{"id":36831,"date":"2023-01-02T00:01:57","date_gmt":"2023-01-01T23:01:57","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=36831"},"modified":"2024-06-06T22:52:29","modified_gmt":"2024-06-06T20:52:29","slug":"luniverso-pensa-se-stesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/01\/02\/luniverso-pensa-se-stesso\/","title":{"rendered":"L\u2019universo pensa se stesso?","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 leggere, oggi, un trattatello medievale? Ovviamente, un medievista vi troverebbe infiniti motivi d\u2019interesse, come d\u2019altronde ogni specialista li trova nel proprio campo. Ma la mia domanda \u00e8 diversa. Perch\u00e9, oggi, qualcuno che non sia toccato dai problemi filologici, tesi a raddrizzare eventuali storture che un pensiero ha dovuto patire nei secoli (distorsioni &#8211; come nel caso di <em>Mens Hyle Deus<\/em>, di David di Dinant &#8211; dovute alla condanna per odore di eresia, da scontarsi sotto forma di <em>damnatio memoriae<\/em>), perch\u00e9 questo lettore comune dovrebbe trovare motivi di interesse in una lettura come questa? Per la semplice ragione che nella storia del pensiero, non solo vi sono possibilit\u00e0 che sono rimaste per molti versi impensate, ma anche perch\u00e9 il pensiero non smette mai di essere in potenza, di essere cio\u00e8 aperto alla sua possibilit\u00e0 ulteriore, alla sua possibilit\u00e0 di essere pensato come se fosse la prima volta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec, David (questo oscuro filosofo vissuto in Francia tra il XII e il XIII secolo e i cui scritti furono ritrovati, dopo secoli di messa all\u2019indice, nel 1933 da Alexander Birkenmajer) espone in pochissime righe un pensiero incendiario che Emanuele Dattilo, nella prefazione, ben enuclea nei suoi tratti peculiari. David &#8211; al di l\u00e0 della teologia del proprio tempo, che, infatti, lo condanna senza appello tramite le confutazioni, tra gli altri, di Alberto Magno e di Tommaso &#8211; enuncia la scandalosa coincidenza tra pensiero, materia e Dio, ri-disegnando, in questo modo, i confini di una concezione panteistica del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 immaginare, oggi certo con fatica, come il postulare l\u2019identit\u00e0 di Dio e materia significasse, in quel frangente del tempo, mettere in discussione l\u2019intera struttura della Genesi e della creazione del mondo; significasse, cio\u00e8, minare alle fondamenta il senso del mondo. Se, infatti, Dio e materia sono la stessa cosa, allora viene a cadere l\u2019idea di un principio primo che, in quanto artefice originario, creerebbe un mondo, abbandonandolo poi al suo destino o, a seconda della visione teologica adottata, governandolo attraverso un proprio disegno imperscrutabile. Le ricadute sono innumerevoli \u2013 che fossero o meno chiare a David, assai prossimo, a quel che \u00e8 dato sapere, al vertice della Chiesa retta da Innocenzo III, l&#8217;autore della lettera decretale <em>Vergentis in senium saeculi corruptelam<\/em> (\u201cla corruzione del secolo che volge alla fine\u201d), con il quale l&#8217;eresia viene equiparata al reato di lesa maest\u00e0, fondamento giuridico-teologico che porter\u00e0 alle crociate sterminatrici dei c\u00e0tari. La conseguenza pi\u00f9 eclatante dell&#8217;identit\u00e0 tra Dio e materia \u00e8 che il manifestarsi di un Dio che coincide con il mondo porta con s\u00e9 l&#8217;apparizione di un Dio che contiene in s\u00e9 anche il Male del mondo (oppure, nella sua forma pi\u00f9 radicale, un tale Dio si pone al di l\u00e0 delle stesse categorie di Bene e di Male). In una prospettiva cristiana, come era certamente quella di David, il mondo che emerge da questo breve trattato risulta costituito, oltre che dalla meraviglia del creato, anche dalla sofferenza, dalla violenza, dall\u2019imperfezione, dalla morte i quali, sempre in questa prospettiva, non sarebbero pi\u00f9 distinguibili dal corpo stesso di Dio: Dio sarebbe, dunque, necessariamente anche il Male, cosa che non sfuggiva, ad esempio, a tutti i dualismi gnostici che, di conseguenza, si sentivano costretti a postulare la coincidenza del Dio creatore con la figura di un demiurgo funesto, riservando al Dio vero una dimensione di pura luce oltre il mondo della materia (in realt\u00e0, per diverse correnti gnostiche coeve, dai bogomili sino ai c\u00e0tari e poi a rotta di collo su e gi\u00f9 per la scala del tempo, in avanti e all&#8217;indietro, le cose sono pi\u00f9 complesse, ma si tratta di un\u2019altra tradizione che, ora e qui, ci porterebbe troppo lontani, anche se va tenuto in conto che, in qualche modo, spesso acrobatico, la tradizione gnostica crea un ponte tra la religiosit\u00e0 cosmica pagano-panteista e la religione della storia cristiana).