{"id":22744,"date":"2021-10-22T00:01:23","date_gmt":"2021-10-21T22:01:23","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=22744"},"modified":"2024-06-06T21:07:39","modified_gmt":"2024-06-06T19:07:39","slug":"pro-domo-mea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/10\/22\/pro-domo-mea\/","title":{"rendered":"Pro domo mea","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Secondo facchino: Ma lei non avr\u00e0 pi\u00f9 posto<br>Signore: Come no. <em>(Si siede nella poltrona, entro il cerchio)<\/em> Visto?<meta charset=\"utf-8\"><a href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Chez soi<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il nuovo inquilino<\/em> \u00e8 il titolo di una pi\u00e8ce di Eug\u00e8ne Ionesco scritta il 14-16 settembre 1953 e rappresentata per la prima volta in Finlandia nel 1955 e al Th\u00e9\u00e2tre d\u2019Aujourd\u2019hui a Parigi nel settembre 1957. Quattro gli attori, anche se i veri protagonisti non sono gli umani bens\u00ec il mobilio che man mano ingombra la scena fino ad assediare l\u2019inquilino. Semplice la storia, fedele allo stile di Ionesco: un uomo si trasferisce in un appartamento vuoto al sesto piano di un palazzo parigino. Quando il sipario si alza non c\u2019\u00e8 altro che una stanza buia senza mobili e aperta verso l\u2019esterno da una finestra sulla parete di fondo e da due porte a due battenti sulla destra e sulla sinistra. A popolare la scena spoglia \u00e8 il fracasso proveniente da dietro le quinte, quello della citt\u00e0 che invade l\u2019alcova domestica e abbatte la barriera tra esterno e interno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per esperienza, mi aspetto che l\u2019affittuario viaggi leggero, invece l\u2019atto unico de <em>Il nuovo inquilino<\/em> consiste nel progressivo ingresso sulla scena di mobili su mobili che due facchini spingono dentro dai due ingressi laterali. Entrano in scena i primi due sgabelli, poi diversi vasi, poi una valigia. I facchini li portano facendo molto rumore e barcollando dalla fatica nonostante sembrino leggerissimi: \u201cMano a mano che gli oggetti trasportati saranno pi\u00f9 grandi e sembreranno pi\u00f9 pesanti i facchini avranno l\u2019aria di portarli con maggior facilit\u00e0; alla fine, sar\u00e0 come un gioco\u201d<a href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>, precisa Ionesco. I mobili&nbsp; \u2013 \u201csedie, paraventi, lampade a piedistallo, pile di libri\u201d<a href=\"#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> \u2013 entrano in un secondo momento, con una solennit\u00e0 da attori consumati. I facchini li dispongono in ogni vano seguendo le indicazioni precise del signore che, munito di un metro a nastro, misura il suolo, traccia col gesso un cerchio a terra e procede con una mappa mentale da registro catastale. \u201cEcco, comincia a prender forma. Sar\u00e0 abitabilissimo. Non sar\u00e0 niente male\u201d<a href=\"#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>, esclama quando una prima fila di mobili ricopre le pareti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Primo facchino: Ma dove sistemer\u00e0 il resto?<br>Signore: Non abbia paura, signore, ho pensato a tutto, vedr\u00e0, ci sar\u00e0 spazio abbastanza<meta charset=\"utf-8\"><a href=\"#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sar\u00e0. Dei suoi mobili sono ormai piene le scale del palazzo, il cortile, le strade, le vie sotterranee della metro. Paralizzata \u00e8 la citt\u00e0: \u201cLa Senna non scorre pi\u00f9. Bloccata, anche lei. Rimasta senz\u2019acqua\u201d<a href=\"#_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>. Un intasamento urbano cui corrisponde la progressiva paralisi motoria del protagonista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre i mobili stringono il cerchio attorno a lui, la scena si fa silenziosa: quei mobili che entravano con gran trambusto ora scivolano sulla scena leggeri, come sospinti da una coazione sconosciuta. Il signore si limita a indicare con