{"id":22198,"date":"2021-09-15T00:01:16","date_gmt":"2021-09-14T22:01:16","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=22198"},"modified":"2024-06-06T11:19:59","modified_gmt":"2024-06-06T09:19:59","slug":"orizzonti-di-land-art","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/09\/15\/orizzonti-di-land-art\/","title":{"rendered":"Orizzonti di Land Art","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00c8 in corso sino all\u20198 ottobre, nella magnifica cornice del M.A.N.U. (Museo archeologico nazionale dell\u2019Umbria) di Perugia, la <\/em><a href=\"https:\/\/www.umbriagreenmagazine.it\/il-canto-della-terra-orizzonti-di-land-art-paolo-repetto-intervista-umbria-green-festival-2021\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>mostra <\/em>Il canto della terra. Orizzonti di Land Art<\/a><em>, a cura di Paolo Repetto con la collaborazione di Valter Sposini. Dal catalogo, che ospita anche contributi della direttrice del Museo Maria Angela Turchetti, di Daniele Zepparelli direttore dell\u2019<\/em><a href=\"https:\/\/www.umbriagreenfestival.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Umbria Green Festival<\/em><\/a><em> nel cui ambito si svolge la mostra (e che continua sino al 25 settembre), e di Andrea Cortellessa, proponiamo il contributo di Paolo Repetto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:16px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\"><em>La natura indossa sempre i colori dello spirito<\/em><br>Ralph Waldo Emerson<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">A partire dalle prime testimonianze che ci sono pervenute dalla Preistoria, i mirabili esempi di Lascaux e Altamira, fino ai nostri giorni, l\u2019uomo ha fissato su di una parete, un foglio, una tela, il proprio stupore di fronte alla drammaticit\u00e0 del mondo, la propria meraviglia di fronte al prodigio della realt\u00e0. Dapprima, forse, la semplice esigenza di rappresentare; poi, soprattutto, la necessit\u00e0 di comunicare un\u2019emozione \u2013 attraverso i generi pi\u00f9 disparati, con le tecniche pi\u00f9 diverse \u2013 l\u2019emozione di un io che incontra l\u2019Altro, il diverso da s\u00e9; la comunione con la bellezza e il sacro; lo scontro con la paura e la necessit\u00e0; lo stupore della coscienza di fronte alla festa o alla tragedia della vita. La meraviglia dell\u2019individuo che scopre il fascino della natura \u2013 incantamento, dialogo, lotta, visione. Una parete, un foglio, una tela, sono sempre stati i mezzi fondamentali attraverso i quali l\u2019uomo, un artista, ha voluto comunicare la propria visione del mondo, ha voluto dare espressione, nei limiti di una forma, alle proprie perplessit\u00e0, e le angosce, i desideri, i propri sogni. Rappresentazione, immagine, simbolo. Ma se l\u2019arte \u00e8 soprattutto comunicazione di un\u2019emozione, un\u2019esperienza, in una forma insieme rappresentativa e libera, realistica e simbolica, perch\u00e9 non allargarne i confini in un universo molto pi\u00f9 ampio e variegato? Perch\u00e9 limitarsi ad una semplice superficie bidimensionale? Perch\u00e9 circoscriversi in un limite convenzionale, pittorico o scultoreo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire dai primi decenni del secolo scorso, qualcuno cominci\u00f2 ad allargare il senso dell\u2019arte, ad ampliare la concezione della forma, impiegando ogni sorta di materiale, realizzando quadri e sculture con una ricca congerie di elementi disparati: da pezzi di giornali a semplici oggetti, da pezze di stoffe a tasselli di legno e cartoni, ferro e plastiche. L\u2019arte come gioco e trasfigurazione, il gesto del fare come manipolazione e reinterpretazione delle infinite presenze del mondo. Tutto corrisponde al tutto, tutto \u00e8 diverso e uguale al tutto. Qualsiasi oggetto: comune, prefabbricato, o di scarto; banale o anche apparentemente brutto, pu\u00f2 contenere in s\u00e9, pu\u00f2 nascondere in s\u00e9 un dettaglio, una curva, un lato che rivela qualcosa, che dice qualcosa. Soprattutto l\u2019arte non \u00e8, non pu\u00f2 essere soltanto semplice rappresentazione della realt\u00e0, un\u2019imitazione del mondo. L\u2019arte \u00e8 molto di pi\u00f9: \u00e8 colore, segno, forma, gesto, emozione, disperazione. Un equilibrio di rapporti e tensioni e forze. Un\u2019idea che compone e rivela una forma. Una tela, un oggetto, un foglio bianco: silenzio, luce, candore. Perch\u00e9 intaccarne la purezza, la verginit\u00e0, la grazia? Perch\u00e9 limitarsi al suo esiguo spazio? Perch\u00e9 non oltrepassare, non andare oltre alle forme convenzionali? L\u2019arte come pensiero, come specchio della coscienza. Le inesauribili possibilit\u00e0 del fare arte. Dialogo ed interrogazione; armonia e scontro. L\u2019incontro tra l\u2019io ed il mondo, l\u2019individuo e l\u2019Altro, questo e quello. Il limite e l\u2019illimitato. Dapprima lo schermo, il diaframma, il simbolo di questo incontro-scontro attraverso una parte, una superficie, una tela. Pi\u00f9 tardi l\u2019apertura di questa relazione-lotta in altre visioni, oltre le consuete forme. Il superamento dell\u2019idea \u201cche il lavoro sia un processo irreversibile che si conclude con uno statico oggetto-icona\u201d. L\u2019arte come qualcosa di perennemente mutevole, il concepire senza la necessit\u00e0 di arrivare ad un punto che sia ben delineato \u201crispetto al tempo e allo spazio\u201d (Robert Smithson).