{"id":23611,"date":"2021-10-31T00:01:40","date_gmt":"2021-10-30T22:01:40","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=23611"},"modified":"2024-06-06T21:07:05","modified_gmt":"2024-06-06T19:07:05","slug":"michele-mari-capriccio-con-figure-e-tracce-di-leggenda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/10\/31\/michele-mari-capriccio-con-figure-e-tracce-di-leggenda\/","title":{"rendered":"Michele Mari, capriccio con figure e tracce di leggenda","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Nelle sue <em>Conversazioni con Kafka <\/em>Gustav Janouch racconta che lo scrittore praghese, \u00abil dottor Kafka\u00bb come lo chiamava lui, a proposito di un non meglio precisato autore moderno sentenzi\u00f2 che il tono di un poeta \u00abdipende sempre dalle pale d\u2019altare della sua giovent\u00f9\u00bb. Le \u00abpale d\u2019altare\u00bb di Michele Mari sono ben note ai suoi lettori e comprendono, tra le altre cose, dimore e oggetti d\u2019affezione, lari ominosi, memorabilia-feticcio, visitazioni notturne da parte di viscidi e malintenzionati abitatori delle tenebre. Ma soprattutto tonnellate di carta, piramidi di pagine lette, mausolei tipografico-mentali ricolmi di storie e personaggi amati, da Wells agli eroi di Urania, da Stevenson ai <em>fool <\/em>di Jacovitti. Il culto che lo scrittore consacra a questi idoli \u00e8 connesso a un esplicito, rivendicato rifiuto dell\u2019et\u00e0 adulta (misera e normalizzata) e alla sacralizzazione della leggendaria stagione infantile: che \u00e8 poi l\u2019incanto e il tremore dell\u2019ideale, del platonismo cristallino, di contro allo sfacelo del tempo devastatore. Meglio le macerie delle illusioni, dei desideri, delle fibrillazioni fanciullesche piuttosto che la miope, smemorata, bestiale colata lavica del crescere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era dunque inevitabile che il campo semantico delle rovine, cos\u00ec fortemente connotato dal pensiero e dall\u2019arte sette-ottocenteschi \u2013 subito ci si sovviene delle citt\u00e0 sepolte e riaffiorate, della ricerca antiquaria, dell\u2019estetica dei F\u00fcssli, dei Friedrich, dei Piranesi con i loro ruderi di immemorabile vetust\u00e0 \u2013 assumesse un ruolo di primo piano nella sua opera. <em>Le maestose rovine di Sferopoli<\/em>, ultima fatica di Mari, \u00e8 un titolo che condensa alla perfezione il duplice immaginario di un secolo dominato per un verso dai grandi esumatori del passato (Winckelmann), per un altro verso dagli arditi visionari dell\u2019utopia neoclassica. Lo stesso toponimo, Sferopoli, riecheggia chimere architettoniche come il folle cenotafio di Newton firmato da \u00c9tienne-Louis Boull\u00e9e, o il <em>Progetto per una casa delle guardie campestri <\/em>di Claude-Nicolas Ledoux. Eppure la civilt\u00e0 dei Lumi occupa un posto piuttosto marginale nel libro, e anche la metropoli scomparsa \u00e8 menzionata solo di sfuggita. E allora, perch\u00e9 questo titolo?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/BOULLEE-NEWTON-1024x614.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-23648 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"614\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/BOULLEE-NEWTON.jpg?resize=1024%2C614&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-23648\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/BOULLEE-NEWTON.jpg?resize=1024%2C614&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/BOULLEE-NEWTON.jpg?resize=300%2C180&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/BOULLEE-NEWTON.jpg?resize=768%2C461&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/BOULLEE-NEWTON.jpg?resize=480%2C288&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/BOULLEE-NEWTON.jpg?w=1536&amp;ssl=1 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>\u00c9tienne-Louis Boull\u00e9e, progetto per il