{"id":32757,"date":"2022-07-22T00:01:07","date_gmt":"2022-07-21T22:01:07","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=32757"},"modified":"2024-06-06T22:44:23","modified_gmt":"2024-06-06T20:44:23","slug":"solastalgia-o-le-emozioni-della-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/07\/22\/solastalgia-o-le-emozioni-della-terra\/","title":{"rendered":"Solastalgia, o le emozioni della Terra","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Esprimere lo sconforto<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Hunter Valley, Nuovo Galles meridionale a nord di Sydney: un\u2019area boschiva devastata dalle miniere di carbone e dalle centrali termiche, un paesaggio devastato dagli incendi del settembre 2019, domati dopo 240 giorni. Gli abitanti della regione si trovano di fronte alla distruzione di un orizzonte che, in quanto tale, consideravano immutabile, perlomeno nell\u2019arco della loro esistenza. L\u2019orizzonte, cos\u00ec ci sembra, \u00e8 l\u00ec per orientarci; che di colpo possa scomparire genera un vuoto difficile da colmare ed esprimere a parole. Tra i membri della comunit\u00e0 figura il filosofo Glenn Albrecht, che oggi ha 64 anni e, una volta ritiratosi dall\u2019Universit\u00e0 di Newcastle (Australia), si \u00e8 trasferito con la sua compagna in una fattoria. \u00c8 lui a dare un nome a quanto patito dalla collettivit\u00e0: <em>solastalgia<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non una variante australiana della <em>saudade<\/em> o dell\u2019<em>unheimlich<\/em>, non un semplice stress post-traumatico, piuttosto un<em> mal du pays <\/em>lontano dalla nostalgia. Lontano dalla nostalgia perch\u00e9 il paese d\u2019origine che si rimpiange non \u00e8 situato a una distanza siderale ma coincide con quello in cui si vive e che si calpesta ogni giorno, lo stesso in cui si (ha) dimora e che tuttavia subisce una trasformazione tale da renderlo irriconoscibile. Detto altrimenti una nostalgia che, perso il legame col domicilio fisico e spaziale, si estende alla dimensione temporale, a quel momento storico precedente il divampare dell\u2019incendio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La solastalgia \u00e8 insomma un sentimento che si manifesta non solo <em>verso<\/em> il proprio Paese ma anche <em>nel<\/em> proprio Paese, quando la vita, nei suoi molteplici aspetti, \u00e8 minacciata e il senso del luogo compromesso in ciascuno dei suoi quattro elementi. \u00c8 il frutto di una \u201cshifting baseline syndrome\u201d, come gli ecologisti chiamano la nostra capacit\u00e0 di dimenticare i paesaggi mutati dall\u2019intervento umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Albrecht cerca a lungo un termine che esprima \u201cuna emozione cronica, situata e dolorosa, provata davanti a un cambiamento ambientale negativamente percepito\u201d, in cui sia esplicito il richiamo alla dimensione domestica. All\u2019inizio parla di \u201cplacealgia\u201d (riferendosi al \u201cplace\u201d e alla \u201calgia\u201d o dolore), poi si rivolge al <em>solacium<\/em>, ossia alla privazione di consolazione, di conforto in momenti difficili, di sollievo da una forma di disagio e di abbandono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La definizione si affina col tempo: \u201cLa solastalgia si riferisce tanto alla perdita di un luogo naturale unico causato dal riscaldamento climatico che alla trasformazione delle citt\u00e0 e altri complessi urbani dalle forze dello sviluppo\u201d. Se la nozione \u00e8 in circolazione sin dal 2005, \u00e8 solo nel 2019 che Albrecht pubblica <em>Earth Emotions. New Words for a New World <\/em>(Cornell University Press) da cui traggo i passi qui citati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Basta sfogliare la prefazione per misurare l\u2019ambizione del saggio: riflettere sul senso della vita umana al tempo dell\u2019Antropocene, in particolare sulle reazioni emotive suscitate dal ritmo e dall\u2019ampiezza dei cambiamenti ambientali e climatici, in Australia o, per citare un altro esempio trattato, nella Nuova-Orleans dopo l\u2019uragano Katrina del 2011. Reazioni che costituiscono quelle che chiama, sin dal titolo, le \u201cemozioni della Terra\u201d. E basta gettare un occhio ai ringraziamenti per cogliere l\u2019eccentricit\u00e0 del libro: la nottola di Minerva si accompagna a Kookaburra, uccello totemico dei popoli indigeni australiani. Infatti Albrecht s\u2019ispira al popolo aborigeno australiano che da 80.000 anni vede la loro esistenza ed ecosistema stravolte e messe in pericolo sin dall\u2019arrivo dei coloni nel 1788.