{"id":40918,"date":"2023-05-01T00:01:38","date_gmt":"2023-04-30T22:01:38","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=40918"},"modified":"2024-06-06T23:02:23","modified_gmt":"2024-06-06T21:02:23","slug":"dal-libro-dore-di-lumini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/05\/01\/dal-libro-dore-di-lumini\/","title":{"rendered":"Dal libro d\u2019ore di Lumini","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>\u00c8 uscito presso l\u2019editore Oligo (70 pp. ill. a col., \u20ac 15) <\/em>Stradario sentimentale del Lago di Garda e del Monte Baldo <em>di Francesco Permunian, con le immagini di Pino Mongiello. Per la cortesia degli autori e dell\u2019editore, proponiamo una selezione dei testi e delle fotografie contenuti nel polito libello.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Pur stanco e sfinito a furia di leggere e rileggere questi miei appunti di \u201cviaggio\u201d \u2013 \u00e8 dall\u2019estate scorsa che m\u2019intasano la scrivania \u2013 ci\u00f2 nonostante io mi ostino a riesaminare ancora questo breve <em>Stradario <\/em>il quale, malgrado tutti gli sforzi per renderlo meno rapsodico e pi\u00f9 razionale, non muta granch\u00e9 la sua natura intimamente svagata e frammentaria. E quindi oltremodo indigesta, va da s\u00e9, ai comuni lettori delle comuni guide turistiche. Trattandosi in questo caso <em>non<\/em> di un\u2019ordinaria guida in stile Touring Club, bens\u00ec di una singolare <em>mappa sentimentale<\/em> allestita dal sottoscritto lungo le sponde del lago di Garda e sulle pendici del monte Baldo. Da quel consumato (e ormai disincantato) <em>fl\u00e2neur<\/em> che m\u2019illudo di essere, nel corso di tali vagabondaggi ho, ovviamente, le mie mete preferite. I miei angoli segreti. I miei luoghi dell\u2019anima, per cos\u00ec dire, i quali cambiano e variano a seconda delle stagioni. O meglio, a seconda di quanto io stia rimuginando in quel determinato momento, dato che ogni angolo del Garda e del Baldo corrisponde nella mia mente a uno spunto narrativo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_1516.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40965 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"601\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_1516.jpg?resize=900%2C601&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40965\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_1516.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_1516.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_1516.jpg?resize=768%2C513&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_1516.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_1516.jpg?resize=480%2C321&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto insomma mi ispira in tale ambiente naturale, in cui io vivo e scrivo da pi\u00f9 di quarant\u2019anni. E dal quale peraltro non ho alcuna intenzione di andarmene, visto e considerato che qualunque distacco dalla mia quotidiana \u201cronda stradale\u201d mi crea soltanto un senso di spaesamento misto a disagio e irritazione. Dal che ne consegue, piaccia o non piaccia, che il mio \u00e8 un randagismo dai tratti decisamente domestici. Quasi un giro del mondo tra le stanze di casa. E questo in virt\u00f9 del fatto che io sono, fondamentalmente, un animale del sottosuolo impegnato da anni in una quotidiana e folle escursione tra gli angoli della propria tana. Di quella grande tana che, da secoli e secoli, si dispiega tra le colline del Garda e le pendici del monte Baldo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un\u2019epoca in cui, caduti i confini e le frontiere nazionali, tutti corrono dappertutto \u2013 e gli scaffali dei libri di viaggio aumentano a dismisura \u2013 ebbene, proprio per questo io <em>non<\/em> amo viaggiare, in quanto gli unici viaggi che mi appassionano sono quelli tra le pareti della mia mente. E nella mia mente grazie al cielo (ma soprattutto, grazie allo specchio del Garda) si rispecchia il mondo intero. Peregrinazioni e interminabili fl\u00e2neries gardesane, dunque. Le quali si snodano, abitualmente, partendo di buon mattino da villa Brunati di Rivoltella nelle cui sale ho passato, in veste di bibliotecario, forse i miei anni migliori. Poi una rapida sosta a Sirmione nei pressi del castello scaligero dove, da callassiano incallito, non manco mai di rivolgere un pensiero a Maria Callas che, su tale penisola catulliana, vide nascere e sfiorire il suo amore per Giovanni Battista Meneghini. Indi faccio rotta verso Peschiera, superata la quale dopo un po\u2019 arrivo al golfo di San Vigilio, uno degli angoli pi\u00f9 suggestivi della costa veronese con villa Guarienti e il suo parco rinascimentale.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_3256-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40967 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_3256-2.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40967\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_3256-2.