{"id":3469,"date":"2020-03-08T00:01:01","date_gmt":"2020-03-07T23:01:01","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=3469"},"modified":"2024-06-06T11:47:29","modified_gmt":"2024-06-06T09:47:29","slug":"le-radici-di-primo-levi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/03\/08\/le-radici-di-primo-levi\/","title":{"rendered":"Le radici di Primo Levi","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Chiudere il cerchio<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>A chiudere il cerchio delle sue ricerche su Primo Levi, Laura Barile \u2013 appassionata di peregrinazioni e sradicamenti (fra i tanti altri un titolo della scrittrice, <\/em>Le Frontiere del Caucaso<em> del 2013, e uno della studiosa, <\/em>Oltreconfine<em> del 2008) \u2013 non poteva non confrontarsi col libro, di Levi, che alle proprie \u00abradici\u00bb sin dal titolo \u00e8 dedicato. Pubblichiamo la conferenza da lei tenuta lo scorso 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, all\u2019Accademia \u00abLa Colombaria\u00bb di Firenze: un discorso che si presta, ad <\/em>Antinomie<em>, in virt\u00f9 della singolare struttura argomentativa del libro del 1981 che illustra. Non mi pare infatti che <\/em>La ricerca delle radici<em>, pur nell\u2019importanza sempre maggiore che giustamente gli viene riconosciuta, sia stato finora preso in esame a partire dal \u00abgrafo\u00bb col quale inizia il libro che a tutti gli effetti lo commenta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Mostre recenti dedicate a Levi (ma gi\u00e0 la copertina \u2013 e il titolo \u2013 di un libro importante come quello di Marco Belpoliti, <\/em>Primo Levi di fronte e di profilo<em>, Guanda 2015: si vedano qui le pp. 359-60) hanno richiamato l\u2019attenzione sull\u2019interesse di Levi per le immagini, in generale, e in particolare per le maschere in filo di rame che lo scrittore-centauro realizzava in forma animale, e con le quali nell\u201986 lo immortal\u00f2 il fotografo Mario Monge in una serie di scatti tanto affettuosi quanto sottilmente perturbanti. Una di queste maschere, quella da gufo, disse Levi che era il suo \u00abautoritratto\u00bb (nella dedica a Gina Lagorio di un altro suo libro<\/em>, L\u2019altrui mestiere<em> del 1985, che in copertina aveva tre gufi disegnati dallo stesso Levi al computer, nel cui uso fu com\u2019\u00e8 noto un pioniere: cfr. <\/em>Album Primo Levi<em>, a cura di Roberta Mori e Domenico Scarpa, Einaudi 2017, p. 239):<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Primo-Levi-con-la-maschera-da-gufo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3485 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"330\" height=\"250\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Primo-Levi-con-la-maschera-da-gufo.jpg?resize=330%2C250&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3485\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Primo-Levi-con-la-maschera-da-gufo.jpg?w=330&amp;ssl=1 330w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Primo-Levi-con-la-maschera-da-gufo.jpg?resize=300%2C227&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Primo-Levi-con-la-maschera-da-gufo.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 330px) 100vw, 330px\" \/><\/noscript><figcaption>Primo Levi con la maschera da gufo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>In almeno un\u2019occasione \u2013 il racconto fortemente kafkiano <\/em>La bestia nel tempio<em>, del \u201977, quattro anni dopo raccolto in <\/em>Lil\u00ect e altri racconti<em> \u2013 Levi ha inserito in un proprio testo un disegno che non si pu\u00f2 considerare mera illustrazione, ma parte effettiva della sua diegesi: la figura \u201cimpossibile\u201d, <\/em><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=33610\">\u00e0 la Escher<em> (o pi\u00f9 precisamente <\/em>\u00e0 la Magritte<em>), che simboleggia forse la condizione aperta e insieme reclusa in cui ha vissuto e operato <\/em>dopo<em> Auschwitz<\/em><\/a><em>:<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Primo-Levi_da-La-bestia-nel-tempio.