraverso <\/em>l\u2019antico) e il <em>medium<\/em> antico del mosaico (segno del venire alla presenza di un\u2019immagine originaria sempre rinnovabile nella sua consistenza materiale) offriva cos\u00ec agli occhi dei contemporanei tutta una teoria sul rapporto tra consistenza immaginale e sussistenza materiale, tra forma e conformazione, tra origine del senso e articolazione significativa. E ancora oggi quella dialettica ci interroga sul rapporto tra l\u2019immagine e l\u2019oggetto che gli d\u00e0 forma, tra <em>stasis<\/em> della visione e <em>dynamis<\/em> della contemplazione, mettendoci innanzi a quella grande movimentazione della temporalit\u00e0 che \u00e8 forse la dimensione pi\u00f9 propria dell\u2019esperienza artistica.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/12.3-giotto-monumento-dett.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-53139 lazyload\" style=\"width:674px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"558\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/12.3-giotto-monumento-dett.jpg?resize=800%2C558&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-53139\" style=\"width:674px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/12.3-giotto-monumento-dett.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/12.3-giotto-monumento-dett.jpg?resize=300%2C209&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/12.3-giotto-monumento-dett.jpg?resize=768%2C536&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/12.3-giotto-monumento-dett.jpg?resize=60%2C42&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alexander Nagel e Christopher S. Wood<br><em><a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/libro\/9788822906243\">Rinascimento anacronico<\/a><\/em><br>a cura di Stefano Chiodi<br>traduzione di Giuseppe Lucchesini<br>Quodlibet, 2024<br>576 pp. ill., \u20ac 38<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Vittore Carpaccio, <\/em>Sant\u2019Agostino nello studio<em>, ca. 1503, Venezia, Scuola di San Giorgio degli Schiavoni<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ipotesi di Alexander Nagel e Christopher S. 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