{"id":39951,"date":"2023-03-23T00:01:42","date_gmt":"2023-03-22T23:01:42","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=39951"},"modified":"2024-06-06T23:05:32","modified_gmt":"2024-06-06T21:05:32","slug":"passeggiando-tra-cose-non-ancora-pensate-o-disegnate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/03\/23\/passeggiando-tra-cose-non-ancora-pensate-o-disegnate\/","title":{"rendered":"Passeggiando tra cose non ancora pensate o disegnate","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ANDREA BELLINI:  Luigi, il tuo <em>Codex Seraphinianus<\/em> pubblicato da Franco Maria Ricci nel 1981 \u00e8 divenuto un libro di culto:\u00a0360 pagine di straordinari\u00a0disegni metamorfici, associati a una elegante scrittura asemica. Ne hanno scritto e lo hanno amato personalit\u00e0 come Tim Burton, Giorgio Manganelli, Italo Calvino, Federico Fellini e molti altri. Questo successo cos\u00ec\u00a0repentino \u00e8 per\u00f2 arrivato con un prezzo da pagare: il resto del tuo lavoro, come per esempio quello della progettazione architettonica e del design \u00e8 rimasto \u2013 a mio avviso ingiustamente \u2013 un poco nell\u2019ombra. Per questa\u00a0ragione, se sei d&#8217;accordo, vorrei parlare di tutto in questa intervista tranne che del tuo <em>Codex<\/em>. Comincerei comunque dalla tua formazione. Come e dove ti sei formato?\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LUIGI SERAFINI: Allora, invece del <em>c\u2019era una volta <\/em>user\u00f2 il passato remoto per dire che nacqui nel 1949 e crebbi nel centro della Roma barocca, prima che i pellegrini devoti fossero sostituiti dai turisti automatici, e prima che i gatti sparissero da vicoli e piazze insieme ai cascherini, che cantavano pedalando sui loro tricicli da carico durante la consegna mattutina del pane alle trattorie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sono sicuro di aver cominciato a disegnare prima della nascita, ma certo non ricordo un momento senza una matita in mano. &nbsp;D\u2019estate andavo a giocare col mare Adriatico e liberavo le spontanee fantasie infantili nella villa degli zii, un forziere di arte e di storia sui verdi pendii della valle dell\u2019Aso. Poi il collegio dei Padri Scolopi, seguito da studi di architettura nell\u2019allora mitica e rivoluzionaria Valle Giulia. Nel \u201971 partii per gli USA con l\u2019obiettivo di uno stage in qualche studio di architetti newyorkesi. Mi ritrovai invece <em>on the road <\/em>con sacco a pelo e Rolleiflex e feci in quattro mesi un giro completo degli States in autostop tra quei settanta\/ottanta milioni di giovani che, muovendosi incessantemente da una citt\u00e0 all\u2019altra, per un concerto, per un raduno, per un non-si-sa-che, incarnavano il futuro web di Internet, che stava nascendo in California e che avrebbe cambiato il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli anni seguenti altri viaggi mi portarono attraverso il Medio Oriente prima della Guerra del Libano e nel cuore dell\u2019Africa, l\u2019allora R\u00e9publique Populaire du Congo. Poi tanta Inghilterra, alternata da tanto lavoro negli studi degli architetti Maurizio Sacripanti e Luigi Pellegrin. Nel \u201976 la svolta in una soffitta proprio vicino al luogo dove ero cresciuto: la nascita del <em>Codex Seraphinianus<\/em>. Il libro vide la luce grazie alla follia di Franco Maria Ricci nel 1981 e Milano mi accolse con le sue mille seduzioni. Partecipai alla prima Memphis e mi dedicai al design che stava allora esplodendo nella Brianza, la Maradag\u00e0l di Carlo Emilio Gadda. Nel frattempo, era avvenuto a Roma l\u2019incontro fondamentale con Giordano Falzoni, il mio mentore, amico di Andr\u00e9 Breton e Henri Michaux. Insomma, tutto questo per dire che, proprio come una pianta, alla fine ero diventato Luigi Serafini, C. F. SRFLGU49M04H501X.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-APRES-LAPRES-MIDI-DUN-FAUNE-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40109 lazyload\" width=\"525\" height=\"661\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-APRES-LAPRES-MIDI-DUN-FAUNE-1.jpg?resize=525%2C661&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40109\" width=\"525\" height=\"661\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-APRES-LAPRES-MIDI-DUN-FAUNE-1.jpg?w=700&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-APRES-LAPRES-MIDI-DUN-FAUNE-1.jpg?resize=238%2C300&amp;ssl=1 238w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-APRES-LAPRES-MIDI-DUN-FAUNE-1.jpg?resize=480%2C604&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 525px) 100vw, 525px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>L&#8217;apr\u00e8s-midi d&#8217;un faune<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AB: Ho parlato a lungo di Giordano Falzoni recentemente anche con Luigi Ontani. Personaggio poliedrico, oltre che pittore Falzoni \u00e8 stato anche scrittore, autore teatrale e poi attore nei film di Federico Fellini, Dino Risi, Damiano Damiani, Alberto Grifi e molti altri. Figura centrale dell\u2019ambiente culturale italiano a partire dagli anni Cinquanta, sembra che abbia ispirato una grande quantit\u00e0 di artisti, rimanendo tuttavia una figura difficile da afferrare e soprattutto \u2013 oggi \u2013 quasi completamente dimenticata.&nbsp;Alberto Grifi nel film sperimentale <em>Il Grande Freddo, ovvero riuscir\u00e0 Giordano Falzoni a svegliare la bella addormentata<\/em>&nbsp;(1971), di cui Falzoni \u00e8 anche co-autore, rivolgendosi a quest\u2019ultimo a un certo punto dice: \u00abtu Giordano non sei un pittore che cristallizza la propria creativit\u00e0 soltanto nell\u2019opera d\u2019arte, destinata ad essere rinchiusa in un museo, allontanata dalla vita, ma sei piuttosto l\u2019artista che aiuta gli altri a trovare la loro propria creativit\u00e0\u00bb.