{"id":45234,"date":"2023-09-20T00:01:00","date_gmt":"2023-09-19T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=45234"},"modified":"2023-09-12T16:37:58","modified_gmt":"2023-09-12T14:37:58","slug":"aprire-bataille","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/09\/20\/aprire-bataille\/","title":{"rendered":"Aprire, Bataille","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">La traduzione italiana del libro di Georges Didi-Huberman su Georges Bataille \u00e8 una scelta editoriale importante, per pi\u00f9 di un motivo. Innanzitutto rende fruibile per il lettore italiano un testo chiave di Didi-Huberman del lontano 1995<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, una elaborata riflessione sul \u201csapere visuale\u201d di Georges Bataille che sarebbe rimasta centrale nel corso di tutto il suo lavoro teorico negli anni a venire. In secondo luogo, questo testo permette di leggere gli articoli che Bataille ha scritto per la rivista \u00abDocuments\u00bb negli anni 1929-1930 accompagnati dalle immagini che ne erano parte integrante, nel contesto e nel montaggio della rivista, ed \u00e8 quindi uno strumento prezioso per l\u2019approfondimento del suo pensiero. Infine, questa traduzione \u00e8 integrata da una lunga postfazione dell\u2019autore alla terza edizione del libro del 2019, che fa il punto sulla polemica con Rosalind Krauss negli anni Novanta e sul dibattito teorico suscitato dalla nozione di informe in Bataille.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia gli articoli di Bataille per \u00abDocuments\u00bb sono stati tradotti inizialmente da Sergio Finzi nel 1974 per le edizioni Dedalo a partire dalle <em>Opere complete<\/em> di Georges Bataille, estrapolati dal contesto e dalle immagini. In seguito alla riedizione critica integrale di \u00abDocuments\u00bb in due volumi curata da Denis Hollier nel 1991, \u00e8 iniziata negli anni Novanta una rilettura della rivista nel suo insieme, considerata come lavoro importante di decostruzione delle categorie estetiche tradizionali, di ridefinizione della nozione di arte, e di messa a fuoco dei rapporti tra teoria e immagine. Ed \u00e8 in questo contesto che si colloca il testo di Georges Didi-Huberman dedicato agli scritti di Bataille su \u00abDocuments\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/01.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45250 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"849\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/01.jpg?resize=650%2C849&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45250\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/01.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/01.jpg?resize=230%2C300&amp;ssl=1 230w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/01.jpg?resize=60%2C78&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Copertina di \u00abDocuments\u00bb, n. 1, 1929<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fondata nel 1929 con intenti specialistici e scientifici e finanziata da Georges Wildenstein \u2013 mercante d\u2019arte, collezionista, e storico dell\u2019arte \u2013 la rivista \u00abDocuments\u00bb, di cui Georges Bataille era segretario generale, si \u00e8 avvalsa della collaborazione di Georges-Henri Rivi\u00e8re, vicedirettore del Museo d\u2019Etnografia del Trocadero, di Michel Leiris e di alcuni transfughi del surrealismo, come Limbour, Vitrac, Desnos. Il direttore della rivista, il cui fondamentale apporto \u00e8 ancora in gran parte da approfondire, era Carl Einstein, scrittore e critico d\u2019arte tedesco che aveva gi\u00e0 pubblicato due importanti lavori sulla <em>Scultura negra<\/em> e sull\u2019<em>Arte del XX secolo<\/em>, ed aveva rapporti con l\u2019Istituto Warburg di Amburgo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante il titolo apparentemente accademico della rivista (che aveva come sottotitolo \u00abDottrine, Archeologia, Belle Arti, Etnografia\u00bb, e, dal quarto numero, \u00abVariet\u00e0\u00bb), in realt\u00e0 \u00abDocuments\u00bb non intendeva prendere in considerazione i documenti generalmente trattati nelle riviste di storia dell\u2019arte, ma gli scarti di quei documenti, ai margini della tradizione. Una rivista eterodossa, n\u00e9 accademica n\u00e9 propriamente d\u2019avanguardia, annunciata come \u201cl\u2019Enciclopedia illustrata della vita moderna\u201d. L\u2019illustrazione vi aveva in effetti un ruolo dominante. Come