{"id":28909,"date":"2022-03-27T00:01:34","date_gmt":"2022-03-26T23:01:34","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=28909"},"modified":"2024-06-06T22:28:13","modified_gmt":"2024-06-06T20:28:13","slug":"finalmente-limpossibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/03\/27\/finalmente-limpossibile\/","title":{"rendered":"Finalmente l\u2019impossibile","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Nella notte dal 1\u00b0 al 2 aprile \u2013 dalle 1.20 alle 6.30 \u2013 <em>Fuori orario <\/em>di Rai Tre manda in onda le riprese fatte lo scorso 21 marzo alla serata <a href=\"https:\/\/www.eventbrite.it\/e\/biglietti-carmelo-bene-2002-2022-il-congedo-impossibile-297922031817\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Il congedo impossibile<\/em><\/a> (a cura di Luisa Viglietti, Stefania De Santis e dell\u2019Associazione L\u2019orecchio mancante), in ricordo di Carmelo Bene a vent\u2019anni dalla morte. Con la conduzione di Graziano Graziani si sono esibiti, tra gli altri, Tommaso Ragno (dall\u2019<em>Ulisse<\/em> di Joyce, con introduzione di Enrico Terrinoni), Marco Foschi (dall\u2019<em>Uomo che ride<\/em> di Victor Hugo), Federica Fracassi (da <em>Mille piani<\/em> di Deleuze e Guattari), Filippo Timi (dalle <em>Memorie di un malato di nervi<\/em> di Daniel Paul Schreber) e Iaia Forte (dalla <em>Serata a Colono<\/em> di Elsa Morante), con le musiche di Gaetano Giani Luporini. Seguiranno due capitoli storici della collaborazione di Bene con la Rai, <em>Quattro modi diversi di morire in versi <\/em>(1974, ma andato in onda tre anni dopo, da Majakovskij, Esenin, Blok e Pasternak) e <em>Otello o la deficienza della donna<\/em> (1979, seguito dai \u201ctagli\u201d andati in onda per la prima volta nel 2002 alla morte di Bene). Pubblichiamo qui l\u2019originale contributo di Giulia Morelli, sulla storia d\u2019amore appassionata (e in parte sconosciuta) del <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/03\/16\/il-fenomeno\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Fenomeno<\/a> con la \u00abBella Prostituta Viva\u00bb: la tivv\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">A.C.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Marzo 1982. Un giornalista di mezza et\u00e0 si aggira tra il pubblico che affolla il Palazzo dello Sport di Milano, raccoglie un po\u2019 di vox populi, chiede agli avventori come mai, quella sera, sono l\u00ec, ad assistere a un misterioso recital del cui contenuto, stando ai manifesti che tappezzano la citt\u00e0, nulla \u00e8 dato sapere e solo l\u2019interprete \u00e8 noto. Una giovane donna con una zazzera bionda risponde che non le importa molto del programma della serata, \u00e8 l\u00ec per vedere lui. Un\u2019altra donna sulla trentina, dalla chioma corvina e ricciuta, dichiara che il biglietto le \u00e8 costato 5000 lire e ammette che qualcosa \u00e8 trapelato: probabilmente verranno lette liriche di un poeta contemporaneo, quali non si sa, ma non \u00e8 importante. Una ragazza forse non ancora ventenne, coi capelli cortissimi e gli occhi chiari, dice di amare la poesia e di essere l\u00ec per quello \u2013 e naturalmente per lui. Soprattutto per lui. Il suo accompagnatore, un ragazzetto probabilmente non a proprio agio nei domini di Mnemosine, interrogato dal cronista, capitola: non conosce la poesia, forse gli piacciono un po\u2019 i Futuristi ma di pi\u00f9 non sa, ha solo scortato lei, che vuole vedere lui: Carmelo Bene. Davanti a quella folla oceanica il geniaccio di Campi Salentina recita, anzi dice, lacanianamente, i <em>Canti Orfici<\/em> di Dino Campana, \u00abil pi\u00f9 grande poeta del Novecento italiano\u00bb, alla cui raccolta lo lega una consuetudine e una frequenza di rilettura notevolissima, accompagnato alla chitarra classica da Flavio Cucchi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Rai registra il recital che va in onda tre anni dopo, nel 1985, con il titolo <em>La poesia dimenticata<\/em>: in testa al programma, un\u2019introduzione che raccoglie le testimonianze di cui sopra e una veloce intervista a Bene, che non ha dubbi sulla capacit\u00e0 della poesia di raccogliere moltitudini, anche \u00aba sorpresa\u00bb, poich\u00e9 essa di sorpresa vive, e questa \u00e8 ormai un\u2019evidenza, corroborata dalle oltre diecimila presenze al recital bolognese con Eduardo De Filippo di pochi mesi prima, e, ammettendo controvoglia d\u2019essere un fenomeno, chiude