Cenotafio di Newton, 1784<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La risposta, forse, viene dalla copertina. Vi vediamo raffigurato uno scenario naturale, uno scorcio di terra volto in paesaggio fantastico. Nell\u2019angolo in basso a sinistra si accampano due minuscole sagome, due viaggiatori intenti ad ammirare il prodigio geologico: saranno forse Goethe, Lord Byron, Montesquieu&#8230; o addirittura il Marquis de Sade che, con un <em>d\u00e9tour<\/em> nel <em>Grand Tour<\/em>, hanno deciso di fermarsi a visitare il sito di Sferopoli? Il risvolto di copertina ci informa che l\u2019immagine rielabora graficamente una tavola del trattato <em>Min\u00e9ralogie des volcans<\/em> del 1784. Un tomo destinato \u2013 spiega l\u2019autore, l\u2019illuminista Faujas de Saint-Fond \u2013 a dare sistemazione scientifica a una materia oscura, caotica, quale lo studio dei fuochi sotterranei. L\u2019intento che lo ha mosso, scrive, \u00e8 stato quello \u00abde se former des id\u00e9es plus claires, et beaucoup plus distinctes de cette nombreuse suite d\u2019objets, qui effrayoient l\u2019imagination, lorsqu\u2019on jetoit les yeux sur ce vaste tableau, o\u00f9 l\u2019on ne voit que de grandes et lugubres ruines form\u00e9es par l\u2019entassement d\u2019une multitude de mati\u00e8res de toute esp\u00e8ce, qui ont \u00e9t\u00e9 longtemps et \u00e0 plusieurs reprises la proie des feux souterrains\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Copertina-646x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-23652 lazyload\" width=\"511\" height=\"810\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Copertina.jpg?resize=511%2C810&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-23652\" width=\"511\" height=\"810\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Copertina.jpg?resize=646%2C1024&amp;ssl=1 646w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Copertina.jpg?resize=189%2C300&amp;ssl=1 189w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Copertina.jpg?resize=768%2C1217&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Copertina.jpg?resize=969%2C1536&amp;ssl=1 969w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Copertina.jpg?resize=480%2C761&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Copertina.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 511px) 100vw, 511px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa landa minerale che si staglia davanti al viaggiatore\/lettore sbalordito pu\u00f2 allora essere letta come una metafora della poetica d\u2019autore: <em>sta per<\/em> l\u2019incanto e il tremore del platonismo cristallino ridotto, dalla furia eruttiva dei giorni, a un ammasso di <em>grandes et lugubres ruines<\/em>. \u00abEssendo la vita corruzione ed abiura\u00bb, si leggeva in <em>Tu, sanguinosa infanzia<\/em>, \u00abdovrebbe essere altissimamente morale contrapporre alla sua ruina il movimento contrario del riscatto, del disseppellimento affettuoso\u00bb. Se a questo sommiamo un passo illuminante dei <em>Demoni e la pasta sfoglia<\/em> (\u00abla rovina pirica \u00e8 inscritta nella genesi del neoclassicismo\u00bb) ecco che il cerchio, \u00e8 il caso di dirlo, pare chiudersi: archeologo del proprio immaginario, lo scrittore riporta alla luce con accanito slancio i resti del sogno, facendone materia di piroclastica letteratura. Sferopoli \u00e8 la sua citt\u00e0 celeste, miraggio struggente di un altrove (trascorso) verso cui si anela tornare (nostalgia).