{"id":29741,"date":"2022-04-22T00:01:58","date_gmt":"2022-04-21T22:01:58","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=29741"},"modified":"2024-06-06T22:25:54","modified_gmt":"2024-06-06T20:25:54","slug":"into-the-rewild-o-leuropa-ferale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/04\/22\/into-the-rewild-o-leuropa-ferale\/","title":{"rendered":"Into the rewild, o l&#8217;Europa ferale","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Make Our Planet Great Again<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non esistono <em>refugia<\/em> senza <em>rewilding,<\/em> senza passare attraverso il <em>rewilding,<\/em> alla lettera \u201cto make wild again\u201d o, con una goffa traduzione italiana priva dello stesso slancio, re-inselvatichimento. Se in Europa se ne parla da una decina d\u2019anni, l\u2019idea circola sin dal 1991 nell\u2019ambito dell\u2019ecologismo radicale e della biologia della conservazione, precisamente quando in Nord America nasce il Wildlands Project (ora Wildlands Network) assieme alla rivista \u201cWild Earth\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da alcuni mesi sono immerso negli accesi dibattiti sul <em>rewilding <\/em>e non ne sono ancora venuto a capo. Per semplificare, in linea generale consiste nella cessazione \u2013 se non nella cancellazione \u2013 di ogni attivit\u00e0 umana dalla fauna e dalla flora terrestri, lasciando che l\u2019ecosistema si ricostituisca ed evolva a suo ritmo, in assenza delle nostre sollecitazioni. Un <em>laissez-faire<\/em> in cui la natura, secondo l\u2019espressione corrente, riprende i suoi diritti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che si possa creare un immenso rifugio ferale nel cuore dell\u2019Europa? Mi sembra giusto porsi la domanda oggi, 22 aprile, in occasione della cinquantaduesima <a href=\"https:\/\/www.earthdayitalia.org\/CELEBRAZIONI\/Earth-Day-Giornata-Mondiale-della-Terra\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Giornata della Terra<\/a> e a pochi giorni dal secondo turno delle elezioni presidenziali francesi. Non solo le questioni ecologiche hanno occupato, nel dibattito diffuso dai media, meno di un risibile 3%, ma il programma del presidente uscente \u00e8 allarmante sotto ogni punto di vista: transizione energetica e biodiversit\u00e0, inquinamento industriale legato all\u2019agricoltura e ai trasporti, silenzio sull\u2019attuale sistema economico e sul modello sociale, promozione di nuovi reattori nucleari. A giugno 2017, due mesi dopo la sua elezione, criticando la volont\u00e0 del presidente americano Trump di far uscire gli Stati Uniti dall\u2019accordo di Parigi sul clima, Macron dichiarava \u201cMake Our Planet Great Again\u201d, invitando persino gli scienziati americani a lavorare in Francia. Dopo cinque anni \u00e8 uno slogan da marketing pubblicitario, come quello delle bottiglie con meno plastica, e negativo \u00e8 il bilancio ecologico del suo mandato e del suo partito. Al riguardo, in attesa dello scrutinio di domenica in cui, come si dice da queste parti, si sceglier\u00e0 tra la peste e il colera, non posso che rimandare alle analisi puntuali di <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.fr\/presidentielle-2022-emmanuel-macron\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Greenpeace<\/a> e di <a href=\"https:\/\/reseauactionclimat.org\/presidentielle-que-vaut-emmanuel-macron-pour-le-climat\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">R\u00e9seau Action Climat<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Davanti alla complessit\u00e0 del dibattito sul <em>rewilding<\/em>, mi limito qui all\u2019Europa e, in particolare, al progetto di tre naturalisti francesi: Gilbert Cochet, St\u00e9phane Durand e B\u00e9atrice Kremer-Cochet. Il loro pensiero \u00e8 restituito in due libri: <em>R\u00e9-ensauvageons la France. Plaidoyer pour une nature sauvage et libre<\/em> (2018) di Cochet e Durand \u2013 che hanno anche contribuito alla realizzazione del documentario <em>Les Saisons<\/em> (2015) di Jacques Perrin e Jacques Cluzaud\u2013, e il successivo<em> L\u2019Europe r\u00e9ensauvag\u00e9e. Vers un nouveau monde<\/em> (2020) di Cochet e Kremer-Cochet. Entrambi sono stati pubblicati nella collana <a href=\"https:\/\/www.actes-sud.fr\/recherche\/catalogue\/collection\/1899?keys=\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Mondes sauvages <\/a>di Actes Sud, che ospita tra i suoi titoli, finora una ventina, alcune pepite. Vista la continuit\u00e0 tematica (a cambiare \u00e8 solo la scala geografica) e l\u2019unit\u00e0 d\u2019intenti tratter\u00f2 i tre autori e i due saggi assieme. Cominciamo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/halle\u0301-1024x723.