lapidario: \u00abAedi si nasce\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019evento documentato dalla tv pubblica, replicato dopo quarant\u2019anni lo scorso 16 marzo all\u2019interno delle venti ore di programmazione della <a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/guidatv?channel=rai-5&amp;date=16-03-2022\"><em>Beneide<\/em>,<em> <\/em><\/a><a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/guidatv?channel=rai-5&amp;date=16-03-2022\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">trasmessa su Rai5 e curata da Felice Cappa<\/a>, dedicata al teatro, alla poesia e al teatro musicale di Bene da Rai Cultura nel ventennale della morte, \u00e8 paradigmatico della relazione tra l\u2019opera di Carmelo e il mezzo televisivo. Le migliaia di spettatori accalcati in uno stadio o in un palasport per ascoltare poesia ignota ma soprattutto per vedere Carmelo Bene \u2013 il divo, la rockstar \u2013 sono senza dubbio, in larga parte, anche il frutto di un\u2019esposizione televisiva oculata e costante nel tempo, per quanto sempre dirompente, nonostante l\u2019intenzione dichiarata dall\u2019artefice massimo dell\u2019assenza fosse quella, programmatica nella sua cinematografia (se di cinematografia in senso stretto si pu\u00f2 definire \u2013 come s\u2019\u00e8 visto nella proposta di <em>Fuori Orario<\/em> del 19 marzo), di \u00abfrantumare e maltrattare il visivo\u00bb. Non per nulla, \u00e8 Bene in persona a confessare di prediligere la televisione, \u00abuna bella prostituta viva\u00bb, al cinema, ormai morto e putrefatto nel suo sistema di convenzioni indigeribili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La maratona teatral-poetica beniana e l\u2019antologia di <a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/programmi\/carmelobenetalkshow\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">antologia di apparizioni di Bene nei talk show storici della Rai<\/a> (dal<em> Processo del luned\u00ec<\/em> di Biscardi a <em>Mixer<\/em>, da <em>Domenica in<\/em> con Corrado Mantoni ad <em>Acquario<\/em> di Costanzo e <em>Macao <\/em>con Alba Parietti), entrambe disponibili su Rai Play, offrono la possibilit\u00e0 di mappare le epifanie dell\u2019artista avvenute per mezzo del tubo catodico, consentendo allo spettatore volenteroso e paziente (talvolta, anche in senso etimologico) di mettere a fuoco, attraverso la progressione delle letture e riletture, il meccanismo insondabile della sua \u00abscrittura di scena\u00bb \u2013 oggetto incommensurabilmente lontano dalla drammaturgia scritta \u2013 e la costruzione fisica e sonica della \u00abmacchina attoriale\u00bb. Dunque se gli spettacoli, i recital, i classici in forma di concerto sono la materia poetica, il testo autografo, quelle che oggi definiremmo \u201cospitate\u201d, le interviste, le dichiarazioni occhi in camera, sempre all\u2019insegna della decostruzione, rappresentano una sorta di testo a fronte geroglifico, assolutamente <em>sui generis<\/em>, che anzich\u00e9 appianare la lettura ne rende i segni ancor pi\u00f9 indecifrabili.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Carmelo-Bene-in-televisione.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-28921 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"940\" height=\"315\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Carmelo-Bene-in-televisione.png?resize=940%2C315&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-28921\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Carmelo-Bene-in-televisione.png?w=940&amp;ssl=1 940w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Carmelo-Bene-in-televisione.png?resize=300%2C101&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Carmelo-Bene-in-televisione.png?resize=768%2C257&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Carmelo-Bene-in-televisione.png?resize=480%2C161&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abL\u2019essere buca sempre l\u2019esistenza\u00bb, ma anche il video. La <em>phon\u00e9<\/em> \u00e8 l\u2019ascolto che parla, che sfonda la porta della bocca, del corpo, chiosa Carmelo a casa Leopardi nel 1987: dieci anni prima, nel 1977, porta in tv <em>Bene! Quattro modi diversi di morire in versi<\/em>, una partitura che alterna testi di Blok, Esenin, Majakovskij, Pasternak su componimenti elettronici di Vittorio Gelmetti, e dieci anni dopo, nel 1997 a preludio del bicentenario leopardiano, legge integralmente i <em>Canti<\/em> in