afferma Denis Hollier, \u00abera convenuto che i <em>documents<\/em> annunciati dal titolo sarebbero stati documenti iconografici: dominava l\u2019illustrazione, i testi erano relegati in secondo piano, in forma di accompagnamento. <em>Documents<\/em> non ha praticamente pubblicato testi senza illustrazioni (con qualche rara eccezione\u2026), mentre invece ne ha pubblicato un numero significativo senza alcuna indicazione di autore. Un testo pu\u00f2 far a meno di firmatari, ma non dell\u2019illustrazione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scelta delle immagini della rivista era attentamente studiata. Molte le riproduzioni di artisti contemporanei come Hans Arp, Picasso, Brancusi, De Chirico, Mir\u00f3, e rilevante il ruolo della fotografia, in particolare delle foto d\u2019autore, come quelle di Eli Lotar <em>Ai macelli della Villette<\/em> del 1929 che accompagnavano la voce \u00abMattatoio\u00bb del <em>Dizionario critico<\/em>, o l\u2019<em>Alluce<\/em> e la <em>Bocca<\/em> di Jacques-Andr\u00e9 Boiffard. O il linguaggio dei fiori di Karl Blossfeldt, su cui si sarebbe soffermato anche Walter Benjamin.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/04.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45254 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"898\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/04.jpg?resize=650%2C898&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45254\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/04.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/04.jpg?resize=217%2C300&amp;ssl=1 217w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/04.jpg?resize=60%2C83&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">E. Lotar, <em>Ai mattatoi de La Villette<\/em>. Fotografia per l\u2019articolo di G. Bataille, <em>Mattatoio<\/em>, \u00abDocuments\u00bb, n. 6, 1929, p. 328.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <em>Dizionario critico<\/em> di \u00abDocuments\u00bb, sotto la veste tradizionale del dizionario, non forniva il senso ma i \u201ccompiti\u201d (<em>les besognes<\/em>) delle parole, i loro significati nascosti, rimossi o mascherati, e presentava voci quali \u00abInfelicit\u00e0\u00bb, \u00abInforme\u00bb, \u00abMattatoio\u00bb, \u00abPolvere\u00bb, \u00abBocca\u00bb. Per la voce \u00abInforme\u00bb in particolare, Bataille puntualizzava che \u00abnon \u00e8 soltanto un aggettivo con tale senso, ma un termine che serve a declassare, esigendo in generale che ogni cosa abbia la sua forma\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La \u00absomiglianza informe\u00bb che \u00e8 al cuore della lettura batailleana di Didi-Huberman \u00e8 una radicale messa in discussione della somiglianza e delle sue forme proprio grazie ai compiti dell\u2019informe, al suo lavoro di trasgressione e declassamento, non disgiunto dalla dialettica del desiderio e della violenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli stessi anni, a partire da \u00abDocuments\u00bb e in particolare dalla nozione di \u00abinforme\u00bb, Yve-Alain Bois e Rosalind Krauss organizzano nel 1996 una mostra al Centre Georges-Pompidou di Parigi: <em>L\u2019informe. Mode d\u2019emploi<\/em><a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\"> [2]<\/a>. L\u2019informe di Bataille viene considerato come una delle chiavi di lettura di molte pratiche artistiche del XX secolo e delle sue sfide. L\u2019informe scalza gli oggetti dal loro piedistallo, li declassa. La mostra presentava opere di artisti e fotografi dalla fine degli anni Venti alla met\u00e0 degli anni Settanta. Nella polemica che negli anni di \u00abDocuments\u00bb aveva visto opporsi Bataille e Breton, le posizioni di Bataille \u2013 suggeriscono i curatori della mostra \u2013 sembrano essere pi\u00f9 consone alla modernit\u00e0. I lavori di Didi-Huberman e di Yve-Alain Bois e Rosalind Krauss, pi\u00f9 o meno contemporanei, prendono dunque entrambi come filo conduttore l\u2019\u00abinforme\u00bb, ma con prospettive ed esigenze molto diverse tra loro.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/07.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45260 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"825\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/07.jpg?resize=650%2C825&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45260\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/07.