{"id":51752,"date":"2024-04-02T00:01:00","date_gmt":"2024-04-01T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=51752"},"modified":"2024-03-28T17:55:59","modified_gmt":"2024-03-28T16:55:59","slug":"partirsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/04\/02\/partirsi\/","title":{"rendered":"Partirsi","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Sesto uscito nella bella collana \u00abAdam\u00e0s\u00bb diretta da Tommaso Di Dio, Ivan Schiavone e Vincenzo Frungillo (con quarta di copertina di quest\u2019ultimo) per l\u2019editore La Vita Felice, \u00e8 fresco di stampa il nuovo libro di poesia di Tommaso Ottonieri, <\/em><a href=\"https:\/\/www.lavitafelice.it\/scheda-libro\/tommaso-ottonieri\/cinema-di-sortilegi-9788893467742-618834.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Cinema di sortilegi<\/a><em> (148 pp., \u20ac 15): che, non solo per il titolo, si gemella con l\u2019ultima prova saggistica del suo <\/em>alter ego <em>ortonimo, Tommaso Pomilio, gi\u00e0 presentata qui: <\/em><a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/11\/09\/illuminare-bruciando-a-partire-da-filo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Il rovescio di un minuto<\/a><em> (edizioni del verri 2023). L\u2019espianto qui selezionato dall\u2019autore, e da lui illustrato con alcune immagini agenti dell\u2019archivio di famiglia (con un procedimento di ri-iconizzazione, diciamo \u2013 o \u00ablettura aumentata\u00bb \u2013, gi\u00e0 sperimentato in questa sede <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/03\/24\/valerio-magrelli-fuoco-alle-scorie\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">con Valerio Magrelli<\/a>), \u00e8 la parte conclusiva della terzultima delle dieci prose che compongono il libro (<\/em><a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/08\/18\/farmacia-di-trisulti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>in parte anticipate<\/em><\/a><em> qui <\/em><a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/02\/21\/piccola-collezione-portatile\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>su \u00abAntinomie\u00bb<\/em><\/a><em>). S\u2019\u00e8 detto infatti \u00ablibro di poesia\u00bb, ma per vero \u00e8 questo il lemma \u2013 dell\u2019ormai anche quantitativamente ragguardevole <\/em>corpus<em> ottonieresco \u2013 in assoluto pi\u00f9 radicale, nell\u2019esporre a giorno il paradosso che (sin dall\u2019esordio di <\/em>Dalle memorie di un piccolo ipertrofico<em>, in tutti i sensi tenuto a battesimo da Edoardo Sanguineti da Feltrinelli nell\u201980, e riproposto nel 2008 da NoReply) di quest\u2019opera \u00e8 fondativo: quello di portare <\/em>fino in fondo<em> la sintassi metonimica e analogica della poesia (la \u00abcinematografia sentimentale\u00bb codificata dal Campana \u201corfico\u201d), per\u00f2 vietandosi l\u2019uso del suo strumento storicamente pi\u00f9 congeniale, quello del verso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Malgrado per unanime riconoscimento sia virtuoso consumato d\u2019ogni metrica immaginabile (o forse proprio per questo), se c\u2019\u00e8 un campo nel quale Tommaso eccelle incontrastato, infatti, \u00e8 quello della prosa. Che non \u00e8, si badi, la <\/em><a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/12\/09\/prosa-in-prosa-estratti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>\u00abprosa in prosa\u00bb<\/em><\/a><em> settata dalla generazione di sperimentatori successiva alla sua, non coltiva tautologie n\u00e9 denotazioni pi\u00f9 o meno concettuali: per viceversa enfatizzare quei <\/em>paraphernalia<em> ritmici e figurali che al Novecento (e ben oltre, come si vede) ha consegnato la \u00abrivoluzione del linguaggio poetico\u00bb operata, a suo tempo, dalla pattuglia stellare dei primi simbolisti francesi. Gli echi dal repertorio di quei \u00abpo\u00e8mes en prose\u00bb (da Rimbaud e non solo: all\u2019inizio di questa storia c\u2019era per esempio Laforgue) sono evidenti, e hanno valore