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il libro raccoglie venticinque capricci, venticinque prose brevi estremamente eterogenee (dal racconto al diario, dal dialogo al romanzo epistolare: quasi un\u2019enciclopedia della virtuosistica versatilit\u00e0 dello scrittore milanese) che potremmo definire, con parola d\u2019autore, una serie di variazioni (<em>Variazioni Goldberg<\/em> \u00e8 il titolo di uno dei capitoli). Ma il procedimento messo in campo da Mari pu\u00f2 far pensare anche a un\u2019altra pratica, stavolta di natura cinematografica: quella, in voga ai tempi del muto, del bagno di colore. In occasione di proiezioni particolarmente prestigiose alcune pellicole venivano virate al verde, al rosso, al giallo, onde ottenere dei cromatismi atmosferici che conferissero particolari risonanze alla materia narrata. Qualcosa di simile fa Mari sin dalla citata copertina, nella quale appunto un\u2019illustrazione scientifica, un <em>tableau<\/em> esplicativo-catalogatorio, si vela di risonanze fantastico-soprannaturali. E poi, i testi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello di apertura, <em>Strada provinciale 921<\/em>, riscrive il modello convenzionale della guida tascabile per turisti (in particolare, credo, la <em>Guida d\u2019Italia<\/em> del Touring Club) volgendolo al seppia di una demonicit\u00e0 strapaesana, a met\u00e0 strada tra le desolazioni odeporiche lovecraftiane (<em>The Nameless City<\/em> e dintorni: plaghe maledette, dettagli raccapriccianti) e il sarcasmo gaddiano verso il <em>genius loci<\/em> elevato a feticcio (con la sua trimurti arcitalica: specialit\u00e0 locali, festivit\u00e0 caratteristiche, luoghi da visitare \u2013 ingiuntivamente). <em>Il falcone<\/em>: il nero pece dell\u2019horror pi\u00f9 efferato imbratta la novella boccacciana, per cui la storia di Federigo degli Alberighi (<em>Decameron<\/em> V, 9), invece di concludersi \u00abfelicemente\u00bb, si avvita sui \u00abfieri o sventurati accidenti\u00bb del protagonista, riuscendo in un <em>loop<\/em> infernal-escatologico (come in certi episodi di <em>Twilight Zone<\/em>). <em>Boletus edulis<\/em>:una storiaccia di provincia alla Piero Chiara \u00e8 imbevuta di grottesco affabulatorio, tra contaminazione del maligno (il non reversibile corso della violenza nel <em>folk horror<\/em>: le fiabe popolari; Stephen King) e il genio di Poe per il salto nel delirio. Il racconto peraltro si incentra su un tema caro all\u2019autore come quello del cibo affatturato, della gastronomia scomunicata (<em>boletus diaboli<\/em>?),che in toni pi\u00f9 leggeri ritroviamo anche nell\u2019operetta morale, in zona dramma buffo (se pu\u00f2 darsi un tal <em>crossover<\/em>), <em>Dialogo fra Leopold Mozart, Wolfgang Amadeus Mozart e un venditore di formaggi<\/em>. E ancora: <em>Argilla <\/em>stende una mano di pigmento gotico sul racconto <em>yiddish<\/em> metafisico-parenetico (infondendovi pure una stilla di sangue sillografo); <em>Panopticon <\/em>fa gocciare la <em>ruminatio <\/em>dostoevskianasulla visionaria distopia benthamiana; <em>Le fonti del mondo <\/em>immerge la filologia nel pop fino ad affogarla in abissi borgesiani; <em>Sghru<\/em>, gioiello godurioso per docenti frustrati,lovecraftizza l\u2019esperienza puramente surreale di interrogare uno studente-alieno sul cui pianeta, <em>horribile dictu<\/em>, si ignorano il nome di Foscolo, l\u2019arte sua e persino le pi\u00f9 elementari nozioni di metrica. E via dicendo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/TwilightZone-ROd-Serling-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-23657 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/TwilightZone-ROd-Serling.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-23657\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/TwilightZone-ROd-Serling.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/TwilightZone-ROd-Serling.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/TwilightZone-ROd-Serling.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/TwilightZone-ROd-Serling.jpg?resize=1536%2C864&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/TwilightZone-ROd-Serling.jpg?resize=2048%2C1152&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/TwilightZone-ROd-Serling.jpg?resize=480%2C270&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/TwilightZone-ROd-Serling.