{"id":40905,"date":"2023-04-20T00:01:15","date_gmt":"2023-04-19T22:01:15","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=40905"},"modified":"2024-08-08T10:37:32","modified_gmt":"2024-08-08T08:37:32","slug":"vicinanza-estranea-contrappunto-mandelstam","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/04\/20\/vicinanza-estranea-contrappunto-mandelstam\/","title":{"rendered":"Vicinanza estranea. Contrappunto Mandel\u2019\u0161tam","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Dario Borso negli ultimi anni \u00e8 passato attraverso una lunga esperienza di traduzione di testi Paul Celan, sempre animato da una volont\u00e0 di ricostruire segmenti della sua traiettoria, orientando i lettori nei contesti di genesi e ricezione<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. La pubblicazione del volume delle <em><a href=\"https:\/\/www.crocettieditore.it\/poesia\/poesie-tradotte-da-paul-celan\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Poesie di Mandel\u2019\u0161tam tradotte da Paul Celan<\/a><\/em> si inserisce in questa linea di lavoro di edizione e \u2018transfer\u2019 non solo di un\u2019opera poetica ma anche del valore poetologico di testi poetici, critici, traduzioni e paratesti celaniani nelle condizioni del \u201ccampo letterario\u201d nel quale&nbsp;essi&nbsp;si collocano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per riprendere letteralmente la parola russa \u201cSobesednik\u201d, osserva Michael Eskin<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, bisognerebbe dire \u201c<em>der Mitredende<\/em>\u201d, \u201cco-parlante\u201d, ovvero l\u2019interlocutore insieme oggetto e soggetto, non necessariamente da personalizzare in senso biografistico. Celan ha bisogno, da un certo momento in poi del suo percorso di scrittura, di qualcuno che parli con e per lui. Ha bisogno di un Sobesednik, per motivi personali e poetologici. \u00c8 in una situazione del genere che \u201cil nome Ossip ti viene incontro\u201d<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>: non \u00e8 un caso che la lettura di Osip Mandel\u2019\u0161tam lo accompagni e sostenga nei momenti in cui pi\u00f9 acuta si fa la crisi provocata dalle accuse di plagio rivoltegli da Claire Goll, che rivendica in modo mendace al suo defunto marito, il poeta Yvan Goll, la \u2018paternit\u00e0\u2019 di alcuni versi celaniani \u2013 esattamente dalla met\u00e0 degli anni cinquanta fino a primissimi anni sessanta. Alla traduzione delle poesie di Mandel\u2019\u0161tam, apparse in volume presso l\u2019editore Fischer nel 1959, Celan lavora tra il 1957 e il 1959, parallelamente quindi alla scrittura di <em>Sprachgitter<\/em><a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Scrittura e traduzione si sostengono a vicenda, con-parlano. L\u2019esperienza di scrittura e traduzione emerge ad evidenza ancora nel 1960, nel discorso pronunciato da Celan a Darmstadt in occasione del premio B\u00fcchner, <em>Il Meridiano<\/em><a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, che mostra numerosi richiami, anche letterali, sia alla prefazione di Celan all\u2019edizione Fischer, sia a diversi passaggi della trasmissione radiofonica scritta da Celan per la NDR e trasmessa nel 1959, inserita da Dario Borso in questa edizione delle <em>Poesie<\/em> (pp. 187-200). Tra il 1961 e il 1963 Celan lavora alla nuova raccolta, <em>La rosa di nessuno<\/em> (<em>Die Niemandsrose<\/em>, 1963)<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a> dedicata proprio a Osip Mandel\u2019\u0161tam (non senza oscillazioni sul dedicatario), con abbozzi che vedono in epigrafe, uno accanto all\u2019altro, due poeti esuli appartenenti a spazi e tempi diversissimi, ma legati: Mandel\u2019\u0161tam e Dante. Dante, cos\u00ec centrale anche nella poetica di Mandel\u2019\u0161tam, resta intessuto in modo pi\u00f9 sottile nella trama dell\u2019intera raccolta; alcune poesie pi\u00f9 esplicitamente dantesche resteranno comunque inedite<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Prevale la necessit\u00e0 poetica ed esistenziale di condividere uno spazio col \u201cfratello Ossip\u201d. La grandiosa, cosmica e terrestre, personalissima