{"id":39675,"date":"2023-03-15T00:01:45","date_gmt":"2023-03-14T23:01:45","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=39675"},"modified":"2024-06-06T23:06:17","modified_gmt":"2024-06-06T21:06:17","slug":"chiara-bettazzi-lorizzonte-delle-cose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/03\/15\/chiara-bettazzi-lorizzonte-delle-cose\/","title":{"rendered":"Chiara Bettazzi, l\u2019orizzonte delle cose","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>\u00c8 visitabile su appuntamento (<\/em><a href=\"mailto:chorasis.spaziovisione@gmail.com\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>chorasis.spaziovisione@gmail.com<\/em><\/a><em>) sino al 19 marzo, a Villa Rospigliosi a Prato, la nuova mostra di <\/em><a href=\"http:\/\/www.chiarabettazzi.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Chiara Bettazzi<\/em><\/a><em>, <\/em>Soggiorno<em>, installazione site-specific a cura di Mirco Marino. Si tratta del<\/em> <em>primo risultato della residenza che Bettazzi svolge dal giugno dell\u2019anno scorso nella storica villa della propria citt\u00e0 natale. Per la cortesia dell\u2019artista e dell\u2019autore, proponiamo qui il testo del curatore in catalogo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>Pesche precoci<br>eravamo pesche senza valore sui rami materni<br>ora, sui rami che ci hanno adottate, siamo preziose<\/em><br>Marziale<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il presente<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiara Bettazzi lavora con gli oggetti. La pratica si sviluppa tra scelta e intuizione attraverso un processo prettamente formale. La scelta \u00e8 quella della cosa possibile, l\u2019intuizione \u00e8 quella del luogo potenziale. Cos\u00ec ad ogni cosa pertiene un proprio spazio, ogni oggetto merita di occupare il proprio luogo. Le cose le crescono allora davanti, si sviluppano, si ri-generano a partire da una poetica visiva legata a una pratica gestuale che risiede su quella soglia tra consueto e alienato, tra quotidiano e anomalo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019opera dell\u2019artista ridefinisce il valore dell\u2019oggetto in s\u00e9 attraverso l\u2019accumulo ordinato e la composizione dell\u2019inaspettato. Si tratta di un montaggio continuo di elementi eterogenei, che si scontrano e prendono il loro nuovo senso su quella faglia tra oggi e ieri, tra qui e l\u00e0. La cosa organica o inorganica che sia \u00e8 recisa dal proprio valore storico, asciugata dal sentimento del tempo che la attraversa in quanto reperto, per essere invece vissuta come materia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa visione ogni cosa \u00e8 il simulacro di s\u00e9 stessa, ogni oggetto \u00e8 guardato sotto una nuova luce, con nuovi occhi. Lo sguardo di Chiara Bettazzi non cade sul valore temporale dell\u2019oggetto in s\u00e9 quanto sul valore formale di quello stesso oggetto nello spazio. Le cose esistono allora al di l\u00e0 della loro storia, del loro tempo, per diventare parte, a partire dal loro valore materico ed eidetico, di una nuova storia e di un nuovo tempo, instabile e presente, quello dell\u2019immagine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni opera dell\u2019artista \u00e8 infatti presente nelle tre possibili accezioni del termine: \u00e8 presente nello spazio, occupa o ha occupato una posizione, \u00e8 viva nella propria fisicit\u00e0 e proprio per questo possiede il movimento intrinseco della tensione artistica che l\u2019ha creata; \u00e8 presente nel tempo, momento istantaneo di un\u2019esigenza formale intuitiva e immediata; \u00e8 allo stesso tempo un presente, partendo dalla lontana tradizione della natura morta di epoca ellenica in cui con gli xenia, i doni dell\u2019ospitalit\u00e0, si sviluppa il primo esempio di rappresentazione delle cose.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39691 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"601\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-1.jpg?resize=900%2C601&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39691\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-1.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-1.jpg?resize=768%2C513&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-1.