{"id":52429,"date":"2024-04-23T00:01:00","date_gmt":"2024-04-22T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=52429"},"modified":"2024-04-23T09:46:20","modified_gmt":"2024-04-23T07:46:20","slug":"natura-pictrix-adalgisa-lugli-e-il-meraviglioso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/04\/23\/natura-pictrix-adalgisa-lugli-e-il-meraviglioso\/","title":{"rendered":"Natura pictrix. Adalgisa Lugli e il meraviglioso","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>\u00c8 uscito da Johan &amp; Levi&nbsp;<\/em><a href=\"https:\/\/www.johanandlevi.com\/scheda-libro\/autori-vari\/armi-improprie-9788860103505-2779.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Armi improprie. Lo stato della critica d\u2019arte in Italia<\/a><em>, volume a cura di Vincenzo Trione che presenta gli atti delle giornate di studio omonime (la registrazione integrale delle sessioni si pu\u00f2 seguire&nbsp;<\/em><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=F0WBpCSiSMs&amp;t=3814s\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a><em>&nbsp;e&nbsp;<\/em><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=BxWhWvGixQ8\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a><em>), tenutesi il 27 e 28 aprile 2023 allo IULM di Milano. Per la cortesia di curatore ed editore si propone ai lettori di \u00abAntinomie\u00bb il contributo di Riccardo Venturi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>Tutte le parole e gli oggetti sono quelli che sono<br>ma anche molte altre cose<\/em><br>Octavio Paz<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>Les dieux s\u2019en vont les objets restent<\/em><br>Claudio Parmiggianii<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Quale critica?<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Devo cominciare con una nota autobiografica. Quando ho ricevuto la proposta d\u2019intervenire a un convegno che aspira a cartografare la critica d\u2019arte italiana moderna e contemporanea confesso di essere entrato in crisi. Il giorno stesso ho ripreso uno scaffale della mia libreria che frequento ormai poco e, una volta liberati dalla polvere sul dorso, ho cominciato a sfogliare e leggiucchiare alcuni volumi e fotocopie rilegate con la spirale, ordinati per autore, da Arcangeli a Zeri. La mia sensazione, non lo nascondo, \u00e8 che molti di questi saggi sono invecchiati male o che, per essere clementi, portano incisi i segni del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Li portano, questi segni, nel linguaggio, nel taglio, nell\u2019approccio, in quanto escludono, nel mancato respiro internazionale se non, a volte, in un regionalismo a chilometro zero che, in arte, non d\u00e0 mai buoni frutti. Se mi sono formato nei primissimi anni universitari studiando su queste pagine, spesso cercando di capirne il funzionamento interno, come se si trattasse di meccanismi sofisticati, da alta orologeria, smontandone ogni rotella, non posso adesso che sentire una distanza, come una voce che arriva da un\u2019altra stanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Complice, senza dubbio, il mio apprendistato anomalo di storico e critico d\u2019arte contemporanea, non iscritto in alcun magistero e in alcuna cordata, in alcuna scuola regionale o nazionale, in alcun metodo cui prestar giuramento, di quei metodi tirannici che dettano non solo le basi teoriche ma anche le opere su cui vale la pena soffermarsi se non quelle da considerare propriamente \u201cd\u2019arte\u201d. La tradizione americana e francese \u2013 quella di <em>October<\/em> e dei <em>Cahiers du Mus\u00e9e national d\u2019art moderne<\/em> \u2013 su cui mi sono formato e all\u2019interno della quale ho trovato, nel bene e nel male, la mia voce, mi ha portato altrove, ovvero a confrontarmi con qualcosa che non conoscevo prima, con un modo di <em>praticare la storia dell\u2019arte come critica d\u2019arte<\/em>. (E qui intendo la storia dell\u2019arte sia come la disciplina accademica sia come il fatto, solo all\u2019apparenza banale, che l\u2019arte abbia una storia). Per riprendere Hubert Damisch, cosa vuole dire la storia quando si parla di arte? Se c\u2019\u00e8 storia, di <em>cosa<\/em> \u00e8 la storia?<a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da una parte, la filologia visiva, quando necessaria, \u00e8 al servizio di un pi\u00f9 ampio progetto critico e non di una mera ricostruzione e contestualizzazione storiche \u2013 queste ultime due, infatti, non risolvono le questioni sollevate dalle immagini. Dall\u2019altra, la critica non \u00e8 mai una teoria estetica testata su un <em>corpus<\/em> di opere scelte che arrivano ex post; l\u2019estetica (perlomeno per come veniva studiata) \u00e8 troppo impegnata a interrogarsi sullo statuto delle immagini e mai su quei fenomeni sensibili e materiali a funzionamento complesso che sono le immagini (e questo vale anche per quella che una volta si chiamava critica della critica e oggi suona come uno sterile gioco di specchi).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, mai una proposta d\u2019intervenire a un convegno mi ha messo cos\u00ec in difficolt\u00e0. Perch\u00e9, sia chiaro, capisco benissimo da dove proviene la necessit\u00e0 di riunirsi per un tale evento: una lunga e fertile stagione della saggistica italiana \u00e8 ormai tramontata, l\u2019ultima in cui la critica d\u2019arte, non solo nostrana, ha esercitato un potere al di fuori delle accademie e all\u2019interno del mondo e del sistema dell\u2019arte; una saggistica che si \u00e8 espressa in lingua italiana, raramente tradotta e quindi poco circolata e citata; una saggistica per lo pi\u00f9 oggi fuori commercio, difficile da valorizzare dal punto di vista editoriale anche per i nostri studiosi pi\u00f9 bendisposti. \u00c8 insomma in ballo una letteratura artistica che, con tutti i suoi limiti, non merita di finire in soffitta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Possiamo prendere diversi momenti in cui tale situazione emerge in modo palese. Nel giugno 2009 il <em>Burlington Magazine<\/em> (vol. 151, n. 1275) ha intrapreso un\u2019iniziativa denominata \u201cArt History Reviewed\u201d, ovvero una rilettura della storia dell\u2019arte attraverso una selezione accorta dei saggi pubblicati nel XX secolo che pi\u00f9 hanno influenzato e rivoluzionato questa disciplina. Per ognuno dei diciotto testi prescelti, la redazione della rivista ha individuato uno studioso