d\u2019omaggio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Rispetto a questa tradizione onusta di nobilt\u00e0, ma negli anni Settanta della sua formazione gi\u00e0 portata a oltranze difficilmente superabili dai migliori rappresentanti della generazione precedente (si pensi ad autori come Giampiero Neri e Cosimo Ortesta), Ottonieri ha inteso imprimere un opportuno giro di vite: che forse solo in queste ultime prove viene a giorno flagrante. L\u2019insistere suo recente, sulla metafora strutturale del cinema, non \u00e8 solo l\u2019esito d\u2019una passione spettatoriale sempre pi\u00f9 pronunciata (n\u00e9 quello, va aggiunto, d\u2019una prassi didattica che l\u2019ortonimo pratica da un pezzo alla \u00abSapienza\u00bb); ma, direi soprattutto, la resa latente d\u2019un dispositivo da sempre attivo, in effetti, ma dai connotati ora pi\u00f9 riconoscibili; e che una volta ha spiegato, riferendosi all\u2019amico Fellini, un autore che Tommaso (<\/em>et pour cause<em>, allora) negli ultimi anni ha preso a (ri)leggere con costanza. \u00c8 stato Andrea Zanzotto a spiegare (in uno dei mirabili testi compresi nella silloge <\/em>Il cinema brucia e illumina<em>, Marsilio 2011) come in quel campo visuale l\u2019\u00abordine\u00bb delle immagini non fosse \u00abprestabilito\u00bb (canonicamente, nella forma deputata della sceneggiatura) ma \u00absi formasse come per spinta \u201cendofilmica\u201d\u00bb, con \u00able immagini\u00bb che \u00absgorgavano l\u2019una dall\u2019altra\u00bb. Quella descritta in questi termini da Zanzotto era naturalmente, in realt\u00e0, la prassi della sua stessa poesia (specie nel periodo pi\u00f9 intensamente psico-tropo, negli <\/em>Sguardi i Fatti e Senhal<em> e dintorni): nella cui \u00abmetonimia strutturale\u00bb (come incertamente ho provato a definirla) entrano in soluzione le \u00abmaterie prime\u00bb, altrove solidissime, del suo canto nella terra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Il <\/em>fort-da <em>peristaltico che si osserva nella produzione pi\u00f9 recente di Ottonieri, tra verso e prosa, va allora inteso anzitutto come epifenomeno d\u2019un continuo moto sussultorio di natura psichica (non \u00e8 certo un caso che, nella presente selezione, abbia finito per selezionare i movimenti pi\u00f9 direttamente ispirati dal fantasma materno: laddove nelle sue prose \u201cnarrative\u201d \u2013 come quelle mirabili delle <\/em><a href=\"https:\/\/www.lelettere.it\/libro\/9788860870810\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Strade che portano al F\u00f9cino<\/a><em> \u2013 \u00e8 l\u2019altro totem di famiglia, paterno, a farla da innominabile protagonista). L\u2019addensarsi prosastico e il diluirsi versale sono i poli d\u2019una a-dialettica perfettamente antinomica: non \u00e8 neppure un caso che diversi episodi di <\/em>Cinema di sortilegi<em> conoscano <\/em>alternate takes <em>in versi, appunto, nella raccolta pi\u00f9 recente dal titolo infatti alquanto zanzottiano, <\/em><a href=\"https:\/\/www.ninoaragnoeditore.it\/opera\/geodi\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Ge\u00f2di<em> (Aragno 2015)<\/em><\/a><em>, sintomaticamente suggellata da un\u2019altra \u00abemozione culturale\u00bb di lunga durata, nel suo immaginario, come quella alchemica. La pietra filosofale e l\u2019acqua lustrale sono da sempre i fuochi della sua ellisse-eclisse, freudianamente interminabile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Andrea Cortellessa<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.. Circondo il lago dalle sponde interne il gorgogl\u00eco dei deflussi, il fermarsi del sangue. Occhi sgranati dalle caverne, lo spolver\u00eco, l\u2019argento; riscavo il tuo solco d\u2019ori spenti, il fango breve dal fondo delle cave, la scia lenta dei lucci sfaldati d\u2019ombre, l\u2019orma densa dell\u2019acqua, lento di sogno il vorticare morto di squame; a tratti, sul tonfo lontano d\u2019un passo mosso dai cunicoli, questa scaglia remota di suono, si allarga sul fluttuare delle pareti, deglutisci