{"id":49474,"date":"2024-01-29T00:01:00","date_gmt":"2024-01-28T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=49474"},"modified":"2024-01-28T23:57:26","modified_gmt":"2024-01-28T22:57:26","slug":"la-fuori-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/01\/29\/la-fuori-2\/","title":{"rendered":"L\u00e0 fuori","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>\u00c8 uscito da ombre corte <\/em><a href=\"https:\/\/www.ombrecorte.it\/index.php\/prodotto\/la-fuori\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">L\u00e0 fuori. La filosofia e il reale<\/a><em> di Daniela Angelucci. Per la cortesia dell\u2019autrice e dell\u2019editore proponiamo ai lettori di \u00abAntinomie\u00bb un estratto dal nono capitolo, \u00abL\u2019immagine-non tutta\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Abbiamo finora evidenziato come sia Didi-Huberman sia, qualche anno prima, Barthes, individuano nella fotografia una lacuna, una mancanza, che tuttavia permette il contatto, forse non continuato, ma certamente vitale, con una eccedenza, una pienezza di altro tipo. Abbiamo poi messo luce come tale eccedenza, che per entrambi gli autori pu\u00f2 emergere solo grazie alla lacunosit\u00e0 dell\u2019immagine, si possa avvicinare al registro del Reale cos\u00ec come viene presentato nel pensiero lacaniano, sebbene nei due autori i riferimenti all\u2019insegnamento di Lacan non siano sempre espliciti. Se Barthes cita soltanto il <em>Seminario. Libro XI<\/em> per far riferimento alla necessaria contingenza del Reale che incontriamo, che \u00abci avviene\u00bb nella foto grazie all\u2019emersione del <em>punctum<\/em>, il \u00absemi-dire\u00bb dell\u2019immagine fotografica di cui scrive Didi-Huberman fa riferimento diretto invece al <em>Seminario. Libro XX. Ancora<\/em> (1972-1973), dedicato alla sessualit\u00e0 femminile. Per cogliere la radice lacaniana delle affermazioni proposte sullo statuto dell\u2019immagine occorre dunque fare una apparente digressione su questo tema, quello del rapporto tra i due sessi, qualificato dallo psicoanalista come impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inizio del <em>Seminario XX<\/em> Lacan descrive la scena di una infatuazione: quella di una cocorita, un pappagallino colorato, che becca il colletto di Picasso, innamorata del suo abito, del suo sembiante. Per lei quel che c\u2019\u00e8 sotto l\u2019abito non c\u2019\u00e8 senza l\u2019abito, e forse \u2013 ipotizza Lacan \u2013 quel che c\u2019\u00e8 sotto l\u2019abito non \u00e8 altro che un resto: si tratta di uno dei modi in cui Lacan rappresenta <em>l\u2019oggetto a<\/em>, ci\u00f2 che non \u00e8 mai completamente raggiungibile, e che dunque \u00e8 la causa di un desiderio sempre rinnovato. Ci\u00f2 che fa s\u00ec che l\u2019immagine tenga \u00e8 un residuo, un vuoto non colmabile, da cui l\u2019insoddisfazione e l\u2019impossibilit\u00e0, ma anche una mancanza che diventa un motore di ricerca, una causa intorno alla quale si organizza tutto il resto.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Pablo-Picasso-nella-sua-villa-La-Californie-Cote-dAzur-Alpi-Marittime-con-Jacqueline-Roqueannes-ottobre-1960-foto-di-Andre-Sartres.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-49495 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"636\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Pablo-Picasso-nella-sua-villa-La-Californie-Cote-dAzur-Alpi-Marittime-con-Jacqueline-Roqueannes-ottobre-1960-foto-di-Andre-Sartres.jpg?resize=900%2C636&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-49495\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Pablo-Picasso-nella-sua-villa-La-Californie-Cote-dAzur-Alpi-Marittime-con-Jacqueline-Roqueannes-ottobre-1960-foto-di-Andre-Sartres.