{"id":26307,"date":"2022-01-14T00:01:21","date_gmt":"2022-01-13T23:01:21","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=26307"},"modified":"2024-06-05T23:11:22","modified_gmt":"2024-06-05T21:11:22","slug":"foreste-di-codici-sui-paesaggi-di-davide-quayola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2022\/01\/14\/foreste-di-codici-sui-paesaggi-di-davide-quayola\/","title":{"rendered":"Foreste di codici. Sui paesaggi di Davide Quayola","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">La tecnica, come l\u2019arte, \u00e8 capace di capovolgere le nozioni usuali di visibile e invisibile: strati prima inaccessibili del cosmo appaiono grazie a una lente o a un congegno. Non si tratta per\u00f2 solo di potenza o grado, ma di generi di visione differenti. Dovremmo ricordarcene quando, per esempio, un dispositivo elabora l\u2019immagine di una foresta animata da una brezza, non cogliendo la coesione istantanea e semplice dell\u2019insieme, ma mappandola in nuvole di punteggiature. Nella traduzione di un flusso in poche operazioni matematiche, traccia un solco dal vivente stesso che l\u2019ha prodotta, rimanendovi per\u00f2 paradossalmente coinvolta. Se \u00e8 vero, quindi, che la macchina \u2018vede\u2019 solo qualcosa per cui \u00e8 costruita e programmata a vedere (ed entro i limiti della propria costituzione), ci\u00f2 che esprime \u00e8 un altro mondo, diverso e complementare, eppure immanente alla vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Visitando <em>Re-Coding<\/em>, la personale di Davide Quayola allestita in via del Corso dalla Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, si coglie subito una continuit\u00e0 di metodi con l\u2019estetica generativa (<a href=\"https:\/\/aiartists.org\/generative-art-design\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a> un breve <em>vademecum<\/em>). L\u2019idea alla base dell\u2019intero movimento \u00e8 che una variet\u00e0 imprevedibile di forme si propaghi a partire da poche, elementari linee di codice (motivo antichissimo dell\u2019atomismo, ripreso gi\u00e0 nel <em>Timeo<\/em> platonico). Si aprono cos\u00ec orizzonti molto ampi, che congiungono le belle arti alla matematica e alla biologia. Gli algoritmi generativi sono infatti un manipolo di formule magiche stilizzate, di<em> fiat<\/em> o <em>em\u00e9t<\/em> impressi su golem robotici, che ripropongono la tensione inesauribile tra differenza e ripetizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scorrendo i vari lavori che compongono <em>Re-coding<\/em>, ci si rende conto che <a href=\"https:\/\/quayola.com\/work\/series\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">la ricerca artistica di Quayola<\/a> tocca, pi\u00f9 o meno consapevolmente, tutti i punti salienti della questione, declinandoli con una certa ammiccante eleganza, nel confronto costante con la tradizione iconografica, l\u2019arte paesaggistica e l\u2019astrattismo. \u00a0Particolarmente presente \u00e8 la ripresa di motivi di Kandinskij, come la natura sinfonica e sinestetica degli elementi spaziali. Cos\u00ec, ad esempio, nelle installazioni e tele delle <em>Iconographies<\/em> (2020) le figure si risolvono in partiture e contrappunti di pi\u00f9 voci, rendendo il concentrarsi e dispiegarsi di un tema. Quayola accentua proprio questa tessitura armonica fondamentale: nelle <em>Strata series<\/em> gruppi di schermi trasmettono sequenze di pulsazioni e ticchettii che intonano l\u2019avvicendarsi periodico delle strutture geometriche. Le sezioni dell\u2019immagine si intrecciano e riscoprono reciprocamente, crescendo sovrapposte come arbusti: vita dalla vita ma di tipo nuovo, diverso. La presa di forma coincide con una polifonia di fasi che transitano sussultando l\u2019una sull\u2019altra: il diamante e il cristallo esaltano questa genesi poliedrica, individuando in ogni punto di equilibrio un momento della spinta a solidificarsi e sfaccettarsi. Tutto accade nello spazio numinoso del linguaggio algoritmico, dove regnano elementi figurativi minimi (triangoli, poligoni) che, come intervalli musicali o lettere dell\u2019alfabeto, si dispongono in combinazioni volatili. La pura <em>ars combinatoria<\/em> mette in luce in tal modo le dinamiche computazionali di stratificazione: sotto o \u2018dietro\u2019 la forma compiuta c\u2019\u00e8 infatti un impulso compositivo, un sottile meccanismo di ripetizione che si individua in giochi di superficie sempre nuovi. Per la macchina, infatti, le traiettorie che presiedono alla figurazione sono inscindibili dalle figure stesse: sono appunto <em>stratificazioni<\/em>, giochi di dimensioni mutevoli e intersecate.