{"id":48842,"date":"2024-01-11T00:01:00","date_gmt":"2024-01-10T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=48842"},"modified":"2024-01-05T17:25:23","modified_gmt":"2024-01-05T16:25:23","slug":"il-pittore-e-il-suo-doppio-giulio-paolini-con-italo-calvino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/01\/11\/il-pittore-e-il-suo-doppio-giulio-paolini-con-italo-calvino\/","title":{"rendered":"Il Pittore e il suo doppio. Giulio Paolini con Italo Calvino","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Chiss\u00e0 se la riedizione di questo libro fosse gi\u00e0 prevista dal suo titolo: <em>Idem<\/em> (pronome latino con cui si indica, nelle note bibliografiche, la ripetizione di un autore) usc\u00ec quasi cinquant\u2019anni fa per la collana \u201cLetteratura\u201d di Einaudi<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> ed \u00e8 oggi riproposto per i tipi di Electa. In ogni caso, come insegna uno dei racconti di Jorge Luis Borges \u2013 quel <em>Pierre Menard<\/em> tanto amato sia da Italo Calvino sia da Giulio Paolini (i due autori di <em>Idem<\/em>)<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>\u2013, nessuna ripetizione \u00e8 mai davvero una replica conforme all\u2019originale. E ci\u00f2 vale anche per questo libro che, nel 2023, torna alle stampe in virt\u00f9 della sua scarsa reperibilit\u00e0 fra gli scaffali degli antiquari. I contesti delle due edizioni, in effetti, sono assai diversi: quella odierna \u00e8 legata al centenario di Calvino e alla mostra presso le Scuderie del Quirinale di Roma, <em>Favoloso Calvino<\/em>; quella del 1975 fu un esperimento editoriale, nato da un incontro tanto fortuito quanto indovinato, di cui si \u00e8 iniziata a comprendere la portata soltanto di recente.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Idem_Einaudi-1975.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48901 lazyload\" style=\"width:400px\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"474\" height=\"711\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Idem_Einaudi-1975.jpg?resize=474%2C711&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48901\" style=\"width:400px\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Idem_Einaudi-1975.jpg?w=474&amp;ssl=1 474w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Idem_Einaudi-1975.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Idem_Einaudi-1975.jpg?resize=60%2C90&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giulio Paolini, <em>Idem<\/em>, Einaudi 1975<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le novit\u00e0 principali dell\u2019edizione Electa sono almeno due. La prima \u00e8 l\u2019inclusione della \u201cseconda parte\u201d, sinora inedita, della<em> Squadratura<\/em> di Calvino, il saggio scritto per Paolini nell\u2019originale del 1975. Calvino, infatti, aveva consegnato a Einaudi soltanto una porzione del suo testo, circa un terzo, mentre la restante parte rimase tra le sue carte, diventando la genesi ideativa del suo celebre romanzo<em> Se una notte d\u2019inverno un viaggiatore<\/em>. L\u2019inedito aveva assunto dei tratti leggendari in bibliografia, a partire dalla segnalazione di Bruno Falcetto nelle sue accurate note alle edizioni dei \u201cMeridiani\u201d di Calvino<a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>. Oggi riemerge in una veste snella, non corredata da apparati filologici, ma senz\u2019altro utilissima nel riproporlo come complemento della versione pubblicata.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italo-Calvino_Se-una-notte-dinverno-un-viaggiatore_Einaudi-1979.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48903 lazyload\" style=\"width:400px\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"431\" height=\"700\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italo-Calvino_Se-una-notte-dinverno-un-viaggiatore_Einaudi-1979.jpg?resize=431%2C700&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48903\" style=\"width:400px\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italo-Calvino_Se-una-notte-dinverno-un-viaggiatore_Einaudi-1979.jpg?w=431&amp;ssl=1 431w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italo-Calvino_Se-una-notte-dinverno-un-viaggiatore_Einaudi-1979.jpg?resize=185%2C300&amp;ssl=1 185w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italo-Calvino_Se-una-notte-dinverno-un-viaggiatore_Einaudi-1979.jpg?resize=60%2C97&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 431px) 