{"id":22145,"date":"2021-09-12T00:01:02","date_gmt":"2021-09-11T22:01:02","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=22145"},"modified":"2024-06-06T20:47:03","modified_gmt":"2024-06-06T18:47:03","slug":"se-gli-alberi-scompaiono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/09\/12\/se-gli-alberi-scompaiono\/","title":{"rendered":"Se gli alberi scompaiono\u2026","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Mercoled\u00ec 15 settembre alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia si terr\u00e0 l\u2019incontro <\/em>Tra cielo e terra, tra preistoria e futuro<em>, in occasione della mostra <\/em>Un\u2019evidenza fantascientifica. Luigi Ghirri, Andrea Zanzotto, Giuseppe Caccavale<em>, a cura di Chiara Bertola e Andrea Cortellessa e aperta sino al 17 ottobre (interverranno, oltre ai curatori, Silvana Tamiozzo Goldmann, Matteo Giancotti, Camilla Miglio, Riccardo Venturi, Val\u00e9rie Da Costa e Giuseppe Caccavale). Il titolo <\/em>Un\u2019evidenza fantascientifica <em>viene da uno scritto pubblicato da Zanzotto del 2006, <\/em>Sar\u00e0 (stata) natura?<em> (raccolto da Matteo Giancotti in <\/em>Luoghi e paesaggi<em>, Bompiani 2013): \u00abci\u00f2 cui oggi si d\u00e0 il nome di benessere, coincide con l\u2019infierire contro la madre terra e i paesaggi in cui essa si era costituita lungo i milioni di anni: paesaggi in cui essa aveva accettato e accarezzato la presenza umana, scaglionandola lentamente in armonie progressivamente integrate. | Si \u00e8 verificata una <\/em>damnatio<em> di questa memoria territoriale millenaria, o, meglio, una banalizzazione della storia <\/em>in toto<em>, che ha comportato un violento rovesciamento dei rapporti temporali; e l\u2019antichissima realt\u00e0 naturale, da sempre fondante la stessa idea di \u201cessere umano\u201d, si d\u00e0 oggi come miraggio ecologico, proiettato verso un futuro estremamente avanzato: non verso \u201cci\u00f2 che sar\u00e0\u201d, ma verso \u201cci\u00f2 che sar\u00e0 <\/em>stato<em>\u201d. Gli stessi sfondi paesaggistici dei nostri Giorgione e Tiziano, non trovando pi\u00f9 una corrispondenza nella realt\u00e0 geografica che siamo costretti ad abitare, hanno assunto un\u2019evidenza fantascientifica\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Con lo stesso titolo esce in questi giorni il terzo numero dei \u00abQuaderni del Fondo Luigi Ghirri\u00bb (Corraini, pp. , \u20ac ), dal quale per la cortesia di autrice ed editore proponiamo il saggio di Chiara Bertola.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Il paesaggio che attraversiamo in occasione del terzo appuntamento del Fondo Ghirri \u00e8 quello tracciato e denunciato da un poeta come Andrea Zanzotto, inseguito e tradotto da un artista visivo come Giuseppe Caccavale, dislocato e aperto da un fotografo come Luigi Ghirri. Nessuno di questi tre artisti invitati si \u00e8 di fatto riferito al paesaggio pensandolo come uno scenario fermo, acquisito e immutabile, su cui \u2013 come un fondale \u2013 trascorre la vita quotidiana. Anzi, seguendo i percorsi tracciati, non si pu\u00f2 non avvertire, in ognuno di loro, l\u2019instabilit\u00e0, la reazione sensibile ai cambiamenti inferti dalle nuove forme di consumo della societ\u00e0. La mostra si configura dunque come un paesaggio linguistico dove i diversi segni artistici si compongono in scenari che, perduti nella realt\u00e0, vivono comunque nella memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giuseppe Caccavale ha trasformato il Portego della Biblioteca in un ambiente luminoso di acqua e colore. Con grandi acquerelli dipinti su carta da spolvero, ha foderato le intere pareti della grande sala seguendo il ritmo dell\u2019architettura delle tante porte e finestre che storicamente si affacciano su quella sala. Trasforma e ritma lo spazio con la leggerezza dell\u2019acquerello e lo ripensa con l\u2019immaginazione del disegno: il luogo dei libri diventa il luogo dei pensieri e forse anche quello dei sogni. Il risultato \u00e8 un inedito paesaggio intriso delle cromie attinte dalla tavolozza di Cima da Conegliano (artista caro a