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-1.jpg?resize=480%2C321&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il gesto<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019oggetto \u00e8 materia, sostanza manipolabile e punto di partenza formale per la composizione; ogni cosa vede il suo valore originario traslato dal gesto artistico. Il processo riguarda un modo nuovo di guardare all\u2019oggetto, trasformando l\u2019uso e il significato consueti per trovarne di nuovi. Cos\u00ec le cose non legano il loro valore alla funzionalit\u00e0, bens\u00ec alla propria forma e alle potenzialit\u00e0 visive che questa suggerisce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un bicchiere in s\u00e9 non \u00e8 un contenitore, uno strumento che accoglie liquidi e permette di dissetarsi, un bicchiere \u00e8 vetro trasparente, sostegno per una pila di piatti, teca per un altro elemento, lama affilata, vaso di fiori. Il pensiero artistico che sostiene la pratica \u00e8 allora per astrazione. Chiara Bettazzi astrae l\u2019oggetto sia nelle forme essenziali che dal proprio contesto, per ricontestualizzarlo in modo che la cosa sia riconoscibile nel dettaglio e de-semantizzata nel complesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La traslazione del senso \u00e8 sempre delicata e accennata, ogni oggetto mantiene la propria forma, il proprio aspetto generale, ma \u00e8 in un movimento de- e ri-contestualizzante che questo assume significati diversi. Il montaggio imposto si basa su due modalit\u00e0 presentative e rappresentative che ricalibrano il senso: da un lato la disfunzionalit\u00e0 dell\u2019oggetto, vicina alle poetiche oggettuali novecentesche, dall\u2019altro la comprensione della spazialit\u00e0 del senso. Ogni cosa assume le forme e funzioni che lo spazio attorno le suggeriscono, cos\u00ec lo stesso bicchiere \u00e8 per bere se si trova in una cucina, \u00e8 un porta-spazzolino da denti se questo si trova sul bordo di un lavandino. Lo spazio allora non \u00e8 mai neutrale, si insinua nelle modalit\u00e0 percettive e interpretative, ed \u00e8 protagonista, assieme all\u2019oggetto, della pratica artistica di Chiara Bettazzi, che vede allora nelle idee di spostamento e trasformazione dei punti chiave della propria ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio la dislocazione degli oggetti in ambienti a loro non familiari, il movimento che questa implica nella dinamicit\u00e0 generale del lavoro, a rappresentare una modalit\u00e0 pratica che \u00e8 parte essenziale della poetica. L\u2019attenzione posta sul processo \u00e8 segno di una performativit\u00e0 intrinseca nel lavoro dell\u2019artista. Chiara Bettazzi ha d\u2019altra parte sempre sfidato la fissit\u00e0 del mondo nel proprio lavoro cos\u00ec come nel genere della natura morta, come dimostrano le importanti opere dei cicli <em>Equilibri precari<\/em> e <em>Aste<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I mondi creati sono vivi nel movimento continuo della propria instabilit\u00e0, si danno a vedere come istanti di un tutto, pronti a cedere, a cadere e scomporsi nell\u2019informalit\u00e0. La narrazione che si crea \u00e8 allora parte di una dinamica sospensiva, in cui le cose non hanno solo un proprio spazio ma anche un proprio tempo. Sono l\u00ec per un secondo, o forse per sempre. In attesa che in silenzio e senza preavviso cadano gi\u00f9, come per loro volere, come se la forza estetica del mondo, in quel momento, proiettasse il proprio desiderio visivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il movimento interno delle nature morte \u00e8 eco dell\u2019artista attorno alla composizione. Chiara Bettazzi si muove con l\u2019opera nello spazio, d\u00e0 vita a una performativit\u00e0 attorno all\u2019atto di creazione. Cos\u00ec il processo diventa parte del lavoro, la nascita dell\u2019opera diventa parte della sua vita, conservandone le tracce nella tensione costante che l\u2019istanza creatrice ha posto. \u00c8 un processo all over in cui lo spazio \u00e8 finito e infinito allo stesso tempo, in cui i margini sono sempre dettati da esigenze formali piuttosto che contenutistiche. \u00c8 un all over in cui la superficie \u00e8 il mondo e lo spazio che sta tra le cose \u00e8 riempito dal gesto calibrato e precario che \u00e8 in fondo sempre segno minimo di una performativit\u00e0 presente e trasformativa.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/13-copia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39694 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"973\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/13-copia.jpg?resize=650%2C973&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39694\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/13-copia.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/13-copia.