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Antropocene \u00e8 una forza colonizzatrice, su questo Albrecht non ha dubbi, al punto che la situazione drammatica vissuta dagli aborigeni \u00e8 simile a quella che l\u2019umanit\u00e0 si trova ad affrontare oggi (un\u2019idea ripresa dal filosofo Edward Casey). Che l\u2019Australia sia il paese delle <em>environmental humanities<\/em>, un approccio capace di tenere assieme scienze umane e scienze naturali, non sorprender\u00e0. Nata in Australia, la solastalgia ha una vocazione planetaria in quanto manifestazione d\u2019indigenza, simile a quella che gli Inuit dell\u2019Artico chiamano \u201cuggianaqtuq\u201d per designare gli effetti del cambiamento climatico, ma anche un comportamento imprevedibile o un amico che agisce in modo curioso, o a quello che gli indiani Hopi chiamano \u201ckoyaanisqatsi\u201d, uno stato di vita in disequilibrio o disintegrazione.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Anthony-McCall-Landscape-of-Fire-1972-1024x682.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32774 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"682\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Anthony-McCall-Landscape-of-Fire-1972.jpg?resize=1024%2C682&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-32774\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Anthony-McCall-Landscape-of-Fire-1972.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Anthony-McCall-Landscape-of-Fire-1972.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Anthony-McCall-Landscape-of-Fire-1972.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Anthony-McCall-Landscape-of-Fire-1972.jpg?resize=1536%2C1023&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Anthony-McCall-Landscape-of-Fire-1972.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Anthony-McCall-Landscape-of-Fire-1972.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Anthony-McCall-Landscape-of-Fire-1972.jpg?w=1846&amp;ssl=1 1846w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Promettere felicit\u00e0<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, la solastalgia \u00e8 un neologismo di sicura presa che mi auguro si diffonda presto nel dibattito italiano, ci tengo a sottolinearlo. Peccato che, scrivendo, ad Albrecht sfugga il controllo e la tenuta del libro. Al di l\u00e0 di un ottimismo venato d\u2019ingenuit\u00e0 e al di l\u00e0 di un tono profetico \u2013 entrambi stridenti ma passabili per il lettore indulgente che sono, vista l\u2019empatia con l\u2019argomento \u2013, il libro rigurgita di neologismi che hanno un solo risultato: produrre un crescente fastidio. Una pletora scarruffata di nuovi termini con cui Albrecht paga omaggio alla sconfinata capacit\u00e0 plastica della lingua inglese. Con una cieca strategia nominalista, davanti a un fenomeno sconosciuto l\u2019autore si affanna a cercare una parola per designarlo, ignorando che, in questo modo, indebolisce la tesi principale del libro, ossia la solastalgia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rileggendolo mi accorgo che Albrecht miscela spesso il latino, il greco e lo spagnolo nella stessa parola. In ordine sparso, m\u2019imbatto nella \u201cGenerazione Simbiocene\u201d, cui l\u2019autore si rivolge con grande enfasi, che vivr\u00e0 in una \u201cSimbioregione\u201d la quale, al di l\u00e0 del bioregionalismo classico, designa \u201cuno spazio biofisico, culturale e geografico identificabile dove gli umani vivono insieme e collaborano al restauro e alla creazione di nuovi rapporti simbiotici tra gli umani, gli altri esseri viventi e i paesaggi\u201d. M\u2019imbatto nella \u201csimbiografia\u201d dell\u2019autore, \u201cla descrizione e la spiegazione di tutti gli eventi della vita di una persona, che la legano alla \u2018natura\u2019, alle persone e agli altri esseri viventi\u201d, un approccio studiato dalla \u201csimbiologia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M\u2019imbatto in emozioni \u201cpsicoterrene\u201d, nell\u2019\u201cendemofilia\u201d