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3488 lazyload\" width=\"383\" height=\"281\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Primo-Levi_da-La-bestia-nel-tempio.png?resize=383%2C281&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3488\" width=\"383\" height=\"281\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Primo-Levi_da-La-bestia-nel-tempio.png?w=549&amp;ssl=1 549w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Primo-Levi_da-La-bestia-nel-tempio.png?resize=300%2C220&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Primo-Levi_da-La-bestia-nel-tempio.png?resize=60%2C44&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Primo-Levi_da-La-bestia-nel-tempio.png?resize=480%2C352&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 383px) 100vw, 383px\" \/><\/noscript><figcaption>Primo Levi da <em>La bestia nel tempio<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ma come dicevo non si \u00e8 riflettuto a sufficienza, mi pare, sulla figura-cardine inserita nella <\/em>Ricerca delle radici<em>, il famoso \u00abgrafo\u00bb che da un lato mostra performa l\u2019inclinazione di Levi al manuale tecnico-scientifico (alla stregua del \u00abGatterman\u00bb che figura tra le \u00abradici\u00bb rivelate dalla pianta-scrittore) e, dall\u2019altro, colla sua struttura approssimativamente circolare e la suddivisione in \u201cmeridiani\u201d, rinvia a una forma-mondo. Un mondo che inizia dal dolore (<\/em>Giobbe<em>) e sprofonda, infine, nella morte (<\/em>Buchi neri<em>).<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\">Andrea Cortellessa<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u2019\u00e8 un classico? A questa eterna domanda Calvino rispondeva che classico \u00e8 l\u2019autore che continua a parlarci attraverso i secoli. Tale \u00e8 Primo Levi, anche in un libro meno noto ma di grande interesse e divertimento, che qui tentiamo di avvicinare nel suo complesso: una scelta di trenta brani di libri amati, <em>La ricerca delle radici<\/em>, che esce da Einaudi nel 1981, col sottotitolo <em>Antologia personale<\/em><a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. Un libro autobiografico che disegna nella scelta e nei brevi \u201ccappelli\u201d un autoritratto: e insieme, il ritratto di ci\u00f2 che l\u2019autore di <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em> riteneva essere il proprio dell\u2019uomo<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella <em>Prefazione<\/em> Levi si dichiara un adepto dell\u2019\u00abinnocente vizio\u00bb ebraico della lettura. Questa scelta \u00e8 un esperimento incruento, aggiunge: \u00abperch\u00e9 <em>placet esperiri<\/em> e per vedere l\u2019effetto che fa\u00bb<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>. C\u2019\u00e8 il chimico che \u00e8 in Levi in questa passione e curiosit\u00e0 per l\u2019<em>esperimento<\/em>, nonch\u00e9 il suo interesse antropologico. Il campo di Auschwitz nel suo libro maggiore \u00e8 osservato e raccontato come l\u2019orribile esperimento che effettivamente fu: \u00abuna gigantesca esperienza biologica e sociale\u00bb<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la lucidit\u00e0 sperimentale dello scienziato \u00e8 sopraffatta dallo scrittore che \u00e8 in Levi, assieme e oltre al chimico. E lo scrittore fa emergere in questo <em>esperimento<\/em> tutto un suo \u201cecosistema\u201d viscerale (\u00absaprofiti, uccelli diurni e notturni, rampicanti, farfalle, grilli e muffe\u00bb). La ricerca delle proprie radici \u00e8 infatti \u00abopera notturna\u00bb che, confessa l\u2019autore, finisce per esporlo pi\u00f9 \u00abnudo\u00bb che nei libri in proprio: gli amori pi\u00f9 profondi, come Rabelais, Belli, Porta e Conrad, sono \u00abi meno giustificati\u00bb. E poi le fonti della scrittura sono molte: per prima l\u2019esperienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa dunque mette a nudo questo libro? Mette a nudo un campo di tensione irrisolta fra ricerca scientifica e ricerca del senso: la tensione fra capire come \u00e8 fatta la materia e capire il perch\u00e9 del male e della violenza. Un curioso \u00abgrafo\u00bb dall\u2019aspetto semi-scientifico apre il libro. Rappresenta i due poli di questa tensione, congiunti da quattro meridiani: e tematizza la domanda che sta al cuore del conflitto del ventesimo secolo. In matematica il