lenti gesti della mano la collocazione del mobilio, un\u2019orchestrazione che non ha bisogno di tante spiegazioni. Il cerchio si fa letterale quando vengono sistemati i paraventi che cingono il signore su tre lati, lasciando libero solo quello che lo mostra al pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli ultimissimi mobili entrano dal soffitto scorrevole, ultimo ritrovato della casa moderna. Quando si chiude, l\u2019appartamento diventa un vero e proprio sarcofago che sancisce l\u2019inevitabile intombamento del nuovo inquilino. Un inquilino cui sfugge quel piacere delle case vuote, quando ci sembra che potremmo vivere per sempre con un materasso a terra, tra pareti bianche e l\u2019eco che producono i nostri passi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Murato in casa, protetto da ogni sollecitazione esterna, ridotti gli stimoli vitali, l\u2019inquilino non ha tuttavia l\u2019impressione di soffocare ma si sente finalmente al sicuro, nel caldo abbraccio dei suoi mobili. Non depresso ma rappacificato in quanto riparato dalla citt\u00e0, dal parlottio della portinaia, dai due facchini, dalla luce esterna. Finalmente solo con le sue cose, finalmente <em>chez soi<\/em>. Un suicidio lento in realt\u00e0, come chiudersi in cella e buttare via la chiave dalle sbarre della finestra. \u201cSpegnete la luce\u201d sono le sue ultime parole indirizzate ai facchini, prima che la scena torni buia come lo era all\u2019inizio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Le_nouveau_locataire_de_Euge\u0300ne_...Weill_E\u0301tienne_btv1b8539807k-e1634813570250-778x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-23381 lazyload\" width=\"778\" height=\"1024\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Le_nouveau_locataire_de_Euge%CC%80ne_...Weill_E%CC%81tienne_btv1b8539807k-e1634813570250-778x1024.jpeg?resize=778%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-23381\" width=\"778\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Le_nouveau_locataire_de_Euge%CC%80ne_...Weill_E%CC%81tienne_btv1b8539807k-e1634813570250.jpeg?resize=778%2C1024&amp;ssl=1 778w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Le_nouveau_locataire_de_Euge%CC%80ne_...Weill_E%CC%81tienne_btv1b8539807k-e1634813570250.jpeg?resize=228%2C300&amp;ssl=1 228w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Le_nouveau_locataire_de_Euge%CC%80ne_...Weill_E%CC%81tienne_btv1b8539807k-e1634813570250.jpeg?resize=768%2C1011&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Le_nouveau_locataire_de_Euge%CC%80ne_...Weill_E%CC%81tienne_btv1b8539807k-e1634813570250.jpeg?resize=480%2C632&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Le_nouveau_locataire_de_Euge%CC%80ne_...Weill_E%CC%81tienne_btv1b8539807k-e1634813570250.jpeg?w=973&amp;ssl=1 973w\" sizes=\"auto, (max-width: 778px) 100vw, 778px\" \/><\/noscript><figcaption><meta charset=\"utf-8\"><em>Le nouveau locataire<\/em>, de Eug\u00e8ne Ionesco. Mise en sc\u00e8ne de Robert Postec, 1957;  photos Etienne Bertrand Weill<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Encombrement<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ionesco scrive <em>Il nuovo inquilino<\/em> dopo il pi\u00f9 celebre <em>Amedeo o Come sbarazzarsene,<\/em> storia di un defunto che continua a crescere dentro casa. Con un effetto pi\u00f9 realista e meno morboso, qui sono i mobili a proliferare. Il dispositivo drammaturgico \u00e8 un meccanismo ben oliato che lo spettatore coglie al volo, seguendo divertito la logica spietata fino al finale senza sorprese. Una storia semplice movimentata grazie alla messinscena della forza lavoro dei due facchini che entrano ed escono da direzioni opposte, trasportando mobili sempre pi\u00f9 grandi che passano a stento attraverso gli infissi. Una coreografia che fa de <em>Il nuovo inquilino<\/em> una sorta di performance e che m\u2019immagino ben rappresentata all\u2019interno di un museo d\u2019arte contemporanea, con tanto di omaggio al Merzbau di Schwitters.