{"id":48485,"date":"2023-12-21T00:01:00","date_gmt":"2023-12-20T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=48485"},"modified":"2023-12-20T20:09:37","modified_gmt":"2023-12-20T19:09:37","slug":"punto-luce-sophie-calle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/12\/21\/punto-luce-sophie-calle\/","title":{"rendered":"Punto luce: Sophie Calle","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Come per <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/11\/24\/mark-rothko\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Rothko alla Fondazione Louis Vuitton<\/a>, anche la visita a un\u2019altra bellissima mostra, <\/em><a href=\"https:\/\/www.museepicassoparis.fr\/fr\/toi-de-faire-ma-mignonne\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u00c0 toi faire, ma mignonne<\/a><em> (al Mus\u00e9e Picasso sino al 7 gennaio), ha spinto Antonella Anedda a rielaborare per i lettori di \u00abAntinomie\u00bb la parte dedicata a Sophie Calle di un suo testo gi\u00e0 edito (<\/em>Cacciatrici d\u2019immagini<em>, in <\/em>\u00abUt pictura poesis\u00bb. Intersezioni di arte e letteratura<em>, a cura di Pietro Taravacci ed Enrica Cancelliere, Trento, Universit\u00e0 degli Studi, 2016: dove figurano anche pagine su Elizabeth Bishop e Jenny Holzer), e a preporgli il poscritto che si legge qui di seguito.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Il 21 ottobre 2023 a Parigi ho incontrato alla biglietteria della mostra Sophie Calle in persona. L\u2019ho riconosciuta dalle sue molte foto alle quali somiglia e le ho detto goffamente: \u00abI love your work\u00bb. Non sapevo \u2013 o non avevo capito \u2013 che al piano terra della mostra ci fosse uno spazio dietro una porta a cui si poteva bussare e da cui lei sarebbe eventualmente uscita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non lo sapevo ma \u00e8 stato meglio cos\u00ec: un incontro di sfuggita. Mi piace l\u2019espressione: si fugge gli uni dagli altri, in fretta senza davvero il tempo di fermarsi, di corsa, senza attribuire gli uni agli altri una grande importanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcosa che ha avuto a che fare con il rendere aria a un\u2019opera altrui (Picasso in questo caso). Sotto un telo bianco non troppo trasparente, non troppo spesso ma calibrato in equilibrio tra la massa delle ombre e la possibilit\u00e0 di far filtrare la luce, il quadro si muoveva, respirava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una didascalia? Una frase di Anne Carson: \u00abMi interessa l\u2019eterna lotta del respiro con la morte\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>A.A., novembre 2023<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Picasso-fantome.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48503 lazyload\" style=\"width:523px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"903\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Picasso-fantome.jpg?resize=700%2C903&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48503\" style=\"width:523px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Picasso-fantome.jpg?w=700&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Picasso-fantome.jpg?resize=233%2C300&amp;ssl=1 233w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Picasso-fantome.jpg?resize=60%2C77&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"><br>Sophie Calle, <em>Pablo Picasso<\/em>, <em>Paul dessinant<\/em>, 1923, huile sur toile, 130 \u00d7 97 cm; 2023, S\u00e9rigraphie brod\u00e9e sur voile, huile sur toile, Mus\u00e9e national Picasso-Paris \u00a9 Sophie Calle \/ ADAGP, Paris 2023 Collection de l\u2019artiste \u00a9 Philippe Millot<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Mettersi a caccia di immagini implica uscire fuori dalla tana di noi stesse, di noi stessi, per affrontare anche quello che ci atterrisce. Il coraggio non esclude lo spavento, ma pu\u00f2 farne una materia su cui agire declinandolo nello spazio del quadro, della performance, della pagina scritta. L\u2019operazione \u00e8 una dislocazione dello sguardo che nasce da una riflessione sulla perdita, un esercizio di spossessamento che porta in una terra dove l\u2019io si affievolisce esono le vite degli altri a contare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1978 Sophie Calle chiede a degli sconosciuti di dormire nel proprio letto, poi li fotografa e scrive testi su queste foto. Il corpo lascia una traccia, un avvallamento nel letto, un odore \u2013 ottimo per un cacciatore \u2013 un rimpianto. Si piange quell\u2019assenza, si rimpiange, fiutandolo, un calore. \u00c8 il primo lavoro di Calle e l\u2019inizio di un percorso artistico senza recinti e con molte libert\u00e0, molti rischi, molta ironia che culmina nel suo lavoro pi\u00f9 noto e pi\u00f9 spettacolare: l\u2019installazione presentata a Venezia nel 2005, <em>Prenez soin de vous.