che, lungi dal limitarsi a una semplice contestualizzazione, ne fornisce una lettura critica. I contributi sono pubblicati in ordine cronologico e spaziano da Bernard Berenson, <em>Drawings of the Florentine Painters<\/em> (1903), a Rosalind Krauss,<em> The Originality of the Avant-Garde and Other Modernist Myths<\/em> (1985). Includono, tra gli altri: Roger Fry, Emile M\u00e2le, Heinrich W\u00f6lfflin, Alfred Barr, Nikolaus Pevsner, Ernst Gombrich, Kenneth Clark, Clement Greenberg, Francis Haskell, Hans Belting, Michael Baxandall, T.J. Clark, Svetlana Alpers. Come evidente, tranne alcuni esempi francesi, \u00e8 orientata al mondo anglofono. Certo, si tratta di una selezione di oltre dieci anni fa; ma se oggi si facesse attenzione al <em>gender balance<\/em>, temo che non ci sarebbe alcun italiano (e che, se ci fosse un\u2019italiana, sarebbe Carla Lonzi, con <em>Autoritratto<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non facciamoci illusioni: la letteratura artistica italiana qui in ballo \u00e8 ignorata, appannaggio di una ristrettissima cerchia di accademici inclini a concedere al nostro paese l\u2019esistenza di una lunga tradizione in fatto d\u2019arte ininterrotta, sebbene dal nervo sfibrato almeno a partire dal XIX secolo. Facile lamentare la nostra assenza da iniziative come quella, del tutto sintomatica, del <em>Burlington Magazine<\/em>; il problema non \u00e8 solo linguistico e, pi\u00f9 ampiamente, culturale ma, nello specifico, metodologico: quegli interventi della rivista britannica erano infatti, nei migliori dei casi, dei confronti serrati col testo in questione. Siamo capaci di fare altrettanto? \u00c8 inutile portare fiori al cimitero della critica d\u2019arte, perch\u00e9 anche i bouquet pi\u00f9 elaborati, le composizioni floreali pi\u00f9 fresche vengono pur sempre depositate su un feretro. Facciamo insomma di questa iniziativa l\u2019occasione per usare diversamente questa eredit\u00e0 preziosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da tempo mi chiedo cos\u00ec quale sia il modo migliore per rendere servizio alla nostra letteratura artistica. Non credo attraverso un\u2019operazione filologica che finisce per trattare questi saggi come corpi morti, <em>specimen<\/em> di una storia della critica d\u2019arte \u2013 niente di pi\u00f9 noioso, concedetemelo, di una <em>storia della critica d\u2019arte<\/em>, e lo dico nonostante porti il nome, e solo quello, di chi ha pubblicato un celebre saggio al riguardo (per quanto, a scanso di equivoci, non vi sia alcuna parentela).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcuni di questi saggi, a mio avviso, vanno rimessi in circolazione, testati a partire dalle questioni che ci preoccupano oggi. \u00abInfatti non si tratta di presentare le opere in correlazione con il loro tempo, ma proprio, nel tempo in cui sono nate, di presentare il tempo che le conosce\u00bb,<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> come scriveva Walter Benjamin. Non una <em>storia della critica d\u2019arte <\/em>allora, ma una <em>riattivazione della critica d\u2019arte <\/em>che testi questi saggi con un reagente chimico che non pu\u00f2 essere solo storiografico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che ci sia un margine di manovra immenso per la critica d\u2019arte contemporanea: sta a noi decidere se relegare questa tradizione di studi malmessa al passato remoto o se chiederci come rigiocarla nel presente; se ristabilire i fatti per nutrire gli annali della letteratura artistica italiana o se far s\u00ec che la critica torni ad essere un laboratorio di idee operoso e sfaccettato, un\u2019<em>arma impropria<\/em> e non un\u2019arma spuntata. Certo, quest\u2019approccio \u00e8 esigente: non tutti i testi possono essere riattivati e l\u2019operazione funziona un po\u2019 da verifica del suo potenziale critico. Per questo mi felicito dell\u2019occasione intempestiva che vuole ricostruire una cartografia della critica d\u2019arte italiana contemporanea e dell\u2019occasione che mi \u00e8 data.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e9 questo libro?<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Date queste premesse, diventer\u00e0 pi\u00f9 comprensibile il fatto che la mia scelta sia finalmente caduta su un testo perlomeno singolare: <em>Wunderkammer<\/em> di Adalgisa Lugli (1946-1995) pubblicato postumo da Allemandi nel 1997.<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dire che non ha ricevuto l\u2019attenzione critica che merita \u00e8 un eufemismo, perch\u00e9 in realt\u00e0 <em>Wunderkammer<\/em> non ha ricevuto alcuna considerazione critica. \u00c8 letteralmente scomparso dalla faccia della Terra, introvabile: rispetto alle due edizioni (1983 e 1990) del fortunato <em>Naturalia et mirabilia: il collezionismo enciclopedico nelle Wunderkammern d\u2019Europa<\/em>, pubblicato da Mazzotta e tradotto tra l\u2019altro anche in francese, non \u00e8 stato mai ristampato (impossibile procurarsene una copia), non \u00e8 mai stato recensito (mi auguro di essere smentito al riguardo), non \u00e8 mai citato e di fatto, sospetto, mai letto (l\u2019unica copia presente nella rete bibliotecaria francese su cui ho messo le mani era intonsa).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho pensato cos\u00ec di non rivenire su un classico, su un testo che ha fatto scuola, su un testo imprescindibile della letteratura artistica, su un libro di un maestro \u2013 di quelli che in Italia hanno spesso monopolizzato i dibattiti e le cattedre universitarie, ieri come oggi \u2013 ma su un libro che definiremmo minore e che, credo, oggi torna a parlarci in un modo che neanche l\u2019autrice poteva immaginare. Mi riferisco qui al revival delle <em>naturalia <\/em>e delle scienze naturali nell\u2019arte contemporanea. Se le potenzialit\u00e0 di<em> Wunderkammer <\/em>non sono state finora colte, star\u00e0 a noi riprendere in mano la lettura e proseguirla l\u00e0 dove Lugli si \u00e8 dovuta fermare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, m\u2019interessa poco stabilire filiazioni, insistere su Lugli in quanto allieva di Francesco Arcangeli se non, addirittura, su Lugli critica d\u2019arte emiliana (c\u2019\u00e8 ancora, nelle nostre universit\u00e0, una ripartizione territoriale, come se i dipartimenti di storia dell\u2019arte fossero agenzie della pro loco volte a valorizzare il territorio\u2026).<strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Wunderkammer <\/em>\u00e8 un libro singolare e spurio per tantissime ragioni: anzitutto \u00e8 postumo, e raccoglie materiale molto eterogeneo suddivisibile in tre parti. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima \u00e8 l\u2019introduzione di Krzysztof Pomian, che ritorna sul percorso della studiosa ma contiene anche alcuni incisi critici. Pomian coglie sin dall\u2019incipit la posizione peculiare del libro quanto della sua autrice:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Da Guido Mazzoni a Medardo Rosso: in quest\u2019epoca di specializzazione esasperata in cui gli storici (e tra questi gli storici dell\u2019arte) sono per lo pi\u00f9 legati, ognuno, a un\u2019epoca ben definita, se non a un solo personaggio, come lo furono un tempo i servi al loro pezzetto di terra, l\u2019arco di tempo esplorato da Adalgisa Lugli abbracciava tranquillamente quattro secoli. I suoi interessi poi lo superavano ampiamente sia da una parte sia dall\u2019altra\u2026<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pomian insiste sulla questione della materialit\u00e0, di una storia della scultura scissa dall\u2019iconologia e attenta al fare, alla materia sensibile:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">i suoi lavori si situano agli antipodi del metodo iconologico. Essi non privilegiano i significati ma la materialit\u00e0 delle opere, e di conseguenza privilegiano la scultura nel senso ampio del termine; in questo ambito i suoi studi valorizzano le opere che si distinguono per la loro capacit\u00e0 di suscitare meraviglia, perch\u00e9 riescono a imitare la natura concepita come forza creatrice o a rivaleggiare con essa per inventiva.<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a><br><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda parte \u00e8 composta da testi di Lugli \u2013 pubblicati e inediti \u2013 scritti tra il 1985 e il 1992 che riprendono ed estendono la riflessione di <em>Naturalia et mirabilia<\/em>. Lo fanno in un modo non organico, vista la natura dei testi, che Lugli avrebbe senza dubbio modificato in vista della versione definitiva della sua monografia se ne avesse avuto il tempo. Si tratta di articoli pubblicati su giornali specialistici e non (<em>Alfabeta<\/em>, <em>Art e Dossier<\/em>, <em>Gran Bazaar<\/em>, <em>Casa Vogue<\/em>), conferenze inedite (nell\u2019ambito del ciclo di incontri a cura di Filiberto Menna, presso l\u2019Associazione culturale Lavatoio Contumaciale, Roma, 23 gennaio 1987; e al Louvre, Parigi, 3 aprile 1992), testi in catalogo (Biennale di Venezia, 1986; <em>Saturne en Europe<\/em>, la mostra organizzata da Roland Recht al Mus\u00e9e de la ville de Strasbourg nel 1988, con testi di Remo Guidiei e Jean Starobinski), interviste (<em>Giornale dell\u2019arte<\/em>, 1986). Nel corso della lettura, ci s\u2019imbatte in ripetizioni, cambi di registro dovuti all\u2019occasione e cos\u00ec via, per un insieme non organico in cui ciascun lettore deve trovare la sua strada e costruire i suoi nessi interni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se questa seconda parte, posta in chiusura, \u00e8 ci\u00f2 che fa di <em>Wunderkammer<\/em>,<em> malgr\u00e9 tout<\/em>, un saggio di critica d\u2019arte che rende coerente la sua trattazione in questa sede, \u00e8 la terza parte che trovo sorprendente (il termine \u00e8 per una volta ben scelto), e richiede la nostra attenzione. Si tratta di un ricchissimo dossier iconografico della mostra veneziana del 1986<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>: a poco pi\u00f9 di dieci anni di distanza, e dopo una seconda (e meno riuscita?) esperienza espositiva alla Biennale di Venezia (<em>Impronte del corpo e della mente<\/em>, per <em>Identit\u00e0 e alterit\u00e0. Figure del corpo 1895\/1995<\/em>, XLVI Biennale), Lugli porta su questa mostra un nuovo sguardo e ne ripercorre alcuni snodi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La terza parte del volume si presenta come un apparato iconografico assente dal catalogo originale della Biennale veneziana, in cui a<em> Wunderkammer <\/em>sono dedicate solo poche pagine in bianco e nero all\u2019interno di un volume che include tutte le sezioni della Biennale d\u2019arte. Nel libro del 1997 dall\u2019omonimo titolo, invece, la mostra viene dispiegata e divisa in sezioni introdotte da brevi testi esplicativi. Ma non solo: approfittando del formato poco maneggevole del libro (pi\u00f9 grande del catalogo della Biennale e poco pratico per la lettura dei saggi a pagina intera che costituiscono la terza parte), al lettore \u00e8 dato modo di cogliere degli accostamenti illuminanti che suscitano \u2013 eccoci catapultati nel vivo del tema \u2013 meraviglia.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/parmiggiani.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52461 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"582\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/parmiggiani.jpg?resize=900%2C582&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52461\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/parmiggiani.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/parmiggiani.jpg?resize=300%2C194&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/parmiggiani.jpg?resize=768%2C497&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/parmiggiani.jpg?resize=60%2C39&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come accenner\u00f2 di seguito, \u00e8 facile indicare da dove scaturisce questo senso di meraviglia: <em>Wunderkammer <\/em>\u2013 la mostra veneziana del 1986 e il libro postumo del 1997 \u2013 tengono assieme almeno tre <em>corpus <\/em>storicamente distinti di opere: raccolte cinquecentesche di <em>naturalia<\/em> e <em>mirabilia<\/em>, opere d\u2019avanguardia o surrealiste e opere degli anni sessanta e settanta. Questo aspetto del saggio colpisce sia rispetto al resto della produzione di Lugli \u2013 dalle terrecotte di Guido Mazzoni nel Quattrocento alla scultura di Medardo Rosso \u2013 sia rispetto allo specialismo autistico che ha finito per incancrenire la nostra disciplina (\u00e8 Pomian a dirlo!). <em>Wunderkammer<\/em> non \u00e8 infatti circoscritto a un periodo storico o a quello che oggi gli storici dell\u2019arte hanno il vizio di chiamare \u201cil mio periodo\u201d, come se fosse un territorio da custodire gelosamente e che rende sospetti sia coloro che si occupano dello stesso periodo, sia quelli che si occupano di periodi precedenti, sia quelli che si occupano di periodi successivi, cio\u00e8 praticamente tutti. \u00c8 un club per un solo iscritto questa storia dell\u2019arte, che fa da presidente, da tesoriere, da socio onorario, da amministratore\u2026 Ci viene richiesto di avere un periodo per essere riconosciuti storici dell\u2019arte, per approfondire, per diventare specialisti, finch\u00e9 ci accorgiamo che tale scelta in realt\u00e0 chiude le porte e mette in sordina quel piacere trans-storico che proviamo davanti alle immagini e costituisce la ragione che ci ha portato a farne il nostro oggetto d\u2019indagine privilegiato.