{"id":43995,"date":"2023-07-14T13:20:52","date_gmt":"2023-07-14T11:20:52","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=43995"},"modified":"2024-06-04T14:44:10","modified_gmt":"2024-06-04T12:44:10","slug":"un-conglomerato-di-immagini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/07\/14\/un-conglomerato-di-immagini\/","title":{"rendered":"Un conglomerato di immagini","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Sul finire dello scorso decennio, la rivista \u00ab8\u00bd\u00bb pubblicava un\u2019inchiesta sul cosiddetto film-evento in cui forniva dati e informazioni dettagliate su un inaspettato revival del documentario d\u2019arte. Da genere povero e marginale, relegato nell\u2019area dei cortometraggi o dei fuori-programma (quando ancora esistevano), il documentario sull\u2019arte aveva inaspettatamente conquistato la misura del lungometraggio e una posizione di prestigio nel calendario delle proiezioni. Alla base di questa imprevista vitalit\u00e0 di un genere che grandi fortune, almeno nel circuito commerciale, non le aveva mai avute, sta l\u2019idea di far percepire come evento la proiezione di un documentario d\u2019arte, qualcosa di eccezionale, accostabile all\u2019inaugurazione di una grande mostra o una prima teatrale. Il collegamento \u00e8 suggerito dal titolo <em>Exibitions on screen<\/em>, <em>La grande arte al cinema<\/em> che il sistema distributivo della piattaforma Nexo Digital ha dato a questa programmazione di documentari, cui si aggiunge una certa \u201csolennit\u00e0\u201d conferita dalle proiezioni in date prefissate e non procrastinabili. La loro peculiarit\u00e0 \u00e8, infatti, la proiezione in sale selezionate con un numero limitato di repliche (non pi\u00f9 di due, per un totale massimo di tre giornate). Solo successivamente il film viene riproposto sui canali satellitari di Sky. Oltre alla gi\u00e0 citata Nexo Digital, protagoniste di questa ripresa del documentario d\u2019arte sono state la Magnitudo film e Sky arte. Tra i titoli che hanno inaugurato questa nuova tendenza sono da citare <em>Firenze e gli Uffizi<\/em> (Luca Viotto, 2015), <em>Raffaello \u2013 il Principe delle Arti<\/em> (Luca Viotto, 2017) e <em>Caravaggio \u2013 L\u2019anima e il sangue<\/em> (Jesus Garces Lambert, 2018).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pittura e scultura, musica, architettura hanno beneficiato di una congiuntura favorevole, dovuta prima di tutto alle nuove strategie di produzione e distribuzione rese possibili dal cinema digitale. Inoltre un\u2019importante spinta \u00e8 venuta da una certa ibridazione dei generi: nel documentario sono introdotti inserti di fiction biografica (biopic) con attori e tecniche narrative mutuati dalle serie Tv o dal cinema tradizionale. Nello stesso tempo il film biografico d\u2019artista ha cominciato ad integrare parti sempre pi\u00f9 importanti, e tecnicamente evolute, di tipo documentaristico.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/00.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44005 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"506\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/00.jpg?resize=900%2C506&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-44005\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/00.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/00.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/00.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/00.jpg?resize=480%2C270&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La poesia e i poeti hanno potuto fruire ben poco di questa favorevole congiuntura: in realt\u00e0 nessun titolo dedicato alla poesia \u00e8 finora comparso nei cicli promossi dalle piattaforme sopracitate. In altro contesto non sono mancate le eccezioni rappresentate, innanzi tutto, da <em>Il giovane favoloso<\/em> (2014) di Mario Martone, film biografico dedicato alla figura di Giacomo Leopardi che si avvale di importanti componenti documentaristiche (le riprese dal vero in casa Leopardi a Recanati e la lettura, in numero in realt\u00e0 contenuto, di poesie, prose e lettere del poeta) e che, soprattutto, fa leva sulla conoscenza che ogni italiano scolarizzato ha acquisito della vicenda umana e intellettuale del poeta di Recanati, in una misura che non ha uguali forse in nessun altro letterato, eccetto Dante (al quale mi riservo di dedicare un successivo intervento).