o amore per tutto ci\u00f2 che \u00e8 unico ed endemico, e nel suo contrario, il \u201cterracidio\u201d, l\u2019esperienza dell\u2019omicidio della Terra, fino alla \u201cdisbiosi\u201d, opposta alla simbiosi come l\u2019ecocidio si oppone al \u201cterraliben\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M\u2019imbatto nella \u201cmermerosit\u00e0\u201d (dal greco <em>mermeros<\/em>, gravoso), uno stato cronico d\u2019inquietudine o ansia nei riguardi dell\u2019estinzione possibile del mondo familiare e della sua sostituzione con elementi che perturbano il nostro senso di luogo, e nel \u201ctierratrauma\u201d, l\u2019esperienza diretta di un evento traumatico di distruzione ambientale, un\u2019emozione acuta causata da un cambiamento brusco diversa da quella cronica e permanente della solastalgia. M\u2019imbatto nell\u2019\u201cecoagnosia\u201d, l\u2019oblio del passato ecologico di un luogo, e nell\u2019\u201ceutierra\u201d, sentimento di essere tutt\u2019uno, in armonia totale con quanto ci circonda, e nella \u201cterrafuria\u201d, forma di rabbia estrema provata da chi vede le tendenze distruttrici della societ\u00e0 tecno-industriale. E ancora nell\u2019\u201cecoparalisi\u201d, nella \u201cmeteo-ansia\u201d, nella \u201csoliphilia\u201d (il glossario alla fine del libro \u00e8 incompleto). Alternative di termini gi\u00e0 esistenti come necrofilia (Erich Fromm, 1964), ecocidio (Arthur W. Galston, 1970), biofilia\/biofobia (Stephen Kellert, Edward Wilson, 1993), ecofobia (David Sobel, 1996), toponesia (Liam Heneghan, 2013) e cos\u00ec via.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mere questioni lessicali? Non credo. Dietro la furia demiurgica alligna una visione manichea secondo la quale \u00e8 in corso una guerra tra forze della creazione e forze della distruzione \u2013 \u201cla terza guerra mondiale sar\u00e0 una guerra delle emozioni che deve concludersi con la vittoria delle forze della creazione\u201d. Per vincerla, la Generazione Simbiocene avr\u00e0 bisogno di una forza speciale, il \u201cMuscolo verde\u201d (qui mi \u00e8 venuto in mente l\u2019incredibile Hulk, temo un effetto del caldo severo di questi giorni). Attraverso due neologismi particolarmente maldestri, Albrecht stabilisce l\u2019oscillazione tra la \u201cterraphthora\u201d e la \u201cterranascia\u201d, cio\u00e8 l\u2019insieme delle due forze universali della Terra, quella distruttrice e quella creatrice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto introduce la \u201cghedeist\u201d, vale a dire la \u201ccoscienza di uno spirito o di una forza che mantiene tutti gli esseri viventi assieme; sentimento di una interdipendenza simbiotica profonda tra il s\u00e9 e gli altri esseri viventi (umani e non-umani) e il loro raccogliersi per vivere insieme nei luoghi e negli spazi condivisi su Terra\u201d. <em>Update <\/em>dello<em> spiritus mundi <\/em>e del Soffio vitale, accorpa \u201cghehd\u201d e il tedesco Geist, al fine di \u201cesprimere un sentimento positivo secolare per l\u2019unit\u00e0 della vita e per esprimere l\u2019intuizione che tutte le cose sono legate nel condividere una forza vitale comune\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tale interconnessione tra noi e gli altri esseri viventi assume i contorni di una pseudo-spiritualit\u00e0 secolare che l\u2019autore sostiene di aver fondato<em> ex nihilo<\/em>, in sostituzione alle altre fedi esistenti (!).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non ci resta che aderire, farci neofiti e adepti \u2013 che siate atei o credenti poco importa, oh lettori: convertitevi al ghedeist di Albrecht! In fondo non \u00e8 richiesto alcun atto di fede: basta immergersi nella natura o in un microscopio per vedere la simbiosi al lavoro nei microbiomi. Il bioma intestinale diventa il modello \u2013 mi viene da dire il presepe \u2013 della spiritualit\u00e0 ghedeistiana. Religione secolare, il ghedeist \u00e8 anche un\u2019etica fondata sulla cooperazione, l\u2019interconnessione e la condivisione. Perch\u00e9 la vita funziona come una cooperativa.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum-2.