&nbsp; Tu mi dici che \u00e8 stato anche per te un mentore. Vuoi descrivere brevemente Falzoni e dirmi in che modo ha avuto anche per te una funzione mai\u00e8utica, ispiratrice?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LS:<em> It was a dark and stormy night<\/em>\u2026 cos\u00ec avrebbe cominciato Snoopy, citando sir&nbsp;Edward George Earle Bulwer-Lytton, senza peraltro allontanarsi troppo dai fatti che sto per raccontare. Infatti, alle 7:00 del mattino di una giornata grigio-inverno del 1982, squill\u00f2 il telefono (non ancora telefonino) e da una cabina telefonica una voce maschile, tanto delicata da sembrare timida, si manifest\u00f2 al mio orecchio ancora intorpidito dai notturni Valpolicella \u2013 \u00abSalve, sono Giordano Falzoni\u2026 e sono in giro con l\u2019amica Annalisa\u2026vorrei venirla a trovare per parlarle del <em>Codex<\/em>\u2026\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma chi era Giordano Falzoni? Dunque, se qualche lettore avesse i mezzi per rivolgersi alla societ\u00e0 IPSOS, riceverebbe in risposta un grafico con le linee delle sue numerose attivit\u00e0 (pittore-ceramista-scultore-performer-scrittore-drammaturgo-attivista radicale-guida spirituale-traduttore di Andr\u00e9 Breton, di Mikey Spillane e del dott. R.P. Kaushik-taumaturgo-attore-sceneggiatore-regista-membro del gruppo 63-attivista della nascita dolce di Leboyer-esperantista-amico di Dubuffet e complice dell\u2019Art Brut ecc. ecc.) talmente intrecciate da rendere impossibile una sintesi ai disperati ricercatori. Per cui risponderei cos\u00ec, senza esitazione e con risparmi economici: Giordano Falzoni era solo Giordano Falzoni, o forse pi\u00f9 semplicemente Giordano, per s\u00e9 e per gli altri. Era nato a Zagabria durante un tour della madre Luisa violinista in un\u2019orchestra, che sarebbe poi diventata direttrice della mitica galleria <em>L\u2019Obelisco <\/em>di Irene Brin e Gaspero Del Corso. Il padre Giulio era un valente acquarellista, originario di Cento, e leg\u00f2 il nome del figlio all\u2019amato Giordano Bruno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando incontrai Giordano ero fresco del <em>Locus Solus <\/em>di Raymond Roussel, comparso da Einaudi nel \u201975, e che omaggiai nel <em>Codex <\/em>disegnandone l\u2019<em>Iriselle<\/em>, uccello del Borneo dal bizzarro comportamento. Giordano aveva tradotto dieci anni prima quel miracolo di scrittura pi\u00f9 fotografia che fu <em>Nadja<\/em> di Andr\u00e9 Breton, sempre per Einaudi, e quindi le nostre prime conversazioni si svolsero in un immaginario bistrot non di Boulevard Saint-Germain, ma di Viale Trastevere, perch\u00e9 Giordano mi indic\u00f2 un palazzo di Piazza Mastai dove una lapide ricordava che l\u00ec era nato Apollinaire. Insomma, il <em>Prince des Po\u00e8tes <\/em>era stato trasteverino per ben otto anni, cio\u00e8 circa un quarto della sua vita \u2026 \u2013<em> Anvedi, altro che la Sorbona! <\/em>\u2013 avrebbe chiosato Pier Paolo Pasolini, grande appassionato dell\u2019<em>anvedi <\/em>romano\u2026 E Breton amava Giordano, tanto che nel 1951 aveva presentato le sue farfalle colorate alla <em>Galerie de l\u2019\u00c9toile Scell\u00e9, <\/em>avendo ben compreso quanto lui fosse un uomo-farfalla. Ricordo che da Giordano sentii per la prima volta la parola <em>Patafisica<\/em>, e certo non potevo immaginare che trent\u2019anni dopo sarei entrato nel <em>College de \u2018Pataphysique<\/em> per intercessione di Fernando Arrabal e che nel luglio del 2021 avrei contribuito alla messa in scena dell\u2019<em>Ubu Roi<\/em> di Alfred Jarry appunto, al Teatro Argentina di Roma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le tante cose che devo a Giordano ci fu anche la scoperta del fuoco ancestrale, perch\u00e9 un giorno decise di portarmi a Deruta per introdurmi alle tecniche della terracotta e della ceramica, che ancora pratico grazie a lui. Ritrovai infine Giordano nella <em>Voce della Luna<\/em>, l\u2019ultimo film crepuscolare di Federico Fellini, per il quale avevo disegnato la prima <em>affiche<\/em>. La Luna \u00e8 stata appena catturata chiss\u00e0 come e si trova dentro una cascina romagnola. Fa seguito una grande festa notturna per il singolare evento con l\u2019arrivo della popolazione locale e delle autorit\u00e0. Giordano interpreta un professore dalla folta barba bianca seduto dietro il palco, che a un certo punto prende la parola parlando con la sua voce non doppiata e sembra proprio che improvvisi, senza pi\u00f9 distanza tra realt\u00e0 e finzione. \u00c8 la sua ultima apparizione pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non vorrei andare oltre per non cadere nell\u2019agiografia, qualora questo non fosse gi\u00e0 avvenuto. Allora, Andrea, fammi concludere cos\u00ec: Giordano aveva una natura ibrida o forse sarebbe il caso di dire \u201cquantica\u201d, perch\u00e9 poteva essere in un luogo e contemporaneamente in un altro. E inoltre Giordano era un sommo esperto di quel gioco, elementare quanto straordinario, che si chiama Nascondino e che contiene gi\u00e0 il Tutto, come sanno bene i bambini e i <em>bambulti, <\/em>come lui amava definirsi talvolta, cio\u00e8 quell\u2019essere di mezzo tra il bambino e l\u2019adulto\u2026<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-TABULINO.