{"id":18085,"date":"2021-04-27T08:00:46","date_gmt":"2021-04-27T06:00:46","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=18085"},"modified":"2024-06-06T20:32:25","modified_gmt":"2024-06-06T18:32:25","slug":"luisa-lambri-e-zoe-leonard-natura-immediata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/04\/27\/luisa-lambri-e-zoe-leonard-natura-immediata\/","title":{"rendered":"Luisa Lambri e Zoe Leonard, natura immediata","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Il filtro \u00e8 quell\u2019oggetto che lascia passare qualcosa e impedisce a qualcos\u2019altro di attraversarlo. Se stessi scrivendo un articolo sui serramenti, chiamerei quelle righe orizzontali semplicemente veneziane, tuttavia oggi tenter\u00f2 di parlare di immagini, e la parola pi\u00f9 corretta come punto di partenza credo sia filtro. Non a caso, visitando la personale di Luisa Lambri al PAC di Milano si pu\u00f2 rischiare di scambiare per composizioni astratte e giochi di sfumature creati in digitale quelli che sono invece muri di famosi edifici sparsi in tutto il mondo. Allora specifico, la parola filtro, che trattiene la sua valenza di oggetto atto a un uso ben specifico, e al contempo \u00e8 in grado di aprire a riflessioni di ambito meno materiale. Perch\u00e9 le fotografie di Lambri possiedono questa natura duale, da una parte raffigurano architetture importanti, dall\u2019altra sono composizioni e giochi di luce, pure forme d\u2019espressione e risultato dell\u2019incontro tra l\u2019artista e uno spazio che la affascina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una <a href=\"http:\/\/www.trax.it\/luisa_lambri.htm\">chiacchierata con Massimiliano Gioni<\/a>, sulla rivista online <em>Trax<\/em>, Luisa Lambri ha parlato del digitale dicendo che, sebbene utilizzi metodi tradizionali &#8220;da un altro punto di vista, devo dire che la qualit\u00e0 delle mie fotografie rimanda allo spazio elettronico [\u2026] L&#8217;immaterialit\u00e0 della luce e la sua percezione hanno molto in comune con lo spazio creato elettronicamente, si tratta di un&#8217;architettura fatta di rapporti tra elementi astratti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Untitled-Strathmore-Apartments-46-2002-courtesy-Galleria-Raffaella-Cortese-Milano-e-Thomas-Dane-Gallery-London--1024x742.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18135 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"742\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Untitled-Strathmore-Apartments-46-2002-courtesy-Galleria-Raffaella-Cortese-Milano-e-Thomas-Dane-Gallery-London-.jpeg?resize=1024%2C742&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-18135\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Untitled-Strathmore-Apartments-46-2002-courtesy-Galleria-Raffaella-Cortese-Milano-e-Thomas-Dane-Gallery-London-.jpeg?resize=1024%2C742&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Untitled-Strathmore-Apartments-46-2002-courtesy-Galleria-Raffaella-Cortese-Milano-e-Thomas-Dane-Gallery-London-.jpeg?resize=300%2C217&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Untitled-Strathmore-Apartments-46-2002-courtesy-Galleria-Raffaella-Cortese-Milano-e-Thomas-Dane-Gallery-London-.jpeg?resize=768%2C556&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Untitled-Strathmore-Apartments-46-2002-courtesy-Galleria-Raffaella-Cortese-Milano-e-Thomas-Dane-Gallery-London-.jpeg?resize=480%2C348&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Untitled-Strathmore-Apartments-46-2002-courtesy-Galleria-Raffaella-Cortese-Milano-e-Thomas-Dane-Gallery-London-.jpeg?w=1067&amp;ssl=1 1067w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Luisa Lambri, <em>Untitled (Strathmore Apartments, #46)<\/em>, 2002 (courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano e Thomas Dane Gallery, London)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Considerato questo aspetto del suo lavoro, la disposizione di strisce orizzontali fa pensare a un sistema di riproduzione video: la scansione interlacciata. Questo metodo di rappresentazione si affida al fatto che il nostro cervello \u00e8 bravo a ricostruire una figura o una superficie anche senza avere tutte le informazioni necessarie: dunque se in un video, ad esempio, si proiettano i fotogrammi divisi in strisce orizzontali larghe 1 pixel, nel primo fotogramma tutte le strisce pari, nel secondo tutte quelle dispari e via cos\u00ec, noi quasi non notiamo differenza. Ogni immagine \u00e8 incompleta, eppure la parte mancante viene colmata inconsciamente e automaticamente dalla nostra percezione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quattro anni dopo