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/SERIES_Laocoon_Series-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26318 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/SERIES_Laocoon_Series.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-26318\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/SERIES_Laocoon_Series.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/SERIES_Laocoon_Series.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/SERIES_Laocoon_Series.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/SERIES_Laocoon_Series.jpg?resize=1536%2C864&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/SERIES_Laocoon_Series.jpg?resize=480%2C270&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/SERIES_Laocoon_Series.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption><em>Laocoon Series<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo studio analitico delle operazioni di superficie produce ancora risultati interessanti. In una grande installazione audiovisiva (<em>Pleasant Places<\/em>, 2019) si susseguono godibilissimi giochi di luce nelle riprese di giardini francesi disfatti e ricomposti. La macchina filma piante e fiori, ne traduce il movimento spontaneo nel passaggio da un insieme di rapporti funzionali a un altro. Isola i punti luce, li rende come fosforescenze e campiture simili a pitture impressioniste. Il colore condensa in mattoncini di nitore, i fruscii vegetali in bassi sintetici, mentre su uno schermo accanto (tutto \u00e8 gemellare) permane il filmato originale intatto. Risolto in amebe, il secondo paesaggio ricresce in composizioni floreali: all\u2019analisi segue una nuova sintesi. Ancora una volta viene completata e ricreata, procedendo per tentativi, un\u2019immagine iniziale sfibrata: forma dalla forma, forma come materia di formazioni future. Operazioni analoghe, concentrate stavolta sulle densit\u00e0 volumetriche, animano la serie della <em>Sculpture Factory<\/em>, cui appartengono le straordinarie variazioni sul <em>Laocoonte<\/em>: frutto di un programma che, analizzando frammenti di statue classiche, affida a un braccio meccanico il compito di ricomporne l\u2019interezza in guise innumerevoli, secondo quella scienza delle soluzioni potenziali che coincide qui <em>tout court<\/em> con l\u2019articolabilit\u00e0 intrinseca dei materiali.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Quayola-Remains-Provence-2020-inkjet-print-120-x-200cm-detail-5-e1590423441867-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26316 lazyload\" width=\"626\" height=\"938\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Quayola-Remains-Provence-2020-inkjet-print-120-x-200cm-detail-5-e1590423441867-683x1024.jpg?resize=626%2C938&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-26316\" width=\"626\" height=\"938\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Quayola-Remains-Provence-2020-inkjet-print-120-x-200cm-detail-5-e1590423441867.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Quayola-Remains-Provence-2020-inkjet-print-120-x-200cm-detail-5-e1590423441867.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Quayola-Remains-Provence-2020-inkjet-print-120-x-200cm-detail-5-e1590423441867.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Quayola-Remains-Provence-2020-inkjet-print-120-x-200cm-detail-5-e1590423441867.jpg?resize=480%2C720&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Quayola-Remains-Provence-2020-inkjet-print-120-x-200cm-detail-5-e1590423441867.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 626px) 100vw, 626px\" \/><\/noscript><figcaption><em>Remains<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ultimo lavoro di Quayola, forse il pi\u00f9 affascinante e <em>pop<\/em>, \u00e8 la selva magnetica della serie dei <em>Remains<\/em> (2020), prodotta da scansioni laser fotografiche di vaste foreste di pini, successivamente stampata in getti d\u2019inchiostro bianco su sequenze di pannelli neri. Espressione pi\u00f9 evidente di quell\u2019ibridazione dell\u2019immagine che muove la ricerca dell\u2019artista, qui il paesaggio \u00e8 tramutato definitivamente in ossature numeriche, negativi del movimento