{"id":52533,"date":"2024-04-25T00:01:00","date_gmt":"2024-04-24T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=52533"},"modified":"2024-04-24T11:24:13","modified_gmt":"2024-04-24T09:24:13","slug":"immagini-dallo-strappo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/04\/25\/immagini-dallo-strappo\/","title":{"rendered":"Immagini dallo strappo","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Questo dialogo tra Silvia Costa e Edoardo Lazzari nasce a partire dall\u2019esperienza performativa de\u00a0<em>La mano nel Sacco<\/em>, lavoro <em>site-specific<\/em>\u00a0della regista e performer e del musicista e sound designer Nicola Ratti, commissionato dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, curato e prodotto da Xing.\u00a0L\u2019intervento \u00e8 stato presentato in alcune sale del museo il 6 ottobre 2023 in occasione della Diciannovesima Giornata del Contemporaneo, ed ha generato una successiva installazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La mano nel Sacco<\/em> \u00e8 una performance pensata per un luogo che custodisce la memoria del passato. Attraversa la sala degli Affreschi e la stanza delle Sinopie che, come un\u2019anticamera magmatica in formazione, si apre sulla grande sala dedicata a Mezzaratta, in un movimento d\u2019incontro tra due temporalit\u00e0: l\u2019una stabilizzata, verticale; l\u2019altra precaria, orizzontale, quella che gli esseri del presente sovrappongono. <em>La mano nel Sacco<\/em> \u00e8 un percorso in prospettiva in cui pubblico e performer avanzano fisicamente e mentalmente, per strati, come il processo visibile sui muri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I contorni della vita della performance \u2013 le opere realizzate dall&#8217;artista visivo Nicola Martini insieme al resto degli oggetti di scena \u2013 sono rimasti esposti secondo una drammaturgia spaziale e visitabili durante l\u2019arco di un mese, in un dialogo continuo con le opere esposte nelle sale espositive.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-\u2013-La-Mano-Nel-Sacco-\u2013-Pinacoteca-di-Bologna-\u2013-06.10.2023-\u2013-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5034.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52552 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"525\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5034.jpg?resize=900%2C525&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52552\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5034.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5034.jpg?resize=300%2C175&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5034.jpg?resize=768%2C448&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5034.jpg?resize=60%2C35&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Silvia Costa e Nicola Ratti, <em>La Mano Nel Sacco<\/em>, Pinacoteca di Bologna, 06.10.2023, ph. Luca Ghedini, courtesy Xing<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">EDOARDO LAZZARI:<em> La sinopia, protagonista di una delle sale che attraversiamo durante la performance, \u00e8 una materia in composizione, una fase preparatoria e abbozzata di un\u2019immagine nel suo farsi. Della sinopia non si percepiscono n\u00e9 bordi n\u00e9 finalit\u00e0, allo stesso modo la performance <\/em>La mano nel sacco<em> si presenta priva di margini propriamente definiti. Nel momento in cui il pubblico entra nella sala degli affreschi della Pinacoteca Nazionale di Bologna sembra essere gi\u00e0 iniziata e, anche in chiusura, nonostante la circolarit\u00e0 della drammaturgia spaziale, rimane scomposta. Come \u00e8 stato costruito questo lavoro su commissione e in che modo queste opere \u201cstrappate\u201d sono entrate nel processo di composizione?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">SILVIA COSTA: La sinopia \u00e8 stata la forma che durante la prima visita in Pinacoteca ha immediatamente colpito sia me che Nicola Ratti, compositore con cui collaboro da diversi anni. In particolare, quello che ci ha colpiti \u00e8 stato proprio il suo carattere magmatico, il suo essere una forma <em>in fieri<\/em> \u00a0tesa verso la rappresentazione di qualcosa, senza sapere ancora cosa sar\u00e0. Le sinopie occupano uno spazio sospeso nel percorso del museo e anticipano l\u2019apertura verso l\u2019imponente sala degli affreschi di Mezzarata. Durante il processo di ricerca, mi sono trovata nella difficolt\u00e0 di mettermi in relazione con uno spazio museale e con delle figure testimoni di una violenza. La sinopia mi ha permesso di smettere di cercare un contenuto per comprendere che l\u2019intervento su cui stavamo lavorando dovesse semplicemente amplificare il potenziale di quello stesso spazio. Quando guardo delle