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Assai pi\u00f9 complesso \u00e8 il caso della fortuna di Pier Paolo Pasolini, sul quale c\u2019\u00e8 da registrare un\u2019intensa attivit\u00e0 produttiva sia di finzione, da <em>Pasolini, un delitto italiano <\/em>(1995) di M. T. Giordana a <em>Pasolini<\/em> (2014) di Abel Ferrara, sia di documentari, da <em>Pasolini, prossimo nostro<\/em> (2006) di Giuseppe Bertolucci a <em>La voce di Pasolini<\/em> (2006) di Matteo Cerami e Mario Sesti. Tuttavia, sebbene la relazione tra cinema e poesia sia stato un tema centrale della riflessione teorica di Pasolini (a partire dal celebre saggio <em>Il cinema di poesia<\/em>, presentato a Pesaro nel 1965), esso passa decisamente in subordine rispetto agli aspetti della vicenda pasoliniana pi\u00f9 legati al thriller processuale.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/01.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44007 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"484\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/01.jpg?resize=900%2C484&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-44007\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/01.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/01.jpg?resize=300%2C161&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/01.jpg?resize=768%2C413&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/01.jpg?resize=480%2C258&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vera eccezione, quanto a rapporti tra cinema e poesia, \u00e8 rappresentata da Andrea Zanzotto (1921-2011) al quale, nonostante l\u2019esistenza appartata che ha condotto nel suo paese natale, Pieve di Soligo in provincia di Treviso, sono stati dedicati alcuni significativi film, dal \u201critratto\u201d di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini (2000) a <em>Andrea Zanzotto: dal furente Nordest <\/em>(2001) di Francesco Bortolini. A questi va aggiunto ora <em>Logos Zanzotto<\/em> (2022) di Denis Brotto: un film che, per quanto nato in un contesto celebrativo (centenario della nascita del poeta e ottavo centenario dell\u2019Universit\u00e0 di Padova), adatta i procedimenti del <em>film footage<\/em> a un autentico film di ricerca intorno alla figura e all\u2019opera di un poeta tra i pi\u00f9 originali del secondo novecento italiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Certo non \u00e8 con le armi della poesia che si pu\u00f2 rivaleggiare con il glamour delle grandi mostre d\u2019arte o delle prime teatrali e con le nuove tecniche di ripresa e di montaggio. In questi documentari, che spesso hanno un\u2019impostazione piuttosto convenzionale, la visione di opere d\u2019arte riprodotte, grazie ai prodigi delle nuove tecnologie, si trasforma in una avventura dello sguardo che alla fine ha ben poco a che fare con l\u2019esperienza ordinaria dello spettatore che visita una mostra. La poesia consente approcci pi\u00f9 dimessi e tuttavia capaci di configurare in forme originali e suggestive le proprie tracce \u00abdocumentali\u00bb. E a questo proposito si possono segnalare degli esempi significativi. Innanzi tutto quello che a mio giudizio \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 intenso di ripresa cinematografica della lettura integrale di un\u2019opera poetica: si tratta del film <em>La camera da letto <\/em>(Stefano Consiglio e Francesco Dal Bosco, 1991), lettura integrale da parte di Attilio Bertolucci del suo romanzo-poema. Accanto a questo, per restare in casa Bertolucci, va segnalato <em>Rubando bellezza<\/em> (Fulvio Wetzl, Laura Bagnoli, Danny Biancardi, 2017) un film dedicato a Attilio Bertolucci e ai suoi figli, Bernardo e Giuseppe, che hanno ambedue esordito come poeti, prima di intraprendere la loro ben nota carriera cinematografica. Lo spirito di questo film \u00e8 perfettamente riassunto da una dichiarazione di Bernardo che vale la pena di riportare: \u00abIo vedo che la poesia viene da quello che abbiamo intorno a casa, dal mattone tiepido-rosso della stalla. La poesia \u00e8 qualcosa che basta guardare e c\u2019\u00e8, l\u00ec\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/03.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44009 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"503\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/03.jpg?resize=900%2C503&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-44009\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/03.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/03.jpg?