{"id":27061,"date":"2022-02-06T00:01:32","date_gmt":"2022-02-05T23:01:32","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=27061"},"modified":"2024-06-06T22:34:47","modified_gmt":"2024-06-06T20:34:47","slug":"alberto-boatto-lo-sguardo-dal-di-fuori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/02\/06\/alberto-boatto-lo-sguardo-dal-di-fuori\/","title":{"rendered":"Alberto Boatto, lo sguardo dal di fuori","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00c8 da pochi giorni disponibile in libreria, pubblicato da Quodlibet, <\/em><a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/libro\/9788822906342\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Alberto Boatto. Lo sguardo dal di fuori<\/a> <em>(pp. 192 ill. a col., \u20ac 22), a cura di Stefano Chiodi, catalogo della mostra omonima tenutasi al MAXXI di Roma tra 2020 e \u201921. Si tratta di una vera e propria monografia che raccoglie l\u2019inventario completo del Fondo Boatto, donato al MAXXI dalla famiglia del grande critico scomparso nel 2017, la sua bibliografia ragionata e i saggi di Manuel Barrese, Stefano Chiodi, Lara Conte, Andrea Cortellessa, che ripercorrono la sua traiettoria intellettuale. Critico militante, saggista, osservatore acuto dell\u2019attualit\u00e0, studioso della storia delle immagini, Boatto emerge dalle pagine del volume come una delle figure pi\u00f9 originali della cultura italiana del secondo Novecento. Proponiamo qui, per gentile concessione del MAXXI e dell\u2019editore, l\u2019introduzione al volume di Stefano Chiodi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Concettualmente io mi muovo nel cerchio in espansione dello \u201csguardo dal di fuori\u201d. [\u2026] In compagnia dello \u201cpsiconauta\u201d cerco di percorrere l\u2019attuale mutata situazione del mondo, tentando di spremere il \u201cmassimo\u201d da uno stato del soggetto che pu\u00f2 apparire anche \u201cminimo\u201d, assottigliato, paralizzato. Traccio degli itinerari concreti, partendo da esperienze comuni e, semmai, \u00e8 il loro percorso a risultare, alla fine, deviato, arricchito, dilatato, con forti apporti di una fantasia fredda e precisa, con aperture sul Cosmo, con tentazioni del e, forse, cedimenti al sacro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec scrive Alberto Boatto in una lettera del 1985 ad Antonio Marchetti, al tempo animatore della rivista \u00abStilo\u00bb<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>, non solo una delle poche testimonianze autobiografiche presenti nel suo archivio, ma soprattutto una delle rarissime sue riflessioni sulla singolare posizione che aveva occupato sin dai primi anni Sessanta nello scenario culturale italiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La parabola intellettuale di Boatto \u00e8 stata in effetti quella di un uomo simultaneamente ai margini e al centro della vita culturale della propria epoca. Senza ascendenze dichiarate, lontano per temperamento tanto dai \u201ccritici poeti\u201d quanto dai \u201cprofessori\u201d<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>, insensibile alla trasformazione del critico nella onnivora figura del curatore, Boatto pratica in modi via via sempre pi\u00f9 nettamente delineati una scrittura originale e orgogliosamente <em>inattuale,<\/em> la cui conseguenza non pu\u00f2 che essere \u201cuna lunga ed accettata solitudine\u201d, come la definisce nella lettera appena citata. Per conservare autentica la sua voce il critico deve rivendicare a sua volta una propria inemendabile estraneit\u00e0: eludere il \u201csistema\u201d, rimanere sul margine praticando uno \u201csguardo dal di fuori\u201d, come recita il titolo di uno dei libri pi\u00f9 intensi e originali, lo sguardo di chi mantiene \u201cun comportamento d\u2019elusione, di scarto rispetto all\u2019assedio massiccio e costrittivo nel quale ci troviamo intrappolati\u201d<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Lo-sguardo-dal-di-fuori-1981-606x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27087 lazyload\" width=\"517\" height=\"873\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Lo-sguardo-dal-di-fuori-1981.jpg?resize=517%2C873&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-27087\" width=\"517\" height=\"873\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Lo-sguardo-dal-di-fuori-1981-scaled.jpg?resize=606%2C1024&amp;ssl=1 606w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Lo-sguardo-dal-di-fuori-1981-scaled.jpg?resize=178%2C300&amp;ssl=1 178w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Lo-sguardo-dal-di-fuori-1981-scaled.jpg?resize=768%2C1298&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Lo-sguardo-dal-di-fuori-1981-scaled.jpg?resize=909%2C1536&amp;ssl=1 909w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Lo-sguardo-dal-di-fuori-1981-scaled.jpg?resize=1212%2C2048&amp;ssl=1 1212w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Lo-sguardo-dal-di-fuori-1981-scaled.jpg?resize=480%2C811&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Lo-sguardo-dal-di-fuori-1981-scaled.jpg?w=1515&amp;ssl=1 