{"id":31400,"date":"2022-06-08T00:01:35","date_gmt":"2022-06-07T22:01:35","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=31400"},"modified":"2024-06-06T22:21:11","modified_gmt":"2024-06-06T20:21:11","slug":"nellabisso-le-stelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/06\/08\/nellabisso-le-stelle\/","title":{"rendered":"Nell\u2019abisso le stelle","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\"><em>The Ocean is the Ultimate Solution<\/em><br>Frank Zappa<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Nonsuch, isola delle Bermuda, oceano Atlantico, 15 agosto 1934. William Beebe, esploratore, biologo marino, ornitologo e naturalista americano della Wildlife Conservation Society scende a 3028 piedi o 923 metri di profondit\u00e0. \u00c8 raggomitolato nella Batisfera, un angusto sommergibile in acciaio realizzato per l\u2019occasione dall\u2019inventore Otis Barton che lo accompagna nell\u2019impresa. Si tratta della prima esplorazione umana della zona pelagica, frutto di una serie di tentativi tra giugno 1930 e agosto 1934, in cui Beebe e Barton s\u2019immergono sedici volte negli abissi. Prima di loro non si era mai andati oltre 106 metri e, per inciso, ancora oggi il grattacielo pi\u00f9 alto, il Burj Khalifa di Dubai (828 m), non sfiora lo stesso risultato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Beebe e Barton galleggiano in un continente sconosciuto mai sondato dallo sguardo umano, e che resta tale perch\u00e9 \u201cmeno del 5 percento dell\u2019oceano oltre i 30 metri circa di profondit\u00e0 \u00e8 stato visto, figuriamoci esplorato\u201d<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Conosciamo meglio la superficie di Marte che i fondali dell\u2019oceano, e questo malgrado l\u2019applicazione oceanica di Google Earth, lanciata nel 2009, con uno Street View acquatico che non ha riscontrato il successo sperato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due scienziati non si aspettano di trovare forme di vita a tali profondit\u00e0 finch\u00e9, davanti ai loro obl\u00f2, passano pesci visibili grazie alla loro bioluminescenza. Difficile valutarne la taglia, perch\u00e9 la loro visione \u00e8 priva di punti di riferimento: \u201cIn diverse occasioni i bagliori prodotti da organismi sconosciuti erano cos\u00ec brillanti che la mia vista si annebbiava per diversi secondi\u201d, come ricorda Beebe in <em>Half Mile Down <\/em>(Harcourt, Brace and Company, New York 1934, p. 337, tradotto in italiano l\u2019anno successivo da Bompiani: <em>Mille metri sott\u2019acqua<\/em>). Quando il 23 gennaio 1960 il tenente di marina americano Don Walsh e l\u2019oceanografo svizzero Jacques Piccard scendono a 10.916 m di profondit\u00e0 nella fossa delle Marianne, la sorpresa davanti al brulicare del vivente in condizioni cos\u00ec ostili sar\u00e0 la stessa.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/mille-metri-sott-acqua-8308a82a-52cf-467c-8ba3-5dc0a79949a0.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31450 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"450\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/mille-metri-sott-acqua-8308a82a-52cf-467c-8ba3-5dc0a79949a0.jpeg?resize=600%2C450&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-31450\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/mille-metri-sott-acqua-8308a82a-52cf-467c-8ba3-5dc0a79949a0.jpeg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/mille-metri-sott-acqua-8308a82a-52cf-467c-8ba3-5dc0a79949a0.jpeg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/mille-metri-sott-acqua-8308a82a-52cf-467c-8ba3-5dc0a79949a0.jpeg?resize=480%2C360&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scoperta di una presenza di vita tra 240 e 600 metri resta uno dei contributi scientifici maggiori della spedizione di Beebe e Barton, assieme al tentativo di comprendere la vita degli animali marini nel loro ambiente, senza farne risalire in superficie degli specimen per analizzarli e disseccarli sul tavolo della scienza. Un tentativo di andare al di l\u00e0 di celebri spedizioni come quella di Carl Chun con la <em>Valdiva <\/em>nel 1897, in cui i pesci erano studiati e ritratti senza vita, in accordo alla tradizione naturalista del XIX secolo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/beebe_on_bathysphere_600.