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/03.jpg?resize=768%2C429&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/03.jpg?resize=480%2C268&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 volte ho pensato a questa dichiarazione di Bernardo Bertolucci vedendo <em>Logos Zanzotto<\/em> di Denis Brotto. Ritengo infatti che sia proprio la poesia a offrire spunti per documentari originali e incisivi, a fornire materia per un lavoro sperimentale. Gi\u00e0 Pasolini con i suoi \u00absopralluoghi\u00bb e i suoi \u00abappunti\u00bb aveva fatto ricorso al documentario come a una sorta di laboratorio sperimentale: <em>Appunti per un\u2019Orestiade Africana<\/em> \u00e8 al tempo stesso un sopralluogo alla ricerca degli spazi in cui ambientare una nuova versione dell\u2019<em>Orestiade<\/em> e una riflessione sui rapporti tra la lingua della poesia e il mezzo filmico: e infatti Pasolini ripropone ampi stralci, inseriti nel suo commento parlato, della sua traduzione di Eschilo approntata per il Teatro Popolare Italiano di Vittorio Gassman (1960).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo variegato panorama di sperimentazioni sul documentario una posizione di assoluto rilievo \u00e8 occupata da <em>Logos Zanzotto<\/em>: io credo che proprio in documentari di questo tipo si stia mettendo a punto un ordine del discorso destinato ad avere sviluppi nel documentario d\u2019arte, nel cosiddetto film-saggio e nel film d\u2019archivio. La definizione di <em>found footage<\/em>, abitualmente usata per documentari totalmente o parzialmente basati su materiali d\u2019archivio, necessita quanto meno di alcune precisazioni. Il termine <em>footage,<\/em> che pu\u00f2 essere reso in italiano con \u00abmetraggio\u00bb, rinvia alla fisicit\u00e0 del supporto rinvenuto e a una valutazione pi\u00f9 quantitativa che qualitativa dei suoi contenuti; personalmente mi evoca compravendite a \u00abun tanto al metro\u00bb o addirittura cessione gratuita di pellicole altrimenti destinate al macero, come nel caso di <em>Verifica incerta<\/em> (Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi, 1965) che pu\u00f2 essere considerato un incunabulo del <em>found footage<\/em>. Mentre il participio <em>found <\/em>(trovato) evoca dimenticanza e abbandono; e sembra alludere a rinvenimenti casuali.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/04.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44011 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"487\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/04.jpg?resize=900%2C487&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-44011\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/04.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/04.jpg?resize=300%2C162&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/04.jpg?resize=768%2C416&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/04.jpg?resize=480%2C260&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019uso che comunemente ne fanno la critica e la teoria, sempre pi\u00f9 spesso il <em>found footage<\/em> coincide con le pratiche del riuso o riciclaggio. Ma non sempre \u00e8 cos\u00ec. In contro-tendenza con le attuali pratiche del <em>recycled cinema<\/em>, Denis Brotto ci offre un saggio di uso del <em>found footage<\/em> coerente e funzionale rispetto a un progetto di ricerca. In <em>Logos Zanzotto<\/em> non di riuso o riciclaggio si tratta, ma di uso appropriato, cio\u00e8 adeguato alle qualit\u00e0 (propriet\u00e0) del materiale d\u2019archivio cui si ricorre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Penso a questo proposito a un celebre passo di Siegfried Kracauer in cui viene ribadito con forza il legame genetico tra fotografia istantanea e cinema: \u00abla fotografia, e specialmente l\u2019istantanea, \u00e8 il fattore decisivo nel determinare la sostanza del cinema nella cui natura sopravvive\u00bb. Ne troviamo conferma in questi spezzoni d\u2019archivio nei quali ci \u00e8 consentito cercare, nonostante la (o forse proprio in virt\u00f9 della) riproduzione meccanica, qualcosa di molto vicino a quello che secondo Zanzotto cerca la poesia: \u00abil senso di qualche cosa che c\u2019\u00e8 ma che ci sfugge in continuazione [\u2026] questo continuo scintillio di un senso possibile\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tecnologia digitale consente a Brotto di passare in rassegna una grande variet\u00e0 di materiali visivi e sonori e stabilire serrati collegamenti tra parola e immagine in modo che dalla tessitura discorsiva possa realizzarsi la traduzione in parole e immagini del mistero che la natura (il paesaggio) custodisce. Quando, in uno stralcio d\u2019intervista riprodotto da Brotto, Zanzotto avalla una definizione di Contini che lo descrive rintanato \u00abnel suo nido natale come in una catacomba\u00bb, si preoccupa subito di precisare che le catacombe non sono solo il luogo dove ci si ripara da un pericolo, ma anche dove si d\u00e0 inizio ad una nuova religione, al ripristino di un culto non per la natura convenzionale, ma per quelle forze che stanno dietro, all\u2019interno della natura.