dall\u2019esofago ci\u00f2 che resta della voce, l\u2019alga, in un fiotto breve, un groviglio di suoni che tirano ovunque, non qui. Avevo provato a nutrirti madre di pasti sempre pi\u00f9 liquidi, nello scivolare delle corsie, la luce fioca dei lumi la sospensione dei cat\u00e8teri; a sventare il cratere da cui tu stavi esalando, dalle tue labbra via, e gi\u00e0 spento il tuo canto scivolava dai gradini sotto l\u2019intermittenza dei campanelli e i dementi gridi delle rimaste cieche; salivo giri di scale superando reparti di ostetricia, i suoni brevi di rivenuti al mondo verso te che ovunque ne partivi, salivo al picco delle degenze senza uscita col piccolo involto con cui credevo poter inocularti calorie; dall\u2019angolo della bocca pastoso ti sgorgava un rigagnolo biancastro, gi\u00e0 fluttuanti, i tuoi occhi, nel fermo del lago vuoto in cui avesti nascenza.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51764 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"585\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.2.jpg?resize=900%2C585&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-51764\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.2.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.2.jpg?resize=300%2C195&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.2.jpg?resize=768%2C499&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.2.jpg?resize=60%2C39&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fori la luce nello specchio d\u2019una piana, dalla bocca di rame, la conca che non suona le sue onde non pi\u00f9. Emersa nel vento biancolatte del tuo villaggio di polvere e stoppie e scalpitii brevi di bestie. E pesante d\u2019odore il mallo da cui venisti fuori, pervadente l\u2019aria bassa il senso che fumava della ciancia, la muffa fermentata dai canali; sgusciasti fuori tu nel piombo della terra, spinta da un tremore sottostante, le schegge dei monti a convergere in un fondo che ribolle sotto la melma prosciugata via una spelonca inarcata di zanne, che non smette, non smette di succhiare. Pensi alla cova sottocenere, il limo sparso, spento, che rumoreggia sotto la linea dei pioppi e senz\u2019ombra di voce; senti il roteare degli ovuli, l\u2019attesa dell\u2019innesco, ti pressa lo scrosciare del sangue nell\u2019eco delle melodie che slontanano. Tra i crocevia del tuo deserto e accanto agli alti fusti nella monta della memoria dell\u2019acqua, i carri di Tespi, di tua infanzia selvaggia, divergevano popolando il silenzio d\u2019una geometria sconnessa di maschere e imbellettamenti, carni sciolte sotto il cerone e ugole a srotolare sotto le lanterne fioche di scena a scuotere verticale il loro intreccio d\u2019arie: tenue la pioggia smossa dalla cima dei pioppi l\u00e0 sopra, addosso alle file di sedie scomposte nel ruggito dei baracconi le sinfonie il loro scroscio s\u2019allagavano negli occhi. Per il dileguarsi dell\u2019aria, sul battito di mano. La goccia, allarga concentriche le sue linee sulla spirale delle pozzanghere, nel fumo quieto dei conci, i gracid\u00eci terrestri le fermentazioni stese sullo spento della festa.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51766 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"556\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.3.jpg?resize=900%2C556&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-51766\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.3.