grafo \u00e8 una configurazione formata da un insieme di punti (<em>vertici<\/em> o <em>nodi<\/em>) e di linee che uniscono coppie di vertici, che per la <em>teoria dei grafi<\/em> consente di risolvere problemi anche nelle scienze applicate: schematizza infatti l\u2019insieme di relazioni sequenziali che legano tra loro varie attivit\u00e0<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/grafo-primo-levi-scaled.jpg?fit=766%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3495 lazyload\" width=\"455\" height=\"608\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/grafo-primo-levi-scaled.jpg?fit=766%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3495\" width=\"455\" height=\"608\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/grafo-primo-levi-scaled.jpg?w=1915&amp;ssl=1 1915w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/grafo-primo-levi-scaled.jpg?resize=224%2C300&amp;ssl=1 224w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/grafo-primo-levi-scaled.jpg?resize=766%2C1024&amp;ssl=1 766w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/grafo-primo-levi-scaled.jpg?resize=768%2C1027&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/grafo-primo-levi-scaled.jpg?resize=1149%2C1536&amp;ssl=1 1149w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/grafo-primo-levi-scaled.jpg?resize=1532%2C2048&amp;ssl=1 1532w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/grafo-primo-levi-scaled.jpg?resize=60%2C80&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/grafo-primo-levi-scaled.jpg?resize=480%2C642&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 455px) 100vw, 455px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il grafo, disse Levi alla radio il 7 gennaio 1985 a Alberto Gozzi, \u00abera uno scherzo, un tentativo di conglomerare in un\u2019immagine alcuni itinerari umani\u00bb. Con l\u2019usuale leggerezza ironica, il chimico e scrittore Levi disegna cos\u00ec attraverso i libri il conflitto drammatico enunciato nel meridiano <em>l\u2019uomo soffre ingiustamente<\/em>: e propone due itinerari di salvezza nei meridiani <em>la salvazione del riso<\/em> e <em>la salvazione del<\/em> <em>capire<\/em>; e infine in quello della fiducia nella <em>Statura dell\u2019uomo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al polo superiore \u00e8 <strong>GIOBBE<\/strong>: il <em>Libro di Giobbe<\/em> apre l\u2019antologia nella traduzione di Ceronetti, cappello <em>Il giusto oppresso dall\u2019ingiustizia<\/em>. Sono le pagine della contesa \u00abdisuguale\u00bb di Giobbe con Dio, \u00abGiobbe il giusto\u00bb, scrive Levi, \u00abdegradato ad animale da esperimento\u00bb (!): frase che spalanca forse anche al di l\u00e0 delle intenzioni un vertiginoso parallelo con <em>l\u2019esperimento<\/em> Auschwitz e gli <em>esperimenti<\/em> ivi commessi su uomini degradati a animali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Iob dopo questo apre la bocca<br>E il suo giorno maledice\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E quindi, in un crescendo di disperazione per l\u2019incomprensibilit\u00e0 del male che Dio gli infligge, chiede al creatore dell\u2019uomo: \u00abperch\u00e9 mi adoperi come un bersaglio \/ E fai di me il centro del tuo tiro?\u00bb. Ed ecco la potente e terrificante risposta divina:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">E rispondendo a Iob in un turbine il Signore dice<br>Chi \u00e8 quell\u2019uomo che con parole insensate oscura<br>I disegni divini?<br>Prendi le armi come un guerriero<br>Io faccio le domande tu insegnami<br>Quando fondavo la terra tu dov\u2019eri?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eccetera. Ma alla domanda delle domande racchiusa in \u00abquesta storia splendida e atroce\u00bb, dice Levi, l\u2019uomo continuer\u00e0 sempre a cercare una risposta: perch\u00e9 \u00abne ha bisogno per vivere, per capire s\u00e9 stesso e il mondo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al polo inferiore i <strong>BUCHI NERI<\/strong> (ormai visti in fotografia). Il testo dell\u2019astrofisico Thorne \u00e8 introdotto dal cappello <em>Siamo soli<\/em> in cui Levi rivendica la nobilt\u00e0 dell\u2019uomo, piccolo, debole e solo in un universo \u00abostile, violento, strano\u00bb (tipica terna leviana). L\u2019uomo infatti \u00abosa sillogizzare\u00bb sui primi momenti della creazione, sulla nascita del mondo: e se la mente umana ha concepito i buchi neri, \u00abperch\u00e9 non dovrebbe saper debellare la paura, il bisogno e il dolore?