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/05.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44013 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"506\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/05.jpg?resize=900%2C506&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-44013\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/05.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/05.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/05.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/05.jpg?resize=480%2C270&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quest\u2019idea di natura ci permette di stabilire una qualche connessione con l\u2019idea di cinema che emerge da una parte cospicua dell\u2019attivit\u00e0 saggistica di Zanzotto e dalle varie forme della sua collaborazione con Federico Fellini, alle quali \u00e8 dedicato un prezioso volume a cura di Luciano De Giusti. Per fare questo si potrebbe prendere le mosse dai titoli che Zanzotto ha dato alle due ultime raccolte di poesie pubblicate in vita: <em>Sovrimpressioni<\/em> (2001) e <em>Conglomerati<\/em> (2009). Ho scelto queste due parole sia per il loro specifico significato, sia per le risonanze che suscita il loro puro e semplice accostamento e che il film di Brotto riesce ad attivare, indagando parallelamente l\u2019universo cinematografico e il mondo della natura. La prima, \u00absovrimpressione\u00bb, \u00e8 un termine cinematografico. Come spiega il <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/sovrimpressione\">vocabolario<\/a>, la sovrimpressione \u00e8 \u00abin cinematografia e nella televisione, la sovrapposizione di un\u2019immagine a un\u2019altra, per ottenere effetti speciali (per es., in scene di sogno, di evocazione, di ricordo), oppure di scritte sopra immagini, nella realizzazione dei titoli di testa o di coda di un film o di un programma televisivo\u00bb. Pi\u00f9 che la sua importanza nella produzione di trucchi e effetti speciali, mi interessa qui evidenziare la stretta parentela della sovrimpressione con la dissolvenza incrociata, della quale Christian Metz ha scritto che, \u00abanche quando \u00e8 diventata un puro e semplice segno di interpunzione\u00bb, ha conservato \u00abqualcosa della fusione sostanziale, della trasmutazione magica, dell\u2019efficacia mistica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019altra parola, \u00abconglomerato\u00bb, \u00e8 un termine geologico che designa una roccia sedimentaria costituita da frammenti trattenuti da una matrice di diversa natura detta cemento, anche se non va dimenticato il suo uso in <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/conglomerato\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">linguistica<\/a> dove indica un\u2019unit\u00e0 lessicale composta, risultante dalla fusione di pi\u00f9 parole.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/08.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44015 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"483\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/08.jpg?resize=900%2C483&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-44015\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/08.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/08.jpg?resize=300%2C161&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/08.jpg?resize=768%2C412&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/08.jpg?resize=480%2C258&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In <em>Logos Zanzotto<\/em> ci viene proposto un amalgama tra le immagini filmate nel bianco e nero e negli incerti colori del formato tipico del film di famiglia, il super8, e le riprese odierne sui luoghi della poesia di Zanzotto, luoghi concreti, ben riconoscibili, con una attenzione ossessiva alla rude superficie delle cose. L\u2019amalgama di questi dati materiali, di questi elementi fisici richiama la struttura composita del \u00abconglomerato\u00bb. Mentre il termine \u00absovrimpressione\u00bb suggerisce un legame segreto con il titolo del primo libro di Zanzotto, <em>Dietro il paesaggio <\/em>(1951)<em>,<\/em> mettendo in connessione il nucleo originario della sua poetica e l\u2019interesse per il cinema manifestato a partire da <em>Fil\u00f2 <\/em>(1976).