immagini in un museo, il mio sguardo si fissa spesso sui frammenti, isolo dei dettagli per trarli a me, per fermarli nella memoria che poi in fase di creazione, vengono ricomposti, assemblati, messi in fila per dare corpo a una sottile narrazione. L\u2019idea di partenza \u00e8 stata quella di investigare lo stato che attraversata qualsiasi spettatore quando si trova in uno spazio museale: una certa definizione del processo del guardare, dell\u2019isolare alcune forme per trasformarle in qualcos\u2019altro. La questione principale era come diventare parte integrante di questo spazio, come posizionare il mio sguardo in questo sistema di vuoti e di specchi, trasformando queste storie in operazioni di saccheggio.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-\u2013-La-Mano-Nel-Sacco-\u2013-Pinacoteca-di-Bologna-\u2013-06.10.2023-\u2013-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5140.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52554 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"543\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5140.jpg?resize=900%2C543&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52554\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5140.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5140.jpg?resize=300%2C181&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5140.jpg?resize=768%2C463&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5140.jpg?resize=60%2C36&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Silvia Costa e Nicola Ratti, <em>La Mano Nel Sacco<\/em>, Pinacoteca di Bologna, 06.10.2023, ph. Luca Ghedini, courtesy Xing<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E.L.: <em>In questa processione che il pubblico compie insieme a voi, diversi momenti vengono dedicati all\u2019inquadratura e alla frammentazione delle immagini presenti. Come tu stessa racconti nel testo di presentazione del lavoro, davanti a noi in una sorta di loop infinito varie composizioni di immagini composte da inquadrature sovrapposte, <\/em>frame nel frame<em> e la creazione di immagini mobili all\u2019interno di altre cornici, sono una volont\u00e0 di sovvertire il movimento verticale e impositivo che lo strappo degli affreschi dalle superfici originarie porta con s\u00e9. Com\u2019\u00e8 nata questa idea di relazionarsi con la replica?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S.C.: Il punto di partenza \u00e8 stato in primo luogo osservare cosa c\u2019era sui muri, capire quali erano le forme che avevano un potenziale narrativo-coreografico e poi, come spesso mi succede, ho iniziato a collezionare oggetti. Il mio sguardo tornava sempre sul panneggio di un mantello rappresentato in un grande affresco che si trova nella prima sala. Un oggetto fisso su cui era impresso il movimento della circolazione dell\u2019aria. L\u2019intero ambiente mi suggeriva un movimento circolare e una spinta ad attraversarlo all\u2019infinito. Questo movimento ha poi fatto da traino per la costruzione di tutto il percorso. Ho cominciato letteralmente a tirare gi\u00f9 dal muro dei dettagli che non sapevo dove mi avrebbero portata e la scelta istintuale che ho fatto \u00e8 stata quella di raccoglierli e disporli come in una natura morta. Gli oggetti che ho raccolto sono poi rimasti anche nell\u2019installazione: il mantello, il carretto, i cerchi-specchi e il tappeto di intonaco. Se le sinopie hanno catturato il nostro sguardo, gli strappi degli affreschi hanno fatto emergere delle mancanze, come se si potesse guardare attraverso i trafori di queste immagini. Dopo, nel processo di invenzione drammaturgica, sono arrivati i corpi, figure che si rimandavano iconograficamente l\u2019una con l\u2019altra e che rispondevano direttamente alle loro controparti parietali. E cos\u00ec \u00e8 arrivato lo sguardo glaciale e tagliato al laser di Elena Rivoltini, e quello di Miranda Secondari che, al contrario, sembra venire direttamente dal passato. Questi sono alcuni degli elementi che hanno poi dato vita alle micro-partiture coreografiche che chiamo \u2018stringhe\u2019. Le stringhe sono un processo di scrittura che ho iniziato ad utilizzare di recente e che si svolgono orizzontalmente come in un decoro che si riproduce dentro a una cornice rinascimentale, dove il movimento si crea per evoluzione e accumulo. Questa ripetizione d\u00e0 un ritmo alla forma, mantenendola astratta e funziona come una sospensione temporale, dove il gesto \u00e8 privo di una funzione specifica. L\u2019unica sua funzione \u00e8 quella di diventare parte del percorso. L\u2019intenzione finale era quella di creare delle figure deposte che si sono guadagnate il loro legittimo posto di residuo tra i residui.