{"id":37839,"date":"2023-02-06T00:01:05","date_gmt":"2023-02-05T23:01:05","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=37839"},"modified":"2024-06-06T22:49:50","modified_gmt":"2024-06-06T20:49:50","slug":"dirty-woman-and-criminal-baby-marlene-dumas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/02\/06\/dirty-woman-and-criminal-baby-marlene-dumas\/","title":{"rendered":"Dirty woman and criminal baby. Marlene Dumas","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Vito Teti, alcuni anni fa, ha ideato una collana, presso l&#8217;editore Rubbettino, dal titolo &#8220;che ci faccio qui&#8221;. Il <\/em>qui<em> a cui fa riferimento resta indefinito. Per tanti versi, viene da pensare che si alluda alla terra di Teti, che \u00e8 poi anche quella dell&#8217;editore, la Calabria. Questa ipotesi sembrerebbe essere avvalorata da uno degli ultimi titoli che vi sono apparsi: <a href=\"https:\/\/www.store.rubbettinoeditore.it\/catalogo\/la-mano-bruciata\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La mano bruciata di Jonny Costantino<\/a>, a sua volta calabrese, profondamente legato alla sua terra, sulla quale ha realizzato un cortometraggio esemplare (&#8220;Le Corbusier in Calabria&#8221;, 2009). Eppure, sfogliando il libro di Costantino si \u00e8 pi\u00f9 propensi a rileggere quell&#8217;avverbio come il pi\u00f9 ampio possibile, come esteso oltre uno spazio specifico e, se possibile, anche oltre un&#8217;epoca determinata. Costantino intesse, infatti, la trama di una scena dell&#8217;anima, di un&#8217;anima carnale, i cui attori sono scrittori e pittori provenienti dai pi\u00f9 svariati luoghi e tempi. Tutti, per\u00f2, sono egualmente vivi nella sua scrittura. A tutti, in qualche modo, d\u00e0 del tu, in nome di un&#8217;elezione e di una comunione in cui lo spazio dell&#8217;opera, continuamente, sconfina in quello della vita, in quell&#8217;unico flusso che Costantino chiama <\/em>vitarte<em> . Il <\/em>qui <em>diventa, in questo modo, quasi lo spazio di un&#8217;utopia, di una terra dei figli (in cui la nozione di padre diventa obsoleta, se non retrograda), una <\/em>Kinder Land<em>, ancora mai davvero scoperta, e di nietzscheana memoria. Si tratta, come ha recentemente notato Antonio Moresco, di una costellazione che Costantino indica per far segno verso una pratica del gesto artistico, nel suo pi\u00f9 ampio significato. \u00c8 una pratica &#8211; quella del pensiero, della scrittura, delle arti tutte &#8211; che si fa insieme, in una sorta di comunione senza chiese possibili, in una serie ininterrotta di riprese e di rimandi all&#8217;interno della<\/em> <em>comunit\u00e0 di coloro che non hanno comunit\u00e0<\/em>. <em>Di volta in volta, l&#8217;autore intraprende, cos\u00ec, un dialogo o, meglio, un corpo a corpo, spesso serrato, a volte sofferto, con Lispector, Bernhard, Kristof, Ceronetti, Bola\u00f1o, Moresco, Ivano Ferrari, Brancale, Flaubert, Bachmann, Samor\u00ec, Mattotti, de Marco e, infine, Marlene Dumas (di quest&#8217;ultimo qui proponiamo uno stralcio)<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Costantino ha il pregio di riportare la scrittura e l&#8217;arte alla loro dimensione primaria, alla fonte di quel coacervo di passioni, spesso torbide, da cui prende forma, attraverso il lavoro sulla lingua, uno stile, una figura. Gli esiti sono, assai sovente, distanti dalla postura di chi qui lo presenta. Distante \u00e8 la fascinazione di Costantino per l&#8217;eccesso, anche linguistico, per un &#8220;parlato&#8221; c\u00e9liniano, per una visceralit\u00e0 fin troppo esposta. Ma questa distanza non impedisce una prossimit\u00e0 che si esprime come una marcata allergia all&#8217;asfittico conformismo accademico di buona parte della saggistica odierna, nella quale, alla fine, si percepisce solo esibizione sterile e solipsistica di erudizione. In fondo, l'&#8221;io&#8221; di Costantino, il suo indirizzarsi in prima persona, la sua scurrilit\u00e0 adolescenziale, il suo richiamo all&#8217;impossibilit\u00e0 di occludere i vasi comunicanti tra vita e arte, la sua parola portatrice anche di dolcezza disarmata, dicono molto pi\u00f9 dell&#8217;<\/em>altro<em> di quanto il presunto soggetto universale del sapere, che guiderebbe il discorso critico corrente, vorrebbe farci credere abolendo l'&#8221;Io&#8221;. Costantino rifiuta un sapere mondato dall&#8217;inestricabile rapporto vita\/arte, io\/noi, biografia\/storia; detto altrimenti, rifiuta un sapere scollato dal tutto. Costantino chiede tutto, vuole tutto, dall&#8217;arte e dalla vita; non lo nasconde e non si nasconde. Si mostra, con onest\u00e0 e senza finzioni, esponendosi al proprio limite. A me, pare gi\u00e0 molto. Per questo, dall&#8217;altra sponda del tempo, ma proprio<\/em> qui<em>, in questo preciso momento e in questa terra di figli, credo possa valere la pena ascoltarlo con attenzione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Federico Ferrari<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Lucori tenebrosi&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marlene Dumas restituisce alla figura una freschezza smarrita dall\u2019arte contemporanea. Ha visto tutto quello che c\u2019era da vedere, non smette di assimilare la lezione di chiunque abbia qualcosa da insegnarle, eppure dipinge con la scioltezza del primo pittore. No, non il primo pittore apparso sulla Terra. Non colui che ritrae sulle pareti della caverna le belve pronte a sbranarlo, che \u00e8 costretto a uccidere per sopravvivere, che graffia la roccia per studiarsi la silhouette del nemico, per assorbirne magicamente la forza, per esorcizzare la paura, per prepararsi alla lotta. La lezione che Marlene fa sua \u00e8 quella del primo pittore consapevole del proprio gesto creativo, quel tenace che non ha perso, dell\u2019avo paleolitico, il senso del pericolo e del combattimento, il tremore e il desiderio, il coraggio e la crudelt\u00e0, la commozione e lo stupore: la fame.