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/13-copia.jpg?resize=480%2C719&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La fotografia \u00e8 vissuta allo stesso modo. Scattare fotografie delle proprie composizioni \u00e8 una pratica che compare inizialmente nel lavoro dell\u2019artista come necessit\u00e0 documentativa del presente. Nella ricerca si \u00e8 successivamente sviluppata come momento distinto rispetto all\u2019installazione, poich\u00e9 le due vivono su due spazi diversi, quello presentativo e quello rappresentativo. La tendenza a convogliare i due spazi sullo stesso piano prende parte a quella tensione generale verso la reale presenza spaziale che si avverte costantemente nei lavori di Chiara Bettazzi. Cos\u00ec nasce la ricerca del 1:1, della rappresentazione identica dello spazio nello spazio. Questa sembra essere una modalit\u00e0 quanto una necessit\u00e0 per non lasciare che il fotografico suggerisca una finzione, una narrazione ma che sia sempre il pi\u00f9 vicino possibile a ci\u00f2 che appare, sempre il pi\u00f9 vicino possibile allo spazio e al tempo del gesto. D\u2019altra parte, \u00e8 chiaro che questa distanza, per quanto infinitesimale, \u00e8 sempre presente, e non fa altro che dimostrare che il grado zero del fotografico non pu\u00f2 esistere, che ogni fotografia \u00e8 rappresentazione, narrazione di un mondo diverso da quello da cui nasce, istante limite di ci\u00f2 che vive e sopravvive negli spazi del futuro. La dimostrazione, infine, di quella distanza che c\u2019\u00e8 tra il mondo e tutti i discorsi che lo raccontano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio attraverso la comprensione della dimensione rappresentativa dell\u2019immagine, che la fotografia da documento diventa un nuovo oggetto, una nuova cosa che necessita di una propria condizione spaziale per essere opera. Cos\u00ec nella pratica installativa di Chiara Bettazzi non c\u2019\u00e8 distinzione tra fotografia e oggetto, sono trattate come materia di trasformazione spaziale, entrambe con la loro intrinseca indicizzazione di altri mondi e di altri tempi che nel montaggio complessivo si combinano in una relazione profonda sostanzialmente visuale.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/6.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39696 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"601\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/6.jpg?resize=900%2C601&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39696\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/6.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/6.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/6.jpg?resize=768%2C513&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/6.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/6.jpg?resize=480%2C321&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il mondo<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Soggiorno<\/em> \u00e8 un progetto installativo site-specific di Chiara Bettazzi per gli spazi di Villa Rospigliosi. Il processo artistico che ha portato alla definizione di una mostra compiuta ha avuto inizio con una mappatura preliminare tanto dei luoghi della villa quanto degli oggetti che li abitano. \u00c8 stato cos\u00ec possibile individuare quegli spazi che sono a loro volta dei mondi a s\u00e9, in cui il senso si sviluppa a seconda della loro architettura, della loro storia, di ci\u00f2 che contengono e del modo in cui essi sono quotidianamente vissuti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La comprensione dello spazio a partire dal sincretismo di ognuno di questi elementi ha portato alla decisione dell\u2019artista, per la prima volta all\u2019interno della propria ricerca, di intervenire sullo spazio unicamente con gli oggetti trovati nei luoghi della residenza. Questo le ha permesso di lavorare per sineddoche, l\u2019oggetto diventa la parte del tutto, il rimando significativo che ha in s\u00e9 tutte le caratteristiche del mondo da cui proviene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La villa \u00e8 diventata ben presto un grande sito di esplorazione, non della grande storia e delle epoche ma del vissuto. Attraverso gli oggetti stipati in armadi, lasciati in soffitta, impolverati nei ripostigli, Chiara Bettazzi ha ridato vita e tempo a delle cose il cui tempo era ormai infinito, e quindi indifferente. La natura quotidiana e dimessa degli oggetti scelti mira esattamente a de-identificare la preziosit\u00e0 storica del luogo, sovvertendo il significato di reperto e dando un nuovo valore a ci\u00f2 che, nonostante l\u2019essere stato parte di un proprio presente, era ormai caduto in disuso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le cose sono allora pensate come parte di un presente indefinito, il presente esatto della loro vita in quanto oggetti d\u2019uso, che per similitudine prende forma nel presente esatto dello scatto fotografico. Nasce cos\u00ec il ciclo inedito <em>Soggiorno<\/em>, una serie di