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29769 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"723\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/halle%CC%81.jpeg?resize=1024%2C723&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-29769\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/halle%CC%81.jpeg?resize=1024%2C723&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/halle%CC%81.jpeg?resize=300%2C212&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/halle%CC%81.jpeg?resize=768%2C542&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/halle%CC%81.jpeg?resize=480%2C339&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/halle%CC%81.jpeg?w=1536&amp;ssl=1 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L\u2019asse europeo<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa offrono queste pagine? Anzitutto un lavoro appassionato e minuzioso che analizza singolarmente diversi ecosistemi: montagne e promontori, fiumi selvaggi, il bacino mediterraneo, paludi, zone umide e steppa, coste e oceani, quelle foreste nemorali gi\u00e0 descritte da Giulio Cesare nei suoi commentari. Un lavoro scientifico, inoltre, che fornisce numeri e previsioni per il futuro; disegna mappe sulla densit\u00e0 dei camosci e degli stambecchi nelle Alpi; compila liste di animali in pericolo, in via d\u2019estinzione, estinti oppure tornati spontaneamente alla riconquista di un territorio, a partire dal lupo nel 1992. A seguito della sua strage, nel 1830 si contavano in Francia trenta milioni di abitanti e lo stesso numero di pecore. Perlomeno fino al 2019 quando, per la prima volta dopo oltre 150 anni, il lupo si riproduce in ogni stato dell\u2019Europa continentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste pagine forniscono altres\u00ec stime di riproduzione di alcune specie; la presenza o assenza di colonie animali nei paesi europei; la loro densit\u00e0 storicamente comparata, per dimostrarne lo spopolamento o la ricomparsa; grafici sulla strage degli orsi e il loro ritiro in montagna; tabelle degli ultimi esemplari di lince abbattuti o della superficie forestale stato per stato; gradienti di naturalit\u00e0 delle foreste, che diminuisce procedendo dall\u2019Europa orientale a quella occidentale e cos\u00ec via. Gli autori, fedeli alla ragione cartografica, ambiscono a costituire un Atlante delle specie viventi, animali e vegetali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questa la sostanza di un\u2019indagine scientifica fondata su una raccolta di dati estesa nel tempo. Non senza alcune incongruenze, come la sensazione che gli animali vivano in o appartengano a stati-nazione specifici. Infatti la geografia fisica dell\u2019Europa \u2013 Alpi, Carpazi, Pirenei, Caucaso, Balcani \u2013 \u00e8 alternata e a volte sovrapposta alla geografia politica, come nel caso del bacino del Danubio o della steppa pontica, dove confini naturali e politici si confondono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L\u2019Europe r\u00e9ensauvag\u00e9e<\/em> insiste sulle caratteristiche geomorfologiche del continente europeo a partire dalla tripla orogenesi (alpina, caledoniana, ercinica); dai tre vulcanismi: da subduzione, di punto caldo, da dorsale medio-atlantica, ovvero i tre fenomeni vulcanici conosciuti sul nostro pianeta; dalle tre penisole: iberica, italica, balcanica \u2013 una caratteristica che sposta il limite meridionale dell\u2019Europa al 36esimo parallelo; dai tre rifugi peninsulari dove, rispetto all\u2019Europa continentale, che d\u2019inverno offriva solo tundra o steppa per mammut, la vita continuava a proliferare. E questo per 80.000 anni \u2013 \u201cL\u2019isolamento geografico \u00e8 la fonte della speciazione\u201d<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Un isolamento evolutivo e prolungato come fonte di diversificazione, che ha permesso la presenza di specie endemiche in ogni penisola, come il lupo (<em>Canis lupus<\/em>), anch\u2019esso distinto in tre sotto-specie: <em>signatus<\/em> (Spagna), <em>italicus <\/em>(Italia) e<em> lupus <\/em>(Balcani).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le catene montuose marcano i confini naturali dell\u2019Europa; mai lontana dal mare o dall\u2019oceano grazie alle sue dimensioni contenute, beneficia di precipitazioni frequenti. Cos\u00ec agli occhi dei tre naturalisti l\u2019Europa appare, in tutto e per tutto, come una terra benedetta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rischio incorso \u00e8 palese: lo slittamento, storicamente disastroso, dalla <em>natura<\/em> in quanto presenza di risorse naturali al <em>naturale<\/em> come sinonimo di ordinario, di consueto ma anche di legittimo. I tre autori non sembrano essere pienamente coscienti di muoversi su questo scivolosissimo crinale, attenti come sono a re-inselvatichire la loro nazione o il continente europeo. Tuttavia non si limitano a un esame fisico-naturale ma integrano in modo inestricabile anche la dimensione culturale: l\u2019Europa \u00e8 terra di naturalisti (Aristotele, Plinio, Conrad