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Percorrendo la misura di un quadro, possiamo superare la sua dimensione, possiamo andare oltre, al di l\u00e0. Attraverso un taglio oltrepassiamo la tela tradizionale. Quella superficie bidimensionale, quel diaframma si \u00e8 dissolto. Procediamo oltre. Scavalcando quello spazio convenzionale non abbiamo pi\u00f9 nessuno schermo, n\u00e9 rappresentativo n\u00e9 simbolico: siamo ritornati al contatto diretto col mondo, con la realt\u00e0, con la natura. I nostri sguardi, i nostri piedi, sono di nuovo sulla terra. Riscopriamo l\u2019immensa presenza del paesaggio. Le nostre gambe ripercorrono strade, sentieri, prati, boschi, colline. I nostri occhi scorgono immensi orizzonti. Le mani toccano di nuovo l\u2019essenza del mondo. La grande presenza della pianura, immobile, sterminata. La tela \u00e8 la terra stessa. La natura come immensa superficie, vasta creta, con la quale, sulla quale lavorare. \u201cL\u2019opera d\u2019arte non \u00e8 pi\u00f9 la rappresentazione pittorica di un paesaggio, bens\u00ec il paesaggio stesso\u201d (Schum). La magia di un luogo: spazio, misura, forma, visione. La consistenza, il fascino delle pietre, delle rocce, dei minerali. \u201cInvece di mettere un\u2019opera d\u2019arte in un luogo, un luogo pu\u00f2 diventare un\u2019opera d\u2019arte\u201d. Un luogo reale, esterno, in parte pu\u00f2 essere spostato, \u201crappresentato\u201d in un luogo interno: il museo, la galleria, la casa. <em>Site<\/em> and <em>Nonsite<\/em>, luogo e non luogo. Alcuni raccoglitori di metallo possono contenere delle pietre; cartine, foto, mappe delimitano in maniera insieme astratta e reale la geografia, la realt\u00e0 di quel luogo. \u201cIl <em>nonsite<\/em> (un\u2019opera di terra in uno spazio chiuso) \u00e8 un\u2019immagine logica tridimensionale astratta, che tuttavia rappresenta un luogo reale\u201d (Smithson). L\u2019esterno pu\u00f2 diventare interno. L\u2019illimitato pu\u00f2 limitarsi: campionatura, raccolta, metafora, opera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il gesto artistico pu\u00f2 anche rimanere all\u2019esterno, pu\u00f2 realizzarsi direttamente all\u2019aperto, nella vastit\u00e0 del paesaggio. Attraverso l\u2019impiego di ruspe, scavatori, l\u2019uomo pu\u00f2 mutare uno spazio, pu\u00f2 decorare una vasta porzione di paesaggio. Una coscienza incide la propria visione direttamente sul mondo. Su di un vasto lago salato la realizzazione di una grande spirale. \u201cQuel luogo era una forma a spirale che si avvolgeva su s\u00e9 stessa in un\u2019immensa circolarit\u00e0. Da quello spazio roteante emerse la possibilit\u00e0 della <em>Spiral Jetty<\/em> (Molo a spirale). Nessuna idea, nessun concetto, nessun sistema, nessuna struttura, nessuna astrazione poteva mantenere una compattezza nella realt\u00e0 di quella testimonianza. La mia dialettica del luogo e del non-luogo ruot\u00f2 su s\u00e9 stessa fino a raggiungere uno stato indeterminato, in cui il solido ed il liquido si perdevano l\u2019uno nell\u2019altro. Era come se la terraferma oscillasse con delle pulsazioni, e il lago rimanesse una roccia immobile. La riva del lago divenne il margine del sole, una curva bollente, un\u2019esplosione da cui scaturivano una protuberanza infuocata. La materia sprofondata nel lago rispecchiava la forma a spirale\u201d (Smithson). Il simbolo di un percorso come movimento, tempo, materia e spazio che si consumano. La forma ipnotica per eccellenza: sempre diversa e sempre uguale, insieme statica e dinamica, simmetrica e irregolare. (Presenti in mostra alcune foto vintage di Gianfranco Gorgoni sulla<em> Spiral Jetty<\/em>, anche durante i lavori con Robert Smithson.)<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Dennis-Oppenheim-Annual-Rings-1968-1024x643.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22249 lazyload\" width=\"-3\" height=\"-2\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Dennis-Oppenheim-Annual-Rings-1968.jpeg?resize=1024%2C643&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-22249\" width=\"1024\" height=\"643\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Dennis-Oppenheim-Annual-Rings-1968.jpeg?resize=1024%2C643&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Dennis-Oppenheim-Annual-Rings-1968.jpeg?resize=300%2C188&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Dennis-Oppenheim-Annual-Rings-1968.jpeg?resize=768%2C482&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Dennis-Oppenheim-Annual-Rings-1968.jpeg?resize=1536%2C965&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Dennis-Oppenheim-Annual-Rings-1968.jpeg?resize=480%2C302&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Dennis-Oppenheim-Annual-Rings-1968.jpeg?w=1600&amp;ssl=1 1600w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Dennis Oppemheim, <em>Annual Rings<\/em>, 1968<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mondo che pulsa, che si trasforma. L\u2019ininterrotta metamorfosi delle cose tra aria, acqua, terra e fuoco. L\u2019idea dell\u2019artista di essere letteralmente nella materia, dopo aver speso secoli nella sua manipolazione. Innumerevoli sono i modi in cui la coscienza, un individuo, pu\u00f2 intervenire sul paesaggio. Si possono disegnare grandi anelli sul ghiaccio (Dennis Oppenheim, <em>Annual Rings<\/em>, 1968), o ipotetici confini (<em>Time Line<\/em>, 1968); si possono decorare prati, zolle, campi di grano; e poich\u00e9 l\u2019opera non \u00e8 collocata in un luogo, ma \u201c\u00e8 quel luogo\u201d, essa quasi sempre \u00e8 di breve durata, temporanea, effimera; soltanto progetti, modellini, foto, carte geografiche o dichiarazioni scritte possono testimoniarne la storia. A volte un intervento pu\u00f2 essere particolarmente ampio, maestoso. Nella realizzazione di una enorme apertura-fenditura nel deserto del Nevada. \u201cImmensa, con le dimensioni tipiche delle opere architettoniche, la scultura crea l\u2019oggetto e l\u2019atmosfera\u201d. Un\u2019immane cicatrice orizzontale si staglia sull\u2019orizzontalit\u00e0 della terra e la verticalit\u00e0 del cielo. La vertigine del vuoto che si contrappone al pieno. Lo sgomento come \u201cuno stato d\u2019animo paragonabile ad un\u2019esperienza religiosa\u201d. Il superare ogni limite per un\u2019opera d\u2019arte trascendente. Lo spazio, la terra, come la grande navata rovesciata di una cattedrale. Colonne, pareti di pietra e polvere; cuspidi azzurre: vastissime architravi del cielo. (Michael Heizer, <em>Double negative<\/em>, 1969-79, presenti in mostra alcune foto vintage di Gianfranco Gorgoni.) Il deserto come una immensa superficie in cui la coscienza rischia si smarrire la propria identit\u00e0, il proprio orientamento. In mezzo ad esso, nel grande bacino dello Utah, quattro tubi di calcestruzzo con fori, del diametro di due metri e mezzo e della lunghezza di cinque metri e mezzo, vorrebbero mettere a fuoco una parte del nostro paesaggio: i quattro punti cardinali; lo scorrere del tempo; il sorgere ed il calare del sole. I fori all\u2019interno di ciascun tubo che, con il filtro della luce, disegnano quattro costellazioni: Drago, Perseo, Colomba, Capricorno. (Nancy Holt, <em>Sun tunnels<\/em>, 1973-76.)