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Pablo-Picasso-nella-sua-villa-La-Californie-Cote-dAzur-Alpi-Marittime-con-Jacqueline-Roqueannes-ottobre-1960-foto-di-Andre-Sartres.jpg?resize=300%2C212&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Pablo-Picasso-nella-sua-villa-La-Californie-Cote-dAzur-Alpi-Marittime-con-Jacqueline-Roqueannes-ottobre-1960-foto-di-Andre-Sartres.jpg?resize=768%2C543&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Pablo-Picasso-nella-sua-villa-La-Californie-Cote-dAzur-Alpi-Marittime-con-Jacqueline-Roqueannes-ottobre-1960-foto-di-Andre-Sartres.jpg?resize=60%2C42&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Pablo Picasso nella sua villa <em>La Californie<\/em> (Co\u0302te d&#8217;Azur) con Jacqueline Roqueannes, ottobre 1960, foto di Andre\u0301 Sartres<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che fa s\u00ec che l\u2019immagine tenga \u00e8 un resto. L\u2019analisi dimostra che l\u2019amore nella sua essenza \u00e8 narcisistico, e denuncia che la sostanza del preteso oggettuale \u2013 tutte chiacchiere \u2013 \u00e8 di fatto data da quello che, nel desiderio, \u00e8 resto, cio\u00e8 la sua causa, e lo sostiene con la sua insoddisfazione, anzi con la sua impossibilit\u00e0<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rapporto tra i sessi, ma questo si potrebbe dire di ogni rapporto, \u00e8 segnato dalla impossibilit\u00e0 di raggiungere questo resto, di costituire l\u2019Uno dei corpi, dell\u2019essere. Dato che non arriviamo mai a toccare il Reale, poich\u00e9 ci\u00f2 che ci rappresentiamo \u00e8 sempre mediato dall\u2019immaginario e dal simbolico, il \u00abgodimento dell\u2019essere\u00bb \u00e8 precluso al soggetto umano, che abita il linguaggio. D\u2019altra parte lo stesso linguaggio, quello che da Lacan \u00e8 definito un \u201cmuro\u201d, \u00e8 anche ci\u00f2 che supplisce a questa impossibilit\u00e0; in particolare nel rapporto tra i sessi a supplire alla impossibilit\u00e0 dell\u2019incontro reale \u00e8 il discorso amoroso, se \u00e8 vero che, come credo tutti abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita, \u00abparlare d\u2019amore \u00e8 di per s\u00e9 un godimento\u00bb<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>: \u201cIl nocciolo della vita \u00e8 dato dal fatto che, in tutto quanto riguarda i rapporti tra uomini e donne, insomma quella che si chiama la collettivit\u00e0, ebbene, qualcosa non va. Non va e tutti ne parlano, e una gran parte della nostra attivit\u00e0 consiste nel dirlo\u201d<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel vivere questa impossibilit\u00e0 esistono per Lacan due posizioni: quella maschile, che non arriva al corpo della donna, poich\u00e9 ostacolata dal fallo, non organo genitale ma significante della legge e della paura della castrazione, e quella femminile, che individua la donna come non-tutta, non-tutta l\u00ec. Infatti, afferma Lacan, non esiste <em>La<\/em> donna, ma ci sono le donne, una per una. In altre parole, ogni donna \u00e8 singolarit\u00e0 che fa eccezione, poich\u00e9 non \u00e8 ravvisabile qui un tratto identitario, unificante e monolitico. Questa distinzione tra posizione maschile e femminile si presta forse troppo all\u2019equivoco dell\u2019essenzialismo, motivo per cui Lacan \u00e8 stato molto studiato ma anche criticato dai movimenti femministi<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Tuttavia, nel pensiero dello stesso autore possiamo rintracciare indizi che conducono in un\u2019altra direzione, e che possiamo riprendere nel nostro discorso: le posizioni maschile e femminile sono infatti esito del discorso dell\u2019Altro e di una sessuazione che avviene soltanto a partire da un genere sessuale biologico, compiendosi