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32778 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"930\" height=\"698\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum-2.jpeg?resize=930%2C698&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-32778\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum-2.jpeg?w=930&amp;ssl=1 930w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum-2.jpeg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum-2.jpeg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum-2.jpeg?resize=480%2C360&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 930px) 100vw, 930px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Uscire dall\u2019Antropocene<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riprendiamo. In sintesi, Albrecht \u00e8 abile nel dare nome a emozioni e sensazioni che abbiamo difficolt\u00e0 a esprimere o a comprendere. A tal fine si rif\u00e0 a figure conosciute al pubblico italiano come Aldo Leopold e ad altre come Elyne Mitchell (1913-2002), filosofa australiana dell\u2019ambiente contemporanea di Leopold, autrice di <em>Soil and Civilization<\/em> (1946) e, a detta di Albrecht, sconosciuta persino in Australia. Se da Leopold trae la capacit\u00e0 della terra di rigenerarsi, da Mitchell, influenzata dalla psicologia di Jung, trae il legame tra salute mentale e salute dell\u2019ecosistema, tra destabilizzazione psichica e degrado dell\u2019ambiente. Entrambi lo aiutano a rispondere alla domanda che soggiace al libro: come esprimere quelle emozioni di sconforto quando una forza esterna invade il nostro ambiente, la nostra sfera biofisica? Come pensare il legame tra salute mentale umana e salute degli ecosistemi compromessi \u2013 una questione psicologica pi\u00f9 che filosofica o medica? Tenendo insieme il pensiero presocratico e l\u2019ipotesi Gaia di James Lovelock, quella di una biosfera come organismo vivente, Albrecht considera il pianeta organicamente unificato e la Terra un \u201cbioma simbiotico ultimo\u201d. Ecco la sua contro-proposta alla solastalgia.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32780 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"930\" height=\"698\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum.jpeg?resize=930%2C698&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-32780\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum.jpeg?w=930&amp;ssl=1 930w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum.jpeg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum.jpeg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum.jpeg?resize=480%2C360&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 930px) 100vw, 930px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cSono nato all\u2019inizio dell\u2019Antropocene\u201d: sono queste le prime parole di <em>Earth Emotions<\/em>. Per Albrecht si tratta di uscire il pi\u00f9 rapidamente possibile da un\u2019era che gli \u00e8 coetanea in quanto, come la solastalgia, non si tratta di un processo irreversibile. Basterebbe abbracciare la simbiosi del mondo vivente. L\u2019amore, Albrecht ne \u00e8 convinto, torner\u00e0 al centro delle nostre emozioni della Terra, compiendo un viaggio, accennato dal libro, dall\u2019attuale solastalgia alla Generazione Simbiocene. La conclusione avanza persino una data: gli anni 2070. Solastalgia ed emozioni psicoterratiche negative scompariranno, come il termine solastalgia scomparir\u00e0 dai dizionari verso il 2100 (nel dizionario Treccani \u00e8 entrato nel 2018: \u201cStato di angoscia che affligge chi ha subito una tragedia ambientale provocata dall\u2019intervento maldestro dell\u2019uomo sulla natura\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il PNL (prodotto nazionale lordo) sar\u00e0 sostituito dal PSL (prodotto simbioregionale lordo); abbandoneremo le citt\u00e0 per vivere nelle \u201csimbipolis\u201d; su internet commercio e comunicazione saranno divise come Chiesa e Stato nelle democrazie; la conoscenza della sequenza genetica e del nostro microbioma ci permetter\u00e0 di trovare l\u2019alimentazione e la salute ottimali \u2013 la generazione Simbiocene sar\u00e0 \u201csimbiovora\u201d. Nessun allarme: non mancher\u00e0 un erotismo simbiotico, \u201csensuale e ghedeistuale\u201d. Cos\u00ec la Generazione Simbiocene compir\u00e0 la sua missione e allora anche Albrecht potr\u00e0, come afferma, riposare sereno in una tomba ben compostata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io glielo auguro di cuore, ma a molti lettori non sfuggir\u00e0 il lato delirante di tante sue affermazioni. In un inciso Albrecht riporta la reazione di un dottore che, sentendo parlare di solastalgia, pensa a una brutta insolazione. Sulla scia di questo aneddoto, continuo a interrogarmi su come mettere a frutto l\u2019intuizione della solastalgia \u2013 centrale per il pensiero ecologico \u2013 senza farsi ghedeistiani, senza \u201ccomprare\u201d ovvero la promessa del Regno dell\u2019amore universale. Come metterla a frutto prima di essere tutti compostati.