{"id":28207,"date":"2022-03-03T00:01:59","date_gmt":"2022-03-02T23:01:59","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=28207"},"modified":"2024-06-06T22:31:13","modified_gmt":"2024-06-06T20:31:13","slug":"pasolini-uno-e-bino-lopera-contro-il-mito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/03\/03\/pasolini-uno-e-bino-lopera-contro-il-mito\/","title":{"rendered":"Pasolini uno e bino. L\u2019opera contro il mito","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">\u00c8 il 31 maggio 1975 quando alla Galleria Comunale d\u2019Arte Moderna di Bologna va in scena una di quelle che Fabio Mauri chiama \u00abazioni complesse\u00bb (n\u00e9 teatro n\u00e9 installazione n\u00e9 performance, ma un po\u2019 tutto questo insieme). Ha chiesto a un suo vecchio e celebre amico, Pier Paolo Pasolini, di prestarsi (come ha gi\u00e0 fatto il regista ungherese Miklos Jancs\u00f3) a fare da \u201cschermo vivente\u201d per una delle sue \u201cproiezioni\u201d (dall\u2019allusivo significato non solo psicoanalitico). Dovr\u00e0 mostrare il petto come un fucilato di Goya, con la camicia dallo sparato pi\u00f9 bianco possibile: su quella superficie luminosa scorreranno le immagini di un capitolo altrettanto allusivamente scelto dalla sua filmografia, <em>Il Vangelo secondo San Matteo<\/em>. Del lavoro ci restano solo alcune fotografie di Antonio Masotti; il suo titolo \u00e8 <em>Intellettuale<\/em>, e senz\u2019altro allude al pi\u00f9 celebre degli <em>Scritti corsari<\/em> che da qualche tempo Pasolini va pubblicando, con sommo scandalo, sul \u00abCorriere della Sera\u00bb di Piero Ottone: quello che comincia \u00abIo so\u00bb (\u00abIo so perch\u00e9 sono un intellettuale\u00bb <em>ecc.<\/em>) e che sulle vicende pi\u00f9 oscure della recente storia d\u2019Italia getta un raggio di luce tenebrosa, che di nulla \u00ab<em>aveva<\/em> le prove\u00bb ma tutto dichiara di <em>sapere<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019episodio si pu\u00f2 leggere in tanti modi, si capisce; ma <em>a posteriori<\/em> trattare l\u2019icona di Pasolini come uno <em>schermo<\/em>, da parte di Mauri, denota in lui una <em>vis <\/em>profetica non minore di quella poi tante volte attribuita, pi\u00f9 o meno sensatamente, al suo amico <em>intellettuale<\/em>. Da allora infatti Pasolini \u00e8 sempre stato oggetto delle <em>proiezioni<\/em> pi\u00f9 diverse e contrastanti: a partire dal trauma inelaborato della sua tragicissima morte, le maniche di quella camicia sono state tirate in direzioni talora pretestuose (\u00abcosa ne avrebbe detto Pasolini\u00bb \u00e8 l\u2019attrezzo pi\u00f9 frusto, fra lo ieratico e lo iettatorio, del polemichese da gazzetta) e, quel che pi\u00f9 fa specie, <em>a prescindere dalla sua opera<\/em>. Chi ha letto davvero i suoi capolavori di scrittore (dalle prime poesie in friulano ai saggi di <em>Empirismo eretico<\/em>, e a un po\u2019 tutto quello che ha scritto negli ultimi mesi frenetici, a partire dall\u2019iper-romanzo e non-romanzo \u201cdoppiamente incompiuto\u201d che \u00e8 <em>Petrolio<\/em>), fra quanti oggi ne fanno un mito? Quella del \u00abmito\u00bb, ha scritto una volta il suo maggiore interprete Walter Siti, \u00e8 appunto la dimensione in cui \u00ableggere effettivamente le opere di Pasolini non \u00e8 affatto necessario, n\u00e9 \u00e8 necessario confrontarsi con la critica che ha cercato di capirle\u00bb. Diciamo allora, con Furio Jesi, che quella che oggi risponde al suo nome \u00e8 una \u00abmacchina mitologica\u00bb: quella in cui chi elabora il mito \u00e8 lo stesso che lo consuma e \u2013 con reversibilit\u00e0 micidiale che ricorda il macchinario da