{"id":39586,"date":"2023-03-10T00:01:30","date_gmt":"2023-03-09T23:01:30","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=39586"},"modified":"2024-06-06T23:06:44","modified_gmt":"2024-06-06T21:06:44","slug":"possiamo-sfuggire-allorrore-soltanto-nel-cuore-dellorrore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/03\/10\/possiamo-sfuggire-allorrore-soltanto-nel-cuore-dellorrore\/","title":{"rendered":"Possiamo sfuggire all\u2019orrore soltanto nel cuore dell\u2019orrore","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Nel 1970 Peter Handke scrive un testo teatrale che si intitola <em>La cavalcata sul lago di Costanza<\/em> e si ispira a una ballata ottocentesca, <em>Il cavaliere e il Lago di Costanza<\/em> di Gustav Schwab, nella quale si narra di un cavaliere che vuole raggiungere il lago prima che faccia sera e prendere la chiatta che lo porter\u00e0 alla riva opposta. La neve ha coperto tutto e lui continua a cavalcare senza vedere nessuno, finch\u00e9 non giunge in un villaggio, dove chiede quanto manchi ancora per il lago. Ma gli rispondono che il lago lui lo ha gi\u00e0 passato, cavalcando sul sottile strato di ghiaccio che lo divideva dall\u2019abisso. Quando si rende conto del pericolo che ha corso senza saperlo, il cavaliere resta impietrito dallo spavento e muore sul colpo. Anche nell\u2019ultimo spettacolo di Fabio Condemi, <em>Nottuari<\/em>, ispirato a un classico dell\u2019horror come Thomas Ligotti, ricorre un\u2019immagine simile associata all\u2019irruzione improvvisa del terrore e della morte: si parla del ghiaccio di un fiume che potrebbe sempre rompersi e alla fine si rompe. La realt\u00e0 \u00e8 una superficie sottile che pu\u00f2 squarciarsi in ogni momento precipitandoci nel terrore: \u00e8 questa la sensazione cui mira la prosa di Ligotti. Assistendo allo spettacolo di Condemi, invece, non si ha nessuna sensazione di destabilizzazione radicale. L\u2019atmosfera \u00e8 piuttosto quella di un delirio ben temperato, dell\u2019opacit\u00e0 lucida di certi sogni, che evocano, s\u00ec, pericolo e terrore, ma allo stesso tempo infondono un senso di distanza e anche di affascinata curiosit\u00e0. Condemi non cerca l\u2019effetto horror, ma smonta gli ingranaggi che lo producono, ci accompagna tra le architetture scoperte dell\u2019horror, ma senza cedere al distanziamento ironico. Il pessimismo diventa una fonte di intensit\u00e0 estetica. Il mistero una legge di costruzione. Ho rivolto a Fabio Condemi alcune domande su questo spettacolo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:12px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332063216_1409622289884334_6900422747865928524_n.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39612 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332063216_1409622289884334_6900422747865928524_n.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39612\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332063216_1409622289884334_6900422747865928524_n.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332063216_1409622289884334_6900422747865928524_n.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332063216_1409622289884334_6900422747865928524_n.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332063216_1409622289884334_6900422747865928524_n.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332063216_1409622289884334_6900422747865928524_n.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FRANCESCO FIORENTINO: Tu lavori per lo pi\u00f9 su testi non teatrali: <em>Jakob von Gunten<\/em> di Robert Walser, <em>La filosofia nel boudoir<\/em> del marchese de Sade, <em>Specie di spazi<\/em> di Georges Perec e ora i testi di Thomas Ligotti. Quello che cerchi di trasporre sulla scena non \u00e8 mai il plot, ma la particolare modalit\u00e0 di scrittura di questi autori, l\u2019esperienza di lettura che hai fatto coi loro testi. In questo caso si tratta di tre libri di racconti e di saggi \u2013 <em>Nottuario<\/em>, <em>Teatro grottesco<\/em>, <em>La cospirazione contro la razza umana<\/em> \u2013 da cui riprendi singole scene, situazioni o frasi, astrandole dal loro contesto e montandole in una sequenza di cui non \u00e8 palese la logica. Lo spettatore se le vede scorrere davanti agli occhi enigmatiche, \u00absenza una cornice di riferimento\u00bb, come diceva Walter Benjamin di certi gesti di Kafka, che per questo gli apparivano irriducibili a un significato, non tanto stranianti, quanto estranei. Qual \u00e8 stato il tuo criterio di scelta di questi frammenti?