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.3.jpg?resize=300%2C185&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.3.jpg?resize=768%2C474&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.3.jpg?resize=60%2C37&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sei scesa dalla bici, con la tua amica allora inseparabile, sui rettilinei della piana, le bacchette dei freni mordono il fossato le dinamo disinnescate, ridi allo scatto del fotografo nel bianco e nero un\u2019idea di sole a velo, i capelli tirati indietro il vento, stende i contorni, sul rumore vegetale dei canali. Sento il levitare di ninfee e occhi che in voi scintillano, nel riflesso dello scatto, come se quel deserto si abitasse delle vostre labbra, delle tue labbra, del cristallo di suono assorbito dal nitrato. Rimani chiusa nella stasi d\u2019una posa, per impressionare la lastra; bambina, quando eri. Tua madre porta un cappello con delle brevi falde, alti gli zigomi, tuo padre lo sguardo transoceanico di chi \u00e8 tornato da emigrazioni lontane, spinte alle coste del Pacifico, qui sul bordo della landa prosciugata, lo scatto imprime d\u2019ombrature invisibili le pieghe del salotto lasciate fra le cose, gli occhi di tuo fratello scintillano sul fondo della camera oscura; cos\u00ec i tuoi occhi, la figura raccolta nei raggi della madre, quasi raccogliendo la sua ombra, quasi sapendone gi\u00e0 adesso l\u2019incombere dello svanire, sui suoi contorni il risucchio dello sfondo il vapore a scancellarli, e tu buttata nel vento a imbuto del graffio dei fantasmi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-N.4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51770 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"543\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-N.4.jpg?resize=900%2C543&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-51770\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-N.4.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-N.4.jpg?resize=300%2C181&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-N.4.jpg?resize=768%2C463&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-N.4.jpg?resize=60%2C36&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sei al bordo delle scale del villaggio paterno, a monte dei binari, sei con Mario e lui ha preso la tua mano, tra muri scrostati di baracche e danzate nel sole di piombo che si stende sulla piana, lui un\u2019espressione buffa e il tuo sorriso s\u2019\u00e8 aperto, il villaggio, un deserto, \u00e8 il proscenio d\u2019operetta, siete a mezz\u2019aria il passo del vostro valzer. Voi sul patt\u00ecno fermo a riva e Mario ha una maglietta a righe e mi circondi delle tue braccia, il mio berretto piccolo la spiaggia capriola tutt\u2019intorno gli ombrelloni come per staccarsi da terra, come razzi obliqui a spararsi sulle macchie solari, eliche, lische, pesci d\u2019aria, i bagnanti scomposti in cerchi attorno a quelle parodie di contraeree, e mi circondi gracili le spalle e gli occhi gravitanti nel fermo della camera, mentre tutto si muove e non il patt\u00ecno, e lo sfondo si allontana per sempre nell\u2019oblio del fermo immagine, nel suo sale. Avvolti i capelli nel fazzoletto, il nodo a pelo del collo, accanto al largo fontanile del villaggio di conche mentre scali l\u2019urlo gelido del novembre, china la testa a proteggerla dal vento; stesso drappo, poi, sul cedere di schianto del tuo passo, all\u2019inciampo, nel fondersi d\u2019asfalto tra i feroci boati della mezzanotte, in un capodanno prima della fine del tuo secolo, le sirene impazzite ignare della frattura. Ma ti vedo invece in quello scatto estivo adagiata contro il muro della stanza, tenendo gli occhiali da una stanghetta, sotto il peso obliquo delle litografie sui muri mentre guardi la camera con dolcezza improvvisa e perplessa. Una voce poco fa, nel silenzio delle stanze rotte dagli urli brevi dei dementi, Parigi o cara, cantando l\u2019aria risalita dal vento di Tespi, come se fosse ancora il tempo di fuggire ancora come se ancora la tua casa fosse aperta se le rose non fossero un groviglio di spine, non ti avvolgessero i capelli, come se avessimo potuto invertire la clessidra e non il tempo avesse preso ad aspirare all\u2019indietro, il tuo passo scandito dal confondersi di arie, caro nome, casta diva, nacqui all\u2019affanno, il salmastro del vento, gli infissi sfessurano, gli armadi lo stantio nel cellofan, le stoviglie sbeccate, una voce poco fa. Su un minuscolo foglio di risulta, la calligrafia tremante, e, scrivi, nel cavo della poltrona, lo spazio si fa calco, non corpo n\u00e9 ombra non \u00e8 luce, nulla pi\u00f9 che porzione di vuoto, aspirata da un vapore di sabbie.