{"id":25616,"date":"2021-12-26T00:01:17","date_gmt":"2021-12-25T23:01:17","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=25616"},"modified":"2024-06-06T21:01:02","modified_gmt":"2024-06-06T19:01:02","slug":"bellezza-che-cade","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/12\/26\/bellezza-che-cade\/","title":{"rendered":"Bellezza che cade","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">In <em>Idea della prosa<\/em> (Feltrinelli 1985; quindi, accresciuto, Quodlibet 2002), Giorgio Agamben ricorda, citando da quella piccola dissertazione sull\u2019impotenza della parola che \u00e8 <em>La Porta<\/em> l\u2019insistito ricorso, nella poesia di Giorgio Caproni, all\u2019<em>enjambement<\/em>, quale procedimento stilistico capace di divorare il verso, e quindi di ridurlo \u00aba quei soli elementi che permettono di attestarne la presenza\u00bb. \u00abLa tradizionale consistenza metrica del verso \u00e8 qui drasticamente contratta\u00bb, come a voler riecheggiare il pizzicato schubertiano del <em>Quintetto in Do maggiore<\/em>, nel quale si traduce l\u2019impossibilit\u00e0 di formulare compiutamente una frase melodica, e da cui, specialmente per i versi \u00absinghiozzanti di domande disperate\u00bb di <em>Poesia per l\u2019Adele<\/em> (1975), Caproni, da appassionato suonatore di violino, aveva dichiarato di aver tratto particolare ispirazione (<em>\u00abEra cos\u00ec bello parlare\u00bb. Conversazioni radiofoniche con Giorgio Caproni<\/em>, il melangolo 2004, p. 259). Del resto, aveva confidato in un\u2019intervista alla \u00abFiera letteraria\u00bb (19 gennaio 1975), la sua pi\u00f9 matura produzione poetica nasceva per intero dal desiderio di \u00abfar musica nuova diatonicamente slargando o comprimendo i classici accenti di tonica, quarta e dominante, con ampio uso, a <em>fine verso<\/em>, della settima diminuita\u00bb, volendo in tal modo esibire quella schisi fra elemento metrico ed elemento sintattico da cui la poesia, nella sua \u00abandatura bustrofedica\u00bb, sembra gemmare. La versura \u2013 osserva illativamente Agamben \u2013 \u00e8 infatti ci\u00f2 che \u00abcostituisce il nocciolo del verso\u00bb, e l\u2019<em>enjambement<\/em> ne espone il procedere oppositivo: \u00aball\u2019indietro (verso) e in avanti (prosa)\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/cy_twombly_winters_passage_tp10__0.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-25636 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"340\" height=\"631\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/cy_twombly_winters_passage_tp10__0.jpeg?resize=340%2C631&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-25636\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/cy_twombly_winters_passage_tp10__0.jpeg?w=340&amp;ssl=1 340w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/cy_twombly_winters_passage_tp10__0.jpeg?resize=162%2C300&amp;ssl=1 162w\" sizes=\"auto, (max-width: 340px) 100vw, 340px\" \/><\/noscript><figcaption>Cy Twombly, <em>Untitled<\/em>, 1984<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un analogo movimento di progressione e regressione caratterizza i versi finali della <em>Decima Elegia duinese<\/em> che si leggono trascritti da Cy Twombly nella scultura <em>Senza titolo<\/em> risalente al 1984, sulla quale si sofferma Agamben in <em>Bellezza che cade<\/em>: cos\u00ec s\u2019intitola un testo nato come introduzione al catalogo della mostra dell\u2019artista statunitense <em>8 Sculptures<\/em>, allestita presso l\u2019American Academy di Roma nel 1998, e che ora figura nell\u2019antologia di critiche e commenti d\u2019arte posta sotto il titolo di <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/04\/04\/philosophia-picta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Studiolo<\/em><\/a>: scoperto richiamo alla piccola stanza dei