{"id":21478,"date":"2021-09-26T00:01:12","date_gmt":"2021-09-25T22:01:12","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=21478"},"modified":"2024-06-06T20:45:59","modified_gmt":"2024-06-06T18:45:59","slug":"michel-leiris-la-scrittura-e-il-soggetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/09\/26\/michel-leiris-la-scrittura-e-il-soggetto\/","title":{"rendered":"Michel Leiris, la scrittura e il soggetto\u00a0","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">La struttura del soggetto e la possibilit\u00e0 di scrivere, l\u2019irruzione dell\u2019eterogeneo nel simbolico e lo statuto della parola sono immediatamente messi in gioco dall\u2019attivit\u00e0 letteraria di Leiris, fin da <em>L\u2019\u00c2ge d\u2019homme.<\/em> La separazione dal corpo, dalla soggettivit\u00e0 agente \u2013 che la scrittura impone e garantisce \u2013 deve essere disgregata attraverso un intervento violento, capace di trasformare l\u2019invenzione in rischio e in confronto con il limite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Leiris, l\u2019attacco ai meccanismi di separazione e di formalizzazione del linguaggio non pu\u00f2 avvenire al di fuori di uno scontro, di una restaurazione del pericolo in cui il soggetto scrivente si installa, per spezzare una delle forme essenziali di neutralizzazione del simbolico. Proiettare tutta la contraddittoriet\u00e0 del desiderio, il percorso di negativit\u00e0 che segna il soggetto processuale all\u2019interno della comunicazione letteraria, fare della contraddittoriet\u00e0 e delle frustrazioni del progetto esistenziale l\u2019oggetto della scrittura, rappresenta per il Leiris dell\u2019<em>\u00c2ge d\u2019homme<\/em> una prima ipotesi di iscrizione dcl lavoro letterario nell\u2019orizzonte dell\u2019autenticit\u00e0 e del confronto radicale con la verit\u00e0. Scrive Leiris nel dicembre 1945\/gennaio 1946, analizzando il processo di elaborazione dell\u2019<em>\u00c2ge d\u2019homme<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo tormentava un problema, che non gli lasciava tranquilla la coscienza e gli impediva di scrivere: forse quello che avviene nel campo letterario \u00e8 senza valore se rimane \u201cestetico\u201d, anodino, esente da sanzioni, se non c\u2019\u00e8 nulla, nello scrivere un\u2019opera, di quello che per il torero \u00e8 il corno aguzzo del toro (e qui ricorre una delle immagini pi\u00f9 care all\u2019autore). In realt\u00e0 soltanto questo, per la minaccia materiale, che rappresenta, conferisce un valore umano alla tauromachia, le impedisce di essere grazie vane da ballerini.<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec non solo l\u2019attivit\u00e0 letteraria \u00e8 sottratta alla gratuit\u00e0 e all\u2019anodino, ma il soggetto scrivente \u00e8 ridefinito esistenzialmente in termini di precariet\u00e0 e di pericolo, \u00e8 piombato nell\u2019incertezza totale di un\u2019autoesposizione, che non \u00e8 pi\u00f9 garantita da alcun valore, n\u00e9 circoscritta da alcun meccanismo di difesa. Affidandosi a un particolare esercizio di scrittura, Leiris non pu\u00f2 spezzare l\u2019opposizione corpo\/simbolico, ma pu\u00f2 tentare di disgregarne l\u2019articolazione prevista dalla struttura della separazione e modificate il rapporto scrittura\/soggetto o, come si diceva una volta, arte\/vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia il progetto di trasformazione della letteratura e del suo funzionamento sociale non pu\u00f2 limitarsi a una ristrutturazione dei materiali interni al testo: per il Leiris dell\u2019<em>\u00c2ge d\u2019homme<\/em> si tratta di operare una ridefinizione del letterario attraverso l\u2019altro, l\u2019eterogeneo, cio\u00e8 mediante il soggetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa implicazione (che, com\u2019\u00e8 ovvio, non \u00e8 affatto nuova nella storia della letteratura) si presenta tuttavia in Leiris con un doppio movimento: da un lato \u00e8 smascheramento dell\u2019io, sottrazione all\u2019io della maschera e rivelazione di un\u2019immagine pi\u00f9 profonda che incrina la figura sociale del soggetto e lo restituisce ad una pi\u00f9 complessa dialettica di motivazioni e di comportamenti; dall\u2019altro la rivelazione dell\u2019io \u00e8 auto\u00adproiezione nella dinamica del pericolo, implica un processo segnato dalla rottura, dalla lacerazione, dall\u2019autodistruzione. La rivelazione dell\u2019io attraverso la letteratura \u00e8 per il Leiris dell\u2019<em>\u00c2ge d\u2019homme<\/em> il prodotto di un\u2019effrazione, di uno scardinamento dell\u2019orizzonte formale dell\u2019io, della polverizzazione della sua rigidit\u00e0 socialmente oggettivata: non pu\u00f2 essere altro che un fatto traumatico. Dire quello che si \u00e8 sospende le garanzie, il credito sociale acquisito, introduce un elemento di disturbo persino nelle relazioni pi\u00f9 strette. Se la scrittura irrealizza le cose e media attraverso il linguaggio ogni rapporto, se la scrittura \u00e8 inserita nel simbolico in quanto struttura linguistica, allora l\u2019effrazione del simbolico, la sua riconnessione alla dinamica del desiderio potr\u00e0 avvenire soltanto attraverso un duplice movimento di reintroduzione dell\u2019eterogeneo nel testo e di reintenzionamento del testo nell\u2019eterogeneit\u00e0 del soggetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L\u2019\u00c2ge d\u2019homme<\/em> e l\u2019ipotesi di una letteratura come tauromachia sono appunto questo movimento, questa dialettica dello smascheramento che \u00e8 soprattutto rottura delle separazioni e ricostituzione di una processualit\u00e0 lacerata, scissa, ma non pi\u00f9 tagliata tra corpo e simbolico, scrittura e soggettivit\u00e0 agente. Nella vertigine della confessione Leiris incrina la struttura della rimozione letteraria: da un lato parla direttamente della propria sessualit\u00e0 rivelando tutto un orizzonte di esperienze che la morale sociale e la rimozione culturale tendono a escludere dalla comunicazione, in un duplice meccanismo di superamento di un divieto sociale e di un\u2019auto\u00addifesa dell\u2019io; dall\u2019altro spezza la neutralizzazione esistenziale del testo, la sua natura di oggetto separato dal soggetto e lo fa diventare un atto, un gesto che si rivolge