tortura della <em>Colonia penale<\/em> di Kafka \u2013 ne viene anche consumato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senza probabilmente conoscere questo paradigma un altro intellettuale da Pasolini molto attratto, Elvio Fachinelli, nel \u201978 scrisse un saggio, dal titolo <em>Cultura e necrofagia<\/em>, che si applica ancora pi\u00f9 perspicuamente al \u201ccaso\u201d in oggetto. La spregiudicatezza con cui l\u2019industria culturale si appropria di determinate figure \u201cproiettive\u201d ricorda per lo psicoanalista quella con la quale in certi \u00abgruppi arcaici\u00bb si cerca un legame col \u00abmondo degli antenati [\u2026] attraverso la negazione della morte individuale\u00bb. Questi veri e propri \u00abmorti-viventi\u00bb svolgono \u00abuna funzione normativa nei confronti del polo dei viventi\u00bb, e nel mondo moderno questo pensiero mitico \u00e8 ereditato appunto dalla \u00ablogica economica dell\u2019industria\u00bb: quella che letteralmente si nutre di quei cadaveri insepolti in una \u00absituazione necrofagica\u00bb. La societ\u00e0 pu\u00f2 comportarsi in questo modo a dispetto, e a ben vedere proprio in virt\u00f9, del ruolo di vittima sacrificale e capro espiatorio a suo tempo rivestito da quella figura (lasciando da parte la questione, al momento indecidibile, di come siano andate le cose, davvero, quella notte da tregenda all\u2019Idroscalo di Ostia).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potrebbe dire che a volte anche lo stesso Pasolini, come parte di quella medesima industria culturale le cui storture non mancava di denunciare a voce altissima, abbia trattato nel medesimo modo lo sterminato patrimonio della cultura di cui avido s\u2019era impossessato in giovanissima et\u00e0 (emblematico il progetto, col quale attorno al 1940 si pu\u00f2 dire cominci il suo percorso, di fare cogli amici di Bologna \u2013 coi quali tanto tempo dopo ne realizzer\u00e0 una storica \u00abOfficina\u00bb \u2013 una rivista dal titolo \u00abEredi\u00bb): nei suoi periodi pi\u00f9 vorticosi facendola letteralmente a brani e usandola ai propri scopi con disinvoltura \u201ccrudele\u201d (eloquente l\u2019apologo della <em>Ricotta<\/em>, col <em>tableau vivant<\/em> ispirato alla <em>Deposizione<\/em> di Rosso Fiorentino ma attribuito all\u2019<em>avatar<\/em> interpretato nel mediometraggio da un tronfio e ispiratissimo Orson Welles\u2026). E in effetti, se tutta questa <em>exploitation<\/em> si \u00e8 resa possibile, \u00e8 dipeso anche da lui. Dalla sua volont\u00e0 di stupire tutti, prima di tutti s\u00e9 stesso, con la pi\u00f9 proteiforme versatilit\u00e0 (quello che, ai tempi di \u00abOfficina\u00bb e <em>Passione e ideologia<\/em>, aveva battezzato \u00absperimentalismo\u00bb): spaziando da scrittore in tutti i possibili generi, e poi ulteriormente \u201cespandendosi\u201d nella musica, nel teatro, soprattutto nelle arti visive sua originaria vocazione. L\u2019approdo al cinema, con <em>Accattone<\/em> nel \u201961, era dunque insieme inevitabile e quasi tautologico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sicch\u00e9, per restare solo al cinema, possono rivendicare l\u2019eredit\u00e0 di Pasolini autori diversissimi: dai citazionisti pi\u00f9 estetizzanti agli indignati in denuncia permanente effettiva, dai vitalisti pi\u00f9 selvaggi ai concettuali pi\u00f9 cerebrali, dai pi\u00f9 violenti ai pi\u00f9 sdolcinati. Ciascuno \u201critagliando\u201d, di quel <em>corpus<\/em>, il brano che meglio gli si confaccia. Per esempio alla stessa interpretazione di <em>Intellettuale<\/em>, dicevo, si possono attribuire significati assai difformi. Col suo