<\/em> Tutto partiva da questa frase \u2013 che non pu\u00f2 non suonare ironicamente crudele \u2013 con cui il partner dell\u2019artista decideva di chiudere, per lettera, la loro relazione. Un dolore, certo, ma molto comune. La risposta di Calle \u00e8 stata di trasformare questo abbandono in una grande riflessione sul tradurre, affidando e facendo leggere e analizzare la lettera a donne diverse. Ogni lettura, ogni intonazione traduceva in modo diverso la perdita, la sofferenza, la rabbia, ma anche il sarcasmo. Le donne erano diverse, per et\u00e0, cultura, professione. Alcune erano note, altre no. Alcune, come l\u2019avvocato, analizzavano il testo secondo la legge inserendo delle glosse quasi bizantine. Altre, come le attrici Kate Winslet e Luciana Littizzetto interpretavano rispettivamente in modo tragico e comico la lettera. Ognuna leggendo traduceva il proprio rapporto con l\u2019assenza e la separazione, lo rileggeva. Rileggere, ripetere: si chiede ancora ri-petendo ma anche, si accetta che rilettura e ripetizione lascino cadere qualcosa, perdano lungo il loro tragitto, diventino altro. Questa decelerazione, questo depotenziamento del pathos determina un distacco dall\u2019io. Nella ripetizione si insinuano la lentezza, la stanchezza. Un\u2019ombra di salute, un\u2019ombra di salvezza. Per tradurre ci vuole distacco. Bisogna attraversare, riattraversare il testo \u2013 in questo caso il dolore che sta dentro il testo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-Sleepers-1979.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48507 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"735\" height=\"441\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-Sleepers-1979.jpeg?resize=735%2C441&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48507\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-Sleepers-1979.jpeg?w=735&amp;ssl=1 735w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-Sleepers-1979.jpeg?resize=300%2C180&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/The-Sleepers-1979.jpeg?resize=60%2C36&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 735px) 100vw, 735px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Sophie Calle, <em>The Sleepers<\/em>, 1979<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa equazione, ripetizione = rallentamento del dolore, era stata al centro anche di un precedente lavoro di Calle intitolato <em>Douleur Exquise<\/em>. \u00abEsquisite pain\u00bb \u00e8 un termine medico che indica un dolore insopportabile, atroce in una determinata parte del corpo. Anche questa volta il tema \u00e8 quello di un abbandono, anzi di un doppio abbandono, e uno di questi addii \u00e8 reso irrevocabile dalla morte. Una delle immagini di quest\u2019opera in cui scrittura, oralit\u00e0 e foto sono davvero inseparabili rappresenta Sophie inginocchiata con un kimono dietro una porta scorrevole di carta di riso. La stanza \u00e8 vuota, la posa \u00e8 quella del samurai o della geisha, assolutamente composta: la carne imbavagliata nella veste scura, le mani intrecciate in grembo. La linea delle frasi coincide con la linea delle labbra assottigliate, quasi stirate sul viso che \u00e8 invece allungato dalla pena, completamente invaso dal vuoto, e terreo. Davanti alla sua figura compare la scritta \u00abUNHAPPINESS\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Tu-les-as-bien-eus-2018-Tirage-argentique-en-noir-et-blanc-dans-cadre-argent-accroche-dans-une-boite-en-noyer-\u00a9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023-.