\u00bb \u00c8 la risposta alla sfida biblica (\u00abtu dov\u2019eri?\u00bb): e la nobilt\u00e0 dell\u2019uomo sta nell\u2019arditezza del suo pensiero, in grado di sconfiggere il male. E tuttavia\u2026 tuttavia l\u2019ambiguit\u00e0 \u00e8 il sigillo dello statuto letterario delle pagine di Levi, che accolgono invece anche ci\u00f2 che razionale non \u00e8: la paura appunto, il bisogno, il dolore<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019interno del libro i trenta autori scelti (ognuno dei quali solleciterebbe un ben pi\u00f9 ampio discorso) non sono dati in ordine cronologico, ma \u2013 messi a reagire fra loro come elementi chimici col gusto degli \u00abaccostamenti impossibili\u00bb \u2013 seguono l\u2019ordine in cui l\u2019autore li lesse. Nella linea <em>l\u2019uomo soffre ingiustamente<\/em> che riprende il tema di Giobbe, spiccano per la bellezza della traduzione di Levi stesso due Cori di <em>Assassinio nella cattedrale<\/em> di <strong>Eliot<\/strong> (\u00abPulite l\u2019aria! sciacquate il cielo! lavate il vento! smurate \/ pietra da pietra e lavatele tutte. \/ La terra \u00e8 infetta, l\u2019acqua \u00e8 infetta \u2026\u00bb). Si introduce poi l\u2019autore de <em>L\u2019armata a cavallo<\/em> <strong>Isaac Babel\u2019<\/strong> con una domanda etica per Levi ineludibile, e che andrebbe posta oggi di fronte a tanta produzione pseudoartistica: \u00abfino a che punto \u00e8 lecito sfruttare letterariamente la violenza?\u00bb Quando \u00e8 che diventa sadismo, estetismo, prostituzione \u00aba un certo pubblico\u00bb? Babel\u2019 \u00e8 al limite: lo salva la sua piet\u00e0, \u00abche \u00e8 vereconda e si veste d\u2019ironia\u00bb \u2013 come quella di Levi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Segue la splendida poesia <em>Todesfuge<\/em> di <strong>Celan<\/strong>, <em>Fuga di morte<\/em> strutturata sulla <em>fuga<\/em> musicale, che non si pu\u00f2 leggere senza un profondo turbamento e che Levi, proseguendo la metafora botanica del titolo, dichiara di portare in s\u00e9 \u00abcome un innesto\u00bb. Innesto, non radice: perch\u00e9 la tormentata e oscura scrittura di Celan contraddice in pieno la regola leviana dello \u00abscrivere chiaro\u00bb in funzione della comunicazione (complessa questione come sappiamo: ma quanto a Celan, come \u00e8 stato detto in modo convincente, non scrive <em>dopo<\/em> Auschwitz, scrive <em>con<\/em> quelle stesse ceneri). Chiude la serie <strong>Rigoni Stern<\/strong>, amico di Levi e a lui simile nell\u2019essere stato \u00abgiramondo poliglotta non per scelta ma per destino\u00bb, nonch\u00e9, aggiungiamo, nella passione per la montagna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due meridiani esterni suggeriscono i libri per la salvezza. Il primo, <em>la salvazione del riso<\/em>, apre con <strong>Rabelais<\/strong>: titolo del cappello una sua citazione, <em>Meglio scrivere di riso che di lacrime<\/em> (che prosegue <em>perch\u00e9 il riso \u00e8 il proprio dell\u2019uomo<\/em>. E ricordiamo un\u2019altra citazione in epigrafe a <em>Storie naturali<\/em>). Levi lo ama fin da ragazzo, per la sua essenza ibrida e multiforme in cui si riconosce: \u00abmonaco, medico, filologo, naturalista, umanista e viaggiatore\u00bb, per met\u00e0 autore di \u00abrobuste buffonate\u00bb epico-popolari e \u00abper met\u00e0 intriso dell\u2019energia morale di un grande intellettuale del Rinascimento\u00bb, Rabelais, come gli autori che seguono, \u00e8 un grande innovatore del linguaggio. \u00c8 lo stile \u00abincoerente, capriccioso, multicolore, pieno di sorprese\u00bb di Rabelais che scatena il riso \u2013 e pensiamo allo straordinario umorismo nell\u2019opera di Levi stesso, o al suo riso ingenuo, al suo gusto del ridere e della stramberia come ne <em>L\u2019aria congestionata<\/em> (per <em>condizionata<\/em>), irresistibile capitoletto filologico sulle false etimologie popolari ne <em>L\u2019altrui mestiere.