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/anselmo-penone.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52455 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"617\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/anselmo-penone.jpg?resize=900%2C617&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52455\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/anselmo-penone.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/anselmo-penone.jpg?resize=300%2C206&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/anselmo-penone.jpg?resize=768%2C527&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/anselmo-penone.jpg?resize=60%2C41&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec facendo Lugli introduce, e c\u2019introduce, a una lettura inedita e originalissima dell\u2019Arte Povera, mai presa seriamente in considerazione nell\u2019ampia letteratura sul tema. Scorrendo le pagine di <em>Wunderkammer <\/em>l\u2019Arte Povera diventa un fenomeno artistico riletto non rispetto al contesto storico-artistico o sociale dell\u2019Italia degli anni sessanta, non nella stretta osservanza celantiana (come si \u00e8 fatto per decenni), ma in una <em>longue dur\u00e9e <\/em>che, liberatasi da una genealogia risicata, fa emergere nessi impensati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al punto che, aggiungo, davanti alle<em> naturalia<\/em> e alle<em> mirabilia, <\/em>l\u2019iconologia ci \u00e8 meno utile dell\u2019<em>icnologia<\/em>, cio\u00e8 quella parte della paleontologia che studia le impronte e le tracce fossili, come quelle dei dinosauri. Una scienza che considera la Terra come un grande Libro della Natura che si tratta di saper leggere; un archivio immenso, stratificato, disordinato, multi-linguistico, di cui ci restano poche pagine alla rinfusa. L\u2019<em>impronta<\/em> diventa cos\u00ec un\u2019alternativa alla rappresentazione, alla mimesi, al <em>carcan<\/em> estetico che ci portiamo dietro e attraverso cui cerchiamo ancora di comprendere fenomeni visivi contemporanei che nulla devono a questa tradizione.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/breton-pietre.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52457 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"573\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/breton-pietre.jpg?resize=900%2C573&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52457\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/breton-pietre.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/breton-pietre.jpg?resize=300%2C191&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/breton-pietre.jpg?resize=768%2C489&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/breton-pietre.jpg?resize=60%2C38&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E qui accenno a un\u2019altra peculiarit\u00e0 di <em>Wunderkammer<\/em>: se la corrispondenza diventa lo strumento critico impugnato da Lugli per far emergere nessi impensati, senza dubbio mai pensati prima di lei, lo si deve al fatto che raramente la scrittura ha intrattenuto una corrispondenza pi\u00f9 felice con le immagini, che spaziano dalle collezioni cinquecentesche al Surrealismo, dalle avanguardie all\u2019Arte Povera. Certo, ne sono consapevole, ci sono in ballo ragioni contingenti: la scomparsa prematura dell\u2019autrice, a soli 48 anni. Anche per questa ragione la sua rilettura del contemporaneo si sostanzia anzitutto visualmente, nel dossier centrale che, teniamolo bene a mente, non illustra una tesi compiuta, non \u00e8 un apparato iconografico come nella maggior parte dei saggi di critica d\u2019arte. Al contrario, s\u2019impone come una sezione indipendente, cuore del libro e non appendice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo modo Lugli taglia corto con le fini, rassicuranti, positivistiche analisi iconologiche, con la ricerca di fonti letterarie dietro ciascun \u201cdocumento visivo\u201d. Offre invece, e qui vengo alla ragione del mio pi\u00f9 vivo interesse, un <em>atlante visivo della meraviglia<\/em>. Ed \u00e8 cos\u00ec che<em> Wunderkammer<\/em> va letto se vogliamo considerarlo non come un saggio conchiuso da riporre nei ripiani delle nostre biblioteche (le poche che ne hanno una copia), ma come un\u2019opera che non ha ancora trovato i suoi lettori. Perch\u00e9, per insistere su quest\u2019immagine, dietro l\u2019apparente collazione di testi disparati si cela un atlante di territori non cartografati. Del resto, a rafforzare l\u2019idea della mappatura come operatore critico del libro, nelle ultime pagine \u00e8 presente una pianta del padiglione della Biennale veneziana con la collocazione delle opere. Per questo mi sento di dire che la sua incompiutezza, anzich\u00e9 essere un difetto, \u00e8 un punto di forza, il grimaldello, il grilletto (se di \u201carma impropria\u201d si tratta) per future speculazioni.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/brootaers-uovo-osso-avorio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52463 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"584\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/brootaers-uovo-osso-avorio.jpg?resize=900%2C584&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52463\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/brootaers-uovo-osso-avorio.