{"id":49498,"date":"2024-02-02T00:01:00","date_gmt":"2024-02-01T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=49498"},"modified":"2026-06-19T15:28:07","modified_gmt":"2026-06-19T13:28:07","slug":"un-ostinato-desiderio-di-umanita-didi-huberman-e-jonas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/02\/02\/un-ostinato-desiderio-di-umanita-didi-huberman-e-jonas\/","title":{"rendered":"Un ostinato desiderio di umanit\u00e0","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Una delle immagini pi\u00f9 cinematograficamente stupefacenti del racconto biblico \u00e8 contenuta in <em>Genesi<\/em>, 3-5: \u201cDio disse: \u2018Sia la luce!\u2019. E la luce fu.&nbsp;Dio vide che la luce era cosa buona e separ\u00f2 la luce dalle tenebre&nbsp;e chiam\u00f2 la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno\u201d. In questo passaggio dalle tenebre alla luce, racchiuso in un ontologico piano sequenza, \u00e8 contenuta l\u2019intera storia dell\u2019Occidente, nel suo reiterato tentativo, spesso disperato, di squarciare il nero fondo cosmico per fare emergere qualcosa d\u2019<em>altro<\/em>, una seppur flebile luce di speranza. Certamente, nella tradizione ebraico-cristiana questo \u201caltro\u201d si \u00e8 incarnato, sebbene in modi diversi, nella figura del divino, di quel Dio unico a cui, anche qui in modi differenti tra ebraismo e cristianesimo, il popolo eletto e l\u2019ecumenica comunit\u00e0 cristiana si sono rivolti per la propria salvezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un libro minuscolo, composto da due conferenze tenute da Hans Jonas, in occasione di due premi conferitegli, il grande studioso della gnosi arriva a definire questo passaggio dalle tenebre alla luce, accodandosi cos\u00ec alla vulgata, come l\u2019apertura del mondo, del mondo del popolo di Dio, verso la propria epopea di salvazione, ma anche, facendo risuonare tonalit\u00e0 eretiche o quanto meno eterodosse, come l\u2019inizio di un sentimento di abbandono dovuto alla concomitante e inevitabile rinuncia di Dio alla sua onnipotenza. Dio crea, infatti, il mondo ritirandosi, in qualche modo, da esso, proprio come nella tradizione cabalistica incarnata dal processo dello <em>tzimtzum<\/em>. In un certo senso, il processo di creazione diviene una forma di autonegazione del divino. Se si d\u00e0 luce, se una luce si rende visibile, \u00e8 perch\u00e9 Dio si ritira (resta il problema di dove si ritiri), divenendo in qualche modo invisibile. La luce che resta, traccia indelebile, impronta luminosa della mano creatrice, viene affidata agli uomini. Da quell&#8217;istante, al loro sguardo libero \u00e8 demandata la scelta di dove guardare, se verso la luce o verso le tenebre. Dio non pu\u00f2 pi\u00f9 intervenire nel mondo, pu\u00f2 solo, come tutti gli umani o con tutti gli umani, soffrire per essi, con essi. Dio piange osservando il destino del suo popolo. Patisce, come tutti. Dio soffre il male, perch\u00e9 il male \u00e8, se cos\u00ec possiamo dire, il prezzo della libert\u00e0 umana, dell\u2019autonomia del popolo dei figli di Dio. Dio non vuole il male ma non pu\u00f2 evitarlo, perch\u00e9 crede nei suoi figli, perch\u00e9 ha fede in loro. Se c&#8217;\u00e8 Alleanza questa \u00e8 sancita da una doppia fede nuziale, da un reciproco giuramento di fedelt\u00e0 e di attesa degli uni verso l&#8217;Altro e viceversa. \u00c8 un Dio profondamente umano quello della tradizione del Libro (almeno nella lettura di Jonas), un Dio amorevole e impotente che accompagna la storia degli umani, lasciandoli vivere, lasciando che essi compiano i propri errori, fino all\u2019esperienza del male, alla sua incomprensibilit\u00e0 e all\u2019assoluta responsabilit\u00e0 che ne deriva una volta che si \u00e8 posti di fronte a esso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di