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto al <strong>Belli<\/strong>, riesce a trascrivere \u00abfino all\u2019illusionismo acustico\u00bb le voci della plebe di Roma, senza mai prendere la parola e dire \u00abio\u00bb. E qui di nuovo ecco il tema della Creazione e del peccato originale. Con una folgorante terna di aggettivi Levi sceglie infatti per primo \u00abl\u2019atto creativo conglobato con il Peccato Originale in un <em>raccourci<\/em> anacoluto, barocco e tragico\u00bb nel sonetto<em> La creazzione der monno<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">L\u2019anno che Gesucristo impast\u00f2 er monno [\u2026]<br>Me scordavo de d\u00ed che cre\u00f2 l\u2019omo,<br>E coll\u2019omo la donna, Adamo e Eva;<br>E je proib\u00ed de nun toccaje un pomo.<br>Ma appena che a magn\u00e0 l\u2019ebbe viduti,<br>Strill\u00f2 per dio con cuanta voce aveva:<br>\u00abOmini da vien\u00ed, s\u00e8te futtuti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche in <strong>Porta<\/strong> il dialetto \u00abfluido, nativo, mimetico\u00bb, coincide col ritratto di chi lo parla. I suoi personaggi sono dei piccoli Giobbe, osserva Levi con un dantismo<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>, \u00abuna buona stoffa umana che, <em>come altrui piace<\/em>, viene logorata, lacerata e infine fatta a brandelli\u00bb (mio il corsivo). Altrui. Le meridiane dunque si intersecano \u2013 l\u2019ordine non \u00e8 ferreo, la piet\u00e0 si mescola al riso, il riso allo sdegno, e a un <em>sillogizzare<\/em> con un Dio che non c\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il protagonista del romanzo di <strong>Shal\u00f3m Alech\u00e9m<\/strong>, <em>Storia di Tewie il lattivendolo<\/em>, un classico dell\u2019ebraismo orientale in lingua yiddish uscito da Formiggini nel 1928, \u00e8 \u00abun altro giusto che accetta il male, ma non \u00e8 un rassegnato\u00bb. Ebreo diasporico, russo e ebreo, \u00e8 dolorosamente diviso, con un destino di \u00abspaccatura\u00bb in cui Levi si riconosce: anche lui ebreo ma italiano, \u00abchimico, ma scrittore\u00bb come dice in quel 1981 a Giovanni Tesio. Tuttavia Tewie si arrovella col \u00abcoraggio dei patriarchi\u00bb della Bibbia: \u00e8<em> Un loico indomito<\/em>, come titola il cappello, eco della battuta sarcastica del diavolo a Guido da Montefeltro quando dopo morto lo strappa dalle mani di San Francesco, <em>Inf<\/em>. XXVII, 122-3: \u00ab\u2026 Forse \/ tu non pensavi ch\u2019io loico fossi!\u00bb, battuta che circolava fra gli studenti liceali della generazione di Levi (penso a mio padre che era del settembre \u201917). Ma \u00abTewie non esiste pi\u00f9: lo hanno ucciso il gas di Auschwitz e i Lager di Stalin\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal lato opposto, il meridiano de <em>la<\/em> <em>salvazione del capire<\/em>. E notiamo che questa linea \u00e8 interamente dedicata al sapere scientifico. Basta pensare alla presenza, ampiamente sottolineata dalla critica, di tre pagine del vecchio testo di <em>Chimica Organica Pratica<\/em> di Ludwig Gattermann nell\u2019edizione tedesca del 1939, qui tradotte dallo stesso Levi, \u00abconsultate centinaia di volte\u00bb e \u00abimparate quasi a memoria\u00bb, nelle quali si celava per il ventiduenne Levi il primo nobile e \u00abfermo richiamo alla responsabilit\u00e0\u00bb: sono queste, dice infatti il titolo del cappello, <em>Le parole del Padre.<\/em> Nel capitolo <em>Esame di chimica<\/em> (al quale come si sa Levi dovette la vita) in <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em>, la follia della situazione lampeggia nella reazione istintiva di Primo quando il biondo Doktor Pannwitz gli mostra il Gattermann: \u00abe anche questo \u00e8 assurdo, \u00e8 inverosimile, che quaggi\u00f9, dall\u2019altra parte del filo spinato, esista un Gattermann in tutto identico a quello su cui studiavo in Italia, quarto anno, a casa mia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalla chimica, scrive Levi in <em>Idrogeno<\/em>, \u00abattendevo la mia legge, l\u2019ordine in me, attorno a me e nel mondo\u00bb. La chimica, scrive in <em>Ferro<\/em>, era anche un antidoto al fascismo: \u00aberano cose chiare e distinte e ad