{"id":3630,"date":"2020-02-14T21:38:29","date_gmt":"2020-02-14T20:38:29","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=3630"},"modified":"2024-08-08T10:41:53","modified_gmt":"2024-08-08T08:41:53","slug":"parasite-e-joker-ma-e-vera-lotta-di-classe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/02\/14\/parasite-e-joker-ma-e-vera-lotta-di-classe\/","title":{"rendered":"Parasite e Joker: ma \u00e8 vera lotta di classe?","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">All\u2019apparizione quasi simultanea nelle sale italiane di <em>Parasite<\/em> e <em>Joker<\/em> si \u00e8 presto diffusa l\u2019opinione \u2013 in effetti, pi\u00f9 un abbaglio che un\u2019opinione \u2013 per cui i due film, bench\u00e9 agli antipodi per molteplici aspetti, sono assimilabili perch\u00e9 sembrano indicare un ritorno della lotta di classe. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In entrambi i casi i protagonisti sono poveri, individui posti nei gradini pi\u00f9 bassi della scala sociale che cercano un contatto ravvicinato con persone molto ricche, contatto che degenera in uno scontro fisico dagli esiti mortali. Peccato che in entrambi i casi il povero non pensi affatto di combattere il ricco; lo scontro \u00e8 quasi un incidente di percorso, qualcosa di non previsto e comunque estraneo all\u2019intento iniziale del povero, ovvero quello di essere in casa del ricco; e, per riuscire nel suo intento, il povero si spaccia per ci\u00f2 che non \u00e8, rinnegando di fatto se stesso. Che nel povero di <em>Joker<\/em> vi sia forse una buona fede perch\u00e9 convinto di essere figlio del ricco cambia poco la sostanza: in maniera pi\u00f9 o meno consapevole, tanto l\u2019Arthur Fleck di <em>Joker<\/em> quanto la famiglia Kim di <em>Parasite<\/em> sono poveri che praticano l\u2019impostura per farsi adottare dai ricchi. La voglia di rivalsa che li anima non li porta a odiare e disprezzare il ricco, a considerarlo un nemico, ma ad ammirarlo, a volergli bene perfino, e proprio per questo, anzich\u00e9 pianificare di eliminare il ricco e prenderne il posto, gli chiedono di essere accettati nella sua bella casa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 lotta di classe questa? Per lo spirito dei nostri tempi forse s\u00ec, ma negli anni in cui era in corso una vera lotta di classe un simile atteggiamento sarebbe parso una bestemmia. Quanti sostengono che in un film come <em>Parasite<\/em> sia ravvisabile un ritorno della lotta di classe dovrebbero ripensare a ci\u00f2 che diceva Mario Carotenuto nello <em>Scopone scientifico<\/em> di Luigi Comencini, segnatamente nella scena in cui lo squattrinato professore spiega alla famiglia di Peppino i rudimenti della lotta di classe: \u00abChi \u00e8 ricco, chi \u00e8 potente non pu\u00f2 comprendere le ansie, gli affanni dei poveri. Lo stesso Omero, che voi ragazzi studiate in questa vostra scuola di merda, diceva che mentre gli uomini lottano, combattono, vivono le loro tragedie, gli d\u00e8i nell\u2019Olimpo si comportano come esseri frivoli, crudeli, capricciosi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto01.gif\" alt=\"\" class=\"wp-image-3635 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"215\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto01.gif?resize=400%2C215&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3635\"><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel film, girato in anni non sospetti quanto a lotta di classe, le ansie e gli affanni proposti allo spettatore erano appunto quelli della famiglia di Peppino, uno stracciarolo che insieme alla moglie a i figli attende trepidante il ciclico arrivo di una vecchia americana proprietaria di una stupenda villa che domina la lercia valle di una borgata di baracche. Ogni volta che la vecchia torna in citt\u00e0, invita Peppino e la moglie nella sua villa per giocare a scopone scientifico. La coppia si agghinda per bene e si inerpica sulla collina, con la speranza di vincere e spennare la vecchia, che ovviamente ha invece sempre la meglio, e non tanto perch\u00e9 sia pi\u00f9 abile di Peppino e sua moglie, quanto perch\u00e9 pi\u00f9 cinica, pi\u00f9 insensibile agli affanni altrui. Peppino e la moglie perdono perch\u00e9, diversamente dalla vecchia, hanno un cuore e sebbene la loro motivazione sia in teoria pi\u00f9 forte, nei fatti si lasciano dominare dai sentimenti. \u00abE noi je volemo bene a sta vecchia. Ce semo pure affezionati\u00bb dice la moglie di Peppino, una stupenda e sofferente Silvana Mangano, sostenuta con un \u00abEh no\u00bb dallo stracciarolo, un cisposo e irrimediabilmente spaesato Alberto Sordi. Ed \u00e8 proprio a questo punto che il professore impartisce una lezione fondamentale, rimproverandoli per la loro debolezza imperdonabile: \u00abPerch\u00e9 come fate a vince la guera se durante le battaglie ve affezionate ar nemico?