{"id":30159,"date":"2022-05-23T00:01:05","date_gmt":"2022-05-22T22:01:05","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=30159"},"modified":"2024-06-06T22:23:32","modified_gmt":"2024-06-06T20:23:32","slug":"petali-pier-paolo-pasolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/05\/23\/petali-pier-paolo-pasolini\/","title":{"rendered":"Petali. Pier Paolo Pasolini","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Fior de gagg\u00eca<br>Quanno canto io canto con allegria<br>E se io dico tutto rovino\u2026 \u2018sta compagnia<br>*<br>Fiore de sabbia<br>Tu ridi scherzi e fai la santa donna<br>E \u2018nvece \u2018n petto schiatti da la rabbia<br>*<br>Fiore de menta<br>Ferm\u00e8te bocca che c\u2019\u00e8 \u2018n innocente<br>\u00c8 mejo che nun veda e che nun senta<br>*<br>Fior de cucuzza<br>\u2018Na donna pe\u2019 \u2018sti baffi andava pazza<br>E adesso che l\u2019ha persi ce va in puzza<br>*<br>Fiore de merda<br>Io me so\u2019 liberata da \u2018na corda<br>Adesso tocca a \u2018n\u2019altra a fa la serva<br>[<em>Mamma Roma<\/em>]<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">I. Fior de gagg\u00eca<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non c\u2019\u00e8 nessuna parodia silenziosa nelle messe in scena sacre della pittura dell\u2019arte italiana del museo mentale di Pasolini. La parodia \u00e8 altrove, semmai. Nella scelta stessa degli interpreti, nella scelta della <em>faccia<\/em>, c\u2019\u00e8 gi\u00e0 lo sguardo di un pittore, o di un artista che \u00e8 stato segnato da altri volti anonimi resi celebri da qualche pala d\u2019altare. Sappiamo grazie ad una scena del <em>Decameron<mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\"> <\/mark><\/em>come accadeva la scelta, dell\u2019allievo di Giotto come di Pasolini: un volto incrociato per caso, nella foga di Napoli, al mercato, alla porta di un\u2019osteria a Testaccio, fermato con la cinepresa di quattro dita aperte sopra l\u2019occhio; poi riproposto, in forma di figura dipinta, sulla scena affrescata o in pellicola. Persone qualunque vestite di sacro, come \u00e8 sempre stato nella storia, da quando un artista ha inventato la caratterizzazione dei volti di quegli attanti, da quando ha deciso di renderli somiglianti a qualcuno di attuale; quando un artista, chiss\u00e0 quanti secoli fa, ha scelto di scavare nell\u2019ovale piatto due zigomi, una strana forma del mento, una luce diversa negli occhi. I ritratti mortuari per primi conservano una fisionomia di impressionante verit\u00e0, un\u2019impronta vera del volto scomparso: i ritratti del Fayyum; con la differenza che loro non hanno niente di sacro, sono, letteralmente, ritratti. Poi \u00e8 stato trasposto lo stesso ardore per il volto nelle rappresentazioni sacre, qualche secolo dopo. Per questo non c\u2019\u00e8 molto di diverso tra l\u2019opera di Pasolini e l\u2019opera di Piero della Francesca, niente di \u201cnuovo\u201d da questo punto di vista. \u00c8 un gesto antico. Anche nei film di Pasolini i volti ritornano, si ripetono, nelle vesti dell\u2019uno e dell\u2019altro, come i modelli affezionati di un pittore.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/x-COVER-Decameron-1024x553.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30771 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"553\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/x-COVER-Decameron.jpeg?resize=1024%2C553&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-30771\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/x-COVER-Decameron.jpeg?resize=1024%2C553&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/x-COVER-Decameron.jpeg?resize=300%2C162&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/x-COVER-Decameron.jpeg?resize=768%2C415&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/x-COVER-Decameron.jpeg?resize=480%2C259&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/x-COVER-Decameron.jpeg?w=1280&amp;ssl=1 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La faccia: unico indizio per <em>riconoscere<\/em>, i morti come i vivi; ed \u00e8 ancora una volta Maddalena ad addossarsene il peso, su di lei incombe la colpa di questa mancata agnitio, consapevole o no \u201c<em>stai attenta a riconoscere bene i tuoi aggressori, che se poi qualcuno dovesse risultare innocente, vai incontro a dei guai<\/em>\u201d [<em>Accattone<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 Mantegna: \u00e8 prerinascimentale, \u00e8 protoprospettico, \u00e8 quando il piano \u00e8 solo un davanti e un dietro, un solido pesante e ingombrante, un peso bianco e nero. Non \u00e8 uno scherzo: \u00e8 la cosa pi\u00f9 sacra che ci sia. Sono corpi privi di ombre \u2013 forse poco pi\u00f9 di ombre loro stessi. &nbsp;Sembrano pesare, ma come per negazione, come la densit\u00e0 di un buco nero, delle bruciature nella pellicola.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Mamma-Roma-piu\u0300-grande.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30728 lazyload\" width=\"803\" height=\"502\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Mamma-Roma-piu%CC%80-grande.jpeg?resize=803%2C502&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-30728\" width=\"803\" height=\"502\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Mamma-Roma-piu%CC%80-grande.jpeg?w=880&amp;ssl=1 880w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Mamma-Roma-piu%CC%80-grande.jpeg?resize=300%2C188&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Mamma-Roma-piu%CC%80-grande.jpeg?resize=768%2C480&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Mamma-Roma-piu%CC%80-grande.jpeg?resize=480%2C300&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 803px) 100vw, 803px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019eterno paternalismo del Cristo Giudice in mandorla \u00e8 sostituito dalla Madonna altrettanto severa e giudicante di Silvana Mangano, che \u00e8 pi\u00f9 sfinge che madre; Silvana Mangano <em>\u00e8 <\/em>la Madonna \u2013 la <em>sua<\/em>; non \u00e8 attrice, non c\u2019\u00e8 finzione, nell\u2019ordine universale del sogno pasoliniano. \u00c8 uno di quei tanti volti che si appellano direttamente alla sua coscienza, che gli cercano dentro qualcosa che \u00e8 per lui introvabile, ma gli inchioda nel cuore la domanda \u201ccos\u2019\u00e8?