{"id":34594,"date":"2022-10-20T00:01:52","date_gmt":"2022-10-19T22:01:52","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=34594"},"modified":"2024-06-06T22:35:02","modified_gmt":"2024-06-06T20:35:02","slug":"emilio-villa-futurpreistorico-sui-saggi-di-aldo-tagliaferri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/10\/20\/emilio-villa-futurpreistorico-sui-saggi-di-aldo-tagliaferri\/","title":{"rendered":"Emilio Villa futurpreistorico. Sui saggi di Aldo Tagliaferri","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Il lettore <em>salonnier<\/em> faziosamente interessato alla questione delle arti figurative si chieder\u00e0 se nella planimetria dei <em>Presentimenti del mondo senza tempo<\/em> \u2013 sospirata raccolta che fa il punto su un trentennio abbondante di studi villiani di Aldo Tagliaferri \u2013 sia previsto almeno un salottino per la pinacoteca informal-gestuale di Emilio Villa, un cantuccio appartato e indiziario riservato al mestiere di critico d\u2019arte. Scorrendo l\u2019indice dei sedici capitoli, i riflettori argomentativi sembrano puntati prevalentemente sulla produzione in versi, dalla <em>Letania per Carmelo Bene<\/em> ai rapporti agonistico-intertestuali con Rainer Maria Rilke e con James Joyce. L\u2019unica eccezione riguarda il dodicesimo capitolo (<em>Emilio Villa alla riscoperta dell\u2019America da Rothko a Duchamp<\/em>), precedentemente pubblicato in <em>Emilio Villa e i suoi tempi. Finestre per la monade<\/em>. Nonostante l\u2019apparente sproporzione quantitativa, per\u00f2, il discorso sull\u2019arte attraversa l\u2019intero palinsesto di Tagliaferri in forma di paragone, sintomo, contrappunto e allarme, in una fedelt\u00e0 a quella \u00abdismisura\u00bb villiana che rende azzardata qualsiasi tassonomia cesarea tra poesia e prosa d\u2019arte. La scrittura di Villa, osserva Tagliaferri, \u00abintende travalicare ogni paratia disciplinare e fondere il linguaggio poetico e critico con l\u2019immagine visiva\u00bb, in piena continuit\u00e0 con il \u00abfratello spirituale\u00bb Marcel Duchamp \u2013 un\u2019agnizione tarda ma fondativa nell\u2019acronica discendenza degli antenati di Villa, quel clan eccentrico di nonni fraterni e filiali genitori che Tagliaferri via via convoca per nome durante la complicata decifrazione del testamento villiano che, oltre a un lascito ereditario, \u00e8 una genealogia irradiante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un ipnotico \u00abmeticciamento\u00bb dei referenti e dei linguaggi, in cui Eraclito convive con L\u00e9vi-Strauss e la copertina della Bibbia sfiora quella dell\u2019<em>Erotismo<\/em> di Bataille, Tagliaferri sembra provocare il lettore costringendolo a un interrogativo sistemico: c\u2019\u00e8 qualcosa che si possa realmente separare tanto nella scrittura <em>di <\/em>Villa quanto nelle scritture <em>su<\/em> Villa? \u00c8 verosimile distinguere tra campo critico e campo poematico? L\u2019impressione \u00e8 che alcuni attributi della retorica villiana (\u00abil pun, l\u2019allitterazione, il paradosso, il Witz, la deformazione e la contaminazione linguistiche, l\u2019invenzione di parole-baule, l\u2019uso indifferente di diverse lingue\u00bb) contagino senza sosta i rispettivi lessici specialistici, al punto da rendere impossibile risalire a un <em>primum<\/em> gerarchico tra i due idiomi-origine. A proposito dello <em>screening<\/em> di quelle tracce-scintille \u00abdi un nulla \u201cdivino\u201d\u00bb occultate nelle opere di Manzoni o Lo Savio, ad esempio, Tagliaferri registrer\u00e0 un\u2019espansione parallela degli stessi temi \u00abanche nei testi poetici\u00bb. Villa, insomma, si nutre delle \u00abintuizioni\u00bb disseminate dai \u2018suoi\u2019 