<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Michal-eHeizer-Double-Negative-1969-ph.-Gianfranco-Gorgoni.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22251 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"557\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Michal-eHeizer-Double-Negative-1969-ph.-Gianfranco-Gorgoni.jpeg?resize=800%2C557&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-22251\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Michal-eHeizer-Double-Negative-1969-ph.-Gianfranco-Gorgoni.jpeg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Michal-eHeizer-Double-Negative-1969-ph.-Gianfranco-Gorgoni.jpeg?resize=300%2C209&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Michal-eHeizer-Double-Negative-1969-ph.-Gianfranco-Gorgoni.jpeg?resize=768%2C535&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Michal-eHeizer-Double-Negative-1969-ph.-Gianfranco-Gorgoni.jpeg?resize=480%2C334&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption>Michael Heizer, <em>Double Negative<\/em>, 1969, fotografia di Gianfranco Gorgoni\u00a9<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec la terra si rivela essere il naturale testimone, il trampolino del cielo. Nel Nuovo Messico, in un\u2019area di circa un chilometro quadrato, molto ricca di temporali, sono state piantate 400 barre d\u2019acciaio (Walter De Maria, <em>The lightning field<\/em>, 1977). La vera opera d\u2019arte \u00e8 il fenomeno naturale: il fulmine, la scarica elettrica, quelle magiche, terribili fosforescenze bianche \u2013 forse i nervi, il sistema nervoso del nostro universo. Opera casuale, evento tra i pi\u00f9 spettacolari e grandiosi ed effimeri che si possano vedere. Colossale fenomeno atmosferico che annulla, annienta, nella sua grandiosa spettacolarit\u00e0, qualsiasi volont\u00e0 o ambizione del piccolissimo uomo faber. La magia del cielo, l\u2019energia del cosmo, il fascino dello spazio. Un cratere spento, il Roden crater, in Arizona, attraverso laboriosi e pazienti interventi interni, \u00e8 diventato una sorta di enorme telescopio, finalizzato a \u201crendere malleabile il senso della volta celeste\u201d. In un fitto percorso di spazi, stanze, gallerie, aperture, cunicoli, finestre, strutturati secondo il principio della camera oscura, per un\u2019intensiva percezione della luce. La luce del sole, nei suoi svariati punti. La luce della luna, nelle sue comparse e scomparse. Il remoto, delicato e vicinissimo scintillio delle stelle. (James Turrell, <em>Roden Crater<\/em>, dal 1974, presente in mostra una foto del 2009.) La grande tela dell\u2019universo visibile. Le forme della costellazione. Nebulose su nebulose; galassie che appaiono e sfumano, sovrapponendosi, in altre galassie. Infiniti punti luminosi che disegnano prospettive senza tempo. La vasta e profondissima tela del cielo: l\u2019intarsio delle nuvole, le monumentali sculture dei cumuli; la levigata, uniforme superficie dell\u2019azzurro dove un fantasioso aereo pu\u00f2 tracciare effimeri vortici di azoto e luce. (Dennis Oppenheim, <em>Whirpool-eye of the storm<\/em>, 1973.)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/whirlpool-eye-of-the-storm-1973.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22259 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"531\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/whirlpool-eye-of-the-storm-1973.jpg?resize=531%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-22259\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/whirlpool-eye-of-the-storm-1973.jpg?w=531&amp;ssl=1 531w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/whirlpool-eye-of-the-storm-1973.jpg?resize=266%2C300&amp;ssl=1 266w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/whirlpool-eye-of-the-storm-1973.jpg?resize=480%2C542&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 531px) 100vw, 531px\" \/><\/noscript><figcaption><meta charset=\"utf-8\">Dennis Oppenheim, <em>Whirpool-eye of the storm<\/em>, 1973<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fondamentale compito di saper vedere, di re-imparare ad osservare. Contro il pericoloso appiattimento dell\u2019abitudine, della pigrizia, del gesto ovvio e scontato, il fare arte come recupero dello stupore, della capacit\u00e0 di meravigliarsi. Nascondere temporaneamente per far vedere veramente; modificare per un breve periodo un luogo, una valle, uno spazio, un monumento, per rimetterne a fuoco la presenza, il fascino, l\u2019importanza. L\u2019arte come rivelazione: qualcosa che si ri-vela, che appare e scompare, che temporaneamente si nasconde per poi riapparire con maggior forza. Il ricoprire con grandi teli un ponte, un famoso monumento, una parte di costa, per ridonargli la loro chiara evidenza. Il modificare temporaneamente luoghi e spazi in un gioco insieme monumentale e lirico, grandioso ed effimero. \u201c\u00c8 l\u2019arte immortale? Pu\u00f2 l\u2019arte durare all\u2019infinito? Gli oggetti fatti d\u2019oro, d\u2019argento e di pietre preziose saranno ricordati per sempre? \u00c8 una forma di ingenuit\u00e0 e di arroganza credere che queste cose restino per sempre, per l\u2019eternit\u00e0. Probabilmente richiede maggior coraggio andare avanti che restare. Tutti questi progetti hanno una forte dimensione di mancanza, di auto-cancellazione, che continueranno sempre, come la nostra infanzia, la nostra vita. Essi creano una tremenda intensit\u00e0 quando hanno una durata di pochi giorni\u201d (Christo).