100vw, 431px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Italo Calvino, <em>Se una notte d&#8217;inverno un viaggiatore<\/em>, Einaudi 1979<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda novit\u00e0 di questa riedizione \u00e8 costituita dai due saggi che la accompagnano, a firma di Andrea Cortellessa e Marco Belpoliti. A questi ultimi \u00e8 affidato il compito di riposizionare, storicamente e criticamente, il testo calviniano alla luce della sua interezza; specie dopo una serie di studi dell\u2019ultimo quindicennio che \u2013 a dire la verit\u00e0 \u2013 muovevano tutti dalle prime considerazioni sul rapporto Calvino-Paolini svolte proprio da Belpoliti nel 1996<a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>. I due saggi affrontano con lucidit\u00e0 e dovizia di riferimenti le questioni cruciali sollevate dalla<em> Squadratura<\/em>, specie dal punto di vista letterario. Nell\u2019intervento di Belpoliti si parla, ad esempio, di una \u201cdoppia squadratura\u201d, interrogandosi sulla relazione che intercorre tra le due parti del dattiloscritto: si tratta di una relazione di continuit\u00e0? Di due stesure differenti poi accorpate? O piuttosto di una coda di considerazioni, per una personale chiarificazione poetica, che \u00e8 stata aggiunta a corollario della versione ufficiale? La domanda \u00e8 un pretesto per chiarire la strategia retorica che Calvino adott\u00f2 nella<em> Squadratura<\/em>, impiegando un registro narrativo rimuginante e interrogativo: un artificio retorico che esprimeva, non senza autoironia, una sorta di frustrazione per la cristallina capacit\u00e0 di Paolini \u2013 retoricamente, appunto, elevato al rango categoriale di \u201cPittore\u201d \u2013 di offrire alcune soluzioni linguistiche da tempo cercate anche dallo scrittore. Sicch\u00e9 <em>La squadratura <\/em>si raddoppia in due sezioni, nelle quali le dosi del ragionamento si invertono: \u201cquello pubblicato in <em>Idem<\/em>\u201d \u2013 precisa Belpoliti \u2013 \u201cha un polo che \u00e8 il Pittore, cui lo Scrittore si paragona, mentre il secondo inedito ha come polo attrattivo lo Scrittore, mentre il Pittore assume un ruolo secondario\u201d<a id=\"_ftnref5\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Disegno-geometrico-1960.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48892 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"605\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Disegno-geometrico-1960.jpg?resize=900%2C605&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48892\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Disegno-geometrico-1960.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Disegno-geometrico-1960.jpg?resize=300%2C202&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Disegno-geometrico-1960.jpg?resize=768%2C516&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Disegno-geometrico-1960.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giulio Paolini, <em>Disegno geometrico<\/em>, 1960<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma quali spunti Calvino trasse da Paolini? A chiarirlo \u00e8 il saggio di Andrea Cortellessa che sin dal titolo, <em>La cornice e le stelle<\/em>, riassume icasticamente le due soluzioni in gioco. Nella fattispecie, in due opere paoliniane: <em>Disegno geometrico<\/em> (1960), un foglio in cui \u00e8 imbastita una squadratura (da cui il titolo scelto da Calvino per il suo saggio), ossia il procedimento grafico per disegnare una cornice al suo interno, e <em>Palomar<\/em> (1998), un\u2019installazione di luminarie, che raffigura gli astri e omaggia esplicitamente l\u2019omonimo romanzo calviniano. La \u201ccornice\u201d e le \u201cstelle\u201d stanno pertanto ai due antipodi ideali dell\u2019ultima produzione di Calvino: come circoscritto e come sublime, come perimetro e come sconfinamento, come necessit\u00e0 di contenere e organizzare, e come impulso a uscire fuori da s\u00e9 stessi. Sono cio\u00e8 le due soluzioni che Calvino ritrova, formulate nitidamente, nell\u2019opera di Paolini e che trasferisce nelle sue ricerche metaletterarie del momento: la cornice, che gi\u00e0 in una nobile tradizione letteraria consente la moltiplicazione dei racconti e\/o degli autori entro la medesima opera, e le stelle, che rappresentano il tentativo dell\u2019autore \u2013 qui possiamo appoggiarci momentaneamente a Kant \u2013 di trascendere la propria individualit\u00e0, di raggiungere un\u2019appercezione globale o quanto meno un\u2019intuizione di come potenzialmente potrebbe svolgersi il tutto, senza esperirlo pienamente.