\u201d; cosa cercano in me i suoi occhi, cosa vuol dire questo posarsi del suo sguardo su di me, questo premere piano e aderire direttamente a me come in uno specchio. Questi primitivi interrogativi, di un uomo che impara il mondo per la prima volta, sembrano catalizzare l\u2019attenzione di Pasolini sull\u2019opera, su un gesto in essa descritto, su un volto, su un panno. Vediamo, sciolto, attraverso le scene dei suoi film, l\u2019enigma che gli suscitano certi dettagli di altre opere. Si guardano direttamente negli occhi: il Cristo di Mantegna (non morto, ma sognante) e la donna-Giudice regina del suo universo, come un gioco delle parti, il <em>vero <\/em>Pasolini e la<em> vera<\/em> Silvana Mangano.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/j-ridotta.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30784 lazyload\" width=\"759\" height=\"493\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/j-ridotta.jpg?resize=759%2C493&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-30784\" width=\"759\" height=\"493\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/j-ridotta.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/j-ridotta.jpg?resize=300%2C195&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/j-ridotta.jpg?resize=768%2C500&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/j-ridotta.jpg?resize=480%2C313&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sacro non \u00e8 altro che questo: rappresentazione, ri-presentarsi, in primo luogo, fango, nudo e corpi; figura, sagome umane profilate in un cielo celeste-piatto da scenografo; sogno, un volto del passato che riappare nella madre, nel garzone, nel volto del mercante senza denti dagli zigomi prominenti. \u00c8 il sacro di Giotto, preraffaellita, degli uomini in strada; \u00e8 il sacro e il devoto della gente comune, non l\u2019astrusit\u00e0 della lettura evangelica ecclesiastica o patristica. In questo sacro la Madonna \u00e8 una donna, il bambino \u00e8 bambino, il pastore \u00e8 pastore, e siamo tutti noi l\u2019uno o l\u2019altro o tutti questi insieme. Anche Caravaggio pescava le sue Madonne dal Tevere o le incontrava in un postribolo romano. Non vi \u00e8 nulla di davvero dissacrante; dipende da che punto di vista lo si vede. \u00c8 in realt\u00e0 un cristianesimo letterale, originario, non-dogmatico, di Ges\u00f9 uomo prima che figlio. \u00c8 una parlata dialettale e una parola familiare, una lingua comune, un\u2019immagine sotto gli occhi di tutti lampante come i fili d\u2019erba di campo \u201c<em>Che ce volete insegn\u00e0 la Bibbia a noi? La messa va detta cantata.<\/em>\u201d [<em>Mamma Roma<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">II. Fiore de sabbia<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi c\u2019\u00e8 Masaccio con la sua massa atavica e presentissima, di un magma strascicato, che avanza nel suo stentoreo eterno incedere; Mantegna ma solo con i suoi scorci, e l\u2019Evangelista, Ges\u00f9 inchiodato, le Marie, nient\u2019altro che interpreti, che fingono nella loro autenticit\u00e0. Ma l\u2019unico colore possibile \u00e8 di Rosso e Pontormo, che emergono dal <em>biancoenero<\/em> della pellicola e della borgata romana come visioni estatiche.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/d-Ricotta-Pontormo-1024x553.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30756 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"553\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/d-Ricotta-Pontormo.jpg?resize=1024%2C553&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-30756\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/d-Ricotta-Pontormo.jpg?resize=1024%2C553&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/d-Ricotta-Pontormo.jpg?resize=300%2C162&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/d-Ricotta-Pontormo.jpg?resize=768%2C414&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/d-Ricotta-Pontormo.jpg?resize=480%2C259&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/d-Ricotta-Pontormo.jpg?w=1199&amp;ssl=1 1199w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La corona di spine \u2013 antico ricordo di fiori anch\u2019esse &#8211; si staglia contro la campagna romana, la Caffarella e contro i nuovi casamenti seriali dei primi anni \u201950 costruiti con l\u2019illusione cementizia del boom economico. Poco \u00e8 cambiato, comunque: nuovi cristi muoiono, dimenticati questa volta, senza nome, schiacciati dal numero e dal peso anonimo della nuova massa operaia, che ha viaggiato dal ventre della campagna per pullulare i nuovi sottoboschi della citt\u00e0. Nuove donne li piangono, inascoltate.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/2-ridotta.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30788 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"456\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/2-ridotta.jpg?resize=900%2C456&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-30788\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/2-ridotta.