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Christo_Wrapped-Reichstag-1978.-Tecnica-mista-su-cartone-28-x-71.1-cm-e-55.9-x-71.1-cm-878x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22240 lazyload\" width=\"706\" height=\"823\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Christo_Wrapped-Reichstag-1978.-Tecnica-mista-su-cartone-28-x-71.1-cm-e-55.9-x-71.1-cm.jpg?resize=706%2C823&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-22240\" width=\"706\" height=\"823\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Christo_Wrapped-Reichstag-1978.-Tecnica-mista-su-cartone-28-x-71.1-cm-e-55.9-x-71.1-cm-scaled.jpg?resize=878%2C1024&amp;ssl=1 878w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Christo_Wrapped-Reichstag-1978.-Tecnica-mista-su-cartone-28-x-71.1-cm-e-55.9-x-71.1-cm-scaled.jpg?resize=257%2C300&amp;ssl=1 257w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Christo_Wrapped-Reichstag-1978.-Tecnica-mista-su-cartone-28-x-71.1-cm-e-55.9-x-71.1-cm-scaled.jpg?resize=768%2C896&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Christo_Wrapped-Reichstag-1978.-Tecnica-mista-su-cartone-28-x-71.1-cm-e-55.9-x-71.1-cm-scaled.jpg?resize=1317%2C1536&amp;ssl=1 1317w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Christo_Wrapped-Reichstag-1978.-Tecnica-mista-su-cartone-28-x-71.1-cm-e-55.9-x-71.1-cm-scaled.jpg?resize=1756%2C2048&amp;ssl=1 1756w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Christo_Wrapped-Reichstag-1978.-Tecnica-mista-su-cartone-28-x-71.1-cm-e-55.9-x-71.1-cm-scaled.jpg?resize=480%2C560&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Christo_Wrapped-Reichstag-1978.-Tecnica-mista-su-cartone-28-x-71.1-cm-e-55.9-x-71.1-cm-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 706px) 100vw, 706px\" \/><\/noscript><figcaption>Christo, <em>Wrapped Reichstag<\/em>, 1978<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le grandi e ambiziose opere di Christo e Jeanne-Claude, le loro installazioni, i loro progetti, in parte nati ispirandosi a quella geniale opera del 1920 di Man Ray, <em>L\u2019enigme d\u2019Isodore Ducasse<\/em> \u2013 primo impacchettamento con una coperta ed uno spago di un oggetto qualunque (in questo caso una macchina da cucire) che la storia dell\u2019arte ricordi \u2013 ci insegnano soprattutto a <em>re<\/em>-imparare a vedere, ci esortano a <em>ri<\/em>-scoprire, ad avere nuovi occhi. Nel greco antico una delle parole pi\u00f9 importanti \u00e8 mirabile, l\u2019essere degno di meraviglia, il poter essere am-<em>mirato<\/em>. Il filosofo, colui che ama e ricerca la sapienza (<em>sophia<\/em>), \u00e8 soprattutto un uomo che si meraviglia, una persona che prova stupore (<em>thauma, thaumazein<\/em>) anche come paura, vertigine, spaesamento. E guardare, osservare, significa capire. \u00c8 bello considerare che ancora oggi, in inglese, capisco si esprime anche con <em>I see <\/em>(\u201clo vedo\u201d). Le vaste installazioni e i variegati progetti di Christo e Jeanne-Claude \u2013 dall\u2019<em>Imballaggio d\u2019aria <\/em>di Documenta a Kassel (1968) alla <em>Mastaba<\/em> (da realizzare), da <em>Valley Curtain<\/em> (1970\/72) a <em>The floating Piers<\/em> sul lago d\u2019Iseo (2016), dalle <em>Surrounded Island<\/em> (1980\/83) a <em>Over the river<\/em> (da realizzare), da <em>The Umbrellas<\/em> (1984\/91) a <em>The gates<\/em> (2004\/05) dal <em>Running fence<\/em> (1976) al <em>Pont Neuf<\/em> (1985) al <em>Reichstag<\/em> (1995) \u2013 sono stati concepiti soprattutto con l\u2019intento di nascondere, completamente o parzialmente, o di variare e decorare un luogo, un vasto spazio, alfine di far vedere veramente, far intendere nuovamente. (Presenti in mostra alcuni significativi progetti: due <em>Reichstag<\/em> del 1978, un <em>The Gates<\/em> del 1999, e un <em>The Umbrellas<\/em> del 1988.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto pi\u00f9 alto dell\u2019incontro tra la linea orizzontale della bellezza e la linea verticale dell\u2019originalit\u00e0, d\u00e0 vita alla grande arte, da sempre, in tutti i tempi. Se un\u2019opera \u00e8 solo bella, spesso appartiene al vastissimo mare del buon artigianato, che la storia inghiottir\u00e0 presto in una semplice dimensione affettiva, domestica, famigliare; se un\u2019opera \u00e8 solo originale, sperimentale, provocatoria, senza la magica aura della bellezza, anch\u2019essa presto verr\u00e0 dimenticata nella contorta discarica del \u201cci abbiamo provato\u201d. E il nostro benessere, ahim\u00e8, a fronte di molto tempo libero, ha prodotto un numero troppo alto di aspiranti e pseudo artisti\u2026 Una cosa credo sia oggettivamente vera: la grande accelerazione storica prodottasi a partire dalle avanguardie del primo Novecento, poi ampliatasi in maniera esponenziale con le straordinarie conquiste tecnologiche legate all\u2019enorme industrializzazione del secondo Novecento, ha portato soprattutto la musica colta e in parte anche l\u2019arte, a una sperimentazione e una cerebralit\u00e0 a volte eccessive. E, a causa di un oggettivo abbassamento delle capacit\u00e0 ricettive e di concentrazione \u2013 prodotto dalla straordinaria velocit\u00e0 e facilit\u00e0 della telecrazia e di internet \u2013 la musica classica contemporanea, come del resto la poesia, ha un\u2019utenza minima, e sempre pi\u00f9 esigua. In realt\u00e0, in questo disastro generale \u2013 in questo triste appiattimento del gusto, atrofizzatosi in una apatica e acritica ricezione passiva, che ha prodotto un orrendo sfasamento di valori, dove artisti mediocri vengono considerati dei geni, e i rarissimi geni non vengono considerati per nulla \u2013 l\u2019arte moderna e contemporanea si salva: da una parte perch\u00e9 la memoria visiva \u00e8 molto pi\u00f9 semplice, forte e immediata \u2013 rispetto