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Palomar-a-Roma-1998-2023.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48896 lazyload\" style=\"width:600px\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"900\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Palomar-a-Roma-1998-2023.jpg?resize=600%2C900&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48896\" style=\"width:600px\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Palomar-a-Roma-1998-2023.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Palomar-a-Roma-1998-2023.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Palomar-a-Roma-1998-2023.jpg?resize=60%2C90&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giulio Paolini, <em>Palomar a Roma<\/em>, 1998-2023<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono temi che Calvino affront\u00f2 congiuntamente nella sua lezione americana sulla <em>molteplicit\u00e0<\/em>. Ma sono, pi\u00f9 in generale, questioni strutturali della letteratura occidentale moderna poich\u00e9 chiamano in causa la profonda distinzione tra autore, inteso come narratore speciale, e lettore, come destinatario sempre esterno alla parola autoriale. Paolini, in tal senso, non \u00e8 un ispiratore di Calvino, ma l\u2019inciampo poetico che consente a quest\u2019ultimo di porsi il problema di una traduzione, di una comparazione, di un confronto fra mezzi artistici. \u00c8 Paolini, cio\u00e8, a offrirgli la folgorante opzione di generare autori fittizi \u2013 lo fa nella sua riproposizione delle copie di<em> Disegno geometrico<\/em>, a cui attribuisce di volta in volta un autore e un titolo inventato \u2013non pi\u00f9 nei classici termini dello pseudonimo letterario, bens\u00ec in senso borgesiano, inscenando una molteplicit\u00e0 che si inscrive nel gesto elusivo di un unico \u201cmeta-autore\u201d. Oppure l\u2019idea di porre come soggetto dell\u2019opera \u2013 diciamo cos\u00ec \u2013 l\u2019atto stesso del vedere, dell\u2019osservare (qui il riferimento conclamato \u00e8 al <em>Giovane che guarda Lorenzo Lotto<\/em> del 1967).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Paolini-Giovane-che-guarda-Lorenzo-Lotto.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48899 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"624\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Paolini-Giovane-che-guarda-Lorenzo-Lotto.jpeg?resize=500%2C624&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48899\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Paolini-Giovane-che-guarda-Lorenzo-Lotto.jpeg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Paolini-Giovane-che-guarda-Lorenzo-Lotto.jpeg?resize=240%2C300&amp;ssl=1 240w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Paolini-Giovane-che-guarda-Lorenzo-Lotto.jpeg?resize=60%2C75&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Paolini-Giovane-che-guarda-Lorenzo-Lotto.jpeg?resize=480%2C600&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giulio Paolini, <em>Giovane che guarda Lorenzo Lotto<\/em>, 1967 \u00a9 Giulio Paolini, courtesy Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019idea che Calvino poi converte nel suo romanzo di un lettore,<em> Se una notte<\/em>,in cui l\u2019atto della lettura fonde tutti i ruoli: il protagonista, il fruitore e l\u2019autore che, giocando con i <em>topoi<\/em> letterari, in qualche modo \u201cricopia\u201d \u2013 dunque, legge e scrive allo stesso tempo \u2013 i libri che il lettore-protagonista sta a sua volta leggendo per il lettore-fruitore. Una sovrapposizione che Calvino porta nella sua letteratura e che Cortellessa sigla efficacemente, mutuando le parole delle <em>Lezioni americane<\/em>, come la tensione verso un\u2019opera finalmente \u201cconcepita fuori dal <em>self<\/em>\u201d.<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due saggi chiariscono insomma molti aspetti di questo complesso parallelismo Calvino-Paolini, cogliendone il valore emblematico per il rapporto fra arti visive e letteratura. Proprio per questa ragione, essi aprono il campo a nuovi interrogativi; e in particolare \u2013 almeno per il sottoscritto \u2013 a uno: qual \u00e8 la collocazione della<em> Squadratura<\/em> se, invece di pensarlo in funzione del romanzo e della teoria letteraria, lo pensiamo all\u2019interno di quel genere che \u00e8 stato la critica d\u2019arte negli anni settanta del Novecento? Quale posizione esso incarna? E quale distanziamento o avvicinamento al gergo sincretico della critica di quel tempo esso esprime?