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31442 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"747\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/beebe_on_bathysphere_600.jpeg?resize=600%2C747&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-31442\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/beebe_on_bathysphere_600.jpeg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/beebe_on_bathysphere_600.jpeg?resize=241%2C300&amp;ssl=1 241w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/beebe_on_bathysphere_600.jpeg?resize=480%2C598&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption>William Beebe seduto sulla Batisfera<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per sopportare la pressione a meno mille metri, Barton progetta una sfera d\u2019acciaio di oltre due tonnellate, con le pareti spesse pi\u00f9 di 4 cm e tre obl\u00f2 in quarzo fuso, piccole feritoie che misurano 22 cm di diametro e 8 cm di spessore (cui si aggiunge quello pi\u00f9 grande che fa da ingresso). La Batisfera comunica con la superficie grazie a un cavo di acciaio intrecciato, \u201cdoppiato da una linea elettrica e una linea telefonica protetta da un tubo di gomma fissato al cavo ogni 60 metri. La respirazione dell\u2019equipaggio \u00e8 assicurata da due piccoli serbatoi di ossigeno, mentre l\u2019eccesso di gas carbonico \u00e8 assorbito dai cristalli di soda e l\u2019umidit\u00e0 dal cloruro di calcio\u201d<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. La comunicazione con l\u2019equipaggio a bordo della nave \u00e8 cos\u00ec legata a un cavo; non solo: la stessa sopravvivenza dei due scienziati \u00e8 legata a questo esile cordone ombelicale perch\u00e9, a differenza di un sommergibile, la Batisfera non ha mezzi di propulsione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi esposta all\u2019esterno dell\u2019Acquario di New York, \u00e8 difficile pensare che un aggeggio cos\u00ec rudimentale sia riuscito a scendere a mille metri sotto il livello del mare. Osservando video, foto e disegni che ci restano, fa pensare a una macchina fantasiosa da romanzo di Jules Verne, all\u2019occhio-mongolfiera disegnato da Odilon Redon in <em>L\u2019\u0153il, comme un ballon bizarre, se dirige vers l\u2019infini <\/em>(1882) che, anzich\u00e9 salire verso l\u2019alto, s\u2019inabissa. Ma anche, a causa degli obl\u00f2, a un mostro marino con globi oculari, simili a quelli che popolano da sempre la nostra immaginazione.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/bath23.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31439 lazyload\" width=\"600\" height=\"476\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/bath23.jpeg?resize=600%2C476&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-31439\" width=\"600\" height=\"476\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/bath23.jpeg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/bath23.jpeg?resize=300%2C238&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/bath23.jpeg?resize=768%2C610&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/bath23.jpeg?resize=480%2C381&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption>Beebe e Barton nella Batisfera<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nulla garantiva che la Batisfera fosse adatta all\u2019impresa. Un piccolo problema tecnico di pressurizzazione avrebbe comportato una fine tragica che mette i brividi solo a pensarla: due uomini stretti in una palla di metallo, a mille metri sott\u2019acqua, nell\u2019oscurit\u00e0 totale non appena le luci si consumano, l\u2019ossigeno contato, il contatto telefonico interrotto, alcuna chance di essere soccorsi, in balia di una lentissima fluttuazione, ripescati giorni dopo ed estratti dalla Batisfera senza vita e deformati dalla pressione come un palloncino bucato. Beebe era consapevole dei rischi dell\u2019impresa quanto travolto dall\u2019entusiasmo. Dopo la prima immersione nel 1930, scrive sul \u201cNew York Zoological Society Bulletin\u201d: \u201cQui, sotto una pressione che, se allentata, in una frazione di secondo renderebbe il nostro corpo un tessuto amorfo, respirando la nostra stessa atmosfera fatta in casa, inviando poche parole di conforto che si rincorrono su e gi\u00f9 per un filo di tubo \u2013 qui ho avuto il privilegio di scrutare fuori e vedere effettivamente le creature che si sono evolute nell\u2019oscurit\u00e0 di una mezzanotte blu che, da quando \u00e8 nato l\u2019oceano, non ha conosciuto un domani; qui ho avuto il privilegio di sedermi e cercare di cristallizzare ci\u00f2 che osservavo attraverso occhi inadeguati e interpretavo con una mente affatto all\u2019altezza del compito\u201d (pp. 134-135).