e universale elegia <em>Es ist alles anders<\/em> (<em>\u00e8 tutto diverso<\/em>)<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a> riprende in versi lo scambio di mani, di parole, di braccia, di nomi, tra il poeta-traduttore Celan e il poeta-tradotto Mandel\u2019\u0161tam; cos\u00ec come in diverse altre poesie della raccolta la ripresa della voce e delle parole dell\u2019altro, \u201cattualizzate\u201d nel presente di chi scrive si fanno voce propria e altrui. Si veda ancora, tra numerose poesie: <em>Eine Gauner und Ganovenveise<\/em>, in cui metamorfico il nome di Mandel\u2019\u0161tam entra nella serie di risonanza metamorfica <em>Friaul \u2013 Mandelbaum \u2013 Bandelbaum \u2013 Mandeltraum \u2013 Trandelmaum \u2013 Machandelbaum \u2013 Chandelbaum \u2013 Aum<\/em>, in cui spazi e tempi in modo sinistro passano molti confini d\u2019Europa ed evocano insieme esili, alberi di vita (come il mandorlo) e alberi di morte violenta, come il <em>Machandelbaum<\/em>, il ginepro della terribile fiaba dei Fratelli Grimm, e ancora il sacro candeliere. O ancora <em>Nachmittag mit Zirkus und Zitadell<\/em>e, in cui a Brest, al cospetto dei cerchi infuocati di un circo, e di una tigre che salta, \u201cda sah ich dich, Mandelstamm [sic]\u201d, ed \u00e8 un raro momento di raccolta di s\u00e9 \u2013 in cui \u201cVerloren war Unverloren, \/ das Herz ein befestigter Ort\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La voce di Mandel\u2019\u0161tam tradotta da Celan accompagna dunque le uscite editoriali di due delle sue raccolte pi\u00f9 importanti. Gli anni di pubblicazione della prima edizione Fischer (1959) e la seconda edizione riveduta e accresciuta (1963) coincidono quindi con delle pi\u00f9 importanti raccolte celaniane, <em>Grata di<\/em> <em>parole<\/em> e <em>La rosa di nessuno<\/em>, creando fenomeni che lo stesso Celan, da traduttore di Breton, avrebbe chiamato \u201cvasi comunicanti\u201d, e lasciando il proprio segno sia negli scritti poetologici coevi, sia nelle note e aforismi coevi raccolti nei microliti. Sono anni cruciali per la sua esperienza poetica ed esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Celan ha svolto un ruolo molto importante nell\u2019importare all\u2019interno del campo letterario germanico quella che con Jaccottet potremmo chiamare un modo di \u201cpartire dalla parola Russia\u201d, perseguito scientemente e in stretta connessione con la ricerca di una chiave poetologica che lo sostenesse, che si potesse leggere in diffrazione accanto alla sua. Questo accade soprattutto per Osip Mandel\u2019\u0161tam e altri poeti tra quelli \u201cbruciati dalla loro generazione\u201d<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a> in Russia (Gumilev, Chlebnikov, Majakovskij, Esenin, Cvetaeva \u2013 tutti presenti, in vario modo direttamente o indirettamente nelle sue poesie, soprattutto nella raccolta del \u201963).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esiste dunque un motivo personale che riguarda la propria posizione all\u2019interno della tradizione poetica, del tutto fraintesa \u2013 e al centro di accese e distruttive polemiche, proprio in quegli anni, rispetto a un suo presunto ermetismo e distacco dalla realt\u00e0 \u2013 e la possibilit\u00e0, tout-court, di continuare a tradurre e leggere la tradizione occidentale senza tener conto delle distruzioni del Novecento. Celan pensa alla distruzione dei sommersi nei lager, ma anche alla generazione bruciata nei gulag, e \u2013 sempre negli anni in cui traduce Mandel\u2019\u0161tam \u2013 alla polverizzazione dell\u2019umano prodotta dalla bomba atomica. La traduzione attualizza, ricolloca nell\u2019oggi di chi parla \u201coggi\u201d la voce di chi ha parlato \u201cprima\u201d. Celan vede in Mandel\u2019\u0161tam gi\u00e0 un esempio di questa operazione di attualizzazione nel tempo: come nei suoi versi il vomere della poesia riporti alla luce la zolla di una terra nera che riscrive in russo Ovidio nel segno del suo esilio, per fare un solo tra i molti esempi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lui lo fa con Mandel\u2019\u0161tam stesso, ma negli anni 1957-1963 intraprende un gigantesco