Zanzotto) sul quale si animano le figure di adolescenti e bambini: una classe che si prepara ad ascoltare la lezione allestita sui sei tavoli di legno al centro della sala, che accolgono i materiali degli altri maestri, Luigi Ghirri e Andrea Zanzotto. Cos\u00ec, dentro la pittura, germogliano la fotografia e la poesia. I tre linguaggi danno forma a un paesaggio, ciascuno con il suo alfabeto che fa risuonare gli elementi in modo diverso. Ghirri e Zanzotto sono infatti maestri del paesaggio: le loro vedute in scatti e in versi mostrano un che di metafisico, enigmi che vanno oltre quello che il nostro occhio percepisce, pur raccontando un territorio e le possibilit\u00e0 che l\u2019uomo ha di abitarlo. Ghirri ritrae la marginalit\u00e0 della provincia padana e svela la grazia inconsapevole del quotidiano; Zanzotto canta le sue colline venete e l\u2019amore antico per una terra che \u00e8 povert\u00e0 e fatica, ma anche legame per le comunit\u00e0 contadine; Giuseppe, perch\u00e9 esule e sempre in viaggio, ritrova il proprio territorio portando alla luce e traducendo i segni e il sapere dei maestri del passato. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al centro della sala, su grandi tavoli \u2013 esattamente come quelli nelle sale della biblioteca adiacente \u2013 come un\u2019isola di documenti e immagini, si compone un montaggio di materiali eterogenei e segretamente solidali: fotografie, manoscritti, testi, disegni preparatori, acquerelli. Un insieme corale di segni, immagini e versi \u00e8 stato chiamato a ricordare visioni e parole che avevamo dimenticato; una lezione che oggi diventa ancora pi\u00f9 necessaria per \u201cguardare\u201d il presente e che vorremmo riproporre come <em>lectio magistrale <\/em>per gli allievi che dai muri di carta guardano con sguardi stupiti e ancora ingenui. Quello \u00e8 lo sguardo che questi autori auspicano per riformulare un mondo che \u00e8 sparito nella realt\u00e0, che non corrisponde pi\u00f9, ma che continua a risuonare nel ricordo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-2-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22173 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"684\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-2.jpg?resize=1024%2C684&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-22173\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-2-scaled.jpg?resize=1024%2C684&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-2-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-2-scaled.jpg?resize=768%2C513&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-2-scaled.jpg?resize=1536%2C1025&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-2-scaled.jpg?resize=2048%2C1367&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-2-scaled.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-2-scaled.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-2-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption><em>Un&#8217;evidenza fantascientifica<\/em>, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, veduta della mostra<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei dieci giorni intensi e continui dell\u2019allestimento nella sala della biblioteca, ho assistito Giuseppe nel suo \u201cfare\u201d. Dipinge su un grande tavolo improvvisato, dove sono stesi gli smisurati fogli di carta da spolvero, due ciotole di acqua e i tubetti degli acquerelli Senellier. I pi\u00f9 luminosi, come mi fa notare Giuseppe. L\u2019osservo mentre dipinge, ma piuttosto dovrei dire mentre scrive, perch\u00e9, come molte volte mi ha ripetuto, il suo lavoro \u00e8 quello di uno scriba: un lavoro di traduzione. Per arrivare a maneggiare cos\u00ec serenamente l\u2019acquerello, tecnica difficile, velocissima e sfuggente, questo artista ha praticato per anni il pastello, il disegno, l\u2019incisione su vetro, su muro; anni di affreschi e di spolveri. Questo gli permette di usare l\u2019acquerello alla maniera di un calligrafo giapponese. Le figure sono luminose e nonostante la trasparenza paiono solide e stabili, quasi scolpite nella pietra. Di fatto