contro l\u2019io e&nbsp; lo sottopone anche a un processo di degradazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fare della scrittura un territorio di rivelazione delle pratiche di un corpo che \u00e8 il proprio corpo e di un oggetto psichico che \u00e8 l\u2019ego strutturato dalla propria coscienza significa \u2013 secondo Leiris \u2013 dismisurare insieme la scrittura, la coscienza e il corpo stesso e produrre forme di \u00abinfinitizzazione del senso\u00bb<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. L\u2019attacco al simbolico come attacco ad un meccanismo di equilibrio che garantisce il presente del soggetto \u00e8 anche una violazione dell\u2019io, implica nuovi livelli di strutturazione e nuove articolazioni dell\u2019esistente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo, dunque, il progetto di poetica, l\u2019intenzionalit\u00e0 produttiva che rende possibile <em>L\u2019\u00c2ge d\u2019homme<\/em>. Ma l\u2019oggetto occultato e svelato che Leiris propone nell\u2019<em>\u00c2ge d\u2019homme <\/em>ha una struttura tendenzialmente rigida, \u00e8 una realt\u00e0 psichica gi\u00e0 acquisita e filtrata dalla coscienza, e sostanzialmente depurata dall\u2019eterogeneo che la percorreva. Nell\u2019<em>\u00c2ge d\u2019homme <\/em>Leiris tratta l\u2019oggetto occultato e svelato insieme come forza del non detto e come materiale letterario, lo organizza strutturalmente e linguisticamente all\u2019interno di un flusso controllato. L\u2019oggetto occultato e svelato opera insieme come processo di irruzione di altro e come materiale gi\u00e0 strutturato e ridefinito, incrina uno statuto comunicativo, ma non ne spezza violentemente il sistema di significazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec <em>L\u2019\u00c2ge d\u2019homme<\/em> non \u00e8 un flusso di confessione ma una rielaborazione letteraria complessa, che introduce mediazioni continue e distanzia di fatto il meccanismo di autorivelazione.&nbsp; Basta scorrere l\u2019indice del volume e i titoli dei capitoli per avere un\u2019idea di come la mediazione letteraria intervenga a distanziare il soggetto esistenziale narrato e a inscriverlo in un orizzonte di riferimento culturale fortemente connotato: <em>Personaggi tragici. Antichit\u00e0. Lucrezia. Giuditta. La testa di Oloferne. Lucrezia e Giuditta. Gli amori di Oloferne. Il banchetto di Oloferne. La zattera della Medusa<\/em><a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>.<em>&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono titoli che rinviano a personaggi storici o biblici, carichi di implicazioni culturali, che frenano l\u2019impulso della confessione per sottoporlo ad una simbolizzazione esplicita. Il ricorso a Lucr\u00e8ce e Judith attesta la volont\u00e0 di leggere le donne incontrate in relazione a figure mitiche e quindi un\u2019apertura alla mitofania che sottolinea una debolezza dell\u2019interpretazione esistenziale immediata. E anche l\u2019evocazione pi\u00f9 originale di Holopherne per la figurazione di s\u00e9, legata soprattutto al timore di una mutilazione alla gola, o al fantasma della perdita della testa, riflette il medesimo processo.&nbsp; La comprensione piena del senso dei rapporti avviati con le donne incontrate \u00e8 realizzabile solo in relazione all\u2019orizzonte mitografico. \u00c8 come se il rapporto scrittura della confessione\/eventi veri narrati non fosse sufficiente a capirne il significato. E anche se l\u2019istanza rivelativa non viene cancellata \u00e8 tuttavia inscritta in un quadro di pi\u00f9 ampia significazione, che se non smentisce sicuramente riduce l\u2019istanza di rivelazione del s\u00e9 e il meccanismo di trasformazione delle condizioni della scrittura. In questo modo la confessione si inscrive in <em>pattern<\/em> definiti dal riferimento culturale e diventa un elemento inscritto in una gabbia altra, preesistente, storicamente consolidata, perdendo in radicalit\u00e0 immediata. L\u2019autorivelazione \u00e8 quindi un elemento del testo che non \u00e8 strutturato dall\u2019andamento della confessione, ma dal quadro di evocazioni culturali attuate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec <em>L\u2019\u00c2ge d\u2019homme <\/em>si rivela qualcosa di parzialmente diverso dalle intenzioni e dal programma letterario enunciato dall\u2019autore e la sua scrittura appare quindi non come un flusso libero, ma come un movimento inscritto in un ampio orizzonte culturale e da questo condizionato. E alla fine la volont\u00e0 di confessione, che certo permane, risulta inscritta e filtrata da una formalizzazione simbolica. Questo carattere, va detto subito, non sottrae valore all\u2019operazione leirisiana, ma ne cambia il progetto e l\u2019assetto e finisce per affermare, accanto alla confessione, la letterariet\u00e0 del testo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019<em>\u00c2ge d\u2019homme <\/em>lo smascheramento dell\u2019io \u00e8 s\u00ec un confronto con il non detto, ma \u00e8 anche, di pi\u00f9, un gioco di specchi in cui l\u2019io si ritrova perch\u00e9 non si \u00e8 mai perduto veramente, un processo parallelo di disgregazione dell\u2019immagine sociale e di riduzione dell\u2019io alla rigidit\u00e0 di un oggetto psichico, che permette il padroneggiamento dell\u2019eterogeneit\u00e0. <em>L\u2019\u00c2ge d\u2019homme <\/em>\u00e8 insieme un processo di moltiplicazione delle immagini e delle funzioni dell\u2019io e di solidificazione di un materiale psichico ricondotto alla dialettica della conoscenza. Questa duplice natura del progetto letterario dell\u2019<em>\u00c2ge d\u2019homme <\/em>si ribalta d\u2019altra parte nel carattere programmato e cristallizzato della ricerca scritturale. Come l\u2019io analizzato, la scrittura di Leiris \u00e8 pi\u00f9 registrazione di una rigidit\u00e0 strutturata dall\u2019 analisi che dinamica in trasformazione. Ma la prevalente rigidit\u00e0 dell\u2019io esibito come un oggetto determinato, un\u2019entit\u00e0 psichica prodotta e delimitata dalla coscienza, tende a trasformare la scrittura in on rendiconto che ha il rigore necessario della configurazione dell\u2019occultato, del non detto, ma non la sua forza dirompente, non la sua aggressivit\u00e0 che disgrega i codici. L\u2019io oggettivato non diventa soltanto un ente psichico che l\u2019io scrivente analizza. L\u2019io oggettivato \u00e8 anche sottoposto ad una sorta di mineralizzazione, di riduzione a cosa. Diventa un libro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Essendomi accanito a dare forma alla mia statua e avendo parlato solo di me, era di me che si parlava quando si parlava del libro, e questa statua che avevo preso tanta cura a scolpire la vedevo ora, con orrore, levarsi come una pietra funeraria nella realt\u00e0 esterna che aveva preso.