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48520 lazyload\" style=\"width:581px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"999\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Tu-les-as-bien-eus-2018-Tirage-argentique-en-noir-et-blanc-dans-cadre-argent-accroche-dans-une-boite-en-noyer-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023-.jpg?resize=700%2C999&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48520\" style=\"width:581px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Tu-les-as-bien-eus-2018-Tirage-argentique-en-noir-et-blanc-dans-cadre-argent-accroche-dans-une-boite-en-noyer-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023-.jpg?w=700&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Tu-les-as-bien-eus-2018-Tirage-argentique-en-noir-et-blanc-dans-cadre-argent-accroche-dans-une-boite-en-noyer-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023-.jpg?resize=210%2C300&amp;ssl=1 210w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Tu-les-as-bien-eus-2018-Tirage-argentique-en-noir-et-blanc-dans-cadre-argent-accroche-dans-une-boite-en-noyer-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023-.jpg?resize=60%2C86&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Sophie Calle, <em>Tu les as bien eus!, <\/em>2018 Tirage argentique en noir et blanc dans cadre argent accroche\u0301 dans une boite en noyer \u00a9 Sophie Calle \/ ADAGP, Paris 2023<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 la ritualizzazione della propria infelicit\u00e0 ma dietro questa immagine, davanti a questo testo che esibisce e d\u00e0 un nome alla pena, c\u2019\u00e8 una storia. A Nuova Delhi, nell\u2019albergo in cui avrebbe dovuto incontrare l\u2019uomo che amava, Calle riceve invece da lui una telefonata di rottura. Sempre telefonicamente le viene comunicata la notizia della morte del padre: un doppio dolore, insopportabile, rovente. Una delle foto di <em>Douleur Exquise<\/em> \u00e8 quella del telefono \u2013 rosso \u2013, filo che trasmette la voce di chi abbandona all\u2019orecchio di chi viene abbandonato ma anche voce che comunica un abbandono ancora pi\u00f9 definitivo da parte di qualcuno con cui non si potr\u00e0 mai pi\u00f9 parlare. \u00c8 a questo punto che Calle decide, per i restanti giorni del viaggio, di chiedere alle persone che incontra di raccontare il momento peggiore della loro vita. Il dolore \u00e8 durato cinque ore e un quarto, dice una donna alla quale l\u2019ostetrica aveva detto che probabilmente il bambino sarebbe nato morto perch\u00e9 con lo stetoscopio non sentiva pi\u00f9 il cuore. Cinque ore e un quarto di travaglio totale di assoluta disperazione. Finalmente il bambino nasce, \u00e8 vivo. Ho lanciato uno sguardo assassino allo stetoscopio, aggiunge la donna e a fianco della pagina con la sua storia compare la foto, scura, funebre di uno stetoscopio arrotolato come un budello.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Take-Care-of-Yourself-2004-2007.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48510 lazyload\" style=\"width:571px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"736\" height=\"920\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Take-Care-of-Yourself-2004-2007.jpeg?resize=736%2C920&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48510\" style=\"width:571px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Take-Care-of-Yourself-2004-2007.jpeg?w=736&amp;ssl=1 736w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Take-Care-of-Yourself-2004-2007.jpeg?resize=240%2C300&amp;ssl=1 240w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Take-Care-of-Yourself-2004-2007.jpeg?resize=60%2C75&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Take-Care-of-Yourself-2004-2007.jpeg?resize=480%2C600&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 736px) 100vw, 736px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Sophie Calle, <em>Take Care of Yourself<\/em>, 2004-2007<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Calle scopre ascoltando che pi\u00f9 \u00e8 attenta agli altri meno \u00e8 attenta a se stessa. In qualche modo realizza l\u2019affermazione di Jenny Holzer quando dice \u00abpi\u00f9 invecchio pi\u00f9 sono interessata agli altri\u00bb, ma anche di Simone Weil: \u00abchaque fois qu\u2019on fait attention on detruit du mal en soi\u00bb. L\u2019attenzione al mondo ci distrae dalla nostra limitatezza. Ogni storia raccontata era fitta di dettagli legati a quel momento doloroso, ogni storia insegna l\u2019arte del perdere. Il viaggio negli altri ridimensiona e scioglie la propria sofferenza. L\u2019immagine che Calle costruisce per<em> Douleur Exquise<\/em> intreccia ordine del rito e abbandono al dolore, disordine interiore e disciplina del soffrire. Calle tratta l\u2019autobiografia in modo rivoluzionario, partendo da una posizione di apparente narcisismo, ma raccontando se stessa si distacca da un io ormai passato. Ironia, nessun sentimentalismo, una grande curiosit\u00e0. Il risultato non \u00e8 la freddezza: chi vede i suoi lavori percepisce il suo dolore, la sua solitudine, perfino la sua confusione, ma allo stesso tempo ammira la forma che riesce a dare a questi stati d\u2019animo e impara.