inelaborato senso del sacro, immaginava Mauri che la luce del <em>Vangelo<\/em> sul corpo del suo autore ne facesse un <em>alter Christus<\/em> (\u00abquando si andava a cena con Pasolini\u00bb, ha raccontato una volta l\u2019artista, \u00absembrava di cenare con Cristo\u00bb): e le circostanze della morte dell\u2019amico, appena cinque mesi dopo, gli parranno la pi\u00f9 atroce delle conferme. Altrettanto legittimamente, per\u00f2, quell\u2019episodio permette di assimilare lo sperimentalismo sfrenato dell\u2019ultimo Pasolini, viceversa, alle esperienze pi\u00f9 concettuali della <em>performance<\/em> e dell\u2019installazione d\u2019avanguardia (quelle che lui detestava con toni persino fobici).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse il compagno di strada ideale di Pasolini era l\u2019amico che non smetteva mai di attaccarlo con toni da nemico vero, senza quartiere. Come lui Franco Fortini praticava la \u00absineciosi\u00bb che gli attribuiva, cio\u00e8 \u00ablo scandalo del contraddir<em>si<\/em>\u00bb rivendicato dalle <em>Ceneri di Gramsci<\/em>, ma pi\u00f9 alla radice una tendenza \u201cmanieristica\u201d a voler tenere insieme quanto pi\u00f9, dall\u2019insieme, fa sortire scintille. E suggeriva, in uno dei pezzi raccolti in quel libro mirabile (con ogni probabilit\u00e0, e per ironia della sorte, il suo capolavoro) che \u00e8 <em>Attraverso Pasolini<\/em>, che \u00abper preservare il meglio di Pasolini bisogna [\u2026] disaggregarlo\u00bb, \u00abstabilire <em>un canone di eminenza<\/em>\u00bb, e insomma metter mano a una severa \u00abantologia critica dell\u2019opera pasoliniana\u00bb. Cio\u00e8 esattamente il contrario di quanto non si \u00e8 smesso di fare in questo quasi mezzo secolo che ormai ci separa dalla sua scomparsa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contro il <em>mito<\/em> Pasolini, la macchina infernale in cui lui stesso ha fatto in modo di trasformarsi restandone infine vittima (furono le ruote della sua stessa Alfa-feticcio a schiacciargli definitivamente il fiato in gola), oggi va allora rivendicata la sua opera. Cio\u00e8 le sue <em>singole opere<\/em>. Naturalmente questo non risolver\u00e0 il conflitto che, da quando era vivo, suscita Pasolini (come Cristo, davvero, era venuto con la spada). Anzi: ciascuno di noi si vorr\u00e0 prendere solo una parte del lascito, una sua reliquia pi\u00f9 o meno cospicua. Per quanto mi riguarda, e a dispetto della voga (ora forse un po\u2019 appassita) di fare di lui un artista <em>fauve<\/em> e quasi <em>naif<\/em>, che \u00abgetta il suo corpo nella lotta\u00bb ed \u00e8 portatore di una \u00abparola diretta\u00bb antidoto dirompente contro il postmodernismo venuto dopo di lui, il Pasolini oggi pi\u00f9 vitale \u00e8 proprio l\u2019artista-intellettuale, \u201ccomplesso\u201d e in senso lato concettuale \u2013 che pare difficile sottrarre dalla cornice storica del postmoderno \u2013, al quale Mauri aveva dato corpo colla sua azione alla Galleria di Bologna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era quella, del resto, un\u2019immagine dialettica. All\u2019altro capo della sua traiettoria, aveva raccontato non molto tempo prima, c\u2019era una \u00abpiccola aula (con banchi molto alti e uno schermo dietro la cattedra)\u00bb all\u2019Universit\u00e0 di Bologna: dove nell\u2019anno accademico 1941-42 Pasolini seguiva incantato le lezioni di un professore che segnava a dito le immagini sullo schermo alle sue spalle. \u00abUn\u2019isola deserta, nel cuore di una notte senza pi\u00f9 una luce\u00bb, cos\u00ec la ricorda Pasolini: \u00abun\u2019apparizione\u00bb e anzi \u00absemplicemente la