questa responsabilit\u00e0, di questo gesto che non trova riscontro n\u00e9 ricompensa, e che risulta perlopi\u00f9 incomprensibile nella sua cieca o preveggente ostinazione, narra <em>Uscire dal nero,<\/em> lo straordinario libro che Georges Didi-Huberman ha dedicato al film di L\u00e1szl\u00f3 Nemes, <em>Il figlio di Saul<\/em>. Ormai da molti anni la riflessione sulle immagini di Didi-Huberman \u00e8 accompagnata da un\u2019inseparabile controscrittura sull\u2019etica e, in altro modo, sull\u2019ebraismo in quanto pratica vivente. L\u2019opera elefantiaca del filosofo e storico dell\u2019arte francese vive di un doppio movimento o si muove al ritmo di un passo a due in cui risuonano tanto la questione della responsabilit\u00e0 che noi abbiamo nei confronti delle immagini, di quelle che creiamo e di quelle che guardiamo, quanto una pragmatica concernente lo statuto dell\u2019immagine in s\u00e9 o dell\u2019immagine nella sua relazione con altre immagini (in una sorta, se si pu\u00f2 ancora utilizzare questa parola, almeno cos\u00ec come la declina Jean-Luc Nancy in <em>Essere singolare plurale,<\/em> di ontologia pragmatica del <em>con-essere<\/em> delle immagini).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla luce di questo doppio registro, credo non sia un azzardo sostenere che il testo di Didi-Huberman sia, per certi versi, una ripresa di <em>Genesi<\/em>, di quell\u2019immagine inaugurale che, cos\u00ec potremmo dire, non fa che ripetersi per e in ogni singola immagine, in ogni immagine singolare che colga la potenza e il senso di quel gesto inaugurale, nel quale si compie, per la prima volta, la separazione della luce dalle tenebre, del bene dal male.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella storia di Saul &#8211; membro dei <em>Sonderkommando<\/em>, squadre di ebrei che nei campi di concentramento avevano essenzialmente il compito di eliminare le tracce del male (erano anche definiti i \u201cportatori di segreti\u201d, <em>Geheimnistr\u00e4ger<\/em>), per poi scomparire a loro volta &#8211; possiamo ripercorrere il dramma di un\u2019umanit\u00e0 che di fronte all\u2019impotenza di Dio, alla sua assenza e al suo silenzio nella tragedia assoluta, non cede, non si piega, ma, anzi, risponde a una insensata ingiunzione: dare sepoltura al corpo di un bambino, quando questo gesto appare ormai del tutto privo di significato in un mondo in cui il male non ha freno.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/1.Membri-del-Sonderkommando-impegnati-nella-cremazione-dei-corpi-in-una-fossa-comune.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-49679 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"419\" height=\"550\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/1.Membri-del-Sonderkommando-impegnati-nella-cremazione-dei-corpi-in-una-fossa-comune.jpeg?resize=419%2C550&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-49679\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/1.Membri-del-Sonderkommando-impegnati-nella-cremazione-dei-corpi-in-una-fossa-comune.jpeg?w=419&amp;ssl=1 419w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/1.Membri-del-Sonderkommando-impegnati-nella-cremazione-dei-corpi-in-una-fossa-comune.jpeg?resize=229%2C300&amp;ssl=1 229w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/1.Membri-del-Sonderkommando-impegnati-nella-cremazione-dei-corpi-in-una-fossa-comune.jpeg?resize=60%2C79&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 419px) 100vw, 419px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Membri del <em>Sonderkommando<\/em> impegnati nella cremazione dei corpi in una fossa comune. Questa e altre tre fotografie furono scattate clandestinamente da un prigioniero del&nbsp;<em>Sonderkommando<\/em>&nbsp;di nome&nbsp;Alex&nbsp;(con ogni probabilit\u00e0 da identificarsi con il fotografo ebreo greco&nbsp;Alberto Errera).