1515w\" sizes=\"auto, (max-width: 517px) 100vw, 517px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo stile rivela subito precise ascendenze filosofiche e letterarie che lo porteranno, specie da met\u00e0 anni Settanta in avanti, su posizioni defilate, <em>eccentriche<\/em> rispetto alle parole d\u2019ordine e alle tendenze culturali dominanti. La sua \u00e8 in effetti una modernit\u00e0 eterodossa e cosmopolita, nutrita di storia, psicoanalisi, antropologia, con un\u2019accentuata predilezione per la sensibilit\u00e0 dei grandi \u201cdistruttori\u201d (Sade, Freud, Nietzsche), per la galassia surrealista francese (Bataille, Breton, Leiris), per scrittori e saggisti di sensibilit\u00e0 e percorsi diversi che nutriranno a lungo le sue riflessioni: Ernst J\u00fcnger, anzitutto, sfidando i forti interdetti politico-ideologici che a lungo ne avevano schermato l\u2019opera, e poi altri grandi solitari, Blanchot, Borges, Michaux).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La necessit\u00e0 per Boatto di concepire il pensiero \u201ccome una esperienza fisica che arriva a modificare plasticamente la sensibilit\u00e0\u201d, come si legge ancora nella lettera a Marchetti, si manifesta in particolare nella \u201csinuosit\u00e0\u201d del suo stile della maturit\u00e0, caratterizzato da un movimento lento e avvolgente, fluido e imprevedibile che scorre a contatto con le cose, le immagini, le idee. Una scrittura che pu\u00f2 cos\u00ec accogliere le torsioni che scopre nei suoi oggetti di studio e pi\u00f9 fondamentalmente le torsioni dello stesso interprete, la sua intima ambivalenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nato a Firenze nel 1929, dopo una giovinezza segnata dalla guerra e dalla povert\u00e0 si era formato senza maestri, mettendo a frutto la sua inclinazione di lettore precoce e onnivoro. Ai primi anni Cinquanta risalgono contatti decisivi con l\u2019ambiente artistico e culturale fiorentino, dove frequenta tra gli altri Primo Conti, che eserciter\u00e0 una durevole influenza sulla sua sensibilit\u00e0, e la galleria Numero di Fiamma Vigo. Nel 1961 si sposa con Gemma Vincenzini e si trasferisce a Roma dopo aver vinto un concorso alla RAI, dove lavora ai programmi culturali fino al 1965. In seguito, insegna Storia dell\u2019arte all\u2019Accademia di Belle Arti, prima a Urbino, dal 1971, e poi a Roma dal 1978 al 1997.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-New-York-1964-1024x723.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27090 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"723\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-New-York-1964.jpg?resize=1024%2C723&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-27090\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-New-York-1964.jpg?resize=1024%2C723&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-New-York-1964.jpg?resize=300%2C212&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-New-York-1964.jpg?resize=768%2C542&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-New-York-1964.jpg?resize=1536%2C1084&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-New-York-1964.jpg?resize=2048%2C1445&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-New-York-1964.jpg?resize=480%2C339&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Alberto Boatto, New York 1964<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel settembre 1964 \u2013 pochi mesi dopo la rivelazione del fenomeno pop alla Biennale di Venezia \u2013 viaggia a New York, esperienza fondamentale resa possibile anche dai rapporti cordiali con i galleristi Leo Castelli e Ileana Sonnabend. Nella metropoli americana incontra i maggiori esponenti della pop art e del<em> new dada<\/em>, tra cui Jim Dine, Jasper Johns, Roy Lichenstein e Andy Warhol, di cui visita la Factory. Le riflessioni di Boatto sugli artisti pop e sulla loro capacit\u00e0 di rielaborare immagini, oggetti e miti della societ\u00e0 di massa culmineranno nel 1967 con la pubblicazione di <em>Pop Art in U.S.A.<\/em>, il primo libro a offrire in Italia un\u2019indagine sul campo intorno a uno dei fenomeni artistici pi\u00f9 dirompenti del decennio. Sempre nel \u201967 cura con Filiberto Menna agli Antichi Arsenali di Amalfi, su invito di Marcello Rumma, la mostra <em>L\u2019impatto percettivo<\/em><a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>, un\u2019ambiziosa rilettura delle diverse correnti europee e americane, di cui si delinea una possibile convergenza nel segno di una \u201coggettualit\u00e0 percettiva\u201d e di un confronto aperto con la pluralit\u00e0 dei linguaggi artistici.