{"id":18524,"date":"2021-05-11T00:01:37","date_gmt":"2021-05-10T22:01:37","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=18524"},"modified":"2024-06-06T20:30:54","modified_gmt":"2024-06-06T18:30:54","slug":"piccoli-residui-di-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/05\/11\/piccoli-residui-di-realta\/","title":{"rendered":"Piccoli residui di realt\u00e0","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\"><em>Occorre dunque ripartire<br>da questa superficie [\u2026]<br>in cui si dispiega tutto il lavoro della pittura; [\u2026]<br>un livello non pi\u00f9 profondo<br>o pi\u00f9 nascosto \u2013 in superficie, anzi \u2013<br>ma dimenticato<\/em><br>Louis Marin<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Che il <em>trompe l&#8217;oeil<\/em> abbia a che vedere direttamente con un certo qualcosa di ingannevole, ebbene questo \u00e8 risaputo sin dall&#8217;antichit\u00e0 (si ricordi la famosissima tenzone tra Zeusi e Parrasio narrata da Plinio, <em>Naturalis Historia<\/em>, XXXV). Ma cos&#8217;\u00e8 che per la precisione fa di questo stupido inganno un qualcosa a cui non ci si pu\u00f2 mai ben abituare? O, detto al rovescio, qual \u00e8 il vero inganno della pittura al di fuori di quello messo al lavoro dal meccanismo del <em>trompe l&#8217;oeil<\/em>? Si prenda per un istante in mano quel famoso quadro di Cornelis Norbertus Gysbrechts intitolato <em>Trompe l&#8217;Oeil. The reverse of a framed painting<\/em> (1670 circa, olio su tela, 66,4x87cm. National Gallery of Denmark &#8211; \u201cSMK\u201d, Copenhagen). Cosa succede? Sono certo \u2013 poich\u00e9 sarebbe giustificato, \u00e8 evidente \u2013 che davanti a quest&#8217;opera si rimarrebbe quantomeno inizialmente per un istante interdetti, poich\u00e9 qualcosa parrebbe non tornare: perch\u00e9 infatti la Galleria Nazionale danese avrebbe dovuto appendere un quadro alla rovescia sulle sue prestigiose pareti? Ma no, \u00e8 un <em>trompe l&#8217;oeil<\/em>! Come in un trucco di magia ben riuscito siamo <em>ante litteram<\/em> davanti a quello che parrebbe essere il rovescio del quadro e che tuttavia \u2013 \u00e8 questo il trucchetto \u2013 \u00e8 comunque (<em>\u00e8 proprio!<\/em>) il suo fronte. \u201cIl pittore \u2013 e questo ipotetico osservatore direbbe tutto ci\u00f2 con un sorrisetto compiaciuto e sardonico \u2013 mi ha fregato! Ma cosa? Mi ha fregato anzitutto l&#8217;immagine. Voglio dire, dov&#8217;\u00e8 quell&#8217;immagine che il quadro, per sua natura, dovrebbe sempre promettermi (di vedere)?\u201d Ma procediamo con ordine: 1} la prima ipotesi dell&#8217;osservatore \u00e8 che l&#8217;immagine sia <em>proprio l\u00ec dietro<\/em>, cio\u00e8 sul rovescio di questo quadro appeso con apparente sbadataggine sulla parete. Ma \u00e8 solo quando 2} ci si avvicina alla superficie (magari proprio \u2013 perch\u00e9 no? \u2013 per sbirciarci dietro) che si capisce effettivamente dove l&#8217;immagine sia, e cio\u00e8: esattamente <em>qui <\/em>in questo <em>reverse<\/em>, poich\u00e9 \u00e8 proprio questa \u2013 e non altro \u2013 l&#8217;immagine da vedere \u2013 \u00e8 la superficie stessa che, nella distanza ravvicinata, rivela (suo malgrado!) la vera natura pittorica di cui \u00e8 composta \u2013. Solo allora 3} ci si ritrova subito saturi di questa piccola trovata: risolvere con facilit\u00e0 il gioco \u2013 non per merito della nostra arguzia, bens\u00ec per la fallacia della mimesi pittorica \u2013 fa scemare l&#8217;attenzione dal quadro in questione verso altro, portando l&#8217;osservatore ben subito altrove<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. In pi\u00f9, se a tutto ci\u00f2 si aggiungesse il fatto per cui il pittore ha deciso di titolare questo quadro proprio <em>Trompe l&#8217;Oeil<\/em>, ebbene il godimento di questa osservazione sarebbe ancor pi\u00f9 breve e ancor pi\u00f9 minimo, poich\u00e9 si scoprirebbe ben subito il trucco che tiene in piedi il quadro stesso (cio\u00e8 che quello che sto vedendo, bench\u00e9 l&#8217;iperrealismo della sua realizzazione sembrerebbe voler turlupinare fino in fondo l&#8217;osservatore, non \u00e8 altro che proprio un dipinto \u2013 e precisamente: il dipinto del retro <em>di un dipinto<\/em>, \u201cThe reverse of a frame painting\u201d \u2013).