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/07.jpg?resize=236%2C300&amp;ssl=1 236w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/07.jpg?resize=60%2C76&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">K. Blossfeldt, <em>Campanula delle Azzorre (Campanula Vidalii). Ingrandita sei volte. I petali del fiore sono stati strappati<\/em>. Fotografia per l\u2019articolo di G. Bataille, <em>Il linguaggio dei fiori<\/em>, \u00abDocuments\u00bb, n. 3, 1929, p. 161<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La \u00absomiglianza informe\u00bb di cui parla Didi-Huberman decostruisce la categoria stessa di rassomiglianza, in quanto strumento di un\u2019apprensione radicale della differenza, dell\u2019eterogeneit\u00e0, della capacit\u00e0 che le cose hanno di trasformarsi, di capovolgersi nel loro contrario. Rosalind Krauss e Yve-Alain Bois partono dalla voce informe per individuare nell\u2019arte contemporanea alcune linee guida, come l\u2019orizzontalit\u00e0, il basso materialismo, la pulsazione e l\u2019entropia, ovvero le quattro sezioni in cui era suddivisa la mostra al Pompidou. La voce <em>informe<\/em> indica non tanto un aggettivo (senza forma, o deforme) quanto un\u2019operazione, un\u2019attivit\u00e0 di declassamento. Attivit\u00e0 investigata da Krauss e Bois nell\u2019arte contemporanea, a partire da Bataille; da Didi-Huberman nel pensiero teorico di Bataille, cos\u00ec come emerge dall\u2019insieme dei suoi articoli in \u00abDocuments\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come ripensare oggi queste due posizioni, dopo quasi vent\u2019anni? Che uso ne hanno fatto gli autori nello sviluppo del proprio lavoro? A queste domande cercano di rispondere due giovani studiosi dell\u2019Universit\u00e0 di Roma La Sapienza, Andrea D\u2019Ammando e Matteo Spadoni, nel loro libro <em>Letture dell\u2019informe <\/em>(Lithos, Roma 2014), citato da Didi-Huberman nella postfazione. Il saggio di Spadoni si sofferma soprattutto sul testo di Georges Didi-Huberman, con una tesi forte: la dialettica dell\u2019informe sarebbe un tassello fondamentale del lavoro critico di Didi-Huberman, accanto ad autori fondamentali di riferimento come Aby Warburg e Walter Benjamin. Pi\u00f9 in particolare, la dialettica dell\u2019informe \u00abrimarrebbe sostrato di tutte le configurazioni dell\u2019esperienza estetica\u00bb: l\u2019informe sarebbe un \u00abcompito\u00bb inesauribile che stravolge e attacca e \u00abmette in rivolta\u00bb la nostra esperienza immaginativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il lavoro di Spadoni considera l\u2019analisi dell\u2019informe di Didi-Huberman alla luce degli sviluppi futuri dell\u2019autore, affermando che \u00abnon si tratter\u00e0 tanto di attaccare o difendere le posizioni didi-hubermaniane sull\u2019informe, quanto di leggere l\u2019informe grazie ad esse\u00bb, il saggio di Andrea D\u2019Ammando viceversa, dedicato all\u2019approfondimento della posizione di Rosalind Krauss, si volge all\u2019indietro, al contesto in cui questo approfondimento \u00e8 nato, soprattutto in riferimento alla critica d\u2019arte americana dell\u2019epoca e alla posizione di Clement Greenberg. Per D\u2019Ammando non possiamo cogliere appieno l\u2019uso che dell\u2019informe fa Rosalind Krauss senza tenere presente il suo bersaglio critico, Greenberg appunto.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/03.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45252 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"874\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/03.jpg?resize=650%2C874&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/03.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/03.jpg?resize=223%2C300&amp;ssl=1 223w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/03.jpg?resize=60%2C81&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">J.-A. Boiffard, \u00ab\u2026<em>il terrore e la sofferenza atroce fanno della bocca l\u2019organo delle grida strazianti<\/em>\u00bb. Fotografia per l\u2019articolo di G. Bataille, <em>Bocca<\/em>, \u00abDocuments\u00bb, n. 5, 1930, p. 298.