sono come degli affreschi \u2013 la tecnica dell\u2019acquerello \u00e8 in effetti la pi\u00f9 prossima all\u2019affresco, anch\u2019essa fatta di acqua e pigmento. Non ho mai visto acquerelli cos\u00ec grandi, ma non c\u2019\u00e8 nessuna fatica nel loro segno perch\u00e9 non sono perfetti ed \u00e8 proprio in questo che sta la bellezza: all\u2019origine c\u2019\u00e8 la mano di un artista che sa e che pu\u00f2 permettersi di fare le cose come se fosse sovrappensiero, quasi distratto; dietro l\u2019apparente leggerezza esiste un lavoro di anni e anni, esercizio, preparazione e studio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In fondo anche Ghirri per aderire alla natura delle cose che riprende, ricorre agli strumenti del passato e molto spesso adotta una prospettiva frontale di tipo rinascimentale. Sfruttando la luce naturale il pi\u00f9 possibile, si rifiuta d\u2019impiegare filtri o lenti in grado di deformare l\u2019immagine. Lo conferma lui stesso quando dichiara che \u00abUno degli elementi che mi affascinava nelle ricerche concettuali [&#8230;] era l\u2019irruzione della possibilit\u00e0 di una sorpresa all\u2019interno del quotidiano anche riferito all\u2019arte. Ma al di l\u00e0 di questo, credo di aver appreso dall\u2019arte concettuale la possibilit\u00e0 di partire dalle cose pi\u00f9 semplici, dall\u2019ovvio, per rivederle sotto un\u2019altra luce\u00bb<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>.Lo aveva gi\u00e0 scritto Quintavalle nel 1992 sottolineando che Ghirri sceglie gli spazi dell\u2019arte rinascimentale dove \u00abnon c\u2019\u00e8 epos n\u00e9 storia, non dunque Masaccio ma Beato Angelico, non Donatello ma Filippo Lippi, non Neroccio ma Sassetta\u00bb<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22175 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"684\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra.jpg?resize=1024%2C684&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-22175\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-scaled.jpg?resize=1024%2C684&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-scaled.jpg?resize=768%2C513&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-scaled.jpg?resize=1536%2C1025&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-scaled.jpg?resize=2048%2C1367&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-scaled.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-scaled.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Unevidenza-fantascientifica.-Venezia-Fondazione-Querini-Stampalia.-Veduta-della-mostra-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption><meta charset=\"utf-8\"><em>Un&#8217;evidenza fantascientifica<\/em>, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, veduta della mostra<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ghirri inizialmente sperimenta e rappresenta il paesaggio delle cose restituendole magiche e fuori tempo e offre una possibilit\u00e0 alternativa agli scenari familiari della sua terra emiliana. Insomma, rincorre la possibilit\u00e0 di una rieducazione visiva, per \u201cdecongestionare\u201d lo sguardo e vedere in maniera nuova un mondo che non si sa pi\u00f9 guardare. Con questo obiettivo troviamo la maggior parte dei suoi progetti degli anni Settanta; tuttavia gi\u00e0 il 1979 segna un cambiamento nella sua poetica, perch\u00e9 sposta l\u2019attenzione verso il paesaggio italiano e il luogo della sua origine. Si tratta di restituirne un\u2019immagine nuova e inedita, fuori dal clich\u00e9 turistico del Bel Paese. Nei primi anni Ottanta Ghirri intensifica il lavoro sul paesaggio attraverso una serie di collaborazioni e progetti di ricerca, tra cui il pi\u00f9 famoso <em>Viaggio in Italia<\/em> del 1984. Un progetto che ha un ruolo fondamentale nell\u2019avviare il dibattito sul rinnovamento della fotografia italiana degli ultimi vent\u2019anni, e, come sottolinea Roberta Valtorta, \u00abper aver instaurato un dialogo tra la fotografia e le altre arti \u2013 architettura, cinema, e letteratura \u2013 dando vita a una nuova attenzione al paesaggio\u00bb<a