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40139 lazyload\" width=\"525\" height=\"570\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-TABULINO.jpg?resize=525%2C570&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40139\" width=\"525\" height=\"570\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-TABULINO.jpg?w=700&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-TABULINO.jpg?resize=276%2C300&amp;ssl=1 276w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-TABULINO.jpg?resize=480%2C521&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 525px) 100vw, 525px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Tabulino<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AB: Una natura \u201cquantica\u201d mi sembra il modo migliore di descrivere l\u2019incontenibile e indescrivibile Giordano: quantica e poi anche generosa, un virtuoso della <em>d\u00e9pense<\/em>, come lo ha definito Ontani. Quindi conosci Falzoni nel 1982, cio\u00e8 l\u2019anno successivo alla pubblicazione del <em>Codex <\/em>e al tuo esordio come designer nella prima mostra di Memphis. A proposito di design: presentasti in quella occasione uno specchio, se non sbaglio. Mi vuoi parlare di questo tuo esordio o di questa tua incursione \u2013 in realt\u00e0 breve \u2013&nbsp;nel mondo del design?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LS: La prima mostra di Memphis si tenne a Milano, a Corso Europa, nel settembre 1981, mentre il <em>Codex <\/em>fu presentato a Venezia, a palazzo Grassi, nel novembre dello stesso anno. Come sopra detto, ero arrivato a Milano sulle tracce dell\u2019editore Franco Maria Ricci, portando con me le tavole del <em>Codex <\/em>che andavo man mano disegnando e che non perdevo occasione di mostrare in giro. Fu cos\u00ec che conobbi Alessandro Mendini e, per il principio dei vasi comunicanti, tutti gli altri protagonisti del design milanese, fino a Ettore Sottsass. Questo incontro fu un colpo di fulmine e cominciai a partecipare ai preparativi teorici e pratici di Memphis, tra pizzerie fumanti e terrazze fiorite. All\u2019epoca ragionavo spesso sul Doppelg\u00e4nger e sullo specchio, come sua prima applicazione. &nbsp;E dello specchio non sopportavo il fatto che lo si dovesse attaccare a un muro, come un condannato. Pensai allora di liberarlo, rendendolo autoportante grazie a una cornice scatolare e rettangolare in laminato che si interrompeva nel lato inferiore, e lo specchio finiva cos\u00ec in un semicerchio. Due tubolari erano avvitati lateralmente e sostenevano la struttura, mediante dischi saldati che fungevano da piedistalli. Il tutto misurava pi\u00f9 di due metri in altezza. Da Sottsass scoprii l\u2019uso e lo stile del laminato, che fino ad allora avevo visto solo nelle cucine. Progettai cos\u00ec un mio modulo di decorazione nera e rossa, che serigrafai con dei telaietti sul laminato bianco. Ricordo con piacere che lo specchio fu tra i primi a comparire sulle riviste straniere, accanto naturalmente alle opere di Sottsass, il fondatore. Nonostante questo esordio promettente, l\u2019anno successivo ero gi\u00e0 stato \u201cespulso\u201d, per via di una persona che qui non nomino e che oper\u00f2 una sorta di <em>damnatio memori\u00e6<\/em>. Comunque, per un curioso contrappasso, l\u2019anno scorso venni contattato da Cambi, casa d\u2019aste milanese, perch\u00e9 gli era capitato un candeliere di vetro soffiato in forma di arcobaleno con applicazioni policrome, poggiante su basamenti. Nonostante fosse firmato <em>Ettore Sottsass P.d.A.<\/em> <em>(Prova d\u2019Autore) <\/em>pi\u00f9 un numero di tiratura che non ricordo, gli esperti avevano avuto dubbi sull\u2019autenticit\u00e0 e avevano pensato a me. \u00abEh s\u00ec \u2013 risposi \u2013 l\u2019ho disegnato proprio io nel 1991 per <em>Memphis-Extra<\/em>, una seconda fase di Memphis, senza per\u00f2 Sottsass\u2026\u00bb. Cos\u00ec, quarant\u2019anni dopo la mostra di Corso Europa, quasi nello stesso mese, mi sono ritrovato di nuovo con Ettore, ma a parti invertite\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AB: Curiosa questa&nbsp;<em>damnatio memori\u00e6<\/em>&nbsp;in effetti: nonostante tu abbia partecipato alla mostra di esordio del gruppo&nbsp;il tuo nome non \u00e8 mai \u2013 dico in nessun caso \u2013 associato a quello di Memphis. Ho bene in mente quello strano specchio che presentasti in occasione di quella prima mostra: un oggetto molto alto su due gambe,&nbsp;antropomorfo e surreale, soprattutto coloratissimo come i disegni che gi\u00e0 da qualche anno preparavi per il <em>Codex<\/em>.&nbsp; Immagino che con Sottsass sia scattata subito una scintilla: in effetti tu \u2013 nella seconda met\u00e0 degli anni Settanta, autonomamente e solo attraverso il disegno \u2013 eri arrivato a produrre un mondo molto simile a quello che gli architetti e designer di Memphis avrebbero presentato a Milano nel 1981. Mi viene in mente appunto l\u2019uso dei colori vivaci, l\u2019immaginario bizzarro e kitsch, la grande libert\u00e0 inventiva, e soprattutto il rifiuto polemico di quel minimalismo in bianco e nero, concettuale e sofisticato, che aveva dominato il mondo dell\u2019arte e del design durante il decennio Settanta. Cosa ti disse Sottsass quando vide i tuoi disegni e cosa vi dicevate con gli altri architetti e designer davanti alle vostre pizze fumanti?&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3-DUEFIORI.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40115 lazyload\" width=\"525\" height=\"525\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3-DUEFIORI.jpg?resize=525%2C525&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40115\" width=\"525\" height=\"525\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3-DUEFIORI.jpg?w=700&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3-DUEFIORI.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3-DUEFIORI.