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/brootaers-uovo-osso-avorio.jpg?resize=300%2C195&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/brootaers-uovo-osso-avorio.jpg?resize=768%2C498&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/brootaers-uovo-osso-avorio.jpg?resize=60%2C39&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Un atlante visivo della meraviglia<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Veniamo quindi alle immagini: stampate a volte a pagina intera, a volte accostate ad altre immagini, a volte accompagnate da brevi testi illuminanti, spesso tematici, sempre trans-storici. Gli accostamenti sono a volte vertiginosi, se pensiamo allo scarto temporale ma anche alla loro diversa funzione: opere d\u2019arte, mobilio, oggetti di design, oggetti la cui funzione, se ne hanno una, ci sfugge (cosa farsene di una panca di legno con una testa e una coda di volpe che spuntano dalle sue estremit\u00e0?). Come scrive Pomian:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">rami di corallo, conchiglie, fossili, scheletri o vestigia di ossa sparse, radici antropomorfe e zoomorfe, pietre dalle forme strane o figurate, uova di struzzo, \u201ccorna di unicorno\u201d (cio\u00e8 denti di narvalo), noci di cocco o altri frutti esotici, animali impagliati, abiti, armi e utensili dei selvaggi\u2026 Eccoci nel mondo della <em>Wunderkammer <\/em>che, nella prospettiva scelta da Adalgisa Lugli, non appare come un\u2019istituzione insolita, disordinata e di cui non si sa bene che fare, ma come un tipo di collezione la cui presenza \u00e8 del tutto logica nel corso di un periodo della storia dell\u2019arte europea in cui si sperimenta con i materiali pi\u00f9 diversi e in cui permane con forza la tendenza a riprodurre le forme visibili.<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con trentasette doppie pagine di immagini e alcuni brevi inserti che guidano il lettore, non \u00e8 questa la sede per dar conto di questo atlante della meraviglia immaginato da Lugli. Diversi livelli di lettura si stratificano e s\u2019intrecciano, mostrando un modo di fare storia dell\u2019arte, di ripensarla attraverso il montaggio. Se restiamo all\u2019arte contemporanea, ci sono due tipi di corrispondenze, a partire dagli accostamenti tematici e visivi tra opere diverse per conformazione e provenienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Quella delle avanguardie e in genere di molta arte del Novecento anche vicino a noi \u00e8 una meraviglia programmata, conseguita attentamente [\u2026] \u00c8 la confessione di una scomparsa di effetti meravigliosi, ma anche una battaglia continuamente vinta contro l\u2019ottusit\u00e0 e la piattezza del quotidiano.<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo passaggio \u00e8 illustrato dalla <em>Bo\u00eete en valise<\/em> (1938) di Duchamp, il <em>Mouse Museum<\/em> (1965-1977) di Claes Oldenburg, <em>Le magasin de Ben<\/em> di Ben Vautier (1958-1973), un happening di Jim Dine (<em>Car Crash<\/em> alla galleria Reuben di New York del 1960) e il museo a cassetti di Herbert Distel (1970-77). Le somiglianze diventano impressionanti davanti all\u2019accostamento di <em>Ebla <\/em>(1976-77) di Giulio Paolini e <em>Buisson au papillon<\/em> (1959) di Jean Dubuffet.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora pi\u00f9 originale \u00e8 la seconda tipologia di corrispondenza, in cui l\u2019arte contemporanea incontra l\u2019antico secondo un meraviglioso colto nell\u2019arco della lunga modernit\u00e0. In due pagine dedicate al bestiario, <em>Coccodrillo del Niger<\/em> (1972) di Mario Merz \u2013 \u00abforse l\u2019ultimo creatore immaginifico di un bestiario fantastico del Novecento\u00bb \u2013 \u00e8 affiancato al coccodrillo appeso alla sommit\u00e0 della navata di Santa Maria delle Grazie presso Mantova. Nella pagina a fianco la <em>T\u00eate taureau<\/em> (1942) di Picasso \u00e8 affiancata a <em>Diana cacciatrice<\/em>, un automa di Jakob M\u00fcller degli inizi del XVII secolo e alle corna di cervo imprigionate nel legno (XVI secolo) conservate, come diverse opere scelte da Lugli, al Kunsthistorisches Museum, Schloss Ambras di Innsbruck.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/picasso-corna.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52459 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"578\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/picasso-corna.jpg?resize=900%2C578&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52459\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/picasso-corna.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/picasso-corna.jpg?resize=300%2C193&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/picasso-corna.jpg?resize=768%2C493&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/picasso-corna.jpg?resize=60%2C39&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro esempio riguarda la \u00abproliferazione di particolari mostruosi: braccia, gambe, occhi o comunque la crescita anomala su uno schema fissato\u00bb: due sculture di Giovanni Anselmo e due di Penone condividono la pagina con<em> Dafne<\/em> (1550 c.), una scultura dorata di Wenzel Jamnitzer con una chioma di corallo, simile all\u2019opera di Claudio Parmigiani del 1981 nella pagina a fianco, e al disegno di una radice di mandragora tratta da Lorenzo Legati, <em>Museo Cospiano<\/em>\u2026<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> (Bologna 1677). Altrove una <em>Spugna <\/em>(1960) di Yves Klein convive con un dente di narvalo come corno dell\u2019unicorno del XVIII secolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riguardo alla <em>Wunderkammer<\/em>, Lugli ci ricorda che<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">ha comunque anche nell\u2019apparente caos dell\u2019accumulo quantitativo una sua bussola di orientamento verso due poli ben precisi che sono i<em> Naturalia<\/em> da una parte e gli <em>Artificialia<\/em> dall\u2019altra. Nei <em>Naturalia<\/em> sono consentite alcune bizzarrie, in un primo tempo proposte come vere mostruosit\u00e0, poi accompagnate da dubbi sempre pi\u00f9 frequenti e infine apertamente e \u201cscientificamente\u201d sconfessate. Sono casi di reperto che diventano dei <em>topoi<\/em> della collezione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A fronte del testo <em>Un armadio di uova, un tavolo di uova<\/em> (1965) di Marcel Broodthaers \u2013 cui la riproduzione in bianco e nero conferisce un\u2019<em>allure<\/em> d\u2019antico, quasi di archeologico \u2013 si accompagna a un vaso di avorio del XVII secolo, a una sedia di ossa di elefante (1554) e a un uovo di struzzo conservato al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tali corrispondenze, l\u2019antico si confonde a volte col contemporaneo e le opere illustrate