href=\"#_ftn3\"><em><strong>[3]<\/strong><\/em><\/a>. Le immagini che Ghirri vede per questa nuova Italia si concentrano su spazi ai margini di una tradizione riconosciuta; il suo sguardo \u00e8 rivolto a luoghi che ai pi\u00f9 appaiono sconosciuti. \u00c8 attento ai dettagli minimi e inosservati, ma sui quali trasferisce quel sentimento affettivo dei luoghi quotidiani, restituendo un senso di pace e armonia. Walker Evans \u00e8 un maestro per Ghirri: da lui l\u2019artista impara un senso di meraviglia e di stupore, come di chi vede la realt\u00e0 per la prima volta. Quello stesso sguardo lo cerca anche Giuseppe Caccavale, portando il suo lavoro a farsi con nulla, a svuotarsi fino a diventare pigmento o polvere. La sua opera emerge dal \u201ctogliere\u201d: \u00e8 scavata nella storia e nello studio. Non ci sono scorciatoie per arrivare a un\u2019immagine che deve risultare semplice e profonda; un\u2019immagine di fronte alla quale tornare a meravigliarsi. Dietro l\u2019opera di questo artista c\u2019\u00e8 sicuramente il valore del tempo che ha tessuto e sostanziato le figure della nuova visione. Un tempo lungo e necessario per arrivare alla veduta finale, che porta dentro, silenziosamente, i numerosi disciplinati passaggi delle diverse fasi di lavoro. Il caso \u00e8 escluso e ogni dettaglio \u00e8 posto sotto controllo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ognuno di questi autori \u00e8 consapevole che il paesaggio vive e si trasforma nel tempo con il mutare delle forme di vita e soprattutto dei modi di produrre e crescere di una societ\u00e0. Eppure, nessuno di loro riesce a tacere ci\u00f2 che \u00e8 accaduto al paesaggio italiano nei decenni trascorsi. Per Luigi Ghirri la denuncia \u00e8 nella deviazione dello sguardo dalla devastazione, nell\u2019immaginazione del paesaggio attraverso la nebbia. Anche Andrea Zanzotto lascia aperto il giudizio su un pericoloso \u00abprogresso\u00bb che, sappiamo, pu\u00f2 diventare \u00abscorsoio\u00bb: \u00abladdove un tempo il paesaggio si configurava attraverso interventi esperti e secolari che esprimevano per intero una cultura, quello dell\u2019Italia d\u2019oggi sembra il risultato di interventi caotici, incoerenti, improvvisati, espressione di una societ\u00e0 priva di disegni ideali, trascinata solo dalle regole del gioco economico e delle sue scenografie consumistiche\u00bb<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>. Il paesaggio reale, quello che si modifica velocemente sotto i nostri occhi, \u00e8 un paesaggio che non ci piace, in cui non ci riconosciamo e che non vorremmo vedere; per questo motivo Andrea Zanzotto conia un tempo verbale diverso, che ci permette di rimanere un passo indietro rispetto a questo presente: \u00abdiciamo il \u201cpresente remoto\u201d \u2026 Lo chiamo cos\u00ec perch\u00e9 rispetto a un passato anche abbastanza recente, e che si allontana vorticosamente, a folate, percepiamo il presente che abbiamo \u201cqui\u201d e in cui ci ritroviamo, come un lacerante specchio sempre pi\u00f9 remoto dal nostro vero essere. Per parlarne c\u2019\u00e8 bisogno di una categorizzazione grammaticale diversa: \u00e8 un quid che va vissuto come presente e, nello stesso tempo, come remoto\u00bb<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>. Perch\u00e9 se gli alberi scompaiono, scompare \u00abla fede nella loro crescita e nessuno osa sperare che i bambini sosteranno nella loro ombra\u00bb. Al posto degli alberi sono comparsi i lampioni che illuminano a giorno anche la notte, \u00abportabandiera di un\u2019evoluzione che tende a sostituire ogni morbida evoluzione organica, a misura d\u2019uomo, con la durezza dell\u2019inorganico. Quasi sempre ci\u00f2 preannuncia un\u2019ondata distruttiva, che inizia con l\u2019abbattimento di tutti gli alberi e si conclude con la dissoluzione di ogni ordine e struttura\u00bb<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Solara-1986_Fondo-Luigi-Ghirri-Fondazione-Querini-Stampalia.