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FABIO CONDEMI: Sono partito dalla parola <em>nottuario<\/em>, un neologismo creato da Ligotti. Se il diario registra quello che avviene durante il giorno, il nottuario \u00e8 come una sorta di taccuino mentale sul quale appuntare le incursioni del mistero nel corso della nostra vita. Non pu\u00f2 non avere una forma frammentaria. I personaggi di Ligotti vanno in giro con quaderni, taccuini o pezzi di carta qualsiasi per appuntare il pi\u00f9 velocemente possibile le loro intuizioni su quello che c\u2019\u00e8 oltre la soglia della percezione, nella notte della coscienza. La parola \u201cnottuario\u201d mi \u00e8 dunque servita da magnete per organizzare la drammaturgia lavorando su frammenti e spiragli di visione. Parlando della letteratura, Mark Fisher diceva che essa espone il lettore alla sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di gigantesco di cui per\u00f2 \u00e8 rimasto solo qualche frammento. La strategia di Ligotti \u00e8 appunto questa: inquietare il lettore facendogli intuire qualcosa di enormemente pi\u00f9 terrificante dei singoli fenomeni orrorifici che lo colpiscono. Ho cercato di seguirla anch\u2019io. Lo spettacolo inizia con un esperimento sul funzionamento della coscienza. Agli spettatori viene mostrata un\u2019immagine, che, se la si fissa, sembra sbiadire fino quasi a scomparire. Ovviamente si tratta di un\u2019illusione ottica (il cosiddetto effetto Troxler). Dopo questo prologo sulla scomparsa delle immagini, partono due storie: quella di Lucian Dregler (Francesco Pennacchia), un filosofo ossessionato dalla figura di Medusa, e quella di una ragazza perseguitata dai suoi incubi (Carolina Ellero), che registra le sue esperienze ipnagogiche su dei nastri. Le due storie procedono in parallelo per ricongiungersi alla fine, quando i due si incontrano nella morte. Il tema della scomparsa delle immagini torna nel finale investendo tutti i personaggi e la stessa scenografia. A tenere insieme i vari frammenti c\u2019\u00e8 poi una figura silenziosa (Julien Lambert), che guida gli spettatori da una scena all\u2019altra, quasi come un fantasma dell\u2019autore.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Rubens_Medusa.jpeg.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39606 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"518\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Rubens_Medusa.jpeg.jpeg?resize=900%2C518&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39606\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Rubens_Medusa.jpeg.jpeg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Rubens_Medusa.jpeg.jpeg?resize=300%2C173&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Rubens_Medusa.jpeg.jpeg?resize=768%2C442&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Rubens_Medusa.jpeg.jpeg?resize=480%2C276&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Pieter Paul Rubens, <em>Medusa<\/em>, 1618 ca.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FF &nbsp;&nbsp;&nbsp; La \u00abnarrativa del mistero\u00bb di Ligotti mira a trasmettere \u00abla sensazione di qualcosa di tremendo e meraviglioso che va oltre ogni analisi\u00bb. Mi pare che anche tu cerchi di ottenere questo effetto e che lo fai lavorando per sottrazione, producendo dei vuoti, delle assenze: dove lo spettatore si aspetta qualcosa \u2013 un racconto, una spiegazione, un nesso, un raccordo \u2013 non c\u2019\u00e8 nulla. Nulla che possa conferire un senso al procedere delle scene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FC\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Alcune scene si svelano via via col procedere dello