l\u2019intervista, nel 2002, nasce questa serie di fotografie da Los Angeles; non so se scattandole Lambri avesse in mente la scansione interlaccaiata, per\u00f2 gli ingredienti per accomunare la sua opera al digitale ci sono tutti: la luce, assoluta protagonista; a seguire uno spazio creato elettronicamente e rapporti fra elementi astratti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Torniamo al discorso delle veneziane come filtro. Effettivamente lo sono, ma in questa fotografia non filtrano solo la luce, filtrano un\u2019immagine: foglie. Non so che pianta sia, ho tentato anche di trovarne la specie mostrando a <em>Google Lens<\/em> una fotografia degli appartamenti californiani. L\u2019unico risultato \u00e8 stato che il programma ha scambiato un cespuglio per una lince rossa, con l\u2019algoritmo gi\u00e0 pronto a sfoggiare migliaia di immagini di felini, se solo gliel\u2019avessi chiesto toccando un pulsante. Se avr\u00f2 modo, chieder\u00f2 a un giardiniere. La cosa degna di nota, comunque, \u00e8 che siano principalmente foglie. Di questa foto, Diego Sileo e Douglas Fogle, scrivono nel libretto dato ai visitatori del PAC: \u201cIl motivo orizzontale delle stecche veneziane diviene un filtro diversamente modulabile con cui regolare l\u2019apertura sul mondo e il propagarsi della luce: l\u2019architettura fotografata, ma anche la parete fisica del PAC, diventano cos\u00ec una membrana porosa, quasi un\u2019entit\u00e0 vivente che respira.\u201d<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Senza-titolo-S.-R.-Crown-Hall-05-2017.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18132 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"762\" height=\"766\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Senza-titolo-S.-R.-Crown-Hall-05-2017.jpg?resize=762%2C766&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-18132\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Senza-titolo-S.-R.-Crown-Hall-05-2017.jpg?w=762&amp;ssl=1 762w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Senza-titolo-S.-R.-Crown-Hall-05-2017.jpg?resize=298%2C300&amp;ssl=1 298w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Senza-titolo-S.-R.-Crown-Hall-05-2017.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Luisa-Lambri-Senza-titolo-S.-R.-Crown-Hall-05-2017.jpg?resize=480%2C483&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 762px) 100vw, 762px\" \/><\/noscript><figcaption>Luisa Lambri, <em>Senza titolo (S. R. Crown Hall, #05)<\/em>, 2017 (Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano e Thomas Dane Gallery, London)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni parola richiama inevitabilmente a s\u00e9 altre parole e sensazioni. Qui \u00e8 chiara l&#8217;analogia con il diaframma della macchina fotografica, che ha un funzionamento simile alla veneziana. Ma andiamo oltre, sentiamo dentro di noi il brulicare, il movimento, il soffio di vento che emana dal respirare. Poi la porosit\u00e0, che \u00e8 ancora qualcosa che lascia passare un po\u2019, non totalmente, una seconda specie di filtro. Ma se quell\u2019albero di cui vediamo solo le foglie, ovvero la parte leggera, morbida, transitoria, al posto della delicata \u201cmembrana porosa\u201d delle veneziane avesse incontrato l\u2019intransigente ferro battuto.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Zoe-Leonard-Tree-Fence-6th-St.-Close-up-1998-939x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18113 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"939\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Zoe-Leonard-Tree-Fence-6th-St.-Close-up-1998.jpg?resize=939%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-18113\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Zoe-Leonard-Tree-Fence-6th-St.-Close-up-1998.jpg?resize=939%2C1024&amp;ssl=1 939w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Zoe-Leonard-Tree-Fence-6th-St.-Close-up-1998.jpg?resize=275%2C300&amp;ssl=1 275w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Zoe-Leonard-Tree-Fence-6th-St.-Close-up-1998.jpg?resize=768%2C838&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Zoe-Leonard-Tree-Fence-6th-St.-Close-up-1998.jpg?resize=480%2C524&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Zoe-Leonard-Tree-Fence-6th-St.