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In <em>La Filature,<\/em> Calle aveva chiesto alla madre di assoldare un detective per seguirla e fotografarla: lo scopo era \u201ccertificare\u201d una realt\u00e0, un\u2019identit\u00e0 di cui \u00e8 lecito dubitare. A sua volta Calle ha seguito l\u2019uomo che l\u2019aveva seguita. Cacciatori. L\u2019identit\u00e0 \u00e8 fragile, provvisoria. \u00c8 una riflessione sulla poesia, su chi sia io e chi sia tu. Su questa linea si dispone <em>Suite venitienne.<\/em> A Parigi Calle aveva conosciuto un uomo e aveva deciso di seguirlo fino a Venezia. Dopo aver scoperto il suo albergo chiede a una donna che abitava di fronte di poter fotografare questo quasi-sconosciuto diventato proiezione di tutti gli amanti possibili. Chi di noi non lo ha fatto o almeno pensato? Perlustrare i luoghi di chi amiamo, mangiare dove ha mangiato, calpestare la strada che ha percorso. Un\u2019appropriazione, non esente da violenza, ma mitigata in questo caso dal fatto che l\u2019uomo in questione era e resta sconosciuto. Vivere le vite degli altri, scrivere le vite degli altri. Calle non ha perso occasione per ribadire il ruolo preponderante della sua scrittura rispetto alle sue immagini, precisando che le interessa non solo l\u2019opera appesa al muro, ma il muro stesso come superficie in grado di accogliere un testo. Questa superficie, questo tipo di superficie la costringe a creare frasi brevi, efficaci, lapidarie, come in <em>Les Tombes<\/em>: tombe senza nome fotografate in un cimitero americano di<strong> <\/strong>Bolinas, un piccolo centro a pochi chilometri da SanFranciscoe designate solo dal loro ruolo all\u2019interno della famiglia: mother, father, son. Pi\u00f9 che riflettere sulla morte, Calle lavora sulla sua rappresentazione, sul suo spettro. All\u2019assenza di nome proprio si contrappone la presenza di un corpo vero nella tomba. La fotografia fa da tramite tra vita di chi guarda e la realt\u00e0 di queste morti. La genericit\u00e0 degli epiteti: padre, madre, figlio amplifica la nostra capacit\u00e0 di immedesimazione, ci raggela con la sua universalit\u00e0.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/What-Do-You-See-2013.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48517 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"735\" height=\"491\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/What-Do-You-See-2013.jpeg?resize=735%2C491&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48517\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/What-Do-You-See-2013.jpeg?w=735&amp;ssl=1 735w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/What-Do-You-See-2013.jpeg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/What-Do-You-See-2013.jpeg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/What-Do-You-See-2013.jpeg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 735px) 100vw, 735px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Sophie Calle, <em>What Do You See?<\/em>, 2013<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Petite notionne autobiographique<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sophie Calle \u00e8 stata una fonte di ispirazione per <em>La vita dei dettagli<\/em>, soprattutto per quanto riguarda l\u2019ultima sezione intitolata <em>Perdere. <\/em>Ho ritagliato alcuni dettagli relativi a due persone: una morta, una lontana, ho colorato la loro assenza. Il collage non \u00e8 solo colla, ma forbici, lame. In un primo tempo avevo pensato al sangue, al rosso, poi ho deciso per un altro colore: terra bruciata che ricorda il sangue raggrumato e rimanda al fare terra bruciata. Quando si d\u00e0 una concretezza alla perdita, quando la si sistema la si trasforma in una tavola alla quale tutti possono mangiare e in fondo non si \u00e8 pi\u00f9 padroni di nulla. Non \u00e8 pi\u00f9 una questione privata. Ci sono ritagli, resti, trattati quasi chirurgicamente, deposti sul foglio come in una mappa. Ho immaginato e voluto una visione dall\u2019alto, quasi aerea. Sotto quello sguardo le cose, le tragedie non solo rimpicciolivano ma si confondevano, l\u2019assenza con la morte, il tempo dell\u2019una, lo spazio dell\u2019altra. Anche i luoghi perdevano i confini e chi non sarebbe pi\u00f9 tornato si perdeva in chi se ne stava andando. Mi interessava che facessero i conti con la distanza, con la distesa del tempo (per la morte) e dello spazio (per la lontananza). Nel collage ci sono anche tracce di lettere scritte a mano. Nulla di strano anche questa volta, chi almeno nella nostra generazione non \u00e8 stato toccato dalla calligrafia della persona amata? L\u2019inchiostro sul foglio, quell\u2019incontro con il bianco, l\u2019inclinarsi o meno dell\u2019alfabeto. In un lavoro che poi non \u00e8 stato incluso nel libro ho ricopiato, ricalcato quelle scritture, la carta carbone resisteva per una, due copie e poi diventava sempre pi\u00f9 pallida fino a scomparire e questa perdita faceva parte del processo di allontanamento proprio come le storie che Calle si era fatta raccontare da quelli che incontrava.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Encre-sur-papier-\u00a9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48526 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"691\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Encre-sur-papier-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023.jpg?resize=900%2C691&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48526\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Encre-sur-papier-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Encre-sur-papier-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023.jpg?resize=300%2C230&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Encre-sur-papier-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023.jpg?resize=768%2C590&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Encre-sur-papier-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023.jpg?resize=60%2C46&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Sophie Calle, encre sur papier \u00a9 Sophie Calle \/ ADAGP, Paris, 2023<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Elizabeth Bishop: \u00abPoetry is a controlled panic\u00bb<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un elemento ritmico e rituale che non smette di dialogare con la perdita.&nbsp; Sophie Calle ammette che il suo lavoro mette in scena le sue paure, la sua timidezza. Il rischio fa parte del gioco come quando nel 1989, mettendosi letteralmente nelle loro mani, ha chiesto ad alcuni abitanti del Bronks di portarla a vedere un qualsiasi posto del quartiere. Per quanto discutibile, questa operazione implicava fiducia e allo stesso tempo controllo della paura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una delle paure pi\u00f9 profonde di Sophie Calle \u00e8 la cecit\u00e0, anche se non \u00e8 legata a nessun evento o memoria particolari. Penso alle riflessioni di Bishop intorno alla <em>Parabola del cieco<\/em> di Bruegel, contemplata nel 1938 e relative alla precariet\u00e0 della visione. La visione del quadro \u00e8 accompagnata nei taccuini da una nota che potrebbe essere stata scritta da Calle e che scavalca ironicamente il tema della cecit\u00e0 morale di Breughel: \u00abMrs G\u2019s old mother\u00bb, scrive Bishop, \u00abwho has had two strokes is senile and almost blind \u2013 when she started going blind she kept complaining how foggy it was all the time. Mrs G and I\u2019d agree with her because I wanted her to think we all see the same\u00bb. Tutti vediamo nebbie.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Detail-de-la-serie-Voir-la-mer-2011-\u00a9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023-Courtesy-of-the-artist-and-Perrotin-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48531 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"644\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Detail-de-la-serie-Voir-la-mer-2011-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023-Courtesy-of-the-artist-and-Perrotin-1.jpg?resize=900%2C644&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48531\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Detail-de-la-serie-Voir-la-mer-2011-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023-Courtesy-of-the-artist-and-Perrotin-1.