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La domanda, sinora del tutto inevasa, sorge proprio durante la lettura di alcuni passaggi, tanto dei saggi quanto dell\u2019inedito calviniano. All\u2019inizio di quest\u2019ultimo, ad esempio, si legge una delle pi\u00f9 brillanti descrizioni dell\u2019assuefazione con cui osserviamo le opere d\u2019arte nello spazio domestico. Vale la pena citarla quasi per intero: \u201cLo scrittore in casa sua non ha neanche un quadro appeso alle pareti. Non che lui non ami i quadri: al contrario, forse pretende troppo da loro. Vorrebbe che i suoi occhi si posassero solo su immagini definitive, necessarie, tali da fissare una volta per tutte la forma dei suoi pensieri, dei suoi umori, dei suoi fantasmi. Ma sa invece che nelle case in cui si vive questi assoluti non si raggiungono mai: quadri, statue, oggetti, elementi decorativi si depositano in seguito a scelte occasionali, finiscono per restare l\u00ec per forza d\u2019inerzia. Sa che qualsiasi quadro con cui egli convive troppo a lungo, o gli diventa insopportabile, oppure diventa invisibile perch\u00e9 viene assorbito dall\u2019ambiente e riesce a far dimenticare la sua presenza: e allora tanto vale che non ci sia\u201d<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tralasciando l\u2019ironico paradosso finale, ci sono in questo brano due parole, \u201cscelte occasionali\u201d, che rivelano molto della erosione dei rapporti tra letteratura e arti visive negli anni settanta del Novecento. Con il coevo affermarsi della critica militante, infatti, le due discipline hanno percorso binari paralleli in cui le principali tangenze sono state, appunto, frutto di <em>occasionalit\u00e0<\/em>. Si \u00e8 trattato di una distanza che non pu\u00f2 trovare la sua sola spiegazione nella specializzazione dei saperi o nella tendenza del Modernismo ad affrancare la pittura e la scultura dalla letteratura. Non si pu\u00f2 affatto dire, cio\u00e8, che quest\u2019ultima sia stata un corpo estraneo per le arti visive, almeno fino agli anni sessanta e specialmente in Italia: la formazione letteraria e quella storico-artistica sono state per lunghi tratti sovrapponibili, la provenienza di molti critici d\u2019arte italiani \u00e8 stata anzitutto dalla letteratura, moltissime pagine significative sugli artisti sono state licenziate da scrittori \u2013 e continueranno a esserlo dopo, pur nell\u2019episodicit\u00e0 dei contatti. Nella cultura italiana degli ultimi cinquant\u2019anni credo siano diventati rarissimi quei sodalizi di natura sistemica fra letterati e artisti, ossia organizzati in fronde, fronti o avanguardie, sulla scorta di esempi illustri come quelli di Baudelaire, Zola, Stein o Apollinaire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La stessa <em>occasionalit\u00e0<\/em> con cui avvenne l\u2019incontro fra Paolini e Calvino, proprio per la profonda rispondenza che fu invece capace di rivelare, dovrebbe farci riflettere: con l\u2019erompere della societ\u00e0 di massa, l\u2019industria culturale ha incoraggiato la costruzione di circuiti, canali, comunit\u00e0 professionali dove i criteri di distribuzione e competizione hanno via via forgiato, nonostante l\u2019idiosincrasia degli artisti e degli intellettuali, le specificit\u00e0 di ciascuna arte. Ci\u00f2 ha reso possibile quella settorializzazione per cui l\u2019incontro tra uno scrittore e un pittore \u00e8 sempre pi\u00f9 avvenuto secondo modalit\u00e0 destrutturate: nell\u2019arena dei mass-media, dove spettacolarizzazione e celebrit\u00e0 rimangono per\u00f2 i fattori selettivi; per iniziativa di un singolo artista che, spinto alla ricerca o alla contaminazione, abbia cercato sponde letterarie; oppure in modo pressoch\u00e9 contingente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di queste modalit\u00e0, dal 1975 in poi, cio\u00e8 dalla data di <em>Idem<\/em>, abbiamo avuto svariati esempi nell\u2019arte italiana. Per offrire un caso assai controverso, uno dei punti di maggiore crisi provocata dall\u2019egemonia mediatica \u00e8 stato il Padiglione Italia di Vittorio Sgarbi alla Biennale di Venezia di qualche anno fa, dove si \u00e8 elevato a sistema d\u2019inviti \u2013 questi, s\u00ec, davvero occasionali \u2013 una forma di padrinato con cui intellettuali e professionisti dei mass-media