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3-DUEFIORI.jpg?resize=480%2C480&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 525px) 100vw, 525px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Duefiori<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LS: Dopo quasi mezzo secolo, forse le pizze fumanti potrebbero assomigliare alle <em>madeleines<\/em> di Proust, anche se ricordo pi\u00f9 le atmosfere che le conversazioni. &nbsp;Sicuramente in tutti c\u2019era una sorta di eccitazione dovuta al fatto di sentirsi protagonisti di quel cambiamento di gusto che aleggiava. Sottsass era ai tempi avvolto in un\u2019aura particolare, grazie al successo planetario della sessantottina Valentine-Olivetti e alla frequentazione del movimento beat, di cui la sua ex-compagna, Nanda Pivano, era stata l\u2019ispirata traduttrice. Memphis divenne cos\u00ec un centro di gravitazione per architetti e designer pi\u00f9 o meno radicali e per un pubblico pi\u00f9 o meno elitario. Per quanto mi riguarda, ci fu coinvolgimento unito a un paritario distacco forse perch\u00e9, abituato come ero ai grandi viaggi, considerai la situazione Memphis come una sosta momentanea verso un altrove ignoto quanto affascinante. Prova ne fu che nell\u201982, dopo l\u2019\u201cespulsione\u201d, disegnai una sedia completamente estranea all\u2019estetica Memphis, che nel frattempo si andava velocemente definendo in una specie di formalismo manierista. Infatti la mia sedia si basava sul tondino metallico, che disegnava una spirale nello schienale, mentre la seduta era di velluto. Insomma, nessuna policromia giocattolosa e scatolare, ma un messaggio semplicemente iconico. La chiamai <em>Suspiral<\/em> e ne realizzai una decina di esemplari per l\u2019arredo di una casa nelle Marche. Ricordo che la struttura fu creata da un vecchio (o forse antico) fabbro locale che per l\u2019occasione riattiv\u00f2 la forgia sui carboni ardenti, come un novello Vulcano addetto ai fulmini di Zeus. La sedia fu pubblicata da <em>Casa Vogue<\/em> insieme alla succitata casa ed entr\u00f2 quasi subito in produzione presso un\u2019azienda milanese, dove lo \u00e8 ancora. Fu pure notata da Philippe Stark, che mi contatt\u00f2 durante un Salone del Mobile in vista di una possibile collaborazione, che per\u00f2 non si verific\u00f2 mai.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-SUSPIRAL.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40063 lazyload\" width=\"525\" height=\"701\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-SUSPIRAL.jpg?resize=525%2C701&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40063\" width=\"525\" height=\"701\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-SUSPIRAL.jpg?w=700&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-SUSPIRAL.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-SUSPIRAL.jpg?resize=480%2C641&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 525px) 100vw, 525px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Suspiral<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AB: Ho ben presente questa sedia, la quale come schienale usa una molla di spirale, come quella che nell\u2019orologio regola il moto del bilanciere; ne hai d\u2019altronde qualche esemplare anche nella cucina della tua casa romana. A proposito di case, vorrei parlare con te proprio della casa nelle Marche, la cosiddetta Casa del Dottor Fausto, nella quale collocasti appunto le sedie \u201cSuspiral\u201d. Questa casa (di cui pubblichiamo su \u00abAntinomie\u00bb diverse immagini) \u00e8 una sorta di opera d\u2019arte totale, anche se si tratta di un lavoro di ristrutturazione dell\u2019interno, e anche del giardino a dire il vero.&nbsp; Per questa casa hai progettato non solo gli ambienti funzionali, le scale, le stanze, ma anche i mobili, i quadri, gli oggetti appesi ai muri, il vaso-fiore, fino alla teiera per la cucina: si tratta di \u00abuna piccola cosmogonia esportabile\u00bb, come credo tu stesso l\u2019hai definita sul numero di <em>Vogue<\/em> di giugno-luglio 1986. Per decorare il camino, in pietra serena, hai utilizzato le impronte in bronzo proprio di Giordano Falzoni, eccolo che ritorna nella nostra storia. Com\u2019\u00e8 nato questa \u00abcosmogonia\u00bb architettonica?&nbsp; Chi te l\u2019ha commissionata?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LS: La storia della <em>Casa del Dottor Fausto<\/em> \u00e8 legata a quel fenomeno millenario osservabile nella nostra penisola, dove una manualit\u00e0 artigianale si unisce a un estro straordinario, dono degli astri senza alcun dubbio. Questo fenomeno si manifesta rapsodicamente con meraviglie di ogni genere. Nel Dugento fiorentino per esempio alcune Arti, come quella della Lana, posero le basi economiche del Rinascimento, come testimonia il battistero di San Giovanni Battista. E un\u2019altra Arte, che a Firenze era detta dei Calzolai, ricomparve vivace nelle Marche sette secoli dopo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando arrivai a Civitanova nel 1975, erano gi\u00e0 fiorite miriadi di piccole imprese, tomaifici, tacchifici, guardolifici, che facevano da supporto a un\u2019industria calzaturiera in pieno boom economico e che stava conquistando il mondo. In quel contesto i giovani imprenditori sentivano la necessit\u00e0 di nuovi <em>life-styles<\/em> e la casa era certamente uno dei primi <em>must. <\/em>Tra di essi due giovani fratelli, Emidio e Fausto, avevano avuto successo grazie ai loro zoccoli da spiaggia, detti <em>ciocchi<\/em>, e avevano acquistato due annessi facenti parte del complesso di Villa Eugenia, cos\u00ec chiamata in onore di Eugenia de Montijo, moglie di Napoleone III. La famiglia Bonaparte era all\u2019epoca ancora proprietaria di