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tanto movimento e poche parole, concentrate nel personaggio caricaturale della portinaia che accoglie il nuovo inquilino con la sua logorrea, con un monologo che affannosamente si fa le domande e si d\u00e0 le risposte, interrotto solo dai singhiozzi e dai monosillabi del suo interlocutore. Questi si mostra posato, laconico ma scocciato dall\u2019insistenza dell\u2019incontenibile ed esagitata portinaia: \u201cMa non abbia paura, signore, \u00e8 solida la casa, non \u00e8 stata fatta ieri, oggi non se ne fanno pi\u00f9, cos\u00ec\u2026 Si trover\u00e0 bene qui\u201d<a href=\"#_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>. E mentre lei&nbsp; s\u2019incaponisce per spalancare la finestra, lui \u2013 flemmatico ma fermissimo quando necessario \u2013 insiste per lasciarla chiusa. Siparietti dal sicuro effetto comico e che, esaurendo la parola, lasciano il posto al valzer dei gesti operosi dei facchini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La loro conversazione resta fattuale, troppo presi a lavorar di braccia per intavolare una discussione col signore e chiedergli cosa diavolo lo spinge ad accumulare tanti mobili da rendergli la vita impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 chiaro che il nuovo inquilino costruisce un rifugio \u2013 il pi\u00f9 classico che riesco a immaginare \u2013 all\u2019interno di una casa con l\u2019idea di cominciare daccapo o di farla finita per sempre. Ma \u00e8 altrettanto chiaro che il suo <em>horror vacui<\/em> finir\u00e0 non solo per far implodere l\u2019<em>int\u00e9rieur<\/em> borghese, rendendolo simile a un sepolcro, ma per trangugiarlo <em>pro domo sua<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questa pi\u00e8ce allude Maurice Blanchot in un breve testo poco noto, <em>La conquista dello spazio<\/em>, di cui a lungo, perso l\u2019originale, \u00e8 circolata solo la traduzione italiana apparsa ne \u201cIl menab\u00f2\u201d nel 1964. Blanchot oppone il nuovo inquilino al cosmonauta sovietico Jurij Gagarin. La conquista spaziale infatti affranca l\u2019uomo dallo spazio terrestre, sconfigge quell\u2019uomo \u201cche ha come suprema aspirazione di abitare la terra e che la terra ha, che sa appropriarsi e aggrapparsi, incrostato per sempre dove si trova, nella propria tradizione, nella propria verit\u00e0, nella propria storia, e non vuole che si attenti alle sedi sacre del bel paesaggio e del grande passato\u201d. Insomma \u201cGagarin ci ha, per un momento, affrancati da un tale uomo e alleviati della sua suppellettile [<em>encombrement<\/em>] millenaria\u201d<a href=\"#_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Librandosi nello spazio cosmico, Gagarin si affranca dalla stessa idea di <em>encombrement <\/em>o ingombro: non evolviamo pi\u00f9 in un mondo di cose che occupano (cio\u00e8 sottraggono) uno spazio, in un mondo di masserizie come quello che Ionesco mette in scena, bens\u00ec in uno spazio celeste che \u00e8 pura estensione. Dalle quattro mura di una stanza asfittica l\u2019uomo \u00e8 catapultato nell\u2019avventura astronomica.<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il Bartleby dei mobili<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Circondarsi di mobili o diventare mobile? Domanda peregrina ma non troppo, mi dico quando m\u2019imbatto nel caso del pittore Cl\u00e9ment Cadou, uno dei tanti Bartleby che popolano il mirabolante <em>Bartleby e compagnia.