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Boatto_PopArt_1967_cover-718x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27093 lazyload\" width=\"539\" height=\"768\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Boatto_PopArt_1967_cover.jpg?resize=539%2C768&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-27093\" width=\"539\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Boatto_PopArt_1967_cover-scaled.jpg?resize=718%2C1024&amp;ssl=1 718w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Boatto_PopArt_1967_cover-scaled.jpg?resize=210%2C300&amp;ssl=1 210w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Boatto_PopArt_1967_cover-scaled.jpg?resize=768%2C1096&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Boatto_PopArt_1967_cover-scaled.jpg?resize=1077%2C1536&amp;ssl=1 1077w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Boatto_PopArt_1967_cover-scaled.jpg?resize=1435%2C2048&amp;ssl=1 1435w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Boatto_PopArt_1967_cover-scaled.jpg?resize=480%2C685&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Boatto_PopArt_1967_cover-scaled.jpg?w=1794&amp;ssl=1 1794w\" sizes=\"auto, (max-width: 539px) 100vw, 539px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A met\u00e0 anni Sessanta Boatto entra in rapporto con la galleria L\u2019Attico e con artisti della nuova generazione come Umberto Bignardi, Jannis Kounellis, Pino Pascali,<em> <\/em>Herv\u00e9 T\u00e9l\u00e9maque, di cui presenta le mostre tra il 1965 e il \u201967. Numerosissime sono a partire da questi anni le sue collaborazioni a periodici letterari e artistici, come \u201cArte Oggi\u201d, \u201cIl Mondo\u201d, \u201cil verri\u201d, \u201cMarcatr\u00e8\u201d, \u201cData\u201d, \u201cLa citt\u00e0 di Riga\u201d, \u201cAlfabeta\u201d e altre. \u00c8 del \u201969 una monografia su Michelangelo Pistoletto<a id=\"_ftnref5\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a> e dello stesso periodo articoli e presentazioni di grande acutezza e tempestivit\u00e0 dedicati ad altre figure di primo piano, tra cui Pier Paolo Calzolari, Giosetta Fioroni, Luca Maria Patella, Gilberto Zorio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Da-sinistra-Pino-Pascali-Alberto-Boatto-Fabio-Sargentini-1967-ca.-1024x765.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27099 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"765\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Da-sinistra-Pino-Pascali-Alberto-Boatto-Fabio-Sargentini-1967-ca..jpg?resize=1024%2C765&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-27099\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Da-sinistra-Pino-Pascali-Alberto-Boatto-Fabio-Sargentini-1967-ca.-scaled.jpg?resize=1024%2C765&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Da-sinistra-Pino-Pascali-Alberto-Boatto-Fabio-Sargentini-1967-ca.-scaled.jpg?resize=300%2C224&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Da-sinistra-Pino-Pascali-Alberto-Boatto-Fabio-Sargentini-1967-ca.-scaled.jpg?resize=768%2C574&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Da-sinistra-Pino-Pascali-Alberto-Boatto-Fabio-Sargentini-1967-ca.-scaled.jpg?resize=1536%2C1148&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Da-sinistra-Pino-Pascali-Alberto-Boatto-Fabio-Sargentini-1967-ca.-scaled.jpg?resize=2048%2C1530&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Da-sinistra-Pino-Pascali-Alberto-Boatto-Fabio-Sargentini-1967-ca.-scaled.jpg?resize=480%2C359&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Da-sinistra-Pino-Pascali-Alberto-Boatto-Fabio-Sargentini-1967-ca.-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Da sinistra, Pino Pascali, Alberto Boatto, Fabio Sargentini, 1967 ca.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1968 dirige i primi tre numeri della rivista \u201ccartabianca\u201d, edita da L\u2019Attico, entrando nel vivo dell\u2019acceso dibattito intorno ai rapporti tra arte, politica, societ\u00e0. La critica \u2013 scrive Boatto nel terzo numero, dedicato agli effetti del \u201968 sul mondo dell\u2019arte \u2013 deve considerare \u201cl\u2019evento artistico come punto d\u2019appoggio\u201d su cui fondare il lavoro personale di scrittura, aprendosi \u201calla totalit\u00e0 antropologica, sociale, ideologica politica e culturale [\u2026] con la stessa apertura e libert\u00e0 con cui l\u2019artista ha costruito la sua opera\u201d<a id=\"_ftnref6\" href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>. Nel 1969, dopo la tempestosa conclusione della collaborazione con il gallerista Fabio Sargentini, Boatto fonda la rivista \u201csenzamargine\u201d, pubblicata dall\u2019editore Lerici, di cui dirige un unico e denso numero caratterizzato dall\u2019originale grafica di Magdalo Mussio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cartabianca-3-novembre-1968-1024x694.