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22177 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"865\" height=\"700\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Solara-1986_Fondo-Luigi-Ghirri-Fondazione-Querini-Stampalia.jpeg?resize=865%2C700&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-22177\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Solara-1986_Fondo-Luigi-Ghirri-Fondazione-Querini-Stampalia.jpeg?w=865&amp;ssl=1 865w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Solara-1986_Fondo-Luigi-Ghirri-Fondazione-Querini-Stampalia.jpeg?resize=300%2C243&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Solara-1986_Fondo-Luigi-Ghirri-Fondazione-Querini-Stampalia.jpeg?resize=768%2C622&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Solara-1986_Fondo-Luigi-Ghirri-Fondazione-Querini-Stampalia.jpeg?resize=480%2C388&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 865px) 100vw, 865px\" \/><\/noscript><figcaption>Luigi Ghirri, <em>Solara<\/em> (1986), Fondo Luigi Ghirri, Fondazione Querini Stampalia<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, non ci si arrende allo scempio. A Ghirri, che suggerisce di partire per ogni racconto dell\u2019esistenza e a esso ritornare, per non perdersi nel disfacimento dell\u2019esistenza, fa eco Andrea Zanzotto quando scrive \u00abPer capire i luoghi non abbiamo bisogno di radicarci, ma di eradicarci, addentrandoci cos\u00ec profondamente in loro da riuscire a bucarli per arrivare altrove, rivedendoli nuovi, forse soltanto allora \u201cnostri\u201d\u00bb<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>. Forse quello che intendeva Ghirri quando diceva che bisogna \u00abDislocare lo sguardo per aprire il paesaggio&#8230;\u00bb<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>. Per Giuseppe Caccavale si tratta invece di compiere ogni volta una traduzione. E non si tratta di rispolverare le tecniche antiche, ma di reinventarle sperimentandole di nuovo per trovare un nuovo slancio interpretativo. Il fine del suo tradurre e di riportare alla luce \u00e8 un altro: \u00abfar s\u00ec che le parole e le cose trovino una nuova e pi\u00f9 fondata corrispondenza\u00bb<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ognuno dei tre autori invitati alla Querini ha esplorato all\u2019interno della propria opera quello \u00abspazio senza grammatica\u00bb \u2013 per usare un\u2019espressione di Giuseppe Caccavale \u2013 che lascia le apparenze al margine per vedere nella pienezza le cose. Credo si tratti dello spazio lasciato vuoto dopo un urlo o aperto dopo uno strappo. Perch\u00e9 quando si vede qualcosa di prossimo al vero si ha la necessit\u00e0 di reinventare parole, immagini e cose. Per l\u2019artista visivo \u00e8 stato fondamentale potersi mettere davanti all\u2019arte dei maestri e sprofondare nella poesia: \u00abun luogo che non d\u00e0 reddito\u00bb, mi scrive Giuseppe Caccavale, \u00abperch\u00e9 qui si pu\u00f2 ricreare e studiare\u00bb. Ricordo una metafora che Giuseppe mi aveva donato e che ho utilizzato molte volte nel mio lavoro di curatrice, soprattutto quando ho dovuto spiegare in Querini l\u2019importanza dell\u2019invito agli artisti contemporanei a lavorare nel museo antico della Fondazione: l\u2019immagine di un pallone sott\u2019acqua che viene fuori con forza dopo che \u00e8 stato immerso. Allude a un\u2019immagine intrisa di sedimenti, che viene fuori con lo slancio impresso dagli artisti, i quali fanno fare un balzo in avanti all\u2019arte. Le fotografie di Ghirri sono esposte sui vecchi tavoli non tutte nello stesso verso perch\u00e9 \u00e8 importante rompere l\u2019abitudine dello sguardo e aprire nuove prospettive di visione: le fotografie presentate in orizzontale invece che in verticale suggeriscono inaspettate geometrie e variazioni di colore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mostra, definita da Giuseppe Caccavale un <em>cantiere visivo<\/em>, ci conduce in un luogo senza coordinate geografiche, fuori dal tempo e dallo spazio dove per\u00f2 la realt\u00e0 \u00e8 ancora pi\u00f9 autentica e la natura ancora pi\u00f9 vicina. Un mondo ideale, come \u00e8 quello dipinto dai pittori veneti \u2013 Tiziano, Giorgione, Cima da Conegliano \u2013 tanto amati da Zanzotto che, angosciato dall\u2019avanzata di un \u00abprogresso scorsoio\u00bb<em>, <\/em>che strangola la natura, vede nei loro paesaggi la promessa di un\u2019armonia che salver\u00e0 l\u2019essere umano. Un desiderio di felicit\u00e0 cos\u00ec attuale e struggente da sembrare irrealizzabile: un\u2019evidenza fantascientifica.