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3637 lazyload\" width=\"310\" height=\"465\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto02.jpg?resize=310%2C465&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3637\" width=\"310\" height=\"465\"><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nocciolo della vera lotta di classe \u00e8 tutto qui: il povero non pu\u00f2 volere bene al ricco, se davvero vuole prenderne il posto o ridistribuirne in misura consistente il patrimonio. <em>Parasite<\/em> ripropone lo stesso paesaggio dello <em>Scopone scientifico<\/em>, la stessa metafora dell\u2019Olimpo, solo ampliata su scala metropolitana. Il ricco vive in alto come gli d\u00e8i antichi, il povero in basso come si conviene ai comuni mortali, e pi\u00f9 si scende nella scala sociale pi\u00f9 la dimora \u00e8 al livello del mare, se non sotto. I Kim vivono non soltanto in un quartiere povero, nella zona bassa della citt\u00e0, ma in un seminterrato la cui unica vista sul mondo \u00e8 una stretta finestra attaccata al soffitto che affaccia sulla strada dove vengono a pisciare gli ubriachi. Vivono cos\u00ec in basso, i Kim, che devono spostarsi per casa coi telefoni alzati, rasenti al soffitto, per connettersi in maniera parassitaria al wifi del piano di sopra. Nella straordinaria sequenza iniziale, con pochi tocchi, Joon-ho Bong ci chiarisce subito chi sono i Kim e qual \u00e8 il loro posto mondo, ma soprattutto ci viene mostrato che i suoi poveri non sono i poveri di Comencini. Il povero di ieri era povero perch\u00e9 non aveva poco o niente. La baracca dello stracciarolo era spoglia, a parte un tavolo e qualche sedia, solo il televisore e il frigorifero rendono meno indigente l\u2019esistenza della sua famiglia; ma siamo gi\u00e0 negli anni Settanta, il boom economico e la scoperta del benessere diffuso sono ormai alle spalle e non basta certo un paio di elettrodomestici per non sentirsi straccioni. La casa dei Kim \u00e8 invece stracolma di oggetti; \u00e8 cos\u00ec piena di roba che ci si muove a fatica. Molte di queste cose sono superflue e anche in questo il povero di <em>Parasite<\/em> segna un\u2019altra diversit\u00e0 rispetto a quello di Comencini, che conosceva soltanto l\u2019angustia di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale e primario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Essendo poveri del nostro tempo, i Kim dispongono naturalmente di smartphone. Sembra un\u2019ovviet\u00e0 eppure quante persone puntano oggi il dito contro i migranti usando proprio il telefono quale prova di un fittizio stato di necessit\u00e0? Lo sentiamo ripetere spesso finanche da alcuni politici: \u00abHanno telefoni di marca, telefoni costosi\u00bb, malgrado tutti oggi abbiano un telefono e i telefoni siano tutti di marca e costosi, quantomeno in teoria. Vediamo un disperato con un telefono e diciamo no, tu noi sei un disperato, non sei povero: hai un telefono. Determiniamo la povert\u00e0 secondo parametri vecchi, quando invece la povert\u00e0 \u00e8 mutata e, rispetto al passato, si \u00e8 fatta pi\u00f9 insidiosa, diffusa, nascosta. Io stesso non saprei come definirmi. Per come vivo, non mancandomi nulla di essenziale, facendo ci\u00f2 che in fondo amo fare, non dovendomi alzare alle cinque del mattino e mettermi nel traffico o prendere un treno affollato per raggiungere un posto di lavoro, non mi sento affatto povero, anzi mi considero un privilegiato. Talvolta, per\u00f2, quando nei telegiornali passano i servizi sulle condizioni degli italiani, sulle ultime ricerche dell\u2019Istat, vedo il mio reddito oscillare tra quello dei cittadini cosiddetti a rischio di povert\u00e0 e quello dei poveri in senso stretto, e allora qualche dubbio mi viene, l\u2019angoscia sale e mi dico s\u00ec, in effetti sono a rischio povert\u00e0 se non povero; e tuttavia non mi paragonerei mai ai ragazzi arrivati per mare dal Senegal che elemosinano davanti al supermercato dove faccio la spesa, malgrado smanettino con telefoni pi\u00f9 nuovi e, almeno in teoria, pi\u00f9 costosi del mio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto03.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3639 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"506\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto03.jpg?resize=900%2C506&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3639\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto03.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto03.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto03.