sembrano appartenere a una stessa fase storica indistinta, come un paesaggio in pietre dure del XVII secolo proveniente dall\u2019Opificio delle Pietre Dure e due opere di Enrico Prampolini,<em> Figura cosmica<\/em> (1935) e <em>Composizione cosmica<\/em> (1938). L\u2019accostamento \u00e8 giustificato da quella che Roger Caillois avrebbe chiamato<em> natura pictrix<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Come l\u2019uomo \u00e8 artista, cos\u00ec lo \u00e8 anche la natura che ricrea al suo interno le sue stesse forme, si imita in qualche modo. Questa idea sta all\u2019origine della teoria sui fossili, accreditata sin dagli inizi del Seicento. Le pietre misteriose che contengono animali o piante cos\u00ec simili al vero, sono figurazioni prodotte dalla natura che ripete se stessa, che \u00e8 scultrice delle sue stesse forme. Sono concrezioni uscite dagli strati profondi della terra che le ha concepite dentro di s\u00e9 come uova o semi misteriosamente figurati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la stessa logica, una<em> Farmacia<\/em> (1942) di Joseph Cornell si confonde con un <em>Miroir de sorci\u00e8re <\/em>(specchio che moltiplica l\u2019immagine) dalla collezione di Andr\u00e9 Breton che \u00e8 presa a mo\u2019 di modello \u2013 \u00abLa sua raccolta \u00e8 il grande geroglifico della mente in una fase preprogettuale. Gli oggetti sono scelti spesso come i prodotti di un\u2019arte involontaria\u00bb. Sebbene qui e l\u00ec spuntino altre collezioni meno note ma non meno curiose, come i <em>Paesaggi antropomorfi<\/em> di Joos de Momper (1564-1635) di propriet\u00e0 di Jean-Jacques Lebel.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A importare \u00e8, in finale, non l\u2019appartenenza storica di questi manufatti e di queste opere d\u2019arte ma la loro capacit\u00e0 di farci vedere diversamente la realt\u00e0 \u2013 \u00abQuesto scarto fantastico che si pu\u00f2 operare sulla realt\u00e0 e che \u00e8 nell\u2019esperienza di ciascuno di noi appartiene a una lettura sensibile e attenta del mondo oltre le sue apparenze\u00bb. Ed \u00e8 su questo scarto che \u00e8 misurata l\u2019importanza dell\u2019Arte Povera, capace di risvegliare l\u2019immaginazione trasfigurando la materia, di lavorare sulla soglia tra naturale e artificiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, nel suo complesso questo dossier \u2013 che, ripeto, meriterebbe analisi pi\u00f9 approfondite \u2013 \u00e8 di fatto un saggio nel saggio, un saggio visivo, un iconotesto. Sfogliare per la prima volta queste trentasette doppie pagine \u00e8 stata per me un\u2019esperienza estetica come non ne avevo da tempo compulsando la nostra letteratura artistica. Ognuna offre indicazioni per ulteriori riflessioni, per ripercorrere contropelo parte della storia dell\u2019arte e della cultura visiva occidentali. La forza di tali accostamenti scuote la storiografia che, pigramente, si limita ad edificare una batteria di fatti che avviluppa per sempre l\u2019opera in esame come una tela di ragno con la sua preda. Avevo dimenticato quel <em>piacere delle e per le immagini<\/em> che \u00e8 dietro la nostra scelta di occuparci di storia e critica d\u2019arte e che a volte dimentichiamo, presi tra un articolo di fascia A, una catalogazione o una ricerca quantitativa.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dali-e-brauner.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52465 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"615\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dali-e-brauner.jpg?resize=900%2C615&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52465\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dali-e-brauner.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dali-e-brauner.jpg?resize=300%2C205&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dali-e-brauner.jpg?resize=768%2C525&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Dali-e-brauner.jpg?resize=60%2C41&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Natura pictrix. Storia dell\u2019arte e (come) scienza naturale<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ricerche di Lugli sono senza dubbio inserite nel suo tempo. Hanno un invidiabile respiro internazionale, se pensiamo a studiosi come Elizabeth Scheicher in Austria, Oliver Impey e Arthur MacGregor in Inghilterra e il citato Pomian in Francia. S\u2019inscrivono in un paese come il nostro dove psicoanalisi e Surrealismo hanno suscitato un fuggi fuggi generale (penso a Cesare Brandi per la psicoanalisi o a Giulio Carlo Argan per il Surrealismo). Riprendono una tradizione che risale a Schlosser (la prima edizione di <em>Die Kunst- und Wunderkammern der Sp\u00e4trenaissance: ein Beitrag zur Geschichte des Sammelwesens <\/em>\u00e8 del 1908). Ma non \u00e8 in questa direzione che secondo me va ripensato<em> Wunderkammer<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anzitutto perch\u00e9 ho l\u2019impressione che \u00e8 avvenuto uno spostamento significativo in una genealogia del meraviglioso nella storia dell\u2019arte: si \u00e8 preferito indagare i collezionisti di strani manufatti artistici piuttosto che questi stessi manufatti e quello che <em>fanno<\/em> alla storia dell\u2019arte e, pi\u00f9 generalmente, a una storia delle immagini. Gli studi sul collezionismo e sulle committenze hanno aperto la storia dell\u2019arte a una storia sociale pi\u00f9 ampia, \u00e8 fuori dubbio, ma hanno reso meno cogenti gli oggetti stessi, che hanno il potere di scardinare le nostre certezze sulle arti visive. La ripartizione disciplinare rende difficile considerare questi oggetti, che rientrano in una zona grigia o in una faglia estetica, come le figure di cera rispetto alla storia della scultura se non della statuaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Wunderkammer <\/em>\u00e8 un libro incompiuto ma anche un\u2019opera aperta. Aperta a cosa? Senza dubbio al rapporto con le scienze naturali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A riguardo mi torna in mente la posizione di un autore desueto e da noi storici dell\u2019arte dimenticato quale John Ruskin, che sosteneva \u00abI was interested in everything, from clouds to lichens\u00bb.