ogni passo verificabili, e non tessuti di menzogne e di vanit\u00e0, come la radio e i giornali\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E dunque <em>La natura<\/em> di <strong>Lucrezio<\/strong> (\u00abSe avessi letto Lucrezio al liceo me ne sarei innamorato\u00bb) apre la serie di autori della salvezza del \u00abcapire\u00bb, con la sua ricerca e la sua candida fiducia a oltranza nei propri sensi e nella esplicabilit\u00e0 dell\u2019universo, \u00abla stessa degli atomisti moderni\u00bb. Lo segue <strong>Darwin<\/strong>, che \u00abdal groviglio estrae l\u2019ordine\u00bb, e Sir William <strong>Bragg<\/strong> con <em>Vedere gli atomi, <\/em>libro che con la sua \u00abfiducia ingenua\u00bb decise a 16 anni il destino del mestiere di chimico di Levi, esercitato per trent\u2019anni. La chimica, scrive in <em>Potassio <\/em>\u00abconduceva al cuore della Materia, e la Materia ci era alleata appunto perch\u00e9 lo Spirito, caro al fascismo, ci era nemico [\u2026]. Dopo di essere stato ingozzato in liceo delle verit\u00e0 rivelate dalla Dottrina del Fascismo, tutte le verit\u00e0 rivelate, non dimostrate, mi erano venute a noia o in sospetto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il chimico non disdegna di esercitare la fantasia: anzi, \u00abuno scienziato moderno deve avere fantasia\u00bb, dichiara il cappello a Arthur C. <strong>Clarke<\/strong>, autore de <em>Le frontiere del possibile<\/em>. S\u00ec alla fantascienza dunque, vedi i racconti dello stesso Levi, nonch\u00e9 nel meridiano <em>statura dell\u2019uomo<\/em> Joseph-Henri <strong>Rosny<\/strong> ain\u00e9, fantascientifico all\u2019indietro in <em>La guerre du feu<\/em> del 1911: il suo primo libro letto in francese, le cui pagine qui traduce lui stesso, e ne scriver\u00e0 in occasione del film nel 1982<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con gli strumenti del linguaggio e della scrittura (\u00abla ricerca della parola giusta\u00bb), Levi si \u00e8 arrovellato negli anni per \u00abcapire\u00bb il lager \u2013 fino a<em> I sommersi e i salvati<\/em>, quarant\u2019anni dopo il lager. \u00c8 questa l\u2019educazione del soffrire, vedi la lettera dell\u2019ottobre 1984<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a> a Rosanna Benzi, costretta nel polmone d\u2019acciaio e autrice de <em>Il vizio di vivere<\/em>. Il tuo libro, le scrive Levi, pur raccontando una condizione umana estrema &#8211; non rattrista: \u00ablo dico senza ironia, non tutti dispongono di un osservatorio privilegiato come il tuo e come (in misura ben minore) il mio \u2026\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 quando la sofferenza ti viene addosso, \u00e8 meglio avere coraggio e \u00abcercare il poco di buono che pu\u00f2 dare\u00bb: che pu\u00f2 essere \u00abla conoscenza della sofferenza stessa. Conoscere s\u00e9 stessi e conoscere gli altri intorno a s\u00e9\u00bb, come disse Levi a Daniela Amsallem nel luglio 1980. Il suo \u00e8 l\u2019ardore della conoscenza e dell\u2019esperienza del mondo: come per Ulisse, n\u00e9 i doveri n\u00e9 gli affetti (<em>Inf<\/em>. XXVI, 97-99)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Vincer poter dentro a me l\u2019ardore<br>Ch\u2019ebbi a divenir del mondo esperto,<br>E delli vizi umani e del valore<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eccoci al meridiano pi\u00f9 importante, <em>statura dell\u2019uomo<\/em>: e qui sostiamo, totalmente sedotti dalle pagine di <em>Giovinezza<\/em> di <strong>Conrad<\/strong> (che l\u2019alter ego Marlow, osserva Levi, esonera \u00abdall\u2019angoscia di dire \u201cio\u201d\u00bb). Raramente si leggono pagine cos\u00ec meravigliose sul mare, l\u2019ardore della giovent\u00f9, la prova marinara da superare e il profumo della civilt\u00e0 misteriosa e lontana dell\u2019Oriente. Stanno a pari le pagine scelte da <em>Moby Dick<\/em>, assente nel grafo ma non nel libro, col ritratto di uomo \u00abin grandezza naturale\u00bb, come quello che questa raccolta viene disegnando: Starbuck, primo ufficiale della <em>Pequod<\/em>, capace di vincere lo spavento della lotta col mare senza mai perdere la sua nobilt\u00e0 di uomo \u00abpieno di pudore e di presentimento\u00bb (insolita dittologia che ci fa riflettere).