spettacolo. Ma tutta la prima parte \u00e8 fatta da scene che non sembrano comunicare tra loro. Ho optato per questo tipo di montaggio per cercare di riprodurre l\u2019atmosfera particolare che segna i racconti di Ligotti, dove i confini tra il fuori e il dentro, il sonno e la veglia, l\u2019io e l\u2019Es sono smussati, e perci\u00f2 si crea come un contaminazione tra pieni e vuoti, tra ci\u00f2 che il racconto suggerisce e ci\u00f2 che il lettore immagina. Ligotti vuole indurre il lettore a emanciparsi dalla dittatura del visuale e trasportarlo sotto la pelle della quotidianit\u00e0. Perci\u00f2 \u00e8 difficile identificarsi con i suoi personaggi, \u00e8 difficile anche solo immaginarne il volto. Non c\u2019\u00e8 mai qualcosa di veramente orribile che avviene e li stravolge; il terrore non esplode mai. Ma c\u2019\u00e8 questa atmosfera di indeterminatezza che li opprime e si trasmette anche al lettore. Nel mio lavoro ho cercato di riprodurre questa atmosfera creando una commistione tra sonno e veglia, dentro e fuori. Cos\u00ec dopo un po\u2019 non ci chiediamo pi\u00f9 cosa i personaggi immaginano e cosa invece vivono veramente, e siamo trascinati nella spirale con loro, almeno spero.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333656942_654125836482662_4682602776101436551_n.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39610 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"506\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333656942_654125836482662_4682602776101436551_n.jpeg?resize=900%2C506&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39610\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333656942_654125836482662_4682602776101436551_n.jpeg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333656942_654125836482662_4682602776101436551_n.jpeg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333656942_654125836482662_4682602776101436551_n.jpeg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333656942_654125836482662_4682602776101436551_n.jpeg?resize=480%2C270&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FF &nbsp;&nbsp;&nbsp; In riferimento ad autori come Ligotti o anche Eugene Thacker, si parla di un horror filosofico o di un realismo speculativo, che mira a trasmettere l\u2019esperienza di una realt\u00e0 concepita al di l\u00e0 della presenza umana, di un \u201cmondo-senza-di-noi\u201d, estraneo alle categorie della mente umana. Si tratta ovviamente di un\u2019esperienza che non pu\u00f2 mai essere empirica, ma, appunto, soltanto speculativa. Perci\u00f2 questo mondo pensato al di l\u00e0 dell\u2019esistenza umana, nella narrativa di Ligotti, resta sempre invisibile, anche se determina tutto e in fondo \u00e8 il vero protagonista. Anche nel tuo spettacolo questo esterno deumanizzato mi sembra un elemento cruciale, di cui per\u00f2 non rendi conto attraverso la scenografia, che mi pare conduca invece negli spazi angoscianti della mente dei personaggi, quanto piuttosto attraverso una drammaturgia sonora fortemente suggestiva. Non parlo soltanto delle musiche originali di Paolo Spaccamonti, ma anche del design sonoro di Andrea Giannesi, dell\u2019impiego fantasmatico che fai del telefono e del registratore, strumenti capaci di staccare la voce dal corpo, renderla incorporea, quindi di portare oltre la dimensione visuale, che \u00e8 sempre potente nei tuoi spettacoli e in questo forse pi\u00f9 di ogni altro. Non a caso la scena \u00e8 piena di schermi e di sipari e di pareti che si trasformano in schermi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FC\u00a0\u00a0\u00a0 Grazie per queste tue riflessioni. Sono le stesse che abbiamo fatto nel costruire la drammaturgia del suono e degli spazi. Durante le prove abbiamo riletto diverse volte un capitolo di <em>Allucinazioni<\/em> di Oliver Sacks dal titolo \u00abSulla soglia del sonno\u00bb. Sacks analizza casi di pazienti afflitti da allucinazioni ipnagogiche. Le descrizioni fatte da quei pazienti (voci scorporate, visione di sosia, spazi claustrofobici, suoni decontestualizzati) ci hanno fatto capire che tipo di spazio e di distorsione