palazzi rinascimentali in cui il principe si ritirava a meditare circondato dai suoi dipinti d\u2019elezione e insieme, pi\u00f9 raccolto ma non meno festoso spazio annesso a quella \u00abtopologia del <em>gaudium<\/em> \u2013 da Agamben illustrata a partire da <em>Stanze<\/em> (Einaudi 1977) \u2013, attraverso la quale lo spirito umano risponde all\u2019impossibile compito di ci\u00f2 che deve, in ogni caso, restare inappropriabile\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I versi rilkiani, di cui la scultura di Twombly vorrebbe essere icono-grafia, paiono seguire, in un alternarsi d\u2019una ferale anabasi e catabasi, l\u2019ascesa e la caduta che accompagnano la conquista da parte del poeta d\u2019una superiore dimensione estetica: \u00abMa se risvegliassero, i morti senza fine, una metafora in noi, \/ vedi, indicherebbero gli amenti delle spoglie \/ avellane, penduli, oppure \/ la pioggia, che sulla scura terra cade a primavera. \u2013 \/ E noi, che la felicit\u00e0 la pensiamo \/ <em>in ascesa<\/em> sentiremmo la commozione, \/ che quasi ci atterra sgomenti, \/ per una cosa felice che <em>cade<\/em>\u00bb (traduzione di Anna Giavotto K\u00fcnkler, Einaudi-Gallimard 1995). A dare evidenza metrica a questa idea di caduta contribuisce qui \u2013 nota Agamben \u2013 l\u2019<em>enjambement<\/em> che spezza la coesione metrico-sintattica in modo particolarmente deciso sulla congiunzione disgiuntiva \u00aboppure\u00bb, di cui \u00abla frattura dello stelo o del tronco nella scultura di Twombly sembra ripeterne l\u2019asprezza\u00bb. Ma tale \u00abspezzatura\u00bb ulteriormente si proporrebbe negli ultimi versi: due versi elegiaci divisi in quattro emistichi, come se la cesura interna a ciascun verso dovesse tagliarlo in due met\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/particolare-scultura-Twombly.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-25640 lazyload\" width=\"466\" height=\"282\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/particolare-scultura-Twombly.jpg?resize=466%2C282&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-25640\" width=\"466\" height=\"282\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/particolare-scultura-Twombly.jpg?w=744&amp;ssl=1 744w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/particolare-scultura-Twombly.jpg?resize=300%2C182&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/particolare-scultura-Twombly.jpg?resize=480%2C291&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 466px) 100vw, 466px\" \/><\/noscript><figcaption><meta charset=\"utf-8\">Cy Twombly, <em>Untitled<\/em>, 1984 (particolare)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altrove, nel <em>Regno e la gloria<\/em> (Neri Pozza 2007), Agamben soffermandosi sugli inni composti da H\u00f6lderlin fra il 1800 ed il 1805 rileva come essi rappresentino l\u2019inverso simmetrico delle elegie rilkiane: mentre queste sono inni travestiti da elegie, il poeta svevo scrive invece elegie in forma di inni. Questa sorta di camuffamento si conclamerebbe anzitutto da un punto di vista metrico, spezzando il ritmo proprio dell\u2019innodia. Ad averlo riconosciuto \u2013 ricorda Agamben \u2013 fu in primo luogo quel Norbert von Hellingrath che poco pi\u00f9 che ventenne procur\u00f2, nel 1913, la prima edizione filologicamente accurata dell\u2019opera di H\u00f6lderlin. Questi, nel postumo <em>H\u00f6lderlin-Verm\u00e4chtnis. Forschungen und Vortr\u00e4ge ein Gedenkbuch zum 14. Dezember 1936<\/em> (F. Bruckmann A.G. 1936), sulla scorta degli insegnamenti della retorica ellenistica, aveva distinto fra una \u00abversificazione piana\u00bb e una \u00abversificazione dura\u00bb, in ragione \u00abdel carattere duro o piatto delle cesure fra i singoli elementi nei tre strati paralleli del poema: il ritmo delle parole, il <em>melos<\/em>, i suoni\u00bb. In