sforzo di creare un reticolo (<em>Gitter<\/em>) tra le diverse opere poetiche in gestazione e le traduzioni in cantiere. Il cantiere \u00e8 unico, ed \u00e8 quello della poesia e della vita. Non possiamo fare a meno di menzionare, nello stesso giro d\u2019anni le traduzioni da Ren\u00e9 Char e della <em>Jeune Parque<\/em> di Paul Val\u00e9ry. Rilevante in questo discorso il duo progetto, sviluppatosi proprio dopo l\u2019esperienza di traduzione di Mandel\u2019\u0161tam, Blok, Chlebnikov; Baudelaire, Rimbaud, Val\u00e9ry, di realizzare una antologia poetica dal titolo <em>Fremde N\u00e4he<\/em> (<em>Vicinanza estranea<\/em>)<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a> che comprendesse autori russi e francesi, messi insieme in una sorta di contrappunto interlinguistico. Le traduzioni sono parte integrante dell\u2019opera di Celan ciascuna per un particolare dialogo intrapreso con un poeta o con una tradizione, con una lingua e con una cultura. Celan costruisce uno spazio in cui si aggreghino poesia, traduzione e poetica; d\u2019altro canto cerca di distinguere la singolarit\u00e0 della propria voce rispetto alle voci altrui, creando una rete che potremmo chiamare di meridiani della scrittura e paralleli dell\u2019esistenza, propria e altrui. Se dai francesi Celan assume una prova di distanza ed estraneit\u00e0, dai russi, in particolare da Mandel\u2019\u0161tam sperimenta la vicinanza dialogica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di pari passo, sempre intorno al 1960, Celan progettava un vero e proprio studio sull\u2019oscurit\u00e0 nella poesia \u2013 legato soprattutto all\u2019esperienza di traduzione di Val\u00e9ry \u2013 e sulla fenomenologia del poetico \u2013 legato agli stimoli tratti dalla lettura e traduzione di Mandel\u2019\u0161tam. In una lettera allo slavista Gleb Struve ricorda la propria formazione filologica di germanista e linguista, come parte importante del suo sforzo traduttivo. Rivendica, per le sue traduzioni, la \u201cgrande vicinanza al testo\u201d [<em>Textn\u00e4he<\/em>] e nello stesso tempo la \u201ctraduzione del poetico\u201d [<em>das Dichterische<\/em>], la \u201cfigura\u201d [die Gestalt] e il \u201ctimbro del parlante\u201d [<em>das \u201cTimbre\u201d des Sprechenden<\/em>]. Timbro \u00e8 per lui l\u2019elemento testuale, scritto, strutturale, oggettivamente riconoscibile, non scindibile da quello esistenziale, creaturale. Il testo \u00e8 manifestazione \u201c<em>ph\u00e4nomenal<\/em> (in senso fenomenologico) del poetico\u201d, <em>Gestalt<\/em> legata alla percezione di una forma in cui il tutto \u00e8 pi\u00f9 che la somma delle singole parti. Questa somma si accresce e si modifica nel tempo, e non si pu\u00f2 mai cogliere interamente. L\u2019autore tradotto \u00e8 <em>der Sprechende<\/em>, al participio presente; la traduzione \u00e8 performance nella quale si esprime, insieme alla voce di chi traduce, anche l\u2019altra voce. Parlare per conto di un altro con la propria voce: \u00e8 questo che fa il traduttore, sfidando i tempi e il rischio dell\u2019incomprensione, anche della distanza<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo contesto, per il lettore italiano che non abbia accesso n\u00e9 al tedesco n\u00e9 al russo, l\u2019edizione curata da Dario Borso offre strumenti per orientarsi, e per comprendere la portata del lavoro e dell\u2019esperienza di traduzione che fonda questa vicinanza osmotica di Celan al poeta russo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019edizione raccoglie i 42 testi scelti dalle <em>Opere complete<\/em> per l\u2019edizione Fischer del 1959, due ulteriori traduzioni inedite e tre poesie tratte dall\u2019almanacco <em>Vie Aeree<\/em> pubblicato a New York nel 1961, aggiunte alla ristampa dell\u2019edizione Fischer nel 1963. Inoltre, la trasmissione radiofonica su Mandel\u2019\u0161tam, ma soprattutto una sinossi importantissima: il testo fornisce gli originali in russo delle poesie, e insieme traduzioni dal russo scelte tra le \u201cpi\u00f9 letterali\u201d. Scrive Borso (p. 137): \u201cper misurare la distanza della \u2018ricreazione\u2019 di Celan da una traduzione \u2018normale\u2019 