<strong><\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/immersione.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31459 lazyload\" width=\"629\" height=\"476\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/immersione.jpeg?resize=629%2C476&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-31459\" width=\"629\" height=\"476\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/immersione.jpeg?w=845&amp;ssl=1 845w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/immersione.jpeg?resize=300%2C227&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/immersione.jpeg?resize=768%2C582&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/immersione.jpeg?resize=480%2C364&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 629px) 100vw, 629px\" \/><\/noscript><figcaption>La Batisfera in immersione<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Mille metri sott\u2019acqua<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019epoca, siamo ai tempi del New Deal, la vicenda viene molto seguita dalla stampa americana ed europea. Lo storico Gary Kroll ha definito Beebe \u201cad man of natural history\u201d<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> per la ricerca pubblicitaria di fondi necessari a finanziare le sue dispendiose spedizioni. Ma Beebe \u00e8 anche autore di diversi libri, oggi pressoch\u00e9 dimenticati se si eccettua il bel saggio di Emanuele Garbin, <em>Bathygraphica. Disegni e visioni degli abissi marini<\/em> (Quodlibet 2019): <em>The Arcturus Adventure<\/em> (1926), il gi\u00e0 citato <em>Half Mile Down <\/em>(1934), <em>The Book of Naturalists. An Anthology of the Best Natural History <\/em>(1944). Quest\u2019ultimo testimonia l\u2019importanza che Beebe dava alla scrittura naturalistica: si tratta di un\u2019antologia di 46 autori che spazia da Aristotele a Plinio, da Linneo a Alexander von Humboldt, da Thoreau a Darwin fino alla biologa marina Rachel Carson, che Beebe ha sempre sostenuto e che, gi\u00e0 nel luglio 1937, pubblica un articolo dal titolo <em>Undersea<\/em>, poi confluito in <em>Under the Sea-Wind. A Naturalist\u2019s Picture of Ocean Life (<\/em>1941). Un libro seguito da <em>The Sea Around Us<\/em> (1951, <em>Il mare intorno a noi<\/em>, Piano B 2019) e <em>The Edge of the Sea<\/em> (1955, <em>La vita che brilla sulla riva del mare<\/em>, Aboca 2022). Che <em>Il mare intorno a noi <\/em>sia dedicato a Beebe non sorprender\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalle imprese della Batisfera verr\u00e0 infine tratto un film, <em>Titans of the Deep <\/em>(1938) che vede tra gli attori lo stesso Barton. Non solo: nel 1949 Barton scender\u00e0 col Benthoscope a 1371 metri, raccontando le sue imprese in <em>The World Beneath the Sea <\/em>(1953). Ma restiamo sulle tracce di Beebe.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/film.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31448 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/film.jpeg?resize=640%2C480&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-31448\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/film.jpeg?w=640&amp;ssl=1 640w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/film.jpeg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/film.jpeg?resize=480%2C360&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Half Mile Down<\/em> \u00e8 un <em>memoir<\/em> sulla sua discesa nell\u2019abisso, uno straordinario resoconto delle esperienze del primo uomo alle prese con un universo che nessuno sguardo umano aveva mai sondato. Un mondo che non conosce il trascorrere del tempo: \u201cFuori era nero, nero e ancora nero, e nessuno dei miei strumenti rivelava il pi\u00f9 flebile baluginio ai miei occhi. Avevo appena raggiunto uno degli obiettivi principali dell\u2019intera immersione, vale a dire scendere al di sotto del livello della luce umanamente visibile. Mi trovavo oltre la luce del sole per quanto l\u2019occhio umano potesse cogliere, e laggi\u00f9, per due miliardi di anni non c\u2019erano mai stati il giorno o la notte, l\u2019estate o l\u2019inverno, alcun passaggio temporale finch\u00e9 giungemmo noi a registrarlo\u201d (pp. 164-165).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il libro \u00e8 diviso in quattro sezioni distinte che affrontano la spedizione sotto il punto di vista emotivo, storico, pragmatico e tecnico, \u00e8 sul primo che la scrittura di Beebe si accende.