cercare per la messa in scena. Io e Fabio Cherstich abbiamo fatto una lista di artisti, film e installazioni utili al lavoro: le case\\installazioni di Gregor Schneider, il film <em>Institute Benjamenta<\/em> dei Fratelli Quay, i manichini che gli attori della<em> Classe morta<\/em> di Kantor portano sulle spalle come fossero funghi, il film<em> Le armonie di Werkmeister<\/em> di Bela Tarr, i quadri di Magritte, la scena nel Club silencio di <em>Mulholland Drive, <\/em>le sculture cinetiche di Rosa Barba, il corridoio interminabile nel romanzo <em>Casa di foglie <\/em>di Danielewski, le veneri anatomiche di Clemente Susini (statue di cera di \u2018scomponibili\u2019 che rivelano le interiora di una bellissima donna sdraiata), le sculture sonore di Alberto Tadiello, le installazioni di Heiner Goebbels, i loop ipnotici di William Basinski, le architetture labirintiche e paradossali di Escher, le fotografie di Crewdson etc. Questa lista ci \u00e8 servita per organizzare la drammaturgia e ragionare su slittamenti costanti tra interno ed esterno che destabilizzassero la percezione degli spettatori. Il lavoro inizia con una scritta sullo schermo che chiama in causa direttamente lo spettatore dandogli del tu, e da quel momento inizia un gioco sottile tra il pubblico e la scena sul tema del guardare che attraversa, come un fiume sotterraneo, tutto lo spettacolo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332056381_958097401848143_315023132000877867_n.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39620 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332056381_958097401848143_315023132000877867_n.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39620\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332056381_958097401848143_315023132000877867_n.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332056381_958097401848143_315023132000877867_n.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332056381_958097401848143_315023132000877867_n.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332056381_958097401848143_315023132000877867_n.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/332056381_958097401848143_315023132000877867_n.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FF\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Uno dei momenti pi\u00f9 emozionanti dello spettacolo \u00e8 dedicato alle <em>Meditazioni sulla Medusa<\/em> di Lucien Dregler, un personaggio di Ligotti. L\u2019opera viene solo nominata in un racconto di <em>Nottuario<\/em>. Tu ne inventi il contenuto e ne fai una conferenza che Dregler tiene agli spettatori e che parla della bellezza come mezzo per esorcizzare l\u2019orrore. Le immagini dell\u2019arte vengono viste cos\u00ec come uno schermo creato per proteggerci da qualcosa che ci terrorizza e ci paralizza perch\u00e9 sta oltre ogni possibilit\u00e0 di rappresentazione. Ora, questa realt\u00e0, questo Reale, che eccede la nostra possibilit\u00e0 di simbolizzazione, mi pare che sia una forma del mondo-senza-di-noi a cui vuole aprirci l\u2019horror filosofico. Una realt\u00e0 irrapresentabile, come abbiamo detto, alla quale possiamo avere solo un accesso indiretto. Perci\u00f2 nelle immagini della Medusa non vediamo la realt\u00e0 che \u00e8 fonte dell\u2019orrore, ma solo l\u2019effetto che essa provoca su chi la guarda. Mi sembra che anche tu operi secondo questa logica della rappresentazione indiretta, mostrando una scena infestata da terrori la cui causa resta nascosta. Lo spettatore vede tracce, sintomi, spie, presagi di qualcosa di orrendo che non si manifesta mai direttamente: un buco dalla parete da cui esce sangue, una voce al telefono che parla da un oltre ignoto&#8230; Qualcosa che non dovrebbe essere invece \u00e8, e perci\u00f2 produce inquietudine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FC&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dregler, il filosofo protagonista del racconto <em>La Medusa,<\/em> nello spettacolo \u00e8 ossessionato dal rapporto tra orrore, bellezza e rappresentazione. Abbiamo creato il suo monologo contaminando il racconto di Ligotti con riflessioni di Jean Clair e Horst Bredekamp, ma anche con riferimenti a due film, <em>Toby Dammitt<\/em> di Fellini e <em>Don\u2019t look now<\/em> di Nicolas Roeg. All\u2019inizio della sua conferenza Dregler pone al pubblico una serie di domande: \u00abEsiste un legame tra l\u2019orrore e la bellezza? \u00c8 vero che non sono riconducibili l\u2019uno all\u2019altra? Oppure la bellezza \u00e8 figlia dell&#8217;orrore? Il bello non \u00e8 forse la parata immaginata dall\u2019uomo per contenere l\u2019orrore?