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/2-ridotta.jpg?resize=300%2C152&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/2-ridotta.jpg?resize=768%2C389&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/2-ridotta.jpg?resize=480%2C243&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due braccia emergono dal nulla, e due mani pittoriche incoronano il quartiere Appio, o il Quadraro, o Don Bosco. Incredibile da quelle colate di cemento pensare che il mare non \u00e8 poi cos\u00ec distante, che il cielo \u00e8 appena l\u00ec sopra, posato, e che intorno non \u00e8 altro che erba di campo, \u201c<em>Una coltre di primule<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, e grotte ancora abitate da qualche vagabondo, scavate nel tufo, come all\u2019inizio del tempo; e distese di ruderi malcerti <em>senza amore<\/em><a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Gli stessi campi dove nel Seicento e nel Settecento si raccoglievano, come primizie della terra, stralci di capitelli, di basi, di trabeazioni, frammenti della Roma Antica macinati nella terra, fatti a pezzi dall\u2019indifferenza dei suoi denti; o si scoprivano per sciagura, magari rimettendoci la pelle, corridoi sotterranei di catacombe paleocristiane. Pasolini sa tutto questo, ne ha un\u2019acuminata consapevolezza: della stratificazione del tempo, della sacralit\u00e0 dei prati e del fango che calpesta e delle cave dove va a consumarsi, (in quei <em>monticelli traforati di cave, | dolci Tebaidi dove la natura ignorata | dagli uomini nuovi, festeggia l\u2019aprile<\/em><a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>)e nessuno come lui la coglie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come ogni artista che abbia ambientato la sua crocifissione nella sua terra, o nel suo luogo pi\u00f9 caro, o nel luogo dei suoi committenti, e che quindi abbia svelato appieno il vero significato di <em>rappresentazione<\/em>, che \u00e8 alla radice del sacro, perch\u00e9 esso \u00e8 irripetibile. Accade una volta, nella storia, per scomparire per sempre; l\u2019uomo ne insegue le tracce, l\u2019artista lo rappresenta. Ogni artista le sue acque, i suoi monti, i suoi casamenti. Il lago di Ginevra di Konrad Witz, lo stretto di Messina di Antonello, il mare di Provenza e il monte Sainte-Victoire di Quarton e poi, secoli dopo, di C\u00e9zanne. Gli artisti si accavallano, si susseguono; quelli restano l\u00ec, imperterriti, come le case romane. La rappresentazione si incarna nei luoghi, assume forme e topografie determinate e infinite. Ed ecco che anche le borgate trovano il loro posto nella storia del mondo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/3-ridotta-1-731x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30786 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"731\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/3-ridotta-1.jpg?resize=731%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-30786\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/3-ridotta-1.jpg?resize=731%2C1024&amp;ssl=1 731w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/3-ridotta-1.jpg?resize=214%2C300&amp;ssl=1 214w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/3-ridotta-1.jpg?resize=768%2C1075&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/3-ridotta-1.jpg?resize=480%2C672&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/3-ridotta-1.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 731px) 100vw, 731px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c[\u2026] vengono Mamma Roma e suo figlio, | verso la casa nuova, tra ventagli | di case, l\u00e0 dove il sole posa ali | arcaiche: che sfondi, faccia pure | di questi corpi in moto statue | di legno, figure masaccesche | deteriorate, con guance bianche | bianche, e occhiaie nere opache|-occhiaie dei tempi delle primule, | delle ciliegie, delle prime invasioni | barbariche negli \u00abardenti | solicelli italici\u00bb\u2026 Sono altari | queste quinte dell\u2019Ina-Casa, | in fuga nella Luce Bullicante, | a Cecafumo. Altari della gloria | popolare. [\u2026]\u201d. [23 aprile 1962, <em>Poesie mondane<\/em>, in <em>Poesia in forma di Rosa<\/em>, p. 1095.]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo film inizia all\u2019insegna del fiore, &#8211; fiori da subito, presagio di morte &#8211; fiori che ritornano appuntati ad ogni scena chiave, a puntellare le immagini come chiodi fissi, che bucano il grigio della pellicola con le loro chiazze di bianco, di chiaro, di nulla. Talmente nulla come il cibo che scarseggia; ci si riempie la bocca di petali, per scherzare sulla fame &#8211; il fiore si sfibra e i suoi petali si liberano dalla sua morsa costrittiva, rompono lo schema rigido della corolla. Oppure appuntati sui capelli, su un cappello: oggetti di scena. Vecchi trucchi da pittore. Come il solito orecchino col fiocco e la perla, la brocca di vino, il solito tavolaccio di Caravaggio: elementi che tessono una trama; che ritornano, quadro dopo quadro, sempre gli stessi, e percorrono tutta la sua opera come una firma, un ricordo, una piccola ossessione materiale, un\u2019autografia nascosta. C\u2019\u00e8 un po\u2019 di s\u00e9 negli oggetti. Che ricordano che \u00e8 messa in scena, teatro, finzione. \u00c8 infatti di Maddalena (quale altro nome per lei se non <em>questo<\/em>), compagna di cella di Elsa Morante, quel gesto del fiore tra i capelli: quasi di repertorio, quel gesto le appartiene nei millenni, cos\u00ec come i capelli lunghi, e forse quello stesso fiore \u00e8 stato colto dal giardino fiorito del <em>noli me tangere<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo film ha nel fiore la sua struttura: inizia con un mazzo di fiori e finisce cos\u00ec; i primi freschi, belli, potati, preparati forse gi\u00e0 per il morto, &#8211; gli ultimi solo rimasugli, marciti, buttati su un carretto per nasconderci invano, sepolti da quei gambi secchi, la povera refurtiva galeotta di un prosciutto e di un salame.