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/half-mile-down-EN.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31461 lazyload\" width=\"660\" height=\"488\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/half-mile-down-EN.jpg?resize=660%2C488&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-31461\" width=\"660\" height=\"488\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/half-mile-down-EN.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/half-mile-down-EN.jpg?resize=300%2C222&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/half-mile-down-EN.jpg?resize=768%2C568&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/half-mile-down-EN.jpg?resize=480%2C355&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 660px) 100vw, 660px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Sublime profondo<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono tanti i passaggi di <em>Half Mile Down<\/em> che vorrei citare: la prosa scientifica di Beebe \u00e8 chiara, coinvolgente e ben congegnata, abile nel restituire l\u2019eccezionalit\u00e0 della sua impresa e le emozioni che lo animano. Ma la scintilla si produce, ai miei occhi, davanti a una delle 123 illustrazioni \u2013 tra disegni e fotografie \u2013 del libro. Poco appariscente, si tratta di una tavola con due immagini simili, sebbene diversa \u00e8 la tonalit\u00e0 del nero e la quantit\u00e0 di puntini e scie luminose, pi\u00f9 rarefatta e fioca in quella inferiore, scattata dalla scienziata Gloria Hollister, allora collaboratrice di Beebe.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/BeebeStar.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31453 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"545\" height=\"869\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/BeebeStar.jpeg?resize=545%2C869&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-31453\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/BeebeStar.jpeg?w=545&amp;ssl=1 545w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/BeebeStar.jpeg?resize=188%2C300&amp;ssl=1 188w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/BeebeStar.jpeg?resize=480%2C765&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 545px) 100vw, 545px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggo la didascalia: \u201c(<em>upper<\/em>) The stars in the heavens. (<em>lower<\/em>) A photograph of the waters of the sea at great depths shows only complete blackness, with a scattering of sparks and lights from the bodies of fish and other organisms\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi accordo che non \u00e8 l\u2019unico punto in cui fa capolino questa potente immagine stellare: \u201cmi rendevo conto di quello che mi era stato concesso di vedere, a quasi mezzo miglio sotto la superficie, e realizzai che non avrei mai pi\u00f9 mirato le stelle senza ricordare la loro controparte attiva e vitale che sguazza a quella terrificante pressione\u201d (p. 175); \u201cSpesso l\u2019abbondanza di punti luminosi era cos\u00ec vasta che s\u2019imponeva un confronto con le stelle pi\u00f9 grandi in una notte chiara senza luna\u201d (p. 337).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel paragrafo conclusivo di <em>Half Mile Down, <\/em>Beebe ricorda che, se nel corso del libro ha evitato paragoni (cosa solo in parte vera), \u201cl\u2019unico luogo paragonabile a queste meravigliose regioni abissali resta senza dubbio lo Spazio rarefatto, ben al di l\u00e0 dell\u2019atmosfera, tra le stelle, dove la luce del sole non ha alcuna presa sulla polvere e sui rifiuti dell\u2019aria planetaria, dove l\u2019oscurit\u00e0 dello spazio, i pianeti, le comete, i soli e le stelle splendenti devono essere davvero simili al mondo della vita per come appare agli occhi di un essere umano sbalordito, nell\u2019oceano aperto, a mezzo miglio di profondit\u00e0\u201d (p. 225).