composizioni che interlacciano i pi\u00f9 tempi presenti e i pi\u00f9 spazi di provenienza in un unico momento. Un antico busto aldobrandino \u00e8 posato su dei tappi di cristallo, un faldone dalla soffitta \u00e8 piedistallo per un vaso di fiori in ceramica, un tubo di gomma acquista un carattere scultoreo nell\u2019articolare la tensione del proprio materiale attorno a delle sedie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni cosa assomiglia a s\u00e9 stessa, ma \u00e8 in un montaggio continuo di tempi distanti, come di funzioni, che l\u2019inaspettato prende forma e dimensione. Cos\u00ec oggetti da giardinaggio trovati in un garage inquadrano marmi ottocenteschi, delle piante trovate nel bosco germogliano tra i tubi in metallo di un carrello portapacchi. Il tutto crea un\u2019immagine continua, che si espande e si contrae nella fattoria che l\u2019artista ha scelto come luogo su cui intervenire. Le fotografie di grandi dimensioni sono momenti architettonici, visioni installative che si fondono con il loro nuovo contesto. La distanza tra presentazione e rappresentazione \u00e8 posta al suo limite, caratterizzando la liminalit\u00e0 dello spazio e del tempo. Le fotografie di <em>Soggiorno<\/em> appaiono allora come vive in un paradosso: sono soglie verso un altro mondo e un altro tempo e nello stesso momento sono profondamente legate allo spazio che occupano e al presente.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/9-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39699 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/9-1.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39699\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/9-1.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/9-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/9-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/9-1.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/9-1.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una nuova contrazione e distensione dello spazio una nicchia di grandi dimensioni si sviluppa in mostra in un unico movimento visivo, creando l\u2019immagine iconica dell\u2019intervento di Chiara Bettazzi nella villa. All\u2019interno della nicchia su mensole in vetro invisibili, composizioni di oggetti, materiale organico e inorganico, gesso, cenere ed elementi carbonizzati fioriscono nello spazio. La nicchia di <em>Soggiorno<\/em> possiede il ritmo del gesto che l\u2019ha creata, \u00e8 dinamica ed evanescente nel costringere l\u2019occhio a fare balzi alla ricerca del dettaglio fuori luogo, del mistero dietro alla tenda in plastica che lascia intravedere, della profondit\u00e0 del tempo. Non c\u2019\u00e8 niente di tutto questo, non esiste un sentimento mistico dietro alla composizione, non c\u2019\u00e8 religiosit\u00e0 occulta, ma solo oggetti, pezzi di quotidiano, intromissioni e interruzioni di spazi e di tempi che si confondono e si contraddicono, ma che infine rimangono sempre l\u00ec sulla soglia, a lasciarsi guardare nella loro banalit\u00e0 di cose e straordinariet\u00e0 di opere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiara Bettazzi non parla tanto dell\u2019esistenza quanto della vita, ci\u00f2 che crea \u00e8 una sospensione perpetua. L\u2019artista si muove nello spazio guidata da un pensiero formale, in cui l\u2019oggetto asciugato da ogni sentimento d\u2019affezione \u00e8 status di un mondo nel mondo. \u00c8 cos\u00ec che attraverso la collisione tra contenuto e forma, tra consueto e alienato, ogni opera diventa accesso a un\u2019esplosione di mondi che sono e che sono stati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mostra <em>Soggiorno<\/em> mira in questo senso a restituire quel sentimento di liminalit\u00e0 dello spazio espresso dalle opere, rendendo chiaro come la ricerca di Chiara Bettazzi sia profondamente visuale, in una continua trasformazione del gesto in immagine.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/11-copia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39701 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"973\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/11-copia.jpg?resize=650%2C973&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39701\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/11-copia.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/11-copia.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/11-copia.jpg?resize=480%2C719&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>Le fotografie dell\u2019installazione sono di Margherita Nuti e Claudia Gori<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiara Bettazzi lavora con gli oggetti. 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