artisti qualora gli \u00abpermett<em>a<\/em>no di prolungare la propria esperienza labirintica\u00bb, come un carburante per mantenere ben lubrificata la macchina della scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli stessi <em>Attributi dell\u2019arte odierna<\/em> (il volume edito proprio su iniziativa di Tagliaferri nel \u201970 da Feltrinelli, che per\u00f2 non realizz\u00f2 mai una promessa seconda parte: per leggere la quale s\u2019\u00e8 dovuto attendere il 2008 del restauro, presso la collana \u00abfuoriformato\u00bb Le Lettere, da parte sempre di Tagliaferri) assomigliano a un prosimetro critico che cannibalizza ritmi e stilemi allotropi, da un \u2018rimosso semitistico\u2019 giovanile a quegli \u00abaspetti psicologici, simbolici o antropologici\u00bb della creazione artistica isolati da Flavio Fergonzi nel 2017, in un saggio sulla <em>Lingua dell\u2019arte contemporanea 1945-1960<\/em>. L\u2019aspetto quasi imbarazzante degli <em>Attributi<\/em> \u00e8 proprio il cortocircuito che viene a istituirsi tra una \u00abstrumentazione retorica desunta da testi sacri, dai mistici e dai libri sapienziali orientali\u00bb e la lucidit\u00e0 di un\u2019indagine altamente professionalizzata, sebbene mai subordinata ai cerimoniali \u00abparalitici\u00bb dell\u2019accademichese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per alcuni artisti-ponte sar\u00e0 lo stesso Villa a spalancare la comunicazione tra i vasi stilistici, come avverr\u00e0, ad esempio, per Alberto Burri, dedicatario tanto di interventi comparsi negli <em>Attributi<\/em> quanto di un\u2019oscura <em>Sibylla<\/em> poetica. Come notifica Tagliaferri, \u00abin questo caso particolare la poesia si salda con il discorso critico\u00bb, in una condivisione interattiva di parole-chiave, esplicitazioni materiche e intime simbologie che costruiscono una \u00abrete di significati erotico-misterici\u00bb ben riconoscibile. Del resto, non \u00e8 raro che il modello \u2018sibyllino\u2019 disveli una \u00abcontaminazione di elementi visivi e letterari\u00bb, tanto a livello di singoli lemmi quanto sul piano dell\u2019impaginazione verbo-visiva: Villa non si risparmia certo nel praticare \u00abil meticciato tra intervento materico, segnico e linguistico\u00bb. Nondimeno, Tagliaferri dissuade gli interpreti pi\u00f9 incauti dall\u2019appiccicare alla testualit\u00e0 abissalmente \u2018pasticciata\u2019 di Villa l\u2019etichetta di \u00abpoesia visiva\u00bb, difendendo dalle generalizzazioni classificatorie l\u2019approccio sghembo e anti-generazionale che caratterizza l\u2019\u00abagone della visualit\u00e0\u00bb villiano. A differenza del collage praticato dalle avanguardie storiche e dalla poesia concreta e visiva di autori come Stelio Maria Martini o Luciano Caruso, Villa si avvicina alla parola-immagine \u00absecondo modalit\u00e0 graduali\u00bb, in una \u00abcaotica contaminazione segnico-materica\u00bb pi\u00f9 vicina al gesto dell\u2019iscrizione lapidaria o rupestre che non al calligramma e alla giustapposizione dadaista di cartigli. Il disegno fa capolino come incursione provvisoria di gemmazioni pre-verbali (ma gi\u00e0 infestate dallo spettro del Linguaggio), una sorta di graffio sul Nulla che non ha niente da spartire con la mera esecuzione estetica o tipografica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle <em>Sibyllae<\/em>, invece, scrittura e iscrizione, linguaggio e performance della parola sembrano convergere verso un punto d\u2019indistinzione in cui gioco verbale ed espansione grafica diventano firme complementari apposte sul medesimo \u00abpatto (<em>foedus<\/em>) che il poeta aveva stabilito con la sibilla\u00bb. Il legame con Burri, il \u00abprofeta della