particolare \u2013 notava von Hellingrath <em>\u2013 <\/em>nella versificazione piana, \u00abl\u2019immagine o il contesto ideale \u00e8 una unit\u00e0 tattica che subordina nella maggior parte dei casi pi\u00f9 parole [\u2026], il che vuol dire che la parola si presenta come elemento subordinato sempre eguale nelle tramandate unioni cristallizzate\u00bb. La versificazione dura, invece, \u00abfa di tutto per sottolineare la parola stessa e per farla restare impressa all\u2019ascoltatore, privandola maggiormente delle associazioni di sentimento e di immagine\u00bb. La cifra categorematica dei versi che compongono gli inni h\u00f6lderliniani ne decreterebbero dunque la loro deflagrazione e, al contempo, il loro contrarsi in una paralisi prosodica e semantica: la loro vocazione elegiaca, in quanto lamento per l\u2019impossibilit\u00e0 di farsi discorso sensato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono queste considerazioni che inducono Agamben, pur in modo allusivo, ad approfondire il commento alla scultura di Twombly, facendo richiamo alle <em>Note<\/em> di H\u00f6lderlin alle sue traduzioni di Sofocle, e segnatamente dell\u2019<em>Edipo<\/em> (si leggono ora, magistralmente curate da Luigi Reitani, nel \u00abMeridiano\u00bb <em>Prose, teatro e lettere<\/em>, Mondadori 2019). Qui \u00abla cesura o interruzione antiritmica\u00bb svolgerebbe, nella sequenza delle rappresentazioni, la funzione di esprimere \u00abla parola pura (<em>das reine Wort<\/em>)\u00bb o meglio, in luogo dell\u2019alternanza delle figurazioni, \u00abla figurazione (<em>Vorstellung<\/em>) stessa\u00bb, priva di ogni legame con un sistema di simboli semantici. Pu\u00f2 in tal senso sostenersi, per Agamben, \u2013 uso invero, notava un poco accigliato Claudio Giunta qualche anno fa su \u00ab<em>Ecdotica<\/em>\u00bb, a \u00abuno stile argomentativo peculiare, in cui una paziente, minuziosa erudizione apparecchia la strada a lampi assertivi perentori\u00bb \u2013 che l\u2019opera \u00e8 in s\u00e9 cesura che espone il proprio \u00abnucleo inoperoso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come esemplarmente mostrerebbero le ultime sculture di Twombly, ogni gesto creativo, tendendo verso il proprio acme, oscilla, come <em>L\u2019indiff\u00e9rent<\/em> di Watteau agli occhi di Paul Claudel, \u00abfra lo slancio e la marcia\u00bb (<em>L\u2019\u0153il \u00e9coute, <\/em>Gallimard 1946) come lungo un filo invisibile, sospeso tra un fare e un non-fare: punto di una decreazione in cui \u00abl\u2019arte sta miracolosamente ferma, quasi attonita\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Questa <\/em><em>hesuch\u00eda<\/em>, questa sospensione, \u00e8, secondo Agamben, da comprendere alla stregua d\u2019un \u00abattimo messianico\u00bb, in cui \u2013 come ha mostrato Carlo Ossola in uno splendido saggio, <em>Sospensione del tempo<\/em> (in <em>Il simbolismo del tempo<\/em>, Centro Internazionale di Studi Umanistici 1973) \u2013 la nostra sensibilit\u00e0 sembra percepire una forza numinosa capace di arrestare l\u2019ordine delle cose, quale visione, speranza, \u00ab\u201csogno fermo\u201d, atteso pi\u00f9 come mistero che come misura dell\u2019umano\u00bb. Seguendo anche ci\u00f2 che si legge nelle lezioni tenute da Agamben all\u2019Accademia di Architettura di Mendrisio fra l\u2019autunno 2012 e la primavera 2013, raccolte ora in <em>Creazione e anarchia<\/em> (Neri Pozza 2017), tale sospensione, sorta di spinoziana (<em>Etica<\/em>, IV, prop. 52, Dimostrazione) \u00ab<em>acquiescentia in se ipso<\/em>\u00bb, d\u2019ogni gesto artistico dovrebbe comprendersi come una inoperosit\u00e0 interna alla stessa prassi che accompagna e apre l\u2019opera alla sua pura possibilit\u00e0. Sotto questo riguardo lo spazio dell\u2019opera d\u2019arte circoscriverebbe una zona d\u2019indifferenza