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrambi i saggi iniziano dunque con una <em>pars destruens<\/em>: se per Krauss si tratta di andare oltre Greenberg, per Didi-Huberman l\u2019esigenza \u00e8 di minare il concetto stesso di rassomiglianza, di decostruire il \u201ctono idealistico\u201d della storia delle immagini. Nella sua lettura, Didi-Huberman accosta l\u2019informe di Bataille all\u2019immagine dialettica di Benjamin e all\u2019immagine-sintomo di Warburg. Parla di una \u00abdialettica sintomale\u00bb in Bataille, costituita dai momenti di tesi, antitesi, e sintomo. La tesi \u00e8 la rassomiglianza, che l\u2019informe mette in discussione: \u00abMeglio di chiunque altro, senza dubbio \u2013 scrive Didi-Huberman \u2013 Georges Bataille ha saputo lacerare la rassomiglianza. Meglio di chiunque altro egli ha saputo, lacerata, renderla lacerante\u00bb. L\u2019antitesi \u00e8 rappresentata dalle \u00abforme concrete della sproporzione\u00bb, o dalla \u00abdecomposizione dell\u2019antropomorfismo\u00bb. Il sintomo indica una dialettica senza sintesi, una dialettica eretica, negativa, alterante. Se <em>il gaio sapere<\/em> del titolo \u00e8 un esplicito riferimento a Nietzsche, la centralit\u00e0 della dialettica, sia pur eretica, pone la questione dell\u2019influenza della filosofia di Hegel nel pensiero di Bataille. Questa lettura \u00e8 stata aspramente criticata da Bois e Krauss, secondo cui Hegel, l\u2019idealismo, e la dialettica sarebbero totalmente estranei a Bataille, almeno nel periodo di \u00abDocuments\u00bb. Nella rivista Bataille critica gli aspetti idealistici della filosofia, la \u00abredingote\u00bb che la filosofia pretende di dare all\u2019universo, compreso il materialismo dialettico, cui contrappone un materialismo basso e irriducibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma se \u00e8 vero che Bataille combatte l\u2019idealizzazione sotto tutte le sue forme, e l\u2019idealismo in filosofia, il suo rapporto con Hegel e con la dialettica \u00e8 tuttavia pi\u00f9 complesso e sfumato<a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>. Lo stesso Bataille, ne <em>Le deviazioni della natura<\/em> apparso nel secondo numero di \u00abDocuments\u00bb del 1930, parla di uno \u00absviluppo dialettico di fatti cos\u00ec <em>concreti<\/em> come le forme visibili\u00bb, e fa riferimento a \u0116jzen\u0161tejn, al suo montaggio cinematografico, incentrato sul conflitto. Sempre su \u00abDocuments\u00bb, in <em>Gravures d\u2019Hercules Seghers,<\/em> Carl Einstein parla esplicitamente di \u00abuna dialettica delle forme sotto il segno della morte\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta in ogni caso di una dialettica che lascia aperto il conflitto, la contraddizione. Una dialettica assai diversa da quella cui fanno riferimento Breton e i surrealisti, che nel <em>Secondo Manifesto<\/em> auspicano un superamento di tutte le antinomie. L\u2019eterologia di Bataille si oppone a qualsiasi specie di rappresentazione omogenea del mondo, mettendo in valore gli scarti, i \u00abresti\u00bb inevitabili di qualsiasi tentativo illusorio di superare le dicotomie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La dialettica \u00absintomale\u00bb di cui parla Didi-Huberman non vuole assolutamente essere una dialettica che affermi il primato della sintesi conciliatoria. Il sintomo \u00e8 la manifestazione di un conflitto, l\u2019espressione di una contrapposizione di forze o di impulsi contrastanti e inconciliabili. Il sintomo fisico, isterico o nevrotico, cos\u00ec come il sogno o il lapsus, \u00e8 significativo proprio in quanto espressione di un rimosso, di un contrasto psichico inconscio, in cui degli impulsi riemergono con effetto perturbante. Il sintomo rende manifesto qualcosa che era stato espulso, censurato, rimosso. Qualcosa di basso che l\u2019idealizzazione rifiuta. \u00abIo oppongo alla poesia l\u2019esperienza del possibile\u00bb, scriver\u00e0 Bataille nell\u2019<em>Esperienza interiore<\/em>. L\u2019idealizzazione ha un ruolo difensivo contro aspetti insopportabili della realt\u00e0<a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>, aspetti che il sintomo crudelmente ripropone.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/05.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45256 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"842\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/05.jpg?resize=650%2C842&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45256\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/05.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/05.jpg?resize=232%2C300&amp;ssl=1 232w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/05.jpg?resize=60%2C78&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">F. Regnault, <em>Doppio bambino<\/em>, incisione de <em>Gli scarti della natura<\/em>, Paris 1775, pl. 19. Illustrazione per l\u2019articolo di G. Bataille, <em>Gli scarti della natura<\/em>, \u00abDocuments\u00bb, n. 2, 1930, p. 81.