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto03.jpg?resize=60%2C34&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto03.jpg?resize=480%2C270&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il film di Bong Joon-ho ha il pregio di rendere visibile che la nuova povert\u00e0 non \u00e8 soltanto una condizione oggettiva ma \u2013 e passatemi la pessima battuta \u2013 un problema di percezione, di visibilit\u00e0. E quanto a visibilit\u00e0, l\u2019elemento che pi\u00f9 di ogni altro marca la condizione dei poveri in <em>Parasite<\/em> sono i bassifondi. \u00c8 il fatto che la loro casa si trovi tanto in basso a renderli poveri. Per contro, \u00e8 il fatto che l\u2019elegante casa dei Park si trovi in cima alla citt\u00e0 a rendere chi la abita inequivocabilmente ricco. I Kim vi si insediano spacciando professionalit\u00e0 che non hanno, scoprendo una dimora minimalista, il cui spazio centrale, il salotto, \u00e8 praticamente vuoto e dominato da una parete a vetri che affaccia sul niente, un prato anch\u2019esso vuoto, cinto da ogni lato da una siepe di arbusti ben squadrati. C\u2019\u00e8 anche dell\u2019altro, ovvio. Lo stile, per esempio. Tanto sono volgari, disonesti e privi di scrupoli i Kim, tanto i Park appaiono eleganti, rispettosi, sensibili e finanche buoni e sciocchi: sia ai nostri occhi, sia a quelli dei Kim, convinti di poterli maneggiare a loro piacimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0, basta scavare un po\u2019 perch\u00e9 queste differenze si rivelino in buona parte apparenti. Nella prima parte del film, mentre i Kim prendono possesso di casa Park, la sensazione dello spettatore \u00e8 di incredulit\u00e0. Come riusciranno a spacciarsi per ci\u00f2 che non sono? Nondimeno hanno successo: si ripuliscono e cambiano il loro modo di esprimersi, diventando perfettamente credibili almeno agli occhi dei Park. In effetti, lo sarebbero anche ai nostri occhi, se la velocit\u00e0 e la facilit\u00e0 della loro mutazione non suscitasse in noi qualche perplessit\u00e0. Il punto \u00e8 che i Kim sono attori. Nel film non \u00e8 ben spiegato quanto questo loro esercizio della recitazione sia qualcosa di cui si servono abitualmente, e quanto si improvvisino attori per entrare al servizio dei Park e godersi la loro bella casa in cima alla citt\u00e0. Di sicuro, per\u00f2, da un certo momento in poi li vediamo provare, seguendo un copione scritto, come attori professionisti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto04.jpg?fit=1024%2C576&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3642 lazyload\" width=\"518\" height=\"291\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto04.jpg?fit=1024%2C576&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3642\" width=\"518\" height=\"291\"><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La recitazione \u00e8 il motore della vicenda raccontata nel film, ci\u00f2 che rende possibile una convivenza soddisfacente tra due famiglie che altrimenti non avrebbero mai avuto nulla a che spartire. La recitazione sembra inoltre confermare che esiste s\u00ec una povert\u00e0 oggettiva, ma che la vera partita si gioca su un altro piano, sul palco delle apparenze; che la povert\u00e0, insomma, \u00e8 davvero un problema di percezione. Sotto alcuni aspetti lo era anche in passato. Lo era per esempio ai tempi di Shakespeare, quando \u00abgli attori erano ufficialmente classificati come vagabondi; praticavano una professione sistematicamente disprezzata e stigmatizzata. In qualit\u00e0 di \u201cuomini senza protezione\u201d, cio\u00e8 uomini senza casa propria, senza un lavoro onesto, e senza nemmeno un\u2019affiliazione alla casa di qualcun altro, potevano essere arrestati, frustati, messi alla gogna e marchiati\u00bb (Stephen Greenblatt, <em>How Shakespeare became Shakespeare<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando pensiamo agli attori ci vengono in mente le stelle del cinema, ma la recitazione quale mezzo per eludere la povert\u00e0 o mascherarla resta un\u2019arte molto praticata; oggi pi\u00f9 che in passato, perch\u00e9 oggi, pi\u00f9 che in passato \u2013 e non sto parlando di chiss\u00e0 quale medioevo, ma dei tempi in cui erano giovani i miei genitori \u2013 essere poveri \u00e8 una condizione di cui vergognarsi e dunque impossibile da accettare. Tra i complessi motivi per cui siamo arrivati a tanto, ce n\u2019\u00e8 anche uno tutto sommato semplice: la convinzione sempre pi\u00f9 diffusa per cui se sei povero in fondo te lo sei meritato; lo sei per tua colpa e non perch\u00e9 viviamo in una societ\u00e0 che tende a accrescere la disparit\u00e0 tra i pochi che hanno tanto e i tantissimi che hanno poco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella relazione introduttiva di un forum su diseguaglianze e diversit\u00e0 tenutosi di recente a Bologna, Fabrizio Barca ha detto una cosa molto vera, che&nbsp; conferma questa mutata percezione della povert\u00e0 e dunque anche ci\u00f2 che accade nel film di Bong Joon-ho: \u00abSe una persona in difficolt\u00e0 o in discesa sociale viene convinta dal \u201csenso comune\u201d che la propria condizione non dipende da processi generali, ma interamente dalla propria responsabilit\u00e0 individuale, non pensate che questa persona rinunzier\u00e0 a cercare alleanze o soluzioni collettive e concorrer\u00e0 cos\u00ec alla frammentazione sociale?