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/h.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30779 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"734\" height=\"563\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/h.jpg?resize=734%2C563&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-30779\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/h.jpg?w=734&amp;ssl=1 734w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/h.jpg?resize=300%2C230&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/h.jpg?resize=480%2C368&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 734px) 100vw, 734px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">III. Fiore de menta<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due animi pi\u00f9 diversi tra loro possono trovare un punto di tangenza, una giusta distanza, nelle due rette parallele delle loro vite. Un incrocio comune dove darsi un passaggio. Un folgoratore e un folgorato. Un momento solo nella vita, un punto che la segna tutta: l\u2019incontro del maestro. Uno scisso, l\u2019altro integro, l\u2019intellettuale rigido della pura forma e il poliedrico libero, che pullula di vita le sue immagini e abita le sue forme; l\u2019uomo del \u201cCaravaggio invertito\u201d e quello delle erezioni dell\u2019Ardeatina. Niente pi\u00f9 che uno sguardo per indovinare e rispettare col silenzio i comuni e profondi interessi nell\u2019altro, come specchiati in un riflesso, in due temperamenti cos\u00ec diversi. Indovinarne le segrete ragioni, e domandarsi in silenzio il perch\u00e9 di quel piccolo miracolo dell\u2019essersi incontrati a met\u00e0 strada, all\u2019inizio di tutto; indugiare su di esso a distanza di anni, sui tratti del viso impressi nella forma viva del ricordo, nelle sue pareti a intonaco fresco, tanto da ripetere qualche tratto di quel volto, come un mantra, carboncino su carta \u2013 di nuovo, altri segni, altre facce -: tracciare e non <em>de<\/em>scrivere! per rispettare quel silenzio, lasciar fuori le tante parole che avrebbero strabordato dall\u2019orlo, inondato l\u2019auto. \u00c8 un incontro nella contraddizione, nella <em>contrariet\u00e0<\/em>, in una specie di compromesso che ha luogo nell\u2019Appennino, nell\u2019entroterra centro-italiano di Piero e Masaccio, in una geografia comune di presenze e assenze tracciate in province sconosciute, in itinerari segnati a matita su un taccuino e dedicazioni di chiese sottolineate da un segno tremante, appuntati per non dimenticare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli stessi appunti che, una volta persi, segnarono la fine di un progetto comune: forse per quello sempre atteso, sempre sperato un nuovo incontro, un nuovo dialogo. Eppure non tutto si perde, resta un residuo di quell\u2019incontro, forse, in un lessico comune tessuto in segreto, un linguaggio che ormai suona simile e addita le stesse tracce: in quel comune ricercare la <em>polpa di cose intime<\/em>, anche nella pellicola pittorica di una parete affrescata, e in quegli scarti linguistici di <em>verit\u00e0 delicate [\u2026] che pungono in pelle in pelle<\/em><a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>. Ed \u00e8 forse l\u2019allievo, nel suo sviluppo artistico, a far avverare l\u2019auspicio del maestro, all\u2019insaputa di entrambi: di una storia dell\u2019arte <em>senza nomi e senza date<\/em>, poich\u00e9 i nomi non contano o si confondono, si sovrappongono (Pontormo, Pasolini, Caravaggio, Masaccio); l\u2019auspicio di rinvenire solo nel segno la concezione, l\u2019origine \u2013 ma il nulla \u00e8 tutto \u2013 nessun nome, tutti i nomi; l\u2019auspicio di una figurazione fatta solo di forme e dunque di una compresenza stratigrafica univoca di segni, nomi e storia, in una sola immagine che contenga in s\u00e9 tutte le altre.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/a.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30777 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"463\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/a.jpeg?resize=900%2C463&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-30777\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/a.jpeg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/a.jpeg?resize=300%2C154&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/a.jpeg?resize=768%2C395&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/a.jpeg?resize=480%2C247&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">IV. Fior de cucuzza<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo film, \u00e8 gi\u00e0 dall\u2019inizio composizione pittorica, non serve arrivare alla notissima fine: la sposa, l\u2019angelo, il bambino. Lo sposo tiene i <em>gigli <\/em>che campeggiano bianchissimi, gi\u00e0 preannunciante del seme e del martirio; la prima scena \u00e8 gi\u00e0 tutta la storia, tutto il film: annunciazione e ultima cena, le scene preveggenti. L\u2019assetto scenico del matrimonio \u00e8 tuttavia infatti pi\u00f9 quello di un\u2019Ultima cena, un po\u2019 Ghirlandaio, con il tavolo a ferro di cavallo, ma qui un solo arco inquadra i due protagonisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 <em>cos\u00ec <\/em>materica la figurazione di Pasolini, non ideale, che non solo egli gli conferisce corpo reale, la <em>incarna<\/em> come una scena sacra nella pellicola, la veste di carne, di persone reali, come d\u2019altronde facevano gi\u00e0 i maestri con la loro pittura, Giotto, Masaccio, Caravaggio. \u00c8 una metarappresentazione proprio nel senso che egli incarna, rappresentando i suoi drammi sacri, non solo il rimando al dramma sacro, ma il medium preciso di quel rimando. \u00c8 il rimando a un rimando a un rimando, \u00e8 il gesto archetipico dell\u2019arte: l\u2019additare, il gesto di