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27096 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"694\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cartabianca-3-novembre-1968.jpg?resize=1024%2C694&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-27096\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cartabianca-3-novembre-1968-scaled.jpg?resize=1024%2C694&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cartabianca-3-novembre-1968-scaled.jpg?resize=300%2C203&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cartabianca-3-novembre-1968-scaled.jpg?resize=768%2C521&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cartabianca-3-novembre-1968-scaled.jpg?resize=1536%2C1041&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cartabianca-3-novembre-1968-scaled.jpg?resize=2048%2C1388&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cartabianca-3-novembre-1968-scaled.jpg?resize=480%2C325&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cartabianca-3-novembre-1968-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire dai primi anni Settanta la visuale di Boatto si allarga progressivamente dall\u2019attualit\u00e0 artistica a un piano pi\u00f9 ampio, scelta in cui si legge anche la consapevolezza che nel \u201csistema dell\u2019arte\u201d il critico occupa ormai una posizione sempre pi\u00f9 problematica e marginale. La radicale trasformazione delle pratiche creative, della teoria e della critica d\u2019arte, con l\u2019attacco all\u2019\u201cistituzione-arte\u201d, la deflagrazione di medium e tradizioni espressive e l\u2019avvento di un\u2019arte-in-generale che apriva a \u201csituazioni\u201d e procedimenti effimeri, all\u2019immateriale, al performativo, la stessa volont\u00e0 degli artisti di assumere il controllo delle modalit\u00e0 di esposizione e commento delle loro opere, come pure l\u2019affermarsi della figura del curatore come snodo essenziale dei processi di valorizzazione dell\u2019arte, sono altrettanti fattori che spingono Boatto verso posizioni fieramente indipendenti e pi\u00f9 distaccate dall\u2019attualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di questo periodo \u00e8 l\u2019apertura a discipline e tematiche di natura diversa, dalla letteratura, alla psicoanalisi e all\u2019antropologia, dalla filosofia agli studi sul mito, che permettono a Boatto di evadere dai limiti convenzionali della critica d\u2019arte per conquistarsi un proprio autonomo spazio sperimentale. Il suo interesse si concentra in particolare su aspetti repressi o rimossi dalla societ\u00e0 di massa e dalla cultura tecnologica \u2013 il <em>negativo<\/em>, l\u2019informe, la morte, il non verbale, il mito, la sessualit\u00e0 \u2013, consapevole che queste sfere simboliche e fenomenologiche sono gi\u00e0 annesse alla forma di vita tardocapitalista e non posso pi\u00f9 essere pensate come \u201corigini\u201d da ritrovare intatte oltre il loro divenire storico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Episodio centrale in cui si misura \u201cl\u2019abbandono dell\u2019esercizio esclusivo della critica d\u2019arte e l\u2019ingresso in una libera saggistica priva di confini determinati\u201d<a id=\"_ftnref7\" href=\"#_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>, \u00e8 la mostra <em>Ghenos Eros Thanatos<\/em><a id=\"_ftnref8\" href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>, curata da Boatto alla Galleria de\u2019 Foscherari di Bologna nel 1974, una \u201cmostra-libro\u201d, scrive l\u2019autore, concepita come un \u201cperiplo attorno alle situazioni limite della vita\u201d, nascita-riproduzione-morte, \u201cuna circumnavigazione del negativo\u201d in cui si compie il passaggio \u201cdal reale al significativo, come un tempo si andava dal profano al sacro, o dal materiale allo spirituale\u201d<a id=\"_ftnref9\" href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>, e il cui testo \u00e8 caratterizzato da \u201cun collage di proposizioni verbali, di proposizioni visuali e di citazioni\u201d<a id=\"_ftnref10\" href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>, modello di tutta la sua produzione successiva (si veda in questo senso il sorprendente <em>cut up<\/em> con cui sono realizzate intere parti del volume, ad esempio il capitolo <em>Al di l\u00e0<\/em> dedicato all\u2019opera di Gino De Dominicis, che combina l\u2019Odissea con i romanzi di fantascienza, Borges con Einstein). \u00c8 un taglio in diagonale nell\u2019arte italiana tra anni Sessanta e Settanta \u2013 sono esposti lavori di tredici artisti di diverse tendenze \u2013 e un\u2019ipotesi critica sulla sorte dell\u2019arte in generale nell\u2019epoca della reificazione universale, con cui Boatto addita la possibilit\u00e0 di tenere simbolicamente insieme il \u201cbasso materialismo\u201d della vita e lo spazio culturalmente sovraccarico in cui prende forma l\u2019immaginario.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Ghenos-Eros-Thanatos-1974-1022x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27101 lazyload\" width=\"591\" height=\"592\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Ghenos-Eros-Thanatos-1974.jpg?resize=591%2C592&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-27101\" width=\"591\" height=\"592\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Ghenos-Eros-Thanatos-1974-scaled.jpg?resize=1022%2C1024&amp;ssl=1 1022w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Ghenos-Eros-Thanatos-1974-scaled.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Ghenos-Eros-Thanatos-1974-scaled.