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">N\u00e9 vogliamo tacere l\u2019episodio dell\u2019<em>Odissea<\/em> assente nel grafo, che segue a quello di Giobbe. Poema a misura umana, l\u2019<em>Odissea<\/em>, ben diverso secondo Levi dall\u2019\u00aborgia di battaglie, piaghe e morti\u00bb, dalla \u00abguerra stupida ed eterna\u00bb, e dalla \u00abcollera bambinesca di Achille\u00bb dell\u2019<em>Iliade<\/em>, ahim\u00e8 cos\u00ec simile a fatti e volti di oggi. \u00c8 il brano in cui Ulisse, vinto il Ciclope, invece di scappar via in silenzio come lo spronano i compagni, torna indietro per gridargli con fierezza il suo nome di \u00abuomo da nulla\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora sulla statura dell\u2019uomo le ultime pagine, tradotte da Primo Levi, di <em>Menschen in Auschwitz<\/em> di Hermann Langbein (1972, assente nel grafo), che cercano di \u00abcapire\u00bb i colpevoli (cappello: <em>Per aiutare a capire<\/em>). Langbein dichiara di tentare una \u00abanalisi spassionata delle reazioni umane nella situazione estrema di Auschwitz\u00bb: che forse, dice, sar\u00e0 possibile solo alle prossime generazioni. Vuole capire, aggiunge Levi, \u00abper quali vie l\u2019uomo possa indursi ad accettare certi \u201cdoveri\u201d\u00bb: \u00abIl risultato sorprende: non ci sono demoni, gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi. Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell\u2019ossequio e del consenso, che \u00e8 senza ritorno\u00bb. \u00c8 il grande tema della \u00abzona grigia\u00bb. Levi propose inutilmente questo libro a Einaudi e ne scrisse la prefazione per Mursia nel 1984.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altro tocco \u00e8 il \u00absobrio riserbo\u00bb con cui <strong>Marco Polo<\/strong> accenna a fatiche e pericoli nella sua \u201crelazione\u201d del viaggio in Cina, <em>Il milione<\/em>, dove le meraviglie sono descritte \u00abcol buon senso del mercante\u00bb e \u00abla precisione divertita dell\u2019uomo curioso\u00bb impegnato nella ricerca della conoscenza del mondo. Primo Levi crede nel riscatto dell\u2019uomo: gli \u00e8 estranea \u2013 o la teme! \u2013 la disperazione (e per questo, n\u00e9 Pavese n\u00e9 Dostoevskij). Il suo modello di scrittura \u00e8 piuttosto la Relazione appunto, o addirittura come disse in una intervista alla radio nel 1982, il rapportino di fabbrica di fine settimana: ma risponde a \u00abun\u2019idea alta e nobile della vita dell\u2019uomo sulla terra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo forse la scrittura di <strong>Saint-Exup\u00e9ry<\/strong>, a distanza di anni, gli pare \u00abmanierata\u00bb: ma la sua sfida al cielo, il volo visto come \u00abun modo nuovo per leggere l\u2019universo\u00bb gli vale la presenza in questo meridiano, dopo Roger <strong>Vercel<\/strong>. Il cappello di Vercel (<em>L\u2019avventura tecnologica<\/em>) avvicina \u00abl\u2019avventura umana nel mondo della tecnologia\u00bb al \u00abmisurarsi\u00bb di Conrad. Il misurarsi con le cose, con gli oggetti e anche con la tecnologia, \u00e8 la nobilt\u00e0 dell\u2019uomo: e consiste nel lavoro. Consiste nel \u00abfare\u00bb, come l\u2019operaio Faussone de <em>La chiave a stella<\/em> uscita proprio nel 1981, nel quale, dice Levi, \u00e8 \u00abtrapiantato qualche gene del capitano Renaud\u00bb. I brani da <em>Remorques<\/em> (\u201cRimorchiatori\u201d) narrano due episodi di un rimorchiatore per i salvataggi in alto mare e del suo capitano, appunto Renaud. Questo fu il primo libro che Levi ebbe in mano al termine della pausa libraria, per cos\u00ec dire, di Auschwitz: letto, come scrive nelle ultime pagine di <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em>, nella \u00abnotte spaventosa e decisiva in cui i tedeschi esitarono fra l\u2019ucciderci e il fuggire, e decisero per la fuga\u00bb<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vediamo infine <em>Oro<\/em> per alcune letture politiche fondanti: a ventitr\u00e9 anni \u00abci proclamavamo nemici del fascismo, ma in effetti il fascismo aveva operato su di noi, come su quasi tutti gli italiani, estraniandoci e facendoci diventare superficiali, passivi e cinici\u00bb (altra notevole tripletta). Ciascuno di noi faceva il suo lavoro giorno per giorno, fiaccamente, senza crederci, come avviene a chi sa di non operare per il proprio domani\u00bb. Ma dopo lo sbarco in Nord Africa arriva il contatto con maestri che \u00abci dissero che la nostra beffarda indifferenza non bastava\u00bb: facendo i nomi di Gramsci, Salvemini, Gobetti, i Rosselli. \u00abChi erano? Esisteva dunque una seconda storia, una storia parallela a quella che il liceo ci aveva somministrato?