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51773 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"665\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.5.jpg?resize=900%2C665&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-51773\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.5.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.5.jpg?resize=300%2C222&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.5.jpg?resize=768%2C567&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.5.jpg?resize=60%2C44&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora che t\u2019hanno sigillata dentro un missile. Senza conto alla rovescia. Stretta fra le pareti di velluto in una veste che non indossavi da anni. Cos\u00ec sei saltata via, nemmeno un suono, lo smozzicarsi di una parola. Il sibilo della saldatrice, la tua bocca murata prima che le labbra si tendessero i denti potessero cominciare la pronunzia del loro canto spinto fuori da un abisso d\u2019oceano. E sei nel campo, a pochi metri dalla casa greve di stucchi che ti vide nascere, il portone sul ciglio della strada come una stazione di posta, il morello staccato dalla carrozza. La conca in cui venisti, culla di pietra e di deflusso, preme i suoi residui in un fondo che discende a imbuto, si sfrange in strati inferiori una pila di squame terrestri, verso epicentri eventuali a innescarne la carica: e l\u2019acqua, sottotraccia, fluita lontana da te, evaporando sul chiuso di costellazioni che ti accolgano, e a giro l\u2019acqua e esplodono semi di fuochi fuori del respiro. Cos\u00ec navighi, nel microspazio del tuo missile. La via aperta, il varco che ti attende. Il cemento che ti culli, guscio al tuo guscio, per il viaggio agl\u2019iperspazi che non avrai sognato. Ora si allarga, di sangue o corallo, la grotta al fendere della scia nel campo sommerso, apri di velluto scivoloso un corridoio fra le praterie di alghe, la punta del capo a scostare i lembi del viaggio: dal fondo del tuo spazio, sul retro buio della lastra, il varco angusto da cui sigillata partisti. La rampa che sporge sull\u2019asciutto del lago, che punta sul brus\u00eco dei satelliti. Come abbaglio in un laser oltre il muro del suono, il missile stagno s\u2019inabissa nel fantasma dell\u2019acqua, s\u2019esplode all\u2019accecarsi della luce, quando il conto alla rovescia s\u2019\u00e8 azzerato. E sordo avverto l\u2019eco del tuo tuffo, io di qua dalla lastra, dalla rampa. L\u2019aprirsi del silenzio supersonico, le correnti dell\u2019acqua fantasma, il cortocircuito dei satelliti il sovrapporsi delle ricezioni in segmenti di babele; in trasparenza che fluttui tra le bolle, i colpi di coda delle occhiate si spalancano ai bordi spogli e spengono, una corona di scintille a estinguersi nel distacco del fiato: per volare da l\u00ec, sull\u2019autostrada lattea, trascinata la massa d\u2019acqua negli spazi per l\u2019idea di un sempre senza voce, si scuotono le code delle sillabe che convochi ancora al tuo partirsi e per\u00f2, cozzano confuse. Restano a suonare inerti quando gi\u00e0 lontana \u00e8 la tua scia. Come conchiglie vuote, sogni senza memoria, dai fili pendono sulla vita, alla fine del dolore.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.6.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51776 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"485\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.6.jpg?resize=900%2C485&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-51776\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.6.