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Ghenos-Eros-Thanatos-1974-scaled.jpg?resize=768%2C769&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Ghenos-Eros-Thanatos-1974-scaled.jpg?resize=1534%2C1536&amp;ssl=1 1534w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Ghenos-Eros-Thanatos-1974-scaled.jpg?resize=2045%2C2048&amp;ssl=1 2045w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Ghenos-Eros-Thanatos-1974-scaled.jpg?resize=480%2C481&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Ghenos-Eros-Thanatos-1974-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 591px) 100vw, 591px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un saggio di poco successivo, labirintico e affascinante, <em>Cerimoniale di messa a morte interrotta<\/em> (1977), \u00e8 la spia dell\u2019esigenza ormai indifferibile per Boatto di praticare un \u201cpensiero concreto\u201d, di procedere cio\u00e8 verso il corpo, la sensibilit\u00e0 e l\u2019eros, considerato sin nei suoi aspetti meccanici e crudeli. Il libro suggella questa fase della sua ricerca abbracciando con decisione un piano estetico e filosofico esteso a tutto il panorama della modernit\u00e0, dove l\u2019autore ritrova ci\u00f2 che chiama \u201cuna forza che mette in scacco qualsiasi progetto, che ribatte all\u2019indietro\u201d, una forza in cui va riconosciuta \u201cla presenza della morte, l\u2019azione del negativo\u201d<a id=\"_ftnref11\" href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cerimoniale-di-messa-a-morte-interrotta-1977-610x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27104 lazyload\" width=\"562\" height=\"944\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cerimoniale-di-messa-a-morte-interrotta-1977.jpg?resize=562%2C944&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-27104\" width=\"562\" height=\"944\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cerimoniale-di-messa-a-morte-interrotta-1977-scaled.jpg?resize=610%2C1024&amp;ssl=1 610w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cerimoniale-di-messa-a-morte-interrotta-1977-scaled.jpg?resize=179%2C300&amp;ssl=1 179w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cerimoniale-di-messa-a-morte-interrotta-1977-scaled.jpg?resize=768%2C1288&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cerimoniale-di-messa-a-morte-interrotta-1977-scaled.jpg?resize=1221%2C2048&amp;ssl=1 1221w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cerimoniale-di-messa-a-morte-interrotta-1977-scaled.jpg?resize=480%2C805&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Cerimoniale-di-messa-a-morte-interrotta-1977-scaled.jpg?w=1526&amp;ssl=1 1526w\" sizes=\"auto, (max-width: 562px) 100vw, 562px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esperienza dell\u2019arte, il \u201cmovimento dell\u2019immaginario\u201d, scrive ancora Boatto nel libro, deve infatti farsi carico del compito di \u201cintegrare la morte nella propria strategia\u201d. Si tratta di \u201ctradurre la negazione in un evento reale\u201d, secondo una lezione che da Sade giunge a Duchamp e, sorprendentemente, a Brecht, e creare un enigmatico \u201ccerimoniale\u201d che per \u201ci moderni potr\u00e0 configurarsi solo interrotto, incompiuto; potr\u00e0 essere unicamente negativo, e non simulare nessuna compiutezza [\u2026], un rito di messa a morte sospesa, oppure deviato, differito, decapitato\u201d<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Il cerimoniale interrotto riassume per Boatto il carattere provvisorio, sempre incompiuto dell\u2019arte moderna e rende conto della sua capacit\u00e0 di conferire \u201cuna strutturazione inversa alle stesse pulsioni negative operando un deflusso all\u2019esterno dell\u2019aggressivit\u00e0\u201d<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al nuovo clima culturale degli anni Ottanta appartengono alcuni dei saggi pi\u00f9 originali e inclassificabili di Boatto: <em>Lo sguardo dal di fuori<\/em>, del 1981, in cui si esplora la nuova condizione di una Terra e di un\u2019umanit\u00e0 unificate dallo sguardo impassibile dei satelliti, e <em>Il dialogo dello psiconauta<\/em>, pubblicato nel 1989 ma anticipato su \u201cAlfabeta\u201d cinque anni prima<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>. Se lo psiconauta, come nota Andrea Cortellessa in questo stesso volume, \u00e8 un \u201cviandante astrale\u201d che serba nostalgia della sua terra natale, consapevole del distacco ormai irreversibile dalla prospettiva terrestre, lo \u201csguardo dal di fuori\u201d \u00e8 lo \u201cstadio dello specchio della Terra\u201d<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[15]<\/a>, uno sguardo nomade e decentrato, insieme quello del naufrago e dell\u2019esploratore spaziale, di chi cio\u00e8 osserva il mondo da un punto esterno, solitario, remoto, e ne coglie una fisionomia insolita, sorprendente. In un terzo libro, <em>Della ghigliottina considerata come una macchina celibe<\/em><a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, del 1988, Boatto annette alla categoria delle <em>machines c\u00e9libataires<\/em> \u2013 esplorata da Michel Carrouges