a quella uditiva; dall\u2019altra, poich\u00e9, sotto la buona stella del \u201cbene rifugio\u201d, l\u2019arte contemporanea \u00e8 diventata anche un notevole segmento della finanza internazionale. Ma, a fronte di tutto questo, \u00e8 bello pensare che le opere di Christo, molto originali e molte belle, insieme concrete e concettuali, sono opere che durano per poche settimane. E di queste rimangono soltanto i progetti, le maquettes, gli studi preparatori: tecniche miste: disegno, fotografia, a volte pittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0, dunque, le opere di Christo sono effimere, brevi, vive e presenti, normalmente, solo per poco tempo. Un concetto, un\u2019idea si sposa ad una forma, una struttura, un luogo, nascondendolo o mutandolo, solo per un limitato numero di giorni. La presenza, la realt\u00e0 modificata, nel bene e nel male, deve tornare presto alla sua normalit\u00e0. Cos\u00ec la vera opera d\u2019arte \u00e8 un progetto, una ipotesi, non costante e non definitiva. Si era mai vista un\u2019opera intenzionalmente tanto breve e temporanea? Un\u2019opera d\u2019arte che dura molto poco nel tempo. In questo senso il lavoro di Christo sembra ribaltare la pi\u00f9 antica e profonda ragione del fare arte: produrre una forma bella e originale, che possa sfidare la nostra inesorabile decadenza, il nostro essere mortale. Rimane una idea, un progetto mentale, inesauribile ed immortale nella sua concreta astrazione. Un apparire per scomparire, un esserci e non esserci, qualcosa che pi\u00f9 di ogni altra rappresenta e testimonia la nostra tragica realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diceva Proust che il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nell\u2019avere nuovi occhi. Occultare o variare temporaneamente un luogo, uno spazio, per dare nuova luce, nuova vita e visione a ci\u00f2 che appariva scontato. Coprire per un breve periodo di tempo un monumento, una forma, una presenza, per poi poterlo riassaporare nuovamente. La pi\u00f9 alta etimologia di una parola eminentemente religiosa \u00e8 rivelazione: il <em>ri<\/em>-velare: togliere e mettere un velo, un diaframma, una copertura. \u00c8 indubbio che i due principali parametri che qualificano un\u2019opera d\u2019arte e la sua importanza storica sono la bellezza e l\u2019originalit\u00e0. Christo e Jeanne-Claude sono grandi nella bellezza e generosi nell\u2019originalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla grandiosit\u00e0, il titanismo americano, si contrappone la discrezione, la misura, l\u2019intimit\u00e0 europea. Da una parte, il problema della percezione del mondo, della sua ricezione. Nell\u2019olandese Jan Dibbets, il grande gioco tra materia e intelletto, realt\u00e0 e astrazione: nel pensare e realizzare che la natura pu\u00f2 incarnare un\u2019astrazione addirittura \u201csuperiore a quella che hanno immaginato C\u00e9zanne e Mondrian\u201d. Se C\u00e9zanne non poteva pensare senza la natura, cos\u00ec Mondrian non poteva pensare senza la verticale e l\u2019orizzontale. In una certa prospettiva, all\u2019uno e all\u2019altro \u00e8 mancato qualche cosa. \u201cIn C\u00e9zanne manca l\u2019astrazione, in Mondrian manca la realt\u00e0. \u00c8 possibile far coincidere i due: se si mette la realt\u00e0 e l\u2019astrazione non pi\u00f9 in parallelo ma su di uno stesso piano, questo diventa possibile. Questo non \u00e8 mai stato realizzato. C\u00e9zanne ha fatto della realt\u00e0 un\u2019astrazione, e Mondrian dell\u2019astrazione una realt\u00e0. Essi hanno separato astrazione e realt\u00e0. C\u2019\u00e8 una soluzione superiore a queste, di C\u00e9zanne e di Mondrian: dimostrare che la realt\u00e0 \u00e8 un\u2019astrazione\u201d (Dibbets).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-long-a-line-made-by-walking-1967-1024x721.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22256 lazyload\" width=\"-82\" height=\"-58\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-long-a-line-made-by-walking-1967.jpeg?resize=1024%2C721&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-22256\" width=\"1024\" height=\"721\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-long-a-line-made-by-walking-1967.jpeg?resize=1024%2C721&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-long-a-line-made-by-walking-1967.jpeg?resize=300%2C211&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-long-a-line-made-by-walking-1967.jpeg?resize=768%2C541&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-long-a-line-made-by-walking-1967.jpeg?resize=480%2C338&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-long-a-line-made-by-walking-1967.jpeg?w=1536&amp;ssl=1 1536w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Richard Long, <em>A Line Made by Walking<\/em>, 1967 <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall\u2019altra, quasi all\u2019opposto, il diretto, semplice contatto con la natura. L\u2019arte del camminare, liberata dai legami del fare-oggetto. La pratica del contemplare. Il paesaggio come luogo, culla, sovrano contenitore di silenzio. Il vasto spazio delle brughiere, delle montagne, delle valli, dei deserti, dei sentieri, dei boschi. Il silenzio della coscienza di fronte all\u2019immenso prodigio della terra. Lontano dalle sterile accademie, o dal freddo elaborare degli sudi. La percezione che la creativit\u00e0 possa finalmente abbracciare tutto: l\u2019acqua, l\u2019erba, le pietre, il cielo, le nuvole, tutti i fenomeni naturali. Una mente, attraverso lo strumento del proprio corpo, con il semplice gesto del camminare, disegna una linea su di un prato. (Richard Long, <em>A line made by walking<\/em>, England, 1967, <em>Una linea realizzata camminando<\/em>). \u00c8 tutto. Dai tempi delle metafisiche sospensioni di Malevi\u010d, non si era mai visto gesto tanto puro, semplice, essenziale. Solo un corpo e la sua coscienza di fronte alla superficie della terra. Linea, traccia, movimento, segno. Forse pi\u00f9 degli americani, gli artisti della terra europei credono nella semplicit\u00e0, nella profondit\u00e0 del paesaggio. La terra come spazio sacro. La natura come dono. Il riconoscimento della netta superiorit\u00e0 della Creazione su ogni volont\u00e0 e desiderio e ambizione del progettare, del fare. La concentrazione; la meditazione.