italiani hanno cooptato gli artisti in mostra. L\u2019alternativa di una collaborazione diretta fra artisti e scrittori, per parte sua, ha invece fornito soluzioni temporanee, di ridotta permeabilit\u00e0, e che, nella sostanza, non hanno dato luogo a modalit\u00e0 organiche: il saggio chiesto da un artista visivo a uno scrittore o la realizzazione di immagini per accompagnare un testo poetico o narrativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella situazione attuale, ad esempio, quegli artisti la cui opera pi\u00f9 si nutre di riferimenti letterari si trovano a operare in forma elettiva o introiettata, nei termini di una distanza storico-geografica o di una traduzione nel proprio idioletto visivo: \u00e8 di queste settimane un intimo omaggio di Gian Maria Tosatti ad Anna Maria Ortese, scomparsa nel 1998, per il Museo di Capodimonte o il ciclo <em>Segno e poesia<\/em> (2020-2021) di Giulia Napoleone, esposto a <em>Palinsesti<\/em> (San Vito al Tagliamento), in cui i versi lirici, ripresi nei titoli, si associano ai tracciati geometrici dei quadri. A parti invertite, la natura episodica di molte collaborazioni \u00e8 stata invece testimoniata dalla strategia retorica dei testi che gli scrittori hanno redatto per gli artisti, dove la descrizione delle circostanze dell\u2019incontro \u00e8 diventata un <em>topos<\/em>: un indizio che attesta sempre pi\u00f9 spesso la poca familiarit\u00e0, la condivisione contingente degli obiettivi, una frequentazione che si motiva con lo scrupolo professionale. Fino a casi parossistici: Enzo Cucchi, che da poeta e pittore ha a lungo sollecitato queste intersezioni, si trov\u00f2 a ospitare in un suo catalogo \u2013 facendo peraltro benissimo \u2013 un testo irritato e sardonico di Aldo Busi che traduceva, con divertita ostilit\u00e0, le distanze ormai createsi fra i due mondi<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche <em>La squadratura<\/em> si regge su simili artifici retorici e manifesta, per sua stessa ammissione, un carattere episodico. Ma essa mi sembra porsi su un livello liminare entro cui tale <em>occasionalit\u00e0<\/em> \u00e8 ancora capace di costituire una struttura, un nodo di senso profondo. Lo sappiamo dai saggi di Cortellessa e Belpoliti, che a loro volta citano il carteggio tra Paolini e Calvino: i due furono messi in contatto da un editore, Giulio Einaudi, che di certo non intendeva la sua attivit\u00e0 secondo i modi dell\u2019industria culturale; Calvino, scrivendo nel gennaio del 1974 a Paolini, si rammaricava di non aver potuto visitare la sua mostra \u2013 una circostanza tutt\u2019altro che aneddotica, ma fondata proprio sulla progressiva lontananza tra i due sistemi dell\u2019arte. A compensazione, per\u00f2, aveva letto la recente monografia su Paolini di Germano Celant, un testo da lui apprezzato e sul quale torner\u00f2 in seguito. Il merito di quell\u2019incontro, insomma, fu anche quello di accettare quella <em>occasionalit\u00e0<\/em> nel quotidiano e di rigettarla, piuttosto, nella produzione artistica, sapendo che a Paolini interessava gi\u00e0 da tempo un certo tipo di metaletteratura e a Calvino quella produzione iconica dalla quale non faceva mistero di trarre spunto nei suoi romanzi (lo intu\u00ec Belpoliti e lo si vede bene proprio nella mostra alle Scuderie del Quirinale). Calvino fu scrittore assiduo di arti visive e attento osservatore delle opere d\u2019arte, e proprio per questo seppe ovviare ai rapporti sporadici con gli artisti, travasando i frutti di questi incontri nei suoi libri. Cos\u00ec la sua frequentazione con Paolini fu esigua, ma ciascuno dei due affid\u00f2 i semi di quell\u2019incontro alle opere posteriori, continuando un dialogo a distanza che \u2013 mi pare \u2013 era gi\u00e0 consapevole della parabola di allontanamento tra arti visive e letteratura.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Guardare-2023.