\u00bb Come si sa, Levi fu arrestato come partigiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E vorremmo chiudere questo ritratto in piedi di \u00abun uomo\u00bb, fedele al s\u00e9 stesso ragazzo, che non voleva rinunciare a una pacata ma ferma speranza nell\u2019uomo, con un altro piccolo elenco privato del 1942 in occasione del trasferimento a Milano delle \u00abpoche cose che sentiv<em>a<\/em> indispensabili\u00bb (<em>Fosforo<\/em>). Ecco quello che il giovane chimico e futuro scrittore decideva di portare con s\u00e9: \u00abla bicicletta, Rabelais, le Macaroneae, <em>Moby Dick<\/em> tradotto da Pavese ed altri pochi libri, la piccozza, la corda da roccia, il regolo logaritmico e un flauto dolce\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> L\u2019ultima edizione delle <em>Opere complete<\/em> di Primo Levi a cura di Marco Belpoliti (Einaudi 2016) promuove a pieno titolo questo \u00ablibro-chiave [\u2026] che in precedenza risultava in appendice e in corpo minore\u00bb, scrive giustamente Andrea Cortellessa, <em>Primo Levi, il doppio legame<\/em>, \u00abalfabeta2\u00bb, 29 gennaio 2017.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Sulle circostanze che dettero origine al libro cfr. l\u2019introduzione di Marco Belpoliti, <em>Le radici rovesciate<\/em>, in Primo Levi, <em>La ricerca delle radici<\/em>, Einaudi 1997, VII-XVIII.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> <em>Placet experiri<\/em> \u00e8 il motto di Petrarca che Settembrini ripete a Hans Castorp ne <em>La montagna magica<\/em> di Thomas Mann, autore presente nella <em>Ricerca delle radici <\/em>con <em>Giuseppe e i suoi fratelli<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Su questo rimando agli scritti su Levi del suo massimo critico Marco Belpoliti. Segnalo anche le sue ottime <em>Note ai testi<\/em> gi\u00e0 presenti nell\u2019edizione delle <em>Opere<\/em> di Levi uscita da Einaudi nel 1997, in particolare quelle relative a <em>La ricerca delle radici<\/em> e quella su <em>Primo Levi traduttore<\/em> nel vol. II.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Cfr. <em>Vocabolario della lingua italiana<\/em>, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani 1987, vol. II (D-L).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Sul tema cfr. M. Belpoliti, <em>Calvino, Levi e i buchi neri<\/em>, \u00abdoppiozero\u00bb, 27 agosto 2015<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Cf. la chiusa di <em>Inf<\/em>. XXVI, 139-42 col \u00abturbo\u00bb che travolge la nave di Ulisse: \u00abTre volte il fe\u2019 girar con tutte l\u2019acque; \/ Alla quarta levar la poppa in suso, \/ E la prora ire in gi\u00f9, <em>com\u2019altrui piacque<\/em>, \/ Infin che\u2019l mar fu sopra noi richiuso\u201d. Superfluo ricordare l\u2019episodio con Pikolo in <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em>. A domanda di Giovanni Tesio nel 1981 sull\u2019assenza di Dante nella <em>Ricerca<\/em>, Primo risponde: \u00absarebbe stato come se in un documento d\u2019identit\u00e0, sul rigo \u201csegni particolari\u201d si scrivesse: \u201cDue occhi\u201d\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Cfr. Marco Belpoliti, <em>Primo Levi traduttore<\/em>, in Primo Levi, <em>Opere<\/em>, Einaudi 1997, vol. II, p. 1586.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> In <em>Il mondo di Rosanna Benzi<\/em>, a cura di Saverio Paffumi, Aba Libri 2011<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Cfr. la bella <em>Postfazione <\/em>di Andrea Cortellessa a Roger Vercel, <em>Tempesta<\/em>, Nutrimenti 2103.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa dunque mette a nudo questo libro? 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