Gessner, Linneo, Lamarck\u2026), sebbene l\u2019idea della conservazione si sia affermata tardi. Perch\u00e9 l\u2019Europa \u00e8 anche il continente che ha risentito per primo dell\u2019attivit\u00e0 antropica, a partire dalla nascita dell\u2019allevamento 9000 anni fa o dalla caccia sistematica degli ungulati, dei predatori, dei grandi piscivori o degli aironi considerati nocivi. \u201cUn trio infernale, temibile e implacabile, composto dalla capra, la pecora e la mucca, parte all\u2019attacco dell\u2019Occidente\u201d<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. Nell\u2019arco di 4000 anni la specie umana e gli animali domestici sostituiscono gran parte delle foreste vergini europee con dei pascoli, parallelamente allo sfruttamento delle risorse naturali viventi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello di Cochet, Durand e Kremer-Cochet \u00e8 un atto d\u2019amore verso la natura e, parallelamente, verso il loro Paese o stato-nazione: la Francia, affermano, ospita la pi\u00f9 ampia biodiversit\u00e0 d\u2019Europa, eppure \u00e8 stata \u201cimpoverita, uniformizzata, standardizzata\u201d<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>, ridotta a poco altro che uno stock di risorse da gestire. Un saccheggio avvenuto tra l\u2019inizio del XIX secolo e gli anni 1970, perlomeno fino al 1976 quando, il 25 giugno, l\u2019Assemblea nazionale vota all\u2019unanimit\u00e0 (tranne un voto) la legge sulla Protezione della natura. \u201cDurante gli anni sessanta, \u00e8 al museo che si veniva a conoscenza della natura francese: guardando gli animali impagliati allineati sulle mensole e sistemati negli armadi\u201d<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ciononostante, le lobby hanno ridotto la portata di questa legge (le federazioni di caccia, particolarmente influenti in territorio francese, possono farsi passare come \u201cassociazioni di protezione della natura\u201d) e, a livello giuridico, l\u2019interesse umano primeggia sempre su quello naturale. \u00c8 una legislazione confusa, sorprendente per un Paese cos\u00ec altamente burocratizzato come la Francia: \u201cLo stesso territorio pu\u00f2 essere assieme una riserva naturale, una foresta demaniale e una riserva biologica integrale. Queste tre regolamentazioni offrono protezioni diverse ma spesso prevale lo statuto meno protettore. Il principio della riserva naturale \u00e8 a geometria variabile\u201d<a id=\"_ftnref5\" href=\"#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>. Malgrado tutto, parte della natura selvaggia \u00e8 oggi protetta. Sembra paradossale ma a rischio di estinzione \u00e8 la natura ordinaria: non la balena, la lince o l\u2019aquila ma i passeri, le rondini, le farfalle e le api.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, niente \u00e8 perduto secondo i tre naturalisti. Ad esempio il 26 agosto 2005 degli escursionisti s\u2019imbattono in tre bisonti d\u2019Europa sui monti della Jizera in Repubblica ceca. Una specie assente in quel territorio sin dal XIX secolo e scomparsa dall\u2019Europa nel 1927.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla scia dell\u2019associazione americana Y2Y, che include una zona selvaggia che va da Yellowstone (USA) a Yukon (Canada), Cochet, Durand e Kremer-Cochet difendono la creazione di un asse europeo ovest-est, e non pi\u00f9 sud-nord, denominato C2C, corrispondente alla Cordigliera Cantabrica, ai Carpazi e al Caucaso. Ecco il loro rifugio ferale: 4000 chilometri che passano per i Pirenei, il Massiccio Centrale, le Alpi, le Alpi Dinariche (nella penisola balcanica), i Carpazi, i Balcani, i Monti Rodopi (tra Bulgaria e Grecia), i Monti del Ponto (in Turchia e Georgia), il Caucaso, seguendo in sostanza le placche tettoniche. Ripristinare questa fascia selvaggia senza soluzione di continuit\u00e0 permetterebbe la libera circolazione delle specie e dei corridoi che legano i santuari (parchi nazionali e riserve) al fine di ristabilire un equilibrio tra i bisogni della natura selvaggia e quelli degli umani. Ma chi determiner\u00e0 questi ultimi? Chiudendo i due libri e riprendendo i miei appunti, tante sono le domande che restano aperte.