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I corpi di Marlene Dumas affiorano da un\u2019oscurit\u00e0 dalla quale non si emancipano, al pari dei Prigioni di Michelangelo che non si distaccano dalla pietra di cui sono fatti. Nei dipinti dumasiani il lato luminoso non \u00e8 una forza che si oppone al lato oscuro: la luce \u00e8 nelle tenebre. La luce \u00e8 una vena che scorre tra figura e sfondo. Incisa zampilla in superficie. La luce \u00e8 una ferita nel corpo della notte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I corpi di Marlene sono lucciole inchiodate a Madre Notte, la notte della materia e dell\u2019anima. Il loro retro \u00e8 molle: mentre le scrutiamo, la parte che non vediamo si decompone nella tenebra. La loro opalescenza \u00e8 tale che l\u2019oscurit\u00e0 retrostante, per contrasto, appare pi\u00f9 scura di quel che \u00e8. Temo per\u00f2 che la lucciola non sia l\u2019animale giusto per il paragone. Forse i corpi di Marlene sono zecche: zecche temerarie che succhiano il sangue del buio, zecche il cui turgore non subisce attenuazioni d\u2019intensit\u00e0 luminosa, a differenza delle lucciole il cui brillio \u00e8 intermittente. No, non ci siamo, non sono ancora soddisfatto: pi\u00f9 che zecche \u2013 le quali hanno pur sempre una vita propria per quanto parassitaria \u2013 i corpi di Marlene sono croste, escrescenze dirette dell\u2019oscurit\u00e0, indurimenti epiteliali di una ferita cronica: a staccarle sarebbe tutta un\u2019iridescenza filamentosa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lucciole zecche croste, comunque la si metta: luce. La luce in pittura \u00e8 questione di colore. Luce temperatura calore: colore. Il colore, nei quadri di Marlene, irradia e cola. Irradia perch\u00e9 non pu\u00f2 farne a meno: l\u2019elemento della pittrice \u00e8 il fuoco. Cola perch\u00e9 la vita \u00e8 fluida, perch\u00e9 il desiderio \u00e8 umido. Marlene predilige, insieme alla pittura a olio, l\u2019acquerello: l\u2019acquerello asseconda il movimento liquido del desiderio, laddove l\u2019olio obbedisce a una volont\u00e0 di maggiore controllo nel verso del progetto iniziale. Se l\u2019olio, corposo e malleabile com\u2019\u00e8, consente pi\u00f9 polso demiurgico nella ricreazione del mondo fenomenico, l\u2019acqua liquef\u00e0 l\u2019intenzione nell\u2019emozione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I colori di Marlene Dumas sono le bave che la luce secerne emergendo dalla tenebra, bave che si raddensano in forma di corpi. A pensarci bene, la pittrice non fa che alzare il livello di evidenza di qualcosa che \u00e8 valido in generale: il colore \u00e8 la bava della luce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marlene Dumas \u00e8 una manovale della luce che fa la pendolare tra il buio fuori e il buio dentro. I suoi artefatti sono impasti ubicati in una promiscua zona di confine dove si sono date appuntamento particelle di luce e particelle di tenebra. S\u00ec, impasti: la notte ha versato le sue lacrime nella calce viva del giorno.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1.-Feathered-Stola-2000-oil-on-canvas-100-x-56-cm-591x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38098 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"591\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1.-Feathered-Stola-2000-oil-on-canvas-100-x-56-cm.jpg?resize=591%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-38098\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1.-Feathered-Stola-2000-oil-on-canvas-100-x-56-cm-scaled.jpg?resize=591%2C1024&amp;ssl=1 591w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1.-Feathered-Stola-2000-oil-on-canvas-100-x-56-cm-scaled.jpg?resize=173%2C300&amp;ssl=1 173w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1.-Feathered-Stola-2000-oil-on-canvas-100-x-56-cm-scaled.jpg?resize=768%2C1330&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1.-Feathered-Stola-2000-oil-on-canvas-100-x-56-cm-scaled.jpg?resize=887%2C1536&amp;ssl=1 887w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1.-Feathered-Stola-2000-oil-on-canvas-100-x-56-cm-scaled.jpg?resize=1183%2C2048&amp;ssl=1 1183w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1.-Feathered-Stola-2000-oil-on-canvas-100-x-56-cm-scaled.jpg?resize=480%2C831&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1.