uno studio televisivo, oltre tre ore in primo piano. Letture inaudite, estenuanti, impossibili, impensabili, come quelle da Campana \u2013 oltre che nel gi\u00e0 citato <em>La poesia dimenticata<\/em>, Bene affronta nuovamente <em>Canti Orfici<\/em> a favore di camera nel 1998, all\u2019Auditorium Rai di Napoli \u2013, come quelle dantesche e collodiane: imprese televisive che sono veri e propri agoni fisici con i testi fondanti del pensiero scenico di Bene \u2013 assieme a quelli di Shakespeare, di Marlowe, di Joyce \u2013 il quale, non ancora trentenne, in una cantina romana, nel 1967, alla domanda fuori campo del giornalista di <em>Cronache del cinema e del teatro <\/em>su chi sia il suo scrittore preferito non ha dubbi nel rispondere \u00abIo\u00bb. \u00c8 chiaro che mente, sapendo di mentire e godendo nel farlo: la sua biblioteca personale di oltre seimila volumi, custodita nel neonato Archivio Carmelo Bene presso il Convitto Palmieri di Lecce, depositaria di questa menzogna, sar\u00e0 prossimamente consultabile attraverso il Sistema Bibliotecario Nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse il modo migliore per comprendere le sue infinite manipolazioni, ibridazioni, finanche mistificazioni satiriche del Bardo \u2013 di cui, televisivamente parlando, ci rimangono i pastiche laforghiani <em>Hamlet (1978)<\/em>, versione ripensata (o de-pensata) del film <em>Un Amleto di meno <\/em>(1972),e <em>Hommelette for Hamlet <\/em>(1987)e poi <em>Otello o della deficienza della donna <\/em>(1978), il deleuziano <em>Riccardo III <\/em>(1981)e il verdiano <em>Macbeth Horror Suite <\/em>(1997)\u2013 \u00e8 assistere sbalorditi alla performance di un Bene un po\u2019 alterato che, intervistato all\u2019interno del notiziario <em>Buster Keaton perch\u00e9 <\/em>(1972) di Luciano Michetti Ricci, chiarisce il senso dell\u2019essere attore in contrapposizione all\u2019impostura dell\u2019interpretare un personaggio, sconfessando l\u2019operato dei registi-attori shakespeariani Orson Welles e Laurence Olivier in favore della faccia-obiettivo di Keaton, del suo distacco assoluto e completo dalla realt\u00e0 contingente, della sua essenza sostanzialmente deficitaria e tenuta in scacco da limiti insuperabili, che sono quelli dell\u2019essere, in fin dei conti. Una lezione, quest\u2019ultima, mai assimilata dalle avanguardie teatrali, quella romana in particolare, che Bene bolla come suoi \u00ababorti\u00bb in un intervento a <em>Settimo giorno<\/em> (1974), in cui dissimula affilate stilettate a Vittorio Gassman sotto il paramento di complimenti a denti stretti, non rinunciando ad affermare che a teatro, comunque, ci va solo a vedere Eduardo e Peppino.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/carmelo-bene-781x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28924 lazyload\" width=\"640\" height=\"839\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/carmelo-bene.jpeg?resize=640%2C839&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-28924\" width=\"640\" height=\"839\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/carmelo-bene.jpeg?resize=781%2C1024&amp;ssl=1 781w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/carmelo-bene.jpeg?resize=229%2C300&amp;ssl=1 229w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/carmelo-bene.jpeg?resize=768%2C1007&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/carmelo-bene.jpeg?resize=480%2C630&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/carmelo-bene.jpeg?w=976&amp;ssl=1 976w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carmelo Bene e i suoi concerti poetici sono approdati pi\u00f9 volte sui teleschermi nazionali: la vera e propria partitura, anche gestuale, del <em>Manfred. Versione per concerto in forma di oratorio <\/em>da Lord Byron con musica di Robert Schumann, dal Comunale di Bologna (1983), che segu\u00ec il debutto alla Scala nel 1980, segnando la svolta concertistica del teatro beniano, e poi <em>Adelchi di Alessandro Manzoni in forma di concerto<\/em> dal Lirico di Milano (1985), con le percussioni di Gaetano Giani Luporini a lungo sodale musicale del nostro, tacendo delle versioni radiofoniche di <em>Egmont <\/em>e <em>Hyperion<\/em>, per citarne solo due. Televisivo, eminentemente e volutamente televisivo, \u00e8 infine il suo testamento artistico: Carmelo Bene in <em>Carmelo Bene. Quattro momenti su tutto il nulla<\/em>, quattro lezioni arricchite dal repertorio, su