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello di David \u00e8, dunque, un Dio costituito dall\u2019imperfezione della materia e che oscilla tra la volont\u00e0 di forma, per mezzo di una Mente a sua volta universale e senza un Soggetto (una <em>Mens<\/em> assai prossima, come ricorda Dattilo, al <em>Nous <\/em>averroista), e l\u2019informe della materia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un che di vertiginoso in questo pensiero che trasporta, dopo i primi tentonamenti razionali, nei territori dell\u2019immaginazione e, ancor pi\u00f9, nella sfera della visione, di un vedere mistico o profetico che, come ogni grande profezia, spalanca l\u2019ortodossia al suo impensato, aprendo, nel solco del retto cammino, una molteplicit\u00e0 di sentieri la cui meta si perde in ombrosa terra di nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dattilo, che in due recenti libri (<em><a href=\"https:\/\/neripozza.it\/libri\/il-dio-sensibile\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Il dio sensibile<\/a><\/em>, 2021, e <em><a href=\"https:\/\/neripozza.it\/libri\/la-vita-che-vive\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La vita che vive<\/a><\/em>, 2022) ha sostenuto la necessit\u00e0 di un \u201cnuovo\u201d panteismo, si chiede se le parole di David possano ancora risuonare in un\u2019epoca, la nostra, in cui \u201cla mente si riduce, per noi, a una serie di operazioni cognitive racchiuse nella calotta cranica, con qualche misterioso rapporto con il corpo e con l\u2019ambiente intorno; la materia \u00e8 una precaria aggregazione di atomi, sempre in procinto di dissolversi, che si lascia conoscere solo attraverso una serie di calcoli statistici; Dio \u00e8 morto \u2013 e a lui si \u00e8 sostituita una povera ingloriosa immagine umana, sempre pi\u00f9 civilizzata e socializzata, che usurpa pi\u00f9 o meno tutte le religioni, anche quelle laiche, che siano storicistiche o scientistiche\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma \u00e8, forse, su questo punto che Dattilo mi pare non porti sino in fondo il possibile contenuto nel pensiero di David.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Max Planck, che sicuramente di materia e di aggregazione di atomi se ne intendeva, nel 1944, scriveva \u201cavendo dedicato tutta la mia vita alla scienza pi\u00f9 lucida, lo studio della materia, posso affermare questo sui risultati della mia ricerca sull\u2019atomo: la materia in quanto tale non esiste! Tutta la materia trae origine ed esiste solo in virt\u00f9 di una forza che fa vibrare le particelle atomiche e tiene insieme quel minuscolo sistema solare che \u00e8 l\u2019atomo [\u2026]. Dobbiamo presumere che dietro questa forza esiste una Mente cosciente e intelligente. Questa Mente \u00e8 la matrice di tutta la materia.\u201d Planck intuiva che la materia non poteva essere il fondamento dell\u2019universo e ipotizzava, dunque, la presenza di una Mente che fosse il cuore pulsante e unificante dell&#8217;infinita massa di atomi di cui l&#8217;universo \u00e8 costituito. Nonostante questa immagine illuminante, Planck restava, probabilmente, vittima ancora di una visione teologica dell\u2019universo, in cui una Mente, un Soggetto (Dio o un suo surrogato), doveva essere il principio, il motore immobile, della materia. Arrivava cos\u00ec a innalzare la mente a elemento matriciale, negando, allo stesso tempo, alla materia una sua realt\u00e0. Forse, invece, avrebbe potuto fare un passo in l\u00e0 &#8211; liberandosi dell\u2019idea di Dio (e penso che, seppur per altre ragioni, anche il pensiero di Dattilo ne trarrebbe giovamento) &#8211; e vedere come quella Mente fosse, in fondo, proprio la materia che pensava se stessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se, infatti, esiste una perfetta identit\u00e0 tra materia e pensiero, allora come non vedere, come non esperire, che il pensiero non \u00e8 altro che la materia che pensa se stessa? Come non comprendere \u2013 come Dattilo sembra non comprendere &#8211; che i calcoli, le reazioni chimiche ed elettriche all&#8217;interno della calotta cerebrale che le neuroscienze mettono alla base del pensiero, non solo non sono in opposizione all\u2019abissalit\u00e0 del pensiero di David, ma ne sono di fatto la prova sperimentale? I fenomeni chimici e elettromagnetici &#8211; cio\u00e8 la materia e le sue metamorfosi &#8211; sono il pensiero. Non nel senso superstizioso che darebbero origine, a mo\u2019 di combustibile, al pensiero di un soggetto (sorto non si sa come e da dove) che poi elaborerebbe concetti. Ma in quello molto pi\u00f9 radicale per cui le reazioni della materia <em>si<\/em> pensano: \u00e8 la materia che pensa se stessa. E in questo processo non \u00e8 affatto l\u2019uomo l\u2019essere pensante, il soggetto del pensiero. E nemmeno Dio. \u00c8 l\u2019universo che pensa se stesso: gli alberi