<\/em> Qui Enrique Vila-Matas dialoga con le <em>Cronache di Bustos Domecq<\/em> di Borges e Casares. Cadou \u00e8 un aspirante scrittore che a soli quindici anni ha la fortuna di fare la conoscenza di Witold Gombrowicz, invitato a cena grazie all\u2019amicizia dei suoi genitori quando vivevano a Buenos Aires negli anni cinquanta. I genitori hanno grandi aspettative da questo incontro, un\u2019occasione per spronare la giovane promessa e permettergli di raggiungere la stessa celebrit\u00e0 dello scrittore che pi\u00f9 amava. Ma quella sera le cose vanno diversamente e Cadou resta s\u00ec impressionato dal trovarsi in casa il celebre scrittore polacco, ma al punto da restare paralizzato e ammutolito. Ha la sensazione di essere simile ai mobili del salotto in cui tirano fino a tardi la serata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 cos\u00ec che, abbandonato qualsiasi progetto letterario, Cadou scopre la sua vena pittorica e si mette a dipingere nient\u2019altro che mobili recanti lo stesso titolo spiazzante: <em>Autoritratto<\/em>. Si compie cos\u00ec quel <em>divenire mobile<\/em> di un artista di cui una considerazione affrettata non permette di cogliere la natura profondamente concettuale della sua opera. Un\u2019opera che porta all\u2019estremo il celebre adagio leonardiano per cui ogni pittore dipinge s\u00e9. \u201c\u00c8 che mi sento un mobile, e i mobili, che io sappia, non scrivono\u201d<a href=\"#_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>, ribatte Cadou evocando quella scena madre che fece di lui un pittore. Per chi passa \u201cla vita considerandosi un mobile per dimenticarsi di scrivere\u201d<a href=\"#_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>, dipingere la serie immobiliare \u00e8 un modo per colmare il vuoto della scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vila-Matas elabora il caso di Cadou rifacendosi a un autore altrettanto improbabile, quel F\u00e9licien Marb\u0153uf (1852-1924), \u201cil pi\u00f9 grande tra gli scrittori che non ha mai scritto\u201d rimasto traumatizzato da un incontro in casa con Flaubert. Cos\u00ec annota Jean-Yves Jouannais in <em>Artistes sans \u0153uvres. I would prefer not to <\/em>(Hazan 1997, riedito da Gallimard nel 2009). A Marb\u0153uf Jouannais ha consacrato persino una mostra collettiva e commemorativa alla Fondation Ricard di Parigi nel 2009. \u201cLa letteratura fu certamente tutta la sua vita. Ma nessuna opera, raccolta, capitolo o semplice aforisma \u2013 a parte la sua corrispondenza \u2013 usc\u00ec dalla sua penna\u201d. Dandy cerebrale, della letteratura Marb\u0153uf ebbe una concezione cos\u00ec idealistica da immaginarla al di l\u00e0 delle capacit\u00e0 umane: \u201c\u00e8 infatti per l\u2019eccesso di un\u2019ambizione intellettualmente disumana e non per mancanza di genio che F\u00e9licien Marb\u0153uf si \u00e8 tenuto alla non-produzione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutt\u2019altro \u00e8 il destino di Cadou, che conosce un riscatto che manc\u00f2 a Marb\u0153uf; reagendo alla paralisi causata dal disastroso incontro con Gombrowicz si fa pittore di mobili. Un destino che lo accompagna fino alla fine dei suoi giorni come ricorda Vila-Matas: \u201cI suoi familiari, senza volerlo, lo seppellirono come se fosse un mobile, si liberarono di lui come ci si libera di un vecchio mobile che ormai d\u00e0 fastidio, e lo seppellirono in un loculo vicino al mercato delle pulci di Parigi, dove si possono trovare molti mobili vecchi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vila-Matas chiude con un colpo di coda: nel 1972 Georges Perec consacra a Cadou un libello di duchampiana elezione: <em>Portrait de l\u2019auteur en meuble, toujours<\/em>. Non \u00e8 un commento perspicace del nuovo inquilino di Ionesco?<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Trompe-l\u2019\u0153il<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Difficile immaginare un esempio pi\u00f9 paradigmatico e ottuso di rifugio. Che per il nuovo inquilino si tratti di proteggersi dall\u2019esterno lo conferma il ruolo che svolge la pittura. I primi quadri che entrano in scena sono due ritratti di vecchi uomini dal volto mostruoso, antenati del nuovo inquilino. In seguito viene spinta una credenza contro la finestra:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Primo facchino: Ma non ci sar\u00e0 pi\u00f9 luce!