-Close-up-1998.jpg?w=1100&amp;ssl=1 1100w\" sizes=\"auto, (max-width: 939px) 100vw, 939px\" \/><\/noscript><figcaption>Zoe Leonard, <em>Tree + Fence, 6th St. (Close up)<\/em>, 1998<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi si perdoni questa eretica giustapposizione di immagini cos\u00ec diverse, eppure non posso essere l\u2019unico a vedervi una somiglianza, non nell\u2019immediatezza del colpo d\u2019occhio, \u00e8 chiaro, ma secondaria, enigmatica, che si lascia scoprire lentamente. Prover\u00f2 a spiegare cosa vedo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima per\u00f2 qualche cenno sulle due artiste. Entrambe prediligono la fotografia. Per loro \u00e8 questione di immediatezza, \u00e8 intuizione che si fa immagine. \u201cQuello che mi \u00e8 sempre piaciuto della fotografia \u00e8 che \u00e8 un modo cos\u00ec diretto di mostrare ci\u00f2 che mi passa per la testa\u201d (<em>1,000 words. Zoe Leonard talks about her recent works<\/em>, intervista a cura di Matthew DeBord, \u201cArtforum\u201d, Gennaio 1999) e \u201ccon altri strumenti dovrei preoccuparmi di ricostruire qualcosa che la fotografia, invece, rende con immediatezza\u201d (<em>Luisa Lambri,<\/em> <em>Documentario sentimentale<\/em>, intervista di Massimiliano Gioni, \u201cTrax\u201d, 1998). Non \u00e8 necessario che dica chi ha scritto cosa, non serve. Piuttosto, spendiamo qualche parola sul concetto di immediatezza, che se abbinato alla fotografia \u2014 ai miliardi di fotografie \u2014 \u00e8 troppo spesso scambiato per velocit\u00e0 o semplificazione. Immediato significa etimologicamente \u201csenza nulla di mezzo\u201d. Il fattore immediato, cio\u00e8 appena conseguente, siamo noi. Cos\u00ec le due foto non sono frammenti di realt\u00e0 immortalati in un veloce lampo di ispirazione, sono immagini pensate, immagini che sono state cercate, e in virt\u00f9 di questa ricerca si sono fatte pi\u00f9 vicine a noi che le guardiamo: immediate, perch\u00e9, in fondo, per essere lette non hanno bisogno che di loro stesse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non meno interessanti sono gli estremi biografici. Leonard nasce nel 1961 e la prima grande esposizione in cui appare \u00e8 Documenta IX, curata da Jan Hoet, 1992. Lambri nasce nel 1969 e guadagna notoriet\u00e0 con la sua presenza alla Biennale di Venezia del 1999, curata da Harald Szeemann. Quasi un decennio separa le loro nascite e le loro salite alla ribalta, queste ultime due situate rispettivamente all\u2019inizio e alla fine degli anni novanta, e che ci portano qualcosa da quei tempi ormai distanti. Negli anni novanta ci sono a malapena nato, dunque mi limiter\u00f2 a parlare esclusivamente di queste due fotografie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due lavori sono molto diversi, per\u00f2 vorrei tentare di mettere in luce una somiglianza che si ritrova nonostante le distanze. Come due stelle in realt\u00e0 molto lontane, ma che guardate dalla superficie del nostro pianeta sembrano vicine a tal punto da formare una costellazione, cos\u00ec certe prospettive rivelano dei punti in comune. Come nella costellazione, queste vicinanze potrebbe darsi siano mere suggestioni, ma non prive di fascino. Inizio l\u2019elenco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Primo: il viaggio. Il viaggio \u00e8 il motore del lavoro di Lambri, il suo rapporto con le architetture \u00e8 un rapporto intimo, frutto di uno sguardo e di un cuore che cercano di abitare quei luoghi, che sono svelati e al contempo nascosti dalle sue fotografie. Ne parla approfonditamente in un\u2019<a href=\"https:\/\/vimeo.com\/16744981\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">intervista con Hans Ulrich Obrist<\/a>. Il risultato sono fotografie che a un tempo parlano di lei, esprimono sentimenti, e rispettano profondamente le scelte architettoniche dell\u2019edificio con cui la sua mente e il suo obiettivo stipulano questo contratto emotivo. Citando l\u2019artista: \u201cNel lavoro fatto in Finlandia l&#8217;opera di Alvar Aalto non \u00e8 riconoscibile, ed \u00e8 stata rispettata solo accidentalmente\u201d. Questa accidentalit\u00e0 \u00e8 certo frutto di tanta osservazione e passione per i luoghi che immortala. I suoi soggetti sono opere di grandi architetti, in genere della prima met\u00e0 del Novecento. Ad esempio la fotografia di cui stiamo parlando \u00e8 scattata in un edificio concepito da Richard Neutra nel 1937.