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i1.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto05.jpg?fit=1024%2C576&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3644 lazyload\" width=\"422\" height=\"237\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto05.jpg?fit=1024%2C576&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3644\" width=\"422\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto05.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto05.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto05.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto05.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto05.jpg?resize=60%2C34&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto05.jpg?resize=480%2C270&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 422px) 100vw, 422px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In <em>Parasite<\/em> la frammentazione \u00e8 evidente. Nel film ci vengono presentate due famiglie povere, i Kim e quella della precedente domestica, il cui marito vive addirittura sottoterra, nascosto nel bunker di casa Park. Tra queste due famiglie non scatta nessuna solidariet\u00e0. Anzich\u00e9 allearsi per combattere il ricco, si scannano tra loro. \u00c8 una situazione molto diversa da quella raccontata nello <em>Scopone scientifico<\/em> di Comencini, dove la borgata era tutta per Peppino e sua moglie, e trepidava e tifava per loro, nella speranza vincessero tanti di quei soldi da ridurre la vecchia sul lastrico e riscattare la borgata dalla povert\u00e0. In <em>Parasite<\/em> non c\u2019\u00e8 niente di tutto ci\u00f2. L\u2019unica dimensione collettiva in cui si riconoscono i poveri di Bong Joon-ho \u00e8 quella ristretta del nucleo famigliare. Se davvero c\u2019\u00e8 una lotta di classe \u00e8 una lotta tutta interna, una lotta tra poveri. Vero \u00e8 che alla fine pap\u00e0 Kim uccide pap\u00e0 Park, ma a questo suo scatto di rabbia e orgoglio arriva per un motivo molto preciso: perch\u00e9 pap\u00e0 Kim si tura il naso sentendo l\u2019odore dell\u2019uomo che vive nel bunker, lo stesso odore che sente addosso alla famiglia Kim e che a volte sente in metropolitana, l\u2019odore di chi vive in basso. Puoi recitare quando vuoi e puoi farlo cos\u00ec bene da riuscire a infiltrarti nei quartieri alti ma per quanto tu faccia quell\u2019odore ti rester\u00e0 incollato alla pelle, \u00e8 il tuo stigma, la tua colpa, il motivo per cui tu sei povero e il ricco \u00e8 ricco, per cui tu vivi in basso alla citt\u00e0 e lui in cima. In un simile contesto, fino a che punto \u00e8 possibile ricondurre ai termini di una lotta di classe il povero che uccide il ricco? In primo luogo, bisognerebbe chiarire cos\u2019\u00e8 davvero la lotta di classe: se bastano l\u2019omicidio per frustrazione, un improvviso moto di orgoglio o se \u00e8 invece necessario qualcosa di pi\u00f9 quella che potremmo definire invidia sociale e che \u00e8 in fondo una reazione naturale, praticamente scontata. Chi \u00e8 infatti quel povero che alla vista di un ricco non vorrebbe essere ricco anche lui o almeno meno povero? Basta dunque l\u2019invidia, il desiderio di essere un ricco per parlare di lotta di classe? Se cos\u00ec fosse, dovremmo dire che la lotta di classe \u00e8 sempre in corso, e pu\u00f2 darsi che sia davvero cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 anche vero per\u00f2 che una vera lotta di classe presuppone una strategia, un disegno, e possibilmente anche un\u2019idea alternativa e pi\u00f9 giusta di societ\u00e0. La lotta di classe implica inoltre quella comunit\u00e0 di intenti che i poveri di Comencini avevano e che ai parassiti di Bong Joon-ho fa invece difetto. Quanto alla mancanza di un\u2019idea, di un progetto che si spinga oltre il bisogno immediato, c\u2019\u00e8 un momento molto significativo nel film. Giunge quando \u00e8 ormai evidente che gli eventi sono destinati a una soluzione disastrosa, tanto che il figlio povero chiede al padre povero: \u00abE adesso cosa facciamo? Qual \u00e8 il piano?\u00bb. A questa domanda il padre ammette di non averlo, un piano, sostiene perfino che \u00e8 meglio non averlo: perch\u00e9, dice, se non hai un piano, nulla pu\u00f2 andare storto. Il classico ragionamento persuasivo ma ingannevole. Le cose vanno storte eccome. L\u2019unica cosa che non pu\u00f2 andare storta, se non hai un piano, \u00e8 il piano stesso. Tutto il resto pu\u00f2 andare storto alla grande. In realt\u00e0, senza rendersene conto, il padre sta dicendo al figlio di accettare le cose per come sono, il che \u00e8 un po\u2019 come dirgli di non desiderare una vita migliore e non avere bisogni. \u00c8 tuttavia un\u2019esortazione bugiarda, vuoi perch\u00e9 i Kim hanno in effetti desiderato e provato ad avere una vita migliore, vuoi perch\u00e9 in assoluto \u00e8 impossibile non avere bisogni.