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Detail-de-la-serie-Voir-la-mer-2011-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023-Courtesy-of-the-artist-and-Perrotin-1.jpg?resize=300%2C215&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Detail-de-la-serie-Voir-la-mer-2011-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023-Courtesy-of-the-artist-and-Perrotin-1.jpg?resize=768%2C550&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Detail-de-la-serie-Voir-la-mer-2011-%C2%A9-Sophie-Calle-ADAGP-Paris-2023-Courtesy-of-the-artist-and-Perrotin-1.jpg?resize=60%2C43&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Sophie Calle,  de\u0301tail de la se\u0301rie <em>Voir la mer<\/em>, 2011 \u00a9 Sophie Calle \/ ADAGP, Paris 2023 Courtesy of the artist and Perrotin<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Sea \/ to see (I am at the sea)<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In <em>La derni\u00e8re image<\/em>, Calle ha chiesto a un gruppo di persone diventate cieche di descrivere a loro l\u2019ultima immagine, lei avrebbe poi provveduto a fotografarla. Un\u2019ekphrasis dal buio. L\u2019ultima immagine si spostava dalla memoria, si staccava dal vuoto e si concretizzava per sempre: l\u2019assenza diventava presenza. Cosa succederebbe se diventassimo improvvisamente ciechi? La nostra memoria sarebbe affollata di ultimi sguardi, di dettagli. Quando ci avviciniamo a un\u2019opera, un dettaglio piuttosto che un altro ci colpisce: non trasgrediamo solo la distanza ragionevole ma tutto lo sguardo. Diventiamo ciechi e da quel buio lasciamo che affiori l\u2019unica, l\u2019ultima cosa. Un anno dopo <em>La derni\u00e8re image<\/em> si rovescia in un lavoro sulla prima immagine, o meglio sulla prima volta che qualcuno vede qualcosa. E questa cosa \u00e8 il mare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c0 Istanbul, une ville entour\u00e9e par la mer, j\u2019ai rencontr\u00e9 des gens qui ne l\u2019avaient jamais vue. J\u2019ai film\u00e9 leur premi\u00e8re fois\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di confluire nel libro, <em>La derni\u00e8re image. La premi\u00e8re image<\/em>, la mostra si chiamava semplicemente: VOIR LA MER \u2013 SEE THE SEA.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ascoltiamo i suoni di queste due frasi: il rotolio \u2013 delle onde? \u2013 del francese, la distensione nel sibilo \u2013 dell\u2019acqua? \u2013 nell\u2019inglese. <em>Voir la mer \u2013 see the sea<\/em>.&nbsp; C\u2019era gente a Istanbul che non aveva visto il mare nonostante vivesse in una citt\u00e0 circondata dal mare. Ha quindi chiesto a 15 persone di tutte le et\u00e0 \u2013 dai quindici agli ottanta \u2013 di coprirsi prima gli occhi, poi di guardare il mare quanto a lungo desideravano e infine di voltarsi verso l\u2019obiettivo con gli occhi pieni di mare, ancora pieni di mare. <s><\/s><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abI went with each person individually\u00bb, spiega Calle, \u00absuch as this man in&nbsp;his 30s. Before we arrived I made him cover his eyes. Once&nbsp;we were safely by the sea,&nbsp;I&nbsp;instructed him to take away his hands and look at it. Then, when he was ready \u2013 for some it was five minutes and for others 15 \u2013 he had to turn to me and let me look at those eyes that had just seen the&nbsp;sea\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La fotografia ferma questo momento, mentre il video testimonia tutto il processo inclusa la reazione del viso quando la persona si volta. Le immagini stavolta non hanno testo, solo una breve spiegazione. Questo rende tutto, sottolinea Calle, silenzioso: \u00abThis was my first ever \u201csilent\u201d work\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fine della caccia. Il mare assorbe le parole.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Manifesto-mostra-684x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48533 lazyload\" style=\"width:500px\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"684\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Manifesto-mostra.jpeg?resize=684%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-48533\" style=\"width:500px\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Manifesto-mostra.jpeg?resize=684%2C1024&amp;ssl=1 684w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Manifesto-mostra.jpeg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Manifesto-mostra.jpeg?resize=768%2C1149&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Manifesto-mostra.jpeg?resize=60%2C90&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Sophie-Calle-Manifesto-mostra.jpeg?w=800&amp;ssl=1 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 684px) 100vw, 684px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Sophie Calle, fotografia dalla serie <\/em>The Hotel<em>, 1981<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 21 ottobre 2023 a Parigi ho incontrato alla biglietteria della mostra Sophie Calle in persona. 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