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La serie di foto di Leonard, <em>Tree + Fence,<\/em> origina anch\u2019essa da un viaggio, un modo di spostarsi e abitare tuttavia molto diverso da quello di Lambri. In un articolo apparso su &#8220;Artforum&#8221; nel gennaio 1999, l\u2019artista ci racconta come nel 1994, in Alaska, abbia fatto un&#8217;esperienza pi\u00f9 diretta della natura, sperimentando in parte un\u2019economia di sussistenza, tramite la pratica di gesti semplici e vicini alla natura, come lo scaldarsi col legno e la caccia. Anche questo \u00e8 un modo di abitare un luogo. Se per\u00f2 Lambri ci prova con l\u2019eleganza e la delicatezza dei suoi sguardi, Leonard ha incontrato la natura dell&#8217;Alaska anzitutto col proprio corpo. Quando \u00e8 tornata a New York, qualcosa nel suo modo di vedere \u00e8 cambiato: &#8220;Queste immagini \u2014 mattatoi all\u2019aperto, flora di strada che che combatte il tessuto urbano \u2014 segnalano uno sforzo di abitare un\u2019economia che la maggior parte di noi solo intravede\u201d. (<em>These pictures\u2014outdoor abbatoirs, streetscape flora that combat the urban fabric\u2014signal an effort to inhabit an economy that most of us only glimpse<\/em>.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo: i luoghi. Lambri fotografa opere d&#8217;arte architettoniche, che se non fosse per la specificazione interna al titolo di ciascuna, potrebbero risultare irriconoscibili nelle singole foto. Leonard fotografa gli angoli anonimi, i luoghi di tutti e di nessuno dove la natura pu\u00f2 rivalersi sulle gabbie che la opprimono, fondendosi a esse, avvolgendole e piegandole con la sua forza cieca. Negli edifici delle foto di Lambri ci si va in gita, sono importanti e la nostra societ\u00e0 li conserva in buono stato da decenni. Le strade rese da Leonard sono frutto dei decenni di incuria, in cui si \u00e8 preferito passeggiare lungo il marciapiede, con lo sguardo rivolto altrove, verso una meta situata altrove.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Terzo: la composizione. Davanti c\u2019\u00e8 una griglia, un filtro. Il primo \u00e8 raffinato, ordinato ed elegante, filtra la luce e lascia intravedere le innocue foglie, che se ne stanno dietro, a farsi cullare dolcemente dal vento della California. Il secondo \u00e8 duro, \u00e8 metallo, liscio e ostinato. Dietro di lui un tronco che, ancora pi\u00f9 ostinato, lo sommerge, e quel duro legno sembra quasi venirci incontro come un denso liquido grigio. Questa foto \u00e8 ruvida, opprimente, il nostro sguardo non pu\u00f2 vagare oltre la finestra per osservare cosa sta dietro, \u00e8 lo stesso \u201cdietro\u201d \u2014 che doveva rimanere un semplice e muto fondale \u2014 a superare la ringhiera. La scansione orizzontale della prima fotografia \u00e8 formata da linee sottili, e il suo bianco si intona con la luce dello sfondo, pur non lasciando adito a dubbi su cosa sta dentro e cosa fuori. Tutto \u00e8 in ordine, in armonia, e in quello spazio misterioso regna il silenzio. Nella seconda la scansione \u00e8 verticale, le sbarre sono poche e spesse, calano dall&#8217;alto come una grata che vuole impedire al tronco di passare. Il tronco non si arrende, avanza e assorbe la parte inferiore della grata, quel duro metallo si riduce a una cicatrice sulla corteccia. Cosa \u00e8 dentro? Cosa \u00e8 fuori?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due filtri, il primo sottile e ordinato, che quasi non vorrebbe essere notato: le veneziane; il secondo caparbio, un cancello, costruito proprio al fine di non lasciar passare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due punti di vista sulla natura, il primo di ordine estetico, il dolce fruscio delle foglie che allieta un nostro pigro pomeriggio estivo; il secondo che parla di una resistenza, la lenta e costante crescita del tronco che supera qualsiasi muro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due artiste, due fotografie, due modi completamente diversi eppure affini di parlare di un\u2019esperienza che ormai ci accomuna tutti. Seduti ad aspettare nelle nostre case volgiamo gli occhi alle finestre, ai cancelli che ci separano da quel fuori che ora ci \u00e8 vietato, e in qualche modo ci rapportiamo a quello spazio che \u00e8 distante, ma continuamente ci parla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><a href=\"http:\/\/www.pacmilano.it\/exhibitions\/luisa-lambri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Luisa Lambri. Autoritratto<\/a><\/em><br>a cura di&nbsp;Diego Sileo e Douglas Fogle<br>PAC &#8211; Padiglione d\u2019Arte Contemporanea, via Palestro 14, Milano<br><em>aperta fino al 19 settembre 2021<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:28px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82;font-size:15px\"><em>In copertina: Luisa Lambri, <\/em>Untitled (Sheats Goldstein House, #14)<em>,2007<\/em> <em>Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano e Thomas Dane Gallery, London (particolare)<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Due artiste, due fotografie, due modi completamente diversi eppure affini di parlare di un\u2019esperienza che ormai ci accomuna tutti. 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