<br>Signore: C\u2019\u00e8 la luce elettrica<meta charset=\"utf-8\"><a href=\"#_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su tale credenza viene installato il dipinto di un paesaggio invernale, che il signore chiede di girare verso l\u2019esterno, prendendo di fatto il posto della finestra \u2013 \u201cGiratela dall\u2019altra parte. Preferisco cos\u00ec\u201d<a href=\"#_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>. Preferisce quindi il retro della tela, a suo avviso pi\u00f9 grazioso e sobrio:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Signore: In questo modo non si vedr\u00e0 pi\u00f9 niente<br>Primo facchino: Almeno questo \u00e8 fatto<meta charset=\"utf-8\"><a href=\"#_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un quadro rivolto verso il muro che mostra il suo retro: uno storico dell\u2019arte non pu\u00f2 non pensare a <em>Trompe-l\u2019oeil. Retro di un dipinto incorniciato <\/em>(1670-1675) di Cornelius Norbertus Gijsbrechts. Una meditazione sul quadro come oggetto e come immagine su cui Victor I. Stoichita ha concluso uno dei pi\u00f9 bei libri di storia dell\u2019arte in circolazione, <em>L\u2019instauration du tableau. M\u00e9tapeinture \u00e0 l\u2019aube des temps modernes<\/em> (tradotto come <em>L\u2019invenzione del quadro<\/em> da Il Saggiatore). Un dipinto paradossale nel senso letterale del termine, come quegli scritti <em>De Nihilo <\/em>del XVII secoloche, con argomenti retorici sopraffini propri al mondo delle lettere, si sforzavano di dimostrare la futilit\u00e0 di queste stesse lettere. E in cui disquisire del niente implicava fare di questo niente qualche cosa o il soggetto principale di un trattato. Che la pittura sia capace, coi suoi mezzi cos\u00ec diversi da quelli del linguaggio, di mettere in immagine questo niente facendone qualcosa se non addirittura il soggetto della rappresentazione?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Trompe_loeil._Bagsiden_af_et_indrammet_maleri-1024x789.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-23378 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"789\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Trompe_loeil._Bagsiden_af_et_indrammet_maleri.jpg?resize=1024%2C789&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-23378\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Trompe_loeil._Bagsiden_af_et_indrammet_maleri-scaled.jpg?resize=1024%2C789&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Trompe_loeil._Bagsiden_af_et_indrammet_maleri-scaled.jpg?resize=300%2C231&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Trompe_loeil._Bagsiden_af_et_indrammet_maleri-scaled.jpg?resize=768%2C592&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Trompe_loeil._Bagsiden_af_et_indrammet_maleri-scaled.jpg?resize=1536%2C1184&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Trompe_loeil._Bagsiden_af_et_indrammet_maleri-scaled.jpg?resize=2048%2C1579&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Trompe_loeil._Bagsiden_af_et_indrammet_maleri-scaled.jpg?resize=480%2C370&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Trompe_loeil._Bagsiden_af_et_indrammet_maleri-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption><meta charset=\"utf-8\">Cornelius Norbertus Gijsbrechts, <meta charset=\"utf-8\"><em>Trompe-l\u2019oeil. Retro di un dipinto incorniciato<\/em>, 1670-1675<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La risposta \u00e8 positiva davanti a quei quadri che svelano la finzione su cui poggiano e che celano la loro natura materiale, ma non possono farlo altrimenti che mettendola in immagine, cio\u00e8 costruendo un\u2019altra finzione. Lo svelamento si manifesta in quanto rappresentazione \u2013 \u201cil niente negativo dell\u2019immagine \u00e8 l\u2019immagine dell\u2019assenza d\u2019immagine. Discorrere (o dipingere) \u2018sul Niente\u2019 \u00e8 un\u2019arte\u201d<a href=\"#_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fin qui Stoichita. Diverso resta tuttavia il caso di Ionesco e di Gijsbrechts: il primo immagina un quadro girato contro il muro, il secondo dipinge la superficie del dipinto come se fosse il retro, facendo del retro del dipinto un\u2019immagine; ritrae il lato nascosto del