<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019io trasformato in libro \u00e8 diventato una statua, una pietra funeraria. Il libro dell\u2019io anticipa la morte, \u00e8 una sorta di fissazione funeraria dell\u2019io, \u00e8 il segno della morte dentro la vita. Quelle parole incatenate attorno all\u2019io materializzano la sua deiezione dalla vita, la sua trasposizione in linguaggio, segnano, drammaticamente, il suo distanziamento dalla dinamica esistenziale, la sua sottrazione al mondo. Il libro dell\u2019io \u00e8 la morte in cui il soggetto ha cristallizzato il proprio io, affidandolo a quell\u2019alterit\u00e0 vivente che \u00e8 la scrittura e facendolo diventare altro da s\u00e9. Il libro dell\u2019io \u00e8 la morte che il soggetto ha vissuto per scrivere, sottraendosi alla vita, negandosi al flusso esistenziale per affidarsi alla mineralizzazione della parola concatenata. Nella cristallizzazione allucinata dell\u2019<em>\u00c2ge d\u2019homme<\/em> la morte sovrana si afferma come condizione necessaria dello sguardo analitico, forza produttiva che garantisce la scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019io dell\u2019<em>Age d\u2019homme<\/em> \u00e8 un io che ha rimosso totalmente la struttura del divenire per trovare nella fissazione della scrittura una sanzione rovesciata, capace di attribuirgli una garanzia permanente di significato, cio\u00e8 di valore. Ma la morte non \u00e8 solo la forma che sovrasta l\u2019io cristallizzato dell\u2019<em>\u00c2ge d\u2019homme<\/em>, \u00e8 anche l\u2019apertura infinita che il soggetto scrivente deve solcare e possedere se vuole accedere alla scrittura. \u00abIl linguaggio \u00e8 la vita che porta la morte e si mantiene in essa\u00bb, scrive Blanchot nella <em>Litt\u00e9rature et le droit \u00e0 la mort<\/em><a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>. L\u2019esercizio della scrittura \u00e8 segnato dalla figura della morte, implica per il soggetto scrivente il porsi nella sospensione radicale della vita, nell\u2019incombere della morte<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>. La morte nella scrittura appare in primo luogo come dialettica dell\u2019assenza che informa lo statuto della parola. La parola implica l\u2019assenza delle cose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019angoscia del soggetto scrivente \u00e8 prodotta dall\u2019irrealizzazione, dalla morte in cui piomba le cose di cui parla. Ed \u00e8 un\u2019angoscia che non implica tanto la sparizione del soggetto scrivente, quanto il suo inserimento in una dialettica dell\u2019assenza. Ma quale angoscia investe il soggetto scrivente e la pratica stessa della scrittura quando l\u2019oggetto delle parole concatenate, la cosa irrealizzata dalla parola \u00e8 l\u2019io stesso, \u00e8 la realt\u00e0 psichica ed esistenziale stessa dello scrivente? La forma particolare dell\u2019intensit\u00e0 dell\u2019opera di Leiris \u00e8 proprio questa: che l\u2019oggetto irrealizzato dalla parola letteraria strutturata, la cosa inabissata nell\u2019assenza, nel vuoto, sottratta dalla nominazione alla dinamica vitale \u00e8 l\u2019io, \u00e8 il soggetto scrivente stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec la letteratura di Leiris si installa in una contraddizione radicale, \u00e8 costituita da un movimento processuale che si rovescia su se stesso e sembra sottrarsi continuamente la possibilit\u00e0 di essere. La vera tauromachia della scrittura leirisiana \u00e8 allora non tanto lo smascheramento del proprio io, l\u2019esibizione del proprio negativo, ma l\u2019autoproiezione in un esercizio linguistico che nello stesso tempo sottrae la realt\u00e0 all\u2019io e l\u2019io al reale, sospende il contesto di relazionalit\u00e0 intersoggettiva e piomba il flusso esistenziale nella glacialit\u00e0 della parola. Il lavoro scritturale di Leiris \u00e8, dunque, in primo luogo rapporto con la propria assenza, ricerca del proprio io presente nell\u2019assenza, deiezione dell\u2019io nella lontananza dell\u2019assenza per rendere possibile la nominazione letteraria: permanenza estenuante di un atto in cui l\u2019io si piomba nella morte simbolica per poter essere parola, e la nominazione letteraria diventa il passaggio nel vuoto dell\u2019io, che \u00e8 la condizione perch\u00e9 si materializzi un altro io, pi\u00f9 segreto. Fare del proprio esercizio l\u2019irrealizzazione del proprio io significa. forse indicare con lucidit\u00e0 paradossale lo scandalo permanente della letteratura, la sua alterit\u00e0 radicale al mondo, vivere al massimo livello di significazione e di esplicitazione possibile l\u2019esercizio della scrittura come morte dell\u2019io, la sublimazione del linguaggio come spostamento del flusso vitale dal campo dell\u2019intersoggettivit\u00e0, la ricerca stilistica come irrealizzazione radicale dell\u2019esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leiris sperimenta l\u2019irrealizzazione in modi differenti nell\u2019ambito della propria opera. Nel ciclo <em>La r\u00e8gle du jeu<\/em> l\u2019io \u00e8 direttamente incorporato al discorso, fa tutt\u2019uno con lo sguardo autoanalitico, realizza una dinamica di implicazione radicale tra quelli che Leiris chiama <em>je racont\u00e9<\/em> e <em>je raconteur<\/em>. Nella<em> R\u00e8gle du jeu <\/em>l\u2019io agente e l\u2019io scrivente insieme si dialettizzano e tendono a sovrapporsi, e la figura dell\u2019io scrivente \u00e8 continuamente modificata e posta in discussione dallo stesso atto di scrivere, dalle contraddizioni e dagli eventi narrati. Cosi nella<em> R\u00e8gle du jeu<\/em> la parola irrealizzante investe non soltanto l\u2019io oggettivato, ma anche il soggetto che compie l\u2019oggettivazione. Lo