immobili e terreni nella zona, per quei cortocircuiti della Storia che meriterebbero pagine e pagine di racconti. I due immobili storici avevano ovviamente dei vincoli esterni, per cui le facciate non potevano essere toccate. Questo fatto mi spinse a immaginare delle architetture nascoste, come serrate dentro a preziosi scrigni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vista la disponibilit\u00e0 dei committenti, mi immaginai nella locale stazione ferroviaria, appena arrivato da Vienna con l\u2019ultimo treno a vapore e pi\u00f9 precisamente dalla Wiener Werkst\u00e4tte in missione speciale diacronica, con lettera di presentazione di Josef Hofmann\u2026 Cominciai con la casa di Emidio, il fratello pi\u00f9 grande. In questo progetto riuscii a saldare il mio debito con Frank Loyd Wright, che avevo inseguito ininterrottamente nel mio viaggio americano\u2026 <em>So long, Frank Loyd Wright \/ I can\u2019t believe your song is gone so soon \/ I barely learned the tune \/ So soon, so soon\u2026<\/em> Nella Casa successiva, quella cosiddetta del Dottor Fausto, esplorai strade sconosciute, incrociando passato e presente, tangenzialmente al <em>Post Modern<\/em>, come si andava declinando nel 1980 lungo la <em>Strada Novissima<\/em> della Biennale di Architettura a Venezia. Ovviamente non poteva mancare un segno del mio mentore, Giordano Falzoni. Decisi cos\u00ec di fare i calchi delle sue mani, ottenendone i relativi bronzi che applicai sopra il caminetto, dove negli anni a venire si sarebbe consumata l\u2019antica fiamma. Il collegamento tra i due piani della Casa avveniva grazie a una scala in marmo che girava intorno a una scultura verticale in ceramica policroma di Deruta. Il tutto all\u2019interno del basamento di una monumentale colonna greca con toro e scanalature, che in pianta si leggeva come la sezione di una grande ammonite.&nbsp; Alcuni complementi d\u2019arredo furono messi in produzione da aziende del settore, come la citata <em>Suspiral<\/em> o <em>Ermetico<\/em>, un attaccapanni da ingresso con una base metallica e un articolato tondino, su cui svettava una piccola fusione dell\u2019<em>Ermes <\/em>del Giambologna, protettore dei viaggiatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Casa era (ed \u00e8) circondata da una recinzione di mattoni a faccia vista che si svolgeva in modo fluido. La costruii con mattoni sagomati ad hoc, secondo la meravigliosa tradizione marchigiana che utilizza il mattone decorativo nelle facciate dei palazzi. Per trovare una fornace che producesse appunto mattoni sagomati e su misura, girai per l\u2019entroterra fino a trovarla a Treia, un paesino che fu un tempo famoso perch\u00e9 luogo di nascita di Carlo Didimi, un Maradona di due secoli fa, giocatore di <em>palla col bracciale <\/em>e futuro mazziniano, al quale Giacomo Leopardi dedic\u00f2 il canto <em>A un vincitore nel pallone<\/em>. E mi fermo qui.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-slideshow aligncenter\" data-effect=\"slide\"><div class=\"wp-block-jetpack-slideshow_container swiper-container\"><ul class=\"wp-block-jetpack-slideshow_swiper-wrapper swiper-wrapper\"><li class=\"wp-block-jetpack-slideshow_slide swiper-slide\"><figure><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1.-CASA-DEL-DOTTOR-FAUSTO_page-0001.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-block-jetpack-slideshow_image wp-image-40123 lazyload\" data-id=\"40123\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"791\" alt=\"\" class=\"wp-block-jetpack-slideshow_image wp-image-40123\" data-id=\"40123\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1.-CASA-DEL-DOTTOR-FAUSTO_page-0001.jpg?resize=600%2C791&#038;ssl=1\" 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class=\"wp-block-jetpack-slideshow_button-next swiper-button-next swiper-button-white\" role=\"button\"><\/a><a aria-label=\"Pause Slideshow\" class=\"wp-block-jetpack-slideshow_button-pause\" role=\"button\"><\/a><div class=\"wp-block-jetpack-slideshow_pagination swiper-pagination swiper-pagination-white\"><\/div><\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AB: Parlando di manualit\u00e0 artigianale, di recinti di mattoni, di fornaci, della tradizione marchigiana e di Treia, mi hai fatto venire in mente quanto scriveva Sottsass in <em>Per qualcuno pu\u00f2 essere lo spazio<\/em>: \u00abIo le storie della politica non le so, riesco solo a leggere nelle pietre e nei posti, come un cacciatore [\u2026] e nelle pietre a leggere come erano perfetti e capaci nel mettere insieme il paesaggio con le loro costruzioni [\u2026] con minuzie di ogni genere che non possono venire, come si dice, da un progetto \u2013 ma vengono soltanto se si resta sul posto e si guarda a lungo\u00bb. Mi sembra che il tuo rapporto con il disegno, il design e l\u2019architettura d\u2019interni venga proprio da questa capacit\u00e0 di osservare a lungo le cose e il paesaggio, i luoghi nei quali sei cresciuto, e mai da un progetto \u2013&nbsp;come dice Sottsass \u2013,&nbsp;da un\u2019impostazione ideologica.&nbsp;&nbsp;Qualche giorno fa \u2013 spero non me ne vorrai se lo dico qui \u2013 mi hai mandato, proprio dalle Marche, un piccolo video che hai fatto con il telefono: protagonista una formica intenta a spostare, caparbia e inarrestabile, un pezzo di carta!&nbsp;&nbsp;Tutto qui, una performicolance come l\u2019hai chiamata, che hai osservato in giardino. La casa del dottor Faust \u00e8 straordinaria proprio nella sua totale autonomia, nel suo non assomigliare a nessun\u2019altra casa.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-CURVADIO.