&nbsp; Avvicinandosi al pensiero orientale, il taoismo e l\u2019esperienza Zen, questi uomini, questi artisti: Richard Long e Hamish Fulton, hanno il desiderio di annullare il proprio io, il proprio ego, la loro volont\u00e0 creativa. Il padre del taoismo, Chuang-tzu, dice che il saggio lascia meno tracce possibili. \u201cL\u2019uomo perfetto \u00e8 senza io, l\u2019uomo ispirato \u00e8 senza opera, l\u2019uomo santo non lascia nome\u201d. \u201cAvete un grande albero e vi preoccupate della sua inutilit\u00e0. Perch\u00e9 non lo piantate nel paese del nulla e dell\u2019infinito? Tutti potranno passeggiare a piacere sotto la sua ombra e sdraiarvisi a proprio agio\u201d. \u201cIl soffio, che \u00e8 il vuoto, pu\u00f2 conformarsi agli oggetti esteriori. \u00c8 sul vuoto che si modella il Tao. Il vuoto \u00e8 l\u2019astinenza dello spirito\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poich\u00e9 gli abusi dell\u2019intelligenza e dell\u2019azione hanno perturbato il mondo, \u00e8 bene mutare le cose il meno possibile. Il non agire \u00e8 meglio dell\u2019agire. Si pu\u00f2 lasciare una testimonianza, ma modificando il meno possibile lo stato naturale delle cose. \u00c8 bella, \u00e8 nobile l\u2019espressione della sensibilit\u00e0, senza la prepotenza della tecnica. L\u2019eccesso dell\u2019intelligenza ha messo disordine nella radiosit\u00e0 del sole e della luna, ha sgretolato le montagne, intaccato e inquinato l\u2019aria e i fiumi e i mari, turbato \u201cil succedersi delle quattro stagioni\u201d. \u201cChi raggiunge la propria virt\u00f9 primitiva si identifica con l\u2019origine dell\u2019universo e, attraverso quella, con il vuoto. Il vuoto \u00e8 grandezza\u201d. \u201cNon legatevi al vostro io, e le cose appariranno quali esse sono. Il vostro movimento sia simile a quello dell\u2019acqua, la vostra immobilit\u00e0 simile a quella dello specchio, la vostra risposta simile all\u2019eco; siate fuggitivi come il nulla che non c\u2019\u00e8, sereni come l\u2019acqua pura\u201d (Zhuang-zi, <em>Chuang-tzu<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riscoperta di un incontro diretto con il mondo; il fascino di una lunga camminata nel cuore del paesaggio; la realt\u00e0 e la visione del contatto concreto, non mediato con le primordiali presenze della terra. Il toccare le pietre, il sentire l\u2019erba; l\u2019elastico peso delle gambe che si compatta sul sentiero. Una bionda marmotta fruscia tra il velluto del muschio, una mano accarezza il bronzo vegetale di una corteccia. Dopo una impegnativa camminata che pu\u00f2 durare anche molti giorni, avere la fortuna di vivere in alcuni tramonti che \u201csfilano grandiosi come mirabolanti navi slanciate\u201d. L\u2019allestimento di una piccola capanna, il gesto arcaico di accendere un fuoco; la preparazione del t\u00e8. Poi, al mattino, riemergere alla vita tra \u201cgli architravi dell\u2019alba\u201d. In una lontana regione dello spazio e del tempo \u2013 insieme intima e remota, accogliente e lunare \u2013 in Scozia o nel Sud America, in Alaska o nel Tibet, con lo zaino in spalla, attraverso il ritmo di un passo regolare e sostenuto, la gioia di poter riflettere alla grandiosa libert\u00e0 del come e dove l\u2019arte pu\u00f2 essere fatta e concepita. \u201cCamminare nella distanza, oltre l\u2019immaginazione\u201d (Fulton). Camminare pensando di annullare completamente il proprio io creativo, alfine di poter essere interamente intrisi dalla magia delle montagne, dal suono dei ruscelli, dallo specchio delle cascate, dal murmure dell\u2019erba e delle pietre, dal silenzio del cielo. Camminare come un antico saggio taoista, che mentre intravede in ogni gesto del fare e del costruire i molteplici limiti della storia e del progresso, si abbandona alla ricchezza dell\u2019inutilit\u00e0: alla visione del Vuoto, alla magia della Rinuncia. Camminare sognando di una magnifica scultura fatta direttamente con le nuvole, gli alberi, modellata con il vento, plasmata dalla luce!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cUna grande intelligenza, che ha abbracciato il lontano ed il vicino, non si sente umiliata dalla piccolezza n\u00e9 si inorgoglisce della grandezza, perch\u00e9 sa che ogni misura \u00e8 infinita\u201d. \u201cL\u2019uomo che raggiunge il Tao \u00e8 ignorato dal mondo; l\u2019uomo che possiede la virt\u00f9 perfetta non ha successo; il grand\u2019uomo \u00e8 senza io. Questa \u00e8 la suprema rinuncia\u201d. \u201cChi si serve della sagoma, della corda, del compasso e della squadra per rettificare, offende la natura; chi fa uso della corda, dello spago, della colla e della lacca per consolidare le cose va contro le loro qualit\u00e0. Chi piega gli uomini con il rito e li fiacca con la musica, chi li protegge con la bont\u00e0 e li tiene uniti con la giustizia, questi corrompe la loro natura originaria. Lo stato di natura \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8; la curva naturale non proviene da nessuna sagoma; la retta naturale da nessuna corda; il circolo naturale da nessuna squadra. Ci\u00f2 che \u00e8 naturalmente unito non richiede n\u00e9 colla n\u00e9 lacca; ci\u00f2 che \u00e8 naturalmente legato non esige n\u00e9 corda n\u00e9 nodi; tutti gli esseri nascono spontaneamente senza sapere perch\u00e9 nascono; hanno ricevuto queste o quelle qualit\u00e0 senza sapere come le hanno ricevute. In una parola, lo stato di natura \u00e8 restato invariato dall&#8217;antichit\u00e0 ai nostri giorni senza che nulla manchi\u201d (Zhuang-zi, <em>Chuang-tzu<\/em>, Adelphi, Milano 1982, p. 78).