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_3256-2.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_3256-2.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_3256-2.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_3256-2.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta tornato sulla Gardesana, di solito mi fermo a prendere un caff\u00e8 a Malcesine, il paese di cui Goethe parla con rimpianto nel suo <em>Viaggio in Italia. <\/em>Dopo di che oltrepasso il piccolo centro abitato di Torbole, dove Georg Trakl compose <em>Canto di un merlo prigioniero<\/em>, una delle sue liriche pi\u00f9 autobiografiche (*) e quindi mi dirigo senza indugio verso Riva del Garda, nel cui golfo Kafka ambient\u00f2 <em>Il cacciatore Gracco<\/em>: non so se mi spiego, ma vagabondando in quei paraggi sembra quasi di sfogliare un atlante della migliore letteratura europea!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Oscuro alito nella verde ramaglia.<br>Azzurri fiorellini aleggiano intorno al volto del<br>solitario, all\u2019aureo passo dileguante<br>sotto l\u2019olivo. Svolazza<br>con ebbra ala la notte.<br>Cos\u00ec sommessa umilt\u00e0 sanguina, rugiada<br>che lentamente goccia da germogliante spino. Piet\u00e0<br>di irradianti braccia<br>cinge un cuore che si spezza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[&#8230;]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">(*) Georg Trakl, <em>Le poesie<\/em>, prefazione di Claudio Magris, introduzione di Margherita Caput e Maria Carolina Foi, traduzione di Vera degli Alberti e Eduard Innerkofler, Garzanti 1983, p. 275.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7226.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40970 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7226.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40970\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7226.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7226.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7226.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7226.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7226.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Sulla strada di Lumini<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>Occuparsi del passato, il proprio e quello dei propri cari defunti,<br>\u00e8 ci\u00f2 che fantasmi e scrittori hanno in comune.<\/em><br>W.G. Sebald, &#8220;Tessiture di sogno&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Tutto ha avuto inizio in una tarda mattinata dell\u2019estate scorsa allorch\u00e9, mentre ero in vacanza sul monte Baldo, sono entrato nell\u2019edicola di San Zeno di Montagna e mi \u00e8 caduto l\u2019occhio su un libro con la storia dei maestri e delle maestre che nel secolo scorso avevano insegnato in quel paese e nelle frazioni di Prada e di Lumini.<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scorrendo l\u2019elenco di coloro che avevano prestato servizio in quest\u2019ultima localit\u00e0, ad un tratto mi sono imbattuto in una certa \u201cSandri di Caprino\u201d, alias la maestra Ada Sandri che, effettivamente, a quell\u2019epoca faceva la spola tra Lubiara e le Elementari di Lumini percorrendo, a piedi, dieci chilometri all\u2019andata e altri dieci al ritorno. Nel pomeriggio di quello stesso giorno mi sono recato perci\u00f2 a vedere quanto restava di quel vecchio edificio scolastico, trovandolo purtroppo in uno stato di assoluto e deplorevole degrado.&nbsp; Con niente, o quasi niente, che rimandasse al suo dignitoso passato: l\u2019intonaco, in gran parte caduto o screpolato, lasciava intravedere i mattoni; grosse macchie di umidit\u00e0 e lunghe crepe sui muri; le finestre rotte e divelte; e poi erbacce e gramigna dappertutto, uno spettacolo avvilente che incuteva una tristezza infinita. Eppure, pensavo, in quelle aule ora desolatamente mute e deserte un tempo \u2013 quantomeno fino alla met\u00e0 degli anni settanta del Novecento \u2013 erano risuonate le grida di centinaia di bambini, tant\u2019\u00e8 che osservando i gradini d\u2019ingresso (tre gradini di un bel marmo di Verona) si potevano facilmente immaginare, e risentire, i passi perduti dei tanti scolari e docenti che erano entrati e usciti da quell\u2019edificio \u2026 E, tendendo l\u2019orecchio, forse percepire in lontananza l\u2019eco della voce di quella giovane Sandri nata a Caprino il 28 dicembre del 1917 e spentasi a Desenzano del Garda il 3 aprile del 1982.