matericit\u00e0\u00bb, viene recuperato da Tagliaferri a proposito delle <em>17 variazioni su temi proposti per una pura ideologia fonetica<\/em>, campionando le reciproche affinit\u00e0 (di codice) e divergenze (di occupazione degli spazi culturali e di collusione con il mercato). In generale, nel quarto capitolo (<em>Incontri e scontri esemplari nell\u2019approccio villiano alla modernit\u00e0<\/em>) si susseguono alcuni ritratti villiani di pittori, da Nuvolo a Matta. Qui Tagliaferri smaschera una tendenza bipolare nella prosa d\u2019arte di Villa, \u00abinterprete-cantore degli artisti da lui ammirati\u00bb e spesso investiti del lusinghiero (ma paralizzante) ruolo di \u00abaraldi dell\u2019eternit\u00e0\u00bb. La standardizzazione di un\u2019apparente idolatria viene stemperata, per\u00f2, dallo sforzo concomitante di isolare i \u00abcaratteri specifici\u00bb delle rispettive poetiche. Nei saggi d\u2019arte \u00e8 come se la litania monologante di Villa sentisse l\u2019urgenza improvvisa di arrestarsi, creando alcuni intervalli di ricreazione in cui lasciare spazio e parola non soltanto all\u2019altro ma alla contingenza-mondo di cui l\u2019altro si fa portatore. Per questo l\u2019occasionalit\u00e0 di certi ammiccamenti referenziali, piuttosto che essere interpretata soltanto come inchino alla convenzione della committenza ecfrastica, deve essere giudicata come una strategia interna allo stile di Villa, che ha bisogno di sporcarsi di materia plurale e di empiria per risalire al regno solitario degli archetipi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fronte alle immagini, Villa si comporta come un traduttore di linguaggi, un decifratore di geroglifici iconografici. Quello che parla, nel quadro, non \u00e8 mai il plot o il soggetto ma quegli indizi collaterali che si distribuiscono ai bordi del contenuto: il retro abissale (il \u00absoggettile\u00bb artaudiano) e la superficie, la pellicola epidermica su cui si rapprende il puro colore, il gesto, l\u2019abrasione, quei \u00abgrumi polisemici\u00bb che, in <em>Heurarium<\/em>, avevano \u00absmantellato le funzioni referenziali delle parole\u00bb. Per descrivere questo differimento dell\u2019immagine, Tagliaferri adopera, coniandola, la categoria di \u00abecfrasi inceppata\u00bb. A proposito del testo sui dipinti di Antonio Vangelli, una \u00abcosmologia inventata dal pittore e indagata da Villa\u00bb (ma i due verbi potrebbero produttivamente invertirsi), l\u2019individuazione di uno scenario labirintico \u00e8 contesa tra l\u2019atto di effettiva osservazione (il labirinto tracciato da Vangelli) e la sua immediata agnizione cannibalizzante all\u2019interno della famiglia allargata (e incestuosa) dei labirinti villiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Villa non descrive mai i quadri, creando \u00abdidascalie strutturalistiche\u00bb o istruzioni per l\u2019uso, ma tratta le tele come presentimenti, corollari dimostrativi, al massimo come oggetti-totem in bilico tra la sacralit\u00e0 del gesto e la mummificazione in simulacri da appendere in salotto. Tagliaferri ha parlato addirittura di una \u00abpeculiare forma di ecfrasi elaborata come continuazione-effrazione dell\u2019opera artistica\u00bb, che espande il corpo del manufatto facendolo coincidere, di fatto, con quello del reale ma inserendo nei suoi tessuti la necrosi del Niente, l\u2019assillo della \u00abpagina bianca\u00bb, del <em>trou<\/em>, del buco-ferita. Tutto diventa organico affinch\u00e9 tutto possa essere artaudianamente ferito; soltanto cos\u00ec il \u00ablavoro artistico\u00bb diventa \u00ablavoro del lutto\u00bb, non feticcio da contemplazione ma sacrificio terminale per rimettere in gioco l\u2019arte, recuperando