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48906 lazyload\" style=\"width:700px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"861\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Guardare-2023.jpg?resize=700%2C861&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48906\" style=\"width:700px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Guardare-2023.jpg?w=700&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Guardare-2023.jpg?resize=244%2C300&amp;ssl=1 244w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Guardare-2023.jpg?resize=60%2C74&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giulio Paolini, <em>Guardare<\/em>, 2023<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un altro aspetto che mi colpisce nella<em> Squadratura<\/em> e che riguarda pi\u00f9 propriamente la critica d\u2019arte italiana. Giusto nella lettera del 1974, Calvino faceva sapere a Paolini che la monografia di Celant \u201c\u00e8 un ottimo libro\u201d di rara \u201cpresa per la tenuta intellettuale e il suo rigore\u201d, \u201cdove tutto\u201d \u2013 a differenza di tante monografie d\u2019arte \u2013 \u201c\u00e8 chiaro e necessario\u201d<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. A rileggerla oggi, la prosa di Celant, saremmo senz\u2019altro pi\u00f9 inclini a circoscrivere questo giudizio, specie per la ostica perspicuit\u00e0 del lessico. Tuttavia, c\u2019\u00e8 un punto fondamentale che Calvino intendeva sottolineare: la monografia (si tratta di quella edita dalla galleria Sonnabend nel 1972) varava una tipologia di presentazione che far\u00e0 la fortuna di Celant nei decenni a venire. L\u2019abnegazione nell\u2019impiego dell\u2019intervista come punto di partenza; la tempestiva, quando non precoce, archiviazione dei materiali; la rigorosa disposizione cronologica delle opere: saranno tutte caratteristiche con le quali Celant medier\u00e0 l\u2019opera degli artisti secondo una prospettiva interna, aderente alla loro espressa intenzionalit\u00e0, e secondo una logica deduttiva, in cui ogni lavoro sembra sorgere dai presupposti o dagli incidenti del precedente. La monografia su Paolini, in sostanza, sar\u00e0 un esempio molto recepito in Italia, con il quale la critica d\u2019arte subordiner\u00e0 spesso alla voce e all\u2019auto-percezione dell\u2019artista il lavoro della filologia, l\u2019opera di catalogazione, il ragionamento sulla poetica, ponendo un argine inibitorio all\u2019atto pi\u00f9 distanziato della storiografia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si leggono allora le due versioni della<em> Squadratura<\/em> ci si accorge di come Calvino abbia intuito queste prerogative e abbia piuttosto offerto una sua alternativa. Da autore che trattava di un altro autore, un letterato poteva sentirsi pi\u00f9 libero di scardinare quel metodo di una \u201ccritica acritica\u201d sostenuto da Celant, al di l\u00e0 degli elogi che gli riservava. Lo si evince da tutta una serie di accorgimenti del testo calviniano: i dialoghi con l\u2019artista sono tutti filtrati dalla prospettiva dello scrittore, dal suo rimuginare <em>a posteriori,<\/em> le intenzioni di Paolini sono commentate in funzione delle proprie, le opere vengono citate e descritte piegandosi all\u2019ordine delle congetture, la lingua si fa piana, narrativa, a tratti persino colloquiale. Nel testo di Calvino non \u00e8 l\u2019intenzionalit\u00e0 di un autore a prevaricare quella dell\u2019altro \u2013 il che risulterebbe soltanto una ratifica della rispettiva centralit\u00e0 autoriale \u2013 ma, piuttosto, la comune voglia di riavvicinarsi al fruitore, sia esso il lettore o l\u2019osservatore. Di riconoscere cio\u00e8 in quest\u2019ultimo una condizione sovrapponibile all\u2019atto autoriale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non era dunque un problema di poco conto, se in gran parte della critica degli anni settanta latitava una riflessione su chi fosse lo spettatore e su come lo sguardo fosse culturalizzato, a discapito dell\u2019opera di alcuni artisti che, invece, in Italia qualche spunto lo offrivano: Paolini stesso, Luigi Ontani, Suzanne Santoro, Tomaso Binga e altre artiste, perlopi\u00f9 in relazione con la teoria femminista del tempo. Calvino e Paolini, in tal senso, erano ancora agli albori: davano un impulso entro il quale si apriva una faglia che, tuttavia, sar\u00e0 percorsa in modo sporadico e troppo differito in Italia, ad eccezione dell\u2019area storico-critica vicina al Femminismo, che aveva avuto il merito di abbandonare l\u2019idealizzazione sette-ottocentesca dello spettatore \u201cdisinteressato\u201d per iniziare a setacciare le sue connotazioni di genere. Fuori da queste coordinate, un\u2019indagine sulla spettatorialit\u00e0 e sulla immanenza dello sguardo (nel corpo, nelle prerogative culturali, ecc.) \u00e8 rimasta per lungo tempo in attesa in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma, appunto, a rileggere oggi quelle pagine di Calvino, ci si accorge come qualche indizio per intraprendere una simile storia, in