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Restano da ricostruire le corrispondenze tra esplorazioni marine ed astronomiche. Se nel gennaio 1960 Walsh e Piccard scendono a oltre 10.000 metri di profondit\u00e0, dopo cinque ore e mezza d\u2019immersione \u2013 un record mai uguagliato prima del 2012 quando il regista James Cameron ha ripetuto l\u2019impresa \u2013, nell\u2019aprile 1961 Jurij Gagarin vola nello spazio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, con questo semplice montaggio Beebe produce un ribaltamento verticale se non vertiginoso, come se il plancton fosse un firmamento. Al fondo dell\u2019oceano ritrova le stelle, nell\u2019acqua il cielo, nell\u2019idrografia l\u2019astronomia. Una sorta di<em> sublime profondo<\/em>. A quasi mille metri sotto il livello del mare, rannicchiato in un bulbo di metallo che lo protegge da una pressione mortale per la sua anatomia umana, immerso in un mondo sconosciuto, inesplorato e che crede privo di vita, il suo pensiero da terrestre va alle stelle, che non sono mai state cos\u00ec lontane. Le due realt\u00e0 pi\u00f9 sconosciute all\u2019essere umano, l\u2019universo e l\u2019oceano profondo, si congiungono per un istante.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe-Hlaf-MIle-Down-dragged-8-640x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31464 lazyload\" width=\"617\" height=\"987\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe-Hlaf-MIle-Down-dragged-8.jpeg?resize=617%2C987&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-31464\" width=\"617\" height=\"987\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe-Hlaf-MIle-Down-dragged-8.jpeg?resize=640%2C1024&amp;ssl=1 640w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe-Hlaf-MIle-Down-dragged-8.jpeg?resize=188%2C300&amp;ssl=1 188w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe-Hlaf-MIle-Down-dragged-8.jpeg?resize=768%2C1228&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe-Hlaf-MIle-Down-dragged-8.jpeg?resize=480%2C768&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe-Hlaf-MIle-Down-dragged-8.jpeg?w=814&amp;ssl=1 814w\" sizes=\"auto, (max-width: 617px) 100vw, 617px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Sconfitta del sole<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 con questa fotografia speculare che vorrei chiudere, ma non senza un ultimo appunto su cui mi riprometto di tornare presto. Malgrado la prosa di sicura presa, Beebe non nasconde le sue difficolt\u00e0 a restituire l\u2019esperienza sensoriale della Batisfera. Pi\u00f9 si cala nelle profondit\u00e0 pi\u00f9 \u00e8 buio, e pi\u00f9 \u00e8 buio pi\u00f9 \u00e8 difficile trovare immagini e parole adeguate per quelle creature bioluminescenti incorniciate dagli obl\u00f2. Rispetto all\u2019arte dei pi\u00f9 grandi naturalisti quali Ernst Haeckel, le riproduzioni fotografiche di <em>Half Mile Down<\/em>, con la loro estetica a bassa definizione, fanno magra figura. \u201cAdequate presentation of what I saw on this dive is one of the most difficult things I ever attempted\u201d, scrive dopo la prima immersione con la Batisfera nel 1930 sul \u201cNew York Zoological Society Bulletin\u201d; difficile tradurre in parole \u201cthis alien world\u201d (p. 196).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stesso vale per il medium acquatico, con la graduale scomparsa di colori caldi man mano che scende: una transizione da \u201ca golden yellow world to a green one\u201d (p. 197). Poi il verde sbiadisce e a 200 piedi \u201cit was impossible to say whether the water was greenish-blue or bluish-green\u201d (p. 198). A 600 piedi, l\u2019acqua diventa \u201cdark, luminous blue, and this contradiction of terms shows the difficulty of description\u201d (p. 199). Finch\u00e9 a 1000 piedi getta la spugna: \u201cHo cercato di dare un nome all\u2019acqua: blu-nerastro, grigio scuro-blu. \u00c8 strano che il blu non venga sostituito dal viola, la parte finale dello spettro visibile. A quanto pare era gi\u00e0 stato assorbito. L\u2019ultima traccia di blu si assottiglia in un grigio senza nome, e questo infine nel nero, ma dal livello attuale in gi\u00f9 l\u2019occhio vacilla e la mente rifiuta qualsiasi distinzione articolata dei colori. Il sole \u00e8 sconfitto e il colore \u00e8 scomparso per sempre, finch\u00e9 un essere umano non penetra e fa balenare un raggio elettrico giallo in ci\u00f2 che \u00e8 rimasto nero per due miliardi di anni\u201d (pp. 200-201).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe5.