trattenere in s\u00e9 un segno selezionato nell\u2019universo vivente. \u00c8 la rappresentazione per eccellenza: la rappresentazione di una rappresentazione, un riportarsi al passato tramite diverse \u201ctappe\u201d. E allo stesso tempo c\u2019\u00e8 la simultaneit\u00e0 del gesto: la parte sacrale, che rimane apparentemente invariata, ma che \u00e8 soggetta a interpretazioni stratificate, la croce e il Cristo, o la Madonna con il Bambino. \u201c<em>Una forza del passato\u201d<\/em><a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 cos\u00ec materica, appunto, che egli, scavando con utensili di fortuna la verticalit\u00e0 di una parete insieme a qualche allievo, ha rinvenuto la sua propria scoperta figurativa, ed era un affresco in una delle sue chiesette dimenticate nel friulano, riportato in vita con l\u2019uso di cipolle. Questa \u00e8 la materia della sua figurazione; ed ecco perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 niente di parodistico nelle sue messe in scene di poveri mezzi. Questo \u00e8 quello che accade anche nelle sue messe in scena: scava fino a trovare la chiave, fino a ridurre all\u2019essenziale ci\u00f2 che la rappresentazione sacra presenta; l\u2019essenza dei mezzi, l\u2019essenza dei contenuti, per riproporli sotto questa luce nuova, torva e grigia degli anni Sessanta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo immaginario cinematografico \u2013 nel senso di immagini in movimento \u2013 \u00e8 iniziato in quell\u2019aula a Bologna in cui le immagini si muovevano una sull\u2019altra, come gi\u00e0 sul tracciato di una pellicola. E il montaggio anche, nella scelta e nell\u2019ordire un prima e un dopo e nella selezione di quelle immagini, operata dal grande regista Roberto Longhi per un pubblico di soli studenti. Non \u00e8 questo ordire anch\u2019esso, storia della pittura? E la prima lezione di cinema di Pasolini \u00e8 stata, appunto, quella di uno storico dell\u2019arte, quella della forma (e della massa?), e gi\u00e0 dunque sotto il segno del contrasto, della contraddizione, dei fatti di Masolino e di Masaccio, sotto il segno della loro \u201ccontrariet\u00e0 fondamentale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pesantezza e tenerezza \u2013 sorelle, vi distingue un identico tratto<\/em><a id=\"_ftnref6\" href=\"#_ftn6\">[6]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-slideshow aligncenter\" data-effect=\"slide\"><div class=\"wp-block-jetpack-slideshow_container swiper-container\"><ul class=\"wp-block-jetpack-slideshow_swiper-wrapper swiper-wrapper\"><li class=\"wp-block-jetpack-slideshow_slide swiper-slide\"><figure><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/4.png\" alt=\"\" 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\/><\/noscript><\/figure><\/li><li class=\"wp-block-jetpack-slideshow_slide swiper-slide\"><figure><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/5descen2-564x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-block-jetpack-slideshow_image wp-image-30743 lazyload\" data-id=\"30743\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"564\" height=\"1024\" alt=\"\" class=\"wp-block-jetpack-slideshow_image wp-image-30743\" data-id=\"30743\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/5descen2.jpeg?resize=564%2C1024&#038;ssl=1\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/5descen2.jpeg?resize=564%2C1024&amp;ssl=1 564w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/5descen2.jpeg?resize=165%2C300&amp;ssl=1 165w, 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class=\"wp-block-jetpack-slideshow_button-prev swiper-button-prev swiper-button-white\" role=\"button\"><\/a><a class=\"wp-block-jetpack-slideshow_button-next swiper-button-next swiper-button-white\" role=\"button\"><\/a><a aria-label=\"Pause Slideshow\" class=\"wp-block-jetpack-slideshow_button-pause\" role=\"button\"><\/a><div class=\"wp-block-jetpack-slideshow_pagination swiper-pagination swiper-pagination-white\"><\/div><\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accattone che con le sue spalle strette e la testa incurvata tra di esse, sembra anche lui appena cacciato dal paradiso terrestre: fin dall\u2019inizio perduto, gi\u00e0 morto. Il raccoglimento del volto tra le mani, gesto che si ripete nei suoi film come si ripetono i fiori \u2013 perch\u00e9 i segni di dolore e vergogna sono racchiusi in un unico gesto? Perch\u00e9 ci si vergogna del dolore? O perch\u00e9 \u00e8 la vergogna ad addolorarci?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/accattone.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30782 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"563\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/accattone.jpg?resize=900%2C563&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-30782\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/accattone.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/accattone.jpg?resize=300%2C188&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/accattone.jpg?resize=768%2C480&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/accattone.jpg?resize=480%2C300&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le sue visioni sono intrise di pittura, che non \u00e8 mai citazione, davvero; nella loro comune capacit\u00e0 e finzione estrema di creare dal nulla di una totale assenza di profondit\u00e0 una forma profonda che si distingua, una massa, dei corpi con spazio e peso. Di ritagliare in una piattezza priva di volume la fatica corporea di abitare un\u2019esiguit\u00e0 di mondo, di calpestarne una porzione, e poggiare su questa porzione il peso del significato.