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40070 lazyload\" width=\"563\" height=\"691\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-CURVADIO.jpg?resize=563%2C691&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40070\" width=\"563\" height=\"691\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-CURVADIO.jpg?w=750&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-CURVADIO.jpg?resize=244%2C300&amp;ssl=1 244w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-CURVADIO.jpg?resize=480%2C589&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 563px) 100vw, 563px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Curv\u00e0dio<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LS: A met\u00e0 degli anni Ottanta, all\u2019interno della Fiera di Verona si verific\u00f2 uno strano fenomeno \u201cbiodinamico\u201d denominato <em>Abitare il Tempo<\/em>, una manifestazione legata all\u2019arredamento di interni, e che ebbe Ugo la Pietra come <em>art director<\/em> fino al \u201997. Ugo, grazie alle sue capacit\u00e0 sciamaniche, riusc\u00ec a far dialogare artisti e designers con quel giacimento di artigianalit\u00e0 sopra descritto: insomma, mondi che mai si sarebbero incontrati senza la sua bacchetta magica! Nell\u2019edizione dell\u201988, su invito di Adolfo Natalini, realizzai un\u2019installazione, <em>La stanza del Coro-Guardaroba<\/em>, che includeva il <em>Curv\u00e0dio<\/em>, una sorta di armadio in radica di noce dalle curve sinuose e barocche. Un mobile questo che \u00e8 ricomparso dal nulla a Parigi nel novembre \u201921 in un\u2019asta da Piasa, a rue de Faubourg Saint-Honor\u00e9, con un sorprendente risultato. Nell\u2019edizione del \u201990, mi capit\u00f2 invece di progettare il padiglione della Regione Umbria. L\u2019incarico mi fu dato a Perugia nell\u2019edificio disegnato da Aldo Rossi, sede istituzionale, e consisteva nel valorizzare una dozzina di aziende medio-piccole, sparse nel territorio. Le aziende operavano nei pi\u00f9 svariati settori, dalla falegnameria in stile alla filatura di tessuti con telai d\u2019epoca, dal ferro battuto alla ceramica ecc. Proposi di far progettare degli oggetti <em>funzionoidi, <\/em>ovvero somiglianti a quello che essi producevano, cio\u00e8 sedie, tavoli, tende, lampade ecc., ma che viravano verso un altrove sconosciuto. La mia proposta fu accettata bench\u00e9 nessuno avesse ben chiaro l\u2019esito dell\u2019operazione. Cominciai cos\u00ec un tour nell\u2019Umbria profonda, che mi port\u00f2 in luoghi bellissimi e a contatto con persone straordinarie per passione e competenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inaugurazione di <em>Abitare il Tempo<\/em>, il padiglione della Regione Umbria si present\u00f2 come uno spazio rettangolare di circa 50 mq, aperto su di un lato corto, con una bianca pedana perimetrale dove erano esposti i \u00abprodotti funzionoidi\u00bb. Nell\u2019ordine: <em>Salto-di-pesce, Biscretaire, Mobiluovo, Elefireplace, Lampanda, Contaore, Astra &amp; Azione, Dentro-la-Foglia, Ruota Ubaldesca Universale, Infusi Umbri, Armascura, Trono Bizzarro.<\/em> La pavimentazione era a base di piastrelle di cotto, sulle quali erano ben visibili le orme dei piedi di un uomo e delle zampe di un cane, che alludevano a una passeggiata preistorica nella foresta fossile di Dunarobba, vicino Montecastrilli. Il visitatore veniva cos\u00ec guidato verso il centro del padiglione dove era collocato un parallelepipedo bianco su ruote, alto due metri, coronato da fronde di ulivo e con su scritto una sorta di diario dell\u2019esperienza trascorsa in Umbria.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2-NESSY.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40119 lazyload\" width=\"525\" height=\"525\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2-NESSY.jpg?resize=525%2C525&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40119\" width=\"525\" height=\"525\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2-NESSY.jpg?w=700&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2-NESSY.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2-NESSY.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2-NESSY.jpg?resize=480%2C480&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 525px) 100vw, 525px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Nessy<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AB: Se non sbaglio le prime mostre che Ugo la Pietra dedica alla questione del recupero e della valorizzazione della sapienza artigianale italiana, penso a <em>Genius Loci<\/em>, <em>Progetti e territori<\/em>&nbsp;e <em>Design Territoriale<\/em> addirittura precedono l\u2019esperienza veronese di <em>Abitare il Tempo<\/em>.&nbsp; Comunque \u2013 forse anche grazie a questi incontri spesso fortuiti con artigiani e piccoli produttori italiani \u2013&nbsp;negli anni Ottanta hai disegnato e prodotto cose molto diverse tra loro, penso alle \u00abceramiche giocattolo\u00bb come le teiere zoomorfe Nessy e Hyppoteapot, alle \u00absedie personaggio\u00bb come&nbsp;Suspiral, la Sed in cristallo, la Santa Sedia e poi una \u00abpanchina gemellare\u00bb che associa due sedie Suspiral.&nbsp; Poi ricordo appliques, lampade, vasi, vassoi, appendiabiti, lampade, perfino il progetto di un biscotto in frumento; poi al culmine di questo processo arriva, come abbiamo detto, la Casa del Dottor Faust.&nbsp; Insomma per essere un designer saltuario e non professionista hai concepito e realizzato una grande variet\u00e0 di cose. Immagino che alcuni designer professionisti attorno a qualche tua idea avrebbero costruito diverse carriere. Invece tu ti sei tenuto al di qua di quel mondo, o al di l\u00e0,&nbsp;continuando a fare e a non fare a modo tuo, cio\u00e8 con quel modo ozioso e privo di urgenza tipico del <em>fl\u00e2neur<\/em>. Ecco, ora che ci penso tu sei uno che potrebbe portare a guinzaglio una tartaruga in giro per Parigi, o no?