nel seminale, omonimo libro del 1954 \u2013 la ghigliottina, strumento di giustizia e insieme dispositivo produttore di senso, riletto attraverso Duchamp, Jarry, Kafka, Poe, Roussel, come macchina essenzialmente \u201cinnalzata contro il padre\u201d<a href=\"#_ftn17\" id=\"_ftnref17\">[17]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019ultima fase della sua attivit\u00e0 Boatto d\u00e0 pieno corso alla sua vocazione di saggista. Se le collaborazioni con gli artisti si diradano, a moltiplicarsi sono testi di grande originalit\u00e0, a partire da <em>Della guerra e dell\u2019aria<\/em><a id=\"_ftnref18\" href=\"#_ftn18\">[18]<\/a>, che esplora l\u2019atmosfera come luogo dell\u2019immaginario e come teatro della guerra contemporanea. In altri volumi, come i pi\u00f9 tardi <em>Narciso infranto<\/em>, <em>Eros mediterraneo <\/em>e <em>Di tutti i colori<a id=\"_ftnref19\" href=\"#_ftn19\"><strong>[19]<\/strong><\/a><\/em>, fino a due ambiziosi saggi rimasti inediti \u2013 <em>Il gioco dei dadi negli uomini e negli d\u00e8i<\/em> ed <em>Experimenta Mundi<\/em> \u2013 cui attende tra anni Novanta e l\u2019inizio del decennio successivo, Boatto traccia invece un periplo personale attorno a temi e questioni chiave della storia dell\u2019arte, rivisitate da una scrittura lucida e suggestiva. Nel suo \u201cstile tardo\u201d analisi e osservazioni puntuali si combinano sempre con capacit\u00e0 di delineare vaste trame culturali, rivelando ancora una volta l\u2019intima consuetudine con la propria materia e la sua volont\u00e0 di mettersi integralmente in gioco nella scrittura.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Chi-e\u0300-cacciato-dal-Paradiso-2016-714x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27107 lazyload\" width=\"576\" height=\"824\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Chi-e%CC%80-cacciato-dal-Paradiso-2016.jpg?resize=576%2C824&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-27107\" width=\"576\" height=\"824\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Chi-e%CC%80-cacciato-dal-Paradiso-2016-scaled.jpg?resize=209%2C300&amp;ssl=1 209w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Chi-e%CC%80-cacciato-dal-Paradiso-2016-scaled.jpg?resize=480%2C688&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Chi-e%CC%80-cacciato-dal-Paradiso-2016-scaled.jpg?zoom=2&amp;resize=576%2C824&amp;ssl=1 1152w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Chi-e%CC%80-cacciato-dal-Paradiso-2016-scaled.jpg?zoom=3&amp;resize=576%2C824&amp;ssl=1 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una lettera del 2011 al critico d\u2019arte Alberto Zanchetta, Boatto riassumeva i temi del suo lavoro in un \u201celenco\u201d idiosincratico che assume ai nostri occhi il valore di un bilancio finale. Posto sotto il segno di un \u201csaggismo\u201d esteso \u201cal di l\u00e0 dell\u2019arte, nell\u2019esperienza diretta, personale e collettiva\u201d<a id=\"_ftnref20\" href=\"#_ftn20\">[20]<\/a>, ci\u00f2 che vi emerge \u00e8 una progressione dal micro al macrocosmo, complicata da un doppio movimento di sprofondamento ed elevazione, strategia indispensabile per eludere i meccanismi della ripetizione e conquistare un\u2019ardua lucidit\u00e0 su s\u00e9 stessi e il presente.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Oggetto &#8211; ready made \u2013 mega ready made (la stessa Terra inquadrata dal di fuori) (Pop Art &#8211; Lo sguardo dal di fuori &#8211; Della guerra e dell\u2019aria &#8211; La cura dell&#8217;edizione italiana del \u201cMarchand du Sel\u201d)<\/li><li>Negativo, morte (Cerimoniale di messa a morte interrotta &#8211; Della guerra e dell\u2019aria \u2013 Ghenos Eros Thanatos &#8211; Della ghigliottina considerata una macchina celibe).<\/li><li>Specchio, autocoscienza (Lo sguardo dal di. fuori \u2013 Narciso infranto.<\/li><li>L\u2019autoritratto\u2026 \u2013 Pistoletto dentro\/fuori lo specchio).<\/li><li>Eros (Ghenos Eros Thanatos \u2013 Eros mediterraneo \u2013 Casanova a Venezia).<\/li><li>Conquista dell\u2019elemento aria (Lo sguardo dal di fuori &#8211; Della guerra e dell\u2019aria)<\/li><li>Estensione dello spaesamento (Lo sguardo dal di fuori).<\/li><li>Rivoluzione spaziale (Lo sguardo dal di fuori &#8211; Della guerra e dell\u2019aria \u2013 La Terra, la vertigine nel 1987-1988)<a href=\"#_ftn21\" id=\"_ftnref21\"><sup>[21]<\/sup><\/a>.