{"id":46870,"date":"2023-10-30T00:01:00","date_gmt":"2023-10-29T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=46870"},"modified":"2023-10-29T12:48:16","modified_gmt":"2023-10-29T11:48:16","slug":"artaud-il-fanatico-al-rogo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/10\/30\/artaud-il-fanatico-al-rogo\/","title":{"rendered":"Artaud, il fanatico al rogo","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Charles Bukowski, forse l\u2019autore che ne fu pi\u00f9 naturalmente l\u2019epigono, salut\u00f2 nel 1966 un\u2019antologia degli scritti di Artaud data alle stampe da City Lights, la casa editrice fondata da Lawrence Ferlinghetti a San Francisco negli anni Cinquanta, come l\u2019epitome d\u2019un apripista. L\u2019antesignano di quei poeti della <em>beat generation <\/em>che qualche anno prima Jack Kerouac aveva definito \u00abgli eroi sotterranei che avevano voltato le spalle all\u2019occidentale macchina della libert\u00e0 e si drogavano, ascoltavano il bop, avevano lampi di genio, sperimentavano il \u201cturbamento dei sensi\u201d, parlavano strano, erano poveri e felici\u00bb. Si annunciavano in Artaud i sintomi d\u2019una letteratura che si sarebbe voluta rendere pi\u00f9 sublime attraverso la debolezza e la morte, ma senza indulgervi per il piacere di coltivare un nichilismo uso a rivolgere il proprio sguardo verso l\u2019abisso, \u00abfra piacevoli festini e produzioni artistiche\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Artaud invece non v\u2019era artificio, neppure quello d\u2019una inguaribile follia. Come aveva protestato in una lettera a Jacqueline Breton, nell\u2019aprile del 1939, dall\u2019ospedale di Ville-Evrard dopo un anno e mezzo d\u2019internamento, lui era un fanatico, non un pazzo. Per le stesse categorie elaborate dalla psicopatologia si sarebbe perci\u00f2 dovuto iscrivere nel novero di coloro che rimangono impigliati nella particolarit\u00e0 come generalit\u00e0 o che persistono nella generalit\u00e0 come particolarit\u00e0. Il fanatico non pu\u00f2 distinguere fra queste due dimensioni in quanto il suo essere troppo rapido, troppo profondo, troppo eccitato, troppo forzato non gli permette di distinguere fra s\u00e9 e la realt\u00e0 che lo circonda. \u00abNello spazio di quest\u2019attimo in cui dura l\u2019illuminazione della menzogna\u00bb che vuole non soltanto che il particolare risulti e derivi dall\u2019universale, ma pure che in ogni particolare sia latente una relazione con qualcosa di universalmente valido e necessario, Artaud prova a lasciar parlare l\u2019informulato, a fabbricarsi un sistema di cui gli sfuggono i termini. Sicch\u00e9 infine di quest\u2019attimo d\u2019errore gli resta la sensazione d\u2019\u00abaver rapito all\u2019ignoto qualcosa di reale\u00bb: il sentimento d\u2019una protesta contro una cultura che non sia vitale, che non impegni letteralmente le proprie viscere. La vera cultura deve agire attraverso l\u2019esaltazione e la forza, laddove \u00abl\u2019ideale estetico europeo\u00bb \u2013 si legge nel<em> Teatro e il suo doppio <\/em>\u2013 \u00abtende a gettare lo spirito in uno stato di separazione dalla forza e a farlo assistere alla propria esaltazione: \u00e8 un concetto pigro, inutile e tale da generare a breve scadenza la morte\u00bb. Lo testimonierebbe nel modo pi\u00f9 evidente il suo attardarsi sulle forme artistiche, invece di sentirsi \u00abcome condannati al rogo che facciano segni attraverso le fiamme\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-46874 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"853\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-1.jpg?resize=600%2C853&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-46874\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-1.