e soprattutto dal testo-base di Mandel\u2019\u0161tam (di cui egli ha tenuto per\u00f2 la rima) riporto qui l\u2019originale delle singole poesie con la traduzione italiana che, fra le tante prodotte (mediatamente tre per ciascuna poesia), risulta pi\u00f9 aderente quanto a lessico e sintassi, ossia pi\u00f9 letterale (come, nel bene e nel male, lo \u00e8 la mia da tedesco)\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come osserva Borso nella quarta di copertina, \u201cmantenendo la forma chiusa cos\u00ec caratteristica del verso russo, Celan nella traduzione \u2018sacrific\u00f2\u2019 il lessico spingendosi cos\u00ec ai limiti di una vera e propria ricreazione\u201d. Ma proprio questa distanza misura l\u2019interlocuzione di Celan con Mandel\u2019\u0161tam, segna la sua presenza nell\u2019oggi celaniano. Qualche esempio tra i moltissimi, quasi a ogni pagina, che si potrebbero rilevare. A pagina 16, in <em>mi fu dato un corpo<\/em>, nell\u2019ultimo distico, Celan sceglie, per esprimere \u201cil vapore\u201d del fiato condensato su un vetro che presto \u201csvanir\u00e0\u201d, la parola \u201c<em>Tr\u00fcbung<\/em>\u201d: termine che designa materialit\u00e0 densa, ma anche una oscurit\u00e0 attraversata dalla luce. Si tratta di una parola-segnatura importantissima nella traduzione che nel 1959 Celan user\u00e0 per \u201cfar sua\u201d e cambiare compeltamente di segno, la <em>Jeune Parque<\/em> di Val\u00e9ry.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E cos\u00ec le scelte lessicali nella <em>Conchiglia<\/em>, a p. 32, dove si ricombinano <em>Sand, Glocke, D\u00fcnung, W\u00e4nde, Herz<\/em> (sabbia, campana, risacca, cuore): parole centrali della poetica celaniana (pensiamo a <em>Voci<\/em> in <em>Grata di parole<\/em>, scritta tra il 1957 e il 1958, e disseminate come lapilli nella raccolta <em>La rosa di Nessuno<\/em>). O la ripresa da <em>Le citt\u00e0 che qui fioriscono<\/em>, a pag. 52-53: \u201ces lebt des Menschen Ort \u2013 ein Ort im All\u201d (vive il luogo dell\u2019uomo \u2013 un luogo nel creato): quel luogo ritorna nella prefazione di Celan e poi, nel 60, nel suo <em>Meridiano<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alle pagg. 78-79, in <em>Sorelle pesantenzza, vi vedo uguali<\/em>, la frequente allocuzione mandel\u2019\u0161tamiana a persone e oggetti \u201cti vedo, vi vedo\u201d, torna proprio rivolta al poeta russo nella<em> Rosa di nessuno<\/em>: \u201csah ich dich, Mandelstamm\u201d (\u201cti vidi, Mandelstamm\u201d). Un ultimo esempio, a mostrare lo <em>Sprachgitter<\/em>, la grata, il reticolo linguistico che tiene insieme, con al centro Mandel\u2019\u0161tam, l\u2019oggi celaniano in cui Celan convoca anche altri, come H\u00f6lderlin, o il Lenz di B\u00fcchner, in testi pubblicati tra il \u201959 e il \u201963. L\u2019esempio illumina una sfumatura, a testimonianza dell\u2019avvincente e anche illuminante gioco del confronto tra traduzione \u2018letterale\u2019 dal russo di diverse traduttrici e traduttori inseriti nel paratesto di questa bella edizione, e la traduzione altrettanto \u2018letterale\u2019 fornita da Borso delle versioni celaniane. Nella poesia <em>A Pietroburgo<\/em> (pp. 86-89) Celan compie una scelta importante. Per tradurre \u201cla notte sovietica\u201d, che occorre pi\u00f9 volte nella poesia (trad. di Paolo Galvagni alle pp. 263-265), Celan sceglie \u201cJ\u00e4nnernacht\u201d, che Borso non pu\u00f2 che tradurre \u201cnotte di gennaio\u201d. Ma l\u2019espressione \u201cJ\u00e4nner\u201d, variante tedesco-meridionale e austriaca per dire \u2018gennaio\u2019, viene ripresa da Celan nel suo Meridiano, in omaggio all\u2019incipit del racconto Lenz di B\u00fcchner, che ritrae Lenz mentre proprio il 20 gennaio (\u201cam 20. J\u00e4nner\u201d) comincia il suo cammino in montagna, in Svizzera, verso la follia, che \u2013 non per un caso \u2013 sarebbe finito con la morte, tempo dopo, in una notte fredda per le strade di San Pietroburgo. La stessa data si riattualizza, nel discorso di Celan, nel \u201c20. J\u00e4nner\u201d 1942, con un precipizio di follia e morte molto diverso: si tratta della data storica della \u201csoluzione finale\u201d