parallelo all\u2019indagine femminista, non mancasse. Basterebbe ascoltare le riflessioni su <em>Giovane che guarda Lorenzo Lotto<\/em>, un\u2019opera crocevia di Paolini, per comprendere queste potenzialit\u00e0. A Celant, che congedava il problema con una intuizione sibillina, parlando di \u201cidentificazione fisica di autore e spettatore\u201d<a id=\"_ftnref10\" href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>, rispondeva Calvino, andando molto pi\u00f9 a fondo: in <em>Giovane che guarda Lorenzo Lotto<\/em> \u201c\u00e8 il soggetto del quadro che guarda Lotto: cio\u00e8 l\u2019osservatore attuale del quadro vede quel che vedeva Lotto, no: si sente guardato dagli stessi occhi che fissavano Lotto. Gli occhi del quadro o gli occhi del modello? Il titolo avverte che nel punto in cui oggi si trova chi guarda il quadro, si trovava Lorenzo Lotto di fronte a quel giovane. [\u2026] &#8230;il quadro di Lotto si presta pi\u00f9 di qualsiasi altro perch\u00e9 il giovane pare fotografato guardando l\u2019obiettivo, cosicch\u00e9 l\u2019osservatore della riproduzione s\u2019identifica prima con l\u2019obiettivo fotografico, poi con l\u2019osservatore del quadro al museo, poi con Lotto in contemplazione del proprio quadro finito, poi con Lotto in contemplazione d\u2019un fantasma della propria mente che vorrebbe riprodurre in un quadro, poi con Lotto in contemplazione di un giovane in carne ed ossa, poi col nostro pittore di oggi che studia come fare a trasformare in un\u2019opera sua un quadro di Lotto senza aggiungergli e togliergli niente, eccetera\u201d<a id=\"_ftnref11\" href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Progetto-per-la-pietra-tombale-di-Italo-Calvino-1986.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48908 lazyload\" style=\"width:580px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"931\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Progetto-per-la-pietra-tombale-di-Italo-Calvino-1986.jpg?resize=600%2C931&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48908\" style=\"width:580px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Progetto-per-la-pietra-tombale-di-Italo-Calvino-1986.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Progetto-per-la-pietra-tombale-di-Italo-Calvino-1986.jpg?resize=193%2C300&amp;ssl=1 193w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Giulio-Paolini_Progetto-per-la-pietra-tombale-di-Italo-Calvino-1986.jpg?resize=60%2C93&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giulio Paolini, <em>Progetto per la pietra tombale di Italo Calvino<\/em>, 1986<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Certo, \u00e8 solo un esempio, ancora ipotetico e germinale (lo stesso Calvino si era accorto che l\u2019io di Paolini era anzitutto un \u201cio cartesiano\u201d, dunque ancora nel senso di un soggetto trascendente e solo lontanamente performativo)<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, che per\u00f2 lasciava intendere quanto si fosse soprasseduto in Italia su questioni che stavano al centro della visione<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. E, d\u2019altra parte, il <em>Giovane che guarda Lorenzo Lotto<\/em> non poteva essere, a sua volta, un\u2019antitesi a una delle poche teorie sullo spettatore prodotte nell\u2019arte italiana recente? Quella dell\u2019Arte Programmata e di uno spettatore gestaltico, al massimo fenomenologico, che non teneva conto della consapevolezza storica dell\u2019osservatore, della docilit\u00e0 corporea con cui il suo sguardo leggeva le convenzioni mediali della pittura e della fotografia, della embricatura e della costruzione delle identit\u00e0 che si attiva nello sguardo e nel riconoscimento visivo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono solo pochi spunti, ma credo determinanti. Quello che <em>Idem<\/em> suggerisce oggi \u00e8 anche la necessit\u00e0 di riprendere le fila, di rinforzare un lavoro che trova finalmente qualche segnale incoraggiante. In primo luogo, bisognerebbe ovviare alla dispersione dei materiali che incrociano l\u2019attivit\u00e0 di scrittori e di artisti visivi; e si sta cominciando a fare con qualche esempio: il caso di Pier Paolo Pasolini che scrive su Andy Warhol, peraltro su temi di fluidit\u00e0 di genere<a id=\"_ftnref14\" href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>, oppure Giorgio Manganelli, di cui si \u00e8 restituito da poco il rapporto con gli artisti<a id=\"_ftnref15\" href=\"#_ftn15\">[15]<\/a>. In