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/A2-8-copier-min-1446x2048-1-723x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29771 lazyload\" width=\"628\" height=\"889\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/A2-8-copier-min-1446x2048-1.jpeg?resize=628%2C889&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-29771\" width=\"628\" height=\"889\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/A2-8-copier-min-1446x2048-1.jpeg?resize=723%2C1024&amp;ssl=1 723w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/A2-8-copier-min-1446x2048-1.jpeg?resize=212%2C300&amp;ssl=1 212w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/A2-8-copier-min-1446x2048-1.jpeg?resize=768%2C1088&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/A2-8-copier-min-1446x2048-1.jpeg?resize=1085%2C1536&amp;ssl=1 1085w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/A2-8-copier-min-1446x2048-1.jpeg?resize=480%2C680&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/A2-8-copier-min-1446x2048-1.jpeg?w=1446&amp;ssl=1 1446w\" sizes=\"auto, (max-width: 628px) 100vw, 628px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Uscire di scena<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In concreto, quali sono gli obiettivi del <em>rewilding<\/em> franco-europeo proposto da Cochet, Durand e Kremer-Cochet? Riprendendo un breviario in appendice a <em>R\u00e9-ensauvageons la France<\/em>, sintetizzo per punti:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1) aumentare le superfici protette in Francia dall\u2019attuale 1% (0,74% distribuiti in 7 parchi nazionali che coprono 407.000 ettari) fino al 10%, \u201ccome in Italia\u201d, malgrado la densit\u00e0 sia il doppio di quella francese (in realt\u00e0 199 abitanti per chilometro quadrato in Italia contro 119 in Francia). Riflessioni maturate sin dal 1991 quando i due Cochet frequentano il biologo Franco Tassi, all\u2019epoca direttore del parco nazionale degli Abruzzi;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2) vietare l\u2019agricoltura intensiva, assieme alla caccia e alla pesca, al taglio del legno e al pascolo in queste zone protette;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3) reintrodurre le specie mancanti, dando priorit\u00e0 ai cosiddetti \u201cingegneri dell\u2019ambiente\u201d come grandi predatori e castori che sono passati da poche centinaia all\u2019inizio del XX secolo a oltre 16.000 oggi; o il cervo, di cui sono elogiati i benefici del suo ritorno, capace di trasformare un biotopo arido in oasi: \u201cPicchio nero, castori e cervi sono dei veri e propri architetti della natura selvaggia\u201d<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4) abbandonare la nozione di \u201cspecie dannose\u201d e rivedere quella di selvaggina, un termine che in italiano, rispetto ad altre lingue, mantiene un legame col selvaggio;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5) attribuire uno statuto giuridico di essere sensibile all\u2019animale selvaggio e libero:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">6) modificare, in finale, la nostra mentalit\u00e0 che considera una terra selvaggia come uno spreco in quanto potenziale terra agricola, rivalutando al contrario la densit\u00e0 naturale propria al selvaggio riconquistato o al ferale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A dar retta a Cochet, Durand e Kremer-Cochet, di questo passo entro il 2030 in Europa ci saranno trenta milioni di ettari dedicati alla vita selvaggia \u2013 trenta volte il parco nazionale di Yellowstone. In un futuro non lontano vivremo in un mondo dell\u2019abbondanza, questo ci viene promesso in uno slancio d\u2019ottimismo raro nell\u2019attuale discorso ecologico, pi\u00f9 incline a legare l\u2019Antropocene a scenari apocalittici se non direttamente alla sesta estinzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, mi chiedo, come ottenere questi obiettivi di cui non sfuggir\u00e0 l\u2019altissima ambizione, cosa fare concretamente per ottenerli? La risposta spiazzer\u00e0 molti di noi a digiuno di<em> rewilding<\/em>: assolutamente nulla! Astenersi dall\u2019azione, un po\u2019 come (in teoria, aggiungo vista l\u2019attualit\u00e0) ci si astiene dalla violenza e dalla guerra per creare la pace. Una semplice mossa negativa, un sottrarsi e non un agire dell\u2019umano predatore, un\u2019uscita di scena ed \u00e8 tutto. Il <em>rewilding<\/em> \u00e8 in sostanza un <em>d\u00e9faire <\/em>volto a ricreare le condizioni minime affinch\u00e9 sia la natura stessa a produrre la sua resilienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stando cos\u00ec le cose, la vera difficolt\u00e0 \u00e8 un\u2019altra: come creare consenso attorno alla causa del <em>rewilding<\/em>? Trovare alleati non va da s\u00e9, se pensiamo che persino \u201cgli agricoltori bio non sono necessariamente grandi protettori della fauna selvaggia e incitano la soppressione dei lupi come gli altri. Il mondo agricolo \u00e8 ancora molto anti-natura\u201d<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>. Un contadino non \u00e8 un naturalista; ma allora chi lo sar\u00e0 nell\u2019ottica dei tre autori? Qualcuno che si accontenta di osservare la natura? All\u2019<em>homo praedator <\/em>succede un <em>homo contemplativus<\/em><a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> che, non alterando in alcun modo queste zone, le attraversa in punta di piedi solo per ammirarne la fauna e la flora rigogliose, per esercitare i suoi sensi con un uso moderato del tatto, s\u2019intende.