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il saggio di Bataille su van Gogh contenuto nell\u2019ultimo numero di \u00abDocuments\u00bb in questo senso \u00e8 esemplare: esso ci offre una doppia lettura del sintomo, clinica e critica. Ci\u00f2 che \u00e8 in gioco non \u00e8 tanto la malattia di van Gogh, quanto la sintomatologia delle forme culturali: il sintomo rivela uno stato di cose essenziali, declassa e smentisce l\u2019idea umanista dell\u2019essere umano. L\u2019uomo non pu\u00f2 scappare alla sua insufficienza. Sotto questo aspetto, afferma Georges Didi-Huberman, Batatille pu\u00f2 essere avvicinato a Warburg, che nello stesso periodo lavorava al suo atlante <em>Mnemosyne<\/em>: \u00abentrambi hanno cercato il <em>sintomo<\/em> nel simbolo\u00bb, \u00abentrambi non hanno esitato [&#8230;] ad <em>aprire<\/em> il gioco delle forme a dei campi finora trascurati, disprezzati\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il riferimento a Georges Bataille e alla dialettica dell\u2019informe \u00e8 centrale in molti lavori successivi di Didi-Huberman, a partire ad esempio da <em>Aprire Venere<\/em>, del 1999<a id=\"_ftnref5\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>. La Venere rinascimentale, come quella raffigurata da Botticelli nel momento della sua nascita, \u00e8 un\u2019immagine di bellezza e di nudit\u00e0 ideale. Ma che succede se \u201capriamo\u201d quest\u2019immagine, se cerchiamo di vedere ci\u00f2 che l\u2019immagine porta con s\u00e9 senza mostrarlo? Alla corte dei Medici era ben noto, tramite Poliziano, il mito classico della nascita di Venere. Il mito fa riferimento alla castrazione del padre Urano, dai cui genitali precipitati in mare, in un\u2019unione di sperma e sangue, nasce la dea della bellezza e dell\u2019amore. Mito crudele che l\u2019idealizzazione taglia via, scotomizza. Dalla rinascimentale<em> Venere<\/em> <em>dei Medici<\/em> un percorso porter\u00e0 alla <em>Venere dei medici<\/em>, la Venere apribile in cera colorata di Clemente Susini di fine Settecento \u2013 <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/05\/05\/dentro-venere\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">in mostra tra l\u2019altro a Milano quest\u2019anno alla Fondazione Prada<\/a> \u2013 che, straordinariamente realistica, col suo filo di perle e i capelli veri, sensualmente distesa su un drappo di seta, sar\u00e0 destinata allo studio anatomico del corpo umano dei medici. Mero scopo scientifico? Il riferimento finale al coevo viaggio fiorentino del marchese de Sade non \u00e8 casuale.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/06.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45258 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"617\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/06.jpg?resize=900%2C617&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45258\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/06.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/06.jpg?resize=300%2C206&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/06.jpg?resize=768%2C527&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/06.jpg?resize=60%2C41&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">E. Lotar, <em>Ai mattatoi de La Villette<\/em>. Fotografia per l\u2019articolo di G. Bataille, <em>Mattatoio<\/em>, \u00abDocuments\u00bb, n. 6, 1929, p. 330.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle prospettive di ricerca di Didi-Huberman, Bataille ritorna come l\u2019innovatore di un\u2019iconografia alterata, un\u2019iconografia di immagini rivoltate in una costellazione di disastri della ragione. In <em>Atlas ou le gai savoir inquiet<\/em>, il terzo volume dell\u2019<em>Occhio della storia<\/em> pubblicato nel 2011, l\u2019autore ci parla dei disastri della e nella cultura: il batailleano <em>gai savoir visuel<\/em> si associa all\u2019inquietudine della storia recente. Il volume delinea la metamorfosi di Atlante, titano condannato dagli dei dell\u2019Olimpo a portare per sempre sulle sue spalle il peso del mondo, nell\u2019Atlante, forma visiva e sinottica di conoscenza. L\u2019Atlante <em>Mnemosyne<\/em> di Warburg ci fa viaggiare dai <em>monstra<\/em> agli <em>astra<\/em>, dalle