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Melancholic-landscape-2014-oil-and-acrylic-on-canvas-80x100-cm-1024x822.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18896 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"822\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Melancholic-landscape-2014-oil-and-acrylic-on-canvas-80x100-cm.jpeg?resize=1024%2C822&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-18896\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Melancholic-landscape-2014-oil-and-acrylic-on-canvas-80x100-cm-scaled.jpeg?resize=1024%2C822&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Melancholic-landscape-2014-oil-and-acrylic-on-canvas-80x100-cm-scaled.jpeg?resize=300%2C241&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Melancholic-landscape-2014-oil-and-acrylic-on-canvas-80x100-cm-scaled.jpeg?resize=768%2C616&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Melancholic-landscape-2014-oil-and-acrylic-on-canvas-80x100-cm-scaled.jpeg?resize=1536%2C1233&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Melancholic-landscape-2014-oil-and-acrylic-on-canvas-80x100-cm-scaled.jpeg?resize=2048%2C1644&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Melancholic-landscape-2014-oil-and-acrylic-on-canvas-80x100-cm-scaled.jpeg?resize=480%2C385&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Melancholic-landscape-2014-oil-and-acrylic-on-canvas-80x100-cm-scaled.jpeg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Luca Bertolo, <em>Melancholic landscape<\/em>, 2014, olio e acrilico su tela, 80&#215;100 cm (Collezione Mario De Iorio, Verona; ph.Camilla M. Santini; courtesy: <em>SpazioA,<\/em> Pistoia)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fino a qui, niente di nuovo: siamo ancora entro l&#8217;inganno anzitutto mediale, in cui ci\u00f2 che appare non \u00e8 quel che in realt\u00e0 \u00e8 (l&#8217;uva\u00a0<em>dipinta<\/em>\u00a0di Zeusi). Ma se da questo quadro passassimo ad una tela di Luca Bertolo intitolata <em>Melancholic Landscape<\/em> ebbene qui le cose potrebbero svilupparsi pi\u00f9 in profondit\u00e0. C&#8217;\u00e8 una qualche sorellanza tra questo lavoro e quello appena osservato di Gysbrechts? Certamente. Anche qui \u00e8 ben visibile il <em>verso<\/em> di una tela, e tuttavia \u2013 ed \u00e8 questa la prima differenza lampante con il precedente lavoro \u2013 senza che all&#8217;immagine corrisponda la viva volont\u00e0 d&#8217;ingannare l&#8217;osservatore. Si prenda in esame una piccola porzione di entrambi i lavori, per poi compararle l&#8217;un l&#8217;altra puntigliosamente. La superficie di Bertolo, a differenza dell&#8217;altra, non ha alcuna velleit\u00e0 iperrealista: addirittura mi verrebbe da dire che la pittura che la compone sia abbastanza annacquata, spesso sghemba, in una parola <em>sempre<\/em> pittorica (ma del resto il colore qui \u00e8 maggioranza acrilico): la superficie, potrei dir cos\u00ec, non nasconde mai le sue umili origini \u2013 anzi, se possibile, le ostenta. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa accade invece nel <em>Trompe l&#8217;Oeil<\/em>? Del tutto al contrario nel lavoro di Gysbrechts l&#8217;iperrealismo di matrice fiamminga \u00e8 a tal punto accentuato che \u00e8 il pittore stesso ad esigere che la sua superficie <em>debba<\/em> <em>essere infine scambiata<\/em> con l&#8217;oggetto l\u00ec rappresentato \u2013 ed \u00e8 per questo che essa appare cos\u00ec poco pittorica (ma del resto in questo caso il colore \u00e8 totalmente ad olio): potrei dire, e non credo di sbagliarmi di molto, che in definitiva questa sia una tela pi\u00f9 lignea che pittorica, o quantomeno \u00e8 certamente cos\u00ec che essa vorrebbe apparire allo sguardo. A questa prima grande differenza visiva ne va aggiunta sicuramente quantomeno un&#8217;altra, a dire il vero ancora pi\u00f9 sostanziale. Se nel <em>trompe l&#8217;oeil<\/em> di Gysbrechts il quadro viene \u201csmontato\u201d dal titolo rivelatore, al contrario nel lavoro di Bertolo la titolazione gioca certamente a favore del meccanismo iconico. Poich\u00e9 qui, quello che sembrerebbe essere non altro che il dipinto sommario di un <em>verso<\/em>, \u00e8 in realt\u00e0 \u2013 ci viene detto \u2013 un <em>Melancholic Landscape<\/em>. Questo rovescia gli equilibri del gioco in una sola mano, poich\u00e9 lascia intendere che da qualche parte, cio\u00e8 forse proprio qui dietro a questa superficie, debba trovarsi effettivamente questo paesaggio di cui si fa menzione<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. Ma allora il fatto \u00e8 sorprendente, e bisogna cercare di analizzarlo pi\u00f9 a fondo: nonostante questa immagine di Bertolo sia evidentemente pittorica sin dal suo apparire \u2013 cio\u00e8, lo ribadisco ancora una volta, molto poco realistica \u2013, ecco che<em> essa promette addirittura qualcosa di pi\u00f9 reale <\/em>rispetto a quel <em>reverse<\/em> cos\u00ec fedelmente dipinto da Gysbrechts. Perch\u00e9? Perch\u00e9 in qualche modo questo lavoro fa intuire che la pittura, come ben dice Jean Baudrillard in un suo famoso scritto, \u00ab\u00c8 troppo superficiale per essere veramente nulla\u00bb<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>. Essa nasconde cio\u00e8 certamente un qualche segreto, un qualcosa che si mostra agli orizzonti del paesaggio (<em>landscape<\/em>) come per\u00f2 in sempiterna fuga (land-<em>escape<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa si d\u00e0 a vedere allora nei margini figurativi di questo quadro? Poich\u00e9 se da qualche parte \u2013 un altrove illocalizzabile \u2013 c&#8217;\u00e8 quel <em>Landscape<\/em> di cui non si \u00e8 riusciti ancora a trovarne l&#8217;immagine pi\u00f9 <em>recta<\/em> (e cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 melancolico, per un pittore, di questa <em>impasse <\/em>figurativa?), \u00e8 pur vero che su questo <em>verso<\/em> la superficie non si lascia intendere con semplicit\u00e0: \u00e8 questa infatti la mera rappresentazione \u2013 pi\u00f9 semplice possibile tra l&#8217;altro \u2013 del retro di un dipinto <em>e basta<\/em>? Ho gi\u00e0 detto di come questa superficie m&#8217;appaia traballante, ma forse \u00e8 meglio essere pi\u00f9 precisi: alla pittoricit\u00e0 evidente dell&#8217;immagine \u2013 le graffe appena accennate con un piccolo tratto di un pennello punta fine, il telaio tirato in alcuni punti con pennellate liquide, etc. \u2013 si contrappongono quelli che potrei definire dei <em>piccoli residui di realt\u00e0<\/em>: qualcosa cio\u00e8 che abita la tela, ma che tuttavia non appartiene alla figurazione spiccia, bens\u00ec piuttosto al mondo \u201cl\u00e0 fuori\u201d. Non solo quei due evidentissimi segni spray, ma anche quelle piccole macchie di colore sparse qua e l\u00e0 sulla tela (che, detto per inciso, sono gli unici indizi reali sulla figurazione di quel<em> Landscape<\/em> che