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se l\u2019arte ha per Boatto sempre a che fare con un\u2019alterit\u00e0, con qualcosa d\u2019altro dalla vita, con un\u2019<em>altra scena <\/em>dotata di una propria temporalit\u00e0, ecco che l\u2019indifferenza alla cronologia, alle scansioni della storia dell\u2019arte, il montaggio come metodo euristico divengono altrettanti caratteri indispensabili alla sua scrittura pi\u00f9 matura. Tutto in effetti appartiene per lui al non-tempo dell\u2019arte, e non contano pi\u00f9 neppure le barriere dello spazio, gli steccati che dividono le arti visive dalle altre arti, dalla letteratura, dalla filosofia. Con sottigliezza e ardore intellettuale, dolorosamente anche \u2013 la depressione \u00e8 stata costante sua compagna di vita \u2013 Boatto ha cos\u00ec trasformato la pratica della critica d\u2019arte in una peripezia dello sguardo, vero protagonista di una scrittura incentrata sui <em>modi di vedere<\/em>, alla comprensione dei quali non sono pi\u00f9 necessarie n\u00e9 limiti temporali n\u00e9 gli automatismi della storia dell\u2019arte. Ci\u00f2 che conta \u00e8 invece costruire un \u201ccontinuum di figure\u201d, siano artistiche, letterarie, mediali o del mondo storico, presentate in forma di costante interrogazione che coinvolge chi guarda tanto quanto ci\u00f2 che si guarda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tenendo assieme tutte queste componenti, Boatto addita col proprio lavoro una condizione paradossale: quella del sacrificio melanconico di un\u2019esistenza dedita, nell\u2019impossibilit\u00e0 di ogni esito pratico, al tentativo sempre incerto di guadagnarsi un futuro. Se la critica \u00e8 manifestazione di una forza debole, capace di operare solo in prossimit\u00e0 del suo oggetto, per Boatto essa \u00e8 stata anche, nel senso effettivo del suo accadere fuori e attraverso l\u2019opera, una forma di investimento esistenziale, di attenzione estrema, di veglia e di illuminazione.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Epitaffio-Roma-Galleria-LAttico-2006-1024x680.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27079 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"680\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-Epitaffio-Roma-Galleria-LAttico-2006.jpg?resize=1024%2C680&#038;ssl=1\" alt=\"\" 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style=\"font-size:14px\">solitario<br>ha dissipato ogni suo giorno<br>scavando cunicoli<br>per esporsi<br>alle <s>erosioni<\/s> radiazioni del mondo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-scrive-il-suo-epitaffio-Roma-Galleria-LAttico-2006-1024x687.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27081 lazyload\" width=\"768\" height=\"515\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Alberto-Boatto-scrive-il-suo-epitaffio-Roma-Galleria-LAttico-2006.jpg?resize=768%2C515&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-27081\" width=\"768\" height=\"515\" 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Archivi MAXXI Arte, Fondo Alberto Boatto, BOA\/COR\/II (E-M). Sulla vicenda di \u00abStilo\u00bb si veda il sito che ripropone testi e contributi di Marchetti, in particolare di Maria Virginia Cardi, <em>Rileggere&nbsp;<\/em>Stilo<em>, <\/em>consultabile all\u2019indirizzo http:\/\/www.antoniomarchetti.it\/2017\/06\/10\/rileggere-stilo\/.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Leonardo Sinisgalli, <em>I marted\u00ec colorati<\/em>, Immordino Editore, Genova 1967, p. 49.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> <em>Come dentro ad uno specchio. Arte, cultura e civilt\u00e0 in Alberto Boatto. A proposito della nuova edizione de <\/em>Lo sguardo dal di fuori, a cura di Roberto Lambarelli, \u201cArte e Critica\u201d, XX, 74, aprile-giugno 2013, p. 72.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> <em>RA2.<\/em> <em>L\u2019impatto percettivo. Seconda rassegna internazionale di arti figurative<\/em>, catalogo della mostra a cura di Alberto Boatto e Filiberto Menna (Amalfi, Antichi Arsenali della Repubblica, 19-30 maggio 1967), Tipografia Morara, Roma 1967.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> Alberto Boatto, <em>Pistoletto dentro\/fuori lo specchio<\/em>, Fantini, Roma 1969.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> Id., <em>Evento come avventura<\/em>, in \u201ccartabianca\u201d, 3, 1968, p. 6. Cfr. anche il mio saggio in questo stesso volume, pp. 96-117.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> <em>Come dentro ad uno specchio<\/em>, cit.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> Il titolo \u00e8 ispirato a quello del libro della psicoanalista francese Marie Bonaparte, <em>Chronos Eros Thanatos<\/em>, Imago Publishing Co., London 1952, tradotto in italiano da Maria Serena Mazzi come <em>Eros<\/em>, <em>Thanatos, Chronos. Ricerche psicoanalitiche sull\u2019amore, la morte e il tempo<\/em>, Guaraldi, Rimini 1973.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> <em>Ghenos Eros Thanatos<\/em>, a cura di Alberto Boatto, catalogo della mostra (Bologna, Galleria de\u2019 Foscherari, 15 novembre \u2013 16 dicembre 1974), Edizioni Galleria de\u2019 Foscherari, Bologna 1974. Ora in Id., <em>Ghenos, Eros, Thanatos e altri scritti sull\u2019arte 1968-1985<\/em>, a cura di Stefano Chiodi, L\u2019Orma, Roma 2016, p. 11.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> Alberto Boatto <em>Ghenos, Eros, Thanatos e altri scritti sull\u2019arte 1968-1985<\/em>, cit., p. 6.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> Alberto Boatto, <em>Cerimoniale di messa a morte interrotta<\/em>, Cooperativa Scrittori, Roma 1977, p. 28.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a> <em>Ibid<\/em>., p. 29-30.