bellezze dell\u2019arte agli orrori della Grande Guerra. L\u2019Atlante \u00e8 anche una raccolta di disastri, dove possiamo ritrovare materiali per ripensare la follia della nostra storia. In questa prospettiva, afferma Didi-Huberman, un tassello importante \u00e8 costituito dalla raccolta dei \u00abdisastri nell\u2019antropomorfismo\u00bb composta da Bataille e dai suoi amici in \u00abDocuments\u00bb<a id=\"_ftnref6\" href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, possiamo ricordare il recente <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=hMQsTY2G8KA\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Incontro con Didi-Huberman<\/em><\/a>, al teatrino di Palazzo Grassi a Venezia il 10 giugno scorso, incentrato sul \u00abvisibile pensare\u00bb: le immagini pensano, ma come pensare questo pensiero visuale? Si tratta di una sfida al\u00a0nostro linguaggio e alle nostre teorie. Di nuovo, da parte di Didi-Huberman, un riferimento esplicito e un ritorno a Georges Bataille.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Georges Didi-Huberman<br><em><a href=\"https:\/\/www.mimesisedizioni.it\/libro\/9788857592305\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La somiglianza informe o il gaio sapere visuale secondo Georges Bataille<\/a><\/em><br>a cura di Francesco Agnellini<br>Mimesis, 2023<br>pp. 532, \u20ac 28<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-default\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> G. Didi-Huberman, <em>La Ressemblance informe ou le gai savoir visuel selon Georges Bataille<\/em>, Macula, Paris 1995 (2019<sup>3<\/sup>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Y.-A. Bois, R. Krauss, <em>L\u2019informe. <\/em><em>Mode d\u2019emploi<\/em>, catalogo della mostra, Centre Georges-Pompidou, Paris 1996, trad. it. di E. Grazioli dall\u2019ed. inglese, <em>L\u2019informe. Istruzioni per l\u2019uso<\/em>, Bruno Mondadori, Milano 2003.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> Hegel \u00e8 sempre stato un autore di riferimento fondamentale per Bataille, moltissime citazioni lo dimostrano: cfr. F.C. Papparo, <em>Incanto e misura<\/em>, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1997, pp. 37 sgg. D\u2019altronde, come ricorda Bruno Moroncini, attento studioso recentemente scomparso, \u00abnon \u00e8 necessario che la dialettica sia gioco forza mediatrice: esiste una dialettica degli estremi, vale a dire senza mediazione e senza sintesi che data almeno da H\u00f6lderlin e che per molti versi Bataille fa propria\u00bb (<em>La letteratura e i diritti del \u201cpiccolo\u201d<\/em>, in <em>Georges Bataille o la disciplina dell\u2019irriducibile<\/em>, a cura di F.C. Papparo e B. Moroncini, il melangolo, Genova 2009, p. 146 n).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> Sulla confusione di idealizzazione e sublimazione in Krauss e Bois, che parlano di atteggiamento \u00abdesublimatorio di aggressione\u00bb a proposito dell\u2019informe, cfr. B. Moroncini, <em>La letteratura e i diritti del \u201cpiccolo\u201d<\/em>, cit., p. 145, per cui la sublimazione non lavora soltanto con gli oggetti-immagine, ma anche e fondamentalmente con gli oggetti-abietti.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> G. Didi-Huberman, <em>Ouvrir Venus<\/em>, Gallimard, Paris 1999, trad. it. di S. Chiodi, <em>Aprire Venere<\/em>, Einaudi, Torino 2001.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> G. Didi-Huberman, <em>Atlas ou le gai savoir inquiet<\/em>, <em>l\u2019\u0152il de l\u2019histoire, III<\/em>, Minuit, Paris 2011, p. 226.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:19px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: F. Regnault, <\/em>Doppio bambino<em>, (particolare) incisione de <\/em>Gli scarti della natura<em>, Paris 1775, pl. 19. Illustrazione per l\u2019articolo di G. Bataille, <\/em>Gli scarti della natura<em>, \u00abDocuments\u00bb, n. 2, 1930, p. 81.<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>La traduzione italiana del libro di Georges Didi-Huberman su Georges Bataille \u00e8 una scelta editoriale importante, per pi\u00f9 di un motivo. Innanzitutto rende fruibile per il lettore italiano un testo chiave di Didi-Huberman del lontano 1995, una elaborata riflessione sul \u201csapere visuale\u201d di Georges Bataille che sarebbe rimasta centrale nel corso di tutto il suo lavoro teorico negli anni a venire. 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