\u00bb. Pi\u00f9 avanti paragona il gesto dell\u2019artista allo sguardo di Medusa: l\u2019artista fissa e pietrifica nell\u2019opera d\u2019arte frammenti di realt\u00e0 facendone dei simulacri. Ma a che prezzo? Dregler prova a dare una risposta analizzando foto di Witkin, le Meduse di Caravaggio e di Rubens, l\u2019<em>\u00c9tant donn\u00e9s<\/em> di Marcel Duchamp, <em>un dipinto di <\/em>Magritte, un esempio di dripping di Pollock. Nelle opere di Pollock, della Medusa rimane solo il sangue gocciolante che cade sulle tele. Nell\u2019ultima parte della conferenza, Dregler non ha pi\u00f9 immagini da mostrare, perch\u00e9 la Medusa rappresenta in fondo la fine di tutte le immagini, qualcosa che ci circonda eppure non pu\u00f2 diventare immagine: il mondo che diventa immondo, il reale con la R maiuscola. Qualche scena dopo, nel dialogo tra Dregler e Gleer, viene detto che la Medusa \u00e8 \u00abnella citt\u00e0\u00bb. Questa \u00e8 una affermazione importante. Il vero orrore \u00e8 quello che evitiamo di guardare nelle citt\u00e0, nelle metropoli alienanti (come Detroit per Ligotti).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Duchamp.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39608 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"459\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Duchamp.jpg?resize=900%2C459&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39608\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Duchamp.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Duchamp.jpg?resize=300%2C153&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Duchamp.jpg?resize=768%2C392&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Duchamp.jpg?resize=480%2C245&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Marcel Duchamp, <em>\u00c9tant donn\u00e9s<\/em>, 1946-1966<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FF&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u00c8 stato detto che la narrativa <em>eeire<\/em>, come la letteratura <em>weird<\/em>, nella quale pu\u00f2 essere fatto rientrare Ligotti, vogliono mostrare il fondamento meccanismo-automatico-alieno di quanto \u00e8 considerato umano. E infatti i personaggi di Ligotti appaiono come posseduti da qualcosa che avviene nella loro mente, mentre il loro corpo \u00e8 come se non apparisse mai pienamente. Come ha influito questo sul tuo lavoro con gli attori? Nello spettacolo i personaggi sembrano come distaccati da s\u00e9 stessi, presi in una sorta di deriva allucinatoria, e i loro corpi \u00e8 come se fossero bloccati in una alienazione che non diventa mai estatica, se non un modo trattenuto o ironico, e per brevi frangenti di grande fascino, come quando Julien Lambert attraversa la scena con una specie di danza disarticolata, con un passo che sembra andare contemporaneamente in diverse direzioni, o quando recita il suo monologo in equilibrio su una panchetta messa in verticale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FC\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 All\u2019inizio della <em>Cospirazione contro la razza umana<\/em> Ligotti cita dei versi del <em>Dhammapada: <\/em>\u00abGuarda il tuo corpo: \/ una marionetta dipinta, un povero giocattolo \/ di pezzi snodati sul punto di crollare, \/una cosa malata e sofferente \/ con la testa piena di false illusioni\u00bb. Questo guardare a s\u00e9 stessi come a delle marionette, in Ligotti, \u00e8 il momento di verit\u00e0, che rivela l\u2019impermanenza di tutte le cose e svuota di senso ogni gesto, ogni azione, ogni desiderio. Ma ci\u00f2 non