-Feathered-Stola-2000-oil-on-canvas-100-x-56-cm-scaled.jpg?w=1479&amp;ssl=1 1479w\" sizes=\"auto, (max-width: 591px) 100vw, 591px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Marlene Dumas, <em>Feathered Stola<\/em>, 2000<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Pelli profonde&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fidiamoci, ma non troppo, della pelle.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 per sua natura una birichina, una voltagabbana, in balia com\u2019\u00e8 delle sbandate del desiderio. Spesso e volentieri c\u2019inganna. La pelle inganna anzitutto quando, lei per prima, \u00e8 presa in contropiede dal desiderio che la guida. Alle volte la pelle assomiglia a quella fanciulla condotta a una festa dove, sparito il suo volubile accompagnatore, deve restare controvoglia e allora resta facendo finta di divertirsi, simulando una partecipazione che non c\u2019\u00e8, illudendo con una moina di troppo qualche malcapitato sognatore che in men che non si dica si ritrova irretito. Quali e quanti danni pu\u00f2 fare la pelle. Occhio dunque: l\u2019occhio che non rispetta la distanza di sicurezza, che fa incauta pressione sulla pelle, cade in trappola, come un predatore che metta la zampa sopra una buca coperta di foglie. Mai pendere dalle labbra della pelle!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fidiamoci, ma non troppo, della pittura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pittura \u00e8 pelle: la pelle dell\u2019immagine. Dell\u2019immagine la pittura non \u00e8 soltanto la pelle ma \u00e8 in primo luogo la pelle, non scordiamolo. Come l\u2019epidermide, la pittura si screpola e si rigenera, si trucca e si strucca, presenta punti neri e inestetismi, richiede interventi di mantenimento e recupero, si scotta e ci scotta. C\u2019\u00e8 pittura viva e c\u2019\u00e8 pittura morta: come la pelle. La pittura \u00e8 una pelle che presenta diversi spessori e gradi di trasparenza. Tanto pi\u00f9 \u00e8 sottile, quanto pi\u00f9 ci lascia intravedere i nervi della figura e con essi le venature dell\u2019anima dell\u2019artista. Tanto pi\u00f9 \u00e8 traslucida, quanto pi\u00f9 si espone e ci espone al mistero di birifrangenze che rimbalzano tra materia e spirito. Occhio alla pittura: persino quando si sbottona, quando qualcosa rivela, non possiamo mai dire quel che non svela. Teniamo le antenne alzate soprattutto con la buona pittura: essa sa mantenere il segreto e quanto sacro \u00e8 secretato nei suoi secreti!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pittura \u00e8 la pelle della luce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pelle in Dumas \u00e8 intimit\u00e0 ed esteriorit\u00e0 al contempo. \u00c8 sia un s\u00e9par\u00e9 sia un lenzuolo: da una parte il fisico, dall\u2019altra il metafisico. Il s\u00e9par\u00e9 \u00e8 scostato: separa e non separa. Zuppo di umori notturni, il lenzuolo \u00e8 strappato: copre e scopre. Traversando la pelle, intridendola, il fisico e il metafisico celebrano le loro fusioni, ora rapinose, ora sontuose. La pelle assorbe e custodisce e, non meno di un prisma, rifrange. \u00abLa carne \u00e8 la pelle dell\u2019ignoto\u00bb, scrive Victor Hugo nell\u2019<em>Uomo che ride <\/em>(1869). Potremmo variare cos\u00ec pensando a Marlene, alla pittura visceralmente cutanea di Marlene: la pelle \u00e8 la carne dell\u2019ignoto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pelle delle creature di Marlene \u00e8 il pelo di un\u2019acqua resa torbida da guizzanti profondit\u00e0 carnali. \u00c8 amnio increspato da lotte intestine tra entit\u00e0 che, se fossimo in Cielo, chiameremmo angeli e diavoli. Siamo per\u00f2 sulla Terra \u2013 ci stiamo quali organici ossimori lussati da spinte antagoniste \u2013 e conosciamo la lingua che parlano queste diafane pelli chiazzate d\u2019ombra. Sappiamo fin troppo bene di cosa va almanaccando questa pittura per pelli graffiate da mille unghie, per carni manomesse, per cervelli sverginati, per sangui adoratori. Intuiamo le latitudini del vissuto emotivo che origina questa pittura per corpi che non dimenticano di essere corpi: grovigli antropomorfi di vitalit\u00e0 e mercificazione, violenza e fascinazione, abbandono e adescamento, ironia e dramma.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2.-Mamma-Roma-817x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38103 lazyload\" width=\"613\" height=\"768\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2.-Mamma-Roma.jpg?resize=613%2C768&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-38103\" width=\"613\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2.-Mamma-Roma-scaled.jpg?resize=817%2C1024&amp;ssl=1 817w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2.-Mamma-Roma-scaled.jpg?resize=239%2C300&amp;ssl=1 239w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2.-Mamma-Roma-scaled.jpg?resize=768%2C963&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2.-Mamma-Roma-scaled.jpg?resize=1225%2C1536&amp;ssl=1 1225w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2.-Mamma-Roma-scaled.jpg?resize=1633%2C2048&amp;ssl=1 1633w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2.-Mamma-Roma-scaled.jpg?resize=480%2C602&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2.