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto06.jpg?fit=1024%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3646 lazyload\" width=\"430\" height=\"430\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto06.jpg?fit=1024%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3646\" width=\"430\" height=\"430\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto06.jpg?w=1400&amp;ssl=1 1400w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto06.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto06.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto06.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto06.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto06.jpg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto06.jpg?resize=480%2C480&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 430px) 100vw, 430px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La grande tristezza di <em>Parasite<\/em> si manifesta nel fatto che il povero non pensa minimamente di combattere il ricco. Alla lotta, all\u2019eccidio finale, ci arriva soltanto perch\u00e9 le cose vanno storte, perch\u00e9 lo stigma dell\u2019odore vanifica il piano di spacciarsi per altro da s\u00e9 e farsi accettare dal ricco. Nel film di Bong Joon-ho, quando il clima da commedia degli errori comincia a tingersi di grottesco, esplode inaspettata la voce di Gianni Morandi che canta <em>In ginocchio da te<\/em>. A chi gliene ha chiesto il motivo, il regista ha detto semplicemente che quella canzone gli piace e che Morandi \u00e8 in generale molto amato in Corea, e in particolare da sua madre. Non c\u2019\u00e8 motivo di dubitarne e tuttavia la presenza di quella canzone evoca anche tanto cinema italiano, film come <em>Una vita difficile<\/em> o <em>Brutti, sporchi e cattivi<\/em> dove commedia e grottesco sono mescolati in maniera pressoch\u00e9 inscindibile. Il riferimento preciso resta comunque <em>Lo scopone scientifico<\/em> di Comencini, che il regista sembra omaggiare all\u2019inizio quando un amico benestante della famiglia Kim si presenta in casa loro con un curioso regalo, una pietra che pu\u00f2 essere vista per quello che \u00e8, ovvero una semplice pietra, o per ci\u00f2 che potrebbe raffigurare, una rappresentazione in scala ridotta di una montagna: di quell\u2019Olimpo in cui, secondo il professore interpretato da Carotenuto, gli d\u00e8i si comportano come esseri frivoli e crudeli, indifferenti alle ansie e agli affanni degli uomini.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto07.jpg?fit=1024%2C512&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3648 lazyload\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1280\" height=\"640\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto07.jpg?fit=1024%2C512&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3648\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto07.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto07.jpg?resize=300%2C150&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto07.jpg?resize=1024%2C512&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto07.jpg?resize=768%2C384&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto07.jpg?resize=60%2C30&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto07.jpg?resize=480%2C240&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Similmente alla famiglia Kim, anche il protagonista di <em>Joker<\/em> \u00e8 un attore \u2013 un attore comico fallito, per la precisione \u2013 e proprio come i Kim, anche Arthur Fleck ha un marchio che rende manifesto il suo fallimento personale e professionale. Anzich\u00e9 emanare un cattivo odore, scoppia in risate irrefrenabili ogni volta che \u00e8 sotto tensione e tutto dovrebbe fare fuorch\u00e9 ridere. Porta con s\u00e9 un biglietto nel quale \u00e8 spiegato che ride a sproposito contro la sua volont\u00e0, cos\u00ec da mostrarlo alla gente sgomenta e infastidita, ma naturalmente ci\u00f2 non basta a toglierlo da guai. Va tuttavia evidenziata una differenza di non poco conto rispetto a <em>Parasite<\/em>. Rispetto a <em>Joker<\/em>, Bong Joon-ho ci chiede una compassione decisamente inferiore per il destino dei poveri. Osserviamo gli eventi del suo film da una certa distanza, anche perch\u00e9 non sappiamo bene da che parte stare. La famiglia Kim pu\u00f2 risultarci simpatica, nei limiti in cui pu\u00f2 esserlo un manipolo di canaglie. Il figlio maschio, per dirne una, non si fa nessuno scrupolo a tradire la fiducia dell\u2019amico che pure gli apre le porte della famiglia. I Park non sono certo migliori. Ogni personaggio si dimostra capace di bassezze ragguardevoli, rendendo ambiguo il senso del titolo. Chi sono i veri parassiti, i ricchi che sfruttano i bisogni dei poveri o i poveri che provano a vivere a scrocco dei