<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il figlio di Saul<\/em> \u00e8, come scrive mirabilmente Didi-Huberman, il tentativo di uscire dal nero, non solo dalla paura in cui il nero sprofonda ma anche dalla sua fascinazione, dal silenzio che ispira o che impone (si pensi alle riflessioni di Adorno sul silenzio imposto alla poesia dopo Auschwitz o a quelle sulla mistica del nero, che proprio Didi-Huberman qui ricorda), per <em>portare alla luce<\/em>, per rendere visibile, per dare immagine, malgrado tutto, malgrado l\u2019impossibilit\u00e0 di racchiudere o rappresentare il tutto \u2013 il tutto di dolore, di orrore e di verit\u00e0 \u2013 in un\u2019immagine. Un\u2019immagine, ogni singola immagine, diviene, cos\u00ec, l\u2019esperienza di quell\u2019immagine primordiale, di quella luce che irrompe sulle tenebre per aprire lo spazio della libert\u00e0 e della responsabilit\u00e0 umane. \u201cUn\u2019immagine che esce dal nero \u00e8 un\u2019immagine che sorge dall\u2019ombra o dall\u2019indistinto per venirci incontro\u201d. Le immagini ci vengono incontro e ci toccano, ci emozionano e ci feriscono. Ci toccano proprio come viene toccato dalla luce del mondo, da lui creato, il Dio impotente che descrive Hans Jonas, come l\u2019unico Dio possibile dopo Auschwitz.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Saul-due.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-49680 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"659\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Saul-due.jpg?resize=900%2C659&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-49680\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Saul-due.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Saul-due.jpg?resize=300%2C220&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Saul-due.jpg?resize=768%2C562&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Saul-due.jpg?resize=60%2C44&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Una scena dal film <em>Il figlio di Saul<\/em>, di L\u00e1szl\u00f3 Nemes (2015)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In fondo, potremmo anche ipotizzare che il mondo del Dio testamentario sia una grande narrazione per immagini che Dio ha creato per se stesso, lasciando agli uomini l\u2019onere e la responsabilit\u00e0 di incarnarne, scriverne e illustrarne la storia. Forse, questa grande narrazione, questa trama di un film cosmico che la Storia rende visibile, non \u00e8, per\u00f2, tanto uno spettacolo che un Dio, solitario e annoiato, ha inscenato per se stesso, ma un processo in cui Dio, alienandosi da s\u00e9, riesce finalmente a conoscersi, a conoscere la sua totalit\u00e0, attraverso quel mondo di luce e di tenebre in cui le umane ombre gli svelano quel che lui stesso non sa di essere. \u00c8 una narrazione che tocca Dio e lo trasforma: \u201c[Dio] viene&nbsp;toccato da ci\u00f2 che accade nel mondo, e \u2018toccato\u2019 significa&nbsp;alterato, mutato nella condizione che gli \u00e8 propria\u201d (Jonas). Il Dio della genesi non sar\u00e0 il Dio dell\u2019apocalisse, perch\u00e9 l\u2019esperienza del tempo, costituito di luce e tenebra, l\u2019avr\u00e0 trasformato, facendogli conoscere l\u2019imprevedibile estensione della fragilit\u00e0 umana, che \u00e8 o sar\u00e0, alla fine dei tempi, coincidente con quella divina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questo un Dio che soffre per le sue creature e ne ha pena, perch\u00e9 soffre se stesso, la sua stessa dismisura, la tenebra e la luce che albergano in lui. \u00c8 un Dio che, attraverso le immagini che compongono la Storia, si percepisce, si tocca. A loro volta, in una sorta di destino parallelo e