-Mamma-Roma-scaled.jpg?w=2041&amp;ssl=1 2041w\" sizes=\"auto, (max-width: 613px) 100vw, 613px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Marlene Dumas, <em>Mamma Roma<\/em>, 2012<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Marlene\u2019s Angels&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pittura di Marlene Dumas non tollera distrazioni dal corpo: \u00e8 pittura di pelle nutrita di corpi corpi corpi e ancora corpi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Corpi di santa e puttana: le sante puttane di Caravaggio e le puttane sante di Lautrec, beatificate dalla strada e dal bordello. Corpi di morti: il Cristo di Holbein e il torero di Manet, stesi da una morte violenta, quasi dormienti. Parti di corpo: i testicoli pesanti di D\u00fcrer che si autoritrae nudo e la vulva immortalata in primo piano da Courbet. Corpi impossibili: la seminuda impellicciata di Rubens e <em>Le Parche <\/em>di Goya, cos\u00ec schiacciate ma dense nella loro cupa fluttuazione, forze nerissime che al Prado sconvolgono il cuore di Marlene, arrivando fin dove non riesce il sommo Vel\u00e1zquez: alle lacrime. Per non parlare dei corpi crocifissi e macellati di Bacon. Tutti corpi con o senza organi i cui spasimi e spasmi e sbuffi e sbaffi \u2013 <em>ante post ultra mortem <\/em>\u2013 si sono cristallizzati in complessioni aliene, in posture sovrumane. Corpi che fanno strada alla pittrice in un luogo dove persino il dolore \u00e8 fulgore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Terribile \u00e8 la belt\u00e0 dei lavori in pelle umana di Marlene Dumas. Sublimi oggetti e soggetti del desiderio, questi corpi cavernosi e stellari ci rivolgono avance tra l\u2019allusione e l\u2019osceno, tra il gioco erotico e l\u2019evidenza pornografica, sotto le pressioni di un\u2019impellenza scopica che privilegia il vedo al non vedo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho trascorso ore e ore in compagnia delle donne di Marlene Dumas e ho imparato a conoscerle. Vi riferir\u00f2 due o tre cose che so di loro. Comincio dicendo che esse posseggono tali riserve di spirito che devono prendersi cura innanzitutto di quel che hanno di pi\u00f9 deteriorabile: il corpo. Devono perch\u00e9 la manutenzione dello spirito passa attraverso il corpo e perch\u00e9 il corpo \u00e8 il loro strumento di lavoro. Il loro lavoro \u00e8 sedurti, per prima cosa sedurti. La loro seduzione non \u00e8 aggressiva: \u00e8 una seduzione passiva, con una spiccata attitudine contemplativa. Queste monelle non si contorcono come menadi per farti ingrifare, non \u00e8 nel loro stile. N\u00e9 fanno le gatte morte, non vogliono fregarti con quello che per certi occhi \u00e8 come la carta moschicida per gli insetti: il languore. Costoro non si limitano a ricambiare il tuo sguardo. Placide ti studiano come fossi tu a doverle convincere. Ti scrutano per capire \u2013 e per mettere te in condizione di capire \u2013 quanta voglia hai di flirtare con loro a dispetto della solitudine, della discriminazione, del pregiudizio, della sopraffazione, della malattia, dell\u2019alienazione, dell\u2019umiliazione, della morte di cui portano sulla pelle \u2013 lampanti \u2013 i segni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avrai gi\u00e0 capito che sto parlando di ragazze sveglie e non di belle addormentate. Queste ragazze di vita hanno imparato in fretta le regole della recita mondana di cui sono figuranti. Sanno che la vita \u00e8 una sfrecciata il cui arco si spezza come un grissino. Non vogliono angosciarti ricordandoti la tua caducit\u00e0: ne hanno gi\u00e0 abbastanza della propria di effimerit\u00e0. <em>Tempus fugit <\/em>e ognuna di loro \u00e8 gi\u00e0 allo step successivo, ch\u2019\u00e8 un <em>m\u00e9nage \u00e0 trois<\/em>: tu, lei e il Caos di cui lei \u00e8 custode, transitoria come una placenta, permanente come l\u2019opera d\u2019arte che \u00e8.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/3.-MD-1997-C-M3-362x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38109 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"362\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/3.-MD-1997-C-M3.jpg?resize=362%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-38109\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/3.-MD-1997-C-M3-scaled.jpg?resize=362%2C1024&amp;ssl=1 362w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/3.-MD-1997-C-M3-scaled.jpg?resize=106%2C300&amp;ssl=1 106w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/3.-MD-1997-C-M3-scaled.jpg?resize=768%2C2170&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/3.-MD-1997-C-M3-scaled.jpg?resize=725%2C2048&amp;ssl=1 725w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/3.-MD-1997-C-M3-scaled.jpg?resize=480%2C1356&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/3.