conduce alla disperazione o alla tristezza. Il vederci come marionette d\u00e0 la possibilit\u00e0 di contemplare con ironia e curiosit\u00e0 la nostra insignificanza, il nostro essere in rovina. Per questo credo che un attore, in una messa in scena di Ligotti, debba confrontarsi continuamente con il tema del distacco dall\u2019io, della spersonalizzazione, del vedersi come marionetta, anche solo per un momento. Non si tratta di una stilizzazione nei movimenti o nei costumi di scena, ma di cercare e percepire una deriva dell\u2019io. Spesso, infatti, i personaggi di Ligotti vivono sulla soglia del sonno, in bal\u00eca di allucinazioni ipnagogiche o ipnopompiche. Vivono in un incubo da cui non c\u2019\u00e8 risveglio perch\u00e9 \u00e8 la realt\u00e0 stessa a essere un incubo; per\u00f2 hanno anche raggiunto uno stato di terribile serenit\u00e0, perch\u00e9 \u2013 come leggiamo in un racconto di <em>Nottuario<\/em> \u2013 \u00abpossiamo sfuggire all\u2019orrore soltanto nel cuore dell\u2019orrore\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333059306_512238657739892_8574560023323642667_n.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39617 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"975\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333059306_512238657739892_8574560023323642667_n.jpg?resize=650%2C975&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39617\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333059306_512238657739892_8574560023323642667_n.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333059306_512238657739892_8574560023323642667_n.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333059306_512238657739892_8574560023323642667_n.jpg?resize=480%2C720&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FF&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La letteratura <em>weird<\/em> e la <em>eeire fiction<\/em> mostano che l\u2019orrore pu\u00f2 essere anche una droga, una fonte di piacere estetico, un anestetico, un mezzo per fuggire la realt\u00e0, per trascenderla: non a caso era una componente essenziale di quello che Nietzsche chiamava \u00abdionisiaco\u00bb. Tutto ci\u00f2 ha inevitabilmente una dimensione politica. L\u2019unica sfera che conta \u00e8 il nostro terrore, dice un personaggio di Ligotti, per il quale solo il terrore dice la verit\u00e0 e nient\u2019altro \u00e8 degno di fede o di interesse. Il terrore svaluta tutto il resto: una tale estetica o filosofia conduce a un disimpegno radicale. Da un altro punto di vista, per\u00f2, il pessimismo che la alimenta costituisce una critica radicale alla \u00ablogica culturale\u00bb del capitalismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FC\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La scrittura di Ligotti cerca il mistero come antidoto al torpore prodotto da questa logica, che \u00e8 una logica spettacolare. \u00abLo spettacolo\u00bb, scriveva Guy Debord, \u00ab\u00e8 il brutto sogno della societ\u00e0 moderna incatenata, che infine non esprime che il suo desiderio di dormire. Lo spettacolo \u00e8 il custode di questo sonno\u00bb. Ora, per Ligotti, l\u2019incontro col mistero \u00e8 un risveglio, una ventata fredda di realt\u00e0 che ci strappa a questo sonno. Nel mio lavoro ho inserito un dialogo tratto dal racconto <em>Luna park e altre storie<\/em>. In questo dialogo Drengler esprime una visione della vita come spettacolo e dice che da sempre desidera \u00absfuggire alla stretta dello spettacolo\u00bb<em>.<\/em> Un desiderio, aggiunge, che la scrittura non pu\u00f2 soddisfare. Questo tema della rappresentazione \u2013 del mondo come spettacolo e illusione \u2013 \u00e8 centrale in Ligotti e trova il suo correlativo oggettivo in tutti i sipari, le sale cinematografiche, i vecchi teatri, i palchi vuoti, gli spettacolini senza senso presenti nelle sue pagine. Pi\u00f9 che alla rappresentazione essi ci mettono di fronte al buio della sua fine. Lo spettacolo in Ligotti \u00e8 sempre rimandato, squallido, inconcludente, il palco \u00e8 vuoto e desolato. Perci\u00f2 credo sia estremamente stimolante provare a restituire in teatro il senso di impermanenza che sprigionano le sue pagine e l\u2019opacit\u00e0 delle sue immagini che (per usare una terminologia cara a Duchamp) si imprimono pi\u00f9 nella mente che nella retina<em>.