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che i protagonisti della Land Art, e tra questi Richard Long ed Hamish Fulton, abbiano compiuto una \u201crivoluzione\u201d artistica molto bella e molto grande, non inferiore a quella operata \u2013 pi\u00f9 di cento anni fa \u2013 dagli artisti impressionisti. Rinunciando ai mezzi di rappresentazione tradizionali; allontanandosi dalle ombre dei luoghi chiusi, trascorrendo dalle esatte geometrie della mente alle felici fantasie dell\u2019istinto. Avvicinandosi sempre di pi\u00f9 alla realt\u00e0, la concretezza della natura \u2013 scavalcando tutte le mediazioni; immergendosi nell\u2019<em>en plein air<\/em>, intrecciando i propri sensi al contatto diretto con la luce, la terra, l\u2019acqua, l\u2019aria, le infinite forme del vento. Dapprima un quadro che si trasforma da cosa che rappresenta a cosa che documenta una libera impressione, nell\u2019emancipazione delle linee e dei colori: nell\u2019esplosione del verde, del rosso, dell\u2019azzurro, del giallo; ora il superamento stesso di quelle linee e quei colori, a favore dell\u2019esperienza stessa che fonda qualsiasi manufatto. L\u2019arte come l\u2019essenza di una esperienza, non una rappresentazione di questa. Il gesto del camminare come fine e mezzo per focalizzare l\u2019elemento tempo, il tempo di una vita \u2013 \u201cin relazione al sole, alla luna e alle stelle\u201d. Il poter vivere direttamente nel contatto con le presenze della natura, poich\u00e9 \u201csemplicemente essere \u00e8 pi\u00f9 difficile che fare\u201d. L\u2019aver superato ogni idea di superficie tradizionale, di manufatto storico, artigianale, per una diretta immersione nei luoghi del paesaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riscoperta del pi\u00f9 semplice e autentico senso fisico, corporeo; il flusso delle influenze non dal s\u00e9 alla natura, come in passato, ma dalla natura al s\u00e9. Al di l\u00e0 delle molte barriere che le tecnologie hanno formato tra noi e la terra, il rito della camminata come originaria presa di coscienza tra il nostro corpo e quello spazio, tra la nostra coscienza e quel tempo: \u201ctempo uguale vita \u2013 Vita uguale arte \u2013 Arte uguale camminata \u2013 Camminata uguale tempo\u201d. Il coinvolgimento fisico del camminare crea una ricettivit\u00e0 al paesaggio. Cammino sulla terra per essere intrecciato alla natura\u201d (Fulton: presenti in mostra alcuni suoi acrilici su carta con testo in inchiostro, del 2007, e un legno dipinto di blu, <em>Ramoche Kora<\/em>, sempre del 2007.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fronte a questi gesti importanti e discreti; al confronto di questa nuova arte \u2013 insieme pragmatica e concettuale, mai cos\u00ec astratta, mai cos\u00ec concreta \u2013 non c\u2019\u00e8 disegno, non c\u2019\u00e8 dipinto, non c\u2019\u00e8 scultura che pu\u00f2 donarci tanta natura, che pu\u00f2 comunicarci un cos\u00ec alto, religioso mistero. L\u2019avvicinarsi il pi\u00f9 possibile alle forme della terra: l\u2019erba, i legni, le pietre, il fango, l\u2019acqua, giocando minimamente con esse (Long), o rinunciando a qualsiasi mutazione (Fulton). Il camminare come gesto, azione, coscienza, forma, pensiero; alla riscoperta primordiale della nostra identit\u00e0 pi\u00f9 profonda e antica, semplice e arcaica. Lo spogliarsi di tutte le protesi tecnologiche, per il ritorno alla comunione col tutto. L\u2019essere elementare, la primordialit\u00e0, la purezza delle pietre. Il materiale pi\u00f9 semplice utilizzato nella maniera pi\u00f9 semplice. Il cerchio, l\u2019ellisse, la linea. Il cerchio delle pietre, ispirato ad alcune costruzioni arcaiche, primitive, come simbolo di difesa e preghiera, centralit\u00e0 e liturgia. Una lunga camminata, anche di molti giorni, per re-incontrare la presenza della natura, per immergersi nell\u2019elemento fondamentale che, in parte, abbiamo dimenticato. Il camminare come arte: corpo, fisicit\u00e0, respiro, vita. L\u2019uomo che passa, che trascorre da un luogo all\u2019altro: ora con la volont\u00e0 di non toccare, non modificare nessuna cosa (Fulton), annullando totalmente il proprio io creativo, il proprio ego; ora mutando il meno possibile, testimoniando soltanto con una linea, un\u2019ellisse, un cerchio di pietre o di legni o di cenere, documentati da una fotografia e, quasi sempre, subito dopo risistemati nella loro posizione originaria (Long: presenti in mostra alcuni sui fanghi, su carta e su legno, e il <em>Cerchio in ardesia rosso-blu<\/em>, del 1985).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-Long_Red-blue-slate-circle-1985-lastre-di-ardesia-diametro-254-cm-e1631526583601-1024x660.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22242 lazyload\" width=\"600\" height=\"386\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-Long_Red-blue-slate-circle-1985-lastre-di-ardesia-diametro-254-cm-e1631526583601-1024x660.jpg?resize=600%2C386&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-22242\" width=\"600\" height=\"386\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-Long_Red-blue-slate-circle-1985-lastre-di-ardesia-diametro-254-cm-e1631526583601.jpg?resize=1024%2C660&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-Long_Red-blue-slate-circle-1985-lastre-di-ardesia-diametro-254-cm-e1631526583601.jpg?resize=300%2C193&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-Long_Red-blue-slate-circle-1985-lastre-di-ardesia-diametro-254-cm-e1631526583601.jpg?resize=768%2C495&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-Long_Red-blue-slate-circle-1985-lastre-di-ardesia-diametro-254-cm-e1631526583601.jpg?resize=480%2C309&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Richard-Long_Red-blue-slate-circle-1985-lastre-di-ardesia-diametro-254-cm-e1631526583601.jpg?w=1316&amp;ssl=1 1316w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption>Richard Long, <em>Red blue slate circle<\/em>, 1985<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arte come svuotamento dell\u2019ambizione del fare. La realt\u00e0, il simbolo di