stesso io scrivente \u00e8 piombato nella morte simbolica della scrittura, le parole che nomina lo congelano in una permanente dialettica di presenza e sparizione. All\u2019estremo della contraddizione l\u2019io scrivente si trova nella condizione di esistere come tale soltanto attraverso la scrittura e di essere nello stesso tempo deietto nell\u2019assenza, irrealizzato proprio dalla scrittura che lo fa esistere. La scrittura impone all\u2019io la relazione con la propria morte simbolica come condizione per la sua esistenza. Proprio nell\u2019esperienza di Leiris \u2013 che configura in modo strettissimo il rapporto soggetto\/scrittura, arte\/vita \u2013 la scrittura si realizza come morte simbolica dell\u2019io e l\u2019io accede alla letteratura solo all\u2019interno di un processo di irrealizzazione totale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019io della<em> R\u00e8gle du jeu<\/em> \u00e8 un io processuale che si costruisce e si decostruisce metodicamente, affronta la negativit\u00e0 del soggetto, vivendola come linguaggio, problema della scrittura, della parola che irrealizza, \u00e8 un io frammentato che non sa dove andare, che accumula ricordi e riflessioni in un caos fluido che non pu\u00f2 essere ricondotto (e da chi?) a unit\u00e0. Cos\u00ec la storia dell\u2019io leirisiano non \u00e8 soltanto la registrazione di un confronto con la pulsione di morte, come vettore che scardina la costruzione del soggetto equilibrato e lo ripiomba continuamente in una \u00abmitologia del sangue e della morte\u00bb<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>, ma \u00e8 l\u2019avventura di un testa a testa con il processo di simbolizzazione, che \u00e8 appunto storia della rimozione e dell\u2019installazione nell\u2019altro. &nbsp;&nbsp;<em>La R\u00e8gle du jeu<\/em> \u00e8 infatti integralmente costruita su una dialettica (operante soprattutto in <em>Biffures<\/em> e, diversamente, nella parte metaletteraria di <em>Fibrilles<\/em> e in <em>Fr\u00eale bruit<\/em>) tra sguardo sull\u2019io e sguardo sul linguaggio, che \u00e8 per\u00f2 immediatamente, sguardo dell\u2019io e sguardo del linguaggio, conoscenza dell\u2019io che non pu\u00f2 realizzarsi fuori del linguaggio e conoscenza del linguaggio che si applica all\u2019io come luogo non di germinazione, ma di riproduzione, di rivisitazione del linguaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La centralit\u00e0 della dialettica io\/linguaggio nell\u2019analisi\/costituzione del soggetto che Leiris opera significa anche radicamento dell\u2019io dentro il processo di autospossessamento e di autocostituzione, di franamento e di riorganizzazione che investe la dinamica del desiderio nell\u2019accesso al linguaggio. L\u2019io di Leiris \u00e8 in primo luogo la sua costituzione nel simbolico, perch\u00e9 \u00e8 il territorio della scissione e del reintenzionameuto della scissione. Con un\u2019evidente convergenza con la riflessione di Lacan<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a> \u2013 che fra l\u2019altro \u00e8 anche suo amico \u2013 Leiris registra l\u2019essenzialit\u00e0 dell\u2019accesso al linguaggio, perch\u00e9 vuole condurre nell\u2019orizzonte della scrittura la dialettica della rimozione e della mancanza, della scissione e della verbalizzazione sostitutiva. Leiris scopre nella simbolizzazione la genesi del soggetto e nello stesso tempo rileva la fine dell\u2019autonomia dell\u2019io e la scoperta inquietante e strana dell\u2019altro come orizzonte fondamentale in cui si \u00e8 progressivamente assunti. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019apertura di <em>Biffures <\/em>\u00e8 un grande esempio di letteratura della conoscenza. Grazie a un flusso che gradualmente definisce uno spazio e un soggetto immaturo appena attivo, attraverso la dialettica tra il detto del bambino (\u2026<em>reusement<\/em>) e la correzione dell\u2019adulto (<em>heureusement<\/em>) viene delineato mirabilmente il rapporto tra il soggetto in formazione e il simbolico, cio\u00e8 tra il soggetto e il grande Altro che sovraintende all\u2019inscrizione nella vita sociale, con una chiarezza e una forza narrativa di assoluta intensit\u00e0 e di totale sperimentazione. \u00c8 la teoria di Lacan vissuta e radicata nella vita quotidiana, \u00e8 l\u2019idea dell\u2019Altro mostrata nel concreto della vita, nella sperimentazione esistenziale del piccolo soggetto che scopre il mondo. Un passaggio esemplare di letteratura e conoscenza, che mostra al tempo stesso i risultati di un percorso cognitivo e l\u2019irrilevanza della verit\u00e0 vissuta. Che l\u2019episodio di \u00ab\u2026 reusement\u00bb sia vero o inventato non ha nessuna importanza. Quello che conta \u00e8 la forza della sua figurazione conoscitiva:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per un momento resto interdetto, in preda a una specie di vertigine. Perch\u00e9 quella parola storpiata, di cui ho appena scoperto che in realt\u00e0 non \u00e8 quel che avevo fin allora creduto, mi ha messo in grado di oscuramente avvertire \u2013grazie alla sorta di deviazione, di scarto impresso al mio pensiero \u2013 in che cosa il linguaggio articolato, tessuto aracneo dei miei rapporti con gli altri, mi trascenda, protendendo da ogni parte le sue antenne misteriose.<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che conta \u00e8 l\u2019inarcarsi della scrittura in un percorso complesso variegato, fatto di aperture, di piani che si intersecano, di subordinate che si mescolano, creando una intenzionale complessit\u00e0 del testo, che d\u00e0 anche il senso della singolarit\u00e0 del processo psichico e della difficile e non rettilinea acquisizione della conoscenza. La scrittura di Leiris come movimento processuale, fluidit\u00e0 frantumata direttamente emergente dall\u2019io, insieme si propone di radicare il linguaggio nell\u2019essere reale del soggetto e di eliminare le condizioni di frattura, di separazione che 1a rendono possibile. Il programma che ispira l\u2019ipotesi leirisiana, infatti, implica la realizzazione di un\u2019unit\u00e0 nel soggetto tra pulsionale e simbolico e nel mondo tra cosa e parola che determinerebbe (con la fine della separazione tra linguaggio e realt\u00e0) la cancellazione