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-\u2013-La-Mano-Nel-Sacco-\u2013-Pinacoteca-di-Bologna-\u2013-06.10.2023-\u2013-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5137.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52557 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"599\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5137.jpg?resize=900%2C599&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52557\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5137.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5137.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5137.jpg?resize=768%2C511&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5137.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5137.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Silvia Costa e Nicola Ratti, <em>La Mano Nel Sacco<\/em>, Pinacoteca di Bologna, 06.10.2023, ph. Luca Ghedini, courtesy Xing<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E.L.: San Giacomo e la Battaglia di Clavijo<em> \u00e8 uno dei primi affreschi trecenteschi che incontriamo nel percorso, ne parlavi prima anche tu. L\u2019icona viene inizialmente frammentata dalle performer, facendone emergere il mantello del santo nella forma scultorea realizzata appositamente da Nicola Martini. \u00c8 interessante come la riscrittura di quest\u2019immagine risuoni con il suo incerto mito fondativo e con la serie di rimandi di racconti orali che l\u2019hanno tramandato poi a noi. Nella performance, il pubblico pu\u00f2 sovrascrivere a sua volta questa storia attraverso le azioni che vengono \u2018citate\u2019. La sovrascrittura tra passato e presente mi sembra essere uno degli assi portanti su cui si muove la performance. Come ti sei relazionata con questo rapporto temporale? E come sono entrate in risonanze le definizioni di vero e falso, i concetti di veridicit\u00e0 e finzione rispetto alla narrazione di queste componenti in un contesto extra-teatrale?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S.C.: Sentivo innanzitutto la necessit\u00e0 di dare un\u2019apparenza \u2018futura\u2019 alla forma, come se da questa bidimensionalit\u00e0 appiattita dell\u2019affresco \u2013 che dal mio punto di vista \u00e8 una prerogativa della sfera del narrativo \u2013 bisognasse estrarre un volume, per svelarne ci\u00f2 che era stato nascosto. \u00c8 qui che posso trovare una prima connessione: la finzione prospettica dell\u2019affresco che viene liberato da una superficie verticale per tornare a essere un oggetto con curve e dimensioni. \u00c8 come se non riuscissi a credere a quella trasposizione fittizia e quindi avessi bisogno di ridarle una forma e una vita futura, in un materiale che non coincide pi\u00f9 con il suo tempo. All\u2019inizio della ricerca, pensavo di dovermi appoggiare alle storie che vedevo raffigurate, ma \u00e8 stata l\u2019aderenza coreografica alle forme che abbiamo trovato successivamente, che ha fatto s\u00ec che non rimanessimo attaccate a una riproduzione gestuale dei tableaux. Era importante infatti non riprodurre le storie presenti, ma farle avanzare verso un movimento diverso. Come dicevo prima, l\u2019intenzione era quella di sconvolgere un moto. Mi interessa pi\u00f9 il movimento della cavalcata che il soggetto raffigurato nell\u2019affresco. Nella prima sala, ad esempio, c\u2019\u00e8 una predominanza di trittici che dialogano tra loro e la prima domanda che ti viene da porti \u00e8: cosa si stanno dicendo? Chi stanno guardando? Come far rimbalzare gli sguardi che si incrociano in questa sala, se non attraverso degli specchi che ne amplifichino la circolarit\u00e0? Queste sono state alcune delle domande che mi hanno portato alla creazione dei movimenti coreografici. Inoltre, ricordiamo che quegli affreschi sono stati assemblati a posteriori, non nascono per stare insieme. La sala \u00e8 un artificio, una narrazione fatta ad hoc per l\u2019allestimento del museo. Successivamente nella sequenza drammaturgica c\u2019\u00e8 un pieno che si svuota nel passaggio alla sala delle sinopie, e come nel riflesso dell\u2019acqua che si increspa, cos\u00ec lo specchio che ho usato come elemento nella prima parte della performance, diventa successivamente un cerchio vuoto in cui le forme si annacquano e si mescolano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E.L.: <em>Un altro punto che vorrei trattare con te \u00e8 la relazione con uno spazio del potere, un luogo dell\u2019istituzione che vuole raccontare una storia univoca attraverso una disposizione precisa degli oggetti nel museo. Mi sembra che in ogni tua creazione \u2013 che sia essa per la scena o pi\u00f9 immersiva \u2013 il teatro di figura e pi\u00f9 generalmente gli oggetti, detengono uno spazio privilegiato. Qual \u00e8 la loro funzione dentro la tua ricerca artistica?