pensano, gli oceani pensano, le stelle pensano, gli atomi pensano. L\u2019universo non fa che pensare se stesso. L&#8217;abissalit\u00e0 di un tale pensiero non porta con s\u00e9 solo la morte di Dio ma anche la marginalit\u00e0 dell&#8217;umano: \u00e8 un pensiero ateologico e in cui non c&#8217;\u00e8 spazio per nessun antropocentrismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Detto nella lingua di David, che \u00e8 poi quella dei greci, la <em>mens<\/em> \u00e8 la <em>hyle <\/em>che pensa se stessa, che si d\u00e0 immagini di s\u00e9. E, forse, l\u2019universo non \u00e8 altro che il movimento della materia che tenta di pensare se stessa e di darsi un\u2019immagine di s\u00e9. In tutto questo processo, l\u2019uomo diviene davvero poca cosa, come d\u2019altronde Dio. All&#8217;interno di un panteismo radicale non c\u2019\u00e8 spazio per Dio, nemmeno per il Dio sensibile e il suo manifestarsi nella natura. Dio \u00e8 un nome che storicamente \u00e8 servito per indicare il mistero, l\u2019enigma di questa coincidenza o non coincidenza, a seconda delle tradizioni, tra materia e pensiero. Dio serviva a indicare un abisso, un pensiero abissale. Oggi, pi\u00f9 che indicare quell\u2019abisso rischia di otturarne la visione, di chiuderlo in un orizzonte di significati storicamente determinati che non aiutano a pensarlo, ad abitarlo e, se necessario, a perdervisi. Le resistenze di Dattilo verso le scienze e la desacralizzazione del mondo ne sono un indizio, anche se questo nulla toglie alla sottigliezza del suo lavoro e all\u2019importanza dei temi che pensa in modo radicale, merce assai rara in un tempo di chiosatori del nulla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel <a href=\"http:\/\/laviemanifeste.com\/archives\/4525?fbclid=IwAR3Msu94BtgnQbqGh21geYPU3KJ8n5CeqJv_Ocxt7q8oe3KNf_o45NSrX14\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">2011<\/a> avevo fatto segno, per poi ritornarci a pi\u00f9 riprese (l\u2019ultima volta in <em><a href=\"https:\/\/mediaevo.com\/2022\/07\/08\/estasi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Estasi<\/a><\/em>), verso questa visione radicale, sconcertante e destabilizzante, dell\u2019identit\u00e0 vibrante di materia e pensiero, dandole il nome di <em>materialismo estatico<\/em>. Era un modo, ancora poco chiaro per me, di indicare quanto questo fuoriuscire della materia da se stessa, questa esplosione della materia che si d\u00e0 una forma tramite il pensiero, in tutte le sue modalit\u00e0 espressive (dalle arti fino alla cibernetica), richiedesse l\u2019esigenza di un\u2019estasi, di una fuoriuscita del soggetto pensante da se stesso. Non verso una dimensione altra, ma nell\u2019alterit\u00e0 stessa della materia. Io sono il mio corpo, io sono il mio corpo che pensa se stesso, io sono la materia che pensa se stessa, io sono l\u2019universo che pensa se stesso. David aggiungerebbe, forse, io sono Dio che pensa se stesso. E, in questo senso, io non ho pi\u00f9 corso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019interno dei confini di questo mondo, che non \u00e8 lontano da quello di tanti visionari, guardare un\u2019opera d\u2019arte, leggere una poesia, ascoltare il soffio del vento, arare un campo, prendersi cura di un alveare, osservare il cammino di una formica, risolvere un\u2019equazione, elaborare algoritmi, progettare intelligenze artificiali, studiare i movimenti neuronali, vagare nello spazio remoto, mettersi alla ricerca della materia oscura o sognare significa partecipare all\u2019inesauribile processo di autocomprensione dell\u2019universo. Significa spogliarsi dell\u2019idea di aver un qualunque privilegio in questo processo, come anche dell\u2019idea che vi sia un autore di tutto ci\u00f2. Ogni pensiero \u00e8 una via d\u2019accesso a questo processo. Alcuni pensieri ne hanno consapevolezza, altri no. I primi vedono qualcosa, i secondi vi restano ciechi, accecati dall\u2019idea di s\u00e9, dalla propria soggettivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta, sicuramente, di un sapere oscuro o di un oscuro scrutare, come ebbe a definirlo Philip K. Dick. Non so dire verso dove ci si debba rivolgere. Forse non si tratta nemmeno pi\u00f9 di rivolgersi. Ma di abbandonarsi, come in sogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">David di Dinant<br><em><a href=\"https:\/\/ilmelangolo.com\/prodotto\/mente-materia-dio-mens-hyle-deus\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Mente Materia Dio<\/a><\/em><br>A cura di Emanuele Dattilo<br>Il Melangolo, 2022, 53 pp., 8 \u20ac<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: illustrazione tratta da Cyprian Leowitz, <\/em>Eclipses Luminarium<em>, 1555<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;universo pensa se stesso? 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