della scrittura stessa. Leiris vive questa articolazione contraddittoria della scrittura nella sua determinatezza negativa in primo luogo come impossibilit\u00e0 di trasformare la scrittura in atto e poi come impossibilit\u00e0 di unificare realmente nella pratica significante come nel vissuto il <em>je raconteur<\/em> e il <em>je racont\u00e9<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La R\u00e8gle du jeu<\/em> \u00e8 il tentativo permanente, lo sforzo di Sisifo di catturare e verbalizzare la ricerca in atto, \u00e8 la traccia di un inseguimento continuo in cui l\u2019io scrivente tende a far diventare il vivente parola e la parola vivente. Un\u2019assenza, un diaframma interrompono la ricerca, spezzano il tentativo di sovrapposizione, il progetto di unit\u00e0. Ma la volont\u00e0 di unificare la scrittura e l\u2019eterogeneo significa nella<em> R\u00e8gle du jeu<\/em> la realizzazione di un rapporto di cattura, attraverso la parola, dell\u2019aspirazione fondamentale dell\u2019io. Leiris infatti precisa con chiarezza l\u2019intenzione primaria di <em>Biffures<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che io sia illuminato alla fine di questi bifurs (o prospezioni tentate in ogni senso) e dopo molteplici biffures (o eliminazioni successive di valori illusori) \u2013 sulla mia natura e sul mio scopo, su quel che pi\u00f9 intimamente voglio e su ci\u00f2 che nella mia vita potrei realizzare di pi\u00f9 valido e pi\u00f9 appropriato.<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il progetto che fonda e organizza la scrittura di <em>Biffures<\/em> (e di tutta <em>La R\u00e8gle du jeu<\/em>, in fondo) \u00e8 la volont\u00e0 non solo di conoscere il proprio desiderio radicale, attuando un processo di ricerca che si scontra con una negativit\u00e0 generalizzata di chiusure e di costrizioni esterne e interne all\u2019io. Nella propria indagine autoanalitica Leiris segue la dinamica intensiva dei flussi e delle interruzioni, registrando non solo il processo di oggettivazione del desiderio, i suoi investimenti nel campo dell\u2019intersoggettivit\u00e0, ma l\u2019intrecciarsi dell\u2019attivit\u00e0 rammemorativa con la volont\u00e0 di appropriazione conoscitiva del proprio desiderio attraverso la scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec la scrittura \u00e8 il tramite di una ricerca sul desiderio e sulle frustrazioni ed \u00e8 essa stessa sorretta, percorsa nella sua integrit\u00e0 dalla volont\u00e0 del soggetto di riappropriarsi di s\u00e9. Ma la riappropriazione della aspirazione fondamentale significa l\u2019installazione dell\u2019io nella propria verit\u00e0. <em>La R\u00e8gle du jeu<\/em> \u00e8 questo processo infinito in cui l\u2019io tenta di appropriarsi nuovamente di s\u00e9, conoscendo la propria verit\u00e0, mentre la verit\u00e0 sfugge continuamente, si riflette di volta in volta in uno specchio pi\u00f9 nascosto, rimanda ad altri eventi e ad altre situazioni, a un\u2019altra maschera. La ricerca leirisiana mette in moto un processo in cui la scoperta dell\u2019io produce frammentazioni continue della verit\u00e0 dell\u2019io, rifrazioni, immagini che si intrecciano, si sovrappongono, figure contraddittorie che sembrano negarsi reciprocamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scrittura diventa in tal modo una fluidit\u00e0 negativa, fondata sulla mancanza e prodotta dalla determinazione a colmare questa mancanza, un processo permanente, un atto di rincorsa di qualcos\u2019altro che non potr\u00e0 mai essere realmente posseduto. Non a caso la ricerca di Leiris dura da quasi quarant\u2019anni e la sua conclusione con <em>Fr<\/em>\u00ea<em>le bruit<\/em> (e non con il progettato <em>Fibules<\/em>, abbandonato perch\u00e9 troppo ambizioso) \u00e8 programmaticamente fittizia e segnata dal riconoscimento dell\u2019organicit\u00e0 dello scacco della scrittura, \u00abmacchina che gira a vuoto\u00bb, \u00abdisfatta che non cessa di affermarsi\u2026voce rotta, voce bianca, voce morta\u00bb<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019impossibilit\u00e0 segna infatti nel profondo la pratica della scrittura. \u00c8 in primo luogo un\u2019impossibilit\u00e0 radicale di cogliere come processualit\u00e0 reale, trasformabilit\u00e0, 1a struttura del proprio fondamento attraverso l\u2019esercizio scritturale. \u00c8, in secondo luogo, l\u2019impossibilit\u00e0 di realizzare una scrittura come atto, gesto determinato che subito garantisce al soggetto scrivente l\u2019unit\u00e0 determinata (e forse illusoria) della prassi. \u00c8, ancora, l\u2019impossibilit\u00e0 di far aderire totalmente l\u2019io scrivente all\u2019io (de)scritto, la scrittura al soggetto, la volizione della scrittura al desiderio del soggetto, il tempo della letteratura e il tempo della vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra l\u2019io che sono e l\u2019io che scrivo, un doppio scarto si scava dunque. [\u2026] Prima che la trascrizione sia finita la cosa da trascrivere si \u00e8 modificata. [\u2026] Quindi\u2026 l\u2019inevitabile differenza tra il momento in cui si descrive e quello che viene descritto pu\u00f2 divenire una dissonanza stridente [\u2026]. Quello che scrivo oggi essendo troppo spesso un passato largamente superato, io mi vedo (non senza disagio) diviso tra due durate: il tempo della vita e il tempo del libro, che non arrivo quasi mai \u2013 se non approssimativamente \u2013 a far coincidere.<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma \u00e8 proprio questo scarto temporale, questa sovrapposizione irrealizzata (e impossibile) di identit\u00e0, questa differenza tra la volizione dell\u2019io e la volizione che informa l\u2019esercizio scritturale, a rendere possibile la scrittura stessa. E la scrittura \u00e8 l\u2019articolazione processuale di questa differenza, \u00e8 la riproduzione intensiva dell\u2019impossibile identit\u00e0, la moltiplicazione estensiva dello scarto, la scoperta dello iato temporale ineliminabile tra l\u2019io scrivente e l\u2019io scritto. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019inseguimento della dimensione nascosta del soggetto, la scrittura \u00e8 movimento non solo verso quell\u2019altro che \u00e8 l\u2019io (da raccontare), ma, ancora, di specchio in specchio, di riflesso in riflesso, verso quell\u2019altro, quell\u2019oggetto, dislocato nel tempo, verso cui si intenziona l\u2019io. E questo movimento \u00e8, naturalmente, segnato dallo scacco:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Similmente se voglio dar corpo al momento presente \u2013 alla presenza in s\u00e9 \u2013 ecco che esso sfugge, svanisce e tutto quel che posso dirne \u2013 non potendo, s\u2019intende, interpellarlo direttamente (e invece vorrei, a voce alta, gridargli\u2026) \u2013 tutto quello che posso inventare per portarlo \u2013 o farlo ritornare \u2013 alla realt\u00e0, si riduce al vaniloquio pi\u00f9 sterile: allineo frasi, accumulo parole e figure di linguaggio, ma in ognuna di queste trappole, ci\u00f2 che resta preso \u00e8 sempre l\u2019ombra e mai la preda.<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E <em>La R\u00e8gle du jeu<\/em> \u00e8 questo movimento frustrato di cattura dell\u2019io e della vita, in cui l\u2019io, l\u2019io che cerca di afferrare la \u201cVita\u201d e l\u2019io che \u00e8 la Vita, sono non gi\u00e0 il soggetto esistenziale, ma la scrittura stessa. L\u2019io \u00e8 diventato la scrittura, una processualit\u00e0 differenziale che ormai ha assorbito l\u2019io dell\u2019atto (cio\u00e8 l\u2019io dell\u2019atto di scrivere) e lo ha fatto diventare una sua funzione mobile, una rifrangenza produttiva. L\u2019io psichico, l\u2019io vivente sono diventati una piccola variabile dinamica dentro il pi\u00f9 vasto movimento della scrittura, sono un accendersi di pulsazioni, un oscillare di sensazioni, dentro quell\u2019articolazione implosiva della differenza nel linguaggio, quel trattamento del desiderio e del suo vuoto che \u00e8 la scrittura. E la grande letteratura \u2013 anche quando si dice autobiografica \u2013 si attesta non come scrittura dell\u2019io, ma come una \u00abcorsa protesa, diventata oggetto di se stessa\u00bb<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>, scrittura intransitiva e infinita che si dispiega per se stessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine, dunque, il testo autobiografico non si rivela diverso da un\u2019altra scrittura e da un\u2019altra narrazione. Perch\u00e9 la credibilit\u00e0 di un racconto soggettivo non \u00e8 n\u00e9 forte n\u00e9 nulla, \u00e8 semplicemente indifferente, irrilevante, e il narrato risponde alle stesse regole e alle stesse esigenze di un racconto o di un romanzo. Tutto il narrato non \u00e8 n\u00e9 vero n\u00e9 falso e in ogni caso non avrebbe nessuna importanza il suo essere vero o falso. Un falso che risponde alle esigenze della costruzione dell\u2019intrigo e della forza dello scritto \u00e8 pi\u00f9 giusto di un vero che non acquista forza narrativa. Dunque mentire o dire una presunta verit\u00e0 \u00e8 la stessa cosa. Perch\u00e9 la presunta verit\u00e0 rischia di essere una menzogna o di essere narrata in forma non corrispondente e in ogni caso si presenta con ogni probabilit\u00e0 come una maschera di una maschera, che magari nasconde davvero qualche verit\u00e0 inconscia, magari inconfessabile e rimossa. Tutto questo rende il patto autobiografico non tanto debole quanto non rilevante e aperto alle smentite che un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita delle ragioni di un evento potrebbe rivelare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la radicalit\u00e0 dell\u2019apertura al linguaggio il Leiris maturo nega la finta verit\u00e0 della letteratura come tauromachia e afferma la complessit\u00e0 del rapporto con la scrittura. L\u2019approfondimento delle ragioni e delle condizioni del discorso autobiografico lo porta al limite sul crinale della legittimit\u00e0 e finisce per metterlo in crisi. Alla fine della creazione letteraria di Leiris l\u2019autobiografia \u00e8 superata, l\u2019io \u00e8 ridotto a nessuno e lo sviluppo problematico del linguaggio diventa lo spazio privilegiato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che Leiris sperimenta sia nella struttura definita dell\u2019<em>\u00c2<\/em><em>ge d\u2019homme<\/em>, sia nella fluidit\u00e0 processuale della<em> R\u00e8gle du jeu<\/em>, \u00e8 che il soggetto che si autorappresenta non \u00e8 il soggetto che \u00e8 rappresentato. E il movimento del racconto dell\u2019io perde la propria finalit\u00e0 e si rivela frustrato, sconfitto. Infatti tra il<em> je racont\u00e9 <\/em>e il<em> je raconteur<\/em>, l\u2019io che scrive e l\u2019io che \u00e8 scritto, c\u2019\u00e8 ormai una separazione netta, una differenza radicale. L\u2019io da rappresentare \u00e8 qualcosa che \u00e8 lontano, distaccato e che l\u2019io scrivente non pu\u00f2 che trattare come un oggetto di scrittura, non come qualcosa di intimamente unito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come scrive Bachtin, \u00abidentificare assolutamente il mio io con l\u2019io del quale racconto \u00e8 impossibile, come \u00e8 impossibile sollevarsi prendendosi per i capelli\u00bb<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a>. E allora il movimento verso l\u2019io rammentato \u00e8 doppiamente frenato da due filtri che sono da un lato la distanza dell\u2019io e dall\u2019altro la mediazione del linguaggio. E mentre Leiris si interroga sulle possibilit\u00e0 dell\u2019autorappresentazione insieme e ancora di pi\u00f9 si interroga sulla possibilit\u00e0 della conoscenza. Non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 di autoconoscenza se non attraverso filtri, specchi, mediazioni e allontanamenti. Non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 di autoconoscenza perch\u00e9 quello che dovrebbe essere conosciuto \u00e8 gi\u00e0 svanito, \u00e8 gi\u00e0 evaporato, \u00e8 gi\u00e0 stato dimenticato. E se quanto dev\u2019essere conosciuto non \u00e8 lontano e magari non sembra svanito, allora quello che l\u2019io scrivente affronta non \u00e8 se stesso, ma un altro che \u00e8 legato al s\u00e9, ma insieme va aldil\u00e0 della conoscenza possibile. E l\u2019io scrivente \u00e8 qualcosa che immagina di lavorare su se stesso, di esplicitare la propria soggettivit\u00e0, ma non fa che costruire un doppio altro, un altro che \u00e8 diverso dall\u2019io scrivente e un altro che \u00e8 diverso dall\u2019altro che si vorrebbe oggettivare. Quindi l\u2019inseguimento di una verit\u00e0 presunta risulta niente di pi\u00f9 di un tentativo, di un\u2019interpretazione, che ha a che fare con un oggetto che pu\u00f2 sembrare l\u2019io stesso ma non lo \u00e8.