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa \u00e8 lecito fare <em>in <\/em>e <em>di<\/em> queste zone? Quella che gli autori chiamano un\u2019\u201ceconomia della contemplazione\u201d<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>, simile al <em>whale-watching <\/em>a H\u00fasav\u00edk nel Nord dell\u2019Islanda. Il riferimento all\u2019economia non \u00e8 scelto a caso perch\u00e9, a loro avviso, l\u2019unico argomento a favore del <em>rewilding<\/em> che pu\u00f2 trovare una sponda politica \u00e8 quello schiettamente economico. Il ritorno della natura selvaggia in Francia? un volano economico; la biodiversit\u00e0? un valore e un\u2019attrattiva eco-turistica; la feralit\u00e0? un\u2019abbondanza di beni naturali non delocalizzabili. Un\u2019argomentare scivolosissimo, che apre scenari futuribili recentemente indagati dall\u2019economista H\u00e9l\u00e8ne Tordjman in un libro informato e disturbante quale<em> La croissance verte contre la nature. Critique de l\u2019\u00e9cologie marchande <\/em>(La D\u00e9couverte 2021).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che Cochet, Durand e Kremer-Cochet propongano al lettore una natura immutabile, sempre uguale a se stessa, immobile come un essere inanimato o come un bene del patrimonio artistico da conservare tale e quale? Lo penso davanti a tanti passi. Ma penso anche il contrario davanti alle pagine consacrate ai fiumi, gran perturbatori che rimodellano il loro letto, gli argini ma anche le foreste alluvionali. Le loro esondazioni sono morfo-genetiche in quanto creano nuovi paesaggi, come le foreste ripariali, ovvero quelle zone di transizione tra la terra e il fiume. Bisogna ristabilire il rapporto tra fiumi e foreste, lasciare che il fiume esca dal suo letto, esondi, rompa gli argini, si espanda lateralmente, vada all\u2019incontro della zona ripariale. Dobbiamo smetterla d\u2019indirizzare i fiumi, di deviarli, di canalizzarli a scapito della dinamica fluviale \u2013 viva le inondazioni!, questo ci dicono. Che sul piano culturale si traduce con un invito all\u2019ibridazione contro ogni ripiego identitario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec questi tre miti ricercatori, con i volti da marcia per la pace Perugia-Assisi, insistono a diverse riprese sulla demolizione delle dighe, in quanto impediscono al mare di nutrire la terra e hanno un impatto sui pesci migratori. Solo in Francia si contano 70-80.000 argini e dighe, di cui 550 oltre i 15 metri di altezza; molte sono inutili come quella, rimossa, di Maisons-Rouges a Chinon, che ha permesso di smuovere oltre un milione di metri cubi di sedimenti bloccati dietro l\u2019ostacolo. In Europa, dove si contano 6700 grandi dighe, l\u2019unico fiume che scorre liberamente dalla fonte negli Urali alla foce nel mare di Barents \u00e8 il Pe\u010dora, lungo i suoi 1809 chilometri. E nel mondo ci sono solo 21 corsi d\u2019acqua pi\u00f9 lunghi di 1000 km nella stessa situazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, \u00e8 evidente come il <em>rewilding<\/em> richieda qualche sforzo in pi\u00f9 rispetto a una semplice uscita di scena dell\u2019elemento disturbante che \u00e8 l\u2019umano.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/dessin-planche-francis-halle-botaniste-2.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29774 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"714\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/dessin-planche-francis-halle-botaniste-2.jpeg?resize=1000%2C714&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-29774\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/dessin-planche-francis-halle-botaniste-2.jpeg?w=1000&amp;ssl=1 1000w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/dessin-planche-francis-halle-botaniste-2.jpeg?resize=300%2C214&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/dessin-planche-francis-halle-botaniste-2.jpeg?resize=768%2C548&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/dessin-planche-francis-halle-botaniste-2.jpeg?resize=480%2C343&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Un\u2019alleanza col selvaggio<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cDiversit\u00e0, abbondanza e prossimit\u00e0 sono i tre pilastri di un rapporto inedito alla natura\u201d<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>: ecco i termini di una nuova alleanza col selvaggio. Che questa diplomazia inter-specie e interna al mondo del vivente inteso nel senso pi\u00f9 ampio possibile si tenga nella formula \u201cmeno uomo pi\u00f9 natura\u201d? Perch\u00e9 la visione dei tre autori oscilla, in modo senza dubbio schematico, tra questi due poli: sfruttamento da una parte, contemplazione dall\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 il <em>rewilding<\/em> cos\u00ec formulato non va da s\u00e9. Anzitutto presuppone una fede nella capacit\u00e0 rigeneratrice della natura, nella sua resilienza, \u201canche se il tempo necessario a questa ricostruzione