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[13]<\/a> Ivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[14]<\/a> Alberto Boatto, <em>Lo sguardo dal di fuori: nuove frontiere dello spazio e dell\u2019immaginario<\/em>, Cappelli, Bologna 1981; nuova edizione, Castelvecchi, Roma 2013. Id., <em>Dialogo dello psiconauta<\/em>, \u201csupplemento alfabeta\u201d, 6, 56, gennaio 1984, pp. IV-V, poi in Id., <em>Il dialogo dello psiconauta<\/em>, con tavole di Arnaldo Pomodoro e spartiti musicali di Giorgio Battistelli, Le parole gelate, Roma 1989. Entrambi poi in Id., <em>Lo sguardo dal di fuori<\/em>. <em>Seguito da Il dialogo dello psiconauta<\/em>, prefazione di Massimo Carboni Castelvecchi, Roma 2013. Si vedano anche sullo psiconauta le numerose carte autografe con appunti e disegni conservate negli Archivi MAXXI Arte, Fondo Boatto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn15\" href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> Ivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">[16] Id., <em>Della ghigliottina considerata una macchina celibe<\/em>, con sei disegni di Enzo Cucchi, Giancarlo Politi Editore, Milano 1988. Nuova edizione: Libri Scheiwiller, Milano 2008. Il libro era stato anticipato nei saggi omonimi usciti su\u201cFigure\u201d, 6, 1983, pp. 55-64 e su \u201calfabeta\u201d, 10, 110-111, luglio-agosto 1988, pp. 4-5.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref17\" id=\"_ftn17\">[17]<\/a> Id., <em>Della ghigliottina considerata una macchina celibe<\/em>, cit., p. 32.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref18\" id=\"_ftn18\">[18]<\/a> Id., <em>Della guerra e dell\u2019aria<\/em>, Costa &amp; Nolan, Genova 1992.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref19\" id=\"_ftn19\">[19]<\/a> Id., <em>Narciso infranto. L\u2019autoritratto moderno da Goya a Warhol<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1997; Id., <em>Eros mediterraneo<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1999; Id., <em>Di tutti i colori. Da Matisse a Boetti le scelte cromatiche nell\u2019arte moderna<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2008.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref20\" id=\"_ftn20\">[20]<\/a> Id., Lettera ad Alberto Zanchetta, 22 agosto 2011. Archivi MAXXI Arte, Fondo Alberto Boatto, BOA\/COR\/3 (O-Z).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref21\" id=\"_ftn21\">[21]<\/a> Ivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn22\" href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> Cfr. <em>D\u2019altronde sono sempre gli altri che muoiono.<\/em> <em>D\u2019ailleurs, c\u2019est toujours les autres qui meurent. Un epitaffio a sera<\/em>, catalogo di esposizione (Roma, L\u2019Attico, 3-26 marzo 2006), con un testo di Marco Lodoli e fotografie di Alessandro Vasari, Fabio Sargentini Associazione Culturale Galleria L\u2019Attico, Roma 2006.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Alberto Boatto, 1981, fotografia di Massimo Piersanti<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>La parabola intellettuale di Boatto \u00e8 stata quella di un uomo simultaneamente ai margini e al centro della vita culturale della propria epoca. 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Anatomia di un mito italiano\u201d (2021); \u201cLa bellezza difficile\u201d (2008), \u201cUna sensibile differenza\u201d (2006); \u00e8 uno degli autori di \u201cEspresso\u201d (2000). Ha curato edizioni di testi e cataloghi, tra cui Alexander Nagel e Christopher Wood, \u201cRinascimento anacronico\u201d (2024); \"L\u2019espace des images. Art et culture visuelle en Italie 1960-1975\" (con V. Da Costa, 2022); \u201csenzamargine\u201d, (con B. Pietromarchi, 2021); Marina Ballo Charmet, \u201cCon la coda dell\u2019occhio. Scritti sulla fotografia\u201d (2017); Alberto Boatto, \u201cGhenos Eros Thanatos e altri scritti sull\u2019arte\u201d 1968-2015 (2016); \u201cMarcel Duchamp. Critica, biografia, mito\u201d (2009); Achille Bonito Oliva, \u201cIl territorio magico\u201d (2009); Franco Cordelli, \u201cIl poeta postumo\u201d (2008); \u201cannisettanta\u201d (con M. Belpoliti e G. Canova, 2007); Odilon Redon, \u201cA se stesso\u201d (2000). Tra le mostre curate di recente: \"Giulia Piscitelli. Chiave terrestre\", Museo Storico Navale, Venezia, 2025; \"In viaggio per l\u2019arte. La Galleria Pieroni 1975-1992\", MAXXI, Roma 2025; \"Andrea Fogli. 7 Atlanti\", Mattatoio, Roma 2024; \u201cAlberto Boatto, Lo sguardo dal di fuori\u201d, MAXXI, Roma 2020; \u201cMarina Ballo Charmet. Fuori campo\u201d, Istituto italiano di cultura, Madrid, 2019. Ha organizzato convegni e condotto programmi culturali per Radio3 RAI. Scrive su \u201cIl Sole 24 Ore\u201d, \u201cil manifesto\u201d e altre testate; ha co-fondato nel 2011 e co-diretto fino al 2019 www.doppiozero.com. Ha tradotto, tra gli altri, testi di Jean-Christophe Bailly, Pierre Bourdieu, Jean Clair, Georges Didi-Huberman. 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