ricchi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Joker<\/em> non pone dubbi, invece. Sappiamo subito con chi empatizzare. La vittima \u00e8 lui, Arthur Fleck, \u00e8 a lui che devono andare le nostre simpatie e questa nostra simpatia non conosce tentennamenti. All\u2019inizio, \u00e8 una simpatia ragionevole. Nel prologo lo vediamo preso a calci da un gruppo di teppisti mentre lui fa il pagliaccio di strada, un lavoro gi\u00e0 di per s\u00e9 umiliante. Quindi lo sorprendiamo a parlare con una psichiatria dell\u2019assistenza pubblica che chiaramente non lo ascolta; infine leggiamo una frase tristissima dal suo diario: \u00abSpero solo che la mia morte abbia pi\u00f9 senso della mia vita\u00bb. Il quadro \u00e8 semplice e spietato: quest\u2019uomo soffre, sta male, e il mondo non fa nulla per aiutarlo, anzi ci mette del suo perch\u00e9 stia peggio. Impossibile non simpatizzare per lui. In teoria, con il prosieguo della storia, quando comincia a essere chiaro che Arthur non sta solo male ma \u00e8 il cattivo della situazione, e non un cattivo qualsiasi bens\u00ec il peggiore che si possa immaginare, dovremmo porci pi\u00f9 un dubbio riguardo all\u2019opportunit\u00e0 di sentirci dalla sua parte. Eppure anche quando lo vediamo uccidere sua madre, la nostra simpatia non muta. Ci sembra di capirlo, anche se capire uno psicopatico \u00e8 in fondo una contraddizione di termini. E perch\u00e9 restiamo dalla sua? Bastano forse le sofferenze, le umiliazioni che subisce per renderci accettabili i suoi eccessi? Siamo davvero sicuri di sentirlo vicino perch\u00e9 lo capiamo? E se davvero lo capiamo, cos\u2019\u00e8 che capiamo esattamente? Non sar\u00e0 invece che non ci viene lasciata alternativa? Ci sono forse dei buoni in questo film? Perfino la madre non \u00e8 esente da colpe, avendogli raccontato la storia probabilmente inventata per cui si sarebbe figlio del magnate Wayne. Pi\u00f9 ci guardiamo attorno, pi\u00f9 incappiamo in persone cattive o almeno incattivite, persone che non hanno nemmeno la giustificazione della malattia mentale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto08.jpg?fit=1024%2C540&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3650 lazyload\" width=\"478\" height=\"251\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto08.jpg?fit=1024%2C540&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3650\" width=\"478\" height=\"251\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto08.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto08.jpg?resize=300%2C158&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto08.jpg?resize=1024%2C540&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto08.jpg?resize=768%2C405&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto08.jpg?resize=1536%2C810&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto08.jpg?resize=60%2C32&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto08.jpg?resize=480%2C253&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 478px) 100vw, 478px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sempre in teoria, un buono ci sarebbe, Batman; che qui \u00e8 per\u00f2 assente, almeno come supereroe. Ci viene infatti mostrato ancora bambino: \u00e8 il vero figlio del magnate Wayne, il fratello immaginario di Arthur. E qui ci troviamo davanti a una curiosa incongruenza. Nel film il futuro Batman \u00e8 un bambino di dieci anni, mentre Joker ha l\u2019aria di averne una cinquantina. Ma se cos\u00ec stanno davvero le cose, quando Bruce avr\u00e0 indossato i panni del Cavaliere Oscuro, Joker dovrebbe essere ormai in et\u00e0 pensionabile. Anche nei fumetti, Joker \u00e8 pi\u00f9 anziano di Batman, ma lo scarto tra i due \u00e8 di appena dieci anni. Dunque? Com\u2019\u00e8 possibile tutto ci\u00f2? In che mondo ci troviamo? Siamo davvero certi che la Gotham di Joker sia la stessa di Batman? E perch\u00e9 il Joker di Joker non si chiama Jack Napier come nel fumetto?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Potremmo rispondere in tanti modi. Per esempio che Fleck non \u00e8 il vero Joker ma un suo ispiratore e che il Joker del fumetto, quello \u201cvero\u201d appunto, si nasconde tra i tanti giovani che alla fine del film mettono a ferro e fuoco la citt\u00e0 mascherati da pagliacci. Oppure, ipotesi pi\u00f9 banale ma non meno plausibile, che non stiamo assistendo a eventi reali ma al modo in cui li deforma la mente malata di Fleck. Proviamo per\u00f2 a riavvolgere il nastro, a ripensare alla scena iniziale in cui Fleck mostra alla dottoressa il suo diario e noi vi leggiamo quella frase tremenda, \u00abSpero solo che la mia morte abbia pi\u00f9 senso della mia vita\u00bb. In quella scena, Fleck spiega alla dottoressa che usa quel quaderno come un diario ma anche per scrivere le battute. Il quaderno, che vediamo riapparire come una sorta di mappa per tutto il film, \u00e8 due cose a un tempo: un diario e un copione. Pensiamo poi allo