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diplomatasi a pieni voti a Verona nell\u2019Istituto Magistrale \u201cSeghetti\u201d delle Figlie del Sacro Cuore di Ges\u00f9, Ada Sandri insegn\u00f2 per qualche tempo a Lumini e poi in alcune frazioni del suo Comune di residenza, in particolare a Lubiara durante l\u2019anno scolastico 1942-43 e quindi a Pazzon nel 1946-47. Dopo di che, sposatasi con il prof. Luigi Tempo sul finire degli anni Quaranta, segu\u00ec il marito a Bonavigo, un grosso centro della Bassa veronese dove nacquero le sue tre figlie \u2013 Beatrice, Cristina, Cecilia \u2013 per trasferirsi infine nel 1957 a Desenzano in cui concluse la sua carriera scolastica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dettaglio non secondario: quando Ada approd\u00f2 sulle sponde bresciane del Garda, inizialmente venne destinata presso la sede scolastica di Calcinato. Dovette quindi fare la spola tra Desenzano e quel paese mentre stava ancora allattando Cecilia, la sua ultima nata\u2026 Allora non c\u2019erano n\u00e9 bus n\u00e9 corriere di linea in quel tragitto, ragion per cui la giovane mamma si spostava anche grazie ai passaggi su qualche Lambretta di qualche collega.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7365.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40972 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"595\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7365.jpg?resize=900%2C595&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40972\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7365.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7365.jpg?resize=300%2C198&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7365.jpg?resize=768%2C508&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7365.jpg?resize=480%2C317&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un piccolo libro d\u2019ore<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In definitiva questo \u00e8 \u2013 o perlomeno vorrebbe essere &#8211; un piccolo <em>libro d\u2019ore<\/em>, ore dileguate tra le nebbie di un tempo che sembra ormai remoto. Il tempo cio\u00e8 della Scuola italiana nel Dopoguerra, dal quale tuttavia risale ancora qualche tenue barlume di luce. Qualche labile eppur tenace frammento di memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Basta posare infatti lo sguardo sulla scuola di Lumini e osservarne attentamente gli originari gradini d\u2019ingresso; oppure quelle toppe d\u2019arancio rossastro che campeggiano sulla facciata la quale, sia pur corrosa dalle intemperie, rimanda per\u00f2 alla tinta primitiva che aveva al tempo del fascismo. Perch\u00e9 ficcare il naso tra le pietre di quel rudere? si domander\u00e0 qualcuno. Semplicemente perch\u00e9 \u00e8 proprio l\u00e0, tra i muri di quell\u2019edificio, che Ada fece esperienza di ci\u00f2 che significava fare la maestra in quei luoghi sperduti di montagna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una \u201cmissione\u201d, secondo la retorica del tempo, per niente facile n\u00e9 scontata: \u00e8 sufficiente, in proposito, dare una sbirciata a certe annotazioni fatte dalle insegnanti dell\u2019epoca sui registri di classe.<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a> &nbsp;Specie durante i mesi invernali: \u201cLa neve \u00e8 caduta abbondantissima in questi giorni e ha rese impraticabili le strade della montagna. Pochissimi bambini si sono presentati alla scuola. Sono arrivati stanchi, bagnati, piangevano per il freddo e per le frequenti cadute. Io li ho accolti con un sorriso buono e ho cercato di renderli allegri e di far loro dimenticare i sacrifici e i dolori di questo crudo inverno. Certo non posso far scuola regolarmente, dato il gran numero di assenti, e questo fatto mi preoccupa e mi addolora perch\u00e9 temo di non poter svolgere completamente i programmi ministeriali\u201d (dal registro di Anita P. insegnante presso la scuola Malcotta di Caprino Veronese). [\u2026]<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7368_Seppia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40974 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7368_Seppia.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40974\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7368_Seppia.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7368_Seppia.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7368_Seppia.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7368_Seppia.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7368_Seppia.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Una stradina sinuosa e frondosa<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo, a grandi linee, lo scenario socio culturale in cui Ada Sandri mosse i primi passi da insegnante, ben consapevoli che a tutt\u2019oggi non sono poi molti i luoghi e gli oggetti ancora in grado di testimoniare la sua presenza. Per tale motivo, ripeto, occorre \u201cinterrogare\u201d i marmi e le pietre di Lumini e la piazza sovrastata dall\u2019antica chiesa dedicata a Sant\u2019Eurosia. Quindi alzare lo sguardo al cielo per contemplare i prati circostanti e le colline punteggiate da macchie di castagni, in quanto solo a quel punto \u2013 se non si \u00e8 proprio ciechi \u2013 ecco che d\u2019incanto si apriranno davanti ai nostri occhi le prime pagine di quel <em>libro d\u2019ore<\/em> di cui si diceva all\u2019inizio. E che, giustamente, prende avvio a partire da quella frondosa e sinuosa strada che da Caprino Veronese sale fino alle prime case del borgo di Lumini. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un percorso lungo il quale, sul finire degli anni Trenta, Ada incontr\u00f2 per caso Luigi Tempo, un giovane ufficiale del Regio Esercito impegnato nelle grandi manovre militari che, giusto allora, si svolgevano alle pendici del monte Baldo. Il qual giovanotto divenne ben presto il suo fidanzato, un fidanzamento durato per\u00f2 quasi dieci anni (un\u2019eternit\u00e0 per quei tempi!) per colpa dello scoppio del secondo conflitto mondiale: chiss\u00e0 quanti e quali pensieri occuparono la mente di Ada mentre saliva e scendeva lungo i tornanti di quella stradina, con il lago di Garda che di tanto in tanto appariva e scompariva all\u2019orizzonte! So comunque per certo \u2013 in quanto lei stessa me lo raccont\u00f2 \u2013 che l\u2019incontro con Luigi avvenne per puro caso. Nel senso che un pomeriggio del 1938, mentre lei scendeva da Lumini diretta verso casa, a Lubiara, si trov\u00f2 la strada sbarrata da un gregge di pecore che si abbeveravano a una fontana<a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a> ostruendo di fatto il passaggio. A far sloggiare in fretta e furia pecore e pastore, ci pens\u00f2 tuttavia quel galante giovanotto in divisa di nome Luigi che, proprio in quel mentre, stava risalendo il monte con la sua compagnia di soldati.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_8755.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40977 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_8755.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40977\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_8755.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_8755.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_8755.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_8755.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_8755.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Ancora due parole per concludere<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando Flaubert si accinse a scrivere <em>Un cuore semplice<\/em> sent\u00ec il bisogno, improrogabile e impellente, di recarsi a Trouville-sur-Mer sulla costa normanna. E non per andare a fare un bagno in mare, si badi bene, bens\u00ec per sottoporsi a un necessario \u201cbain de souvenirs\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuffarsi nei ricordi del passato, in una sorta di rigenerante lavacro spirituale, questa la sua intenzione pi\u00f9 o meno segreta. E pi\u00f9 o meno consapevole, in quanto fu proprio l\u00e0, lungo quella spiaggia, che da giovane Flaubert vide per la prima volta colei che poi divenne l\u2019amore segreto di tutta la sua vita (si trattava di \u00c9lisa Foucault, moglie venticinquenne dell\u2019editore musicale Schl\u00e9singer).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sennonch\u00e9 da quel viaggio a Trouville, anzich\u00e9 rinfrancato, Flaubert ritorn\u00f2 letteralmente \u201cabreuv\u00e9 de tristesse\u201d. Tutto preso e imbevuto, da capo a piedi, di quella struggente malinconia perennemente in agguato quando si va a rimestare tra le rovine della memoria. Sulle quali incombe, sempre e comunque, il velo mortale dell\u2019oblio. Un velo che, per fortuna, non si \u00e8 ancora posato sul capo di Ada Sandri, probabilmente per il fatto di essere sempre stata \u201cuna persona molto gentile con tutti, umile e semplice come sanno essere le persone migliori\u201d.<a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nulla, si sa, \u00e8 pi\u00f9 arduo da definire di chi a prima vista appare <em>semplice<\/em> essendo, in realt\u00e0, quell\u2019apparente semplicit\u00e0 l\u2019indizio pi\u00f9 certo di vera profondit\u00e0. Come ho gi\u00e0 accennato, dal matrimonio di Ada con Luigi nacquero tre figlie: Maria Beatrice (1951), Maria Cristina (1953), Maria Cecilia (1956) e, di conseguenza, Ada \u00e8 stata la madre di quella ragazza dal nome dantesco che io ebbi la fortuna di sposare pochi mesi dopo averla conosciuta sui banchi dell&#8217;universit\u00e0 di Padova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto accadde molti anni fa. Oggi entrambe, madre e figlia, se ne sono andate da tempo da questo mondo. Sono uscite di scena all\u2019improvviso, quasi in punta di piedi, con la discrezione che le distingueva. E l\u2019hanno fatto assieme, nella stessa primavera\/estate del 1982, dapprima la madre e subito dopo la figlia. Eppure, sia pur a distanza di quasi mezzo secolo, io le ricordo entrambe \u2013 madre e figlia \u2013 avvolte nella stessa identica luce solare: Ada sulla strada di Lumini e Beatrice lungo quella di San Michele. Sembra quasi che da una sponda all\u2019altra del Garda \u2013 una da quella veronese, l\u2019altra da quella bresciana \u2013 quelle due care ombre si ostinino a mandarsi ancora un estremo e tenero saluto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">(*) Trattasi del dott. Giuseppe Sandri, fratello di Ada, per molti anni medico condotto di Costermano sul Garda.