per\u00f2 in realt\u00e0 al livello del sembiante. La posizione femminile \u00e8 quella dell\u2019essere non tutta l\u00ec, dell\u2019essere quell\u2019<em>oggetto<\/em> <em>a<\/em>, quel resto inattingibile, ed \u00e8 dunque una posizione che non riguarda la biologia e che non determina n\u00e9 una simmetria n\u00e9 un conseguente binarismo. Per esempio, non-tutta \u00e8 anche la posizione dell\u2019analista che \u00e8 solo \u00absupposto sapere\u00bb dal paziente: ovvero, c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di una supposizione di sapere perch\u00e9 abbia inizio e si realizzi l\u2019analisi, ma questa si organizza intorno a un ritiro, a un vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa prospettiva, il godimento della donna \u00e8 supplementare, \u00e8 \u00abin pi\u00f9\u00bb, poich\u00e9 se fosse complementare finiremmo per ricostituire un tutto: se non c\u2019\u00e8 <em>La<\/em> donna, se non c\u2019\u00e8 una unitariet\u00e0 di fondo, se non c\u2019\u00e8 la legge della castrazione, la posizione femminile (che tuttavia non \u00e8 preclusa ai maschi) pu\u00f2 andare verso il limite, \u00e8 un godimento altro, enigmatico e deterritorializzato (si direbbe con Deleuze). Quello che sembra un meno, l\u2019essere non tutta, \u00e8 in realt\u00e0 la liberazione dall\u2019ingombro della legge e dell\u2019unitariet\u00e0<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a>: dire che la donna \u00e8 non tutta significa per Lacan dire che \u00abc\u2019\u00e8 sempre qualcosa in lei che sfugge al discorso\u00bb. Ma \u00abnon tutta\u00bb \u00e8 anche la verit\u00e0, sempre caratterizzata dal \u00absemi-dire\u00bb, dall\u2019impossibilit\u00e0 di dire tutto il vero: \u00abtutta la verit\u00e0 \u00e8 qualcosa che non pu\u00f2 dirsi. La verit\u00e0 pu\u00f2 dirsi alla sola condizione di non spingerla fino in fondo, di limitarsi a dirla a met\u00e0\u00bb<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Precisamente in questo senso le immagini di cui scrivono Barthes e Didi-Huberman sono lacunose e parziali: c\u2019\u00e8 un punto (un <em>punctum<\/em>, uno strappo) di contatto con il Reale, ma le immagini rimangono non tutte, in esse c\u2019\u00e8 un resto che sfugge, un vuoto attorno a cui si organizzano e che permette a chi guarda di vedere altro<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Se il \u00abnon tutta\u00bb di Lacan descrive una immagine virtuosamente lacunosa, che non si pone come la realt\u00e0 intera, che confessa la sua inadeguatezza, l\u2019immaginario inteso non come allucinazione o alienazione ma come \u00abrivelazione del reale in ci\u00f2 che esso ha di meno penetrabile\u00bb ci parla di un\u2019immagine che, pur non essendo tutta, non \u00e8 neanche un puro nulla, ma \u00e8 ci\u00f2 che del reale pu\u00f2 rivelare qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa configurazione dei rapporti tra immagine e reale, che scardina l\u2019idea mimetica dell\u2019immagine, sia essa una mimesi ingannevole o una riproduzione che produce conoscenza, mostra la forza teorica dell\u2019incontro tra estetica e psicoanalisi, laddove come si \u00e8 gi\u00e0 detto quest\u2019ultima non sia usata in senso meramente contenutistico o patografico. L\u2019idea di un vuoto che arriva a costituire l\u2019immagine permette inoltre di sfuggire alle esagerazioni tipiche della nostra contemporaneit\u00e0 rispetto all\u2019universo mediale, che spesso applicano alle immagini caratteri di immediatezza e di pienezza non convincenti, sia che questi caratteri siano intesi in senso positivo oppure negativo. Nella prospettiva proposta le immagini mediali che ci circondano, sempre pi\u00f9 diffuse e coinvolgenti, non sono soltanto un inganno o una colpevole anestetizzazione n\u00e9 \u2013 come sembra a volte si dica, in modo diametralmente opposto ma con un\u2019attitudine fondamentalmente simile \u2013 tutto il nostro mondo. Questa ripresa delle teorie di Didi-Huberman e di Barthes vuole in fondo semplicemente sfuggire al duplice rischio di chiedere troppo o troppo poco all\u2019immagine fotografica, ovvero di ricadere in una eccessiva fiducia o nella iconoclastia. L\u2019idea di immagine tecnica proposta dai due autori trattati, nutrita da un rapporto forte ma non acritico con la teoria lacaniana, conduce a un riconoscimento della parzialit\u00e0 delle immagini che va di pari passo con l\u2019individuazione della loro irrinunciabilit\u00e0. Parte del nostro mondo, ma non tutto il nostro mondo, le immagini si rivelano capaci di darci da pensare quanto pi\u00f9 si ritraggono di fronte al compito \u2013 impossibile, certo, ma anche e soprattutto non auspicabile \u2013 della trasparenza, della imparzialit\u00e0 e della completezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Daniela Angelucci<br><em><a href=\"https:\/\/www.ombrecorte.it\/index.php\/prodotto\/la-fuori\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">L\u00e0 fuori. La filosofia e il reale<\/a><\/em><br>ombre corte, 2023<br>196 pp., 18 \u20ac<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-default\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> Lacan, <em>Il seminario. Libro XX<\/em>. <em>Ancora. 1972-73<\/em>, Einaudi, Torino 2011, p. 7.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 78.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 31.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> Per un approfondimento su questo tema, cfr. Colette Soler, <em>Quel che Lacan diceva delle donne. Studio di psicoanalisi<\/em>, Franco Angeli, Milano 2005. Ne approfitto per citare anche il formidabile attacco di Luce Irigaray alla trattazione del femminile da parte di Freud e della psicoanalisi in generale, sviluppato nella prima parte del suo libro <em>Speculum<\/em> (1974). In seguito alla pubblicazione di questo libro Irigaray venne espulsa dall\u2019Universit\u00e0 di Paris Vincennes, ulteriore conferma dell\u2019efficacia del suo attacco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> Qualcosa di simile alla idea deleuziana-guattariana del divenire-donna come variante del divenire-minore, una posizione che sia le donne che gli uomini devono faticosamente assumersi come un compito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> Lacan, <em>Il seminario. Libro XX<\/em>, cit., p. 87.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn7\" href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Catherine Malabou, nel soffermarsi sulla clitoride come strumento concettuale per sovvertire la visione tradizionale della sessualit\u00e0, inserisce in un pensiero dicotomico anche la dualit\u00e0 <em>studium-punctum<\/em>, che rischia di riprodurre troppo meccanicamente la dualit\u00e0 attivo-passivo. <em>Studium<\/em> e <em>punctum<\/em> vanno pensati insieme: il piacere \u00e8 nel loro scarto (C. Malabou, <em>Il piacere rimosso<\/em>,<em> Clitoride e pensiero<\/em>, Feltrinelli, Milano 2022, pp. 144-146). Interessante che in questa condivisibile affermazione abbia anche lei connesso il non-tutta dell\u2019immagine al non-tutta della sessualit\u00e0 che Lacan chiama femminile, Malabou definisce anarchica e io, sulla scorta di quelli che potremmo definire importanti antecedenti, perversa e polimorfa.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Robert Mapplethorpe, <\/em>Self Portrait<em>, 1975 (particolare)<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci\u00f2 che fa s\u00ec che l\u2019immagine tenga \u00e8 un resto. 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