spazio-tempo del film, precario e incerto finanche nel modo in cui il regista inquadra la citt\u00e0, con scorci obliqui, insistendo spesso su luoghi stretti che si sviluppano perlopi\u00f9 in lunghezza come vicoli e corridoi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Joker<\/em>, come del resto anche <em>Parasite<\/em>, lavora molto sull\u2019alto e sul basso e come in <em>Parasite<\/em>, anche in <em>Joker<\/em> le scale rivestono un ruolo fondamentale, a cominciare dalla famosa scala nel Bronx dove ora tutti vanno a fotografarsi truccati da pagliacci. Ma mentre in <em>Parasite<\/em> la topografia della citt\u00e0 sembra chiara o ci viene almeno proposta in termini cos\u00ec essenziali da non porci troppe domande, la Gotham di <em>Joker<\/em> \u00e8 un labirinto. Sembra la sala degli specchi di un luna park e non riusciamo a capire come sia fatta davvero. Del resto a tratti riconosciamo angoli precisi della New York in cui \u00e8 stato girato il film e in altri momenti la vera New York sfuma in una metropoli pi\u00f9 indefinita, l\u2019immaginaria Gotham City. Se il quaderno di Arthur \u00e8 al contempo un diario e un copione, la citt\u00e0 di <em>Joker<\/em> \u00e8 al contempo un luogo vero e uno spazio della mente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stesso vale anche per l\u2019epoca in cui \u00e8 ambientata la storia. Ci troviamo apparentemente all\u2019inizio degli anni \u201980 e tuttavia, se da un lato vengono usate ancora le videocassette tipiche di quel periodo, le ambulanze che girano per le strade sembrano quelle di oggi. Ma soprattutto, quando il comico interpretato da Robert De Niro mette alla berlina Arthur mostrando in televisione il filmato di una sua esibizione fallimentare, avviene qualcosa in teoria possibile anche per quei tempi, ma il cui metodo sembra pi\u00f9 affine ai nostri, alla facilit\u00e0 con cui tutti possono filmare chiunque e svergognare il prossimo in rete, esponendolo alla gogna del social. Quella derisione avviene in televisione ma \u00e8 come se la vedessimo su YouTube o una piattaforma simile. Queste incongruenze, questo mondo fluido in cui fatichiamo a orientarci, anzich\u00e9 respingerci ottiene l\u2019effetto di tenerci avvinti; ci fa sentire parte di quanto stiamo vedendo anche se ci\u00f2 che stiamo vendendo non sempre quadra, e se alla fine il nostro cuore batte per Arthur non \u00e8 perch\u00e9 Arthur \u00e8 una vittima bens\u00ec perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unico punto di riferimento certo che abbiamo; perch\u00e9 come spettatori ci sentiamo spersi, privi di un padre esattamente come Arthur, e non ci resta che trovarlo in lui, come lo trovano in lui i giovani in rivolta nelle strade di Gotham.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto09.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3651 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Foto09.jpg?w=1080&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3651\"><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Joker<\/em> non ha riscosso consensi unanimi da parte della critica; si \u00e8 aggiudicato il Leone d\u2019oro alla Mostra del cinema di Venezia ma ha ricevuto anche stroncature senza appello. In ogni caso, \u00e8 stato un film sul quale tutti si sono sentiti in dovere di dire la propria, e non parlo degli addetti ai lavori, ma dei comuni spettatori. Da quando la gente ha possibilit\u00e0 di esprimersi pubblicamente grazie al web, pochi altri film sono stati oggetto di discussione. Questa critica di piazza, se cos\u00ec vogliamo chiamarla, \u00e8 in fondo un riflesso della rivolta che vediamo nel film; \u00e8 la massa dei comuni spettatori che rovescia il giudizio elitario del critico; \u00e8 la prova che, per quanto insensata possa sembrare, quella rivolta non \u00e8 affatto inverosimile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto vero resta per\u00f2 un altro, ovvero se quella che vediamo alla fine del film sia una vera rivolta, una vera lotta di classe, o uno sfogo dettato dalla frustrazione. <em>Joker<\/em> si apre con la radio in sottofondo che racconta l\u2019insofferenza degli abitanti di Gotham per le strade invase dalla spazzatura. Nella Roma di oggi, nel mondo reale, il problema della spazzatura tocca livelli non tanto diversi; chiediamoci allora se \u00e8 vera rivolta, vera lotta di classe, pubblicare sui social le foto dei cassonetti sommersi dai rifiuti. \u00c8 un atto di rivolta fotografare i tabelloni che nelle stazioni annunciano ritardi immani dei treni o testimoniare indignati sul web un qualunque altro disservizio o disagio che il sistema ci impone? E se non \u00e8 vera rivolta, cosa pu\u00f2 essere, a parte rabbia e frustrazione ovviamente? Indignazione, forse? Non so se questo fosse davvero il messaggio che Todd Phillips pensava di darci, ma \u00e8 evidente che il regista sia ben consapevole di certi