<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2-TERSITE.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40076 lazyload\" width=\"525\" height=\"701\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2-TERSITE.jpg?resize=525%2C701&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40076\" width=\"525\" height=\"701\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2-TERSITE.jpg?w=700&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2-TERSITE.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2-TERSITE.jpg?resize=480%2C641&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 525px) 100vw, 525px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LS: Ma che piacere, Andrea, leggere tra le tue righe la parola <em>fl\u00e2neur<\/em>!E allora lasciami fare un paio di riflessioni. La prima \u00e8 che senza dei larghi marciapiedi come quelli dei <em>boulevard<\/em> parigini, difficile sarebbe la <em>fl\u00e2nerie<\/em>\u2026e quindi ci si dovrebbe chiedere se \u00e8 nato prima il <em>fl\u00e2neur <\/em>o il marciapiede. La seconda questione \u00e8 l\u2019eterno ritorno della passeggiata, come eco di quel nomadismo ancestrale dell\u2019<em>homo erectus<\/em>, dove le prede non sono pi\u00f9 n\u00e9 pesci, n\u00e9 tapiri, ma pensieri, idee, opinioni\u2026 come gi\u00e0 i Peripatetici ateniesi, i Wanderer romantici e infine Beaudelaire e il suo <em>spleen<\/em>. Certo \u00e8 che se si esce dalla retorica creativo-consumista per cui vendere, vendere, e soprattutto fingendo di non vendere, \u00e8 il fine ultimo dell\u2019umano, improvvisamente si svelano orizzonti di luci in fondo alle strade. Per questo passeggiare tra cose non ancora pensate o disegnate, \u00e8 sempre stato per me il pi\u00f9 bel passatempo, confidando nella ferrea eterogenesi dei fini, secondo la quale ci si va a trovare inevitabilmente da un\u2019altra parte, o meglio in un chiss\u00e0 dove.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E in quelle passeggiate <em>Im Abendrot, <\/em>sentivo arrivare di lontano il suono di <em>Once in a life time<\/em> e <em>Road to nowhere <\/em>deiTalking headsinsieme a un profumo di forno a legna,mentre nella mia mente il principio di indeterminazione di Heisenberg si intrecciava con le avventure di <em>Tiramolla<\/em>, figlio di Caucci\u00f9 e di Colla, il pi\u00f9 amato fumetto della mia infanzia\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AB: Eppure io e te abbiamo passeggiato spesso negli stretti vicoli del centro di Roma, fatalmente sprovvisti di larghi \u2013 o anche piccoli \u2013 marciapiedi. Ci siamo permessi&nbsp;perfino il lusso \u2013 radicalmente anacronistico \u2013 di andare in via Margutta a vedere una mostra. E in via Margutta, bighellonando davanti alla casa di Fellini, mi hai raccontato la storia della voce della Luna! Una storia che, se ne avessi voglia, potresti raccontare di nuovo per i nostri sparuti lettori, i quali \u2013 nevvero? \u2013 camminano in questo momento con noi senza una meta.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LS: Via Margutta \u00e8 una strada singolare, perch\u00e9 si trova a ridosso dei contrafforti del Pincio, boscosi, un po\u2019 selvatici nonostante tutto e ben nidificati. Quella sua assonanza poi con Calcutta ci pu\u00f2 ricordare <em>A passage to India <\/em>di Edward M. Foster e, guarda il caso, ci troviamo proprio in quella parte di Roma una volta chiamata<em> English Quarter, <\/em>o anche<em> English Ghetto<\/em>. Florence&nbsp;Nightingale,&nbsp;Lord Byron e Charles&nbsp;Dickens dormirono l\u00ec, mentre John Keats e Percey B. Shelley con sua moglie Mary (<em>Frankenstein<\/em>) poco lontano. Ma anche tanti artisti italiani, o quasi, vi sognarono o vi lavorarono, da Antonio Canova a Pablo Picasso, al 54b (suo bisnonno, Tommaso, era ligure di Sori e faceva Picasso di cognome), e Federico Fellini. Quando poi William Wyler diresse <em>Vacanze Romane<\/em> indovina dove colloc\u00f2 l\u2019abitazione di Gregory Peck, alias lo sfigato Joe Bradley? A Via Margutta, ovviamente! Insomma, sei o no d\u2019accordo, Andrea, che Via Margutta \u00e8 una strada singolare?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma torniamo alla tua richiesta felliniana. Il mio rapporto con Fellini cominci\u00f2 una mattina all\u2019inizio degli anni Ottanta quando, rispondendo al telefono, una voce affabile si annunci\u00f2: \u00abSono Federico Fellini, e mi farebbe piacere incontrarla\u00bb. Pensai subito a uno scherzo e quindi risposi a tono, ma la voce mi rassicur\u00f2 dicendo di aver visto il <em>Codex<\/em>, appena uscito, a casa di Fabrizio Clerici, nobile pittore surrealista e suo stretto amico. Cominci\u00f2 cos\u00ec un lungo e talvolta complicato rapporto, finch\u00e9 durante il solito passaggio giornaliero nella libreria accanto al mio studio di Via del Ges\u00f9, vidi una pila di libri appena arrivati. Mi colp\u00ec subito il disegno della copertina con un uomo che lottava contro una sorta di idra a pi\u00f9 teste. Chiesi qualche informazione a Paolo, il libraio, che per\u00f2 non mi seppe rispondere. Ne acquistai uno, e dopo averne letto avidamente qualche pagina in un bar, il giorno dopo lo portai da Federico con insolita premura, tanto ero convinto che lo riguardasse direttamente. Era <em>Il poema dei lunatici <\/em>di Ermanno Cavazzoni, edizione Bollati Boringhieri. Pass\u00f2 un anno o poco pi\u00f9, e Federico mi raccont\u00f2 che stava nascendo <em>La voce<\/em> <em>della luna <\/em>e che i produttori Cecchi Gori avevano bisogno di un\u2019immagine