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-1.jpg?resize=211%2C300&amp;ssl=1 211w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-1.jpg?resize=60%2C85&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">fig. 1. Jean de Bossch\u00e8re<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la forma \u00e8 la tentazione del discorso, dal momento che prendendo forma esso si sviluppa, fissa e fa riconoscere, Artaud propugna tutto all\u2019opposto una concezione dell\u2019arte come luogo del fare segno e del farsi segno attraverso una semiotica che fa massa per creare un mondo. Un mondo ostruito dalla materia, da una colluvie di liquidi organici, sanie, sangue: un mondo contaminato. E che proprio per questo affascina. Non tuttavia perch\u00e9 con esso si voglia promuovere il ritorno del represso \u2013 come pure potrebbero suggerire in uno dei suoi libri pi\u00f9 importanti, <em>L\u2019arte e la morte <\/em>(nella nuova traduzione di Giorgia Bongiorno e Maia Giacobbe Borrelli, che felicemente restituisce il fraseggio sincopato e lussureggiante di Artaud), le scurrili verginit\u00e0 di Abelardo ed Eloisa o le vertiginose impurit\u00e0 delle tele di Jean de Bossch\u00e8re (fig. 1), o ancora l\u2019umore leggero e rarefatto che trasuda da quelle di Andr\u00e9 Masson (fig. 2). Quanto perch\u00e9 non esiste alcun modo di collocare tali elementi nell\u2019immediato dominio oggettivo umano, o meglio di inglobarli entro un sistema intellettuale omogeneo, onde annullarne ipocritamente il carattere escrementizio e putrescente.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-46878 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"700\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-2.jpg?resize=900%2C700&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-46878\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-2.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-2.jpg?resize=300%2C233&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-2.jpg?resize=768%2C597&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-2.jpg?resize=60%2C47&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">fig. 2. Andr\u00e9 Masson<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rappresentazione dell\u2019orrore, che i versi della <em>Carogna<\/em> di Baudelaire avevano esaltato al punto da far dire a Rilke che senza di essi \u00abtutta l\u2019evoluzione verso il dire oggettivo non avrebbe potuto avere avvio\u00bb, si rinnova in Artaud diventando non pi\u00f9 soltanto un&nbsp; \u00aborrifico dettame\u00bb ma, pi\u00f9 radicalmente, \u00abun tetano dell\u2019anima\u00bb che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere trasportato in alcun disegno, ma soltanto in una \u00abcontre-coup stratifi\u00e9\u00bb, in una \u00abreazione stratificata\u00bb, in una serie di sequenze inintelligibili perch\u00e9 costituite unicamente da soprassalti sonori: da apofonie ed eterofonie, nelle quali le parole vengono declinate tutte al vocativo. Il quale, come insegnano i grammatici moderni, non \u00e8 un caso, non ha funzione n\u00e9 simbolica n\u00e9 rappresentativa, bens\u00ec soltanto appellativa. D\u2019altronde, l\u2019etimo di \u00abgridare\u00bb \u00e8 \u00abquiritare\u00bb cio\u00e8 chiedere aiuto ai \u00abQuiriti\u00bb, ai propri concittadini, facendo appello al patto di reciproca fedelt\u00e0 e protezione sul quale si fonda il vincolo sociale della comunit\u00e0. Il grido di Artaud invece non invoca l\u2019ascolto degli altri ma solo \u00abl\u2019ascolto <em>nel<\/em> proprio io\u00bb: un io \u2013 scrive in uno dei suoi ultimi testi \u2013 che inventa un lessico <em>fuori lingua<\/em> \u2013 \u00ab<em>a Erto shaba shaliera<\/em> Ba shaliera renvoo o o erto\u00bb \u2013 le cui prime vestigia si hanno nelle pagine di un libro perduto e dal titolo glossolalico, <em>Letura d\u2019Ephahi Falli Tetar Fendi o Photia o Firtre Indi<\/em>, di cui si favoleggia in una delle lettere da Rodez. Secondo Paolo Fabbri \u00e8 un testo che dovremmo immaginarci \u00abredatto in geroglifici e istoriato d\u2019immagini; dove la pittura s\u2019infiamma con la scrittura e la linea e il colore scambiano le loro forze con le frasi. Per Artaud, infatti, la pittura si sente quando la parola si disegna; la pittografia si ascolta come la musica e l\u2019occhio \u00e8 scosso quanto l\u2019orecchio. Il disegno \u00e8 una scrittura da sciogliere e riannodare altrimenti\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-46882 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"495\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-3.jpg?resize=900%2C495&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-46882\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-3.