quadro, sfuggendo cos\u00ec al paragone tra originale e copia. Infatti chi vuole vedere l\u2019altro lato dovr\u00e0 fisicamente girare il quadro, riconoscendone di conseguenza la sua natura oggettuale, il suo essere una tela da cavalletto. Solo a quel punto potr\u00e0 osservare l\u2019immagine in quanto immagine, solo a quel punto, dopo aver colto il trucco, il quadro torner\u00e0 a essere rappresentazione, una finzione bidimensionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un quadro che fa del quadro la sua immagine: quella di Gijsbrechts \u00e8 una meta-pittura che apre al modernismo, sembra suggerire Stoichita o perlomeno cos\u00ec lo voglio leggere pensando a uno dei padri dell\u2019astrazione pittorica del XX secolo, Piet Mondrian. In <em>Realt\u00e0 naturale e realt\u00e0 astratta<\/em>, un dialogo con Michel Seuphor, a proposito della pittura classica scrive:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cL\u2019aspetto generale, le forme e i colori di un mobile devono essere in accordo con l\u2019aspetto generale della stanza, non solo, ma anche i rapporti delle misure e i rapporti dei colori fra loro, poich\u00e9 senza di ci\u00f2 non si potrebbe raggiungere l\u2019equilibrio puro. Con la loro forma principale, generalmente rettangolare, le tele dei pittori naturalisti si accordano, anch\u2019esse, col muro, con la forma rettangolare di una stanza destinata all\u2019abitazione, ma sarebbe meglio non guardare ci\u00f2 che si trova dipinto all\u2019interno della cornice! Sarebbe meglio voltare tali dipinti con la faccia contro il muro per utilizzarli semplicemente come elementi di divisione del muro\u201d<a href=\"#_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una pittura ammobiliata. In questo passo, su cui riviene tra l\u2019altro Michel Butor, Mondrian restituisce la pittura all\u2019architettura, a un elemento decorativo dello spazio simile al mobilio. Voltare un dipinto contro la parete lascia emergere la sua struttura e la sua potenzialit\u00e0, sciogliendole da ogni impiglio col <em>morceau de vie <\/em>dei pittori naturalisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accostando Mondrian a Ionesco sento di generare un cortocircuito. Al punto da installare un dubbio sul nuovo inquilino, fautore, mi sembra, di un modello di rifugio agli antipodi dei <em>refugia <\/em>di cui andiamo alla ricerca. Su questo dubbio non mi resta che concludere: che il nuovo inquilino, arredando la sua nuova abitazione, costruisca uno spazio ideale, astratto e architettonico che manda in frantumi ogni standardizzazione? Che siano qui in gioco forme sperimentali di abitabilit\u00e0 dell\u2019interno e persino di convivenza che turbano quanto abbiamo appreso sui rifugi?<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-default\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> E. Ionesco, <em>Il nuovo inquilino<\/em>, in <em>Teatro completo I<\/em>, a cura di E. Jacquart, Einaudi-Gallimard, Torino 1993, pp. 349-377, cit. p. 370.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> p. 362.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> p. 364.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> p. 364.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> p. 359.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> p. 372.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>&nbsp; p. 354.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> Maurice Blanchot, <em>La conqu\u00eate de l\u2019espace<\/em>, in<em> \u00c9crits politiques 1953-1993<\/em>, a cura di \u00c9ric Hoppenot, Gallimard, Paris 2008, pp. 125-128; tr. it. Guido Davide Neri, <em>La conquista dello spazio<\/em>, in \u201cIl Menab\u00f2\u201d, 7, 1964, pp. 10-13 poi in Id., <em>Nostra compagna clandestina. Scritti politici (1958-1993)<\/em>, a cura di C. Colangelo, Cronopio, Napoli 2004.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> Enrique Vila-Matas, <em>Bartleby e compagnia<\/em>, tr. it. Danilo Manera, Feltrinelli, Milano 2002, 2013, pp. 36-37.