oltrepassa il tempo delle nostre vite\u201d<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>. Ma soprattutto risulta difficile ridimensionare il ruolo dell\u2019uomo, e la sua assenza \u00e8 solo apparente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come leggiamo a proposito della nidificazione di quattro specie di avvoltoi nella regione Rh\u00f4ne-Alpes, \u201cci \u00e8 voluta la perseveranza di uomini e donne entusiasti per un risultato simile\u201d<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>. Per non citare i numerosi programmi di reintroduzione di alcuni animali o di estirpazione delle essenze floreali o delle miscele esotiche come le conifere. O i terreni paludosi interni, drenati, disidratati e urbanizzati: nelle regioni argillose e umide gli uomini hanno realizzato stagni e laghetti per la itticoltura, creando paesaggi che, malgrado la loro artificialit\u00e0, garantiscono una biodiversit\u00e0 acquatica difficile da trovare altrove. Cochet e Durand riconoscono che, in questo caso, la co-presenza di natura e cultura \u00e8 produttiva; in generale, la loro Europa selvaggia necessita di una gestione antropica attiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senza considerare, per inciso, che una divisione radicale tra ci\u00f2 che \u00e8 natura e ci\u00f2 che \u00e8 umano sorvola su un fatto storico: che la sensibilit\u00e0 per la protezione delle specie in pericolo d\u2019estinzione o per la conservazione della flora \u00e8 intimamente legata all\u2019ambiente urbano. Qui queste idee hanno circolato, preso corpo e federato persone disparate: \u201cAl cuore delle citt\u00e0 sovrappopolate e inquinate, il desiderio di spazio, aria e acqua puri \u00e8 diventato un leitmotiv\u201d<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che il programma di reintroduzione di una specie sia artificiale? O si tratta di un atto riparatorio al vero atto artificiale che consiste nella scomparsa o nello sterminio di una specie? Che il <em>rewilding<\/em> si risolva in un rimedio agli errori del passato?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema \u00e8 che Cochet, Durand e Kremer-Cochet vanno molto oltre, se penso a un passaggio che mi ha subito allertato dove prospettano una Francia e un\u2019Europa di <em>nicchie ecologiche<\/em>, quella offerta ad esempio dalle isole del Mediterraneo,<em> hot spots<\/em> della biodiversit\u00e0. Ora, in preda all\u2019entusiasmo, si lasciano prendere la mano fino a invertire il senso della nicchia ecologica: proteggere tutta la superficie della Terra circoscrivendo dei piccoli anfratti in cui sarebbe concessa e strettamente monitorata la caccia, o piccoli francobolli (l\u2019immagine \u00e8 loro) di litorale per la pesca e la caccia sotto-marina. Il globo terrestre diventa una nicchia ecologica, un mondo naturale con piccole zone di \u201cpredazione umana\u201d<a id=\"_ftnref14\" href=\"#_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>. \u201cVivremmo finalmente in un mondo conservato, con alcune concessioni per le attivit\u00e0 di prelievo. Questo sarebbe lo stadio finale del <em>rewilding\u201d<\/em><a id=\"_ftnref15\" href=\"#_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a><em>.<\/em> La prova pi\u00f9 alta di civilt\u00e0 umana? \u201cRestituire e lasciare lo spazio di cui hanno bisogno altre forme di vita per prosperare\u201d<a id=\"_ftnref16\" href=\"#_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>. I <em>refugia <\/em>ferali prenderebbero a tal punto il sopravvento da ribaltare la situazione: sar\u00e0 l\u2019umano a vivere in nicchie circoscritte, piccole gabbie da cui ammirare la natura selvaggia che prolifera indisturbata\u2026<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/dessin_planche_1_-l.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29776 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"717\" height=\"717\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/dessin_planche_1_-l.jpeg?resize=717%2C717&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-29776\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/dessin_planche_1_-l.jpeg?w=717&amp;ssl=1 717w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/dessin_planche_1_-l.jpeg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/dessin_planche_1_-l.jpeg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/dessin_planche_1_-l.jpeg?resize=480%2C480&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 717px) 100vw, 717px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Per una libera evoluzione del vivente<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec impostato, questo progetto eco-modernista di re-inselvatichimento non poteva che sollevare critiche, come quella eco-femminista di Benedikte Zitouni<a id=\"_ftnref17\" href=\"#_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>. Cosa manca a tale <em>rewilding<\/em>? Manca