Linguaggio, Conoscenza, Eros e Arte, che si aprono con queste parole: \u00abFinalmente una trasmissione impossibile, anacronistica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella possibilit\u00e0 di eternarsi, seppur mutila, per frammenti, sibili, monconi, come nella sua <em>In-vulnerabilit\u00e0 di Achille (tra Sciro e Ilio) <\/em>(1997), data dal video, Bene ha intravisto una possibilit\u00e0 di durata per la sua opera: i limiti formali e linguistici di quelle operazioni, a distanza di tempo, si sono forse resi pi\u00f9 evidenti ma il valore testimoniale \u00e8 tale per cui \u00e8 impossibile prescinderne. La ripetizione febbrile, l\u2019approccio vampiresco e predatorio alla poesia e alla filosofia, la riscrittura inesausta, la reiterazione e variazione ossessiva su temi e stilemi, l\u2019iconoclastia barocca e quindi ossimorica e sovraccarica, portati in scena per decenni diventano forse davvero intelligibili dopo aver visto e ascoltato le letture beniane da <em>Filosofia dell\u2019espressione <\/em>e <em>Dopo Nietzsche<\/em> in <em>Modi di vivere. Giorgio Colli<\/em> (1980): la comprensione profonda, l\u2019appropriazione di quel pensiero da parte del suo enunciatore illumina retroattivamente tutta la sua carriera, spiana la strada alla produzione che verr\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se in lui, nel suo programmatico e scente fallimento, s\u2019\u00e8 inverata la crudelt\u00e0 che \u00e8 il doppio del teatro che Artaud aveva fallito nella pratica, di quel teatro che per Bene \u00ab\u00e8 vita e quando non ho da vivere cos\u00ec prendo un sonnifero e dormo\u00bb (<em>Cronache del cinema e del teatro<\/em>, 1969) e non certo l\u2019ora e mezza di evasione di pubblico e critica \u2013 a tal proposito, imperdibile il match tra Bene e i principali critici teatrali della carta stampata in <em>Mixer Cultura <\/em>(1988) \u2013, la televisione ha gettato un ponte importante tra il pubblico e il suo teatro dell\u2019irrappresentabile e dell\u2019incomprensibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00c9pater les bourgeois<\/em>, certo \u2013 anche se Bene rivela, al microfono di Fran\u00e7oise Rivi\u00e8re per <em>L\u2019altra domenica <\/em>(1977), grande stupore davanti all\u2019accoglienza entusiasta della \u00abborghesia francese\u00bb ai suoi <em>Sade <\/em>e <em>Romeo e Giulietta <\/em>al Festival d\u2019Automne \u2013, ma portarli, e in massa, anche in platea o allo stadio e torturarli, scandalizzarli, sconvolgerli con tutto il contrario di quel teatro inviso ad Artaud, \u00abdi invertiti, droghieri, imbecilli, finocchi: in una parola di Occidentali\u00bb: a cui sono assuefatti e di cui, irrimediabilmente, sono pur sempre complici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Carmelo Bene in<\/em> Pinocchio<em>, 1966 &#8211; fotografia di Claudio Abate<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Marzo 1982. Un giornalista di mezza et\u00e0 si aggira tra il pubblico che affolla il Palazzo dello Sport di Milano, raccoglie un po\u2019 di vox populi, chiede agli avventori come mai, quella sera, sono l\u00ec, ad assistere a un misterioso recital del cui contenuto, stando ai manifesti che tappezzano la citt\u00e0, nulla \u00e8 dato sapere e solo l\u2019interprete \u00e8 noto. Una giovane donna con una zazzera bionda risponde che non le importa molto del programma della serata, \u00e8 l\u00ec per vedere lui. Un\u2019altra donna sulla trentina, dalla chioma corvina e ricciuta, dichiara che il biglietto le \u00e8 costato 5000 lire e ammette che qualcosa \u00e8 trapelato: probabilmente verranno lette liriche di un poeta contemporaneo, quali non si sa, ma non \u00e8 importante. Una ragazza forse non ancora ventenne, coi capelli cortissimi e gli occhi chiari, dice di amare la poesia e di essere l\u00ec per quello \u2013 e naturalmente per lui. Soprattutto per lui.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":357,"featured_media":28914,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[1628],"tags":[1613,1624,366,960],"coauthors":[1914],"class_list":["post-28909","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bene-ritratti","tag-carmelo-bene","tag-giulia-morelli","tag-teatro","tag-televisione","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Finalmente l\u2019impossibile - Giulia Morelli<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Marzo 1982. 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