nell\u2019economia dei rapporti fra teoria e prassi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come ha efficacemente chiosato Andrea Cavalletti, \u00abl\u2019operazione che rende inoperosi gli esseri e le cose \u00e8 un\u2019ontologia paradigmatica, che revocando il primato dell\u2019atto revoca qualsiasi determinazione del soggetto\u00bb cos\u00ec da pervenire ad un s\u00e9 non ancora soggettivo (<em>Il filosofo inoperoso<\/em>, in <em>Giorgio Agamben. Ontologia e politica<\/em>, Quodlibet 2019). L\u2019ipseit\u00e0 diventa in questo contesto determinante per intendere il modo in cui la cosa si trascende verso il suo essere tale qual \u00e8. Non pu\u00f2 parlarsi, tuttavia, d\u2019una <em>pura intensificazione<\/em>, come avviene per il \u00ab<em>Selbst<\/em>\u00bb heideggeriano. Si tratta, piuttosto, di pensarla come una \u00abforma di vita\u00bb sottratta al dominio della morte. Di pensarla come \u201cidea\u201d che ha nondimeno \u2013 secondo le indicazioni che provengono dal <em>Timeo <\/em>platonico sulle quali Agamben di appunta in <em>Che cos\u2019\u00e8 la filosofia?<\/em> (Quodlibet 2016) \u2013 l\u2019esigenza di essere legata, ancorch\u00e9 \u00abin modo assai aporetico e difficilissimo da afferrare\u00bb, agli enti sensibili, sicch\u00e9 \u00abl\u2019idea e il sensibile saranno, insieme, due e uno. L\u2019idea non \u00e8 n\u00e9 la cosa n\u00e9 un\u2019altra cosa: \u00e8 la <em>cosa stessa<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 di questa \u00abcosa\u00bb che l\u2019arte di Twombly sembra sapere pi\u00f9 di altre serbare l\u2019impronta, impiegando quale proprio materiale la materia prima come ci\u00f2 che esiste prima della divisione del senso: anche se dalle sue tele e sculture \u00abscaturisce del senso \u2013 ha scritto Roland Barthes in <em>Saggezza dell\u2019arte<\/em> (in <em>L\u2019ovvio e l\u2019ottuso<\/em>, Einaudi 1985) \u2013 la matita e il colore rimangono \u00abcose\u00bb, sostanze ostinate, il cui \u201cesserci\u201d non pu\u00f2 essere impedito da nulla (da nessun senso a posteriori)\u00bb; &nbsp;e in ci\u00f2 essa appare del tutto analoga all\u2019opera trasmutativa dell\u2019alchimista: estratta la parte materiale dai corpi o disintegrate le cose oltre la loro <em>prima materia<\/em> si scopre \u2013 annotava Thomas Brown nella <em>Religio Medici<\/em> \u2013 \u00abil mutamento finale grazie al quale \u00e8 portato a perfezione quel nobile estratto che \u00e8 il Microcosmo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82;font-size:15px\"><em>In copertina: Cy Twombly<\/em>, Achilles Mourning the Death of Patroclus, <em>1962, (particolare) photo\u00a9Philippe Migeat \u00a9Centre Pompidou<\/em> <\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>I versi rilkiani, di cui la scultura di Twombly vorrebbe essere icono-grafia, paiono seguire, in un alternarsi d\u2019una ferale anabasi e catabasi, l\u2019ascesa e la caduta che accompagnano la conquista da parte del poeta d\u2019una superiore dimensione estetica: \u00abMa se risvegliassero, i morti senza fine, una metafora in noi, \/ vedi, indicherebbero gli amenti delle spoglie \/ avellane, penduli, oppure \/ la pioggia, che sulla scura terra cade a primavera. \u2013 \/ E noi, che la felicit\u00e0 la pensiamo \/ in ascesa sentiremmo la commozione, \/ che quasi ci atterra sgomenti, \/ per una cosa felice che cade\u00bb<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":39,"featured_media":25632,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[419],"tags":[1488,299,243,1325],"coauthors":[1795],"class_list":["post-25616","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-agamben","tag-cy-twombly","tag-giorgio-agamben","tag-luigi-azzariti-fumaroli","tag-rainer-maria-rilke","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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