un\u2019esperienza come cancellazione dell\u2019<em>hybris <\/em>(vanit\u00e0) creativa. Un\u2019arte che ci rivela, direttamente, l\u2019immenso fascino della natura. Il ritorno a un ideale stato di pre-coscienza. Un altro inglese, Andy Goldsworthy, lavorando direttamente con gli elementi naturali: l\u2019acqua, il ghiaccio, la neve; le pietre, i rami, le foglie, con le sole mani, senza l\u2019aiuto di nessuna attrezzatura particolare, d\u00e0 vita a sculture e forme per lo pi\u00f9 effimere, che appaiono e scompaiono, che sono e non sono: come le nuvole, la musica, le stelle. Con un grande rispetto per le cose del creato. Con un grande amore per le infinite forme naturali; piccoli gesti fatti di attenzione, gioco, liturgia; minimi interventi sulla superficie della terra, con lo stupore di un bambino, \u201csulla soglia che conduce all\u2019altro mondo, il mondo in cui le cose non si scompongono pi\u00f9 nello spazio e nel tempo\u201d (Gustav Mahler). Presenti in mostra alcuni suoi lavori su carta del 1989. Una mostra che ha voluto ampliare un poco i suoi orizzonti, includendo alcune foto di Olafur Eliasson: paesaggi ricolmi di solitudine e di silenzio; e un monocromo di Alfonso Fratteggiani Bianchi, puro pigmento in polvere applicato direttamente sulla pietra serena.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alfonso-Fratteggiani-Bianchi_Trittico-rosso-2018-19-pigmento-su-pietra-serena-36-x-25-cm-ciascun-elemento-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22244 lazyload\" width=\"719\" height=\"404\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alfonso-Fratteggiani-Bianchi_Trittico-rosso-2018-19-pigmento-su-pietra-serena-36-x-25-cm-ciascun-elemento-1024x576.jpg?resize=719%2C404&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-22244\" width=\"719\" height=\"404\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alfonso-Fratteggiani-Bianchi_Trittico-rosso-2018-19-pigmento-su-pietra-serena-36-x-25-cm-ciascun-elemento-scaled.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alfonso-Fratteggiani-Bianchi_Trittico-rosso-2018-19-pigmento-su-pietra-serena-36-x-25-cm-ciascun-elemento-scaled.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alfonso-Fratteggiani-Bianchi_Trittico-rosso-2018-19-pigmento-su-pietra-serena-36-x-25-cm-ciascun-elemento-scaled.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alfonso-Fratteggiani-Bianchi_Trittico-rosso-2018-19-pigmento-su-pietra-serena-36-x-25-cm-ciascun-elemento-scaled.jpg?resize=1536%2C864&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alfonso-Fratteggiani-Bianchi_Trittico-rosso-2018-19-pigmento-su-pietra-serena-36-x-25-cm-ciascun-elemento-scaled.jpg?resize=2048%2C1152&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alfonso-Fratteggiani-Bianchi_Trittico-rosso-2018-19-pigmento-su-pietra-serena-36-x-25-cm-ciascun-elemento-scaled.jpg?resize=480%2C270&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alfonso-Fratteggiani-Bianchi_Trittico-rosso-2018-19-pigmento-su-pietra-serena-36-x-25-cm-ciascun-elemento-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 719px) 100vw, 719px\" \/><\/noscript><figcaption>Alfonso Fratteggiani Bianchi, <em>Trittico rosso<\/em>, 2018-19<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potrebbe concludere con una ipotetica, possibile immagine: il gesto dell\u2019arte di Long e Fulton equivale alla metamorfosi di una celebre metamorfosi: una olimpica, inedita figura di Apollo \u2013 ancora pi\u00f9 luminoso \u2013 che rinunciando all\u2019inseguimento di Dafne, rinuncia alla caccia, alla corsa, alla possibile e sognata conquista; rinuncia alla stessa speculazione, a favore della pura, assoluta contemplazione \u2013 e lo stormire delle foglie del lauro si fa ancora pi\u00f9 chiaro e musicale. Infine, secondo le bellissime parole di Albert Einstein, quel sacro sentire come \u201cdietro qualsiasi cosa che pu\u00f2 essere sperimentata c\u2019\u00e8 qualcosa che la nostra mente non pu\u00f2 cogliere del tutto e la cui bellezza e sublimit\u00e0 ci raggiunge solo indirettamente, come un debole riflesso\u201d (<em>The world as I see it<\/em>, Citadel, London 2006, p. 58). Il religioso riflesso dei boschi, delle brughiere, delle pietre, delle valli, delle montagne. Il religioso mistero del sacro tempio della natura.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:11px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82;font-size:15px\"><em>In copertina: Robert Smithson, <\/em>Spiral Jetty<em>, 1970<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Se l\u2019arte \u00e8 soprattutto comunicazione di un\u2019emozione, un\u2019esperienza, in una forma insieme rappresentativa e libera, realistica e simbolica, perch\u00e9 non allargarne i confini in un universo molto pi\u00f9 ampio e variegato? Perch\u00e9 limitarsi ad una semplice superficie bidimensionale? 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Cresciuto in una famiglia dedita all\u2019arte, da sempre ha unito la sua passione per la musica classica con l\u2019arte visiva. Ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio di Torino (diploma in Pianoforte) e letterari e artistici all\u2019Universit\u00e0 di Genova. Dai primi anni del 2000 fino a oggi, anche frequentando importanti artisti contemporanei come Calzolari, Paolini e Pistoletto, dalla musica i suoi interessi si sono sempre pi\u00f9 concentrati verso le arti visive. Dal 2005, per alcuni anni, ha insegnato all\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano e alla Scuola Universitaria del Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano. Ha collaborato con la Rete2 della Radio Svizzera Italiana, \u00e8 stato critico musicale della rivista \u00abFMR\u00bb, + critico d\u2019arte del \u00abCorriere del Ticino\u00bb. Ha curato e collaborato a diverse mostre d\u2019arte tra le quali Christo, Melotti, Klee e Melotti, Long, Sella, Warhol, Scarpa, Katz, da Kandinsky a Cage. 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