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">V. Fiore de merda<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I suoi versi infatti hanno la forza e l\u2019evidenza pittorica di qualche poeta russo, straniero anche il suo il suo sguardo straniato su Roma\u2026 di vero vagabondo i suoi passi privi di calcolo per le vie, le ossa pi\u00f9 marginali della citt\u00e0. Comune il loro vocabolario descrittivo, di scarti rapidi e visivi, che quasi odorano, vocabolario pungente e contrastato (ombra e oro, gli insetti, il miele, il dolce e il pungente) <em>la radiosa Appia <\/em>| <em>che formicola di migliaia di insetti<\/em>; somigliante la loro condanna di esiliati, di guardare la propria stessa citt\u00e0 con occhi meravigliati da qualunque superficie, stregati dalla immensa bellezza di una citt\u00e0 da cui sono come banditi, ostracizzati. Citt\u00e0 da cui ci si aspetta un\u2019apocalisse: citt\u00e0 colta \u201cin una sua povera ora nuda, | terrificante come ogni nudit\u00e0.\u201d Gli insetti, il miele. \u201cTerra incendiata\u201d da un incendio di \u201cruderi rosa\u201d, e soprattutto \u201ccarboni e ossa biancheggianti, impalcature dilavate dall\u2019acqua e poi bruciate | di nuovo dal sole.\u201d<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a> Roma anche per Brodskij non sar\u00e0 che una distesa d\u2019ossa, di vertebre, scarti organici: <em>guscio di cupole, vertebre di campanili<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\"><strong>[8]<\/strong><\/a><\/em>. Lo immagino percorrere le strade e le piazze e coglierne gli stessi incendi, le stesse esplosioni, le stesse scarnificazioni. La citt\u00e0 come un organismo vivente, un corpo dilaniato dal fuoco, materia in decomposizione, muffa, sterco, viscere, feti, sabbia, sangue. Un ricordo d\u2019un corpo vivo, residuale, colto con una visivit\u00e0 lacerante; <em>il Colosseo \u00e8 come il teschio di Argo; nelle sue occhiaie vuote | nuotano le nuvole, ricordo dell\u2019antico gregge<\/em><a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Testaccio, dolce e infernale allo stesso tempo, con la sua \u201cluce di miele proiettata sulla terra | dall\u2019oltretomba.\u201d<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a> (Ha letto molto Mandel\u2019\u0161tam.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Il materiale figurativo d\u00e0 forma al vissuto, lo anima: la pittura \u00e8 attiva in maniera viva, dal passato, nel mondo di oggi, come se il suo destino fosse quello di riattualizzarsi, come se ogni estro vivesse in una sconcertante simultaneit\u00e0; ed \u00e8 fin dal suo primo Cinquecento il Pontormo, come un moderno lazzaro, a dare forma e colore a certi caseggiati romani nel 1962, gli stessi che incorniciano Mamma Roma: \u201cIl Pontormo con un operatore | meticoloso, ha disposto cantoni | di case giallastre, a tagliare | questa luce friabile e molle | che dal cielo giallo si fa marrone | impolverato d\u2019oro sul mondo cittadino\u2026\u201d<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. Roma, nata dal pennello dell\u2019artista, ha insita in s\u00e9 la stessa coscienza manierista della fine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La citt\u00e0 \u00e8 un colore, \u00e8 una creazione artistica, ha cangianti capacit\u00e0 cromatiche, le variet\u00e0 atmosferiche sono demiurghi coscienti \u201c<em>Dipinge<\/em> l\u2019orizzonte di un turchino | di mare meridiano, questa estrema | ora\u201d<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a>; \u201cla pioggia ha <em>verniciato<\/em> la terra | intorno all\u2019Aniene.\u201d<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[13]<\/a> \u201cnel giorno di Roma che<em> si stinge<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[14]<\/a>: una tavolozza di colori posti appositamente da un ingegno esterno; dunque una sorta di finzione inquietante, una rappresentazione anch\u2019essa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il regista \u00e8 presente nel quadro del Pontormo, quanto lo \u00e8 nella scena a colori de <em>la Ricotta<\/em>: in quella figura di spalle\u2026 E il rapporto tra attori e personaggi \u00e8 reciproco: i ciociari impersonano il Cristo, il ladrone, etc., ma allo stesso tempo, lo stesso ciociaro o il marchigiano degli anni \u201960 \u00e8 gi\u00e0 presente nel Cinquecento di Pontormo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/g-ridotta.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30790 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"405\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/g-ridotta.jpg?resize=900%2C405&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-30790\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/g-ridotta.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/g-ridotta.jpg?resize=300%2C135&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/g-ridotta.jpg?resize=768%2C346&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/g-ridotta.jpg?resize=480%2C216&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti, nella descrizione dei due ragazzi \u201c<em>riccioloni e un po\u2019 rosci, hanno l\u2019aria contadina: ma cresciuti in citt\u00e0<\/em>\u201d<a id=\"_ftnref15\" href=\"#_ftn15\">[15]<\/a> che reggono il Cristo, di uno dei quali Pasolini arriva addirittura a indovinarne, dal solo dato fisionomico, l\u2019origine marchigiana: sembrano uscite dalla penna del suo maestro che tirava a indovinare simili suggestioni. Tanto che leggendo alcune descrizioni di Longhi sembra di leggere dei versi o una sceneggiatura di Pasolini. Il lavoro dell\u2019allievo mostra in controluce il pensiero del maestro; il maestro inconsapevole parla con le parole che saranno dell\u2019allievo. Ed ecco che le due figure si incontrano, si associano; e l\u2019uno non sa dell\u2019altro, ma si sono scavati un solco a vicenda nella fronte. Come quando Longhi descrive l\u2019angelo giovane di Francesco del Cossa, o il temperamento degli squarcioneschi; un occhio attento non solo alla regia della scena, alla qualit\u00e0 dell\u2019atmosfera (spesso primaverile), ma agli attanti stessi. Riguardo al primo, si scrive \u201cma la Madonna \u00e8 di stirpe casalinga e l\u2019angelo ragazzo <em>ha la sfrontatezza incolpevole d\u2019un bel sergente aviatore<\/em>\u201d<a id=\"_ftnref16\" href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>. E, ancora, dei secondi: \u201cquella <em>brigata di disperati vagabondi, figli di sarti di barbieri di calzolai e di contadini<\/em> che pass\u00f2 per un ventennio nello studio dello Squarcione.