-MD-1997-C-M3-scaled.jpg?w=906&amp;ssl=1 906w\" sizes=\"auto, (max-width: 362px) 100vw, 362px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Marlene Dumas, <em>Miss January<\/em>, 1997<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La loro seduzione \u00e8 una provocazione. Le prostitute e le modelle di Marlene sono pronipoti in linea retta dell\u2019<em>Olympia <\/em>(1863) di Manet e ci accalappiano con la stessa sovrana irriverenza. Mi viene in mente una modella in particolare, <em>Miss January <\/em>(1997). La miss \u00e8 nuda dai fianchi in gi\u00f9, ma a fare la differenza non \u00e8 la fica in bella vista bens\u00ec il calzino fucsia al piede sinistro. Non si tratta di un dettaglio come un altro. Al pari del nastro nero al collo di Olympia, quel calzino \u00e8 sia un fazzoletto lasciato cadere con simulata distrazione sia un guanto di sfida: se il nastro di Olympia era la sfida della modernit\u00e0, il calzino di Miss Gennaio \u00e8 la sfida della contemporaneit\u00e0. Sta a noi raccogliere oppure guardare e passare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste belle di giorno e di notte hanno accettato lo sfacelo: il proprio sfacelo e lo sfacelo del mondo. Ragion per cui, anche quando soffrono, s\u2019offrono senza patetismi, fiere nel fiore del disincanto, vanitose ventose del disastro. Anche quando appaiono frivole, non c\u2019\u00e8 dubbio che la loro sia quella che Marcel Proust chiama \u00abla frivolezza dei morenti\u00bb. Anche quando fanno le sciocchine con Eros, sanno che quello che hanno al collo non \u00e8 un nastro n\u00e9 un collier, \u00e8 un guinzaglio: il guinzaglio lungo di Thanatos, freddo protettore che si gusta lo spettacolo dietro le quinte della notte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sentimento che orienta queste ferite a vita non \u00e8 propriamente tragico, lo direi semmai post-tragico e lo definirei <em>fatalismo erotico<\/em>. \u00c8 un bottino prezioso, il fatalismo erotico, uno dei pi\u00f9 preziosi in possesso di chi sia sopravvissuto alla tragedia o, meno diffusamente, di chi la tragedia l\u2019abbia compresa vivendola e ne sia uscito fuori pi\u00f9 vivo di prima. Vedo queste fascinose come delle Kafka da marciapiede che hanno interiorizzato fino al clitoride questo pensiero del Praghese: \u00abQuando si capisce pienamente la vita, non si \u00e8 angosciati dal fatto di dover morire\u00bb. Le vedo quali reduci da lager personali intente a curare le proprie anime bruttate dalla violenza detentiva, a curarle riconducendo il corpo alla sfera rigenerativa cui \u00e8 stato sottratto: l\u2019erotismo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con generosit\u00e0 le <em>femmes fatales <\/em>di miss Dumas condividono il bottino liminale del fatalismo erotico col fortunato che dal loro sguardo non si senta intimidito n\u00e9 intimidato, col passionale pensante che sappia spol- parsele con gli occhi. Con occhi tattici e tattili. Impudico come piace a loro. Sprezzante del pericolo quanto loro. Se non accetti, \u00e8 semplice: vuol dire che non le meriti. \u00c8 un test di vitalit\u00e0 quello cui ci sottopongono e \u2013 come ogni autentico <em>memento mori <\/em>\u2013 il loro \u00e8 un <em>memento vivi<\/em>. Malgrado tutto. Malgrado il male. Grazie al male.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/4.-Edouard_Manet_-_Olympia_-_Google_Art_Project_3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38111 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"950\" height=\"647\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/4.-Edouard_Manet_-_Olympia_-_Google_Art_Project_3.jpg?resize=950%2C647&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-38111\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/4.-Edouard_Manet_-_Olympia_-_Google_Art_Project_3.jpg?w=950&amp;ssl=1 950w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/4.-Edouard_Manet_-_Olympia_-_Google_Art_Project_3.jpg?resize=300%2C204&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/4.-Edouard_Manet_-_Olympia_-_Google_Art_Project_3.jpg?resize=768%2C523&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/4.-Edouard_Manet_-_Olympia_-_Google_Art_Project_3.jpg?resize=480%2C327&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 950px) 100vw, 950px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">\u00c9douard Manet, <em>Olympia<\/em>, 1863<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Nemo bonus&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNemo bonus\u00bb tuona quel santo di Agostino. Nessuno (di noi pu\u00f2 dirsi) buono. Un artista responsabile dovrebbe sempre ricordarcelo: noi non siamo buoni. Marlene Dumas \u00e8 un\u2019artista responsabile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul male la pittrice non punta il riflettore dell\u2019eccezionalit\u00e0, lo indaga con la torcia della normalit\u00e0, della quotidianit\u00e0: della banalit\u00e0. <em>Evil Is Banal <\/em>\u00e8 il titolo di un dipinto a olio del 1984. I titoli di Marlene non vanno trascurati giacch\u00e9 intrattengono relazioni puntuali e sovente spiazzanti con l\u2019immagine che nominano, come nel caso di <em>Evil Is Banal. <\/em>La banalit\u00e0 del male non \u00e8 una novit\u00e0, vedi Hannah Arendt ed epigoni. La novit\u00e0 e lo scarto del quadro risiedono nel fatto che il suo soggetto non \u00e8 lo yes-man nazista Adolf Eichmann, o uno della sua risma, bens\u00ec Marlene Dumas in persona, autoritratta nella piena maturit\u00e0 di donna e di artista.