speculare, gli uomini, gli uomini creati ad immagine di Dio, fin dai loro albori, creano immagini, si fanno immagini per toccarsi, per arrivare a comprendersi, a far luce nella caverna su un mondo di cui non conoscono i limiti, la misura, la forma. Dio e gli uomini sono legati da un unico destino di autodisvelamento della propria essenza che, probabilmente, alla fine dei tempi si riveler\u00e0 come unica. Il fare luce \u00e8 ci\u00f2 che congiunge l\u2019umano e il divino, che rende il figlio colui che \u00e8 fatto a <em>immagine<\/em> del padre. Fantasmagoria di figure che si inseguono e si specchiano le une con le altre, le une nelle altre: il mondo, il creato, Dio, gli uomini, le parole, le immagini, il dolore, le tenebre e, poi e per sempre, <em>luce, luce, luce<\/em>, di goethiana memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La luce, quella scrittura di luce che un\u2019immagine \u00e8, diviene cos\u00ec il luogo di un incontro, tra l\u2019umano e ci\u00f2 che lo supera, in tutte le direzioni. L\u2019immagine ci viene incontro, si destina a noi, a tutti noi e a ognuno di noi. Ogni immagine, ogni immagine che voglia seriamente <em>portare alla luce<\/em>, portare luce sulla storia, sulla miseria del creato, \u00e8, in fondo, un\u2019immagine dell\u2019impotenza divina e della sua presenza, anche quando tutto sembra negarla, \u2013 l\u2019impossibilit\u00e0 di dare sepoltura al <em>figlio <\/em>di Saul \u2013 ma \u00e8 anche, nello stesso movimento, nella stessa luce crepuscolare, un\u2019immagine della genesi del mondo, del suo inevitabile eterno inizio, giorno dopo giorno, notte dopo notte, nell\u2019alternarsi dei giorni e delle notti e nell\u2019operare degli uomini nei giorni e nelle notti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gesto di Saul &#8211; l\u2019assurdo gesto di Saul, la volont\u00e0 di dare una sepoltura che rinvii l\u2019insensatezza della morte di un bambino a Dio, alla parola che tutto ha creato, alla parola che squarci\u00f2 la tenebra con la luce &#8211; \u00e8 la sola risposta possibile, se davvero l\u2019umano vuol corrispondere al suo destino, poich\u00e9 \u201cdopo essersi affidato totalmente al divenire del mondo, Dio non ha pi\u00f9 nulla da dare: ora tocca all\u2019uomo dare\u201d (Jonas).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In fondo, sul fondo di tenebre sopra quale sono adagiate le nostre esistenze, adagiate come scintille di luce, le immagini, questi miracoli luminosi, &nbsp;queste lucciole che vorticano su se stesse, rispondono, in ultimo, solamente a \u201cun ostinato desiderio di umanit\u00e0\u201d, anche quando tutto sembra negarlo. Le immagini testimoniano di questa luce, di questo scintillio, di questi miracolosi fuochi fatui che ci furono un giorno lasciati, a ognuno di noi, in ognuno di noi, forse, in pegno di qualcosa, di qualcosa che non sappiamo pi\u00f9 cosa sia, ma la cui immemoriale memoria, come folgore e tuono nella notte, non riusciamo a dimenticare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Georges Didi-Huberman<br><em>Uscire dal nero<\/em><br>a cura di Francesco Fogliotti e Carlo Saletti<br>SE, 2023<br>188 pp., \u20ac 22,5<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hans Jonas<br><em>Il concetto di Dio dopo Auschwitz<\/em><br>a cura di Carlo Angelino<br>SE, 2023<br>112 pp., \u20ac 14<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: una scena dal film <\/em>Il figlio di Saul<em>, di L\u00e1szl\u00f3 Nemes (2015)<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Ormai da molti anni la riflessione sulle immagini di Didi-Huberman \u00e8 accompagnata da un\u2019inseparabile controscrittura sull\u2019etica e, in altro modo, sull\u2019ebraismo in quanto pratica vivente. 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