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.6.jpg?resize=300%2C162&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.6.jpg?resize=768%2C414&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.6.jpg?resize=60%2C32&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pescatrice di corallo abita nella casa che si ribalta a picco verso il lago inghiottito, le onde di terra i fazzoletti d\u2019orto, la casa le pareti scrostate dell\u2019intonaco, a costa che scoscendono ora deserte le casupole delle galline: l\u00ec dove si ammassano i detriti dei trapassati, le vecchie stufe senza canna, in forma d\u2019eco l\u2019agonia grassa del maiale le fessure, i mondi a ruota polverizzando ruggine sull\u2019impiantito. E gole di roccia s\u2019allargano a vertigine giusto a un soffio dal suo tuffo, affondano sulla memoria dell\u2019acqua, di sotto al giro pi\u00f9 alto dei falconi. Scruto i cerchi che si allargano l\u2019uno dall\u2019altro, prima della risalita, le bolle piccole che emergono a pelo d\u2019acqua per esplodere, il virare delle occhiate che ne sfiorano la seta della pelle, i secondi interminabili prima del respiro. Sotto la superficie, impercettibili le praterie d\u2019erbe acquatiche s\u2019accendono rosse di linfa, amplificano il silenzio degli astri, l\u2019intreccio a tuono il labirinto dei segnali. E lei, la lama sottilissima tra i denti, cristallo liquido la lacrima a sbocciarne ad angolo di palpebra, come cammeo, lei carezza il vuoto di quel fondo alla colta del ramo di sangue, che si rischiuda, per salire in vita dagli spazi; e intagliano partiture d\u2019aria le punte delle sue dita lievi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.7.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51780 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"741\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.7.jpg?resize=900%2C741&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-51780\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.7.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.7.jpg?resize=300%2C247&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.7.jpg?resize=768%2C632&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/FOTO-n.7.jpg?resize=60%2C49&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.. Circondo il lago dalle sponde interne il gorgogl\u00eco dei deflussi, il fermarsi del sangue. Occhi sgranati dalle caverne, lo spolver\u00eco, l\u2019argento; riscavo il tuo solco d\u2019ori spenti, il fango breve dal fondo delle cave, la scia lenta dei lucci sfaldati d\u2019ombre, l\u2019orma densa dell\u2019acqua, lento di sogno il vorticare morto di squame; a tratti, sul tonfo lontano d\u2019un passo mosso dai cunicoli, questa scaglia remota di suono, si allarga sul fluttuare delle pareti, deglutisci dall\u2019esofago ci\u00f2 che resta della voce, l\u2019alga, in un fiotto breve, un groviglio di suoni che tirano ovunque, non qui.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":253,"featured_media":51786,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[196],"tags":[211,1082],"coauthors":[2049],"class_list":["post-51752","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-expanded-poetry","tag-expanded-poetry","tag-tommaso-ottonieri","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Partirsi - Tommaso Ottonieri<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.. 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Numerosi i contributi (testi e critica) su riviste e altre opere collettive, di cui diverse a sua cura (fra queste, \u201cBassa Fedelt\u00e0: l\u2019arte nell\u2019epoca della riproduzione tecnica totale\u201d, Bollati Boringhieri 2000), e in radiofonia. Nell\u2019ort\u00f2nimo (Pomilio), \u00e8 docente di contemporaneistica presso La Sapienza, autore di diversi contributi otto-novecenteschi, su tematiche letterarie e intermediali; fra i titoli, \u201cIl rovescio di un minuto. Nel cinema della scrittura, da Zavattini a Zanzotto\u201d (edizioni del verri 2023).\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/author\\\/tommaso-ottonieri\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Partirsi - Tommaso Ottonieri","description":"\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.. Circondo il lago dalle sponde interne il gorgogl\u00eco dei deflussi, il fermarsi del sangue. 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