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abTrovo me stessa il miglior esempio di male\u00bb, scrive l\u2019artista in un testo del 1993, impartendo una lezione capitale a chiunque si misuri con l\u2019estremo. Tra le righe Marlene ci sta dicendo che individuare il male in noi stessi, invece di additarlo negli altri, rappresenta un salto di umanit\u00e0: un salto di livello su un\u2019ideale scala di umanit\u00e0. Se Adolf Hitler e F\u00e9licien Kabuga l\u2019avessero pensata in questo modo, sarebbero venuti meno i due propulsori determinanti del genocidio degli Ebrei in Europa e dei Tutsi in Ruanda. <em>Volersi male <\/em>\u2013 nel caso di un\u2019artista come Marlene Dumas \u2013 implica la volont\u00e0 di distillare forme espressive che siano <em>anche <\/em>un precipitato della propria debolezza, della propria morbosit\u00e0, della propria ambiguit\u00e0, della propria inerzia, della propria dispersione, della propria disperazione, del proprio desiderio frustrato, del proprio sogno infangato: del proprio male particolare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stanare il male dentro di s\u00e9 e farci i conti senza sconti \u00e8 un rito di passaggio tanto traumatico quanto imprescindibile per divenire artisti che non hanno paura di smascherare la realt\u00e0, a cominciare dalla propria realt\u00e0 interiore, di sbugiardarla. Numerosi studi etnografici hanno di- mostrato che la cruenza del rito di passaggio \u00e8 proporzionale alla natura delle prove riservate dalla vita. Idem per un\u2019arte che si voglia rovesciante oltranzista dirompente. Idem per una razza di artisti la cui prova del nove \u00e8 creare pensando contro loro stessi.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/5.-MD1984_04.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38113 lazyload\" width=\"600\" height=\"722\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/5.-MD1984_04.jpg?resize=600%2C722&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-38113\" width=\"600\" height=\"722\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/5.-MD1984_04.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/5.-MD1984_04.jpg?resize=249%2C300&amp;ssl=1 249w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/5.-MD1984_04.jpg?resize=768%2C924&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/5.-MD1984_04.jpg?resize=480%2C577&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Marlene Dumas, <em>Het Kwaad is Banaal \/ Evil Is Banal<\/em>, 1984<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono pensatori che hanno coniato un\u2019arte sopraffina dello scrivere contro loro stessi. Poeti come Baudelaire, filosofi come Cioran, narratori come Bernhard. Nondimeno ci sono artisti visivi che hanno mirabilmente creato \u2013 dipinto scolpito filmato \u2013 senza distogliere lo sguardo da uno specchio incrinato dove i lineamenti del filantropo si confondono con quelli del genocida. Artisti come Arnulf Rainer o Anselm Kiefer, giusto per fare un paio di nomi cui aggiungere quello di Marlene Dumas.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalla finestra di <em>Evil Is Banal <\/em>la pittrice non ci fissa interrogativa come di solito ci fissano le sue ritratte in primo piano. Ignorandoci guarda alla propria sinistra. Cosa guarda? Uno spettacolo malvagio oppure qualcosa che il seme del male lo sta piantando di soppiatto nella sua persona? Ma siamo poi sicuri che stia guardando qualcosa? Se invece di guardare fosse assorbita, anzi rapita, da un pensiero fisso? Se stesse incubando una fissazione che la induce a proiettarsi dove ancora non \u00e8? E, se cos\u00ec fosse, una volta l\u00ec cosa immagina di scovare? Cosa crede di combinare? Dare sfogo a impulsi malefici oppure, al contrario, mettere in fuga il demoniaco demone che le si agita in corpo? E a monte: dove ci sta invitando a far convergere il nostro sguardo con il suo sguardo?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ingenerando questi e altri interrogativi Marlene Dumas dirotta la nostra attenzione fuori dalla pura e semplice rappresentazione. Pi\u00f9 ci avviciniamo al dipinto (non solo con gli occhi), pi\u00f9 abbiamo la chance di udire (col nostro orecchio interiore) un\u2019esortazione di questo tenore: seguimi fuori dal quadro, ma soprattutto fuori dall\u2019edificio della morale di levatura corrente e di spicciolo impiego, seguimi oltre le tue zone salve, oltre le tue zone franche, seguimi fin dentro le linee nemiche, dove rischi di essere fatto ostaggio da parte di forze che hai sempre fuggito, dove rischi di beccarti nella zucca quel proiettile vagante che ti aprir\u00e0 finalmente il cervello.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vedere \u00e8 un\u2019avventura non solo visiva che Marlene ci sprona a compiere dandoci il buon l\u2019esempio, posizionandosi in prima linea, facendoci strada nella selva \u00abselvaggia e aspra e forte\u00bb di un\u2019altra morale: una morale che \u00e8 tutta da conquistare.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/6.-Atropos_o_Las_Parcas.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38120 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"950\" height=\"457\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/6.