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019illusione che parlare di s\u00e9 possa essere pi\u00f9 facile e pi\u00f9 veritiero di parlare d\u2019altro \u00e8 davvero un fraintendimento radicale. Semmai ci si potrebbe chiedere se parlare di s\u00e9 non sia pi\u00f9 difficile, visto il sistema di rimozioni che indubbiamente opera dentro di noi. Quindi tutta l\u2019operazione attivata da Leiris, sia nella ricerca delle proprie esperienze trasgressive, sia nelle interrogazioni sul linguaggio come tramite conoscitivo, rischia di essere un percorso estremamente creativo sotto il profilo letterario, ma meno produttivo sotto il profilo conoscitivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scommessa della letteratura \u00e8 dunque non tanto quella di cogliere una verit\u00e0 incontrovertibile dell\u2019io che si oggettiva, ma quella di attivare fantasmi e percorsi che disegnino figure di possibili attraverso cui nuove configurazioni trovino la loro forma. In fondo negli scrittori pi\u00f9 radicali non \u00e8 una verit\u00e0 che viene attivata, ma una serie di figure del possibile, non sono i lacerti di un\u2019esperienza vissuta che trovano oggettivazione, ma le forme fantasmatiche che alludono al grande zero dell\u2019esistenza, e lo trasformano in figure simboliche. Conta l\u2019oggettivazione di un vasto orizzonte del possibile, in cui riconoscere frammenti di essere e non essere. Ed \u00e8 quello che Leiris nell\u2019illusione dell\u2019estrema verit\u00e0 e della sovranit\u00e0 della morte riesce a figurare, aldil\u00e0 della poetica del corno di toro o delle sperimentazioni sul linguaggio: un possibile che supera l\u2019illusione del soggetto disvelato, della conoscenza realizzata e scopre non l\u2019io ma il nessuno e il niente che si celano.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-default\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Michel Leiris, <em>Et\u00e0 d\u2019uomo<\/em>, traduzione di Andrea Zanzotto, Milano, Mondadori, 1966, p. 12 (<em>L\u2019<a>\u00c2<\/a>ge d\u2019homme<\/em>, Paris, Gallimard, 1939, <em>De la litt\u00e9rature consid\u00e9r\u00e9e camme une tauromachie<\/em>, introduzione alla seconda edizione, 1946, p. 10: \u00abUn probl\u00e8me le tourmentait, qui lui donnait mauvaise conscience et l\u2019emp\u00e9chai d\u2019\u00e9crire: ce qui se passe dans le domaine dc l\u2019\u00e9criturc n\u2019est-il pas d\u00e9nu\u00e9 de valeur si cela reste \u201cesth\u00e9tique\u201d, anodin, d\u00e9pourvu de sanction, s\u2019il n\u2019y a rien, dans le fait d\u2019\u00e9crire une oeuvre, qui soit uu \u00e9quivalent (et ici intervient l\u2019une des images les plus ch\u00e8res \u00e0 l\u2019auteur) de ce qu\u2019est pour le torero la corne ac\u00e9r\u00e9e du taureau, qui seule \u2013 en raison de la m\u00e9nace mat\u00e9rielle qu\u2019elle r\u00e9c\u00e8le \u2013 conf\u00e8re une r\u00e9alit\u00e9 humaine \u00e0 son art, l\u2019empeche d\u2019etre autre chose que graces vaines de ball\u00e9rine?\u00bb). Si veda poi il ciclo autobiografico <em>La R\u00e8gle du jeu: I. Biffures<\/em>, Paris, Gallimard, 1948; II<em>. Fourbis,<\/em> 1955; III. <em>Fibrilles,<\/em> 1966; IV. <em>Fr<\/em>\u00ea<em>le Bruit<\/em>, 1976. Vale la pena di rammentare da un lato l\u2019assonanza tra <em>L\u2019\u00c2ge d\u2019homme<\/em> e <em>L\u2019\u00c2ge d\u2019or,<\/em> film surrealista di Bu\u00f1uel (1930) e dall\u2019altro la ripetizione in <em>La R\u00e8gle du jeu<\/em> del titolo del film pi\u00f9 importante di Renoir (1939).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Julia Kristeva<em>, La rivoluzione del linguaggio poetico<\/em>,traduzione di Silvana Eccher dall\u2019Eco, Angela Musso e Giuliana Sangalli, Venezia, Marsilio, 1979, p. 569 (<em>La r\u00e9volution du langage po\u00e9tique<\/em>, Paris, Seuil, 1974).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> I titoli originali dei capitoli sono <em>Tragiques. Antiquit\u00e9s. Lucr\u00e8ce. Judith. La tete d\u2019Holopherne. Lucr\u00e8ce et Judith.&nbsp; Amours d\u2019Holopherne. Le festin d\u2019Holopherne. Le radeau de la M\u00e9duse<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Michel Leiris, <em>Fibrilles<\/em>, cit., p. 87 (traduzione mia): \u00abM\u2019\u00e9tant acharn\u00e9 comme je l\u2019avais fait \u00e0 fa\u00e7onner ma statue et n\u2019ayant parl\u00e9 que de moi, c\u2019\u00e9tait de moi qu\u2019on parlait quand on parlait du livre, et cette statue que j\u2019avais pris tant de soin \u00e0 sculpter je la voyais maintenant, avec horreur, se dresser comme une pierre fun\u00e9raire dans la r\u00e9alit\u00e9 ext\u00e9rieure qu\u2019elle avait prise\u00bb (traduzione mia).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Maurice Blanchot, <em>La litt\u00e9rature el le droit \u00e0 la mort<\/em>, in Id., <em>La part du feu<\/em>, Paris, Gallimard, 1949, p. 338 (traduzione mia).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> La prima parte di <em>Fourbis<\/em> \u00e8 intitolata \u00abMors\u00bb. Sulla morte nella letteratura di Leiris si veda anche la <em>Postfazione <\/em>di Andrea Zanzotto a <em>Et\u00e0 d\u2019uomo<\/em>, cit., pp. 334-5, oltre ai testi citati nella nota 7.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Alain-Michel Boyer, <em>Michel Leiris<\/em>, Paris, Editions Universitaires, 1974, p. 56 (traduzione mia). Cfr. anche Jean-Baptiste Pontalis, <em>Michel Leiris ou la psychanalyse interminabl<\/em>e, in Id., <em>Apr\u00e8s Freud,<\/em> Paris, Julliard, 1965; Philippe Lejeune, <em>Il patto autobiografico<\/em>,Bologna, il Mulino, 1986 (<em>Le pacte autobiographique<\/em>, Paris, Seuil, 1975); Catherine Maubon, <em>Michel<\/em> <em>Leiris. En marge de l\u2019autobiographie<\/em>, Paris, Corti, 1994.