meccanismi del nostro tempo e il suo film di questo ci parla: di come funzionano questi meccanismi. E quando parlo di meccanismi non mi riferisco soltanto alla rete ma al tardo capitalismo in generale, a un tipo di societ\u00e0 in cui aggregare persone, coinvolgerle in termini concreti e costanti in una battaglia comune, \u00e8 molto pi\u00f9 difficile rispetto al passato, rispetto ai tempi dello <em>Scopone scientifico<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Possiamo anche sostenere che i soldi non contano, che sono altre le cose davvero importanti nella vita, ma fintanto che la societ\u00e0 ci indurr\u00e0 a comportarci come se il denaro avesse un valore indiscusso, se non sacro, resteremo sempre in un limbo ambiguo, in bilico tra il diario della nostra vera vita e il copione della parte che vorremmo interpretare; tra la vera lotta e i selfie che impersonano Joker sulla scala di Gotham, che in realt\u00e0 \u00e8 la scala del Bronx. Tutto ci\u00f2 non significa, ovviamente, che la vera vita non esista e non esista pi\u00f9 la vera lotta. Esistono ancora entrambe, ma proprio come avviene in <em>Joker<\/em> e <em>Parasite<\/em> la battaglia del povero, dell\u2019escluso, usa l\u2019arma della recitazione. L\u2019uomo in rivolta \u00e8 spesso un attore e questo lo rende pi\u00f9 solo rispetto al passato e soprattutto pi\u00f9 soggetto agli inganni e alle insidie che ogni copione fatalmente nasconde. Il trovarsi costretto a non recitare su un set, come un vero attore, bens\u00ec sul palco della vita lo espone tanto al rischio di venire smascherato, tradito dal suo stigma, che sia un odore o un riso irrefranabile e fuori posto, quanto a quello di prendere lucciole per lanterne e scambiare una tragedia tutta solitaria e personale per la rivoluzione.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cParasite\u201d ripropone lo stesso paesaggio dello \u201cScopone scientifico\u201d, la stessa metafora dell\u2019Olimpo, solo ampliata su scala metropolitana.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":19,"featured_media":3654,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[102],"tags":[118,270,269,114],"coauthors":[1831],"class_list":["post-3630","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema","tag-cinema","tag-joker","tag-parasite","tag-tommaso-pincio","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Parasite e Joker: ma \u00e8 vera lotta di classe? 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Dopo aver frequentato l\u2019Accademia delle Belle Arti di Roma ha esordito come fumettista, ha diretto per dieci anni una galleria d\u2019arte internazionale e vissuto tra la fine degli Ottanta e l\u2019inizio dei Novanta a New York come assistente di un famoso pittore; \u00e8 in questo periodo che ha cominciato a dedicarsi alla scrittura. Ha esordito come narratore nel 1997 con \"M.\" (Cronopio 1999); ha pubblicato i romanzi \"Lo spazio sfinito\" (Fanucci 2000; minimum fax 2010), \"Un amore dell\u2019altro mondo\" (Einaudi Stile Libero 2002 e 2014), \"La ragazza che non era lei \" (ivi 2005), \"Cinacitt\u00e0\" (ivi 2008), \"Panorama\" (NN 2015; premio Sinbad degli Editori Indipendenti) e \"Il dono di saper vivere\" (Einaudi Stile Libero 2018), e i saggi di \"Gli alieni\" (Fazi 2006), \"Hotel a zero stelle\" (Laterza 2011), \"Pulp Roma\" (il Saggiatore 2012), \"Acque chete\" (con l\u2019ulteriore pseudonimo di \u00abMario Esquilino\u00bb, Mirror 2014) e \"Scrissi d\u2019arte\" (fuoriformato L\u2019orma 2015). Collabora regolarmente al quotidiano \"la Repubblica\", alla rivista \"Rolling Stone\" e alle pagine culturali della \"e del manifesto\", occupandosi perlopi\u00f9 di letteratura statunitense; \u00e8 un traduttore di successo (per la sua versione del \"Grande Gatsby \" di Francis Scott Fitzgerald ha conseguito nel 2011 il Premio Gregor Von Rezzori) e da qualche tempo ha ripreso a dipingere (mostre all\u2019Auditorium Parco della Musica di Roma nel 2012 e alla Biennale del Kosovo, a Prizren, nel 2019).","sameAs":["https:\/\/tommasopincio.net\/","https:\/\/www.facebook.com\/tommaso.pincio"],"url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/author\/tommaso-pincio\/"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/parasite-kid.jpg?fit=800%2C450&ssl=1","gt_translate_keys":[{"key":"link","format":"url"}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3630","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/19"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3630"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3630\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3654"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3630"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3630"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3630"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=3630"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}