-Atropos_o_Las_Parcas.jpg?resize=950%2C457&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-38120\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/6.-Atropos_o_Las_Parcas.jpg?w=950&amp;ssl=1 950w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/6.-Atropos_o_Las_Parcas.jpg?resize=300%2C144&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/6.-Atropos_o_Las_Parcas.jpg?resize=768%2C369&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/6.-Atropos_o_Las_Parcas.jpg?resize=480%2C231&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 950px) 100vw, 950px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Francisco Goya, <em>Le Parche<\/em>, 1819-23<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La femme r\u00e9volt\u00e9e&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marlene Dumas non si ferma al male banale e ai suoi derivati. Il male in causa non \u00e8 soltanto il male mediocre e quotidiano, il male che limita e chiude, il male da riconoscere dentro noi stessi e contrastare a pi\u00f9 non posso. L\u2019artista d\u00e0 libero accesso nei suoi dipinti a un male di opposta natura che esige da noi uno sforzo antitetico: tendere verso di esso. Possiamo chiamare quest\u2019altro male \u2013 servendoci di una sola formula \u2013 <em>male insurrezionale<\/em>. Mi piace immaginare Marlene Dumas come una rugbista che placca il male banale per aprire un varco verso la meta al male insurrezionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Apartheid \u00e8 la parola con cui il bene sociale s\u2019\u00e8 presentato a Marlene Dumas. La pittrice, che vive in Olanda dal 1976, \u00e8 nata nel \u201953 in Sudafrica, un Paese dove la segregazione razziale \u00e8 stata per quarantatr\u00e9 anni \u2013 dal \u201948 al \u201991 \u2013 la legge ossia il bene. Questo vuol dire che Marlene \u00e8 stata svezzata, \u00e8 andata a scuola, ha avuto le prime mestruazioni, ha perso la verginit\u00e0, ha fantasticato l\u2019artista che sarebbe diventata in una terra dove il cosiddetto bene era un confine e un confino, una barriera discriminatoria e un dogma poliziescamente imposto. A fronte di un bene di tal fatta, ovvero un bene accecante e oscurantista, essere artista implicava automaticamente una scelta di campo: asservirsi alle logiche del potere oppure abbracciare un\u2019idea socialmente eversiva dell\u2019arte. Marlene Dumas \u2013 che non \u00e8 donna da vie di mezzo \u2013 s\u2019\u00e8 schierata dalla parte di un male armato di visione contro l\u2019oppressione del bene: il male che abbiamo chiamato insurrezionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa riflessione non alimenti per\u00f2 l\u2019errata opinione che l\u2019artista ope- ri qualsivoglia ribaltamento manicheo. Ella non ignora quante ipocrisie, quante oscillazioni, quanti tradimenti, quante prevaricazioni, quanti slittamenti, quante esitazioni prendano corpo tra la banalit\u00e0 e l\u2019insurrezione, cancellando i rispettivi perimetri. Il lato oscuro non stinge, quello chiaro non sbrilluccica, non \u00e8 tutto oro quel che luccica n\u00e9 tutta merda quel che puzza nell\u2019<em>ecce homo <\/em>\u2013 che sappiamo essere soprattutto un <em>ecce mulier <\/em>\u2013 di Marlene Dumas.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/7.-The-Painter-gecorrigeerd_sRGB-547x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38125 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"547\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/7.-The-Painter-gecorrigeerd_sRGB.jpg?resize=547%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-38125\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/7.-The-Painter-gecorrigeerd_sRGB-scaled.jpg?resize=547%2C1024&amp;ssl=1 547w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/7.-The-Painter-gecorrigeerd_sRGB-scaled.jpg?resize=160%2C300&amp;ssl=1 160w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/7.-The-Painter-gecorrigeerd_sRGB-scaled.jpg?resize=768%2C1438&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/7.-The-Painter-gecorrigeerd_sRGB-scaled.jpg?resize=821%2C1536&amp;ssl=1 821w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/7.-The-Painter-gecorrigeerd_sRGB-scaled.jpg?resize=1094%2C2048&amp;ssl=1 1094w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/7.-The-Painter-gecorrigeerd_sRGB-scaled.jpg?resize=480%2C898&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/7.-The-Painter-gecorrigeerd_sRGB-scaled.jpg?w=1368&amp;ssl=1 1368w\" sizes=\"auto, (max-width: 547px) 100vw, 547px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Marlene Dumas, <em>The Painter<\/em>, 1994<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Afferma la pittrice nel 1993: \u00abDipingo perch\u00e9 sono una donna sporca\u00bb, precisando che la pittura non \u00e8 un passatempo per suffragette, bens\u00ec <em>a messy busines<\/em>s, \u00abuna faccenda incasinata\u00bb. L\u2019arte non pu\u00f2 che essere sporcizia e casino nel momento in cui essa si solleva contro una societ\u00e0 come la nostra, una societ\u00e0 il cui cripto-modello di pulizia e ordine \u00e8 il macello dopo lo scempio carnale: un luogo asettico, disinfettato in continuazione, da cui deve sparire ogni traccia di soppressioni prima della serie successiva