non troviamo), cos\u00ec come il gruppo \u201ctitolo\/firma\u201d. Cosa sono questi tre luoghi se non quello che sono \u2013 o, detto altrimenti, quello che la realt\u00e0 imporrebbe loro di essere anche al di fuori del piccolo spazio di questa superficie, cio\u00e8 nel mondo <em>reale<\/em>? Voglio dire insomma che, a ben vedere, non esiste differenza alcuna tra la rappresentazione e la realt\u00e0 di questi tre segni (<em>Sign<\/em>): a ben vedere cio\u00e8 quello spray <em>\u00e8 lo stesso<\/em> spray che l&#8217;innamorato usa di nascosto sul muro esterno della scuola (\u00abGLORIA TI AMO\u00bb), quelle macchiettine <em>sono le stesse<\/em> macchie \u2013 sostanzialmente parlando \u2013 che compaiono di solito sul risvolto di una tela e quella firma, lungi da essere frutto di una qualche astrazione od invenzione, <em>\u00e8 proprio<\/em> la firma di Bertolo \u2013 la stessa che comparirebbe dietro ad un suo qualunque altro quadro o sopra un biglietto di auguri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco cos&#8217;\u00e8 quell&#8217;illusione comunque sempre presente anche nella pi\u00f9 integerrima pittura: uno stare tra qui e l\u00e0, tra rappresentazione e realt\u00e0, tra finzione e certezza. La buona pittura \u00e8 allora quella cosa che non pu\u00f2 essere avuta con nitidore, cio\u00e8 stabilizzata fermamente all&#8217;interno del nostro occhio. Forse, aggiungo, essa \u00e8 qualcosa che non pu\u00f2 nemmeno essere compresa dalla vita stessa, e che tuttavia non pu\u00f2 essere altrimenti che vissuta. <\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Questa \u201cnoia\u201d davanti ad un meccanismo facilmente (o, al contrario, impossibilmente) risolvibile si mette in moto evidentemente in tutte le opere che, per complicarmi la vita, potrei definire sbrigativamente <em>pi\u00f9 concettuali che superficiali<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Del resto \u00e8 Bertolo stesso \u2013 con un sorriso (lo stesso forse avuto a suo tempo da Zeusi nei confronti degli uccelli che scendevano a beccare la sua uva null&#8217;altro che dipinta? O piuttosto forse come quello di Parrasio, che invece degli uccelli riusc\u00ec a turlupinare proprio lo stesso Zeusi?) \u2013 a confessare di aver visto pi\u00f9 di una persona sporgersi dietro al suo<em> Ritiro delle truppe USA dall&#8217;Afghanistan<\/em> (2013, olio su tela. 252X369cm, collezione Nunzia e Vittorio Gaddi, Lucca), anche perch\u00e9 \u00e8 la particolare modalit\u00e0 installativa dell&#8217;opera stessa (solitamente appoggiata contro al muro, con il lato lungo a pavimento) a dare questa possibilit\u00e0 all&#8217;osservatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> J.Baudrillard, <em>Le Complot de l&#8217;Art<\/em>, Sens&amp;Tonka, Paris 2005 trad.it.: <em>Il Complotto dell&#8217;Arte<\/em>, SE, Milano 2013, p.38.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:18px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82;font-size:15px\"><em>In copertina: Cornelis Norbertus Gysbrechts,<\/em> Trompe l&#8217;Oeil. The reverse of a framed painting<em>, 1670 ca., olio su tela, 66,4x87cm (National Gallery of Denmark &#8211; \u201cSMK\u201d, Copenhagen)<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Che il &#8216;trompe l&#8217;oeil&#8217; abbia a che vedere direttamente con un certo qualcosa di ingannevole, ebbene questo \u00e8 risaputo sin dall&#8217;antichit\u00e0 (si ricordi la famosissima tenzone tra Zeusi e Parrasio narrata da Plinio, &#8216;Naturalis Historia&#8217;, XXXV). Ma cos&#8217;\u00e8 che per la precisione fa di questo stupido inganno un qualcosa a cui non ci si pu\u00f2 mai ben abituare? 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