<a id=\"_ftnref12\" href=\"#_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a> Personalmente l\u2019ho utilizzato come esergo per un articolo sui licheni,<a id=\"_ftnref13\" href=\"#_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a> come se cercassi una giustificazione per occuparmi di un elemento vegetale che non sembra far parte dei temi trattabili da uno storico dell\u2019arte, qualsiasi sia il \u201csuo\u201d periodo. E la botanica in genere appassionava i miei professori per questioni d\u2019erudizione o iconologiche: \u201cquel frutto l\u00ec <em>sta per<\/em> la passione di Cristo\u201d e nello \u201cstare per\u201d risiede il problema, riducendo le opere d\u2019arte a testi da decifrare e tradurre in parole. L\u2019inciso di Ruskin \u00e8 forse una delle migliori professioni di fede di quel meraviglioso, di quelle<em> mirabilia<\/em> che appassionavano Lugli \u2013 e molti artisti visivi contemporanei.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Savinio-coralli-conchiglie.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52467 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"577\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Savinio-coralli-conchiglie.jpg?resize=900%2C577&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52467\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Savinio-coralli-conchiglie.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Savinio-coralli-conchiglie.jpg?resize=300%2C192&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Savinio-coralli-conchiglie.jpg?resize=768%2C492&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Savinio-coralli-conchiglie.jpg?resize=60%2C38&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riprendere <em>Wunderkammer<\/em> oggi pu\u00f2 comportare, pi\u00f9 generalmente, la volont\u00e0 di riscrivere o di testare l\u2019origine delle immagini, di interessarsi a una <em>storia naturale delle immagini<\/em>. Un movimento parallelo a quanto avviene nell\u2019estetica o nelle mostre d\u2019arte.<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> <em>Wunderkammer <\/em>\u00e8 pervaso da una sensibilit\u00e0 del XIX secolo, secolo della cultura visiva, della modernit\u00e0 e della modernizzazione, centrale in una genealogia dell\u2019Antropocene che non scinde scienze umane e scienze naturali, che abbraccia il principio ovidiano della metamorfosi: nulla dura, tutto \u00e8 preso in un continuo rinnovamento; che pratica l\u2019arte della descrizione che deve molto alla tradizione naturalista o alla cosiddetta <em>nature writing<\/em>. Una sensibilit\u00e0 che Roger Caillois ha ben sintetizzato in una serie di testi a partire dal citato <em>Natura pictrix<\/em>,<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a> che ho ripreso per il titolo di questo intervento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rimettere in circolazione<em> Wunderkammer<\/em> (cominciando, molto concretamente, col rieditarlo) pu\u00f2 riaprire la storia dell\u2019arte, esporla alle scienze naturali, per come sono state praticate secoli fa in un paese come il nostro che ha dato i natali a Ulisse Aldrovandi. Un\u2019operazione non nostalgica e volta al passato ma nutrita da quell\u2019approccio vivificante che, per semplificare, indichiamo come <em>Environmental humanities<\/em>. Come se le scienze umane dell\u2019ambiente avessero il potere di riattivare quanto abbiamo oggi dimenticato nella storia dell\u2019arte, a volte refrattaria a intromissioni teoriche rispetto ai <em>film studies<\/em>, alla critica letteraria o all\u2019antropologia che, penso a Tim Ingold, anzich\u00e9 pensare le immagini preferisce<em> pensare con le immagini<\/em>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/anselmo-zorio-merz-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52484 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"579\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/anselmo-zorio-merz-1.jpg?resize=900%2C579&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-52484\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/anselmo-zorio-merz-1.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/anselmo-zorio-merz-1.jpg?resize=300%2C193&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/anselmo-zorio-merz-1.jpg?resize=768%2C494&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/anselmo-zorio-merz-1.jpg?resize=60%2C39&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2005 Mark Dion, che si definisce \u201cnaturalista amateur\u201d, \u00e8 in residenza al Research Centre for Studies of Surrealism and its Legacies a Manchester. Invitato a realizzare un\u2019installazione, comincia a esplorare la collezione del museo locale con il piglio di un archeologo o di un naturalista, alla ricerca di oggetti, artefatti, accessori d\u2019ogni sorta, curiosi o obsoleti. In seguito decide di disporli in un ufficio di un conservatore degli anni 1920. Cos\u00ec nasce <em>Bureau of the Centre for the Study of Surrealism and its Legacy.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inaccessibile agli spettatori, \u00e8 visibile attraverso la porta e le pareti vetrate; vi si riconoscono chiavi, animali impagliati, <em>specimen<\/em> di storia naturale, modelli in cera, figure egizie\u2026 Dopo una prima impressione di confusione, ci si accorge che questo apparente cafarnao segue un ordine preciso di classificazione degli oggetti, quello dei dipartimenti del Manchester Museum.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta di un museo dentro un museo, e altres\u00ec di un riferimento storico a quel bureau che i surrealisti hanno aperto nel 1924 a Parigi, dove si poteva venire e chiedere informazioni sul nuovo movimento artistico che presto festegger\u00e0 il suo primo centenario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo modo Dion \u00e8 riuscito a tenere assieme scienze naturali, Surrealismo, arte contemporanea, non diversamente da Adalgisa Lugli su un altro piano, quello che gli era pi\u00f9 consono, il rapporto tra parola e immagine. Far \u201creagire\u201d <em>Wunderkammer<\/em> col <em>Bureau<\/em> di Dion, o con altre installazioni e mostre di arte contemporanea che somigliano a collezioni di <em>naturalia<\/em>, non \u00e8 un semplice accostamento anacronistico ma un gesto critico \u2013 che rivendico in quanto genuinamente critico \u2013 per riattivare il potenziale di quello che spero diventi un classico di domani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che le <em>mirabilia<\/em> descritte da Adalgisa Lugli in <em>Wunderkammer <\/em>e in altri lavori abbiano un futuro nella critica d\u2019arte, nell\u2019arte contemporanea e persino in un\u2019ecologia del sensibile? \u00c8 forse presto per rispondere ma, nell\u2019immediato della cronaca italiana, ci aiutano a discernere le <em>mirabilia<\/em> dal tentativo patrocinato dall\u2019attuale Ministero del turismo di promuovere il nostro paese all\u2019estero con la Venere come <em>virtual influencer<\/em> e sotto l\u2019egida dello slogan grottesco \u201cOpen to meraviglia\u201d. Cominciamo piuttosto col riaprire il saggio di Lugli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><a href=\"https:\/\/www.johanandlevi.com\/scheda-libro\/autori-vari\/armi-improprie-9788860103505-2779.