la complessit\u00e0 socio-politica propria ai singoli territori che tratta, se non la realpolitik davanti a un\u2019Europa divisa che \u00e8 immaginata piegarsi, all\u2019unanimit\u00e0, a un diktat ecologista che vuole trasformare il continente in una riserva semi-deserta. Manca altres\u00ec la presa in considerazione della complessit\u00e0 propria agli ecosistemi affrancati dall\u2019impronta umana. Manca di finezza o \u00e8 \u201cpovero di immaginazione diplomatica\u201d, precisa Zitouni, in quanto semplifica la co-abitazione inter-specifica, che resta una delle sfide pi\u00f9 alte che abbiamo davanti. Manca inoltre di respiro internazionale, con la sua bibliografia striminzita che avrebbe permesso di misurare le tesi dei tre naturalisti col dibattito internazionale (l\u2019autore pi\u00f9 citato resta il naturalista svizzero Robert Hainard scomparso pi\u00f9 di vent\u2019anni fa). Un disinteresse non innocente, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unico modo per estendere legittimamente tale pensiero utopico su scala europea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Manca, ancora, di consapevolezza post- o de-coloniale quando fa dell\u2019Europa un territorio eletto dal punto di vista climatico o biotico. Il risultato: \u201cTrasformano l\u2019attaccamento nato dalla loro pratica di naturalisti, cio\u00e8 di escursionisti e osservatori del mondo selvaggio \u2013 con cui intendono le montagne, le foreste, le riserve e i parchi naturali francesi e poi europei \u2013 nell\u2019ideale di un\u2019alleanza inter-specifica finalmente ritrovata. Cos\u00ec facendo, tracciano un orizzonte fatto di <em>clich\u00e9s<\/em> sublimi e spettacolari\u201d, dove l\u2019umano si ritrova immerso nella fauna selvaggia di un et\u00e0 dell\u2019oro, di una <em>wilderness<\/em> di stampo americano. Non solo: in questo modo generalizzano l\u2019esperienza contemplativa, eleggendola a condizione universale: \u201cil nuovo soggetto storico, a dir poco originale, \u00e8 modellato sull\u2019escursionista dei grandi sentieri che tutti noi siamo chiamati a diventare al fine di riconnetterci con la natura, ovvero contemplare il maestoso teatro della vita selvaggia che si ripopola gradualmente di grandi mammiferi e specie chiave come il lupo, il castoro o lo stambecco\u201d. Si consuma cos\u00ec uno slittamento \u201cdall\u2019etica della relazione e dell\u2019attrito all\u2019etica della delimitazione e della protezione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Manca, di conseguenza, qualsiasi attenzione alle situazioni autoctone coinvolte nelle zone da re-inselvatichire: non c\u2019\u00e8 spazio per le richieste provenienti dagli abitanti delle regioni toccate da questo progetto ambizioso. Secondo i tre naturalisti, questi abitanti, anzich\u00e9 preoccuparsi biecamente della loro sussistenza, dovrebbero conformarsi a quanto deciso altrove in materia di <em>rewilding<\/em>, adattando di conseguenza il loro vivere quotidiano \u2013 \u00e8 la questione spinosa del colonialismo verde. Manca infine una messa in causa del progressismo delle scienze naturali, nella cui linea gli autori s\u2019inscrivono, cos\u00ec che il risultato finale \u00e8 un libro (l\u2019autrice si riferisce a quello sull\u2019Europa) \u201cmissionario e scientista, come lo sono spesso gli scritti degli ecologisti che si mettono a sognare un nuovo mondo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In parte condivisibili, queste critiche, mosse a volte dalla volont\u00e0 di fare piazza pulita, sono un modo, per restare in campo agricolo, di darsi la zappa sui piedi. Alla ricerca di una via d\u2019uscita provvisoria che tenga conto del <em>rewilding<\/em> senza nascondere le difficolt\u00e0, leggo l\u2019introduzione a uno dei due saggi dei tre naturalisti firmata da Baptiste Morizot. Anzich\u00e9 opporre il selvaggio, secondo la classica visione dualista, alla cultura o al domestico, viene identificato col vivente. Il vantaggio? \u201cDifendere il vivente non vuol pi\u00f9 dire proteggere la natura: \u00e8 inclusivo, perch\u00e9 anche noi siamo dei viventi\u201d<a id=\"_ftnref18\" href=\"#_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>. Il <em>rewilding<\/em> comporterebbe quindi, in primo luogo, \u201cdifendere il diritto per alcuni <em>milieux <\/em>di essere in libera evoluzione. La libera evoluzione consiste nel lasciare ricostituirsi delle dinamiche ecologiche autonome\u201d<a id=\"_ftnref19\" href=\"#_ftn19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>. Un ottimo spunto per ripensare il legame tra il<em> rewilding<\/em> e i<em> refugia<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>I disegni che illustrano questo articolo sono del botanico, biologo e dendrologo francese Francis Hall\u00e9, che ha lanciato un progetto di ricostituzione di una foresta primaria in Europa di circa 70.000 ettari:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.foretprimaire-francishalle.