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il film di Brotto ci guida, sequenza dopo sequenza, nella percezione di questo percorso. Ci troviamo identificati con il punto di vista della poesia: \u00e8 come se lo sguardo del poeta fosse costantemente alla ricerca di un al di l\u00e0 del visibile, di quanto la natura, la configurazione del terreno, la massa della vegetazione, i banchi di nebbia e le nuvole galleggianti a ridosso di rocce e pendii offrono e nello stesso tempo celano alla nostra vista. Tutto questo entra a far parte della tessitura di <em>Logos Zanzotto<\/em>. Ora \u00e8 la partitura visiva delle sequenze a mostrarcelo, grazie a un montaggio controllato e impeccabile (Denis Brotto e Paolo Cottignola). Ora \u00e8 un gioco di sovrapposizioni tra luoghi ripresi e voce over del poeta stesso, come avviene nell\u2019incipit in cui dopo una serie di immagini fisse di ruderi, muri selvaggiamente istoriati, detriti abbandonati, putrelle arrugginite, capannoni dismessi, la cinepresa sembra addentarsi nelle viscere della terra, mentre la voce del poeta scandisce: \u00abla poesia in generale opera in ambienti piuttosto oscuri e carsici, cavernicoli [\u2026]\u00bb; e ancora: \u00abl\u2019incontro con il fatto poetico resta per me sempre una specie di opzione fatta sul vuoto, sul nulla\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla scorta delle dichiarazioni del poeta disseminate nei materiali d\u2019archivio assemblati e delle interviste a critici, scrittori e studiosi Brotto fissa con la sua videocamera dettagli di ogni tipo, pur sapendo che ogni ingrandimento, ogni prossimit\u00e0 a uno degli aspetti del fatto poetico (iconico, sonoro, semantico) comporta la perdita degli altri, secondo una sorta di principio di indeterminazione sul quale si infrange la \u00abfuria totalizzante\u00bb del testo poetico. Ecco cosa dice al proposito Zanzotto: \u00abQuelli che puntano sulla poesia visiva sanno che perdono tutto il c\u00f4t\u00e9 della poesia fonica. Chi invece punta sull\u2019oralit\u00e0 sa che perde le miniature e le bellezze dell\u2019ideogramma. Chi punta sulle gioie del significante e dei suoi giochi sa che perde le mirabili musiche del significato\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44018 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"488\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/02.jpg?resize=900%2C488&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-44018\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/02.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/02.jpg?resize=300%2C163&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/02.jpg?resize=768%2C416&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/02.jpg?resize=480%2C260&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel suo film Brotto mobilita e coordina tutti i mezzi che gli mette a disposizione la tecnica digitale: egli pu\u00f2 passare cos\u00ec, apparentemente senza soluzione di continuit\u00e0, da un frammento d\u2019intervista a una ripresa degli affreschi dell\u2019Antica Pieve di S. Pietro a Feletto e alle decorazioni murali della casa d\u2019infanzia del poeta, dove il padre pittore lo aveva ritratto in abiti da principino; da una intensa lettura di Patrizia Valduga (<em>Collassare e pomerio<\/em> da <em>Fosfeni<\/em>, 1983) alla voce per un attimo incrinata dalla commozione di Stefano Dal Bianco, da una testimonianza di Giosetta Fioroni a una brillante argomentazione di Massimo Cacciari che riprende la ben nota tesi di Heidegger secondo la quale non siamo noi ad usare la lingua, ma \u00e8 la lingua stessa che ci parla, plasmando la nostra percezione della realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se nel caso dei documentari sull\u2019arte, cui mi sono sopra riferito, la tecnica digitale consente di riprendere dettagli e prospettive della pittura di Perugino, Raffaello o Leonardo con raffinati procedimenti non dissimili da quelli che Hollywood usa per <em>Spider man<\/em>, nel caso di <em>Logos Zanzotto<\/em> la stessa tecnica consente di riprendere le forme della scrittura diaristica, del sopralluogo, degli appunti e del saggio in forma audiovisiva per riproporre, nella variet\u00e0 delle sue manifestazioni, l\u2019esperienza della poesia.