di uccisioni. Donna in rivolta permanente, la nostra africana bianca concepisce la creazione artistica come una latrina e come un crimine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marlene Dumas perpetra i suoi crimini nel reame metamorfico di un immaginario dinamitato da un\u2019immaginazione fanciullesca. In un olio del 1994 raffigura una bambina. Una bambina a figura intera e senza vestiti. Una bambina nuda che ci rivolge uno sguardo che diremmo \u2013 a seconda dei punti di vista \u2013 da vecchio deluso o da assassino ancora caldo del proprio misfatto. Una bambina corrucciata che ostenta mani sporche \u2013 con ogni evidenza \u2013 di pittura: la destra blu, la sinistra rossa. Una bambina torva che ci mostra le manine come fossero la sua arma del delitto. Pare quasi che questa discola si stia costituendo alla nostra (chi lo sa quanto equanime) autorit\u00e0 percettiva. Il titolo del dipinto \u00e8 <em>The Painter <\/em>e non commettiamo reato se interpretiamo l\u2019opera quale autoritratto della pittrice da bambina imbrattata della sua malefatta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marlene Dumas \u00e8 una <em>dirty woman <\/em>posseduta da una <em>criminal baby.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/8.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38129 lazyload\" width=\"563\" height=\"704\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/8.jpeg?resize=563%2C704&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-38129\" width=\"563\" height=\"704\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/8.jpeg?w=750&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/8.jpeg?resize=240%2C300&amp;ssl=1 240w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/8.jpeg?resize=480%2C600&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 563px) 100vw, 563px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Marlene Dumas, <em>Lips<\/em>, 2018<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Marlene Dumas, <\/em>Magnetic Fields (for Margaux Hemingway), <em>2008<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Leggi anche: <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em><a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/07\/19\/dolci-nullita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Dolci nullit\u00e0<\/a><\/em>, di Marlene Dumas<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/05\/11\/open-end-le-figure-di-marlene-dumas\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Open-end. 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Nel 2000 si laurea in Giurisprudenza con tesi in Criminologia (\u201cIl grande criminale tra criminologia e cinema\u201d) e subito avvia una collaborazione biennale con Vittorio De Seta (il regista di \u201cBanditi a Orgosolo\u201d). Nel 2005 fonda con Fabio Badolato la BaCo Productions e nel 2019 con Rita Deiola la Salamander Giant, entit\u00e0 produttive entrambe attive. \u00c8 l\u2019ideatore e il direttore artistico di Ultracinema Art Festival e insegna Regia alla Blow-up Academy di Ferrara, di cui \u00e8 vicedirettore artistico. Vive a Bologna. Tra i film: \u201cJust Play and Never Stop. Un viaggio spericolato nel jazz\u201d (2025), \u201cSbundo\u201d (2020-24), \u201cCarnale Carnale\u201d (2023), \u201cDallarte\u201d (2023), \u201cLa lucina\u201d (2018), \u201cIl firmamento\u201d (2013), \u201cBeira Mar\u201d (2010), \u201cLe Corbusier in Calabria\u201d (2009), \u201cJazz Confusion\u201d (2006). 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Nel 2000 si laurea in Giurisprudenza con tesi in Criminologia (\u201cIl grande criminale tra criminologia e cinema\u201d) e subito avvia una collaborazione biennale con Vittorio De Seta (il regista di \u201cBanditi a Orgosolo\u201d). Nel 2005 fonda con Fabio Badolato la BaCo Productions e nel 2019 con Rita Deiola la Salamander Giant, entit\u00e0 produttive entrambe attive. \u00c8 l\u2019ideatore e il direttore artistico di Ultracinema Art Festival e insegna Regia alla Blow-up Academy di Ferrara, di cui \u00e8 vicedirettore artistico. Vive a Bologna. Tra i film: \u201cJust Play and Never Stop. Un viaggio spericolato nel jazz\u201d (2025), \u201cSbundo\u201d (2020-24), \u201cCarnale Carnale\u201d (2023), \u201cDallarte\u201d (2023), \u201cLa lucina\u201d (2018), \u201cIl firmamento\u201d (2013), \u201cBeira Mar\u201d (2010), \u201cLe Corbusier in Calabria\u201d (2009), \u201cJazz Confusion\u201d (2006). Tra i libri: \u201cPiressia\u201d (2024), \u201cCormac Blood Dance\u201d (2023), \u201cGiovanni Blanco\u201d (2023), \u201cUltraporno\u201d (2021), \u201cLa mano bruciata. Scrittori, pittori, elezioni\u201d (2021), \u201cUn uomo con la guerra dentro. Vita disastrata ed epica di Sterling Hayden: navigatore attore traditore scrittore alcolista\u201d (2020), \u201cNella grande sconfitta c\u2019\u00e8 la grande umanit\u00e0\u201d (con Michael Fitzgerald, 2020), \u201cMal di fuoco\u201d (2016), \u201cVolti a fronte\u201d (con Domenico Brancale, 2013). Tra le riviste: \u00e8 stato redattore di \u201cCineforum\u201d e caporedattore di \u201cCarte di Cinema\u201d; nel 2009 ha fondato \u201cRifrazioni. 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