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Armi improprie. Lo stato della critica d\u2019arte in Italia<\/a><\/em><br>a cura di Vincenzo Trione<br>Johan &amp; Levi, 2024<br>384 pp., 9 ill. b\/n, 25 \u20ac<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-default\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Octavio Paz in Adalgisa Lugli, <em>Wunderkammer<\/em>, Umberto Allemandi, Torino 1997, p. 22.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Claudio Parmiggiani, <em>Una fede in niente ma totale <\/em>(2010), a cura di Andrea Cortellessa, Le Lettere, Firenze 2019, p. 205.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn3\" href=\"#_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Cfr. Riccardo Venturi, <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/un-ricordo-di-hubert-damisch\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201cGuardare altrimenti. Un ricordo di Hubert Damisch\u201d,<\/a> in <em>Doppiozero<\/em>, 23 gennaio 2018.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> Walter Benjamin, <em>Storia della letteratura e scienza della letteratura <\/em>(1931), in Id., <em>Avanguardia e rivoluzione. Saggi sulla letteratura<\/em>, trad. it. Anna Marietti, Einaudi, Torino 1973, citato da Hubert Damisch, <em>L\u2019origine della prospettiva <\/em>(1987), trad. it. Alessandra Ferraro, Guida Editori, Napoli 1992, p. 193.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> Cfr. Gabriella Roganti (a cura di), <em>Dalla meraviglia all\u2019arte della meraviglia. Giornata di studi per Adalgisa Lugli<\/em> (Teatro Fondazione Collegio San Carlo, Galleria civica, Modena, 7 giugno 1996), Galleria civica, Modena 1998.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> Adalgisa Lugli, <em>Wunderkammer<\/em>, Umberto Allemandi, Torino 1977, p. 9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 14.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> Adalgisa Lugli e Mino, Gabriele, <em>Wunderkammer. Arte e scienza<\/em>, in Carlo Pirovano (a c. di), <em>XLII Esposizione internazionale d\u2019arte. La Biennale di Venezia<\/em>, Edizioni La Biennale-Electa, Milano 1986, pp. 111-131.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> Krzysztof Pomian, in A. Lugli, <em>Wunderkammer<\/em>, p. 11.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> Le citazioni tratte dal dossier centrale sono prive di paginazione,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> Il titolo del libro per esteso \u00e8 <em>Museo Cospiano annesso a quello del famoso Vlisse Aldrovandi e donato alla sua patria dall&#8217;illustrissimo signor Ferdinando Cospi &#8230; Descrizione di Lorenzo Legati &#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a> John Ruskin, <em>Pr\u00e6terita<\/em> [1885], in <em>The Complete Works of John Ruskin<\/em>, vol. XXVI, Reuwee, Wattley &amp; Walsh, Philadelphia 1892, p. 263.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a> Cfr. Riccardo Venturi, <em>Prepotenza di vita. Stare con i licheni<\/em>, in Paola Bonani, Francesca Rachele Oppedisano, Laura Perrone(a c. di), <em>Ti con Zero<\/em>, cat. mostra (Palazzo delle esposizioni, Roma, 11 ottobre 2021-27 febbraio 2022), Palazzo delle esposizioni, Roma 2021, pp. 68-91.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> Cfr. Winfried Menninghaus, <em>La promessa della bellezza<\/em> (2003), a cura di Salvatore Tedesco, Aesthetica, Sesto San Giovanni 2013; Lorenzo Bartalesi, <em>Histoire naturelle de l\u2019esth\u00e9tique<\/em>, CNRS \u00c9ditions, Paris 2021 (edizione ampliata rispetto all\u2019originale italiano); Laura Bossi (a c. di), <em>Les origines du monde. L\u2019invention de la nature au XIXe si\u00e8cle<\/em>, Mus\u00e9e D\u2019Orsay-Gallimard, Paris, 2021.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn15\" href=\"#_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a> Roger Caillois, \u201cNatura Pictrix. Notes sur la \u2018peinture\u2019 figurative et non figurative dans la nature et dans l\u2019art\u201d, in <em>Cahiers du Mus\u00e9e de poche<\/em>, n. 1, 1959, poi in<em> M\u00e9duse et Cie<\/em>, Gallimard, Paris 1960 e in <em>\u0152uvres<\/em>, a c. di Dominique Rabourdin, Quarto Gallimard, Paris 2008, pp. 501-508.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Victor Brauner, <\/em>Le Loup-table<em>, 1939-1947<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Wunderkammer non \u00e8 infatti circoscritto a un periodo storico o a quello che oggi gli storici dell\u2019arte hanno il vizio di chiamare \u201cil mio periodo\u201d, come se fosse un territorio da custodire gelosamente e che rende sospetti sia coloro che si occupano dello stesso periodo, sia quelli che si occupano di periodi precedenti, sia quelli che si occupano di periodi successivi, cio\u00e8 praticamente tutti. \u00c8 un club per un solo iscritto questa storia dell\u2019arte, che fa da presidente, da tesoriere, da socio onorario, da amministratore\u2026 Ci viene richiesto di avere un periodo per essere riconosciuti storici dell\u2019arte, per approfondire, per diventare specialisti, finch\u00e9 ci accorgiamo che tale scelta in realt\u00e0 chiude le porte e mette in sordina quel piacere trans-storico che proviamo davanti alle immagini e costituisce la ragione che ci ha portato a farne il nostro oggetto d\u2019indagine privilegiato.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":21,"featured_media":52433,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[103],"tags":[1361,642,119],"coauthors":[2026],"class_list":["post-52429","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-libri","tag-adalgisa-lugli","tag-critica-darte","tag-riccardo-venturi","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Natura pictrix. 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