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">https:\/\/www.foretprimaire-francishalle.org<\/a>\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-default\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Gilbert Cochet, B\u00e9atrice Kremer-Cochet,<em> L\u2019Europe r\u00e9ensauvag\u00e9e. Vers un nouveau monde<\/em>, Actes Sud, Arles 2020, p. 42.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> G. Cochet, B. Kremer-Cochet,<em> L\u2019Europe r\u00e9ensauvag\u00e9e<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 33.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Gilbert Cochet, St\u00e9phane Durand, <em>R\u00e9-ensauvageons la France. Plaidoyer pour une nature sauvage et libre<\/em>, Actes Sud, Arles 2018, p. 29.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> G. Cochet, S. Durand, <em>R\u00e9-ensauvageons la France<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 33.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> G. Cochet, S. Durand, <em>R\u00e9-ensauvageons la France<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 50.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> G. Cochet, S. Durand, <em>R\u00e9-ensauvageons la France<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 45.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> G. Cochet, S. Durand, <em>R\u00e9-ensauvageons la France<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 47.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> Cfr. Jonathan Prior, Emily Brady, <em>Environmental Aesthetics and Rewilding<\/em>, in \u201cEnvironmental Values\u201d, 26, 2017, pp. 31-51.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> G. Cochet, B. Kremer-Cochet,<em> L\u2019Europe r\u00e9ensauvag\u00e9e<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 308.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> G. Cochet, S. Durand, <em>R\u00e9-ensauvageons la France<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 18.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> G. Cochet, S. Durand, <em>R\u00e9-ensauvageons la France<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 14.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a> G. Cochet, S. Durand, <em>R\u00e9-ensauvageons la France<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 15<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a> G. Cochet, S. Durand, <em>R\u00e9-ensauvageons la France<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 37.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> G. Cochet, B. Kremer-Cochet,<em> L\u2019Europe r\u00e9ensauvag\u00e9e<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 296.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a> G. Cochet, B. Kremer-Cochet,<em> L\u2019Europe r\u00e9ensauvag\u00e9e<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 296.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a> G. Cochet, B. Kremer-Cochet,<em> L\u2019Europe r\u00e9ensauvag\u00e9e<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 297.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn17\" href=\"#_ftnref17\"><sup>[17]<\/sup><\/a> Benedikte Zitouni, <em><a href=\"https:\/\/lundi.am\/Le-reve-d-une-Europe-reensauvagee\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Le r\u00eave d\u2019une Europe r\u00e9ensauvag\u00e9e. Un point de vue \u00e9cof\u00e9ministe<\/a><\/em>, in \u201cLundi matin\u201d, 261, 3 novembre 2020. Cfr. anche Maxime Lerolle, <em><a href=\"https:\/\/reporterre.net\/La-tentation-d-un-reensauvagement-autoritaire\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La tentation d\u2019un r\u00e9ensauvagement autoritaire<\/a><\/em>, in \u201cReporterre. Le quotidien de l\u2019\u00e9cologie\u201d, 20 febbraio 2021.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref18\" id=\"_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a> B. Morizot in G. Cochet, B. Kremer-Cochet,<em> L\u2019Europe r\u00e9ensauvag\u00e9e<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 22.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref19\" id=\"_ftn19\"><sup>[19]<\/sup><\/a> B. Morizot in G. Cochet, B. Kremer-Cochet,<em> L\u2019Europe r\u00e9ensauvag\u00e9e<\/em>,<em> op. cit.<\/em>, p. 23.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Da alcuni mesi sono immerso negli accesi dibattiti sul &#8216;rewilding&#8217; e non ne sono ancora venuto a capo. Per semplificare, in linea generale questo consiste nella cessazione \u2013 se non nella cancellazione \u2013 di ogni attivit\u00e0 umana dalla fauna e dalla flora terrestri, lasciando che l\u2019ecosistema si ricostituisca ed evolva a suo ritmo, in assenza delle nostre sollecitazioni. Un &#8216;laissez-faire&#8217; in cui la natura, secondo l\u2019espressione corrente, riprende i suoi diritti. 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