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-default\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Luigi Ghirri, <em>Niente di antico sotto il sole. Scritti e interviste<\/em>, Quodlibet, Macerata 2021, p. 312.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Cfr. Arturo C. Quintavalle, <em>Lo sguardo di Ghirri<\/em>, \u00abOttagono\u00bb, 102, marzo 1992, cit. in <em>Luigi Ghirri. Vista con camera. 200 fotografie in Emilia Romagna<\/em>, Motta, Milano, 1992, pp. 199-203.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Roberta Valtorta, <em>Stupore del paesaggio<\/em>. In<em> Racconti dal paesaggio 1984-2004. A vent\u2019anni da Viaggio in Italia, <\/em>Lupetti, Milano 2004, p. 11<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Francesco Vallerani,<em> Introduzione<\/em>, in Eugenio Turri<em>, Semiologia del paesaggio italiano<\/em>, Marsilio, Venezia 2014.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Andrea Zanzotto, atti del convegno <em>Fondamenta<\/em> \/ <em>Venezia citt\u00e0 dei lettori<\/em>, 3\/6 giugno 1999, Marsilio, Venezia 1999, p. 122.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Johann Kraftner, <em>L\u2019albero e l\u2019architettura<\/em>, in \u201cLotus International\u201d, 31, Electa, Milano 1981, pp. 26-7.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Matteo Giancotti, <em>Radici, eradicazioni<\/em>, introduzione ad Andrea Zanzotto, <em>Luoghi e paesaggi<\/em>, Bompiani, Milano 2013, p. 5 (che riprende l\u2019<em>incipit <\/em>di <em>Venezia, forse<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Vanni Codeluppi, <em>Vita di Luigi Ghirri. Fotografia, arte, letteratura e musica<\/em>, Carocci, Roma 2020.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Laura Cherubini, <em>Immagine d\u2019aria. La forza degli occhi<\/em>, in <em>Poesie d\u2019amore di Alfonso Gatto graffite da Giuseppe Caccavale<\/em>,Electa, Milano 2010, p. 18.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:26px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82;font-size:15px\"><em>In copertina: Luigi Ghirri, <\/em>Angiari, Argine dell&#8217;Adige<em> (1989-1990), Fondo Luigi Ghirri, Fondazione Querini Stampalia<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Il paesaggio che attraversiamo in occasione del terzo appuntamento del Fondo Ghirri \u00e8 quello tracciato e denunciato da un poeta come Andrea Zanzotto, inseguito e tradotto da un artista visivo come Giuseppe Caccavale, dislocato e aperto da un fotografo come Luigi Ghirri. 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Vive e lavora a Venezia. Ha curato il progetto di arte contemporanea \u201cConservare il futuro\u201d alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia (il volume omonimo \u00e8 uscito da Bruno nel 2023). Ideatrice e curatrice del Premio Furla per giovani artisti italiani dal 2000 al 2015. Direttrice artistica dell'Hangar Bicocca di Milano dal 2009 al 2012. Presidente della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia dal 1996 al 1998. Ha curato diverse mostre in Italia e all\u2019estero tra cui quelle di Roman Opalka (Milano e Venezia, 2019), Mariateresa Sartori (2019), Paolo Icaro (2018), Giovanni Anselmo (2017), Elisabetta Di Maggio (2017), Jimmie Durham (2015), Haris Epaminonda (2014), Qiu Zhijie (2013), Gianikian-Ricci Lucchi (2012), Christian Boltansky (2011), Hans Peter Feldmann (2012), Ilya&amp;Emilia Kabakov (1989, 2003, 2012), Surasi Kusolwong (2011), Michelangelo Pistoletto (2013, 2000), Marisa Merz (2011), Mona Hatoum (2009, 2014, 2015), Georges Adeagbo (2008, 2009), Remo Salvadori (2006), Kiki Smith (2005), Boris Mikhailov (2001), Giulio Paolini (2001), Lothar Baumgarten (2001), Joseph Kosuth (2000). 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