\u201d<a id=\"_ftnref17\" href=\"#_ftn17\">[17]<\/a> E da queste poche parole \u00e8 gi\u00e0 chiaro come i due guardassero a quei dipinti dalla stessa lente, e li riadattassero all\u2019aviatore, al barbiere o alla comparsa affamata del buon ladrone di turno.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Pier-Paolo-Pasolini-regia-Deposizione-da-Pontormo-ep-La-ricotta-1963-at-Paul-Ronald-slash-e1592312209605-2.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30761 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"515\" height=\"738\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Pier-Paolo-Pasolini-regia-Deposizione-da-Pontormo-ep-La-ricotta-1963-at-Paul-Ronald-slash-e1592312209605-2.jpeg?resize=515%2C738&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-30761\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Pier-Paolo-Pasolini-regia-Deposizione-da-Pontormo-ep-La-ricotta-1963-at-Paul-Ronald-slash-e1592312209605-2.jpeg?w=515&amp;ssl=1 515w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Pier-Paolo-Pasolini-regia-Deposizione-da-Pontormo-ep-La-ricotta-1963-at-Paul-Ronald-slash-e1592312209605-2.jpeg?resize=209%2C300&amp;ssl=1 209w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Pier-Paolo-Pasolini-regia-Deposizione-da-Pontormo-ep-La-ricotta-1963-at-Paul-Ronald-slash-e1592312209605-2.jpeg?resize=480%2C688&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 515px) 100vw, 515px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua \u00e8 una scultura di panni \u2013 o stracci, per meglio dire \u2013 una montagna di stracci che vogliono ricordare, stinti, la vitalit\u00e0 floreale dei colori del Pontormo, che derivano, secondo la descrizione stessa di Pasolini, dal succo vivido di petali di certi fiori di campo: il rosso papavero, la vegetazione subacquea, l\u2019erba medica, la rosa selvatica, la fragola\u2026 ogni fiore ha il suo posto nell\u2019economia dei colori che diventano come numeri, assembramento, cifre, segni vegetali. Lui stesso dipingeva con gli stessi metodi di quei pittori, con il succo stesso delle cose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dare un nome ai colori, altre <em>cose<\/em>, non \u00e8 da tutti: darne un nome e quindi assegnarne o immaginarne un\u2019origine, come i nomi fanno. Immaginare una ditata di bambino<a href=\"#_ftn18\" id=\"_ftnref18\">[18]<\/a> sulla genesi di una certa tonalit\u00e0 di rosso sbocciata nella <em>Deposizione <\/em>di Pontormo, nata da un suo rivolo violento. Una pittura <em>di cose<\/em>: utensili per rinvenirla, vegetali per farla brillare; le cose povere brillano della ricchezza dello sguardo, uno sguardo che non le nobilita, le sacralizza soltanto: ma come si consacra la crosta di pane o la frutta o la cesta di ricotta o il fiore appena colto nei tabernacoli improvvisati su una strada di Trastevere, con dignit\u00e0 semplice e diretta. La ricchezza \u00e8 nella stratificazione, nella <em>cosa<\/em> immagine e nella densit\u00e0 dell\u2019immagine, di intrinseca forma significante. Il punto giallo del fiore in bocca di Andreuccio poco prima di cadere nel baratro di sterco. E le <em>cose<\/em> sono anche il mezzo: la pittura con le cose, gli strumenti poveri di scena, che riposano insieme al <em>sogno di una cosa <\/em>di Marx.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si leggono nella filigrana dei quadri dei suoi film, in controluce, i suoi versi, &#8211; la rosa che ancora ritorna, che si sfrangia, i cui petali si perdono con la sola pressione delle dita \u201co di un rosa di quei fiori che non so come si chiamino, credo rose selvatiche, cresciute rozzamente tra i cespugliacci di primavera, in comuni prati o pascoli o prode di fossi: con le foglie delicate che si staccano appena a toccarle\u201d<a id=\"_ftnref19\" href=\"#_ftn19\">[19]<\/a>; forse quegli stessi petali che colorano la deposizione sono quelli che si sfibrano in \u201cuna rosa carnale di dolore | con cinque rose incarnate\u201d<a id=\"_ftnref20\" href=\"#_ftn20\">[20]<\/a> nella sua poesia visiva in forma di rosa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/m.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-30764 lazyload\" width=\"648\" height=\"665\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/m.png?resize=648%2C665&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-30764\" width=\"648\" height=\"665\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/m.png?w=850&amp;ssl=1 850w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/m.png?resize=292%2C300&amp;ssl=1 292w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/m.png?resize=480%2C494&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 648px) 100vw, 648px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Bibliografia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">I. Brodskij, <em>Elegie romane<\/em>, in <em>Poesie, 1972-1985<\/em>, a cura di G. Buttafava, Adelphi, 1988 [1986].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">R. Longhi, <em>Fatti di Masolino e di Masaccio, <\/em>Abscondita, 2014.