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31466 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"535\" height=\"868\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe5.jpeg?resize=535%2C868&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-31466\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe5.jpeg?w=535&amp;ssl=1 535w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe5.jpeg?resize=185%2C300&amp;ssl=1 185w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe5.jpeg?resize=480%2C779&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 535px) 100vw, 535px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come arginare la povert\u00e0 delle fotografie in un mondo che ha sconfitto la luce del sole? Affidandosi al linguaggio, che per\u00f2 fa acqua da tutte le parti: \u201cQui ho iniziato a sentirmi inarticolato e sconnesso, per la quantit\u00e0 di vita che si palesava nelle luci danzanti e nella loro attivit\u00e0, per la consapevolezza del breve tempo a mia disposizione, e per aver realizzato che la maggior parte delle creature che osservavo erano senza nome e non erano mai state viste da alcun uomo, ed erano troppo per qualsiasi resoconto coerente e concentrazione continua\u201d (p. 165).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le lunghe didascalie cos\u00ec, come precisa la studiosa di <em>environmental humanities<\/em> Stacy Alaimo, \u201ccercano di suscitare un apprezzamento estetico per creature le cui fotografie assomigliano pi\u00f9 a radiografie sfocate che alle illustrazioni di un naturalista\u201d<a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>. Considerazioni ancora pi\u00f9 accurate se pensiamo all\u2019evoluzione della fotografia sottomarina dai tempi di Beebe agli attuali standard della biologia marina.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe7.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31469 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"535\" height=\"868\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe7.jpeg?resize=535%2C868&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-31469\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe7.jpeg?w=535&amp;ssl=1 535w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe7.jpeg?resize=185%2C300&amp;ssl=1 185w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Beebe7.jpeg?resize=480%2C779&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 535px) 100vw, 535px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure quella di Beebe resta un\u2019esperienza squisitamente oculocentrica. Beebe \u00e8 anzi ridotto a un bulbo oculare immerso nella zona pelagica per scrutare il medium acquatico, costretto a vedere attraverso un dispositivo \u2013 quello della Batisfera \u2013 che funziona anch\u2019esso come un occhio. Un medium tuttavia che ha sconfitto il Sole. Che quanto scruti al di l\u00e0 dell\u2019obl\u00f2 sia una sua proiezione mentale? Che queste acque siano come l\u2019oceano che circonda il pianeta Solaris, ovvero un\u2019entit\u00e0 senziente capace di interferire coi sogni degli astronauti che lo osservano dalla loro stazione spaziale e che non riescono a indagare scientificamente? Ma <em>Solaris<\/em>, il romanzo di Stanislaw Lem, risale al 1961. Beebe una soluzione la trov\u00f2, sebbene appena accennata in <em>Half Mile Down<\/em>\u2026<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-default\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Sylvia A. Earle, Foreword, in Helen M. Rozwadowski, <em>Fathoming the ocean.<\/em><em> The discovery and exploration of the deep sea<\/em>, The Belknap Press of Harvard University Press, 2005, p. X.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Cfr. Robert D. Ballard, <em>Adventures in Ocean Exploration. From the Discovery of the Titanic to the Search for Noah\u2019s Flood<\/em>, National Geographic, 2001.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Kroll, <em>America\u2019s Ocean Wilderness<\/em>, cit. in Stacy Alaimo, <em>Jellyfish Science, Jellyfish Aesthetics: Posthuman Reconfigurations of the Sensible<\/em>, in Cecilia Chen, Janine MacLeod, Astrida Neimanis (a cura di), <em>Thinking with Water<\/em>, McGill-Queens University Press, Montreal 2013, pp. 139-164, cit. p. 145.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> S. Alaimo, <em>Jellyfish Science, Jellyfish Aesthetics, cit.<\/em>, p. 145.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: William Beebe nella Batisfera, 1934<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonsuch, isola delle Bermuda, oceano Atlantico, 15 agosto 1934. William Beebe, esploratore, biologo marino, ornitologo e naturalista americano della Wildlife Conservation Society scende a 3028 piedi o 923 metri di profondit\u00e0. \u00c8 raggomitolato nella Batisfera, un angusto sommergibile in acciaio realizzato per l\u2019occasione dall\u2019inventore Otis Barton che lo accompagna nell\u2019impresa. 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