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum-3.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32782 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"930\" height=\"523\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum-3.jpeg?resize=930%2C523&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-32782\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum-3.jpeg?w=930&amp;ssl=1 930w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum-3.jpeg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum-3.jpeg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Eyes-On-Anthony-McCall-Courtesy-of-Denver-Art-Museum-3.jpeg?resize=480%2C270&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 930px) 100vw, 930px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:21px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>Le immagini che accompagnano l&#8217;articolo sono tratte da: Anthony McCall, <\/em>Landscape for Fire<em>, film 16mm, 1972<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Non una variante australiana della saudade o dell\u2019unheimlich, non un semplice stress post-traumatico, piuttosto un mal du pays lontano dalla nostalgia. 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La solastalgia \u00e8 insomma un sentimento che si manifesta non solo verso il proprio Paese ma anche nel proprio Paese, quando la vita, nei suoi molteplici aspetti, \u00e8 minacciata e il senso del luogo compromesso in ciascuno dei suoi quattro elementi. \u00c8 il frutto di una \u201cshifting baseline syndrome\u201d, come gli ecologisti chiamano la nostra capacit\u00e0 di dimenticare i paesaggi mutati dall\u2019intervento umano.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/07\/22\/solastalgia-o-le-emozioni-della-terra\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/07\/22\/solastalgia-o-le-emozioni-della-terra\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/07\/22\/solastalgia-o-le-emozioni-della-terra\/#primaryimage","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/McCallLandscapeFire.jpeg?fit=1024%2C753&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/McCallLandscapeFire.jpeg?fit=1024%2C753&ssl=1","width":1024,"height":753},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/07\/22\/solastalgia-o-le-emozioni-della-terra\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/antinomie.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Solastalgia, o le emozioni della Terra"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website","url":"https:\/\/antinomie.it\/","name":"Antinomie","description":"scritture e immagini","publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/antinomie.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization","name":"Antinomie","url":"https:\/\/antinomie.it\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","width":3543,"height":3543,"caption":"Antinomie"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","https:\/\/x.com\/antinomie_it"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/3a775c37c7b64e9a363bcaf96898314f","name":"Riccardo Venturi","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/475c42cfaa722e1576eca580ede9287e9f0324d430ae2e576b49f3f62071b8a0?s=96&d=blank&r=gcfc89ab0d2d8806c112ae37e5c63b6f9","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/475c42cfaa722e1576eca580ede9287e9f0324d430ae2e576b49f3f62071b8a0?s=96&d=blank&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/475c42cfaa722e1576eca580ede9287e9f0324d430ae2e576b49f3f62071b8a0?s=96&d=blank&r=g","caption":"Riccardo Venturi"},"description":"insegna Teoria e storia dell'arte all'universit\u00e0 Panth\u00e9on-Sorbonne di Parigi. 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