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Rod Serling in <em>The Twilight Zone<\/em> (<em>Ai confini della realt\u00e0<\/em>)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gioco, estremamente sottile \u2013 e dunque bisognoso di un tocco sensibilissimo \u2013 funziona per due ragioni, entrambe legate alla mirabile perizia di uno dei massimi prosatori italiani viventi. Al primo motivo abbiamo accennato pi\u00f9 sopra: com\u2019\u00e8 prerogativa dei veri, grandi scrittori, Mari possiede un compatto, coeso, riconoscibile mondo mentale, uno sterminato patrimonio di \u00abpale d\u2019altare\u00bb, per tenerci all\u2019immagine di Kafka, fittamente stipato in ogni luogo dell\u2019opera. I venticinque capricci funzionano perch\u00e9 ciascuno di loro, pur nell\u2019estrema variet\u00e0, \u00e8 impastato con la stessa materia di cui son fatti gli incubi d\u2019autore, ai quali del resto \u00e8 dedicato quel diario estemporaneo dell\u2019attivit\u00e0 mentale notturna, con le sue brave coincidenze fantastiche (nel senso proprio di <em>autoschediazein<\/em>), che \u00e8 il brano <em>Oniroschediasmi<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo motivo per cui il gioco di Mari regge \u00e8 la forza dello stile. E penso non solo alla maestria sintattica, alle allusioni e <em>signatur\u00e6<\/em> auliche rivelatrici di un gusto linguistico impeccabile, ma anche al sapiente ricorso ai meccanismi di genere, come la capacit\u00e0 di dar corso ordinario allo straordinario, la tecnica accelerativo-agonica della <em>surench\u00e8re<\/em>, fino all\u2019ampia gamma dei toni adottati: refertuale, avventuroso, filosofico, tragico, satirico (si veda <em>Il senso della storia<\/em>, apologo amaro sull\u2019idiozia del presente). Non manca neppure il registro comico, ma di un comico impassibile, raggelato, direi quasi polanskiano, come nel caso degli scambi tra l\u2019ingegner Cippa e la signora Dal Pozzo di <em>Con gli occhi chiusi<\/em>. I maestri di questa altissima maniera di marca espressivo-espressionista, \u00e8 chiaro, sono i soliti noti, Gadda, Landolfi, Manganelli: coloro cio\u00e8 che meglio di tutti hanno saputo intingere la penna nel nero inchiostro delle ossessioni private, sondando maniacalmente ogni implausibile (inattuale, antirealistica, patologica) possibilit\u00e0 narrativa, dissotterrando dai deserti campi della tradizione le parole necessarie ad affabulare mondi extra-ordinari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sferopolis delenda est<\/em>, tuon\u00f2 Crono, o Efesto, o forse fu Gatanothoa figlio di Ctulhu, <em>Lord of the Volcano<\/em>: ma nessuna di queste abominevoli divinit\u00e0 pu\u00f2 impedirci di visitare le vestigia della citt\u00e0 perduta, di tramandarne la leggenda, di abitare con la mente quel nulla d\u2019inesauribile orrore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Michele Mari<br><em><a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/narrativa-italiana\/narrativa-italiana-contemporanea\/le-maestose-rovine-di-sferopoli-michele-mari-9788806250607\/\">Le maestose rovine di Sferopoli<\/a><\/em><br>Einaudi 2021, pp. 176, \u20ac 18<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82\"><em>In copertina: tavola tratta dal volume <\/em>Min\u00e9ralogie des volcans<em>, di <em>Barth\u00e9lemy Faujas de Saint-Fond<\/em><\/em>, <em>1784<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Le maestose rovine di Sferopoli&#8221;, ultima fatica di Mari, \u00e8 un titolo che condensa alla perfezione il duplice immaginario di un secolo dominato per un verso dai grandi esumatori del passato (Winckelmann), per un altro verso dagli arditi visionari dell\u2019utopia neoclassica. 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