secondo luogo, bisognerebbe intraprendere una storia dell\u2019osservatore, anche sulla scorta di quanto svolto nella teoria femminista e <em>queer<\/em>: una storia di quel pubblico che le arti visive nel Novecento hanno dovuto immaginare o ricusare e di cui la critica italiana del secondo dopoguerra ha a lungo aggirato il problema<a id=\"_ftnref16\" href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giulio Paolini<br><em><a href=\"https:\/\/www.electa.it\/prodotto\/idem\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Idem<\/a><\/em><br>con un testo di Italo Calvino, postfazioni di Marco Belpoliti e Andrea Cortellessa<br>Electa, 2023<br>168 pp. ill. b.n., \u20ac 25<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-default\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Italo Calvino, Giulio Paolini, <em>Idem<\/em>, Einaudi, Torino 1975.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Se in Calvino tale passione \u00e8 ormai nota, oggi spicca anche negli studi su Paolini: Fabio Belloni, <em>Il tutto nell\u2019uno. Giulio Paolini e Jorge Luis Borges<\/em>, in \u201cProspettiva\u201d, 186, aprile 2022, pp. 78-87.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Bruno Falcetto, <em>Note e notizie sui testi<\/em>, in Italo Calvino, <em>Romanzi e racconti<\/em>, a cura di Bruno Falcetto e Mario Barenghi, Mondadori, Milano 1992, vol. II, pp. 1381-85.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Marco Belpoliti, <em>L\u2019occhio di Calvino<\/em>, Einaudi, Torino 1996.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Id., <em>La doppia squadratura<\/em>, in Giulio Paolini, <em>Idem<\/em>, Electa, Milano 2023, p. 166.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Andrea Cortellessa, <em>La cornice e le stelle<\/em>, ivi, p. 145.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Italo Calvino, [dattiloscritto inedito], in ibid., p. 17.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Aldo Busi, <em>Chi cucca chi, Cucchi?<\/em>, in <em>Cucchi. Chi cucca chi, Cucchi?<\/em>, catalogo della mostra (Galleria Poggiali Forconi, Firenze, 2000), Bandecchi &amp; Vivaldi, Pontedera 2000, pp. 11-22.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Italo Calvino cit. da Belpoliti, <em>La doppia squadratura<\/em> cit., p. 154.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a>&nbsp; Germano Celant, <em>Giulio Paolini<\/em>, Sonnabend Press, New York 1972, p. 70.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a>&nbsp; Italo Calvino, <em>La squadratura<\/em>, in Paolini, <em>Idem<\/em> cit., pp. 12-13.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a>&nbsp; Qui intendo l\u2019aggettivo \u201cperformativo\u201d in senso butleriano e non in riferimento alla Body Art.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[13]<\/a>&nbsp; Sull\u2019intera questione rimando al mio Denis Viva, <em><a href=\"https:\/\/escholarship.org\/uc\/item\/4vq1q8fv\">Molteplicit\u00e0 e ritratto: sovrapposizioni autoriali fra Italo Calvino e Giulio Paolini<\/a><\/em>, in \u201cCalifornia Italian Studies\u201d, 12, 1, 2023, pp. 1-21.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[14]<\/a>&nbsp; Alessandro Del Puppo, <em>Pasolini Warhol 1975<\/em>, Mimesis, Udine-Milano 2020.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\">[15]<\/a><em>&nbsp; Illustrazioni per libri inesistenti. Artisti con Manganelli<\/em>, a cura di Andrea Cortellessa, Electa, Milano 2023.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\">[16]<\/a>&nbsp; L\u2019attenzione per i temi dello sguardo e dell\u2019osservatore nell\u2019arte italiana, oggi, si rintraccia ancora in relazione alla costruzione del genere. Si vedano riviste come <em>Whatever <\/em>o pubblicazioni come <em>Female Cultural Production in Modern Italy. Literature, Art and Intellectual History<\/em>, a cura di Sharon Hecker e Catherine Ramsey-Portollano, Palgrave Macmillan, Cham 2023.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Giulio Paolini, <\/em>Guardare<em>, 2023 (particolare)<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiss\u00e0 se la riedizione di questo libro fosse gi\u00e0 prevista dal suo titolo: &#8220;Idem&#8221; (pronome latino con cui si indica, nelle note bibliografiche, la ripetizione di un autore) usc\u00ec quasi cinquant\u2019anni fa per la collana \u201cLetteratura\u201d di Einaudi[1] ed \u00e8 oggi riproposto per i tipi di Electa. 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