vitale polverizzato in grani di luce. Ci\u00f2 che emerge sono appunto queste tracce di flussi minimi, linee di forza e tensioni che imprimono sulle lastre, per cos\u00ec dire, l\u2019aspetto codificabile dell\u2019anima. Il <em>remain<\/em> \u00e8 questo residuo di un\u2019inconcepibile simbiosi tra il respiro collettivo dei boschi e il calcolo di un occhio inumano, ovvero tra l\u2019ambiente e la tecnica, aprendo a un dominio pi\u00f9 ampio di accoglienza e inclusione reciproci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma l\u2019opera invita ad altre considerazioni: presentando la forma come un insieme di vettori invisibili, sembra voler fissare l\u2019attimo stesso in cui il movimento si ingenera. Come in Kandinskij, i primi volumi si costruiscono a partire da impulsi ritmici (ci\u00f2 che il grande pittore russo chiamava \u00abl\u2019elemento spirituale\u00bb): anzitutto elasticit\u00e0 e tensioni <em>sul punto di incominciare<\/em>, fondo energetico dell\u2019evento creativo. La cinetica originaria del colore \u00e8 innescata, anche in questo caso, da poche stringhe di codice, traducendo l\u2019energia in informazione, la forma in formula. In tal modo lo sguardo meccanico astrae ci\u00f2 che il vivente non pu\u00f2 cogliere, proprio perch\u00e9 <em>vive<\/em> immediatamente, ma che riscopre come spazio fecondo di costituzione. \u00c8 questo incremento di potenziale in seno alla vita, anche in Quayola, l\u2019orizzonte creativo che i nuovi media aprono all\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/remains-provence-landscape.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26321 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"667\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/remains-provence-landscape.jpg?resize=1000%2C667&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-26321\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/remains-provence-landscape.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/remains-provence-landscape.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/remains-provence-landscape.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/remains-provence-landscape.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/remains-provence-landscape.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/noscript><figcaption><em>Remains, Provence landscape<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo una linea maggioritaria di pensatori \u2013 da Kapp a McLuhan, da Bergson a Merleau-Ponty \u2013 gli oggetti tecnici sono estensioni plastiche dell\u2019organismo, costruite spontaneamente per amplificare questa o quella funzione sensibile. Pur non essendo propriamente macchine, in effetti, noi siamo fatti delle stesse macchine che produciamo. La macchina \u00e8 parte della vita e del corpo, inclusa in essi, costituendone un\u2019angolatura particolare e una proiezione. Viceversa, potremmo allora dire, il vivente \u00e8 il limite del macchinale. Perci\u00f2 le tecnologie non prolungano solamente le nostre capacit\u00e0, ma ci dicono qualcosa su di noi che da soli non potremmo afferrare: a loro deleghiamo un\u2019autoreferenzialit\u00e0 impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Kapp invitava soprattutto a cogliere il rapporto privilegiato che la tecnica intrattiene con l\u2019<em>inconscio<\/em>: materializzando misteriose profondit\u00e0 della mente, viene performato uno spazio nuovo e ibrido. La macchina traccia cos\u00ec inedite vie di realizzazione di impulsi fondamentali, ricodificando quell\u2019aspirazione alla forma che incomincia sempre, simile a un sogno, nei meandri della materia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Davide Quayola<br><em><a href=\"https:\/\/www.fondazioneterzopilastrointernazionale.it\/project\/quayola-a-palazzo-cipolla\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Re-Coding<\/a><\/em><br>Roma, Palazzo Cipolla<br><em>Fino al 30 gennaio 2022<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82;font-size:15px\"><em>In copertina: un&#8217;opera della serie <\/em>Remains, <em>2020<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Visitando &#8220;Re-Coding&#8221;, la personale di Davide Quayola allestita a Roma dalla Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, si coglie subito una continuit\u00e0 di metodi con l\u2019estetica generativa. 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