per promuovere il film all\u2019American Film Market di Los Angeles in vista di una prevendita dei diritti, o qualcosa di simile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Disegna che ti disegna, a un certo punto mi comparse sul foglio un tizio che sembrava proprio il Maestro, con sciarpa e cappello. Stava in piedi su una spiaggia sabbiosa e notturna, e con una canna da pesca aveva appena acchiappato una Luna sorgiva tra i cui crateri si leggeva <em>The voice of the moon<\/em>. Chi frequenta o ha frequentato l\u2019Adriatico, come me, ha certamente visto la Luna spuntare dal mare in modo spettacolare. Ricordo che da bambino mi colpivano le luci dei pescherecci che, navigando lungo l\u2019orizzonte, a un certo punto scomparivano come inghiottiti nella luce lunare e regalando la sensazione che il nostro satellite lo si poteva toccare davvero e anche salirci sopra, come in quel racconto delle <em>Cosmicomiche<\/em> di Calvino. Il mio disegno sorprese il Federico riminese, e quindi ex bambino adriatico. Oggi a distanza di anni posso ben dire che quello fu il primo fotogramma del film. E infatti lui ne ricav\u00f2 a mio avviso quella scena, gi\u00e0 citata a proposito di Giordano Falzoni, dove c\u2019\u00e8 una Luna imprigionata dentro alla cascina Migliorini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel periodo di ricerca lunare, spesso accompagnavo Fellini nelle sue passeggiate pomeridiane, ordinate dal medico. Si partiva dal bar Canova e si saliva per Villa Borghese, fino al suo studio vicino a Porta Pinciana. Un giorno suggerii una deviazione e ci ritrovammo in breve davanti al civico 16 di Via Tevere, dove una targa di marmo ricordava pomposamente che l\u00ec era nato Michael Collins, l\u2019astronauta della missione Apollo 11, che attese sul LEM il ritorno di Armstrong e Aldrin. E fu l\u00ec che, in perfetto stile da guida turistica, gli raccontai la storia seguente. Un giorno mi telefona uno dei miei cugini, invitandomi a casa sua la domenica seguente perch\u00e9 sarebbe arrivato un astronauta. Al mio inevitabile stupore lui risponde che in quell\u2019appartamento, dove avevamo passato tanti Natali giocando a tombola, proprio l\u00ec nel 1930 era nato Collins. Insomma, com\u2019\u00e8 come non \u00e8, mi ritrovo dopo qualche giorno in un luogo estremamente familiare invaso da decine e decine di estranei, proprio come nella scena del film sopra descritta: il sindaco Darida, the U.S. Ambassador, giganteschi body guards, funzionari di ogni rango, giornalisti, amici di amici ecc. ecc. Facendomi largo a fatica tra i presenti, riesco ad affacciarmi sul salone e vedo questa scena: da una parte un nutrito gruppo di fotografi che instancabili lampeggiano i loro flash a ripetizione, e dall\u2019altra Michael Collins seduto sul divano, sorridente come una rockstar, tra mio zio e mia zia. A questo punto Federico si mise a ridere, e riprendemmo in silenzio la passeggiata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il film usc\u00ec nel 1990, 31 anni dopo l\u2019allunaggio, che mi pare si dica cos\u00ec. Ma quando l\u2019uomo scender\u00e0 su Marte, come si dir\u00e0? A Roma certo quel verbo non suonerebbe bene, per cui ci rimetteremo alle insindacabili decisioni della Crusca\u2026<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>Le immagini riproducono una selezione di oggetti di design realizzati da Luigi Serafini negli anni Ottanta e Novanta. Le immagini della <\/em>Casa del Dottor Fausto<em> sono tratte da &#8220;Casa Vogue&#8221;, settembre 1989; le fotografie del \u201cservizio\u201d erano state fatte da Gabriele Basilico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: la scala elicoidale nella <\/em>Casa del Dottor Fausto<em>, da &#8220;Casa Vogue&#8221;, settembre 1989, ph. Gabriele Basilico<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sono sicuro di aver cominciato a disegnare prima della nascita, ma certo non ricordo un momento senza una matita in mano. \u00a0D\u2019estate andavo a giocare col mare Adriatico e liberavo le spontanee fantasie infantili nella villa degli zii, un forziere di arte e di storia sui verdi pendii della valle dell\u2019Aso. Poi il collegio dei Padri Scolopi, seguito da studi di architettura nell\u2019allora mitica e rivoluzionaria Valle Giulia. Nel \u201971 partii per gli USA con l\u2019obiettivo di uno stage in qualche studio di architetti newyorkesi. Mi ritrovai invece on the road con sacco a pelo e Rolleiflex e feci in quattro mesi un giro completo degli States in autostop tra quei settanta\/ottanta milioni di giovani che, muovendosi incessantemente da una citt\u00e0 all\u2019altra, per un concerto, per un raduno, per un non-si-sa-che, incarnavano il futuro web di Internet, che stava nascendo in California e che avrebbe cambiato il mondo.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":441,"featured_media":40142,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[780],"tags":[2233,814,2226],"coauthors":[2485,2231],"class_list":["post-39951","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-carte-du-tendre","tag-andrea-bellini","tag-design","tag-luigi-serafini","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Passeggiando tra cose non ancora pensate o disegnate - Luigi Serafini<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Non sono sicuro di aver cominciato a disegnare prima della nascita, ma certo non ricordo un momento senza una matita in mano. \u00a0D\u2019estate andavo a giocare col mare Adriatico e liberavo le spontanee fantasie infantili nella villa degli zii, un forziere di arte e di storia sui verdi pendii della valle dell\u2019Aso. 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