<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333789501_929177314926403_3064523407780858103_n.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39615 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333789501_929177314926403_3064523407780858103_n.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39615\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333789501_929177314926403_3064523407780858103_n.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333789501_929177314926403_3064523407780858103_n.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333789501_929177314926403_3064523407780858103_n.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333789501_929177314926403_3064523407780858103_n.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333789501_929177314926403_3064523407780858103_n.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FF&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Come hai detto, il tuo spettacolo inizia con un <em>Breve esperimento sulla coscienza<\/em>, che vuole dimostrare come la nostra coscienza \u00e8 sempre distorta, soggetta a una sorta di allucinazione strutturale, che dipende dalla focalizzazione del nostro sguardo. Ma se \u00e8 cos\u00ec, allora l\u2019unico modo per sottrarsi a questo inganno inevitabile sarebbe rinunciare alla coscienza. \u00abAh, essere una cosa senza occhi. Che svolta nascere sasso!\u00bb, dice Drengler alla fine della sua conferenza. Con questa frase Drengler esprime appunto il desiderio di sfuggire alla coscienza, che non pu\u00f2 fare a meno di registrare i traumi che poi, come scrive una volta Ligotti, manipolano le nostre esperienze. La coscienza, la memoria, il sistema nervoso, sono meccanismi di registrazione che non controlliamo. Mi pare che questo abbia molto a che fare con l\u2019uso che fai dei registratori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FC&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Stephen King, in un saggio contenuto in <em>Danse Macabre<\/em>, spiega quanto siano stati importanti per la sua scrittura alcuni programmi radiofonici. King dice che la radio ha due pregi: il primo \u00e8 quello di svincolarsi dalla dittatura del visuale e di lasciare campo libero all\u2019immaginazione dell\u2019ascoltatore; il secondo pregio sta nel fatto che la radio si basa su un semplice quanto infallibile meccanismo mentale: se sento nominare una cosa, anche la pi\u00f9 strana, la mia mente \u00e8 portata a visualizzarla subito. Per questo abbiamo utilizzato i nastri, e nel lavoro c\u2019\u00e8 un personaggio che registra i suoi sogni. Metterli in scena sarebbe stato poco interessante per me. Pi\u00f9 interessante mi sembra invece la parola che prova a restituire le immagini oniriche. Ho utilizzato i registratori magnetici perch\u00e9 mi piacciono gli strumenti vintage: credo che possono farci osservare certe cose del nostro presente con una certa stupefazione. La nostra voce \u00e8 sempre pi\u00f9 scollata da noi: mandiamo messaggi vocali che altri per sbrigarsi ascoltano a velocit\u00e0 raddoppiata distorcendo comicamente la nostra voce. E siamo tanto assuefatti a tutto ci\u00f2 da non renderci conto di quanto sia strano, e mostruoso a tratti. Utilizzare un vecchio registratore in scena per me fa percepire maggiormente la voce come un mistero quale essa \u00e8. Spesso durante le prove abbiamo ragionato su una frase di Slavoj <em>\u017di\u017eek: <\/em>\u00abla voce non \u00e8 un parte organica del corpo umano, poich\u00e9 proviene da un luogo non precisato dell\u2019organismo. Nell\u2019atto comunicativo vi \u00e8 sempre un effetto da ventriloquo, come se una forza esterna prendesse il sopravvento su di noi, addirittura sullo stesso atto comunicativo\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333706939_931547468023180_4587810869684701670_n.