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-3.jpg?resize=300%2C165&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-3.jpg?resize=768%2C422&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fig.-3.jpg?resize=60%2C33&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">fig. 3. Paolo Uccello<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parrebbe cos\u00ec pure nel Paolo Uccello (fig. 3) al quale Artaud dedica pi\u00f9 prose poetiche: l\u2019ultima delle quali, del 1926, tre anni pi\u00f9 tardi si colloca al centro dell\u2019<em>Arte e la morte<\/em>. Del pittore, gi\u00e0 eletto dai Surrealisti a loro modello, dopo averne letto la \u00abvita immaginaria\u00bb tratteggiata da Marcel Schwob Artaud sembra ammirare il colore profondo e sostanzioso, le masse di luce, i contorni umani \u00aba larghe curvature nette di cervici in discesa, di scolli rotondi, di crani glabri\u00bb. Soprattutto ne pregia la disseminazione prospettica, la sospensione della realt\u00e0. Artaud forsenna la pittura di Paolo Uccello perch\u00e9 in essa, quella \u00abdolce cosa che \u00e8 la prospettiva\u00bb permette di collegare dei \u00abcontenuti di significazione\u00bb al regno sensibile concreto, ma \u00e8 pur vero che ci\u00f2 comporta una saturazione dello sguardo. Il quale, repleto, esplode. Viene cos\u00ec a porsi, per il soggetto stesso, la questione di una \u00abmancanza essenziale\u00bb: l\u2019io, gi\u00e0 di per s\u00e9 dissestato ed eroso da un\u2019insanabile fragilit\u00e0, si trova ad essere definitivamente scarnificato con l\u2019incavo insistente dell\u2019\u00abimpotere\u00bb proprio d\u2019una sensibilit\u00e0 sospesa. Non resta altro che la gloria dello smarrimento, l\u2019avventura del grigiore, la \u00abdecorporazione della realt\u00e0\u00bb. Come Artaud afferma nel <em>Manifesto chiaro<\/em>, in luogo della \u00abConoscenza\u00bb a determinarsi dev\u2019essere \u00abuna nuova, assoluta gravitazione\u00bb che rechi con s\u00e9 la \u00absovrana riorganizzazione\u00bb imposta e governata dalla \u00ablogica dell\u2019Illogico\u00bb: da un\u2019astrazione attingibile soltanto se si sia intrisi di una vertiginosa impurit\u00e0 allucinatoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Antonin Artaud<br><em><a href=\"https:\/\/www.lormaeditore.it\/libro\/9791254760512\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">L\u2019arte e la morte<\/a><\/em><br>traduzione di Giorgia Bongiorno e Maia Giacobbe Borelli<br>L\u2019orma, 2023, 88 pp., \u20ac 14<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Una versione pi\u00f9 breve di questo articolo \u00e8 uscita sul \u00abFoglio\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il libro verr\u00e0 presentato stasera alle 20 al Fanfulla di Roma, Via Fanfulla da Lodi 5\/A. Le curatrici dialogheranno con Chiara Romeo. Letture di Matteo Lolli e Nicola Curti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Georges Pastier, <\/em>Antonin Artaud,<em> Ivry (1947) \u00a9 Patty Smith Collection<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>In Artaud non v\u2019era artificio, neppure quello d\u2019una inguaribile follia. Come aveva protestato in una lettera a Jacqueline Breton, nell\u2019aprile del 1939, dall\u2019ospedale di Ville-Evrard dopo un anno e mezzo d\u2019internamento, lui era un fanatico, non un pazzo. 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