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/07.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44016 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"503\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/07.jpg?resize=900%2C503&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-44016\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/07.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/07.jpg?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/07.jpg?resize=768%2C429&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/07.jpg?resize=480%2C268&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em><span style=\"text-decoration: underline;\">Riferimenti bibliografici<\/span><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">A. Bertolucci, <em>La camera da letto: un film in versi <\/em>(1991), Cineteca di Bologna, Bologna, 2012<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">M. Bertozzi, <em>Recycled cinema. Immagini perdute, visioni ritrovate<\/em>, Marsilio, Venezia 2012<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>Arte e cinema: i film-evento<\/em>, a cura di N. Bianchi, in \u00ab8\u00bd. Numeri, visioni e prospettive del cinema italiano\u00bb, 46, settembre 2019<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">D. Brotto, <em>Trame digitali. Cinema e nuove tecnologie<\/em>, Marsilio, Venezia 2012<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>Found Footage Experience. Pratiche del riuso cinematografico e forme del contemporaneo<\/em>, a cura di G. Catanese G. Ravesi, in \u00abImago. Studi di cinema e media\u00bb, 24, 2021<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">A. Costa, <em>Il cinema e le arti visive. Nuova edizione riveduta e ampliata<\/em>, Einaudi, Torino 2022.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Eschilo, <em>Orestiade<\/em>, traduzione Pier Paolo Pasolini, Einaudi, Torino 1960 (ristampa 1983)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">S. Kracauer, <em>Theory of Film<\/em>, New York 1960; trad. it. di P. Gobetti, <em>Film: ritorno alla realt\u00e0 fisica<\/em>, Milano 1962<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Ch. Metz, <em>Essais sur la signification au cin\u00e9ma<\/em>, Klinksiek, Paris 1972; trad. it <em>La significazione nel cinema<\/em>, Bompiani, Milano 1975<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">A. Zanzotto, <em>Fil\u00f2. Per il Casanova di Fellini<\/em>, Edizioni del Ruzante, Venezia 1976; poi in <em>Fil\u00f2<\/em>, Mondadori, Milano 1983<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">A. Zanzotto, <em>Sovrimpressioni<\/em> (2001) e <em>Conglomerati<\/em> (2009), in Id., <em>Tutte le poesie<\/em>, a cura di Stefano Dal Bianco, Mondadori, Milano 2011.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">A. Zanzotto, <em>Il cinema brucia e illumina. Intorno a Fellini e altri rari<\/em>, a cura di L. De Giusti, Marsilio, Venezia 2011<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>La vera eccezione, quanto a rapporti tra cinema e poesia, \u00e8 rappresentata da Andrea Zanzotto (1921-2011) al quale, nonostante l\u2019esistenza appartata che ha condotto nel suo paese natale, Pieve di Soligo in provincia di Treviso, sono stati dedicati alcuni significativi film, dal \u201critratto\u201d di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini (2000) a &#8220;Andrea Zanzotto: dal furente Nordest&#8221; (2001) di Francesco Bortolini. 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Il cinema e l\u2019altro volto del visibile\u201d (2020); \u201cIl cinema e le arti visive\u201d, nuova edizione riveduta e ampliata (2022), tutti apparsi nella collana PBE di Einaudi.","url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/author\/antonio-costa\/"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/cover-logos-zanzotto.jpg?fit=1215%2C706&ssl=1","gt_translate_keys":[{"key":"link","format":"url"}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/43995","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/464"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=43995"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/43995\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/44003"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=43995"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=43995"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=43995"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=43995"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}