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S.C.: La Pinacoteca, come altre istituzioni legate alla conservazione e alla conoscenza, \u00e8 uno spazio di potere e questo si percepisce dalla sua architettura uniforme e dal fatto che esiste un pensiero specifico nell\u2019allestimento di ogni oggetto al suo interno. La prima volta che ci sono entrata ho avuto l\u2019impressione di essere dento a un set cinematografico ed \u00e8 per questo che ho voluto utilizzare pi\u00f9 spazi sfruttando le prospettive e gli sfondamenti di piano. Inoltre, ero sicura di non volere in alcun modo scrivere nuove storie perch\u00e9 lo spazio ne era gi\u00e0 sovraccarico. Rispetto allo strappo \u00e8 interessante notare come questo abbia in fondo una doppia valenza. Da un lato permette una maggiore accessibilit\u00e0 di quelle immagini perch\u00e9 le salva dalle intemperie e dall\u2019usura del tempo; dall\u2019altro \u00e8 un gesto estremamente violento di estirpazione dal supporto originario. Quello che per me \u00e8 importante nell\u2019utilizzo degli oggetti e dei simboli \u00e8 la costruzione di un linguaggio privandomi della parola. L\u2019oggetto \u00e8 spesso in grado di sostituire una frase, un sentimento, una pulsione, ed essendo una forma ciascuno potr\u00e0 sempre avere con esso una relazione sentimentale diversa. Per me la narrazione \u00e8 un dispositivo di composizione con cui decido di parlare di qualcosa e di mostrarlo trasformato in un condensato simbolico oggettuale. Ho l\u2019impressione che un corpo muto che ti osserva possa rimanere impresso nella memoria pi\u00f9 a lungo e in maniera pi\u00f9 fendente di alcune parole. In generale ricordo pi\u00f9 facilmente uno sguardo piuttosto che una frase che viene pronunciata. Penso anche ai sogni, ad esempio, di solito ricordiamo cosa facevano le persone, ma difficilmente cosa dicevano.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-\u2013-La-Mano-Nel-Sacco-\u2013-Pinacoteca-di-Bologna-\u2013-06.10.2023-\u2013-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5115.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52559 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"578\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5115.jpg?resize=900%2C578&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52559\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5115.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5115.jpg?resize=300%2C193&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5115.jpg?resize=768%2C493&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5115.jpg?resize=60%2C39&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Silvia Costa e Nicola Ratti, <em>La Mano Nel Sacco<\/em>, Pinacoteca di Bologna, 06.10.2023, ph. Luca Ghedini, courtesy Xing<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E.L.: <em>Come dice il filosofo \u00c9douard Glissant bisogna mantenere uno sguardo in grado di far emergere la sproporzione fra sguardo e parola, fra quello che vediamo e quello che diciamo. Potremmo definirlo quasi uno sguardo straniero, un tentativo di esporre e fare esperienza dell\u2019atto del parlare nel suo stesso luogo. Penso che i resti trovati ci possano aiutare a pensare maggiormente a cosa lasciare. Che segni pensi di lasciare a degli sguardi estranei?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S.C.: Nel testo di presentazione di <em>La mano nel Sacco<\/em>, ho deciso di utilizzare il termine \u201cbarbaro\u201d perch\u00e9 penso sia coerente rispetto a una postura che fa un passo indietro, al desiderio di non abituarsi a cosa si sta guardando. Esattamente come questo sguardo straniero di cui parli, nel mio lavor cerco di adottare una visione che si rinnova continuamente e che non riconosce le forme intorno a s\u00e9, ma impara a guardarle, a renderle familiari attraverso l\u2019atto stesso del guardare. In questo movimento c\u2019\u00e8 un processo di conoscenza istantanea della forma che mi ricorda la sensazione infantile di gioia ed eccitazione della scoperta di qualcosa che ancora non conosci. Un po\u2019 come quando i bambini vogliono farsi raccontare sempre le stesse storie\u2026 Nella ripetizione l\u2019oggetto si trasforma. Mi interessa il modo in cui la distanza mi porta ad avvicinarmi all\u2019oggetto che ho davanti. Quando ragiono sullo sguardo e l\u2019esperienza dello spettatore, l\u2019obiettivo \u00e8 di far sentire le mie stesse primissime emozioni di visione. Rispetto a questo stato di verginit\u00e0 iniziale, ho sempre la sensazione di non sapere da che parte cominciare e in ogni lavoro \u00e8 come se avessi dimenticato come si fa. Mantenere questo sguardo