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39622 lazyload\" width=\"488\" height=\"731\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333706939_931547468023180_4587810869684701670_n.jpg?resize=488%2C731&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39622\" width=\"488\" height=\"731\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333706939_931547468023180_4587810869684701670_n.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333706939_931547468023180_4587810869684701670_n.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333706939_931547468023180_4587810869684701670_n.jpg?resize=480%2C720&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 488px) 100vw, 488px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FF&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La scrittura di Ligotti non \u00e8 mai aggressiva, non assale, non vuole travolgere; piuttosto tende a chiudersi, ad attirare verso qualcosa che si sottrae alla comprensione e persino alla percezione. Appunto perch\u00e9 mira a qualcosa che eccede la nostra capacit\u00e0 di rappresentazione, questa scrittura manca quasi del tutto dell\u2019elemento spettacolare. Lo spavento che produce non ha perci\u00f2 niente di consolatorio, niente di \u00abculinario\u00bb, si potrebbe dire con Brecht: non \u00e8 una sensazione che pu\u00f2 essere goduta, che si offre come merce, come piacere che pu\u00f2 essere consumato. Si tratta piuttosto di uno spavento raggelato, di un\u2019inquietudine sottile e penetrante. Ligotti mira a un effetto di straniamento particolare: vuole farci provare meraviglia di fronte al fatto straordinario e assurdo che esistiamo, \u00abdi fronte all\u2019irrealt\u00e0 monumentalmente macabra della vita\u00bb, come scrive una volta. Ora, a me pare, che il tuo spettacolo non si faccia prendere veramente da questa filosofia ultrapessimista, che considera la coscienza un\u2019illusione dietro la quale per\u00f2 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla, e l\u2019orrore l\u2019unico momento di verit\u00e0, di riconoscimento dell\u2019insensatezza dell\u2019esistenza. Questo pessimismo \u00e8 soverchiato dalla vitalit\u00e0 della tua grafia scenica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FC&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il giorno dopo la prima dello spettacolo ho iniziato a insegnare in Accademia, a Roma, e ho comprato una copia delle <em>Lezioni americane<\/em> di Calvino da leggere con gli allievi. Calvino inizia parlando della leggerezza. Anche lui parte dal mito di Medusa (non lo ricordavo) e invita a riflettere sul fatto che Perseo affronta Medusa, s\u00ec, ma con dei calzari alati. Ecco, credo che questa leggerezza sia presente nel lavoro. Forse \u00e8 poco ligottiana, ma \u00e8 il mio modo di affrontare i mostri. Quello che mi interessava era mettere per un momento in discussione la nostra fiducia nella percezione che abbiamo del mondo. Perci\u00f2 sono partito con quell\u2019esperimento di cui ho detto chiedendo al pubblico di guardare fisso un\u2019immagine colorata che, appunto perch\u00e9 la fissiamo, via via si scolora. Anche Ligotti ci chiede di fermarci in attimo e di chiudere gli occhi e riappropriarci del rapporto col buio e col mistero che avevamo da bambini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><a href=\"https:\/\/www.fondazionetpe.it\/spettacoli\/nottuari\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Nottuari<\/a><\/em><br>ispirato alle opere di Thomas Ligotti<br>regia e drammaturgia Fabio Condemi<br>produzione Teatro di Roma-Teatro Nazionale, LAC Lugano, Teatro Piemonte Europa, Teatro Metastasio di Prato ed Emilia Romagna Teatro ERT&#8211;Teatro Nazionale <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Roma, Teatro India, 22 febbraio-5 marzo 2023; Prato, Teatro Metastasio, 9-12 marzo; Torino, Teatro Astra, 14-19 marzo<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>Fotografie di scena: \u00a9 Claudia Pajewski<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono partito dalla parola &#8220;nottuario&#8221;, un neologismo creato da Ligotti. 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