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7197.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40980 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7197.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40980\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7197.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7197.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7197.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7197.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/IMG_7197.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-default\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> \u201cLa prima scuola elementare in questo paese \u00e8 stata messa in piedi da don Benigno Toblini, un prete che proveniva da Malcesine. L\u2019aveva realizzata sul lato destro guardando la chiesa, in alto, a ridosso del campanile. La scuola \u00e8 rimasta in questo luogo fino a quando in epoca fascista, probabilmente negli anni \u201920 o \u201930, \u00e8 stata costruita quella pubblica che secondo i miei informatori ha operato fino al 1975\/76\u201d. Cfr. Carlo Gaioni Scolaro, <em>La mia scuola elementare prima, dopo e oltre<\/em>, libro stampato in proprio a Corbetta (Mi) nel 2017. E cos\u00ec presentato da Alessandro Martinelli nell\u2019introduzione: \u201c\u2026 uno spaccato di quella che fu la Scuola da fine ottocento fino agli anni ottanta del secolo scorso. Tutto trova spazio in questo bel volume: i ricordi di maestre e scolari, i materiali utilizzati e le materie studiate, i temi, i dettati, poesie, preghiere e foto di classe. Addirittura le Scuole stesse sembrano raccontarsi, quelle dei paesi pi\u00f9 grandi e le misere scuole delle frazioni sperdute, aule ricavate nel niente di quegli anni senza asfalto e automobili, di nevicate formidabili e di famiglie numerose costrette a volte a mandare i figli a famigli per farli sopravvivere alla fame, alle malattie e alla misera solitudine dell\u2019uomo comune. E proprio l\u2019insegnamento diede le basi di un\u2019istruzione, prima nelle mani di curati di campagna e poi in quelle di giovani maestri e maestre, che, fra libri, inchiostro e pennini, avrebbe contribuito ad aiutare la nostra gente anche a difendersi nel mondo che di l\u00ec a poco l\u2019avrebbe travolta con guerre e modernit\u00e0, mutandone via via orizzonti e valori\u201d. Un quadro, questo, che fa da sfondo anche alla vicenda di Ada Sandri, il cui percorso professionale \u00e8 quello tipico di ogni insegnante al tempo del Ventennio fascista, quindi del secondo conflitto mondiale e infine del faticoso Dopoguerra. Una vicenda, in verit\u00e0, comune a centinaia e migliaia di altre maestre italiane le quali, svolgendo il loro lavoro tra problemi e difficolt\u00e0 di ogni genere, alla fine hanno scritto una grande pagina nella storia delle donne del secolo scorso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Per tali annotazioni sui registri di classe, si veda: <em>Andare a scuola nel comune di Caprino dal 1900 al 1945<\/em>, tesi di laurea di Paola Giacomazzi in Scienze dell\u2019Educazione presso l\u2019universit\u00e0 di Verona, anno accademico 2003-2004.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> \u00c8 la nota fontana, detta della \u201cSbolsa\u201d, ubicata poco prima del bivio per Fintanorbole. \u00c8 risaputo che fin dai tempi antichi le massaie di Lumini e dintorni erano solite recarsi a quella sorgente a causa della periodica carenza d\u2019acqua in quei borghi di montagna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> Da una confidenza di Giusi Messetti a Fabio Coltri (estate 2022): \u201cMia mamma ha conosciuto Ada quando abitava a Lubiara e spesso passava da Porcino. Mia nonna materna era la madrina di Ada, essendo la mamma di Ada vissuta vicino a mia nonna ai Bertocchi. Mia mamma ricorda che quando Ada si \u00e8 sposata, mia nonna le ha portato un regalo (una scatola con dentro tutta una serie di materiali per la scrittura) e nel tragitto in bicicletta ha incontrato Alide, fidanzata con tuo suocero, (*) anche lei diretta a Lubiara, a casa dei Sandri. Fatto che a quel tempo costituiva una novit\u00e0, e cio\u00e8 che la fidanzata andasse a casa del fidanzato\u201d.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Pur stanco e sfinito a furia di leggere e rileggere questi miei appunti di \u201cviaggio\u201d \u2013 \u00e8 dall\u2019estate scorsa che m\u2019intasano la scrivania \u2013 ci\u00f2 nonostante io mi ostino a riesaminare ancora questo breve &#8220;Stradario&#8221; il quale, malgrado tutti gli sforzi per renderlo meno rapsodico e pi\u00f9 razionale, non muta granch\u00e9 la sua natura intimamente svagata e frammentaria. E quindi oltremodo indigesta, va da s\u00e9, ai comuni lettori delle comuni guide turistiche. 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