decisa a Wannsee dai nazisti. E sempre <em>J\u00e4nner<\/em> \u00e8 richiamato nella<em> Rosa di nessuno<\/em> nella poesia dedicata a H\u00f6lderlin e alla sua balbuzie, parlante pi\u00f9 di ogni parola piana: <em>T\u00fcbingen J\u00e4nner<\/em><a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Lascio aperta la domanda: cosa pu\u00f2 aver spinto ad attualizzare questa poesia con una vera e propria sostituzione: da <em>Soviet<\/em>&#8211; a <em>J\u00e4nner<\/em> per connotare la \u201cnotte\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono moltissime le piste che questo prezioso volume sa aprire. Lascio ai lettori riscontare le pi\u00f9 macroscopiche riprese dal <em>Meridiano<\/em>, sia nella prefazione, sia nel dialogo radiofonico, che riprende e riscrive insieme elementi di poetica e testi di Mandel\u2019\u0161tam e appunti, riflessioni e versi di Celan.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A mo\u2019 di \u201cstretta\u201d conclusiva, compongo un collage dalle Voci 1 e 2 (pp. 189-200) del programma Radiofonico nella traduzione di Borso. Non conosco il russo, non sono studiosa ma solo lettrice di Mandel\u2019\u0161tam. Il mio occhio \u00e8 \u2018celanizzato\u2019 da anni di studio del poeta, e quindi leggendo riconosco in Celan un tentativo di ritrarre, trattenere in vita, anche giustificare se stesso insieme e accanto al suo <em>sobesednik<\/em> elettivo: \u201cqueste poesie sconcertano\u201d; \u201c\u00e8 ipersensibile, impulsivo, imprevedibile\u201d; \u201cnon and\u00f2 mai a Canossa\u201d; le immagini \u201cresistono al concetto di metafora e di emblema; hanno carattere \u2018fenomenico\u2019\u201d; \u201cla poesia \u00e8 qui la poesia di chi sa che parla dall\u2019angolo di inclinazione della sua esistenza, sa che la lingua della sua poesia non \u00e8 n\u00e9 \u2018conformit\u00e0\u2019 n\u00e9 lingua a s\u00e9, ma lingua attualizzata, sonora e sorda in uno\u201d; le sue poesie \u201csono dialogo. Nello spazio di questo dialogo si costituisce l\u2019interpellato, si rende presente, si raccoglie attorno all\u2019io che lo interpella e nomina\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec la poesia e la traduzione di Celan si costituiscono, ed egli stesso come interpellante e interpellato si costituisce, in uno spazio reticolare di cui Dario Borso ha offerto al lettore italiano un importante incrocio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Osip Mandel\u2019\u0161tam<br><em><a href=\"https:\/\/www.crocettieditore.it\/poesia\/poesie-tradotte-da-paul-celan\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Poesie tradotte da Paul Celan<\/a><\/em><br>a cura di Dario Borso<br>Crocetti, 2023<br>204 pp., \u20ac 18<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-default\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> Penso per esempio all\u2019edizione italiana della <em>Sabbia delle Urne<\/em> (Einaudi 2016) con la sua storia accidentata, primo volume della sua \u2018Opera\u2019 pubblicato a Vienna e immediatamente ritirato per eccesso di refusi e imprecisioni, il cui corpus sarebbe riapparso, ricontestualizzato in opere successive ma mai ripubblicato nella sua veste originaria, riproposto al pubblico italiano con numerosi commenti e integrazioni di poesie; o ancora all\u2019importante e poco studiata opera tarda di Celan, <em>Oscurato<\/em>, o alle piccole e preziose edizioni delle <em>Poesie sparse pubblicate in vita<\/em> (nottetempo 2011), ma soprattutto alla realizzazione, in Italia, di un progetto incompiuto: la cosiddetta <em>Antologia italiana<\/em>, scelta di Celan per una edizione mai realizzata in Italia (nottetempo 2020). Sempre Borso, gi\u00e0 nel 2010, aveva sollecitato l\u2019editore Zandonai a pubblicare una scelta dai <em>Microliti<\/em> (riedita da Mondadori nel 2020), proponendo un ordine diverso da quello scelto dai curatori Badiou e Wiedemann. Non tematico ma cronologico, per seguire il farsi di una sorta di Zibaldone, e cogliere questa scrittura in sinossi rispetto alle poesie pubblicate o inedite coeve.