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> La ricerca di Leiris ha palesi convergenza con l\u2019interpretazione di Lacan del soggetto e della funzione del linguaggio nel soggetto. Ci si potrebbe chiedere se \u00e8 Lacan che insegna a Leiris o \u00e8 Leiris che insegna a Lacan. Gli studi di Lacan sull\u2019altro e il linguaggio sono degli anni Cinquanta (<em>Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi <\/em>e<em> Intervento sul transfert<\/em>, in<em> Scritti<\/em>, a cura di Giacomo Contri, Torino, Einaudi, 1974 (<em>\u00c9crits<\/em>, 1966). <em>Biffures<\/em> \u00e8 scritto gi\u00e0 negli anni Quaranta. Il pensiero di Lacan coglie spesso suggestioni dal mondo del surrealismo (Dal\u00ec, Bu\u00f1uel, Leiris) e della cultura pi\u00f9 radicale (Bataille).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Michel Leiris, <em>Biffures<\/em>, traduzione di Eugenio Rizzi, Torino, Einaudi, 1979, p. 6 (\u00abEt, un instant, je demeure interdit, en proie \u00e0 une sorte de vertige. Car ce mot mal prononc\u00e9, et dont he viens de d\u00e9couvrir qu\u2019il n\u2019est pas en r\u00e9alit\u00e9 ce que j\u2019avais cru, m\u2019a mis en \u00e9tat d\u2019obscur\u00e9ment sentir \u2013 grace \u00e0 l\u2019esp\u00e8ce de d\u00e9viation, de d\u00e9calage qui s\u2019est trouv\u00e9 de ce fait imprim\u00e9 \u00e0 ma pens\u00e9e \u2013 en quoi le langage artticul\u00e9, tissu aracn\u00e9en de mes rapports avec les autres, me d\u00e9passe, poussant de toutes cot\u00e9s ses antennes myst\u00e9rieuses\u00bb, p. 10).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Ivi, p. 261 (\u00abQue je sois \u00e9clair\u00e9 \u2013 \u00e0 la fin de ces bifurs (ou prospections tent\u00e9es un peu dans tous les sens) et apr\u00e8s de multiples biffures (ou \u00e9liminations successives de valeurs illusoires) \u2013 sur ma nature et mon but, sur ce que le plus profond\u00e9ment je veux et sur ce que je voudrais r\u00e9aliser dans ma vie de plus valable et de plus ressemblant\u00bb, p. 262).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Michel Leiris, <em>Fr<\/em><em>\u00eale bruit<\/em>, cit., pp. 284 e 396 (traduzione mia): \u00abMachine tournant \u00e0 vide\u00bb, \u00abD\u00e9route qui ne cesse pas de s\u2019 affirmer&#8230; voix cass\u00e9e, voix blanche, voix morte\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Michel Leiris, <em>Fibrilles<\/em>, cit., pp. 220-1, traduzione mia (\u00abEntre le moi que je suis et le moi que j\u2019\u00e9cris, un double \u00e9cart se creuse donc (\u2026) Avant meme que la transription soit achev\u00e9e la chose \u00e0 transcrire s\u2019est modifi\u00e9e (\u2026) Pourtant\u2026 l\u2019in\u00e9vitable d\u00e9calage entre le moment o\u00f9 l\u2019on d\u00e9crit et le moment qu\u2019on d\u00e9crit peut devenir une dissonance criante (\u2026) Ce que j\u2019\u00e9cris au pr\u00e9sent n\u2019\u00e9tant que trop souvent&nbsp;&nbsp; du pass\u00e9 largement d\u00e9pass\u00e9 je me vois (non sans malaise) divis\u00e9 entre deux dur\u00e9es: temps de la vie et temps du livre, que je n\u2019arrive presque jamais \u2013 serait-ce approximativement \u2013 \u00e0 faire coincider\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Michel Leiris, <em>Biffures<\/em>, cit., p. 17 (\u00abSi je veux \u00e9galement, donner corps \u00e0 ce moment pr\u00e9sent \u2013 \u00e0 cette pr\u00e9sence meme \u2013 voil\u00e0 qu\u2019il se d\u00e9robe, qu\u2019il s\u2019estompe;&nbsp; et tout ce que je puis dire de lui &#8211; ne pouvant, et pour cause! l\u2019interpeller directement (alors que je voudrais, \u00e0 voix haute, lui crier &#8230; ), tout ce que je puis inventer pour l\u2019amener \u2013 ou le faire revenir \u2013 \u00e0 la r\u00e9alit\u00e9 tourne au bavardage le plus vain: j\u2019aligne des phrases, j\u2019accumule des mots et des figures de langue mais dans chacun de ces pi\u00e8ges, ce qui se prend, c\u2019est toujours !\u2019ombre et non la proie\u00bb, &nbsp;p. 23).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Ivi, p. 18 (\u00abCourse tendue &#8230; devenue son propre objet\u00bb, p. 23).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> Michail Bachtin, <em>Estetica e<\/em> <em>romanzo<\/em>, traduzione di Clara Strada Janovic, Torino, Einaudi, 1979, p. 403.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82;font-size:15px\"><em>In copertina: Michel Leiris, 1922<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>La struttura del soggetto e la possibilit\u00e0 di scrivere, l\u2019irruzione dell\u2019eterogeneo nel simbolico e lo statuto della parola sono immediatamente messi in gioco dall\u2019attivit\u00e0 letteraria di Leiris, fin da &#8220;L\u2019\u00c2ge d\u2019homme&#8221;. 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Gi\u00e0 professore di Analisi del film nell\u2019Universit\u00e0 \u201cSapienza\u201d di Roma, ha insegnato anche a Paris 8, al Centro Sperimentale di Cinematografia e in altre universit\u00e0 europee. \u00c8 stato direttore scientifico del Museo Nazionale del Cinema e ha coordinato il progetto del nuovo museo alla Mole Antonelliana. Ha pubblicato una dozzina di libri e curato circa venti cataloghi e volumi collettanei. Tra i titoli recenti, \u201cL\u2019enigma del desiderio\u201d (Marsilio, Premio Umberto Barbaro), \u201cLo specchio e il simulacro\u201d (Bompiani, Premio De Lollis), \u201cLa macchina del cinema\u201d (Laterza), \u201cMicrofilosofia del cinema\u201d (Marsilio), \u201cIl cinema e l\u2019estetica dell\u2019intensit\u00e0\u201d (Mimesis). Ha fondato e co-diretto \u201cImago. Studi di cinema e media\u201d, e ha fatto parte del comitato di indirizzo di \u201calfabeta2\u201d. Negli ultimi anni ha iniziato un\u2019attivit\u00e0 di narratore pubblicando un noir, \u201cCuore scuro\u201d (Piemme 2008), un romanzo storico di detection, \u201cAutunno a Berlino\u201d (Piemme 2011) e un ampio affresco \u201cOdio senza fine\u201d (Mimesis 2019), dedicato alle tragedie degli anni trenta in Europa. Vive a Roma. Ha tre figlie grandi e un figlio piccolo.\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/author\\\/paolo-bertetto\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Michel Leiris, la scrittura e il soggetto\u00a0 - Paolo Bertetto","description":"La struttura del soggetto e la possibilit\u00e0 di scrivere, l\u2019irruzione dell\u2019eterogeneo nel simbolico e lo statuto della parola sono immediatamente messi in gioco dall\u2019attivit\u00e0 letteraria di Leiris, fin da \"L\u2019\u00c2ge d\u2019homme\". 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