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">R. Longhi, <em>Officina Ferrarese (1934). Seguita dagli ampliamenti 1940 e dai nuovi ampliamenti 1940-55<\/em>, Sansoni, 1980.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">O. Mandel\u2019\u0161tam, <em>Ottanta poesie<\/em>, a cura di R. Faccani, Einaudi, 2009.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">P.P. Pasolini, <em>Tutte le poesie, Tomo I, <\/em>a cura di W. Siti, Mondadori, 2009 [2003].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">P.P. Pasolini, <em>Sceneggiature (e trascrizioni)<\/em>, in <em>Pier Paolo Pasolini per il cinema<\/em>, <em>Tomo primo<\/em>, a cura di W. Siti e F. Zabagli, Mondadori, 2001.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-default\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> 23 aprile 1962, <em>Poesie Mondane<\/em>, in <em>Poesia in forma di Rosa<\/em>, p. 1093.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> \u201cUn solo rudere, sogno di un arco, | di una volta romana o romanica, |in un prato dove schiumeggia un sole | il cui calore \u00e8 calmo come un mare: | l\u00ec ridotto, il rudere \u00e8 <em>senza amore<\/em>.\u201d 10 giugno 1962, <em>Poesie mondane,<\/em> in <em>Poesia in forma di rosa, <\/em>p. 1098.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> 25 aprile 1962, <em>Poesie mondane, <\/em>in <em>Poesia in forma di rosa<\/em>, p. 1097.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> Roberto Longhi, <em>Fatti di Masolino e di Masaccio<\/em>, p. 18.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> 10 giugno 1961, <em>Poesie mondane, <\/em>in <em>Poesia in forma di rosa<\/em>, p. 1099; e in <em>La Ricotta<\/em>, letta da Orson Welles: \u201cIo sono una forza del Passato.|Solo nella tradizione \u00e8 il mio amore. |Vengo dairuderi, dalle chiese,|dalle pale d\u2019altare, dai borghi|abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,|dove sono vissuti i fratelli.|Giro per la Tuscolana come un pazzo,|per l\u2019Appia come un cane senza padrone.|O guardo i crepuscoli, le mattine|su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,|come i primi atti della Dopostoria,|cui io assisto, per privilegio d\u2019anagrafe,|dall\u2019orlo estremo di qualche et\u00e0|sepolta. Mostruoso \u00e8 chi \u00e8 nato |dalle viscere di una donna morta.|E io, feto adulto, mi aggiro|pi\u00f9 moderno di ogni moderno|a cercare fratelli che non sono pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> Osip Mandel\u2019\u0161tam, marzo 1920, <em>Ottanta poesie<\/em>, p. 73. \u201cApi mellifere e vespe succhiano la pesante rosa [\u2026] |Le pesanti tenere rose si muovono in un lento gorgo;|pesantezza e tenerezza hanno avvinto le rose in un duplice serto!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> 12 giugno 1962, <em>Poesie mondane, <\/em>in <em>Poesia in forma di rosa<\/em>, p. 1100. (<em>Per la tua gioia accetta questo dono barbarico: |un\u2019arida, dimessa collana di api morte | che hanno trasformato il miele in sole. <\/em>Osip Mandel\u2019\u0161tam, novembre 1920, <em>Ottanta poesie<\/em>, p. 79<em>.<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> Iosif Brodskij, <em>Elegie romane, <\/em>IX, p. 177.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> Iosif Brodskij, <em>Elegie romane, <\/em>III, p. 171.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> 12 giugno 1962, <em>Poesie mondane, <\/em>in <em>Poesia in forma di rosa<\/em>, p. 1100. (\u201cPer la tua gioia accetta questo dono barbarico: |un\u2019arida, dimessa collana di api morte | che hanno trasformato il miele in sole.\u201dOsip Mandel\u2019\u0161tam, novembre 1920, <em>Ottanta poesie<\/em>, p. 79<em>.<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> 12 giugno 1962, <em>Poesie mondane, <\/em>in <em>Poesia in forma di rosa<\/em>, p. 1100.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a> <em>Poesia con letteratura, <\/em>p. 730.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[13]<\/a> <em>Poesia con letteratura<\/em>, p. 729.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[14]<\/a> <em>Roma 1950. Diario<\/em>, p. 710.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\">[15]<\/a> <em>La Ricotta, <\/em>in <em>Sceneggiature (e trascrizioni), <\/em>p. 345.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\">[16]<\/a> Roberto Longhi, <em>Officina Ferrarese<\/em>, p. 31.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref17\" id=\"_ftn17\">[17]<\/a> Roberto Longhi, <em>Officina Ferrarese,<\/em> p. 23.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref18\" id=\"_ftn18\">[18]<\/a> \u201cSe prendete dei papaveri, lasciati nella luce del sole d\u2019un pomeriggio melanconico, [\u2026] se li prendente e li pestate: ne viene fuori un succo che si secca subito, annacquatelo un po\u2019, su una tela bianca di bucato, <em>e dite a un bambino di passare un dito umido su quel liquido: al centro della ditata verr\u00e0 fuori un rosso pallido pallido, quasi rosa, <\/em>[\u2026]; ma agli orli delle ditata si raccoglier\u00e0 un <em>filo rosso violento e prezioso<\/em>, appena appena smarrito [\u2026]\u201d <em>La ricotta<\/em>, in <em>Sceneggiature (e trascrizioni)<\/em>, pp. 343-344.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref19\" id=\"_ftn19\">[19]<\/a> Pier Paolo Pasolini, <em>La Ricotta,<\/em> in<em> Sceneggiature (e trascrizioni),<\/em> p. 345.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn20\" href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> Pier Paolo Pasolini, <em>Poesia in forma di rosa<\/em>, in <em>Tutte le poesie, Tomo I<\/em>, p. 1129.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 nessuna parodia silenziosa nelle messe in scena sacre della pittura dell\u2019arte italiana del museo mentale di Pasolini. 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