Rivelazione\u00bb. Quel professore si chiamava Roberto Longhi e quelle peritose diapositive in bianco e nero, nella memoria, sono per lui semplicemente \u00abcinema\u00bb. La portata della lezione di Longhi sul Novecento letterario \u00e8 stata di recente ricostruita come meglio non si potrebbe da Marco Bazzocchi, e infinite pagine sono state dedicate alla devozione di Pasolini nei confronti della grande tradizione figurativa, da lui non meno sacralizzata di quella letteraria. \u00abSolo nella tradizione \u00e8 il mio amore\u00bb, infatti, aveva detto coi versi di <em>Poesia in forma di rosa <\/em>Orson Welles nella <em>Ricotta<\/em>; ma pochi versi dopo lo stesso testo proclama con orgoglio di essere \u00abpi\u00f9 moderno di ogni moderno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un Pasolini <em>moderno<\/em>, si capisce, \u00e8 un Pasolini diverso da come si vedeva e pretendeva di essere visto lui stesso. Ma \u00e8 anche un autore finalmente affrancato dal suo santino ormai logoro, dalla macchina mitologica che s\u2019\u00e8 impossessata di un\u2019opera molto pi\u00f9 ricca e strana di come finora la si \u00e8 per lo pi\u00f9 banalizzata. Certo quel raggio di proiettore col quale Mauri aveva messo in ombra il suo volto, al contempo facendo splendere il suo corpo di luce, aveva avuto per esito la trasformazione dello stesso Pasolini in un\u2019immagine: in una <em>sua<\/em> immagine. Cos\u00ec realizzando in forma spettrale quella transustanziazione, quel trasumanar del corpo in opera, dell\u2019opera in corpo, che da sempre era il suo ideale. Era davvero una <em>rivelazione<\/em>. Forse non troppo diversa doveva essergli apparsa, tanto tempo prima, l\u2019icona luccicante del maestro: nella stessa citt\u00e0, in quell\u2019aula oscura e abbagliante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Delle innumerevoli manifestazioni legate al centenario della nascita di Pasolini, il 5 marzo 1922, si riportano qui solo alcune delle pi\u00f9 prossime. <em>Intellettuale <\/em>di Mauri sar\u00e0 al centro dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.castellodirivoli.org\/evento\/omaggio-pier-paolo-pasolini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">omaggio del Castello di Rivoli<\/a>, a Torino, a cura dello Studio Fabio Mauri: oggi alle 19 una lettura dalla nuova edizione di <em>Petrolio<\/em> (<a href=\"https:\/\/www.garzanti.it\/libri\/pier-paolo-pasolini-petrolio-9788811673316\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">appena uscita da Garzanti a cura di Maria Careri e Walter Siti<\/a>) di Laura Curino al Teatro del Castello, dove l\u2019installazione sar\u00e0 esposta da oggi a domenica 6. Oggi alle 17.30 all\u2019Archiginnasio di Bologna si terr\u00e0 il <a href=\"https:\/\/cinetecadibologna.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/PPP_CARTOLINA-DIGITALE_15x21cm_3Marzo-31.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">convegno <em>Pasolini e Bologna<\/em><\/a>, in occasione dell\u2019uscita del volume omonimo curato da Marco Antonio Bazzocchi e Roberto Chiesi per le edizioni della Cineteca di Bologna e della <a href=\"https:\/\/cinetecadibologna.it\/news\/pier-paolo-pasolini-folgorazioni-figurative\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">mostra <em>Folgorazioni figurative<\/em><\/a> (a cura degli stessi con Gian Luca Farinelli), inaugurata il 1 marzo (e aperta sino al 18 ottobre) &nbsp;nei nuovi spazi espositivi del Sottopasso di Piazza Re Enzo. Domani alle 10 all\u2019Universit\u00e0 \u00abLa Sapienza\u00bb di Roma s\u2019inaugura la <a