straniero vuole dire per me cercare di non codificare un processo in maniera concreta. La non-codificazione attraverso le parole fa s\u00ec che non ci si possa fidare di nessun <em>escamotage<\/em>. In questa fase del mio lavoro si sta delineando in maniera sempre pi\u00f9 forte l\u2019esigenza di includere una dimensione storico-politica intorno a noi. \u00c8 un momento in cui paradossalmente mi mancano le immagini e ognuna di queste diventa insignificante. Decidere cosa trovare e cosa lasciare penso sia il nodo principale della creazione oggi. Sono una collezionista di detriti di cui riempio di volta in volta i miei cassetti e ogni volta che mi trovo a fare un nuovo lavoro inizio a scuotere queste scatole e a vedere cosa ne esce. Sono in un momento in cui cerco una radicalit\u00e0 che mi sembra difficile da trovare, ma che \u00e8 fondamentale in un periodo storico come questo. La sorpresa sta nei resti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E.L<em>.: Mi sembra di capire che cerchi sempre di far risuonare gli elementi con lo spazio in cui ti trovi, partire da una condizione individuale per restituirla a una collettivit\u00e0. L\u2019esperienza come metodologia per scardinare rapporti di sapere e di potere cercando di cambiarli di forma. Come metti in relazione questo con il tuo lavoro?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S: Non credo che far\u00f2 mai un lavoro autobiografico, per\u00f2 \u00e8 palese come trovo in ogni lavoro un contatto con una parte nascosta di me che non ho bisogno di enunciare. Sia nelle performance che nelle opere liriche di cui ho curato la messa in scena, mi chiedo sempre dove si trova il mio Io dentro a quel lavoro, chi o che cosa potrei essere in quella determinata storia. C\u2019\u00e8 un latente mettersi al centro, anche in maniera un po\u2019 egocentrica, per capire come da quel punto preciso possa raggiungere un livello di desiderabilit\u00e0. Cosa desidererei vedere essendo al centro dell\u2019opera? All\u2019inizio del mio percorso sono sempre stata in scena e penso che questa sia una conoscenza diretta che una regista debba avere. Bisogna essere in grado di sapere cosa chiedere a un corpo in scena, conoscendone in prima persona le sue possibilit\u00e0. Se riesco a trovare un punto di contatto tra un lavoro e un altro, passa sempre dalla mia interpretazione di un testo, da una mia sensibilit\u00e0, dal mio essere donna che fa questo lavoro. Nei lavori di prosa l\u2019obiettivo \u00e8 sempre quello di rendere il testo uno spartito musicale, dove, ad esempio, sono presenti cinque linee musicali preesistenti e io ne scelgo una da evidenziare, probabilmente quella minoritaria rispetto a un\u2019altra. La questione, in senso figurato, \u00e8 alzare o abbassare il volume di una di queste linee. Invece, nelle performance o nei lavori senza parole, il punto di partenza \u00e8 sempre come utilizzare il corpo in quanto unico medium in grado di fare da collante tra le parti astratte. Questo mettermi al centro \u00e8 l\u2019unico modo di essere sincera nel mio lavoro per il teatro. Anche quando non sono in scena, divento il personaggio su cui sto lavorando. Le persone con cui mi piace lavorare riescono a incorporare in maniera mimetica un modo di muoversi, a tal punto che la differenza tra fonte primaria \u2013 che sia un testo, un\u2019istruzione, un suono o un\u2019immagine \u2013 e ci\u00f2 che i corpi possono fare scompare, perch\u00e9 se ne crea sempre una nuova.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-\u2013-La-Mano-Nel-Sacco-\u2013-Pinacoteca-di-Bologna-\u2013-06.10.2023-\u2013-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5287-1024x681.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52561 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"681\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5287.jpg?resize=1024%2C681&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52561\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5287.jpg?resize=1024%2C681&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5287.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5287.jpg?resize=768%2C511&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5287.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5287.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/foto-Silvia-Costa-e-Nicola-Ratti-%E2%80%93-La-Mano-Nel-Sacco-%E2%80%93-Pinacoteca-di-Bologna-%E2%80%93-06.10.2023-%E2%80%93-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing-_5287.jpg?w=1100&amp;ssl=1 1100w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Silvia Costa e Nicola Ratti, <em>La Mano Nel Sacco<\/em>, Pinacoteca di Bologna, 06.10.2023, ph. 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