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> p. 35.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> E. Ionesco, <em>Il nuovo inquilino<\/em>, p. 366.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a> p. 367.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a> p. 367.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> Victor I. Stoichita, <em>L\u2019instauration du tableau. M\u00e9tapeinture \u00e0 l\u2019aube des temps modernes<\/em>, Librairie Droz S.A., Ginevra 1999, p. 366.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a> Michel Butor, <em>Saggi sulla pittura<\/em>, tr. it. Massimo Porfido, SE, Milano 1990, p. 106.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82;font-size:15px\"><em>In copertina: Rachel Whiteread, <\/em>House<em>, 1993<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Ionesco scrive &#8220;Il nuovo inquilino&#8221; dopo il pi\u00f9 celebre &#8220;Amedeo o Come sbarazzarsene&#8221;, storia di un defunto che continua a crescere dentro casa. Con un effetto pi\u00f9 realista e meno morboso, qui sono i mobili a proliferare. Il dispositivo drammaturgico \u00e8 un meccanismo ben oliato che lo spettatore coglie al volo, seguendo divertito la logica spietata fino al finale senza sorprese. Una storia semplice movimentata grazie alla messinscena della forza lavoro dei due facchini che entrano ed escono da direzioni opposte, trasportando mobili sempre pi\u00f9 grandi che passano a stento attraverso gli infissi. 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Una coreografia che fa de Il nuovo inquilino una sorta di performance e che m\u2019immagino ben rappresentata all\u2019interno di un museo d\u2019arte contemporanea, con tanto di omaggio al Merzbau di Schwitters.","og_url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/10\/22\/pro-domo-mea\/","og_site_name":"Antinomie","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","article_published_time":"2021-10-21T22:01:23+00:00","article_modified_time":"2024-06-06T19:07:39+00:00","og_image":[{"width":2000,"height":1274,"url":"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Rachel-Whiteread-x-Refugia.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Riccardo Venturi","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@antinomie_it","twitter_site":"@antinomie_it","twitter_misc":{"Scritto da":"Riccardo Venturi","Tempo di lettura stimato":"13 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/10\/22\/pro-domo-mea\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/10\/22\/pro-domo-mea\/"},"author":{"name":"Riccardo Venturi","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/3a775c37c7b64e9a363bcaf96898314f"},"headline":"Pro domo mea","datePublished":"2021-10-21T22:01:23+00:00","dateModified":"2024-06-06T19:07:39+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/10\/22\/pro-domo-mea\/"},"wordCount":2677,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/10\/22\/pro-domo-mea\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Rachel-Whiteread-x-Refugia.jpg?fit=2000%2C1274&ssl=1","keywords":["Cornelius Norbertus Gijsbrechts","Enrique Vila-Matas","Eug\u00e8ne Ionesco"],"articleSection":["Refugia"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/10\/22\/pro-domo-mea\/#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/10\/22\/pro-domo-mea\/","url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/10\/22\/pro-domo-mea\/","name":"Pro domo mea - Riccardo Venturi","isPartOf":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/10\/22\/pro-domo-mea\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/10\/22\/pro-domo-mea\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Rachel-Whiteread-x-Refugia.jpg?fit=2000%2C1274&ssl=1","datePublished":"2021-10-21T22:01:23+00:00","dateModified":"2024-06-06T19:07:39+00:00","description":"Ionesco scrive \"Il nuovo inquilino\" dopo il pi\u00f9 celebre \"Amedeo o Come sbarazzarsene\", storia di un defunto che continua a crescere dentro casa. 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