href=\"https:\/\/www.eventbrite.it\/e\/biglietti-inaugurazione-pier-paolo-pasolini-sul-set-di-medea-272054651787\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">mostra <em>Pier Paolo Pasolini sul set di Medea<\/em><\/a>, con le foto di scena di Armando Cattarinich del film del 1969 (dalla collezione di Stefano Di Tommaso), e un seminario di Elena Fabbro e Valeria Coladonato. Sempre a Roma il giorno anniversario, sabato 5, si comincia alle 11 con la conferenza inaugurale del progetto <em>Alfabeto Pasolini<\/em>, curato da Marco Belpoliti per il Comune di Roma, dedicata dallo stesso Belpoliti alla voce <em>Corsaro<\/em>, alla Biblioteca Guglielmo Marconi (Via Cardano 135); alle 17.30, alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea, <a href=\"https:\/\/lagallerianazionale.com\/blog\/che-cosa-sono-le-nuvole\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">la conferenza <em>Che cosa sono le nuvole?<\/em><\/a>; alle 18, al MAXXI, il <a href=\"https:\/\/www.maxxi.art\/events\/pasolini-il-lungo-addio-la-letteratura\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">primo di tre incontri pubblici con Walter Siti<\/a> (in dialogo con Andrea Cortellessa).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Pier Paolo Pasolini e Fabio Mauri, \u00abIntellettuale\u00bb, Bologna, Galleria Comunale d&#8217;Arte Moderna, 31 maggio 1975 <\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 il 31 maggio 1975 quando alla Galleria Comunale d\u2019Arte Moderna di Bologna va in scena una di quelle che Fabio Mauri chiama \u00abazioni complesse\u00bb (n\u00e9 teatro n\u00e9 installazione n\u00e9 performance, ma un po\u2019 tutto questo insieme). 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Insegna Letteratura italiana contemporanea all\u2019Universit\u00e0 di Roma Tre. Ha curato mostre e testi (tra gli altri di de Chirico, Manganelli, Pagliarani, Raboni, Rosselli, Zanzotto, Di Ruscio, Paolini, Parmiggiani e Serafini), realizzato trasmissioni radiofoniche e televisive, spettacoli teatrali e musicali. Fra i suoi ultimi libri \u201cLe notti chiare erano tutte un\u2019alba. Antologia di poeti italiani nella Prima guerra mondiale\u201d (Bompiani 2018), \u201cAndrea Zanzotto. Il canto nella terra\u201d (Laterza 2021), \u201cFilologia fantastica. Ipotizzare, Manganelli\u201d (Argolibri 2022), \u201cAmelia Rosselli. Con l\u2019ascia dietro le nostre spalle\u201d (Electa 2024), \u201cForse che s\u00ec. Joyce fra Pascoli e Gadda\u201d; (Quodlibet 2025) e \u201cUna ragione di pi\u00f9 per andare all\u2019inferno. 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Scritture e immagini\u201d; collabora al \u201cmanifesto\u201d, al \u201cCorriere della Sera\u201d, alla \u201cDomenica\u201ddel \u201cSole 24 ore\u201d, al \u201cGiornale dell\u2019Arte\u201d e ad altre testate.","url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/author\/andrea-cortellessa\/"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Pier-Paolo-Pasolini-e-Fabio-Mauri-Intellettuale-Bologna-Galleria-Comunale-dArte-Moderna-31-maggio-1975-4.jpeg?fit=1600%2C1139&ssl=1","gt_translate_keys":[{"key":"link","format":"url"}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28207","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/11"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=28207"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28207\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/28213"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=28207"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=28207"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=28207"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=28207"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}