un \u00abrapporto tollerabile\u00bb (in quanto assoluto) \u00abcon la Storia\u00bb. La Pop Art, per Villa, \u00e8 uno strumento inservibile proprio perch\u00e9 troppo colluso con il nemico, la cosa mercificata, la cronachetta, la pubblicit\u00e0. All\u2019accidente bisogna contrapporre il mito, al citazionismo isterico l\u2019inesausta stasi della \u00absublimit\u00e0 longiniana\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una questione urticante e ancora irrisolta degli <em>Attributi<\/em> riguarda, infine, il problema dell\u2019alterit\u00e0. Villa sembra riuscire a \u2018divinare\u2019 l\u2019essenza profetica del quadro soltanto attraverso l\u2019ossimoro di uno sguardo bendato, di un dialogismo senza colloquio. Come sottolinea Tagliaferri, per Villa non conta \u00abuna presunta dimensione dialogica (sia pure di un dialogo con una voce amica)\u00bb ma soltanto la \u00abportata onnipresente dell\u2019enigma\u00bb. Eloquentemente, Tagliaferri definir\u00e0 l\u2019incontro con Burri \u00abesemplare nel senso che Villa trasforma l\u2019opera dell\u2019amico in una occasione per traslare e innestare nel campo delle arti visive due pilastri della propria poetica\u00bb (vale a dire l\u2019\u00abesaltazione dell\u2019atto irripetibile, gratuito in quanto fondato sul nulla\u00bb e il ruolo di \u2018demiurgo dei segni\u2019 assegnato all\u2019artista). Anche a proposito di Nuvolo, Tagliaferri noter\u00e0 come l\u2019\u00aboriginalit\u00e0 segnica e coloristica\u00bb del pittore venga provvisoriamente riconosciuta e fissata, prima di \u00abessere presto travolta dal perentorio rinvio alla questione dell\u2019origine e all\u2019enigmaticit\u00e0 dei misteri greci, non senza un tocco di partecipazione autobiografica\u00bb. Il precipitato pittorico rappresenta, per Villa, una semplice occasione; n\u00e9 l\u2019incendio n\u00e9 la carica esplosiva ma la miccia, il fiammifero che sporge casualmente dalla tasca di un passante. Come si legge nel celebre passo che consegna gli <em>Attributi<\/em> al dominio inequivocabile della saggistica vampirizzante: \u00abPer me si tratta di documentare [&#8230;] una azione di natura strettamente abissale, non di saggi sui nomi indicati. I nomi che ci sono non sono scelte di valore [&#8230;] ma solo cadute, casualit\u00e0, irritazioni, impennate, scatti, spari. [&#8230;] In questo magma c\u2019\u00e8 un nome solo, ed \u00e8 il mio, gli altri sono pi\u00f9 o meno fittizi, come supporti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Assistiamo, cos\u00ec, a un <em>coup de th\u00e9\u00e2tre<\/em>: l\u2019intero sistema apparentemente polimorfo, iper-linguistico e plurimediale di Villa non fa capo ad altra \u00ablingua che non sia il villiano\u00bb, la polifonia si scoglie in una roca monodia mortifera. \u00abIl lenzuolo confezionato dal singolo artista cambia, il fantasma resta\u00bb, sentenzia Tagliaferri \u2013 e la parola \u00abfantasma\u00bb ricorre, con diverse sfumature filosofico-psicanalitiche, in tutti i saggi dei <em>Presentimenti<\/em>. Il <em>trou<\/em> \u00e8 sempre il <em>trou<\/em> <em>di Villa<\/em>, sia che si tratti dei fori praticati sulle tele da Fontana o Burri sia che si tratti, come suggerisce attentamente Tagliaferri, dei buchi neri della fisica pi\u00f9 moderna e accessoriata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attenzione di Villa viene spesso catturata non tanto dal risultato-opera ma, piuttosto, dalla prassi comunicativa e dalla \u00abmens generale\u00bb del singolo artista. Il \u00abfrancese selvaggio\u00bb di certe poesie di Villa, osserva Tagliaferri, sembra bloomianamente \u00abgareggiare con la parola esaltata di Artaud e con la tecnica combinatoria di Duchamp\u00bb. Non \u00e8 nelle descrizioni visionarie dei quadri-attributi ma nel dominio trascendente dei linguaggi che Villa, in fondo, accorda all\u2019alterit\u00e0 un margine d\u2019espressione. Per esorcizzare (e, alternativamente, invocare) il Nulla, la voce nuda di Villa non basta. Ogni cerimoniale \u00e8 collettivo, l\u2019iniziazione prevede una comunit\u00e0 di sodali, una pratica socializzata che assicuri un futuro al copione degli scongiuri e degli incantesimi rituali. \u00c8 significativo che la vulgata di un autore-monade, esorbitante e irriducibile a qualsiasi consorteria generazionale, venga in parte contraddetta dal brusio di nomi e intrecci (di esistenze e di biblioteche) che si affastellano a ogni pagina dei <em>Presentimenti<\/em>. La societ\u00e0, per Villa, esiste, dolorosamente ma esiste; soltanto che coincide con una piccola comunit\u00e0 di artisti, \u00absacerdoti di una \u201cR\u00eave-Elation\u201d\u00bb a venire. I pittori e scultori accolti nel suo \u00abpantheon pittorico personale\u00bb si trasformano istantaneamente in co-officianti, intermediari accidentali di una religiosit\u00e0 confluita, per qualche transfert secolare, nel dominio laico della creazione. L\u2019artista \u00aberedita lo statuto paradossale del sacro\u00bb rendendo la propria opera \u00abil luogo di transito di un\u2019energia\u00bb, memoria fossile di un passato che \u00e8 ancora necessario riattivare. L\u2019\u00abattributo\u00bb del gesto plastico deve trasformarsi in un \u00abtributo\u00bb alla divinit\u00e0-linguaggio che presiede a qualsiasi operazione immaginativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se \u00abil linguaggio causa retroattivamente il reale\u00bb, insomma, il quadro causa retroattivamente la cosa, la pennellata non \u00e8 altro che l\u2019origine postuma del reale e di ogni sguardo sul reale. Fino a quando i sacerdoti dell\u2019arte manterranno acceso il focolare \u00abfuturpreistorico\u00bb della modernit\u00e0, la parola potr\u00e0 vincere il braccio di ferro con l\u2019afasia che sempre rinnova l\u2019invito alla sfida millenaria. Se poi l\u2019avversario sar\u00e0 la bergmaniana Morte, il Kairos o, semplicemente, il Tempo, si scoprir\u00e0 soltanto alla fine della partita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aldo Tagliaferri<br><em><a href=\"https:\/\/www.argonline.it\/prodotto\/presentimenti-del-mondo-senza-tempo-scritti-su-emilio-villa-aldo-tagliaferri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Presentimenti del mondo senza tempo. Scritti su Emilio Villa<\/a><\/em><br>a cura di Gian Paolo Renello<br>Argolibri, 2022, 348 pp., \u20ac 18<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Alberto Burri,<\/em> Combustione C7<em>, 1959<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>In un ipnotico \u00abmeticciamento\u00bb dei referenti e dei linguaggi, in cui Eraclito convive con L\u00e9vi-Strauss e la copertina della Bibbia sfiora quella dell\u2019Erotismo di Bataille, Tagliaferri sembra provocare il lettore costringendolo a un interrogativo sistemico: c\u2019\u00e8 qualcosa che si possa realmente separare tanto nella scrittura di Villa quanto nelle scritture su Villa? \u00c8 verosimile distinguere tra campo critico e campo poematico?<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":34,"featured_media":34610,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[103],"tags":[2275,175,1034],"coauthors":[1815],"class_list":["post-34594","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-libri","tag-aldo-tagliaferri","tag-chiara-portesine","tag-emilio-villa","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Emilio Villa futurpreistorico. 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