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Attento ai contesti di genesi testuale, cos\u00ec come al grande intertesto che corre tra scrittura e vita, intesa come vita pubblica, e vita psichica e privata (documentata nelle note ai testi che hanno il merito di aver portato il lettore italiano a conoscenza di dettagli importanti offerti dalla nuova edizione critica e commentata di Barbara Wiedemann \u2013 nelle due edizioni apparse da Suhrkamp nel 2003 e \u2013 accresciuta e corretta \u2013 nel 2018), Borso ha ricostruito anche il contesto di ricezione di Celan in Italia, seguendone vicende editoriali e analizzando, caso per caso, le diverse traduzioni in <em>Paul Celan in Italia<\/em>, <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/12\/05\/pietre-e-fiori-scelti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">recensito da Massimo Palma proprio su <em>Antinomie<\/em><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Michael Eskin, <em>Schwerer werden, leichter sein. Gespr\u00e4che um Paul Celan. Mit Durs Gr\u00fcnbein, Gerhard Falkner, Aris Fioretos und Ulrike Draesner, Wallstein<\/em>, G\u00f6ttingen 2020, p. 29.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> Paul Celan, <em>Poesie<\/em>, a cura di Giuseppe Bevilacqua, Milano, Mondadori 1998, p. 491.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> Titolo di difficile resa di <em>Gitter<\/em> in italiano: grata, griglia, addirittura cancello. Cos\u00ec Aloisio Rendi ma si dovrebbe forse pensare a qualcosa come \u2018reticolo\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> Paul Celan<em>, La verit\u00e0 della poesia. <\/em>Il meridiano<em> e altre prose<\/em>, a cura di Giuseppe Bevilacqua, Einaudi, Torino 1993, pp. 3-22. Ma si veda l\u2019immagine della poesia come \u201cmessaggio in bottiglia\u201d, decisamente mandelstamiana, nella Allocuzione di Brema del 1958, ivi. pp. 34-35.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> Celan, <em>Poesie<\/em>, cit. pp. 348-505.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> Ne ho scritto in <em>Dalla \u00abcandida rosa\u00bb alla \u00abrosa di niente, di nessuno\u00bb. Paul Celan legge Dante<\/em>, in \u00ab<a href=\"https:\/\/www.viella.it\/libro\/9788833139845\">Critica del testo. XXIV \/ 3, 2021<\/a>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> Celan, <em>Poesie<\/em>, cit., pp. 490-495.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> Definizione di Jakobson ripresa da Celan nella Premessa alla raccolta di traduzioni, cfr. nella traduzione di Dario Borso, p. 5.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> Ne ho scritto in <em>Vita a fronte. Saggio su Paul Celan<\/em>, Quodlibet, Macerata 2005, pp. 89-91.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> Ne ho scritto in <em>Ricercar per verba. Paul Celan e la musica della materia<\/em>, Quodlibet, Macerata 2022, pp. 343-344.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn12\" href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Celan, <em>Poesie<\/em>, cit., pp. 180-181.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Osip Mandel\u2019\u0161tam<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Dario Borso negli ultimi anni \u00e8 passato attraverso una lunga esperienza di traduzione di testi Paul Celan, sempre animato da una volont\u00e0 di ricostruire segmenti della sua traiettoria, orientando i lettori nei contesti di genesi e ricezione. 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Manuale di poesia per chi va a piedi\u201d, 2009; per Lavieri Ulrike Draesner, \u201cViaggio Obliquo\u201d, 2010; Jacob e Wilhelm Grimm, \u201cTutte le fiabe\u201d, prima edizione integrale, 2015). Dal 2023 \u00e8 socia corrispondente dell\u2019Accademia Nazionale dei Lincei.\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/author\\\/camilla-miglio\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Vicinanza estranea. Contrappunto Mandel\u2019\u0161tam - Camilla Miglio","description":"Dario Borso negli ultimi anni \u00e8 passato attraverso una lunga esperienza di traduzione di testi Paul Celan, sempre animato da una volont\u00e0 di ricostruire segmenti della sua traiettoria, orientando i lettori nei contesti di genesi e ricezione. 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